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Il malloppo

Marcello Marchesi è stato un mago della battuta, del gioco di parole, della massima delirante. Nel Malloppo l’umorista famoso, diventato signore di mezza età, fa i conti col suo passato. E il suo passato è fatto di parole combinate in tutti i modi possibili, battute sue e frasi che lo hanno bombardato per tutta una vita come annunci pubblicitari, titoli di giornali, notizie, eventi, principi morali, proverbi e insulti. Nella sua mente queste parole si trasformano, si uniscono per dar vita a nuovi calembour. Marchesi si immagina come un anziano manipolatore di parole che, nel suo letto di sofferenza, si svuota del “malloppo” che gli affolla la mente delirante, e lo riversa in un nastro magnetico immaginario. Ma tra le parole affiorano i ricordi, i fatti, un amore di mezza età e brani di vicende infantili. Il monologo prende forma narrativa e il mago della battuta diventa a poco a poco scrittore. Un irresistibile monologo-fiume comico, patetico, dissennato, umano. “Ho fatto l’amore dappertutto meno che in una cabina elettorale. Là ho preso solo delle fregature.”

Malgrado tutto, direi che questa vita è stata bella

Si può ricostruire la propria vita come se si trattasse di un processo il cui giudice altri non è che il proprio Super-Io? In un serrato, folle e avvincente dialogo con se stesso Jean d’Ormesson ripercorre le tappe salienti della sua esistenza, iniziata tra la fine della Prima guerra mondiale e la grande crisi. Incalzato da un Super-Io severo, benevolo e a tratti spietatamente ironico, d’Ormesson parla dei primi viaggi al seguito del padre diplomatico: inizialmente in Baviera, dove impara a parlare tedesco prima di parlare francese, poi in Romania e in Brasile, fino al rientro in Francia nel castello di famiglia. Casato appartenente alla casta irrequieta e orgogliosa della nobiltà di toga, i d’Ormesson danno poca importanza al denaro, ma questo non impedisce al piccolo Jean di crescere circondato da autisti, cuochi, maggiordomi e cameriere, perché vi sono pur sempre gli obblighi imposti dal rango sociale. Il lignaggio impone un codice di comportamento al quale è fuori questione non sottomettersi: si indossa lo smoking, la marsina, il frac e il cappello a cilindro; sono rigorosamente bandite espressioni come «caspita!», «piacere di rivederla», «buon appetito!» o «buon proseguimento», mentre «dopo cena» è preferibile a «le ventidue», riservata ai ferrovieri. Tra governanti inflessibili che lo sculacciano con la spazzola per capelli, autisti che lo scorrazzano per boschi e sagre di paese e zii che gli trasmettono l’amore per la letteratura, Jean cresce come un grande sognatore e un instancabile lettore che legge tutto quello che gli capita tra le mani: i manifesti sui muri, le ricette dei medici, i volantini per strada, da bambino, e Oscar Wilde e Bergson da ragazzo. Pur riconoscendo di essere nato con una camicia di finissima seta, circondato di privilegi, d’Ormesson è però, soprattutto, figlio del suo tempo, un tempo dominato dal nazionalsocialismo di Hitler e da una guerra che, con i suoi campi di concentramento, i bombardamenti a tappeto, il nucleare, le bugie e i delitti diventa pane quotidiano di una realtà a cui è impossibile sfuggire. Con una prosa ironica, ammiccante e fantasiosa, Jean d’Ormesson si svela al lettore attraverso un resoconto autentico e appassionante della sua vita. Un resoconto in cui i ricordi, i rimpianti e i sogni mai realizzati di un grande scrittore si fondono insieme senza nostalgia né patetismi, per offrire il ritratto a tutto tondo di un secolo e di un’intera nazione.
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La malga di Sîr

In pochi luoghi d’Italia, guerra e Resistenza furono dure, complicate, crudeli, come sul fronte orientale, nell’estremo nord-est. Tutti volevano il Friuli: i tedeschi, che lo avevano annesso col nome di Adriatisches Küstenland, i cosacchi, per cui era Kosakenland, e gli slavi, che lo chiamavano Benecia slavenska. E così alla lotta contro i nazisti e i fascisti, che nei primi anni della guerra avevano occupato la Slovenia, si aggiunsero gli sconfinamenti dei partigiani slavi, i risentimenti etnici e una Resistenza italiana distinta in partigiani Rossi, legati ai titini, e Verdi, moderati, cattolici e liberali. Un’ulteriore sanguinosa, fratricida divisione.
La pagina più sconvolgente della guerra partigiana fu l’eccidio della malga di Porzùs, fatto terribile e misterioso, che continua ad agitare nel profondo la coscienza dei friulani.
Grande romanzo dal vasto respiro epico e umano, ricco di avventure e di personaggi, La malga di Sîr è però soprattutto la storia di una donna, Marianna Novak, detta in paese “la Bella Gigugin”, per il suo estro canterino e la prorompente femminilità.
Amori, mariti, figli, mutamenti di fortuna non sono mai cercati dalla donna ma provocati dai conflitti di questo secolo sciagurato. Alle vicende di guerra e di pace si mescolano le meditazioni sul destino, l’enigma infinito del mondo, le eterne illusioni degli uomini, di coloro che sempre sognano una società di giustizia e di uguaglianza, una Patria senza difetto, e mai riescono a realizzarla, trascinati dalle costrizioni della storia e del sangue, infinitamente più forti di ogni buona volontà umana. Così, alla fine, conteranno di più la pietà e il vivace senso del quotidiano di Marianna, che riesce a vincere anche nella sconfitta delle armi e a prevalere sulla violenza cieca della storia.

La maledizione. La setta dei vampiri

Il suo nome, Raksha, significa diavolo. È una mutaforma, cacciata dal suo stesso clan. Non ha amici e non ha famiglia: per questo è costretta a unirsi al Circolo dell’Alba, insieme a una strega, Winnie, e a una vampira, Nissa. Insieme formano una squadra letale, e solo unendo i loro doni possono portare a termine la missione che le aspetta. I Poteri Selvaggi si stanno risvegliando, e se la parte malvagia del Popolo delle Tenebre riuscisse a catturarli, acquisirebbe la forza necessaria per scatenare l’Apocalisse. Per questo le tre ragazze devono trovare la Strega Perduta, il terzo Potere, prima che l’esercito dell’oscurità la neutralizzi. La Strega però è una ragazzina bionda, delicata e fragile, che non sa nulla del Mondo delle Tenebre. Si chiama Iliana e vuole solo vivere una vita normale. Non sarà facile convincerla a iniziare una lotta all’ultimo sangue per la salvezza dell’umanità. E prestò arriverà anche l’amore a complicare le cose. Una profezia dice che Iliana dovrà sposare Galen Drache, discendente di un’antica famiglia di mutaforma. Galen però è anche l’anima gemella di Raksha… Ma non c’è tempo per invidie, gelosie e scontri, Iliana è in pericolo. I Signori delle Tenebre stanno per lanciare il loro attacco. E solo le ragazze possono fermarli.

La maledizione di Anubi. Il detective invisibile

Londra, 1937. Una nuova mostra al British Museum non ha molto a che vedere con il Detective Invisibile. Almeno finché non scompaiono alcuni reperti archeologici. Quando Art e i suoi amici investigano su un’antica maledizione egizia, scoprono che la faccenda è molto più seria di quanto chiunque avrebbe potuto sospettare. In una tomba nascosta, un terrore senza tempo è in agguato, e la mummia comincia a risvegliarsi… Età di lettura: da 12 anni.
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La maledizione delle tenebre

Cassandra Palmer è ormai la veggente più potente del mondo, nessuno però le ha spiegato ancora bene come funzioni il suo potere, né le ha detto cosa comporti con esattezza essere la Pitia. Si trova quindi costretta a tornare nel passato, per trovare Agnes, la precedente Pitia, e chiederle di addestrarla; ma quando ritorna nel presente, il Cerchio d’Argento ha deciso di toglierla di mezzo definitivamente, per sostituirla con una Pitia più docile e meno indipendente, mettendole alle costole orde di magi guerrieri. Con l’aiuto del socio John Pritkin, un magio guerriero rinnegato dal Cerchio, Cassie cercherà di depistare i propri inseguitori, nascondendosi in un vecchio saloon polveroso, in un cottage nella vecchia Inghilterra, e percorrendo alla velocità della luce le linee di forza che circondano il globo terreste.Le visioni di una distruzione imminente che assalgono Cassie, tanto tremende quanto indecifrabili, hanno forse a che fare con il ritorno sulla terra del dio Apollo? A pensarci bene, in effetti, la distruzione della MAGIC è molto sospetta, e poi, com’è possibile che la linea di forza di Chaco Canyon sia stata squarciata? Niente del genere era mai capitato prima a memoria d’uomo, pardon, di magio…

(source: Bol.com)

La maledizione dell’orchidea

Dordogna, sudovest della Francia. Il designer d’interni Mara Dunn sta coordinando i lavori di ristrutturazione nell’antica magione di Christophe de Bonfond, discendente di una prestigiosa famiglia francese, quando si imbatte in una scoperta agghiacciante. In una cavità segreta, dietro un muro secolare, giace il cadavere mummificato di una bambino di poche settimane. È avvolto in uno scialle blu su cui è ricamata l’immagine della Lady Sleeper, una specie rarissima di orchidea selvatica. I risultati dell’autopsia confermano i sospetti degli inquirenti: l’orrendo delitto risale a quasi centocinquant’anni prima. Scoprirne il colpevole a distanza di così tanto tempo pare impossibile, soprattutto di fronte alla mancanza di collaborazione di Christophe, che cerca in tutti i modi di dissipare i sospetti sulla sua nobile casata. Ma c’è un particolare, insignificante per la polizia, che Mara e l’amico Julian Wood, esperto di orchidee, non possono ignorare: l’immagine del fiore ricamato sullo scialle che avvolge il cadavere. Un fiore misterioso, mai ritrovato, le cui segnalazioni tracciano una strada antica di anni. Quando la violenza erompe di nuovo, Mara e Julian capiscono che proprio l’orchidea è la chiave del mistero. Un mistero che lega il passato e il presente della Dordogna in una rete di bugie e ricatti, manipolazioni e tradimenti, odio e brutalità.

La Maledizione Del Teschio (Italian Edition)

Una terribile maledizione dal passato tormenta la dimora della famiglia Bettiscombe. Riuscirà Robert Price, massimo esperto di mistero e paranormale a risolvere il problema e riportare tutto alla normalità?

La maledizione dei cerchiai

“Ci sono libri che nascono dai luoghi. “La maledizione dei cerchiai” ti porta in un luogo che non dimentichi. Quando l’ispettore Bacci arriva a Raggiolo, non sa ancora cosa l’attende. È affascinato da quel paese di pietra sulle pendici del Pratomagno, dalle persone che lo abitano: una comunità chiusa, forse troppo chiusa, con antiche storie che non sono ancora finite. E quando scopre Maria Pia a faccia in giù nella vasca di pietra del Mulino, siamo appena all’inizio. Quel corpo è forse solo il primo segno di una realtà che gli sfugge, lo seduce e lo minaccia” (Enzo Fileno Barabba).
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Maledetti toscani

Perché, di fronte a un toscano, tutti si sentono a disagio? Risposta ovvia, per Malaparte: di gran lunga più intelligente degli altri italiani, e libero – la libertà dipende dall’intelligenza-, il toscano è spregioso, disprezza tutti gli esseri umani per la loro stupidità. Per di più è sboccato, insolente, crudele, fazioso, cinico e ironico. Possiede in compenso una greca virtù: il senso della misura, il sentimento della meravigliosa armonia che regge i rapporti fra le cose terrene e le divine (basti pensare alla Divina Commedia, dove il Paradiso sembra un angolo di Toscana). E il più toscano dei toscani, un toscano – diciamo così – allo stato di grazia, è il pratese: becero, certo, visto che non ha paura di parlare come pensa, e rabbioso, rissoso, riottoso, nemico d’ogni autorità, d’ogni titolo e d’ogni prosopopea. È a Prato, del resto, che in mucchi di cenci polverosi «tutto viene a finire: la gloria, l’onore, la pietà, la superbia, la vanità del mondo». Concepito come un arioso, amoroso, sfrontato Baedeker, sorretto da una lingua di scintillante nitore, “Maledetti toscani” ci guida attraverso i paesaggi, i popoli, le città, la letteratura della Toscana, mimetizzando sapientemente la violenza del pamphlet: giacché a ben vedere è anche un ritratto ‘en creux’ degli italiani, che, vili, pavidi e cortigiani, della verità hanno paura, sognano privilegi e invidiano abusi e prepotenze, non sanno essere liberi e giusti ma solo servi o padroni. E dovrebbero imparare dai toscani a «sputare in bocca ai potenti».

Maledetti da Dio

Maledetti da Dio: così sono chiamati i soldati arruolati a forza nelle compagnie di disciplina del Terzo Reich. Sven Hassel, disertore, è stato uno di loro. Catturato e processato, ha conosciuto prima la ferocia insensata dei campi di sterminio e poi l’arruolamento coatto. In queste pagine racconta le torture subite, l’addestramento brutale e infine la folle sequenza di battaglie sanguinose, prigionie e fughe disperate tra Grecia, Africa e Russia. Con lui e intorno a lui solo uomini comuni, costretti a uccidere e morire nel perverso ingranaggio di una Storia decisa altrove.

Maledetti architetti. Dal Bauhaus a casa nostra

Tom Wolfe, padre del “giornalismo d’opinione”, tratta qui della “perdita della qualità della vita” sotto il profilo dell’architettura. Lo scatolone di vetro è il comune risultato delle diverse tendenze che hanno animato quest’arte negli ultimi cinquant’anni: sull’impronta di Gropius, il celebre fondatore del Bauhaus, e Le Corbusier, massimo teorico del razionalismo, gli architetti europei sbarcati in America negli anni Trenta esercitarono un vero e proprio colonialismo intellettuale. Nacque così l’International Style, che ispirò palazzi di vetro, cemento e ferro, pressoché identici: privi di colore e linee curve. Ora la gente in quegli edifici tristi e scomodi non vuole più abitare, ma le soluzioni proposte dall’architettura postmoderna si limitano a riflettere e deformare i fantasmi del passato. “Nuovi scatoloni di cristallo rivestiti di lastre specchianti in modo da riflettere gli edifici vicini, anch’essi scatoloni di cristallo, e distorcere così quelle noiose linee rette, facendole sembrare curve”.
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Maledette piramidi

A differenza dei suoi coetanei, il dodicenne Teppic non ha più tempo da dedicare agli amici, ai divertimenti o alle distrazioni del sabato pomeriggio. È diventato, infatti, faraone di un regno desertico del Mondo Disco, ed è proprio una bella rogna: non puoi più portare con te alcun denaro, giovani donne disinibite ti blandiscono con acini d’uva, tutti ti ritengono responsabile del sorgere del sole e del maturare del grano, continui a fare uno strano sogno di sette vacche grasse e sette vacche magre e, soprattutto, devi preoccuparti che la Grande Piramide non esploda per un’instabilità paracosmica…

Maledetta primavera

Romanzi così capitano una volta ogni dieci anni Un romanzo intenso e indimenticabile A Settimo Naviglio, un grigio paesino nella periferia di Milano, la gente si annoia. Eppure basta una piccola scintilla per incendiare tutto. A spezzare la monotonia è un vecchio conto in sospeso fra un trentacinquenne un po’ sfatto e una ragazzina strafottente. Carlotta è giovane, bella da mozzare il fiato, orgogliosa, e dolce con chi vuole lei. Ginevra, la sua amica del cuore, è ambiziosa e disposta a tutto pur di raggiungere i suoi scopi. Insieme, si sentono padrone del mondo e giocano col fuoco. Ma c’è Fabrizio Montagnèr, che sogna a occhi aperti e rompe il loro equilibrio. Tutti e tre sono legati da un oscuro segreto che costringe Ginevra ad abbassare lo sguardo di fronte alla sua migliore amica. Intanto uno strano sentimento inizia a pulsare tra Carlotta e Fabrizio. Un amore tenerissimo o uno spietato gioco al massacro? A rendere tutto più torbido, due fatti sanguinosi e crudeli e una verità che riaffiora impietosamente, fra desideri, ricordi e ossessioni. Tra storie d’amore indimenticabili e insane passioni, amicizie pericolose e crimini efferati, Maledetta primavera ci costringe a vedere le macerie del nostro Paese. Una società alla deriva in cui tutto è spettacolo. L’Italia morbosa nella quale anche un paesino miserabile può riscattarsi, diventando il palcoscenico del male. Un pezzetto di vita: beffardo, commovente e vero. Una battaglia tenera e crudele fra le scelte opposte della vita, fra l’estasi della vendetta e la malinconia del perdono, fra la ferocia e la dolcezza. Un esordio entusiasmante Il caso letterario più eclatante della storia del web Un successo deciso dai lettori «Da leggere tutto d’un fiato. Tanti personaggi ben delineati, riconducibili alla nostra realtà. Bravo Cammilli. Alla prossima storia.» «Senza neanche accorgertene sei avvolta dalla storia dei protagonisti. L’ho letto d’un fiato. Non scorderò Carlotta e Fabrizio. E soprattutto il finale.» «Un romanzo stupendo ma soprattutto vero! La realtà di oggi te la fa vedere, respirare, toccare. Personaggi indimenticabili e il finale… brividi! Da leggere subito.» «Maledetta primavera è il romanzo che strappa il velo a uno dei fatti più sanguinosi di oggi. E poi un amore, tagliente e incancellabile come un ricordo…»Paolo CammilliNato nel 1974 a Firenze, dove vive e lavora, è stato vittima di un gravissimo incidente che lo ha lasciato invalido al 50%. Superata questa terribile prova che la vita gli ha messo davanti, ha scritto Maledetta primavera, il suo libro d’esordio. È stato un caso letterario sul web, raggiungendo le prime posizioni nelle classifiche dei principali store online. Per questo romanzo ha ricevuto enormi consensi in rete ed è stato semifinalista al Premio Campiello. La sua pagina Facebook conta quasi 100.000 contatti.

Maledetta Cina

Paolo Rumiz, in visita al figlio lontano per ragioni di lavoro, ci porta in dono pezzi di una Cina poco conosciuta: le guardie immobili sulle soglie dei condomini, i grattacieli-vivai in cui lavorano migliaia di formiche operose, a cui fanno da contrasto i galoppanti risciò; le robuste e affatto attraenti massaggiatrici che, lontane dagli erotismi associati a vanvera al loro mestiere, rasentano la forza bruta; i campi da basket installati con dissacrante violenza nella mitica Città Proibita; i flussi delle masse simili al “sistema circolatorio di un organismo immenso e complesso, da radiografare dalle arterie principali fino ai più minuti capillari”. Tutto, persino l’assai discussa e diffusa usanza dello sputo, assume un nuovo aspetto. Potenza dello sguardo acuto di un grande narratore e osservatore che si posa sull’inquinato cuore pulsante della Cina. Numero di caratteri: 51.623.