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La nascita dell’individualismo politico. Lutero e la politica della modernità

Il saggio identifica nel pensiero di Lutero uno dei passaggi fondamentali di quella radicale trasformazione filosofica destinata a incidere in ambito religioso, politico, giuridico ed etico che segna l’aprirsi dell’età moderna. Se la visione politica di Machiavelli è portatrice di un’immagine della natura umana – pur pronta al tradimento, all’inganno e alla sopraffazione – ancora ambivalente, in Lutero i presupposti antropologici si radicalizzano nella teorizzazione di un pessimismo ontologico denso di importanti conseguenze in campo politico, sociale, etico. Distaccandosi dalla tradizione di pensiero classico-cristiana precedente, che sosteneva la spontanea socievolezza degli individui e la loro naturale tendenza al raggiungimento del proprio bene e del bene comune, l’antropologia luterana pone al centro dell’indagine socio-politica l’intrinseca malvagità degli uomini, e dunque la loro inevitabile conflittualità: una linea di pensiero che, portata a compimento da Hobbes, costituisce uno degli indirizzi principali della politica della modernità.

Il saggio identifica nel pensiero di Lutero uno dei passaggi fondamentali di quella radicale trasformazione filosofica destinata a incidere in ambito religioso, politico, giuridico ed etico che segna l’aprirsi dell’età moderna. Se la visione politica di Machiavelli è portatrice di un’immagine della natura umana – pur pronta al tradimento, all’inganno e alla sopraffazione – ancora ambivalente, in Lutero i presupposti antropologici si radicalizzano nella teorizzazione di un pessimismo ontologico denso di importanti conseguenze in campo politico, sociale, etico. Distaccandosi dalla tradizione di pensiero classico-cristiana precedente, che sosteneva la spontanea socievolezza degli individui e la loro naturale tendenza al raggiungimento del proprio bene e del bene comune, l’antropologia luterana pone al centro dell’indagine socio-politica l’intrinseca malvagità degli uomini, e dunque la loro inevitabile conflittualità: una linea di pensiero che, portata a compimento da Hobbes, costituisce uno degli indirizzi principali della politica della modernità.

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La Monetina Di Woodrow Wilson

E' una comunissima monetina da dieci centesimi, un "dime" per usare l'espressione americana; risale ai giorni del presidente Wilson, è vero, ma a parte questo non sembra avere nessun'altra peculiarità. E invece Ben, pubblicitario deluso e in cerca di una boccata d'aria che gli permetta di tornare a vivere, scopre che quel "dime" è veramente straordinario e ha la capacità di spalancargli le porte di un'altra dimensione. Come Keith Winton, l'esperto di fantascienza protagonista di un altro memorabile romanzo di desideri esauditi (Assurdo universo di Fredric Brown), anche l'eroe di Jack Finney entra in un mondo dove tutto ciò che ha desiderato sembra a portata di mano. Ma, attenzione, abbiamo detto sembra: nelle storie di desideri si nasconde spesso un doppio fondo, e Finney, l'indimenticabile autore di L'invasione degli ultracorpi, sa che non è facile rivoltare la vita come un guanto. A meno che…

E' una comunissima monetina da dieci centesimi, un "dime" per usare l'espressione americana; risale ai giorni del presidente Wilson, è vero, ma a parte questo non sembra avere nessun'altra peculiarità. E invece Ben, pubblicitario deluso e in cerca di una boccata d'aria che gli permetta di tornare a vivere, scopre che quel "dime" è veramente straordinario e ha la capacità di spalancargli le porte di un'altra dimensione. Come Keith Winton, l'esperto di fantascienza protagonista di un altro memorabile romanzo di desideri esauditi (Assurdo universo di Fredric Brown), anche l'eroe di Jack Finney entra in un mondo dove tutto ciò che ha desiderato sembra a portata di mano. Ma, attenzione, abbiamo detto sembra: nelle storie di desideri si nasconde spesso un doppio fondo, e Finney, l'indimenticabile autore di L'invasione degli ultracorpi, sa che non è facile rivoltare la vita come un guanto. A meno che…

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La minaccia fantasma. Star Wars

Anni prima che Luke Skywalker affronti Dart Fener, due Jedi – Qui-Gon Jinn e Obi-Wan Kenobi – sono stati incaricati di porre fine a un conflitto che sta dividendo la galassia. Ed è qui che scopriranno il “prescelto” destinato a portare l’equilibrio nella Forza, un bambino di nome Anakin Skywalker! Ma i Sith sono in agguato nell’ombra! **

Anni prima che Luke Skywalker affronti Dart Fener, due Jedi – Qui-Gon Jinn e Obi-Wan Kenobi – sono stati incaricati di porre fine a un conflitto che sta dividendo la galassia. Ed è qui che scopriranno il “prescelto” destinato a portare l’equilibrio nella Forza, un bambino di nome Anakin Skywalker! Ma i Sith sono in agguato nell’ombra! **

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La maschera maledetta

Maschere vive che si tendono indissolubilmente con la faccia di chi le indossa, che trasformano normali e innocui ragazzini in mostri malvagi e terrificanti, uno strano gioiello in cui è racchiuso un demone dai poteri spaventosi, assetato di male e di distruzione. Età di lettura: da 10 anni. **

Maschere vive che si tendono indissolubilmente con la faccia di chi le indossa, che trasformano normali e innocui ragazzini in mostri malvagi e terrificanti, uno strano gioiello in cui è racchiuso un demone dai poteri spaventosi, assetato di male e di distruzione. Età di lettura: da 10 anni. **

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La mano sinistra delle tenebre

Il romanzo racconta la storia di un solitario messaggero, Genly Ai, e della sua missione su Inverno, un pianeta sconosciuto e ghiacciato, i cui abitanti possono scegliere – e cambiare – il proprio sesso. Scopo della missione è accelerare l’ingresso di Inverno nell’Ecumene, la lega dei mondi civilizzati, e per far ciò Ai dovrà farsi strada nelle sottili trame dei governanti, si troverà a combattere per la sua stessa sopravvivenza ma, soprattutto, dovrà essere pronto ad aprirsi a un mondo nuovo e diverso e a confrontarsi con una sfida più alta: che cosa è “alieno” e che cosa è “umano”? **

Il romanzo racconta la storia di un solitario messaggero, Genly Ai, e della sua missione su Inverno, un pianeta sconosciuto e ghiacciato, i cui abitanti possono scegliere – e cambiare – il proprio sesso. Scopo della missione è accelerare l’ingresso di Inverno nell’Ecumene, la lega dei mondi civilizzati, e per far ciò Ai dovrà farsi strada nelle sottili trame dei governanti, si troverà a combattere per la sua stessa sopravvivenza ma, soprattutto, dovrà essere pronto ad aprirsi a un mondo nuovo e diverso e a confrontarsi con una sfida più alta: che cosa è “alieno” e che cosa è “umano”? **

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La maledizione della pecora

Antonio Elia, attore di teatro, si gode gli applausi del pubblico a fine spettacolo. È infatuato di Silvia, l’attraente compagna di scena, che però apprezza negli uomini qualcosa che a lui manca: un portafogli gonfio. A consolare Antonio c’è Alessandro, regista divorziato e completamente fuso dalla marijuana e da sostanze neurotossiche di varia natura. Mentre è in camerino, Antonio riceve la visita dell’eterea Paolina: la giovane è un avvocato e lo informa di essere l’unico erede di un immenso patrimonio lasciatogli da Mario Elia, un prozio fino a quel momento sconosciuto. Frastornato dalla notizia e dalla sconvolgente bellezza della donna, Antonio accetta le sue condizioni: firmare con il sangue un contratto scritto su un vello di pecora.
Da quel momento, preso possesso della villa e della maggioranza azionaria della Elia’s Express, Antonio si ritroverà circondato da domestici permalosi e pescicani della finanza, spacciatori di droga e trafficanti d’armi: tutti irrimediabilmente squilibrati. Un esilarante pastiche tra azione e grand-guignol, sedute spiritiche e profezie, scontri a fuoco e rese dei conti… «proprio come in un film di merda», per usare le parole del protagonista. **
### Sinossi
Antonio Elia, attore di teatro, si gode gli applausi del pubblico a fine spettacolo. È infatuato di Silvia, l’attraente compagna di scena, che però apprezza negli uomini qualcosa che a lui manca: un portafogli gonfio. A consolare Antonio c’è Alessandro, regista divorziato e completamente fuso dalla marijuana e da sostanze neurotossiche di varia natura. Mentre è in camerino, Antonio riceve la visita dell’eterea Paolina: la giovane è un avvocato e lo informa di essere l’unico erede di un immenso patrimonio lasciatogli da Mario Elia, un prozio fino a quel momento sconosciuto. Frastornato dalla notizia e dalla sconvolgente bellezza della donna, Antonio accetta le sue condizioni: firmare con il sangue un contratto scritto su un vello di pecora.
Da quel momento, preso possesso della villa e della maggioranza azionaria della Elia’s Express, Antonio si ritroverà circondato da domestici permalosi e pescicani della finanza, spacciatori di droga e trafficanti d’armi: tutti irrimediabilmente squilibrati. Un esilarante pastiche tra azione e grand-guignol, sedute spiritiche e profezie, scontri a fuoco e rese dei conti… «proprio come in un film di merda», per usare le parole del protagonista.

Antonio Elia, attore di teatro, si gode gli applausi del pubblico a fine spettacolo. È infatuato di Silvia, l’attraente compagna di scena, che però apprezza negli uomini qualcosa che a lui manca: un portafogli gonfio. A consolare Antonio c’è Alessandro, regista divorziato e completamente fuso dalla marijuana e da sostanze neurotossiche di varia natura. Mentre è in camerino, Antonio riceve la visita dell’eterea Paolina: la giovane è un avvocato e lo informa di essere l’unico erede di un immenso patrimonio lasciatogli da Mario Elia, un prozio fino a quel momento sconosciuto. Frastornato dalla notizia e dalla sconvolgente bellezza della donna, Antonio accetta le sue condizioni: firmare con il sangue un contratto scritto su un vello di pecora.
Da quel momento, preso possesso della villa e della maggioranza azionaria della Elia’s Express, Antonio si ritroverà circondato da domestici permalosi e pescicani della finanza, spacciatori di droga e trafficanti d’armi: tutti irrimediabilmente squilibrati. Un esilarante pastiche tra azione e grand-guignol, sedute spiritiche e profezie, scontri a fuoco e rese dei conti… «proprio come in un film di merda», per usare le parole del protagonista. **
### Sinossi
Antonio Elia, attore di teatro, si gode gli applausi del pubblico a fine spettacolo. È infatuato di Silvia, l’attraente compagna di scena, che però apprezza negli uomini qualcosa che a lui manca: un portafogli gonfio. A consolare Antonio c’è Alessandro, regista divorziato e completamente fuso dalla marijuana e da sostanze neurotossiche di varia natura. Mentre è in camerino, Antonio riceve la visita dell’eterea Paolina: la giovane è un avvocato e lo informa di essere l’unico erede di un immenso patrimonio lasciatogli da Mario Elia, un prozio fino a quel momento sconosciuto. Frastornato dalla notizia e dalla sconvolgente bellezza della donna, Antonio accetta le sue condizioni: firmare con il sangue un contratto scritto su un vello di pecora.
Da quel momento, preso possesso della villa e della maggioranza azionaria della Elia’s Express, Antonio si ritroverà circondato da domestici permalosi e pescicani della finanza, spacciatori di droga e trafficanti d’armi: tutti irrimediabilmente squilibrati. Un esilarante pastiche tra azione e grand-guignol, sedute spiritiche e profezie, scontri a fuoco e rese dei conti… «proprio come in un film di merda», per usare le parole del protagonista.

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La malaluna

Una famiglia friulana di lingua slovena stretta nelle maglie del confine orientale. Un padre soldato e una donna minuta, forte come mille uomini, che la Prima guerra mondiale strappa, assieme ai tre figli, dalla propria terra nel nome di un destino collettivo e familiare segnato dalla rotta di Caporetto e dall’ascesa di quel fascismo di confine che evoca misteri e vendette mai sopite.
Maurizio Mattiuzza, nel suo potente esordio narrativo, svela un’appassionante storia corale, ispirata a quella dei suoi avi, che intreccia le vite, gli amori, gli scontri e le morti di una battaglia per l’esistenza che comincia vicino a Udine nei primi anni del secolo scorso, continua nel Ventennio con l’accanimento etnico del Regime di confine e finisce a Gela nella notte dello sbarco alleato del ’43 dove è chiamato a combattere Giovanni Sbaiz, protagonista del libro.
Un’affascinante saga di «vinti» in lotta per i propri diritti, la storia di un frammento di popolo pronto a schierarsi o a mimetizzarsi nel male minore, ma mai ad arrendersi. Un libro emozionante sull’inutilità della guerra, sulla tragedia dei profughi e sulla follia del fascismo. **
### Sinossi
Una famiglia friulana di lingua slovena stretta nelle maglie del confine orientale. Un padre soldato e una donna minuta, forte come mille uomini, che la Prima guerra mondiale strappa, assieme ai tre figli, dalla propria terra nel nome di un destino collettivo e familiare segnato dalla rotta di Caporetto e dall’ascesa di quel fascismo di confine che evoca misteri e vendette mai sopite.
Maurizio Mattiuzza, nel suo potente esordio narrativo, svela un’appassionante storia corale, ispirata a quella dei suoi avi, che intreccia le vite, gli amori, gli scontri e le morti di una battaglia per l’esistenza che comincia vicino a Udine nei primi anni del secolo scorso, continua nel Ventennio con l’accanimento etnico del Regime di confine e finisce a Gela nella notte dello sbarco alleato del ’43 dove è chiamato a combattere Giovanni Sbaiz, protagonista del libro.
Un’affascinante saga di «vinti» in lotta per i propri diritti, la storia di un frammento di popolo pronto a schierarsi o a mimetizzarsi nel male minore, ma mai ad arrendersi. Un libro emozionante sull’inutilità della guerra, sulla tragedia dei profughi e sulla follia del fascismo.

Una famiglia friulana di lingua slovena stretta nelle maglie del confine orientale. Un padre soldato e una donna minuta, forte come mille uomini, che la Prima guerra mondiale strappa, assieme ai tre figli, dalla propria terra nel nome di un destino collettivo e familiare segnato dalla rotta di Caporetto e dall’ascesa di quel fascismo di confine che evoca misteri e vendette mai sopite.
Maurizio Mattiuzza, nel suo potente esordio narrativo, svela un’appassionante storia corale, ispirata a quella dei suoi avi, che intreccia le vite, gli amori, gli scontri e le morti di una battaglia per l’esistenza che comincia vicino a Udine nei primi anni del secolo scorso, continua nel Ventennio con l’accanimento etnico del Regime di confine e finisce a Gela nella notte dello sbarco alleato del ’43 dove è chiamato a combattere Giovanni Sbaiz, protagonista del libro.
Un’affascinante saga di «vinti» in lotta per i propri diritti, la storia di un frammento di popolo pronto a schierarsi o a mimetizzarsi nel male minore, ma mai ad arrendersi. Un libro emozionante sull’inutilità della guerra, sulla tragedia dei profughi e sulla follia del fascismo. **
### Sinossi
Una famiglia friulana di lingua slovena stretta nelle maglie del confine orientale. Un padre soldato e una donna minuta, forte come mille uomini, che la Prima guerra mondiale strappa, assieme ai tre figli, dalla propria terra nel nome di un destino collettivo e familiare segnato dalla rotta di Caporetto e dall’ascesa di quel fascismo di confine che evoca misteri e vendette mai sopite.
Maurizio Mattiuzza, nel suo potente esordio narrativo, svela un’appassionante storia corale, ispirata a quella dei suoi avi, che intreccia le vite, gli amori, gli scontri e le morti di una battaglia per l’esistenza che comincia vicino a Udine nei primi anni del secolo scorso, continua nel Ventennio con l’accanimento etnico del Regime di confine e finisce a Gela nella notte dello sbarco alleato del ’43 dove è chiamato a combattere Giovanni Sbaiz, protagonista del libro.
Un’affascinante saga di «vinti» in lotta per i propri diritti, la storia di un frammento di popolo pronto a schierarsi o a mimetizzarsi nel male minore, ma mai ad arrendersi. Un libro emozionante sull’inutilità della guerra, sulla tragedia dei profughi e sulla follia del fascismo.

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La Guerra Fredda Culturale

Un resoconto ampio e dettagliato della potente rete di finanziamenti di illustri esponenti e organi della cultura europea messa in piedi dalla CIA dopo la seconda guerra mondiale. Dopo i due decenni dei fascismi e della guerra, la stragrande maggioranza degli intellettuali europei erano su posizioni critiche anticapitaliste. Per contrastare il richiamo del comunismo e la crescita del peso elettorale delle sinistre, la CIA non risparmiò né uomini né risorse finanziarie. Per quel che riguarda la musica e la composizione musicale spiccarono il festival “Capolavori del Ventesimo Secolo”, tenuto a Parigi nel 1952, a cui fu invitata una teoria infinita di musicisti e compositori, da Igor Stravinsky a Claude Debussy, i tour costosi e trionfali della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee, la Conferenza Internazionale della Musica del Ventesimo Secolo a Roma nell’aprile del 1954. L’avanguardia fu promossa, in collaborazione con il Museum of Modern Art di New York, anche nella pittura con una serie di mostre sull’espressionismo astratto americano – l'”arte della libera impresa”, come la chiamava Nelson Rockefeller – che fecero diventare per un decennio i vari Pollock, Gorky, Motherwell le star delle gallerie europee. Il Congresso per la Libertà Culturale, una copertura della CIA, finanziava la rivista anglo-americana «Encounter», la francese «Preuves», la tedesca «Der Monat» e in Italia «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, che si voleva contrapporre a «Nuovi Argomenti» di Alberto Moravia, e molte altre testate in Europa, America Latina, Asia e Oceania. La CIA riuscì inoltre a inquadrare molti dei più rinomati esponenti dell’intellettualità occidentale e a metterli al servizio delle sue politiche, al punto che alcuni finirono direttamente sul suo libro paga. Tra gli intellettuali che la CIA finanziò e promosse troviamo Arthur Schlesinger, Isaiah Berlin, Hannah Arendt, Ignazio Silone, George Orwell, Arthur Koestler, Raymond Aron e moltissimi altri esponenti dell’alta cultura delle due sponde dell’Atlantico. La “battaglia per la conquista delle menti”, come la chiamò il segretario di Stato americano Edward Barrett, è l’oggetto di questo libro, appassionante e documentatissimo, che rappresenta un contributo imprescindibile per la comprensione dei rapporti fra USA ed Europa nel dopoguerra. **
### Sinossi
Un resoconto ampio e dettagliato della potente rete di finanziamenti di illustri esponenti e organi della cultura europea messa in piedi dalla CIA dopo la seconda guerra mondiale. Dopo i due decenni dei fascismi e della guerra, la stragrande maggioranza degli intellettuali europei erano su posizioni critiche anticapitaliste. Per contrastare il richiamo del comunismo e la crescita del peso elettorale delle sinistre, la CIA non risparmiò né uomini né risorse finanziarie. Per quel che riguarda la musica e la composizione musicale spiccarono il festival “Capolavori del Ventesimo Secolo”, tenuto a Parigi nel 1952, a cui fu invitata una teoria infinita di musicisti e compositori, da Igor Stravinsky a Claude Debussy, i tour costosi e trionfali della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee, la Conferenza Internazionale della Musica del Ventesimo Secolo a Roma nell’aprile del 1954. L’avanguardia fu promossa, in collaborazione con il Museum of Modern Art di New York, anche nella pittura con una serie di mostre sull’espressionismo astratto americano – l'”arte della libera impresa”, come la chiamava Nelson Rockefeller – che fecero diventare per un decennio i vari Pollock, Gorky, Motherwell le star delle gallerie europee. Il Congresso per la Libertà Culturale, una copertura della CIA, finanziava la rivista anglo-americana «Encounter», la francese «Preuves», la tedesca «Der Monat» e in Italia «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, che si voleva contrapporre a «Nuovi Argomenti» di Alberto Moravia, e molte altre testate in Europa, America Latina, Asia e Oceania. La CIA riuscì inoltre a inquadrare molti dei più rinomati esponenti dell’intellettualità occidentale e a metterli al servizio delle sue politiche, al punto che alcuni finirono direttamente sul suo libro paga. Tra gli intellettuali che la CIA finanziò e promosse troviamo Arthur Schlesinger, Isaiah Berlin, Hannah Arendt, Ignazio Silone, George Orwell, Arthur Koestler, Raymond Aron e moltissimi altri esponenti dell’alta cultura delle due sponde dell’Atlantico. La “battaglia per la conquista delle menti”, come la chiamò il segretario di Stato americano Edward Barrett, è l’oggetto di questo libro, appassionante e documentatissimo, che rappresenta un contributo imprescindibile per la comprensione dei rapporti fra USA ed Europa nel dopoguerra.

Un resoconto ampio e dettagliato della potente rete di finanziamenti di illustri esponenti e organi della cultura europea messa in piedi dalla CIA dopo la seconda guerra mondiale. Dopo i due decenni dei fascismi e della guerra, la stragrande maggioranza degli intellettuali europei erano su posizioni critiche anticapitaliste. Per contrastare il richiamo del comunismo e la crescita del peso elettorale delle sinistre, la CIA non risparmiò né uomini né risorse finanziarie. Per quel che riguarda la musica e la composizione musicale spiccarono il festival “Capolavori del Ventesimo Secolo”, tenuto a Parigi nel 1952, a cui fu invitata una teoria infinita di musicisti e compositori, da Igor Stravinsky a Claude Debussy, i tour costosi e trionfali della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee, la Conferenza Internazionale della Musica del Ventesimo Secolo a Roma nell’aprile del 1954. L’avanguardia fu promossa, in collaborazione con il Museum of Modern Art di New York, anche nella pittura con una serie di mostre sull’espressionismo astratto americano – l'”arte della libera impresa”, come la chiamava Nelson Rockefeller – che fecero diventare per un decennio i vari Pollock, Gorky, Motherwell le star delle gallerie europee. Il Congresso per la Libertà Culturale, una copertura della CIA, finanziava la rivista anglo-americana «Encounter», la francese «Preuves», la tedesca «Der Monat» e in Italia «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, che si voleva contrapporre a «Nuovi Argomenti» di Alberto Moravia, e molte altre testate in Europa, America Latina, Asia e Oceania. La CIA riuscì inoltre a inquadrare molti dei più rinomati esponenti dell’intellettualità occidentale e a metterli al servizio delle sue politiche, al punto che alcuni finirono direttamente sul suo libro paga. Tra gli intellettuali che la CIA finanziò e promosse troviamo Arthur Schlesinger, Isaiah Berlin, Hannah Arendt, Ignazio Silone, George Orwell, Arthur Koestler, Raymond Aron e moltissimi altri esponenti dell’alta cultura delle due sponde dell’Atlantico. La “battaglia per la conquista delle menti”, come la chiamò il segretario di Stato americano Edward Barrett, è l’oggetto di questo libro, appassionante e documentatissimo, che rappresenta un contributo imprescindibile per la comprensione dei rapporti fra USA ed Europa nel dopoguerra. **
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Un resoconto ampio e dettagliato della potente rete di finanziamenti di illustri esponenti e organi della cultura europea messa in piedi dalla CIA dopo la seconda guerra mondiale. Dopo i due decenni dei fascismi e della guerra, la stragrande maggioranza degli intellettuali europei erano su posizioni critiche anticapitaliste. Per contrastare il richiamo del comunismo e la crescita del peso elettorale delle sinistre, la CIA non risparmiò né uomini né risorse finanziarie. Per quel che riguarda la musica e la composizione musicale spiccarono il festival “Capolavori del Ventesimo Secolo”, tenuto a Parigi nel 1952, a cui fu invitata una teoria infinita di musicisti e compositori, da Igor Stravinsky a Claude Debussy, i tour costosi e trionfali della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee, la Conferenza Internazionale della Musica del Ventesimo Secolo a Roma nell’aprile del 1954. L’avanguardia fu promossa, in collaborazione con il Museum of Modern Art di New York, anche nella pittura con una serie di mostre sull’espressionismo astratto americano – l'”arte della libera impresa”, come la chiamava Nelson Rockefeller – che fecero diventare per un decennio i vari Pollock, Gorky, Motherwell le star delle gallerie europee. Il Congresso per la Libertà Culturale, una copertura della CIA, finanziava la rivista anglo-americana «Encounter», la francese «Preuves», la tedesca «Der Monat» e in Italia «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, che si voleva contrapporre a «Nuovi Argomenti» di Alberto Moravia, e molte altre testate in Europa, America Latina, Asia e Oceania. La CIA riuscì inoltre a inquadrare molti dei più rinomati esponenti dell’intellettualità occidentale e a metterli al servizio delle sue politiche, al punto che alcuni finirono direttamente sul suo libro paga. Tra gli intellettuali che la CIA finanziò e promosse troviamo Arthur Schlesinger, Isaiah Berlin, Hannah Arendt, Ignazio Silone, George Orwell, Arthur Koestler, Raymond Aron e moltissimi altri esponenti dell’alta cultura delle due sponde dell’Atlantico. La “battaglia per la conquista delle menti”, come la chiamò il segretario di Stato americano Edward Barrett, è l’oggetto di questo libro, appassionante e documentatissimo, che rappresenta un contributo imprescindibile per la comprensione dei rapporti fra USA ed Europa nel dopoguerra.

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La grande balla. La casta del Nord che vive sulle spalle del Sud

Quanti cittadini sanno che sessantun miliardi dovuti al Sud vengono ogni anno regalati al Nord? Si tratta del più grande furto di stato mai conosciuto nella storia recente della Repubblica italiana. I numeri di questa operazione verità fanno tremare vene e polsi, e permettono legittimamente di chiedersi se l’Italia esista ancora. Sapete a quanto ammonta la spesa per infrastrutture nel Mezzogiorno? Lo 0,15% del PIL, praticamente è stata azzerata. C’è un treno ad alta velocità ogni venti minuti tra Milano e Torino e nemmeno uno alla settimana da Napoli a Bari o da Napoli a Reggio Calabria. Per gli aiuti alle famiglie in Campania arrivano trenta milioni, in Veneto duecento, in Lombardia duecentocinquanta. Mentre la Regione Piemonte spende per i suoi servizi generali nettamente di più di quanto spendono tutte insieme Campania, Puglia e Calabria. Intanto al Nord c’è un insegnante ogni dieci studenti, al Sud gli studenti sono venti per ogni professore. La grande balla vi conduce in un lungo viaggio nelle piccole grandi patrie dell’assistenzialismo, che non sono al Sud, ma tutte al Nord. La politica si è abituata da vent’anni a togliere investimenti al Sud per soddisfare le pretese dei questuanti di turno, sistemare gli amici degli amici nel coacervo di enti pubblici proliferati con la spesa facile. Tutti collocati nelle ricche regioni del Nord. La verità (amara) è che chi credeva nell’integrazione tra Nord Italia e Nord Europa, e nel teorema “il Mezzogiorno seguirà”, ha sbagliato tutto. L’unica integrazione possibile è quella tra Nord e Sud Italia, per poter competere ad armi pari nell’arena globale. Un’inchiesta esplosiva sulle vere cause, e le vere responsabilità, di un’Italia divisa in due, che si fa la guerra invece di unire le forze. La questione meridionale come non l’avete mai vista. I numeri di questa operazione verità, certificati dalle principali istituzioni economiche e statistiche nazionali, fanno tremare vene e polsi.

Quanti cittadini sanno che sessantun miliardi dovuti al Sud vengono ogni anno regalati al Nord? Si tratta del più grande furto di stato mai conosciuto nella storia recente della Repubblica italiana. I numeri di questa operazione verità fanno tremare vene e polsi, e permettono legittimamente di chiedersi se l’Italia esista ancora. Sapete a quanto ammonta la spesa per infrastrutture nel Mezzogiorno? Lo 0,15% del PIL, praticamente è stata azzerata. C’è un treno ad alta velocità ogni venti minuti tra Milano e Torino e nemmeno uno alla settimana da Napoli a Bari o da Napoli a Reggio Calabria. Per gli aiuti alle famiglie in Campania arrivano trenta milioni, in Veneto duecento, in Lombardia duecentocinquanta. Mentre la Regione Piemonte spende per i suoi servizi generali nettamente di più di quanto spendono tutte insieme Campania, Puglia e Calabria. Intanto al Nord c’è un insegnante ogni dieci studenti, al Sud gli studenti sono venti per ogni professore. La grande balla vi conduce in un lungo viaggio nelle piccole grandi patrie dell’assistenzialismo, che non sono al Sud, ma tutte al Nord. La politica si è abituata da vent’anni a togliere investimenti al Sud per soddisfare le pretese dei questuanti di turno, sistemare gli amici degli amici nel coacervo di enti pubblici proliferati con la spesa facile. Tutti collocati nelle ricche regioni del Nord. La verità (amara) è che chi credeva nell’integrazione tra Nord Italia e Nord Europa, e nel teorema “il Mezzogiorno seguirà”, ha sbagliato tutto. L’unica integrazione possibile è quella tra Nord e Sud Italia, per poter competere ad armi pari nell’arena globale. Un’inchiesta esplosiva sulle vere cause, e le vere responsabilità, di un’Italia divisa in due, che si fa la guerra invece di unire le forze. La questione meridionale come non l’avete mai vista. I numeri di questa operazione verità, certificati dalle principali istituzioni economiche e statistiche nazionali, fanno tremare vene e polsi.

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La Gioia Fa Parecchio Rumore

*La gioia fa parecchio rumore* è un romanzo tempestoso che ubbidisce a una sola regola: dire la vita con tutta l’energia che ci si ritrova addosso. C’è un io e c’è un noi: anzi, un *noantri*. E c’è un bambino che impara a vivere dalle persone che gli stanno intorno: «gente che non si tiene niente nel cuore», allegra, chiassosa, abituata ad amare anche nei momenti piú bui, e ad amare senza misura. Bonvissuto canta la Roma, ma canta soprattutto un amore assoluto, fulminante, che si accende nell’animo per trasformarlo.
Mescolando alto e basso a ogni riga, divagazioni e scene formidabili, il nuovo libro di Bonvissuto parte come un trattatello filosofico sull’amore per diventare a poco a poco un romanzo corale di grande forza. A differenza di molte passioni, quella calcistica dura una vita intera e arde sempre, nel bene e soprattutto nel male: «Forse il calcio è l’unica cosa al mondo che è piú bella quando la fanno gli altri, quelli con quella maglia però. Che comunque ce l’hanno solo in prestito, perché la maglia della Roma è la mia. Potrebbero anche averla rubata. E l’amore forse è questo: correre appresso a un ladro che ci ha rubato qualcosa». Attorno a questa fiamma si condensa un microcosmo di padri, nonni, zii, fratelli di fede giallorossa, una comunità vera e propria, allegra, sterminata, capace d’iniziarti alla vita. La condivisione delle sconfitte, il divano da cui tutta la famiglia «guarda» la radio, l’epica costruzione della bandiera da portare allo stadio insieme ai panini con la frittata, le trasferte su quel pulmino lentissimo che profuma di mandarini, e le partite, certo, viste con occhi bambini ancora allergici a date, nomi, tecnicismi, ma capaci di vedere pure l’invisibile. Poi c’è Barabba, che vive in una roulotte lungo la ferrovia: spetterà a lui svelare al bambino la quantità di universi concentrati in una sola maglia di calcio. La numero cinque. La indossa un brasiliano atipico, un centrocampista che arriva in punta di piedi e realizza il sogno proibito di tutti i tifosi, l’innominabile parola che inizia con la *s*… *La gioia fa parecchio rumore* è uno di quei libri che ti fanno immergere totalmente nel mondo che raccontano. E che te lo fanno rimpiangere, alla fine, come se fosse il tuo.

*La gioia fa parecchio rumore* è un romanzo tempestoso che ubbidisce a una sola regola: dire la vita con tutta l’energia che ci si ritrova addosso. C’è un io e c’è un noi: anzi, un *noantri*. E c’è un bambino che impara a vivere dalle persone che gli stanno intorno: «gente che non si tiene niente nel cuore», allegra, chiassosa, abituata ad amare anche nei momenti piú bui, e ad amare senza misura. Bonvissuto canta la Roma, ma canta soprattutto un amore assoluto, fulminante, che si accende nell’animo per trasformarlo.
Mescolando alto e basso a ogni riga, divagazioni e scene formidabili, il nuovo libro di Bonvissuto parte come un trattatello filosofico sull’amore per diventare a poco a poco un romanzo corale di grande forza. A differenza di molte passioni, quella calcistica dura una vita intera e arde sempre, nel bene e soprattutto nel male: «Forse il calcio è l’unica cosa al mondo che è piú bella quando la fanno gli altri, quelli con quella maglia però. Che comunque ce l’hanno solo in prestito, perché la maglia della Roma è la mia. Potrebbero anche averla rubata. E l’amore forse è questo: correre appresso a un ladro che ci ha rubato qualcosa». Attorno a questa fiamma si condensa un microcosmo di padri, nonni, zii, fratelli di fede giallorossa, una comunità vera e propria, allegra, sterminata, capace d’iniziarti alla vita. La condivisione delle sconfitte, il divano da cui tutta la famiglia «guarda» la radio, l’epica costruzione della bandiera da portare allo stadio insieme ai panini con la frittata, le trasferte su quel pulmino lentissimo che profuma di mandarini, e le partite, certo, viste con occhi bambini ancora allergici a date, nomi, tecnicismi, ma capaci di vedere pure l’invisibile. Poi c’è Barabba, che vive in una roulotte lungo la ferrovia: spetterà a lui svelare al bambino la quantità di universi concentrati in una sola maglia di calcio. La numero cinque. La indossa un brasiliano atipico, un centrocampista che arriva in punta di piedi e realizza il sogno proibito di tutti i tifosi, l’innominabile parola che inizia con la *s*… *La gioia fa parecchio rumore* è uno di quei libri che ti fanno immergere totalmente nel mondo che raccontano. E che te lo fanno rimpiangere, alla fine, come se fosse il tuo.

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La Fine

15 agosto 1953. È la festa dell’Assunta a Elephant Park e, come ogni anno, il quartiere si trasforma in un carnevale di venditori ambulanti, gente di ogni colore, infinite varietà di cibo, mirabolanti giostre per bambini. Tra la folla svettano i portatori della Vergine con le loro tonache immacolate, che contrastano con la pelle scura della statua di Maria. L’aria della sera estiva porta in sé il sentore di un presagio, e per una volta tutto sarà diverso. Una vedova abortista, un adolescente introverso, un’enigmatica sartina, un marito abbandonato, un gioielliere che colleziona lettere di confederati e Rocco, il panettiere. Individui ordinari, trascurabili perfino, ma resi indimenticabili dalla loro fede incrollabile nella ricerca del proprio compimento, nel realizzare quel determinato atto, quel particolare progetto, con l’idea che al termine del percorso sia possibile trovare la fine di tutto. Salvatore Scibona tesse una serrata trama di eventi, costellata di indizi nascosti, ambientata negli anni Cinquanta tra gli immigrati della comunità italoamericana di Cleveland, Ohio, e segnata da un crimine mai svelato che informa le vite dei protagonisti. Un’opera prima che sfiora, con garbo e capacità di introspezione, i grandi temi della vita attraverso i pensieri e le riflessioni dei suoi personaggi, facendo scivolare il lettore nel puro piacere di un’avida lettura. **
### Sinossi
15 agosto 1953. È la festa dell’Assunta a Elephant Park e, come ogni anno, il quartiere si trasforma in un carnevale di venditori ambulanti, gente di ogni colore, infinite varietà di cibo, mirabolanti giostre per bambini. Tra la folla svettano i portatori della Vergine con le loro tonache immacolate, che contrastano con la pelle scura della statua di Maria. L’aria della sera estiva porta in sé il sentore di un presagio, e per una volta tutto sarà diverso. Una vedova abortista, un adolescente introverso, un’enigmatica sartina, un marito abbandonato, un gioielliere che colleziona lettere di confederati e Rocco, il panettiere. Individui ordinari, trascurabili perfino, ma resi indimenticabili dalla loro fede incrollabile nella ricerca del proprio compimento, nel realizzare quel determinato atto, quel particolare progetto, con l’idea che al termine del percorso sia possibile trovare la fine di tutto. Salvatore Scibona tesse una serrata trama di eventi, costellata di indizi nascosti, ambientata negli anni Cinquanta tra gli immigrati della comunità italoamericana di Cleveland, Ohio, e segnata da un crimine mai svelato che informa le vite dei protagonisti. Un’opera prima che sfiora, con garbo e capacità di introspezione, i grandi temi della vita attraverso i pensieri e le riflessioni dei suoi personaggi, facendo scivolare il lettore nel puro piacere di un’avida lettura.

15 agosto 1953. È la festa dell’Assunta a Elephant Park e, come ogni anno, il quartiere si trasforma in un carnevale di venditori ambulanti, gente di ogni colore, infinite varietà di cibo, mirabolanti giostre per bambini. Tra la folla svettano i portatori della Vergine con le loro tonache immacolate, che contrastano con la pelle scura della statua di Maria. L’aria della sera estiva porta in sé il sentore di un presagio, e per una volta tutto sarà diverso. Una vedova abortista, un adolescente introverso, un’enigmatica sartina, un marito abbandonato, un gioielliere che colleziona lettere di confederati e Rocco, il panettiere. Individui ordinari, trascurabili perfino, ma resi indimenticabili dalla loro fede incrollabile nella ricerca del proprio compimento, nel realizzare quel determinato atto, quel particolare progetto, con l’idea che al termine del percorso sia possibile trovare la fine di tutto. Salvatore Scibona tesse una serrata trama di eventi, costellata di indizi nascosti, ambientata negli anni Cinquanta tra gli immigrati della comunità italoamericana di Cleveland, Ohio, e segnata da un crimine mai svelato che informa le vite dei protagonisti. Un’opera prima che sfiora, con garbo e capacità di introspezione, i grandi temi della vita attraverso i pensieri e le riflessioni dei suoi personaggi, facendo scivolare il lettore nel puro piacere di un’avida lettura. **
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15 agosto 1953. È la festa dell’Assunta a Elephant Park e, come ogni anno, il quartiere si trasforma in un carnevale di venditori ambulanti, gente di ogni colore, infinite varietà di cibo, mirabolanti giostre per bambini. Tra la folla svettano i portatori della Vergine con le loro tonache immacolate, che contrastano con la pelle scura della statua di Maria. L’aria della sera estiva porta in sé il sentore di un presagio, e per una volta tutto sarà diverso. Una vedova abortista, un adolescente introverso, un’enigmatica sartina, un marito abbandonato, un gioielliere che colleziona lettere di confederati e Rocco, il panettiere. Individui ordinari, trascurabili perfino, ma resi indimenticabili dalla loro fede incrollabile nella ricerca del proprio compimento, nel realizzare quel determinato atto, quel particolare progetto, con l’idea che al termine del percorso sia possibile trovare la fine di tutto. Salvatore Scibona tesse una serrata trama di eventi, costellata di indizi nascosti, ambientata negli anni Cinquanta tra gli immigrati della comunità italoamericana di Cleveland, Ohio, e segnata da un crimine mai svelato che informa le vite dei protagonisti. Un’opera prima che sfiora, con garbo e capacità di introspezione, i grandi temi della vita attraverso i pensieri e le riflessioni dei suoi personaggi, facendo scivolare il lettore nel puro piacere di un’avida lettura.

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La Filosofia Non È Una Barba

Un libro che rende indimenticabile la vita e il pensiero dei filosofi che hanno fatto la storia
Perché Eraclito morì sepolto vivo sotto il letame?
Cosa ci raccontano il dolce morire di Democrito in una vasca piena di miele e il tuffarsi nell’Etna di Empedocle?
Perché Thomas More fu decapitato e Giordano Bruno arso vivo?
Cosa nascondono la cicuta di Socrate, la polmonite di Descartes e la pleurite di Schopenhauer?
Per Matteo Saudino, il Prof più seguito d’Italia, morire è l’atto più filosofico del nostro vivere. La morte è un caleidoscopio attraverso cui osservare frammenti di puzzle esistenziali e ricostruire trame del pensiero. Partendo dal racconto delle memorabili morti di quindici grandi filosofi, Saudino ci svela lo stretto legame che intreccia vita e pensiero: ecco quindi che nella loro fine ritroviamo l’essenza del loro sistema filosofico che, così raccontato, ci appare inaspettatamente chiaro, logico, lineare e, soprattutto, indimenticabile.
**Una prospettiva originale e intrigante per comprendere a fondo il pensiero dei grandi filosofi e arricchire la nostra conoscenza.**

Un libro che rende indimenticabile la vita e il pensiero dei filosofi che hanno fatto la storia
Perché Eraclito morì sepolto vivo sotto il letame?
Cosa ci raccontano il dolce morire di Democrito in una vasca piena di miele e il tuffarsi nell’Etna di Empedocle?
Perché Thomas More fu decapitato e Giordano Bruno arso vivo?
Cosa nascondono la cicuta di Socrate, la polmonite di Descartes e la pleurite di Schopenhauer?
Per Matteo Saudino, il Prof più seguito d’Italia, morire è l’atto più filosofico del nostro vivere. La morte è un caleidoscopio attraverso cui osservare frammenti di puzzle esistenziali e ricostruire trame del pensiero. Partendo dal racconto delle memorabili morti di quindici grandi filosofi, Saudino ci svela lo stretto legame che intreccia vita e pensiero: ecco quindi che nella loro fine ritroviamo l’essenza del loro sistema filosofico che, così raccontato, ci appare inaspettatamente chiaro, logico, lineare e, soprattutto, indimenticabile.
**Una prospettiva originale e intrigante per comprendere a fondo il pensiero dei grandi filosofi e arricchire la nostra conoscenza.**

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La figlia del peccato

1957
Margherita è per tutti la figlia del peccato.
Concepita fuori dal vincolo matrimoniale, è nata in carcere e a vent’anni, nonostante la straordinaria bellezza, sa che non potrà mai sposarsi, perché l’amore è un lusso che non si può permettere.
Vittorio Ranieri di Montebello paga sempre i suoi debiti. Lo sa bene Alberto Coletti che, dopo averlo messo a capo della sua azienda, spera ora di assicurare il titolo di marchesa a sua figlia. Un vincolo legato all’eredità rischia però di mandare a monte i suoi piani, perché l’integerrimo genero insieme al titolo di marchese ha ereditato Margherita Di Meglio, la figlia ventenne di un’assassina.
Vittorio e Margherita dovranno lottare con le unghie e con i denti per il loro amore, sfidando il carcere e le regole bigotte di una società che cambia rapidamente, ma non al passo dei loro desideri.

1957
Margherita è per tutti la figlia del peccato.
Concepita fuori dal vincolo matrimoniale, è nata in carcere e a vent’anni, nonostante la straordinaria bellezza, sa che non potrà mai sposarsi, perché l’amore è un lusso che non si può permettere.
Vittorio Ranieri di Montebello paga sempre i suoi debiti. Lo sa bene Alberto Coletti che, dopo averlo messo a capo della sua azienda, spera ora di assicurare il titolo di marchesa a sua figlia. Un vincolo legato all’eredità rischia però di mandare a monte i suoi piani, perché l’integerrimo genero insieme al titolo di marchese ha ereditato Margherita Di Meglio, la figlia ventenne di un’assassina.
Vittorio e Margherita dovranno lottare con le unghie e con i denti per il loro amore, sfidando il carcere e le regole bigotte di una società che cambia rapidamente, ma non al passo dei loro desideri.

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