32449–32464 di 62912 risultati

Le aquile della guerra

‘Chi è l’astro nascente del romanzo storico? Io dico Ben Kane.’ Wilbur Smith Un grande romanzo storico 9 d.C., Germania. Vicino al Reno, il centurione romano Lucio Tullo arringa le truppe: sa che la sorte dei suoi uomini non dipenderà solo dalla disciplina e dalla formazione, ma anche dalla sua autorità. Sulla sponda opposta del fiume sono asserragliate le tribù germaniche, in rivolta per i tributi che l’impero pretende da loro. Ma né Tullo, né il suo comandante Varo sanno che a fianco degli avversari si schiererà anche il carismatico Arminio, ex alleato di Roma che da mesi sta tramando per far insorgere i barbari. E mentre le legioni di Varo si preparano a lasciare l’accampamento, migliaia di ribelli si vanno ammassando nelle vicinanze, pronti a sferrare l’attacco decisivo. Uno scontro all’ultimo sangue deciderà il destino delle aquile di Roma: li attende il trionfo o la morte in una terra straniera e ostile? La bravura di Ben Kane nel raccontare i momenti cruciali e sanguinosi della storia di Roma non è seconda a nessuno ‘Scritto magistralmente.’ The Times ‘Una storia avvincente, che non dà tregua, raccontata con dettagli vividi in una prosa muscolare.’ Daily Telegraph Ben KaneNato in Kenya, si è poi trasferito con la famiglia in Irlanda. Laureato in Veterinaria, è un grande appassionato di storia. È considerato uno dei massimi autori di romanzi storici contemporanei, tra cui ricordiamo La legione dimenticata, I figli di Roma e la serie di maggior successo, dedicata al gladiatore Spartacus. Con Le aquile della guerra, la Newton Compton inizia la pubblicazione della nuova trilogia di questo prestigioso autore.
(source: Bol.com)

L’aquila sul Nilo

61 d. C. Un’incudine abbagliante di pietra e sabbia, martellata senza tregua da un sole implacabile. Il centurione della Guardia Pretoriana Marco Damazio non può fare a meno di lasciar scorrere uno sguardo preoccupato su quella desolante distesa, per poi volgerlo alla carovana alle sue spalle: una cinquantina tra militari, servi e uomini di studio, più cammellieri e personale indigeno. Lasciata la fortezza di Syene, estremo avamposto dell’Impero di Roma, sono in viaggio da più di un mese nel misterioso regno di Nubia, sempre fiancheggiando il Nilo, avventurandosi nel deserto solo quando è indispensabile.Il loro compito ufficialmente è trovare le sorgenti del grande fiume, scoprire il segreto del suo fertile limo e allargare le conoscenze romane sull’Africa nera. Ma Marco Damazio e il suo pari grado Gaio Terenzio, incaricati di guidare la spedizione, sono ben consapevoli delle reali ambizioni di conquista che hanno indotto l’imperatore Nerone a dare il via all’impresa.La situazione è tutto fuorché tranquilla. La regione è in subbuglio, agguati, complotti, incursioni di genti barbare minacciano la spedizione. Nello scenario ostile del deserto, la tempra dei suoi componenti è sottoposta a durissime prove. Alcuni crollano al suolo per il calore e non si rialzano più, e attorno all’acqua fetida dei pozzi si celano pericoli invisibili, insidiosi come la lama di una spada. Ma tutto il cammino della spedizione sarà disseminato di morti, perché l’Africa profonda si rivelerà un incubo anche peggiore.Più Damazio e i suoi compagni si avvicinano alle sorgenti del Nilo, più queste sembrano irraggiungibili, mentre nella favolosa Meroe, capitale della Nubia, si intrecciano trame omicide, alleanze, passioni impossibili e tradimenti destinati a cambiare il corso di molte esistenze.

Un’aquila nel cielo

La vita sembra aver fatto dono a David Morgan di tutto quanto si può desiderare: è un giovane di straordinaria bellezza, è erede di una colossale fortuna e di un impero economico, è amatissimo da chi gli sta vicino. Ma la sua natura è ribelle. Simile a una giovane aquila intrepida e curiosa, la sua grande passione è il cielo, di cui, fin da quando era ragazzo, ama fendere l’adamantina purezza al posto di pilotaggio di un aereo. È dunque l’amore per il cielo a metterlo in contrasto con la famiglia, che per lui ha invece prospettato un avvenire sicuro nella solidissima piramide delle aziende di cui è erede; ed è l’amore per il cielo a dare una prima svolta alla sua vita, facendo di lui un brillantissimo pilota di jet dell’aviazione del suo paese. Sarà però l’amore per una bellissima scrittrice israeliana di grande successo, Debra, che indurrà David Morgan a ingaggiare la più drammatica delle battaglie, quella per la sopravvivenza stessa e per la salvaguardia del sentimento profondo che lega la giovane coppia. Dai grattacieli dei potenti di Città del Capo, le vicende ci conducono via via nelle località più esclusive del Mediterraneo e quindi nella tormentata terra d’Israele, riportandoci infine in quel territorio che sempre consente all’autore di dare il meglio di se stesso: le solitudini della foresta vergine africana. Lì David e Debra dovranno rifugiarsi al fine di ritrovare l’equilibrio e la serenità necessari per continuare la disperata impresa che a un certo punto sembrerà diventata la loro vita. Ancora una volta Wilbur Smith riesce a costruire un romanzo superbo e irresistibile in cui l’incalzare delle avventure, il tumulto dei sentimenti e i colpi a sorpresa del destino si intrecciano a congiurare tutti uniti per non concedere tregua al lettore.ENTRA A FAR PARTE DEL CLUB DEI LETTORI DI WILBUR SMITH SU: WWW.WILBURSMITH.ITCURIOSITÀ, ANTEPRIME, GADGET E CONTENUTI GRATUITI IN ESCLUSIVA

L’aquila e il pollo fritto

Vittorio Zucconi, il più americano dei giornalisti italiani, ci accompagna in un viaggio spassoso e tagliente fra i riti e i tic, le grandezze e le miserie del Paese nel quale tutto è accaduto, accade e accadrà: dal colosso Google al poker in televisione, dalle devastazioni dell’uragano Katrina alla megalomania dei grattacieli, dalle storie pubbliche e private dei suoi personaggi celebri fino a Sarah Palin e alla figura dell'”uomo nuovo” di oggi, la “creatura dei media” Barack Obama. Amare l’America è facile quanto odiarla: “La odio spesso pure io” ammette Zucconi, che ne è innamorato perché questa nazione ha un segreto, una sorta di formula magica che la rende irresistibile: a differenza dell’Italia stagnante e immobile, l’America non ha paura di rinnovarsi di continuo e quello che sembrava certo ieri diventa assurdo domani, “nulla è prevedibile, nulla è impossibile”.

Aquila di sangue

Un agghiacciante messaggio e-mail destinato al commissario Jan Fabel della Polizia di Amburgo preannuncia un nuovo omicidio, il secondo, di un misterioso assassino seriale. Impossibile rintracciare il mittente che si firma “Figlio di Sven” e nei suoi delitti ricalca un macabro rituale dei sacrifici umani vichinghi: l’aquila di sangue. Per Jan Fabel, tenace poliziotto alle soglie dei quarant’anni, soprannominato dai colleghi “il commissario inglese” anche se di padre tedesco e madre scozzese, l’inchiesta diventa una sfida personale. Ma l’indagine, che si muove tra i bassifondi di Amburgo e i boschi della provincia, sulle tracce di una moderna setta che rievoca il culto di Odino, si complica più del previsto.

Aprire il fuoco

“Vergogna è uccidere, vergogna è sudare, vergogna è morire di fame e chiudere la gente in prigione, o al manicomio. Vergogna è condannare. Vergogna è giudicare. Vergogna è comandare.” “Io guardo ancora dal finestrone, giù verso il gabellino, ma c’è più speranza che il segno mi venga? Una cosa è sicura, e io voglio che lo sappiano tutti gli Staatsanwalt degli Absburgo. Il Piat che distrusse i loro carri e i loro cannoni l’ho lasciato al deposito. Ma il vecchio Mauser che mi fu compagno nelle Cinque Giornate l’ho con me, nascosto. Se mandano qua un altro loro aguzzino, io sono pronto ad aprire il fuoco.”

Aprile è il più crudele dei mesi

Un cadavere viene scoperto in un magazzino abbandonato, tagliato accuratamente a pezzi, bollito al di là di ogni possibilità di identificazione, e sigillato in cinque sacchetti di plastica. Il caso viene assegnato al sergente della Factory, a Scotland Yard, un solitario che si trova spesso a indagare su delitti esecrandi e ripugnanti. Il sergente trova rapidamente la pista giusta, ma scopre che l’omicidio è solo l’inizio di una catena di eventi in cui il governo non vuole che nessuno vada a mettere il naso.

Appuntamento a Positano

«La vedo scivolare nella sua lunga gonna bianca giú per la scalinata, incorporea e come illuminata da un suo faro personale. Ho appena il tempo di scorgere i suoi piedi nudi, lunghi ma forti, e arcuati, da danzatrice». Nella Positano scintillante degli anni Cinquanta, la storia della profondissima amicizia tra una donna fragile, seducente, misteriosa e chi, trent’anni piú tardi, la ricorda e ne scrive.
«Ecco, quella lunga sfilata di quinte rocciose, che chiudono in un abbraccio vertiginoso la piccola baia e il mio corpo, sono per me una delle infinite forme magnifiche che il diavolo, trasformista per antonomasia, sa prendere». Negli anni Cinquanta il lavoro cinematografico porta Goliarda Sapienza a Positano, rivelandole un angolo di mondo quasi intatto, popolato da un’umanità con una dolcezza sconosciuta. È la scoperta di una felicità senza aggettivi. La conca protetta dalle montagne e dai silenzi del mare diventa il suo rifugio e risveglia le emozioni del corpo, a lungo inaridite dagli orrori della guerra e dalla frenesia della città. E lí, tra l’oro e l’azzurro del mare, in un’atmosfera fuori dal tempo, una figura di donna si muove a passo di danza sulle scalinate del paese. La gente del posto la chiama principessa, ha una bellezza antica, gli occhi che cambiano colore. Quello tra Erica e Goliarda è un incontro felice, immerso in una pace che si avvicina all’ebbrezza: l’inizio di un rapporto che nel corso degli anni si fa sempre piú intenso, tra i fantasmi del passato e le ombre imminenti. Conoscersi, svelarsi, cambiare, sono i pilastri di quella vicinanza. Una storia che la memoria non riesce a scolorire e anzi trasforma in romanzo: la rievocazione di un’amicizia perduta e l’affresco di un luogo che non esiste piú, ma che rivive grazie a una scrittura sensoriale, vibrante di suggestioni, appena velata di malinconia, come al risveglio da un sogno d’infanzia che fatica a dissolversi. Un libro capace di raccontare la fugacità dell’incanto come se l’incanto non dovesse mai finire.

Appuntamenti in nero

Un giorno, a pochi passi dal luogo dove ha appuntamento con la fidanzata, Johnny Marr è colto da una terribile inquietudine. Affretta il passo e, una volta sul posto, rimane senza fiato alla vista del corpo straziato e senza vita di una ragazza bellissima. La sua. Johnny Marr tenta di assorbire il colpo, ma la ferita è troppo profonda. Il male lavora dentro recessi tanto abissali che non lo si può estirpare, solo nutrire. Con la vendetta. Ogni anno all’appuntamento mancato con la propria fidanzata, Johnny Marr sostituirà un nuovo incontro, un appunta- mento con la morte. Estremizzando una visione della vita che ha ai suoi poli l’amore e la morte, e in mezzo il destino, Cornell Woolrich scrive un romanzo capace di trasmettere una fortissima angoscia. Il lettore è costretto a condividerla, chiamato a essere non semplice spettatore, ma quasi a partecipare all’azione come se in gioco non ci fosse soltanto la sorte del protagonista, bensí pure la sua.

L’apprendista vampiro

Essere un mezzosangue – figlio di un’umana e di un vampiro – non ha certo reso la vita facile a Vladimir Tod: a causa delle sue strane abitudini, del colorito pallido e degli immancabili occhiali da sole, Vlad è sempre stato il bersaglio preferito dei bulli e poco più di un fantasma per le ragazze. Ora però a proteggerlo c’è Jess, il suo nuovo compagno di banco, e pure in amore la fortuna è girata: Meredith Brookstone, la ragazza più carina della scuola, ha accettato di andare al ballo con lui. Insomma è proprio il momento peggiore per scoprire che un misterioso cacciatore di vampiri è giunto a Bathory per ucciderlo. Purtroppo Vlad non ha scelta: deve rifugiarsi in Siberia, da Vikas, un maestro vampiro che gli insegnerà a sviluppare le abilità di creatura della notte. E, in effetti, l’addestramento aiuta Vlad a diventare subito molto potente… forse addirittura troppo. Al punto che Vikas comincia a nutrire un atroce sospetto. Perché lui conosce bene la leggenda del Pravus: un giorno, arriverà un vampiro forte oltre ogni immaginazione, che non potrà essere ucciso con nessuna arma conosciuta e che sarà destinato a soggiogare la razza umana… E se la profezia si riferisse a Vlad?

L’apprendista del mago

Diventare una guaritrice: questo è il sogno che Tessia ha coltivato da sempre, fin da quando ha cominciato ad affiancare il padre per acquisire i segreti dell’arte medica. Ma il destino ha in serbo per lei una sorpresa: mentre si trova nella residenza di Lord Dakon, il mago del villaggio, Tessia viene infatti molestata da uno straniero e, per difendersi, ricorre istintivamente a poteri magici tanto impensabili quanto devastanti. Intuendo le doti della ragazza, Lord Dakon le propone allora di diventare la sua apprendista e la porta con sé a Imardin, la vivace capitale del regno di Kyralia. Eppure, proprio a Imardin, Tessia si renderà conto di essere entrata a far parte di un mondo molto pericoloso, un mondo su cui grava la minaccia dei perfidi maghi sachakani, determinati a invadere Kyralia e a ridurre in schiavitù tutti i suoi abitanti… Ambientato secoli prima degli avvenimenti raccontati nella Corporazione dei maghi, questo romanzo è una perfetta introduzione allo straordinario universo creato da Trudi Canavan e un’occasione imperdibile per tutti i lettori che amano i fantasy segnati da misteri e prodigi, eppure incredibilmente vividi e reali.

Appia

Paolo Rumiz ha percorso a piedi, con un manipolo di amici, la prima grande via europea, l’Appia, e ce ne riconsegna l’itinerario perduto, da Roma fino a Brindisi, “più per dovere civile che per letteratura”. Lo ha fatto spesso cavando dal silenzio della Storia segmenti cancellati, ascoltando le voci del passato e destando la fantasia degli increduli incontrati durante il viaggio. E ora ci chiama come un pifferaio magico a seguirlo con le gambe e l’immaginazione lungo la via del nostro giubileo, la nostra Santiago di Compostela, della quale viene restituito l’itinerario dopo un secolare abbandono.
Da Orazio ad Antonio Cederna (appassionato difensore dell’Appia dalle speculazioni edilizie), da Spartaco a Federico II, prende corpo una galleria di personaggi memorabili e, mentre si costeggiano agrumeti e mandorleti, si incontrano le tracce di Arabi e Normanni. Intanto le donne vestite di nero, i muretti a secco, la musicalità della lingua anticipano l’ingresso nell’Oriente. Per conquistarsi le meraviglie di un’Italia autentica e segreta è necessario però sobbarcarsi anche del lavoro sporco – svincoli da aggirare, guardrail, sentieri invasi dai canneti, cementificazioni, talvolta montagne intere svendute alle multinazionali dell’acqua e del vento – e affrontare la verità dei luoghi pestando la terra col “piede libero”. “È nei villaggi più remoti,” ha scritto il “New York Times” dell’opera di Paolo Rumiz, “tra i laghi e i boschi, in mezzo alla gente comune, che la vera vita delle nazioni rivela la sua trama di colori.”
Al racconto fanno da contrappunto le mappe disegnate da Riccardo Carnovalini, che ha trovato il percorso sulle carte, nelle foto aeree e sul terreno, e che ha descritto l’itinerario nel libro: un contributo prezioso e uno strumento utilissimo – considerata l’assenza di segnaletica – per chi volesse seguire le orme di questa marcia d’avanscoperta.
La scommessa era l’Appia, quintessenza di un’Italia minore di meraviglie nascoste.

L’appalto

Dave Stirling ha bisogno di ricominciare. Come per New York, la sua città, l’11 settembre è una ferita ancora aperta, perché quel giorno ha perso il suo studio ma soprattutto il suo socio e migliore amico. Avvocato di diritto internazionale ridotto sul lastrico dall’assicurazione che non si decide a risarcirlo, non ha davvero più nulla da rischiare. Per questo, quando Vladimir Kroshenko, uno dei più potenti uomini d’affari della nuova Russia, richiede la sua consulenza per una trattativa delicata e complessa, non può che accettare. Il magnate vuole assicurarsi la costruzione di alcune dighe sulla parte uzbeka del lago Aral; un progetto parte della grande operazione di recupero ecologico in un’area compromessa da decenni di politica economica spregiudicata. Il concorrente da battere è una società francese che si serve di una giovane negoziatrice con fama di essere infallibile, Edith Beauvart. Ma non è quella donna dal fascino algido l’ostacolo più arduo. In Uzbekistan, dove il gelo mozza il respiro, quel paesaggio arido e ostile sembra presagio di un affare ben più complicato, in cui entrano in gioco attori imprevisti e pericolosi. E Stirling inizia a sospettare che dietro le motivazioni ambientaliste si nascondano interessi decisamente meno nobili. Perché quel territorio, per ragioni diverse, fa gola a molti. E nessuno è disposto a stare a guardare.

Apocalisse rossa

La nube provocata dall'eruzione del vulcano islandese Laki per mesi ha avvolto l'Europa in una morsa di ghiaccio e di gelo. Dopo l'"Apocalisse bianca" la vita sta lentamente tornando alla normalità, ma altre devastanti catastrofi naturali si preparano, mentre una minaccia oscura incombe sui meteorologi europei che stanno studiando le anomalie del clima. Perché stanno uccidendo gli scienziati? Perché caldo e freddo si susseguono in modo irregolare? Ancora una volta la redazione di MeteoLive TV indaga in mezzo a eccezionali eventi meteo e contro una spietata organizzazione terroristica. Le immacolate valanghe e i fiumi di lava e fango nascondono un segreto: qualcuno sta cambiando il clima della Terra.

L’apocalisse della modernità. La Grande guerra per l’uomo nuovo

Nell’agosto 1914, allo scoppio delle ostilità, molti si erano arruolati entusiasti, immaginando di prender parte a una gloriosa avventura, convinti che il sacrificio del sangue avrebbe dato vita a un mondo e un uomo rinnovati. Dopo pochi mesi, l’entusiasmo era scomparso. Ci si rese conto che la guerra era completamente diversa da quelle fino ad allora combattute: per l’enormità delle masse mobilitate, per la potenza bellica e industriale impiegata, per l’esasperazione parossistica dell’odio ideologico, per l’ingente numero di soldati sacrificati inutilmente. La Grande Guerra rappresentava il naufragio della civiltà moderna. I combattimenti cessarono alle ore 11 dell’11 novembre 1918. E già all’orizzonte nuove tragedie si profilavano, poiché il trattato di Versailles ridisegnava l’intera geografia europea secondo la volontà dei vincitori, con conseguenze gravi e di lunga durata a livello politico e ideologico: le rivendicazioni territoriali, la corsa al riarmo e la militarizzazione di massa della società saranno alcuni dei principi cardine sui quali regimi totalitari come il fascismo e il nazismo baseranno il proprio consenso. Gentile ricostruisce il contesto sociale, culturale e antropologico entro il quale maturò quella che è ritenuta una delle più tragiche esperienze del Novecento, soffermandosi in particolare sugli artisti e gli intellettuali che, se all’inizio avevano invocato la guerra come una catarsi, si fecero poi interpreti dell’angoscia profonda da essa scatenata.