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Un telegramma da Settembre

Nella Napoli splendida e disperata di Maurizio de Giovanni un giovane è conteso tra la scuola e la camorra. Il racconto ‘Un telegramma da Settembre’ (60 pagine) di Maurizio de Giovanni è tratto dall’antologia ‘La scuola in giallo’ (Sellerio 2014).

Un segno invisibile e mio

Mona Gray, vent’anni, è innamorata dei numeri fino all’ossessione: l’ordine e la precisione dell’aritmetica le servono a difendersi dall’instabilità del mondo. Da quando il padre ha contratto una misteriosa malattia, infatti, Mona ha bloccato ogni propria aspirazione, ha paura di innamorarsi e si rifugia in una serie di piccoli gesti e oggetti scaramantici. Ma quando viene assunta come insegnante di matematica alle elementari, la sua vita – grazie a un’allieva fuori dal comune e aun collega capace di far breccia nella sua timidezza – comincia a cambiare irreversibilmente. Tenero, spassoso, commovente, acclamato dal Los Angeles Times come uno dei libri dell’anno, questo romanzo ha lanciato Aimee Bender come una delle migliori voci nella nuova narrativa americana.

Un Pianoforte

**Due donne, due mondi: due destini che s’inseguono come note su un pentagramma**
« *Una storia che lascia il segno.* »
**The Washington Times**
« *Intenso, avvincente. Uno dei migliori romanzi dell’anno.* »
**Booklist**
« *Si legge in un lampo e non si dimentica più.* »
**Library Journal**
« *Brillante.* »
**The New York Times Book Review**
« *Forte e delicato insieme.* »
**Kirkus Reviews**
**Unione Sovietica, 1962.** Katja ha sette anni quando il suo vicino di casa le regala un pianoforte. Lei ancora non lo sa, ma quel dono inatteso le cambierà la vita. Katja scopre infatti di avere il talento per diventare una grande musicista, e non importa dove la porteranno gli eventi della vita, gli studi e il matrimonio: lei e il suo pianoforte rimarranno inseparabili. Almeno finché il marito non decide di fuggire in America, costringendola a lasciarsi tutto alle spalle…
**Stati Uniti, oggi.** Un’altra relazione fallita, un altro trasloco da fare in pochissimo tempo. Abituata a cambiare spesso città e amori, trascinandosi dietro un’inguaribile insoddisfazione, Clara non ha molto da impacchettare. A parte un vecchio pianoforte. Sebbene lei non sappia suonare, non riesce a disfarsene, perché è stato l’ultimo regalo del padre prima di morire. Questa volta, però, nell’affannato tentativo di spostarlo, Clara si rompe una mano. È l’ultima goccia. Frustrata, si convince finalmente a liberarsi di quel peso, pubblicando un annuncio su Internet. Un gesto impulsivo di cui si pente subito. Purtroppo, però, si è già fatto avanti un acquirente: un uomo che ha viaggiato a lungo per ritrovare proprio quel pianoforte, e che non è disposto a rinunciarci per nulla al mondo…

Come un’abile direttrice d’orchestra, Chris Cander ci conduce dal gelo della Russia di Stalin alle strade assolate della California, raccontando la storia di due donne lontane eppure molto simili, e del pianoforte che ha segnato la loro vita, legando i loro destini come note sul pentagramma.
**
### Sinossi
**Due donne, due mondi: due destini che s’inseguono come note su un pentagramma**
« *Una storia che lascia il segno.* »
**The Washington Times**
« *Intenso, avvincente. Uno dei migliori romanzi dell’anno.* »
**Booklist**
« *Si legge in un lampo e non si dimentica più.* »
**Library Journal**
« *Brillante.* »
**The New York Times Book Review**
« *Forte e delicato insieme.* »
**Kirkus Reviews**
**Unione Sovietica, 1962.** Katja ha sette anni quando il suo vicino di casa le regala un pianoforte. Lei ancora non lo sa, ma quel dono inatteso le cambierà la vita. Katja scopre infatti di avere il talento per diventare una grande musicista, e non importa dove la porteranno gli eventi della vita, gli studi e il matrimonio: lei e il suo pianoforte rimarranno inseparabili. Almeno finché il marito non decide di fuggire in America, costringendola a lasciarsi tutto alle spalle…
**Stati Uniti, oggi.** Un’altra relazione fallita, un altro trasloco da fare in pochissimo tempo. Abituata a cambiare spesso città e amori, trascinandosi dietro un’inguaribile insoddisfazione, Clara non ha molto da impacchettare. A parte un vecchio pianoforte. Sebbene lei non sappia suonare, non riesce a disfarsene, perché è stato l’ultimo regalo del padre prima di morire. Questa volta, però, nell’affannato tentativo di spostarlo, Clara si rompe una mano. È l’ultima goccia. Frustrata, si convince finalmente a liberarsi di quel peso, pubblicando un annuncio su Internet. Un gesto impulsivo di cui si pente subito. Purtroppo, però, si è già fatto avanti un acquirente: un uomo che ha viaggiato a lungo per ritrovare proprio quel pianoforte, e che non è disposto a rinunciarci per nulla al mondo…

Come un’abile direttrice d’orchestra, Chris Cander ci conduce dal gelo della Russia di Stalin alle strade assolate della California, raccontando la storia di due donne lontane eppure molto simili, e del pianoforte che ha segnato la loro vita, legando i loro destini come note sul pentagramma.

Un lord innamorato

Alaric Wilde, esploratore di nobile stirpe, decide di rientrare in patria e scopre con meraviglia di essere diventato famoso e di essere adorato da tutte le donne d’Inghilterra come un eroe. Nella dimora di famiglia, Alaric incontra Willa Everett Ffynche, giovane invece per nulla attratta da lui. Ammaliato dalla bellezza e dalla non comune intelligenza di Willa, l’uomo inizia a corteggiarla. Ma nella residenza dei Wilde ben presto un altro evento giunge a portare scompiglio: è l’arrivo di Prudence, figlia di un missionario che Alaric ha conosciuto tempo prima in Africa. La ragazza dichiara di essere la sua fidanzata…

Un dolore così dolce

È l’estate del 1997 a Londra, l’estate del New Labour, della morte di Lady Diana e della fine della scuola per Charlie Lewis. Cinque anni terminati in un batter d’occhio e suggellati dall’immancabile ballo nella palestra della scuola, coi professori alla consolle che azzardano persino Relax dei Frankie Goes to Hollywood o Girls and Boys dei Blur, i ragazzi che si dimenano selvaggiamente e le ragazze che ancheggiano con malizia. Cinque anni in cui Charlie Lewis si è distinto per non essersi mai distinto in nulla. Né bullo né mansueto, né secchione né ribelle, né amato né odiato, insomma uno di quei ragazzi che, a guardarli nella foto di fine scuola, si stenta a ricordarli, poiché non sono associati ad alcun aneddoto, scandalo o grande impresa.
Ora, però, per Charlie è giunta l’ora di definire la propria personalità, il che alla sua età è come cambiare il modo di vestire e il taglio dei capelli. Un’impresa di non poco conto, visto che, dopo aver cominciato a lavorare in nero alla cassa di una stazione di servizio per circa dodici ore la settimana, Charlie non sa che farsene di quella lunga estate. Per giunta, a casa le cose non vanno per niente bene. Sua madre se ne è andata e suo padre, un uomo mite, cade spesso preda della malinconia.
Un giorno, il giovane Lewis afferra Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut, scelto giusto perché c’è la parola mattatoio nel titolo, e se ne va a leggere su un prato vicino casa. Qualche pagina letta e poi si addormenta all’aria aperta, per svegliarsi qualche tempo dopo intontito dal sole e dalla meravigliosa visione di una ragazza dalla carnagione pallida e i capelli neri. È Frances Fisher, detta Fran. Viene dalla Chatsborne, una scuola per ricchi che se la tirano da artisti e indossano vestiti a fiori vintage e magliette che si stampano da soli. Fran fa parte della cooperativa del Bardo, un gruppo teatrale di ragazzi come lei che vogliono mettere in scena «una storia di bande rivali e di violenza, di pregiudizio e amore»: Romeo e Giulietta di Shakespeare.
Charlie non è felice né indaffarato, e dunque si innamora perdutamente di Fran. Per stare con lei, tuttavia, deve affrontare una sfida improba: entrare a far parte della compagnia diretta da un tipo paffuto e con gli occhioni da King Charles Spaniel.
Commovente, incantevole e struggente, insieme, Un dolore cosí dolce è una commedia amara sull’impervio passaggio all’età adulta, sul potere vivificante dell’amicizia e sulla fulminea, bruciante esperienza del primo amore.

Un disastro per amore

Luna è una ragazza carina e impacciata, ha una famiglia che le vuole bene, un lavoro che adora come garden designer e un fidanzato che la ama. Un giorno, però, tornando a casa in anticipo, trova il suo ragazzo con un’altra. Luna decide di prendersi una pausa da tutto e da tutti. Si reca, così, in un pittoresco paesino della Scozia a far da tata al nipotino di un amico. Qui, sotto una coltre di nubi, complice forse la magia di quei posti, incontra, o meglio, cade letteralmente tra le braccia di Peter. Tra i due scatta una scintilla e nella testa di Luna iniziano a nascere dei dubbi. Forse, quel ragazzo divertente e indubbiamente sexy che tanto la prende in giro, sta per farle scoprire un sentimento nuovo e autentico? E cosa succederà quando il suo ex tornerà di nuovo a far capolino nella sua vita? Luna si abbandonerà davvero all’amore? **
### Sinossi
Luna è una ragazza carina e impacciata, ha una famiglia che le vuole bene, un lavoro che adora come garden designer e un fidanzato che la ama. Un giorno, però, tornando a casa in anticipo, trova il suo ragazzo con un’altra. Luna decide di prendersi una pausa da tutto e da tutti. Si reca, così, in un pittoresco paesino della Scozia a far da tata al nipotino di un amico. Qui, sotto una coltre di nubi, complice forse la magia di quei posti, incontra, o meglio, cade letteralmente tra le braccia di Peter. Tra i due scatta una scintilla e nella testa di Luna iniziano a nascere dei dubbi. Forse, quel ragazzo divertente e indubbiamente sexy che tanto la prende in giro, sta per farle scoprire un sentimento nuovo e autentico? E cosa succederà quando il suo ex tornerà di nuovo a far capolino nella sua vita? Luna si abbandonerà davvero all’amore?

Ulisse (Einaudi)

Annunciata e attesa da molti anni, questa nuova traduzione dell’ *Ulisse* è diventata essa stessa una specie di leggenda. Finalmente il lettore può constatare l’entità e la qualità del lavoro di Celati, un lavoro da scrittore, teso a restituire il ritmo e i toni dell’originale joyciano, ritrovando anche, là dove possibile, il sapore delle citazioni di vecchie canzoni, fatti di cronaca dimenticati: insomma, l’enorme massa dei riferimenti alti e bassi di cui il libro è gioiosamente colmo.
La migliore occasione per accostarsi o riaccostarsi a uno dei capolavori della narrativa novecentesca scoprendone, oltre all’intelligenza e alla complessità, la musica di sottofondo, ipnotica e incantatrice.
***
L’ *Ulisse* è un libro scritto da qualcuno che doveva diventare tenore (Joyce quando abitava a Trieste), uno che aveva imparato a trasmettere sulla pagina ciò che i musicisti chiamano «orecchio interno», al di là del senso oggettivo delle parole. In effetti, se facessimo il calcolo di quante cantate spuntano nell’Ulisse ogni poche pagine, vedremmo un ventaglio di citazioni canterine che sono la spina dorsale joyciana per scavalcare tutti i discorsi e intendersi con diversi richiami musicali: dall’opera lirica alla filastrocca oscena, da un canto gregoriano («Gloria in excelsis Deo») al rumore della carrozza del viceré che passa sul lungofiume («Clapclap, Crilclap»), dai *nursery rhymes* a una poesia tedesca sul canto delle sirene («Von der Sirenen Listigkeit…»), dal verso del cuculo («Cucú! Cucú») al *Fiore di Siviglia* (opera lirica), dalle battute per tenere il ritmo d’una pagina («Tum» «Tum») a quelle di altri suoni («Pflaap! Pflaap! Pflaaaap»), alla cantata mozartiana, ricorrente nei pensieri di Mr Bloom: «Vorrei e non vorrei, mi trema un poco il cor», e cosí via.
**Dalla prefazione di Gianni Celati**

Tutto il tempo con te

*Cosa impedisce a un cuore di rompersi in mille pezzi? Dimenticare. È quello che sto cercando di fare, eppure so che il dolore continuerà a tornare a intermittenza e il mio cuore resterà lesionato per sempre.*
È passato del tempo dal giorno dell’incidente, dal momento terribile che ha segnato la fine della storia d’amore tra Desmond e Anais. Da allora lui ha fatto di tutto per evitare la ragazza, anche adesso che frequentano la stessa università. Insieme al loro amore, ha messo in un angolo anche l’entusiasmo per il futuro: ha imparato a sopravvivere, tra serate con i compagni di squadra, feste ad alto tasso alcolico e nottate passate tra le braccia di ragazze prive di importanza. Come se bastassero a fargli dimenticare quanto incompleto si sente dal giorno in cui ha lasciato andare la metà della sua anima.
Anche Anais fatica ad andare avanti con la sua vita. Ora vive nel campus universitario insieme alle amiche di sempre, ma perdendo Des sa di aver perso la parte migliore di sé. E, per quanto si sforzi, il suo ricordo è ancora così forte da rubarle il sorriso.
Dopotutto insieme erano veleno. Si sono fatti del male e ne hanno fatto agli altri. Non può esserci un lieto fine per loro. Eppure una sera accade l’inevitabile. All’ennesima festa universitaria, Des e Ana si rivedono. E il loro cuore, troppo a lungo costretto al silenzio, esplode.
Ritrovarsi, sfiorarsi anche solo per pochi istanti, è per loro come liberarsi dalle sabbie mobili in cui sono sprofondati. E per quanto la loro mente urli che il loro è un legame sbagliato, non riescono a tenere a bada un cuore che è tornato a vivere.
Ma la strada per ricominciare non è affatto semplice. Forse lo sarebbe, se a rincorrerli non ci fossero i ricordi degli errori commessi e i sensi di colpa. Forse lo sarebbe, se i fantasmi del passato non tornassero a minacciarli.
Fanno parte dell’emozionante **storia di Des e Ana** :
*Tutto il tempo del mond* o
il raccontino gratuito *Tutto il tempo del mondo e poi…*
*Tutto il tempo con te*
*Tutto il tempo tra noi*

Tutte le opere

***Dialoghi • Lettere a Lucilio • Apocolocintosi • La clemenza • I benefìci • Questioni naturali • Sul matrimonio***
**a cura di Mario Scaffidi Abbate
*Tragedie (Ercole furioso • Troiane • Le Fenicie • Medea • Fedra • Edipo • Agamennone • Tieste • Ercole sull’Eta • Ottavia)*
a cura di Ettore Paratore
Edizioni integrali con testo latino a fronte**
Seneca fu un miscuglio di idealità e di realismo. Per lui, infatti, la vita è una ricerca incessante della verità, una verità sempre in fieri, perché noi indaghiamo e lavoriamo, sostiene, su principi tramandatici da coloro che ci hanno preceduto: principi non “trovati” ma “da cercare”. Per Seneca gli uomini sono come le membra di un unico corpo: da qui derivano il sentimento dell’uguaglianza, il rispetto per gli altri, anche per gli schiavi e persino verso i malvagi, che in realtà sono degli “ammalati”. Tre sono i temi fondamentali della sua opera: la miseria dell’uomo, la grandezza del saggio, il problema della morte. Durante tutta la sua esistenza travagliata, mentre nella realtà spesso si barcamenava tra due opposti, toccando spesso i vertici del potere e della ricchezza e i precipizi della sfortuna politica e sociale, il suo ideale rimase sempre quello dell’accettazione della vita come bene prezioso ma provvisorio, unita alla consapevolezza di una fine necessaria. Solo così l’uomo riesce in uno dei compiti più difficili: mantenere la propria libertà interiore. Le sue opere, tutte raccolte in questo volume, studiate e apprezzate in ogni epoca, sprigionano una forza innegabile, che avvince e commuove. «Seneca è lo scrittore più moderno della letteratura latina», scriveva Concetto Marchesi; il suo stile «fatto di frasi brevi, staccate, acute, luminose, improvvise, che incalzano spesso una medesima cosa per colpirla da più lati sino in fondo, è – fra le pagine degli scrittori latini – quello che parla a noi il linguaggio più vivo».
**Lucio Anneo Seneca**
nacque a Cordova, in Spagna, intorno al 4 a.C. Avviatosi verso un ideale ascetico di vita, da cui lo distolse il padre, abbracciò la carriera forense e la vita politica prima sotto Caligola, poi sotto Claudio e infine sotto Nerone. Ricchissimo, fu oggetto di aspre critiche e venne anche citato in giudizio. Nel 65, coinvolto nella congiura di Pisone contro Nerone, si tagliò le vene. Di Seneca la Newton Compton ha pubblicato, con testo latino a fronte, *L’arte di non adirarsi* , *L’arte di essere felici e vivere a lungo* e *L’arte di essere saggi*.

Turbolenza

Secondo studi recenti, una conseguenza imprevista del riscaldamento globale sarebbero turbolenze molto più frequenti rispetto al passato, e soprattutto imprevedibili. Nel mondo fisico può essere vero oppure no, ma in questo romanzo di David Szalay i dodici personaggi che da un capitolo all’altro si passano il testimone non sanno davvero cosa potrà succedere, fra il terminal delle partenze e quello degli arrivi, né che esito avrà il loro disperato tentativo di fuga. E se i maschi di «Tutto quello che è un uomo» avevano ancora un continente di terra e acqua in cui tentare di mimetizzarsi, sfuggendo alle proprie catastrofi interiori, gli uomini e le donne di «Turbolenza» vivono in aria – come, sempre più spesso, molti di noi. E, come molti di noi, sanno che dall’aria non si può sperare di proteggersi: nell’aria, soprattutto, non si può sperare di nascondersi. **
### Sinossi
Secondo studi recenti, una conseguenza imprevista del riscaldamento globale sarebbero turbolenze molto più frequenti rispetto al passato, e soprattutto imprevedibili. Nel mondo fisico può essere vero oppure no, ma in questo romanzo di David Szalay i dodici personaggi che da un capitolo all’altro si passano il testimone non sanno davvero cosa potrà succedere, fra il terminal delle partenze e quello degli arrivi, né che esito avrà il loro disperato tentativo di fuga. E se i maschi di «Tutto quello che è un uomo» avevano ancora un continente di terra e acqua in cui tentare di mimetizzarsi, sfuggendo alle proprie catastrofi interiori, gli uomini e le donne di «Turbolenza» vivono in aria – come, sempre più spesso, molti di noi. E, come molti di noi, sanno che dall’aria non si può sperare di proteggersi: nell’aria, soprattutto, non si può sperare di nascondersi.

True Gentlemen 06. Un gentiluomo davvero perfetto

Grace Burrowes
True Gentlemen 06
**Un gentiluomo davvero perfetto**
(2019)

Grey Dorning, conte di Casriel, ha bisogno di contrarre un matrimonio vantaggioso, e subito. Ha cinque fratelli celibi che deve aiutare a trovare un posto nel mondo, una quantità di cottage in affitto che minacciano di crollare, e il tempo a sua disposizione per salvare le sue proprietà si sta esaurendo. Ha bisogno di un’ereditiera ben disposta in cerca di un titolo, una donna che si accontenti di sposare un uomo meglio noto per le sue buone maniere che per il suo patrimonio.
Beatitude, contessa di Canmore, vorrebbe una relazione amichevole e innocua con un uomo affascinante che non le tarpi le ali. Non è ricca, ma si è guadagnata l’indipendenza e intende conservarla. Casriel sa di cosa ha bisogno, Addy sa di cosa ha bisogno; allora perché non riescono a smettere di pensare l’uno all’altra?

Tribolato Bonomo

Quale santo o qual poeta scioglierà alla Pazienza un inno degno di questa sublime virtù, che accompagna l’uomo di genio nel mio doloroso calvario e lo accomuna col pensoso asinello, così mal conosciuto e misconosciuto dal mondo? Anche nel mistero cristiano, un profondo simbolismo assegna una parte essenziale al ciuco, fedele amico di Colui, che dalla vita dovea ricevere la maggior somma di delusioni e di dolori e dalla morte la maggior luce di gloria. Pazienza, bordone per i passi stanchi, raggio di sole per l’anima ottenebrata, non a torto tu fosti proclamata prerogativa, del più orecchiuto, ma del più disdegnoso fra gli animali, dagli ancor più orecchiuti seguaci della beffa stolida e superficiale! L’assiomatica irritabilità dei poeti, trastullo retorico d’ogni studente di liceo, non è che l’apparenza effimera, sotto la quale si cela, appunto, la pazienza. Ed io no che, salvo poche eccezioni, dovute a capricci della sorte, le creature veramente superiori trangugiano intiera la coppa del fiele prima di sfolgorar dal lor Golgota: io so che Dante dovè, chiusi gli occhi per sempre, attendere che il patrocinio di un Boccaccio gli aprisse la via al trionfo: so che Cervantes dovè veder, vivo, il suo Don Chisciotte interpretato come un libro di amena lettura e, solo dopo morte, sorridere amaro della troppo tarda ammirazione: so che la grande Elisabetta e il buon pubblico londinese doveron considerare Shakespeare come un semplice piacevole istrione, e stupirebbero, oggi, se, tornando al mondo, lo scorgessero circonfuso di gloria. La parodia del «genio incompreso», pur essendo una graziosa burattinata ad uso e consumo degli scrittori mancati, ha profonde radici nella realtà: e gli stentati alberelli dei superuomini in miniatura altro non sono se non gli effimeri segni di una legge eterna. Ed ecco ancora un uomo di genio, che trascorse inosservato la propria esistenza e oggi, scomparso da anni dal buffo palcoscenico del mondo, si drizza gigante sovra le più alte vette dell’arte: Villiers de l’Isle-Adam. Nacque, egli, a Saint Brieuc, in Bretagna, il 7 novembre 1838 e, dopo gli splendori e le gioie di un’adolescenza idoleggiata dai famigliari e sorrisa dalle agiatezze, condusse l’umile miserabile vita del suo fratello spirituale: Edgard Poe. Ma, dentro il cuore, custodiva la rifulgente memoria degli avi crociati e, nell’animo, un sogno, che trascendeva ogni realtà. Gli scapigliati caffè parigini videro questo impenitente nottambulo avvicendare le ebbrezze di una sfrenata improvvisazione, in crocchio di amici, con le ebbrezze, oh come tremende! dell’alcool. E gli scrittori mediocri e morigerati storser le labbra sdegnosi: e i cittadini pacifici gridaron l’anatema o volsero altrove gli sguardi. Non sapevan, però, gli uni e gli altri, qual tesoro si celasse in quell’ometto timido e irruente a sbalzi, femmineo a dispetto del pizzo alla moschettiera e dei baffi spavaldi, ingenuo nei chiari occhi azzurri, aspro e doloroso nella piega ironica delle labbra, trasandato nelle vesti, ma nobilmente scrupoloso e accurato in tutto ciò che toccasse la sua maggior amica e nemica: l’arte. La chioma lunga e bionda, di continuo rigettata all’indietro da un consuetudinario gesto della mano fine, di donna o di abate d’altri tempi, era così piena di luce, da non dover temere i contatti con le tenebre o, peggio, con la greve atmosfera delle bettole affumicate. Ma gli uomini non vedevan la luce: gli uomini, ancora nascosti ed offesi dalla vita buia di un altro genio luminoso, scorgevano in Villiers, come avevan scorto in Carlo Baudelaire, un inseguitore di nuvole e di chimere, un perdinotti inutile, e forse nocivo, per una società ben ordinata e regolata. Solo zia Kérinou (o «più che madre» indimenticabile. Maria Clemm di Edgard Poe!) seppe, unica per anni, comprendere gli entusiasmi e le speranze e la fede del poeta. Poi, altri, pochissimi, si avvicinarono, tendendo le mani: primi, Baudelaire e Wagner. Poi, ma col lungo volger del tempo, qualche giovarne si soffermò, ammirando: Verlaine, Maeterlink; grandi nomi! E il poeta maledetto divenne caposcuola delle nuove generazioni. Ma la vita continuò a mostrarglisi dura: lo scoppio della guerra tra Francia e Germania soffocò fragoroso le nascenti voci di simpatia; e un morbo, rampollato dalla miseria e dalle eccessività d’ogni uomo di genio, sopraggiunse definitivo, il 18 agosto 1889, a travolgere nei gorghi della morte la spoglia corporea e a consacrare alla gloria l’arte di Giovanni Maria Mattia Filippo Augusto conte di Villiers de l’Isle-Adam. Un solo amore, da giovinetto; qualche preziosa amicizia; molte ammirazioni seminascoste (in ritardo, quest’ultime); nessun episodio chiassoso, nessun viaggio, se non per udire le opere wagneriane. Esistenza, che può esser racchiusa in una frase. Ma l’ostinato sedentario, l’uomo che rifuggiva dagli spettacoli così detti poetici ed emozionanti (paesaggi, paesi: natura, mondo), non aveva bisogno di muoversi, non aveva bisogno di varcare la cinta della città per trovare spettacoli, per provare emozioni. Un intiero universo era nel suo cervello: un universo, che già conteneva quello reale, arricchito dalle visioni magnifiche di una immaginazione di poeta. Un altro scrittore di genio viveva, in quei tempi, ignoto e ignorato. Ma, al contrario di Villiers. Ernesto Hello, il formidabile pensatore dal volto ecclesiastico, che passò a traverso Parigi provocando le risa dei molti col suo ingombrante ombrello verde di campagnuolo, balzava, leonino, a chiedere per qual motivo gli fosse contesa la gloria e sbalordiva vedendosi trascurato e non rammentava che le trombe della rinomanza facevano, in quegli anni, risuonare le vie del nome di Teofilo Gautier, un mortale, mentre il nome di Carlo Baudelaire, un immortale, germogliava ancora nell’ombra. Molti libri ho composti, diceva: per chi? per i tarli arabescatola e la polvere divoratrice, becchini e lenzuolo funebre dei volumi invenduti? E non sapeva, Hello, che le querce tarde sono allo sviluppo, ma resistenti all’insidia dei secoli. Villiers no, Villiers sapeva; e già aveva formulata la condanna dei contemporanei e costretto in quattro parole il destino dei proprii rari fratelli nello spazio e nel tempo, ruggendo sarcastico, fra due feroci sghignazzate: Niente genio, sovra tutto! Il vero Villiers non è nelle pagine spirituali, solcate dai barbagli della fede e arroventate dalle fiamme della scienza occulta: non è né in Isis né in Asrael né in Akédysséril. E non è neppure, sebbene, qui, la personalità si affermi con maggior risolutezza, nelle acqueforti della vita: in Le signorine di Bienfilàtre (Guy de Maupassant appare già lì, precorso, per intiero) o nei drammi. Per trovarlo veramente, per rinvenire il filone d’oro puro, un po’ soffocato dalla pressione dell’influsso di Poe, maestro d’ogni spiritualità e d’ogni acquafortismo, occorre giungere ai migliori Racconti crudeli, al romanzo L’Eva futura e, sovra tutto, a Tribolato Bonomo. Badiamo. Non bisogna chiedere a queste opere la risata di Voltaire o di Pulcinella: risata di letterato che, dal davanzale della finestra, contempli la piccola verità del mondo esteriore, ma ignori la grande verità racchiusa nel nostro mondo internò e, credendo di mostrarsi benefico verso l’umanità, distrugga con l’acido corrosivo dell’ironia i leggeri veli, distesi dall’illusione innanzi agli occhi degli uomini. Il poeta ride ben diversamente. Il poeta sa, per divina intuizione, che la verità obiettiva si risolve in una menzogna e che ogni velo, interposto fra i nostri sguardi e il mondo, ci aiuta a trovare in noi stessi la verità vera e a sopportare con minor disperato accoramento quelle fallaci: e perciò, appunto, se una furia d’uragano laceri le aeree trame tessute dal desiderio e spinga lui, tremebondo, a cozzare contro le deformi membra di una realtà denudata, cuopre gli urli e nasconde i gemiti della propria anima con le sghignazzate di Swift e le risate di Cervantes e le invettive di Dante. Così Villiers. La sua arma è il sarcasmo, non l’ironia; poiché l’ironia è una pallida fiamma di alcool, ma il sarcasmo è il vivo incendio del rogo, ove si straziano la darne stessa e l’anima del poeta. Oh, si sdilinquisca pure, e spasimi di voluttà, la critica, innanzi alla letteratura ironista, frutto di uno scetticismo privo di luce! Arricci pure la bocca, questa occhialuta signora, davanti ad opere, nelle quali il dolore, non potendo pianger liberamente, ha presa la tragica veste del sarcasmo e la spietata maschera della satira: e, non riuscendo a romper con i molli denti la dura scorza, che protegge la mandorla, tacci di grossolanità gli scrittori poeti! La critica è miope: ma la gloria è presbite. Che cosa rappresenta Tribolato Bonomo, se non la personificazione di un dolore, che può rivelarsi solo, tanto è profondo e squassante, per mezzo della profonda satira, del sarcasmo squassante? Il segreto di un’epoca imbevuta di positivismo, desiderosa, al fisico come al morale, di una tranquillità, che non turbi i falsi orgogli per un falso progresso né le reali gioie di una laboriosa digestione, adoratrice, nella propria mediocrità, del mediocre idoletto Buon-senso; il recondito pensiero moderno, insomma, ha trovato un tremendo porta-voce nell’accorato poeta: e, pur subendo il destino delle età di transizione, travolte irremissibilmente (uomini e cose) dalla lor nullità verso il nulla, si è accaparrato nella storia, incarnandosi in Bonomo, un posto in piena luce. Ma Chiara Nero e i quattro racconti esplicativi non sarebbero bastati a sfogar la spaventevole ira, suscitata in Villiers dalla contemplazione e dallo studio degli scialbi figli di tempi scialbi. Altri progetti di libri, annunciati nell’Avvertimento per il lettore, si affacciavano tumultuando alla mente: e già Bonomo, indossata l’uniforme di generale d’esercito, ordinava ai soldati di «combattere e morire in difesa dei patrii interessi ferroviari» o, vestito da cacciatore di ermellini, creava un fucile carico di inchiostro per uccidere, nel modo più sicuro e più crudele, quei vigili gelosi custodi del lor bianco pelame, o si apparecchiava a raggiungere Gerusalemme, la città santa, per renderla moderna, imbrattarla, vituperarla con caffè-concerti e reti tramviarie (e, oggi, che delizia!, con pubbliche e private automobili). Ma la morte e, forse, l’incosciente livore degli uomini (non si parla, dunque, di un Taccuino Ai Tribolato Bonomo, composto e, poi, scomparso?) troncarono a mezzo l’impresa. E tuttavia, a rivelare e a far comprendere Villiers, basta quel che rimane del suo sogno: basta la formidabile opera, il capolavoro satirico, che rispecchia e condanna, pur immortalandola, un’epoca, intitolato, appunto, Tribolato Bonomo.

Tre Uomini Fanno Una Tigre. Viaggio Nella Cultura E Nella Lingua Cinese

Crescita inarrestabile, comunismo capitalistico, diritti umani, megalopoli: questi i temi più dibattuti quando si parla di Cina. Tutto giusto, ma il gigante asiatico non è solo questo. Chi approda nell’ex Celeste Impero deve prepararsi a sentirsi chiedere «Fai cacca o pipì?» quando mette piede nei bagni pubblici, e a non scomporsi se un direttore d’azienda si taglia le unghie durante una riunione ad alto livello. Che ci si trovi in Cina per lavoro o per piacere, può tornare utile sapere perché negli ascensori manca il quarto piano, perché chi vi invita al ristorante non mangia, perché non si devono mai regalare fiori bianchi. Nazarena Fazzari, che in Cina ha vissuto e lavorato a lungo, racconta come capire meglio il Paese del dragone e fornisce alcuni consigli per instaurare buoni rapporti con i cinesi, si tratti di amicizia o di trattative d’affari. Partendo dalla propria esperienza, spiega la tanto fraintesa Cina nelle sue superstizioni quotidiane, nelle complicate regole di bon ton a tavola, nei retaggi confuciani che influenzano il comportamento in pubblico, ma anche nei modi in cui una cultura millenaria si esprime attraverso la lingua e i suoi caratteri. Con sguardo acuto e non di rado divertito si sofferma sul confronto culturale e sulle difficoltà di comunicazione, aprendo squarci su quello che al primo impatto può apparire un mondo indecifrabile. Un libro non solo per chi lavora o viaggia, ma anche per chi si avvicina alla Cina per curiosità o per studiarne la lingua, e perfino per chi pensa di conoscerla già. L’edizione in ebook è arricchita da un utile glossario cinese-italiano completo di caratteri cinesi e trascrizione in alfabeto latino.

Trauma

Un delitto efferato. Un uomo e una donna torturati e uccisi. E un unico testimone: Melody, una bambina di sette anni che per il trauma subito si è chiusa in un silenzio ostinato. Alex Delaware, un giovane e brillante psichiatra infantile la prende in cusa, ma Melody a un certo punto scompare. E Alex si troverà coinvolto in un’inchiesta pericolosa e complessa che lo porterà in un gior di vizio e di morte.

Torno Subito: Diario Irriverente E Semi Serio

E’ il 1 gennaio 2013 quando la protagonista si risveglia in una casa sconosciuta con a fianco un bellissimo ragazzo, della quale non ricorda il nome e tanto meno quanto accaduto la sera prima alla festa di Capodanno. Da quel momento la vita di Morgana cambia completamente, tra amori – amici e tanti disastri che lei riporta in maniera ironica sul suo diario personale dove non mancheranno passi falsi e anche qualche romanticheria moderna.