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Storia vera di Piero d’Angera, che alla crociata non c’era

Riuscirò un giorno a metterlo in scena ‘sto testo! Quando l’ho pensato, ormai un sacco d’anni fa, ero all’Odeon di Milano e dovetti soprassedere alla messa in scena per il fatto che quel teatro manca di soffitto quindi, a incominciare dal gioco del volo di Piero, non si potevano realizzare un infinito numero di situazioni sceniche.
In più mi servivano almeno dieci attori oltre a quelli, tredici, che eravamo, senza contare i pupazzi, i mascheroni e le macchine per i trucchi. Noi eravamo una compagnia senza sovvenzioni, come ancora oggi del resto, per realizzare un allestimento del genere. Di certo, rileggendolo dopo tanti anni, questo è il testo che più mi sollecita ad inventare soluzioni e ritmi nuovi, giochi di pantomima e tante altre movimentate situazioni. Credo che una volta sul palco, in prova, con attori svelti ed agili, disposti a spaccarsi testa e gambe, e anche il sedere, dentro questo spettacolo ci si potrebbe divertire moltissimo… e scusate se è poco.

La storia futura: ancora più lontano

Tutto cominciò con l’invenzione di una macchina che prevedeva la morte. Un’invenzione rivoluzionaria che cozzava contro molti, troppi interessi, perché il progresso scientifico è ostacolato spesso da intrallazzi e giochi di potere. Poi l’uomo creò nuovi elementi radioattivi e costruì le prime centrali nucleari, una delle quali in orbita nello spazio. Infine un uomo solo, un coraggioso e lungimirante D.D. Harriman, lanciò il progetto che avrebbe portato i primi uomini sulla Luna. Da allora in poi la marcia fu inarrestabile…

La storia futura

Tutto cominciò con l’invenzione di una macchina che prevedeva la morte. Un’invenzione rivoluzionaria che cozzava contro molti, troppi interessi, perché il progresso scientifico è ostacolato spesso da intrallazzi e giochi di potere. Poi l’uomo creò nuovi elementi radioattivi e costruì le prime centrali nucleari, una delle quali in orbita nello spazio. Infine un uomo solo, un coraggioso e lungimirante D.D. Harriman, lanciò il progetto che avrebbe portato i primi uomini sulla Luna. Da allora in poi la marcia fu inarrestabile…

La storia di Risiko e l’anello mancante

“La Storia di Risiko e l’anello mancante” è un libro che ricostruisce con grande precisione e puntigliosità l’evoluzione di un gioco da tavolo famosissimo, ormai divenuto un classico e tramandato di generazione in generazione. Gli autori ne ripropongono la genesi e lo sviluppo, con abbondanza di curiosità ed aneddoti: non mancano interessantissime illustrazioni che aiutano a seguire le modifiche man mano apportate al gioco da un’edizione all’altra, da un paese all’altro. Il volume si completa con una rassegna delle varianti di “Risiko” apparse in Europa su riviste specializzate e soprattutto con l’inedito regolamento per giocare “al Buio” (i giocatori non conoscono la dislocazione iniziale delle armate avversarie), che aggiunge nuovo spessore ad un meccanismo di gioco ormai collaudatissimo. Un libro imperdibile per chi gioca abitualmente a “Risiko”, per chi non lo conosce ancora e per chi vi si è appassionato in passato e avrà così voglia di riaprirne la scatola, ritrovandosi ancora una volta assieme agli amici per contendersi il dominio del mondo a colpi di dado.

Storia della letteratura italiana (Volume 1)

La Storia della letteratura italiana costituisce la prima, sistematica, compatta e coerente sintesi di tutta la letteratura italiana ed è la principale opera di Francesco De Sanctis, critico letterario e saggista italiano dell’Ottocento. Articolata in venti capitoli, suddivisi in questa edizione in due volumi, raccoglie la letteratura dai Siciliani al Diciannovesimo secolo. Si tratta della sola opera che abbia saputo fondere una concezione storica della letteratura italiana ed un giudizio critico personale: la letteratura è qui l’espressione dello spirito italiano nel suo evolversi verso una coscienza nazionale attraverso una prosa fervida che sorprenderà chi ancora non conosce questo capolavoro. Volume 1 di 2. Formato compatto ed economico. * Questo libro fa parte della collezione **QEM Classic** in formato cartaceo disponibile su Amazon. * Gli eBooks **QEM Classic** sono forniti con **INDICE NAVIGABILE** per agevolare la lettura.
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Stirpe Di Alieno

Lo avevano chiamato Thorn, e ancora neonato lo avevano affidato al più grande giudice-guerriero di quel mondo, Duun, perchè lo allevasse come un membro della loro razza. Ma ben presto Thorn si rende conto di essere diverso: la sua pelle è chiara e priva di morbida pelliccia argentea, le sue mani mancano di artigli, e in tutto quel mondo non esiste un’altra creatura simile a lui. Quando poi gli attentati alla sua vita si moltiplicano, fino a condurre l’intero pianeta a una strenua guerra civile, Thorn capisce che deve cercare nello spazio la risposta all’enigma della sua origine, ben sapendo che da lui può dipendere il futuro di due lontane civiltà. L’ultimo affascinante romanzo di una grande scrittrice, secondo classificato al premio Hugo 1986.

Steve Jobs (Italian Edition): La biografia autorizzata del fondatore di Apple (Ingrandimenti)

**L’esclusiva biografia di Steve Jobs.**
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Basandosi su più di quaranta interviste con Steve Jobs in oltre due anni, e su più di cento con familiari, amici, rivali e colleghi, Walter Isaacson racconta l’avvincente storia del geniale imprenditore la cui passione per la perfezione e il carisma feroce hanno rivoluzionato sei settori dell’economia e del business: computer, film d’animazione, musica, telefoni, tablet ed editoria digitale. Nell’epoca in cui tutto il mondo sta cercando un modo di sviluppare l’economia nell’era digitale, Jobs spicca come icona massima dell’inventiva e dell’immaginazione, perchè ha intuito in anticipo che la chiave per creare valore nel ventunesimo secolo è la combinazione tra creatività e tecnologia e ha costruito un’azienda basata sulla connessione tra geniali salti d’immaginazione e riconosciute invenzioni tecnologiche. Sebbene abbia cooperato attivamente per questo libro, Jobs non ha chiesto nessun controllo sul testo né ha preteso il diritto di leggerlo prima della pubblicazione. Non ha posto nessun filtro, anzi ha incoraggiato i conoscenti, i familiari, gli antagonisti a raccontare la verità onestamente. E lo stesso Steve Jobs parla candidamente, talvolta in maniera brutale, dei colleghi, degli amici e dei nemici, i quali, a loro volta, offrono uno squarcio sulle passioni, sul perfezionismo, sulle ossessioni, sulla maestria, sulla magia diabolica e la tensione per il controllo che hanno caratterizzato il suo approccio al business e i geniali prodotti creati. Guidato dai demoni, Jobs sarebbe potuto cadere nell’ira e nella disperazione. Ma la sua personalità e i prodotti erano una cosa sola, esattamente come gli hardware e i software di Apple, come fossero parti di un sistema integrato. Una storia che ci insegna e allo stesso tempo ci mette in guarda, ricca di lezioni sull’innovazione, il carattere, la leadership e i valori.
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### Recensione
**Jobs: vuoi il successo? Fa’ le cose belle e semplici**
*Marco Bardazzi*, Tuttolibri – La Stampa
Indagare sul concetto di leadership è sempre stata una passione americana. Non c’è personaggio pubblico di un qualche spessore che non si confronti con questo tema. Le immancabili biografie a cui ogni presidente degli Stati Uniti si dedica, non appena diventato un pensionato, sono soprattutto trattati sulla leadership. L’ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani, per raccontare come aveva ripulito Manhattan a colpi di «tolleranza zero», scelse di scrivere un libro autobiografico, nel quale le sue mosse da primo cittadino diventavano regole pratiche per dirigenti, manager e boss vari. Titolo, non particolarmente fantasioso: *Leadership*. Non sorprende dunque veder comparire nello «scaffale dei leader» quello che probabilmente è stato l’imprenditore più geniale che l’America abbia prodotto negli ultimi decenni: Steve Jobs. Se un tempo scienziati e imprenditori studiavano le biografie di Thomas Edison e Henry Ford alla ricerca di ispirazione, oggi è ragionevole vedere come punto di riferimento il fondatore della Apple, scomparso nel 2011. Chi conosce un po’ la figura di Jobs, però, può legittimamente interrogarsi su quale modello di leadership possa incarnare un uomo che era noto per il caratteraccio e temuto da tutti i collaboratori. In realtà Steve Jobs ha molto, moltissimo ancora da insegnare a tutti noi. C’era del metodo anche nelle sue leggendarie esplosioni d’ira, o nel suo perfezionismo ai limiti del maniacale. A cogliere l’essenza del Metodo Jobs è stato il suo biografo **Walter Isaacson**, che ora ce la propone sotto forma di 14 regole pratiche, supportate da esempi che attingono alla vita dell’uomo che ci ha dato il Mac, l’iPhone e l’iPad.
Le Lezioni di leadership, da tenere sempre a portata di mano e non su uno scaffale, sono nate come lunga inchiesta che** Isaacson** ha scritto non a caso per la Harvard Business Review, una rivista-cult per la classe dirigente ma anche un serbatoio di idee per creativi di ogni settore. Due imperativi riassumono meglio di altri le lezioni di Jobs: «Concentrati» e «Semplifica». Il primo non è un invito a saper scegliere cosa davvero è importante, a concentrarsi sulle priorità senza disperdere energie. «Decidere quello che non si deve fare – secondo il fondatore di Apple – è non meno importante di decidere cosa si deve fare». È la filosofia che Jobs impose al suo rientro in azienda per salvare la Apple dalla bancarotta ed è il motivo per cui, da allora, la società di Cupertino si è concentrata su pochi prodotti d’eccellenza, invece di puntare su una vasta gamma di modelli come fa la rivale Samsung.
Saper scegliere le proprie priorità è una regola che si accompagna a un altro dei 14 comandamenti di Jobs secondo **Isaacson**: non fidarsi dei focus group. Cioè, non essere schiavi di ciò che pensa o di ciò che piace alla gente, per un semplice motivo: «I clienti non sanno quello che vogliono finché non glielo abbiamo mostrato noi». Un concetto che potrebbe essere pericoloso nelle mani di un politico, ma che ha una sua razionalità nei campi d’azione dell’innovazione. Quando a metà degli anni 2000 si cominciò a parlare di smartphone, non era chiaro che cosa significasse davvero per un telefono essere «intelligente». Vennero fuori tanti modelli, in buona parte basati sulle indicazioni dei focus group. Poi, un giorno del 2007, Steve Jobs tirò fuori dalla tasca un iPhone e tutti capirono come doveva essere uno smartphone: le caratteristiche le aveva decise la Apple, rispondendo a esigenze che in larga parte gli utenti non sapevano neppure di avere.
«Semplifica» è l’altro mantra di Jobs. Chi lavorava con lui era continuamente sfidato a rivedere i prodotti, rendendoli più semplici senza perdere niente in efficienza: meno spazi, meno tasti, meno viti. Per i progettisti ogni nuovo prodotto era un incubo, reso ancora più complicato dalla tendenza di Jobs a «deformare la realtà» per pretendere l’impossibile (o quantomeno ciò che ai collaboratori sembra impossibile, e che però alla fine si avverava). Il risultato finale era un minimalismo che si è tradotto in bellezza: il design Apple è da tempo materiale da musei di arte contemporanea.
Il perfezionismo di Jobs – un’altra delle sue 14 regole – si estendeva anche alle parti del prodotto che nessuno vedrà mai. Ai progettisti del Mac impose di realizzare circuiti interni di particolare bellezza, con i chip perfettamente allineati, come se fossero un’opera d’arte. Era il frutto di un insegnamento ricevuto dal padre quando era piccolo, che gli raccontava come i bravi falegnami fossero quelli che usavano il legno buono anche per realizzare la parte posteriore dell’armadio, che nessuno avrebbe visto. Un modo di lavorare – e di essere leader – che fa di Steve Jobs un erede degli scalpellini delle grandi cattedrali, quelli che realizzavano con cura le statue sulle guglie più alte e nascoste. Là dove nessuno all’epoca poteva vederle. Eccetto Dio.
### Descrizione del libro
Basandosi su più di quaranta interviste con Steve Jobs in oltre due anni, e su più di cento con i suoi familiari, amici, rivali e colleghi, Walter Isaacson racconta l’avvincente storia del geniale imprenditore la cui passione per la perfezione e il cui carisma feroce hanno rivoluzionato sei settori dell’economia e del business: computer, cinema d’animazione, musica, telefonia, tablet ed editoria digitale.
Mentre tutto il mondo sta cercando un modo di sviluppare l’economia dell’era digitale, Jobs spicca come massima icona dell’inventiva e dell’immaginazione, perché ha intuito in anticipo che la chiave per creare valore nel ventunesimo secolo è la combinazione di creatività e tecnologia, e ha costruito un’azienda basata sulla connessione tra geniali salti d’immaginazione e riconosciute invenzioni tecnologiche.
Sebbene abbia collaborato attivamente per questo libro, Jobs non ha chiesto nessun controllo sul testo né ha preteso il diritto di leggerlo prima della pubblicazione. Non ha posto nessun filtro, anzi ha incoraggiato i suoi conoscenti, i familiari, gli antagonisti a raccontare onestamente la verità. E lo stesso Steve Jobs parla candidamente, talvolta in maniera brutale, dei colleghi, degli amici e dei nemici, i quali, a loro volta, ne svelano le passioni, il perfezionismo, la maestria, la magia diabolica e l’ossessione per il controllo che hanno caratterizzato il suo approccio al business e i geniali prodotti da lui creati. Ispirato dai suoi demoni, Jobs sarebbe potuto cadere nell’ira e nella disperazione.
Ma la sua personalità e i suoi prodotti erano una sola cosa, esattamente come l’hardware e il software di Apple, parti di un sistema integrato. Una storia che ci insegna e allo stesso tempo ci mette in guardia, ricca di lezioni sull’innovazione, il carattere, la leadership e i valori.

Stella cadente

Fin dal Medioevo un’oscura minaccia grava sulla palude: secondo le dicerie “qualcosa” è caduto dal cielo nelle acque nere. Il compito di fare luce sul mistero è affidato a quattro uomini. Di fronte a un fatto inspiegabile è sempre possibile negare l’evidenza o rifugiarsi nella superstizione, ma per reagire a ciò che viene da un inimmaginabile “altro spazio” occorrono astuzia e coraggio. Così, anche se la verità scuote le loro più radicate convinzioni, i quattro non cedono e comincia la lotta fra il Visitatore e i visitati… Un duello lungo sette secoli per impadronirsi dell’antico segreto e di un’ultima, disperata arma.

La Spada della verità vol. 11

L’EPICA CONCLUSIONE DEL CICLO LA SPADA DELLA VERITÀ
Mentre l’oscurità avanza inesorabile, i pochi rimasti ancora liberi dal potere del male che incombe su di loro non sono in grado di fermare l’ascesa di un nuovo, spietato mondo. Richard Rahl deve affrontare la consapevolezza di non avere altra scelta se non lasciare che la catastrofe avvenga. Nel tentativo di liberare sua moglie Kahlan, vittima dell’incantesimo della Catena di Fuoco attivato dalle Sorelle dell’Oscurità e incapace di ricordare il passato, il suo ruolo di Madre Depositaria e perfino il suo stesso marito, viene portato come prigioniero nell’accampamento dell’Ordine Imperiale all’insaputa dello stesso imperatore Jagang, suo mortale nemico. Le Sorelle hanno fatto ricorso alla loro carta più pericolosa, mettendo in campo le scatole dell’Orden: si avvicina la battaglia finale, nella quale la posta in gioco sarà l’esistenza stessa del mondo intero.
Chi potrà controllare il potere dell’Orden?

La sottile linea scura (Super ET)

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Nell’afosa estate texana del 1958, il tredicenne Stanley Mitchell lavora nel drive-in del padre, e mette il naso in un segreto che doveva rimanere nascosto. E la «perdita dell’innocenza» di Stanley, in quell’estate in cui il mondo per lui cambia per sempre, coincide con il miracolo di una resurrezione davvero magica. In perfetta naturalezza, Lansdale ricrea le voci, il sapore, la vita, di un tempo scomparso del tutto, come non fosse mai esistito. «Qualunque cosa fosse, temevo che si sarebbe impadronita di me, trascinandomi al di là di quella sottile linea scura che fungeva da confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti»: la linea che segna per Stanley la scoperta del male, del dolore e della morte insieme con l’esplosione del sesso e la consapevolezza del conflitto razziale, diventa la parete trasparente da varcare per immergerci, stupiti e riconoscenti, in quegli anni Cinquanta lontani ormai come la preistoria.
*La sottile linea scura* rievoca le tensioni razziali all’interno delle piccole comunità del Texas orientale, in una sorta di guerra tra poveri che rischia, alla fine, di lasciare solo vinti e nessun vincitore.
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### Sinossi
Nell’afosa estate texana del 1958, il tredicenne Stanley Mitchell lavora nel drive-in del padre, e mette il naso in un segreto che doveva rimanere nascosto. E la «perdita dell’innocenza» di Stanley, in quell’estate in cui il mondo per lui cambia per sempre, coincide con il miracolo di una resurrezione davvero magica. In perfetta naturalezza, Lansdale ricrea le voci, il sapore, la vita, di un tempo scomparso del tutto, come non fosse mai esistito. «Qualunque cosa fosse, temevo che si sarebbe impadronita di me, trascinandomi al di là di quella sottile linea scura che fungeva da confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti»: la linea che segna per Stanley la scoperta del male, del dolore e della morte insieme con l’esplosione del sesso e la consapevolezza del conflitto razziale, diventa la parete trasparente da varcare per immergerci, stupiti e riconoscenti, in quegli anni Cinquanta lontani ormai come la preistoria.
*La sottile linea scura* rievoca le tensioni razziali all’interno delle piccole comunità del Texas orientale, in una sorta di guerra tra poveri che rischia, alla fine, di lasciare solo vinti e nessun vincitore.

Sonda mentale

Simeon Kelly è un telepatico, ma soprattutto è il primo individuo umano nato nei laboratori della Creazione Artificiale: l’istituto governativo in cui si pratica l’ingegneria genetica per ottenere “superuomini”. Simeon conduce una vita normale, è insoddisfatto esattamente come tutti coloro che lo circondano, ama gli agi, e amministra il proprio talento come un libero professionista, facendosi ingaggiare dal governo per sondare la mente, a loro insaputa, dei funzionari sospettati di illeciti. Ma un giorno viene chiesto a Simeon Kelly di esplorare la mente di un suo “fratello” artificiale: un essere conosciuto col nome di “Bimbo”. Un bambino mostruoso, destinato a vita breve e toccato dalla pazzia, che però possiede un’intelligenza sovrumana. “Bimbo” ha la chiave di alcune grandi scoperte, il volo astrale, gli schermi di forza,ma si rifiuta di darla, e l’unico modo di carpirgliela è quello di sondargli la mente per mezzo del talento di Kelly.

I soliloqui

Composti nel 387, i “Soliloqui” attuano, come già “A se stesso” di Marco Aurelio, uno sdoppiamento dell’io e si configurano come dialoghi tra Agostino e la Ragione, ponendo il primo in umile ascolto della seconda. Dalle “discussioni” sulla possibilità di conoscere Dio e l’anima, il vero e il falso, Agostino giunge a provare l’immortalità dell’anima attraverso l’immortalità della verità.
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Sodoma. Le 120 giornate che hanno distrutto Berlusconi

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La mattina del 5 giugno 2010, una telefonata al centralino della Questura avverte che in un appartamento al pianterreno di un palazzo di via Villoresi 19, due giovani donne stanno litigando furiosamente. La pattuglia inviata sul posto annota nella relazione di servizio che si tratta di una lite fra tale El Mahroug Karima, di anni 17, e tale Michelle Conceiçao Santos Oliveira, brasiliana di 32 anni. La minorenne coinvolta è nota agli archivi della polizia, nelle discoteche della Riviera Ligure e, soprattutto, a Silvio Berlusconi. Dieci giorni prima il presidente del Consiglio era intervenuto per lei con una telefonata notturna alla Questura di Milano, chiedendo che la giovane fermata con l’accusa di furto, venisse rilasciata al più presto in quanto “nipote del presidente Mubarak”. È l’inizio di uno degli scandali politico-giudiziari più sconvolgenti degli ultimi anni, e forse di tutta la storia dell’Italia repubblicana. Negli uffici della Procura ancora non lo sanno, ma la relazione che da lì a poco arriverà dal Tribunale dei Minori sul caso “della minorenne El Mahroug Karima”, cambierà i destini della Seconda Repubblica, svelando i retroscena inimmaginabili delle feste a luci rosse che si svolgono ad Arcore nella villa del Premier, considerata residenza ufficiale della Presidenza del Consiglio. Un imbarazzante e pericoloso palcoscenico su cui si muovono personaggi noti al grande pubblico televisivo, da Emilio Fede a Lele Mora. Il Rubygate diventa velocemente un caso internazionale.
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