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Dimagrire Mangiando Anche Carboidrati

Un saggio sulla sana e corretta alimentazione, basato sui principi della Bioterapia Nutrizionale(r). Un manuale di facile consultazione che pone l’accento sull’importanza dei carboidrati nelle diete dimagranti, che illustra la stretta relazione tra alimenti, metabolismo e dimagrimento e da consigli pratici per raggiungere e mantenere il peso desiderato senza drastiche rinunce.”
(source: Bol.com)

Il Digiuno Per La Salute

Se la vostra fede nella della Medicina Moderna comincia a vacillare, se la relazione con il vostro medico non è così “sacra” come di solito, e avete capito che il vostro medico crede che “si può migliorare la vita con la chimica” e se avete compreso il suo scarso background nel campo della nutrizione, allora questo libro è per tutti voi. Se avete una qualsiasi condizione fisica con la quale il vostro medico vi ha raccomandato di “imparare a conviverci” oppure se vi ha ammonito che “non si può più fare nulla”, allora questo è il libro per tutti voi. Non fate presente anticipatamente al vostro medico che state digiunando. Questo termine, come la parola “vegetariano”, sconvolge i dottori e li rende nervosi; se voi fate domande al medico, potrà sfidarvi con: “Quale scuola di medicina avete frequentato?”. E non ditegli che dopo il digiuno la vostra salute è migliorata, a meno che non vogliate sentirvi dire un’altra frase fatta che tutti i medici usano quando i loro pazienti migliorano senza seguire i loro consigli: “Siete stato fortunato!”. Dopotutto, la Medicina Moderna preferirebbe far morire i pazienti usando i suoi metodi, piuttosto che rimetterli in salute impiegando metodi che i medici definiscono da “ciarlatani”. Così, se volete provare una strada nuova, una strada per migliorare oppure per stare bene, io vi prescriverò massicce dosi de “Il digiuno per la salute” di Jean A. Oswald e Herbert M.Shelton.
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### Sinossi
Se la vostra fede nella della Medicina Moderna comincia a vacillare, se la relazione con il vostro medico non è così “sacra” come di solito, e avete capito che il vostro medico crede che “si può migliorare la vita con la chimica” e se avete compreso il suo scarso background nel campo della nutrizione, allora questo libro è per tutti voi. Se avete una qualsiasi condizione fisica con la quale il vostro medico vi ha raccomandato di “imparare a conviverci” oppure se vi ha ammonito che “non si può più fare nulla”, allora questo è il libro per tutti voi. Non fate presente anticipatamente al vostro medico che state digiunando. Questo termine, come la parola “vegetariano”, sconvolge i dottori e li rende nervosi; se voi fate domande al medico, potrà sfidarvi con: “Quale scuola di medicina avete frequentato?”. E non ditegli che dopo il digiuno la vostra salute è migliorata, a meno che non vogliate sentirvi dire un’altra frase fatta che tutti i medici usano quando i loro pazienti migliorano senza seguire i loro consigli: “Siete stato fortunato!”. Dopotutto, la Medicina Moderna preferirebbe far morire i pazienti usando i suoi metodi, piuttosto che rimetterli in salute impiegando metodi che i medici definiscono da “ciarlatani”. Così, se volete provare una strada nuova, una strada per migliorare oppure per stare bene, io vi prescriverò massicce dosi de “Il digiuno per la salute” di Jean A. Oswald e Herbert M.Shelton.

La dieta Adamski: Obiettivo pancia piatta: come purificare l’intestino mangiando di tutto

**IL BENESSERE FISICO E PSICHICO DERIVA DA UN APPARATO DIGERENTE PULITO**
****Tutto ciò che mangiamo lascia dei residui nelle pareti del tubo digerente, che finisce per irritarsi o, nel peggiore dei casi, intasarsi.  Pertanto il corpo si ritrova appesantito, meno reattivo e più esposto a disturbi come mal di schiena, emicrania, insonnia e problemi circolatori. Da oltre trent’anni il naturopata e osteopata Frank Laporte-Adamski promuove **un metodo alimentare finalizzato a trattare nel modo migliore il «secondo cervello»** che abbiamo nella pancia e da cui dipendono non solo la digestione, ma anche il 70% delle funzioni del nostro sistema immunitario.
**Qual è il principio alla base del Metodo Adamski?** Alimentarsi tenendo separati cibi a caduta veloce (30 minuti) e cibi a caduta lenta (4-5 ore). **È assolutamente da evitare l’abbinamento di alimenti lenti e veloci:** se questi vengono mescolati, i tempi di digestione aumentano mostruosamente, l’apparato digerente non riesce a eliminare del tutto i residui, e le tossine in accumulo vanno a danneggiare gli altri organi. Alla cura dell’alimentazione Adamski suggerisce poi di accompagnare l’esercizio fisico, che sollecita il diaframma, e i massaggi al ventre, essenziali per riattivare la circolazione sanguigna e ridurre il gonfiore addominale.
**Il Metodo Adamski si sta diffondendo a macchia d’olio e sono già diversi i personaggi dello spettacolo, come Francesca Neri e Claudio Santamaria, che lo seguono con enormi benefici.**
******«C’è chi dice che per essere felici bisogna ascoltare il proprio cuore e agire di conseguenza, e probabilmente è vero. Ma fidatevi di me quando affermo che il vostro intestino ha cose altrettanto importanti da dirvi. La strada verso la felicità comincia dal luogo più familiare di tutti: il bagno di casa vostra!» *Frank Laporte-Adamski***
**Il Metodo Adamski è un concetto globale di salute incentrato sul tubo digerente, basato su una dieta bilanciata che non demonizza alcun alimento, ma si limita a consigliare una corretta separazione tra cibi a digestione lenta e cibi a digestione veloce.Il principio alla sua base è molto semplice: chi mangia nel modo giusto va bene di corpo. E chi va bene di corpo vive meglio! Se volete sfruttare al massimo le possibilità che la vita vi offre, leggete questo libro. Il vostro benessere è a portata di mano!
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### Sinossi
**IL BENESSERE FISICO E PSICHICO DERIVA DA UN APPARATO DIGERENTE PULITO**
****Tutto ciò che mangiamo lascia dei residui nelle pareti del tubo digerente, che finisce per irritarsi o, nel peggiore dei casi, intasarsi.  Pertanto il corpo si ritrova appesantito, meno reattivo e più esposto a disturbi come mal di schiena, emicrania, insonnia e problemi circolatori. Da oltre trent’anni il naturopata e osteopata Frank Laporte-Adamski promuove **un metodo alimentare finalizzato a trattare nel modo migliore il «secondo cervello»** che abbiamo nella pancia e da cui dipendono non solo la digestione, ma anche il 70% delle funzioni del nostro sistema immunitario.
**Qual è il principio alla base del Metodo Adamski?** Alimentarsi tenendo separati cibi a caduta veloce (30 minuti) e cibi a caduta lenta (4-5 ore). **È assolutamente da evitare l’abbinamento di alimenti lenti e veloci:** se questi vengono mescolati, i tempi di digestione aumentano mostruosamente, l’apparato digerente non riesce a eliminare del tutto i residui, e le tossine in accumulo vanno a danneggiare gli altri organi. Alla cura dell’alimentazione Adamski suggerisce poi di accompagnare l’esercizio fisico, che sollecita il diaframma, e i massaggi al ventre, essenziali per riattivare la circolazione sanguigna e ridurre il gonfiore addominale.
**Il Metodo Adamski si sta diffondendo a macchia d’olio e sono già diversi i personaggi dello spettacolo, come Francesca Neri e Claudio Santamaria, che lo seguono con enormi benefici.**
******«C’è chi dice che per essere felici bisogna ascoltare il proprio cuore e agire di conseguenza, e probabilmente è vero. Ma fidatevi di me quando affermo che il vostro intestino ha cose altrettanto importanti da dirvi. La strada verso la felicità comincia dal luogo più familiare di tutti: il bagno di casa vostra!» *Frank Laporte-Adamski***
**Il Metodo Adamski è un concetto globale di salute incentrato sul tubo digerente, basato su una dieta bilanciata che non demonizza alcun alimento, ma si limita a consigliare una corretta separazione tra cibi a digestione lenta e cibi a digestione veloce.Il principio alla sua base è molto semplice: chi mangia nel modo giusto va bene di corpo. E chi va bene di corpo vive meglio! Se volete sfruttare al massimo le possibilità che la vita vi offre, leggete questo libro. Il vostro benessere è a portata di mano!

Il Diario di Isabel

Un ragazzo può vestire tante maschere, nel corso del tempo. Può mostrarsi come uno studente universitario, di cui poco conosci e di cui nulla vuoi approfondire. Può diventare un vicino di casa enigmatico, a tratti oscuro nelle attenzioni che rivolge all’improvviso nei tuoi confronti. Ma poi la maschera cade e il ragazzo si rivela essere uno spietato aguzzino, a cui poco importa del mondo se non del proprio personale divertimento.Quando lo vedevo tra i suoi amici, lontano anni luce dal mio interesse, non avrei mai potuto immaginare la verità su Andrea. L’ho compresa solo quando lui si è presentato davanti a me con il suo modo spietato, assetato del mio sangue e della mia ingenua passione.Mi sono lasciata sottomettere, nella speranza che il destino avesse pietà di me. Ma Andrea, quel demone vestito di perfezione, ha fatto della mia vita un giocattolo per il suo piacere. Ha compiuto atti imperdonabili e mi ha fatto aprire gli occhi su un mondo notturno di magia e orrore, di vampiri lussuriosi ed egoisti.Potevo abbandonarmi alla disperazione, ma ho scelto di reagire. Ora esigo vendetta. Voglio riscattare la mia libertà, voglio riprendermi il cuore e la vita che Andrea mi ha rubato, distrutto e gettato al vento.Questa è la storia di una cacciatrice.Questa è la storia di Isabel Cariani.

Diamante

Il tema del romanzo è l’arte per l’arte, che richiede sacrifici e, addirittura, cambiamenti radicali di vita. Nel romanzo questo avviene grazie ad una figura enigmatica, che improvvisamente Matteo, il protagonista, conosce. L’approccio con questo personaggio misterioso, un barbone che porta con sé sempre un grosso diamante, è subito positivo, ed è proprio Matteo, con la sua semplicità e buon carattere, ad essere “prescelto” per una missione di grande importanza: far vivere l’arte, senza infingimenti, senza cedere a pressioni, senza rimanerne corrotti. Accadono allora fatti inquietanti, che convincono Matteo a seguire la via già tracciata da Diamante e, quando il poeta-barbone gli dà questo viatico, lui non può fare altro che accettarlo.
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Dialoghi Sopra L’Ottica Neutoniana

Nacque a Venezia, da una famiglia di commercianti.
Dopo un primo periodo di studio a Roma, dove poté studiare sotto la guida del Lodoli, continuò gli studi a Bologna – dove affrontò le diverse discipline scientifiche nella loro vastità, soprattutto l’astronomia sotto la guida di Eustachio Manfredi e di Francesco Maria Zanotti. Si trasferì a Firenze per completare la propria preparazione letteraria.
Nel 1735, all’età di 23 anni, iniziò a viaggiare per l’Europa, raggiungendo Parigi, città nella quale ebbe modo di conoscere diverse autorevoli personalità.
Ad esse poté presentare il proprio Newtonianismo per le dame, piccola opera di divulgazione scientifica brillante ispirata al lavoro dello scrittore francese Bernard le Bovier de Fontenelle. L’opera fu prima apprezzata, e poi denigrata da Voltaire, che dal lavoro del suo Caro cigno di Padova – come era solito appellarlo – trasse alcuni temi dei suoi Elementi della filosofia di Newton. Voltaire e Algarotti si erano conosciuti personalmente a Cirey nello stesso periodo in cui l’italiano preparava il libro.
Aperto al progresso e alla conoscenza razionale, esperto di arti (si prodigò come fautore di Palladio), fu – rispetto alla scienza – un grande assertore delle teorie di Isaac Newton (sul conto del quale scrisse uno dei suoi più noti saggi, Il newtonianesimo per le dame, pubblicato nel 1737).
Viene considerato una sorta di Socrate veneziano e per comprendere la sua statura di insigne studioso con una infinita sete di sapere e divulgare è sufficiente porsi davanti al suo innumerevole campo di interessi. Al di là del suo ruolo di spicco nell’illuminismo letterario, fu anche un diplomatico ed un procacciatore d’arte. In particolare viaggiò cercando opere d’arte per conto di Augusto II di Sassonia. È noto che fu Algarotti a comprare a Venezia nel 1741 il capolavoro di Liotard, il pastello de La cioccolataia, che poi divenne una delle perle della Galleria di Dresda.
Uomo di bell’aspetto, dotato di un aristocratico naso aquilino (esiste al Rijksmuseum di Amsterdam uno suo ritratto a pastello, sempre di Liotard, che è riprodotto nell’incipit della presente voce), l’Algarotti nel Saggio sopra Orazio non perdeva occasione di far notare come questi fosse ambidestro, e tanto lodava i vantaggi di questa disposizione, che c’è chi suppone che egli la condividesse col poeta. Ebbe a scrivere praticamente su tutto, affrontando – con l’acuta attenzione dello scienziato – pressoché ogni aspetto dello scibile umano. Basti ricordare i saggi che scrisse a proposito della pittura (Sopra la pittura), dell’architettura (Sopra l’architettura), dell’opera lirica (Sopra l’opera in musica), del commercio (Sopra il commercio).
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### Sinossi
Nacque a Venezia, da una famiglia di commercianti.
Dopo un primo periodo di studio a Roma, dove poté studiare sotto la guida del Lodoli, continuò gli studi a Bologna – dove affrontò le diverse discipline scientifiche nella loro vastità, soprattutto l’astronomia sotto la guida di Eustachio Manfredi e di Francesco Maria Zanotti. Si trasferì a Firenze per completare la propria preparazione letteraria.
Nel 1735, all’età di 23 anni, iniziò a viaggiare per l’Europa, raggiungendo Parigi, città nella quale ebbe modo di conoscere diverse autorevoli personalità.
Ad esse poté presentare il proprio Newtonianismo per le dame, piccola opera di divulgazione scientifica brillante ispirata al lavoro dello scrittore francese Bernard le Bovier de Fontenelle. L’opera fu prima apprezzata, e poi denigrata da Voltaire, che dal lavoro del suo Caro cigno di Padova – come era solito appellarlo – trasse alcuni temi dei suoi Elementi della filosofia di Newton. Voltaire e Algarotti si erano conosciuti personalmente a Cirey nello stesso periodo in cui l’italiano preparava il libro.
Aperto al progresso e alla conoscenza razionale, esperto di arti (si prodigò come fautore di Palladio), fu – rispetto alla scienza – un grande assertore delle teorie di Isaac Newton (sul conto del quale scrisse uno dei suoi più noti saggi, Il newtonianesimo per le dame, pubblicato nel 1737).
Viene considerato una sorta di Socrate veneziano e per comprendere la sua statura di insigne studioso con una infinita sete di sapere e divulgare è sufficiente porsi davanti al suo innumerevole campo di interessi. Al di là del suo ruolo di spicco nell’illuminismo letterario, fu anche un diplomatico ed un procacciatore d’arte. In particolare viaggiò cercando opere d’arte per conto di Augusto II di Sassonia. È noto che fu Algarotti a comprare a Venezia nel 1741 il capolavoro di Liotard, il pastello de La cioccolataia, che poi divenne una delle perle della Galleria di Dresda.
Uomo di bell’aspetto, dotato di un aristocratico naso aquilino (esiste al Rijksmuseum di Amsterdam uno suo ritratto a pastello, sempre di Liotard, che è riprodotto nell’incipit della presente voce), l’Algarotti nel Saggio sopra Orazio non perdeva occasione di far notare come questi fosse ambidestro, e tanto lodava i vantaggi di questa disposizione, che c’è chi suppone che egli la condividesse col poeta. Ebbe a scrivere praticamente su tutto, affrontando – con l’acuta attenzione dello scienziato – pressoché ogni aspetto dello scibile umano. Basti ricordare i saggi che scrisse a proposito della pittura (Sopra la pittura), dell’architettura (Sopra l’architettura), dell’opera lirica (Sopra l’opera in musica), del commercio (Sopra il commercio).

Dialettica negativa

Apparsa per la prima volta in Germania nel 1966, e qui ripubblicata in una nuova traduzione, la Dialettica negativa di Adorno non è solo uno dei grandi classici del pensiero del Novecento; è anche un libro che non ha perso, a quasi quarant’anni dalla sua prima edizione, il suo potenziale critico e la sua forza di provocazione. Vera e propria summa del pensiero adorniano, nella quale l’autore vedeva il compimento del lavoro teorico di una vita, la Dialettica negativa è un testo filosofico a tutto tondo, che non si ritrae di fronte a nessuna delle grandi questioni con le quali si è misurata la tradizione intellettuale dell’Occidente. Alla critica inflessibile e puntigliosa dell’ontologia di Heidegger, dei suoi intenti restaurativi e delle sue complicità con il potere, da cui l’opera prende le mosse, fa riscontro un denso percorso analitico, nel quale Adorno si confronta con le questioni centrali della teoria della conoscenza, con i temi della libertà, della storia, e infine della metafisica intesa come interrogazione intorno al senso ultimo del nostro essere al mondo. Il lavoro di scavo sulle contraddizioni che la grande tradizione filosofica (da Kant a Hegel, da Heidegger a Wittgenstein) non è riuscita a sciogliere non conduce a soluzioni preconfezionate, ma non approda neppure al nichilismo o al disfattismo della ragione. Al contrario: nei nodi irrisolti del pensiero traspare il carattere antagonistico e inconciliato del mondo degli uomini; soffermandosi presso le contraddizioni e le fratture che lo attraversano, la dialettica negativa testimonia che l’esistente non esaurisce lo spazio del possibile. E mantiene aperta quella dimensione della critica che costituisce, secondo Adorno, la vocazione irrinunciabile della filosofia.

Destinazione spazio 2

Anche quest'anno si rinnova l'appuntamento con l'antologia che offre "il meglio" della science fiction apparsa negli USA e in Inghilterra e che tanto successo ha riscosso fra i nostri lettori nella precedente edizione (Destinazione spazio, URANIA 1142). Gli autori e le tendenze sono quelli dell'ultima fantascienza, ma la mano che firma la "regia" di questo prezioso almanacco è quella di Don. A. Wollheim, uno dei maggiori specialisti del genere. Pronti, perciò, a godere i nuovi racconti usciti dalle pieghe del tempo e dello spazio e che in un numero speciale come questo ci aggiornano sulle ultime, più brillanti idee della sf.

Destinazione Scorpio

Sul pianeta Kregen, due potenze lottano fra loro. Una di esse, costituita dai Savanti ricorre ad una nuova pedina, un essere umano fatto venire dalla lontana Terra. Il suo nome è Dray Prescot. L’eroe si trova così di fronte un mondo favoloso, barbaro ed inesplorato, popolato da uomini, animali e mostri…

Destinazione 31° Secolo

Invasioni aliene, catastrofi a medio e lungo raggio, disastri biologici o nucleari: facili da immaginare, queste cose. La fantascienza lo ha fatto per decenni, eppure l’umanità ha continuato sulla strada di sempre, sognando un futuro diverso e migliore. C’era da fidarsi? In carattere con la sf più provocatoria, gli autori di questo volume lanciano una sfida a se stessi e ai lettori, cercando di immaginare come sarà il pianeta nel 3001, dopo che tutte le possibili minacce si saranno avverate. Ecco a voi la Terra (e lo spazio) del 31° secolo, messi alla prova da maestri come Paul McAuley, Dan Simmons, Christopher Priest, Valerio Evangelisti, Franco Ricciardiello, Robert Silverberg e Joe Haldeman. Un indispensabile manuale temporale che “Urania” è lieta di offrire ai suoi lettori.
**Supplemento al n. 1490 di Urania*
 
**INDICE**

**Introduzione** |
ROBERT SILVERBERG / JACQUES CHAMBON
**FOUR SHORT NOVELS**
(2000) |
JOE HALDEMAN
**PARADICE**
(2000) |
VALERIO EVANGELISTI
**L’UOMO DEGLI INCUBI**
Der Alptraummann (2000) |
ANDREAS ESCHBACH
**MILLENNIUM EXPRESS**
The Millennium Express (2000) |
ROBERT SILVERBERG
**TERRA NOSTRA**
Notre Terre (2000) |
AYERDHAL
**ANGOLI**
Angles (2000) |
ORSON SCOTT CARD
**IL DISERTORE**
The Discharge (2000) |
CHRISTOPHER PRIEST
**L’INVERNO DI TURING**
(2000) |
FRANCO RICCIARDIELLO
**IN CERCA DI VAN GOGH ALLA FINE DEL MONDO**
Searching for Van Gogh at the End of the World (2000) |
PAUL J. MCAULEY
**LE NOTTI INUTILI**
Les nuits inutiles (2000) |
JEAN-CLAUDE DUNYACH
**VENTO COSMICO**
The Hydrogen Wall (2000) |
GREGORY BENFORD
**ENTITA’**
Entities (2000) |
NORMAN SPINRAD
**IL 9 DEL MESE DI AV**
The Ninth of Av (2000) |
DAN SIMMONS

Un despota sulla Terra

Al Concilio dei Mondi giunge notizia che sulla Terra un emissario agisce come un tipico despota, arrogandosi diritto di vita e di morte sui propri sudditi, spadroneggiando impudentemente, e compiendo ogni genere di nefandezze. Si decide, allora, l’invio sul posto del Supremo Synvoret, per indagare e redigere quindi un esatto rapporto, Prima dell’arrivo dell’alto magistrato trascorrerà il periodo di due anni di viaggio interplanetarie, e il tiranno avrà il tempo di preparare una colossale truffa. Ma si ergerà a difensore della giustizia Gary Towler, che condurrà una difficile guerra fredda contro l’astuto avversario, per sconfiggerlo clamorosamente e ridare la libertà ai popoli oppressi della Terra

Il desiderio della notte

Cosa potrebbero mai avere in comune il gelido Nathan, potente vampiro di Prima Generazione, guerriero dell’Ordine ed ex assassino spietato, e la dolce ed elegante Jordana, Compagna della Stirpe e figlia adottiva di uno degli esponenti più in vista dell’alta società di Boston? Molto più di quanto si possa pensare… Ma un oscuro pericolo sta per travolgerli. In parte umani e in parte creature ultraterrene, i vampiri della Stirpe vivono in segreto sulla Terra da migliaia di anni grazie all’attività dei guerrieri dell’Ordine. Ma ora un misterioso popolo di immortali minaccia di portare tutto allo scoperto. Spetta ancora una volta all’Ordine agire, anche se il compito è arduo, e i guerrieri si dovranno confrontare con i propri demoni e con le paure più profonde. Coinvolti in quella che potrebbe rivelarsi una guerra mortale, Jordana e Nathan lotteranno con tutte le forze, perché in gioco c’è molto più dei loro tormentati sentimenti. Un nuovo e sorprendente romanzo della serie di La Stirpe di Mezzanotte, dove avventura, romanticismo e sensualità si uniscono in un mix perfetto e decisamente intrigante. “Suggestivo, avvincente, sensuale… Entrate nel mondo della Stirpe di Mezzanotte e lasciatevi incantare.” J.R. Ward “Un’emozionante miscela di passione oscura e azione al cardiopalmo.” Gena Showalter “Il nuovo volume della Stirpe di Mezzanotte aggiunge nuove trame e conflitti che continueranno nel futuro. Sicuramente delizierà le fan di vecchia data e affascinerà le nuove lettrici.” Publishers Weekly

Dentro c’è una strada per Parigi

Adèle passeggia per le strade del suo quartiere a Parigi, e sembra fragilissima nel suo cappotto sbilenco di lana beige. Ha ottant’anni, e la città si schiude davanti ai suoi occhi come un paesaggio lontano ed estraneo: gallerie d’arte al posto di calzolai, corniciai e botteghe passate per secoli di padre in figlio; corridoi di supermercati anziché la lunga e rassicurante fila di negozietti di un tempo. Sébastien, suo figlio, vive a Londra, dove continua a trascurarla e a non condividere con lei pensieri e affetti. Il giorno in cui, dopo il secondo ictus, suo marito se n’è andato, Adèle ha pianto, ma soltanto perché si è sentita colpevolmente sollevata. Era diventato irriconoscibile, come ‘una statua con gli occhi strabuzzati’, ha osato confessare a Martha, la giovane donna che vive con la figlia di tre anni nell’appartamento affianco al suo. Fino a qualche tempo fa Martha era sposata e, da agente immobiliare, aveva la testa piena di nozioni di estimo, norme di diritto, leggi fiscali, regolamenti edilizi. Poi divorzio e disoccupazione hanno vinto per lei ogni altra combinazione di problemi. Ora, dopo aver accompagnato la piccola Eline a scuola, fa colazione da sola con le calze ai piedi e le briciole dei biscotti della figlia sul tavolo. Un modo come un altro per ritardare l’inizio della giornata. A volte se ne va al parco e a zonzo per il quartiere con Eline recitando filastrocche, cantando e rientrando col pane dell’ultima sfornata. A volte sale al piano di sopra dove rigoverna l’appartamento di Jacob Lundman, un uomo con una voce profonda e morbida e gli occhi così neri che la pupilla si confonde con l’iride. Adèle piace così tanto a Eline che la piccola non capisce perché non vivano insieme dato che abitano sullo stesso pianerottolo, porta a porta, e dato che Adèle è sola e anche loro lo sono. Eline le lascia ogni tanto dei disegni sul lo zerbino e Adèle risponde con caramelle, biglietti di ringraziamento o filastrocche che la bambina recita con la madre prima di dormire, come una preghiera. Adèle, Martha, Eline: tre donne sole e inquiete, alla ricerca di un posto del mondo dove stare e ritrovarsi o, come dice la più piccola delle tre, di una strada che le riporti a casa. La solitudine sembrerebbe irrimediabile, se l’amore, ‘il dolore più gran de e la più grande consolazione’ secondo le parole di Adèle, non facesse nuovamente irruzione nella loro vita a indicare che è nel cuore che c’è una strada per Parigi.

(source: Bol.com)

La democrazia è una causa persa?

Secondo l’immagine edificante tanto in voga, la democrazia è il regime in cui culmina la storia umana. Impossibile, in tale prospettiva, figurarsela come una tecnologia del potere fra tante, che serve a governare – rivestita di nobilissimi principi – il pluralismo delle società complesse. Alfio Mastropaolo guarda più realisticamente a questa invenzione straordinaria. Con la finezza concettuale del grande politologo distingue versioni restrittive o estensive, alte o basse, oligarchiche o egualitarie della democrazia, e fornisce il più accurato bilancio delle trasformazioni che negli ultimi decenni hanno interessato il suo funzionamento e la maniera stessa di pensarla. Ne esce un illuminante regesto di smacchi, paradossi, incertezze, svuotamenti, immunizzazioni: dopo la lunga stagione postbellica, durante la quale erano state intensificate le misure per coinvolgere i cittadini nella vita pubblica e alleviare le diseguaglianze sociali, i regimi democratici sono stati ricongegnati in modo da rendere problematiche le politiche inclusive, indebolire le forze che potrebbero sostenerle e ridurre gli ambiti di applicazione delle regole. Opera aperta, irta di ostacoli e lastricata di promesse non mantenute, la democrazia appare oggi ancora più imperfetta e mutevole che in passato. La si potrebbe perfino ritenere una causa persa. Ma non è detto che lo sia per sempre. Dalla politica, ancora una volta, dipende il suo destino.
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### Sinossi
Secondo l’immagine edificante tanto in voga, la democrazia è il regime in cui culmina la storia umana. Impossibile, in tale prospettiva, figurarsela come una tecnologia del potere fra tante, che serve a governare – rivestita di nobilissimi principi – il pluralismo delle società complesse. Alfio Mastropaolo guarda più realisticamente a questa invenzione straordinaria. Con la finezza concettuale del grande politologo distingue versioni restrittive o estensive, alte o basse, oligarchiche o egualitarie della democrazia, e fornisce il più accurato bilancio delle trasformazioni che negli ultimi decenni hanno interessato il suo funzionamento e la maniera stessa di pensarla. Ne esce un illuminante regesto di smacchi, paradossi, incertezze, svuotamenti, immunizzazioni: dopo la lunga stagione postbellica, durante la quale erano state intensificate le misure per coinvolgere i cittadini nella vita pubblica e alleviare le diseguaglianze sociali, i regimi democratici sono stati ricongegnati in modo da rendere problematiche le politiche inclusive, indebolire le forze che potrebbero sostenerle e ridurre gli ambiti di applicazione delle regole. Opera aperta, irta di ostacoli e lastricata di promesse non mantenute, la democrazia appare oggi ancora più imperfetta e mutevole che in passato. La si potrebbe perfino ritenere una causa persa. Ma non è detto che lo sia per sempre. Dalla politica, ancora una volta, dipende il suo destino.