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L’Imperatore Giuliano L’Apostata

Nel presentare questo nuovo mio libro ai miei pochi ma cortesi lettori, io vorrei rinnovare l’espressione di un desiderio, già manifestato nei miei volumi antecedenti. Io vorrei che essi fossero persuasi che non c’è, nel mio pensiero, neppur l’ombra di un’inclinazione tendenziosa. Per me la storia non ha interesse, se non è trattata con uno spirito e con un metodo rigorosamente oggettivo. Se lo scrittore si giova della storia per dare sfogo alle sue preconcette preferenze, se vuol forzare i fatti alla giustificazione delle sue teorie, potrà scrivere un’opera interessante ed eloquente, potrà scagliare un libello od imaginare un romanzo, ma non scriverà una storia. Tale concetto deve applicarsi alla storia delle religioni, come a quella di qualsiasi altro fenomeno dello
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L’Imperatore di Portugallia

L’Imperatore di Portugallia è un romanzo sull’amore, la sua nostalgia, le sue proiezioni, la sua vera o apparente follia. Dal momento in cui la piccola Klara Gulla viene al mondo, il cuore del padre Jan comincia a battere e il miracolo di quel battito, di quella tardiva scoperta di un’emozione mai provata, della felicità e della sofferenza che ne sono le immancabili compagne, trasformerà tutta la sua vita, dandole valore e significato. L’amore diventa la lente attraverso la quale vede la realtà e, quando questa è troppo squallida e amara, la trasfigura. Se la sua Klara Gulla , partita a cercar fortuna, non scrive e non torna, non è, come dicono voci maligne, perché è andata a finir male: il mistero che la circonda non può che nascondere un destino troppo straordinario per essere rivelato. Lontano, in una mitica Portugallia, dove non esistono il male e la miseria, la figlia è diventata imperatrice. E Jan, il contadino di Skrolycka, nelle sperdute valli delle Askedalar, comincerà a vivere da imperatore, con la follia di chi, cieco all’apparenza delle cose, si fa veggente e, misurando con il metro dell’assoluto, varca i confini dell’umano per entrare nel meraviglioso.
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L’imperatore di Ocean Park

Talcott Garland, professore universitario, torna dopo molti anni a Washington per i funerali del padre, un giudice di colore che negli ultimi anni aveva visto il suo prestigio infranto a causa dei suoi inspiegabili legami con un pericoloso criminale ricercato. Ma non è questo l’unico mistero nella vita dell’uomo. La sorella di Talcott è infatti convinta che il loro padre sia stato assassinato per qualcosa di cui era a conoscenza. Ma quale pericoloso segreto custodiva il giudice e perché qualcuno si è già convinto che lo abbia trasmesso a Talcott? E cosa si nasconde dietro l’ossessione del giudice di trovare il pirata della strada che gli ha già ucciso un’altra figlia? Toccherà a Talcott fare luce sui troppi pericolosi segreti della sua famiglia.
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L’imperatore dell’aria

Pubblicati nel 1988, i racconti dell’Imperatore dell’aria si sono immediatamente imposti come un classico contemporaneo, consacrando l’allora ventisettenne Ethan Canin come uno degli scrittori più maturi della sua generazione. Al centro delle nove storie stanno personaggi, prevalentemente anziani o adolescenti, alle prese con problemi in apparenza banali ma in realtà decisivi: un vecchio insegnante di astronomia difende l’olmo del suo giardino da un’infestazione di insetti e dal vicino di casa; un giovane passa le sue giornate sul tetto a osservare le nubi per sfuggire agli opposti progetti che hanno su di lui il padre e la madre; un allenatore di baseball viene costretto dalla moglie a visitare case che non potranno mai permettersi di comprare; un adolescente non può sfuggire agli spietati insegnamenti del fratello maggiore. Per ognuno di loro il conflitto quotidiano costituirà la scena di una rivelazione, l’occasione a lungo attesa per capire sé stesso e ricapitolare la vita passata, oppure trarre indizi su quella futura. Nella loro classica compattezza e ricchezza metaforica, questi racconti si presentano quindi come monologhi ‘di saggezza’, in cui i personaggi si interrogano sulle questioni ultime e sulle tappe che scandiscono la vita umana: il matrimonio e il rapporto tra padri e figli, la malattia e il decadimento del corpo, la solitudine e la salvezza dell’amore.

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L’impazienza del cuore

Nell’estate del 1914, annoiato dalla vita di guarnigione in un piccolo centro della provincia, il sottotenente Hofmiller accetta con entusiasmo l’invito a cena di un ricco possidente della zona, von Kekesfalva, attirato dalla prospettiva di conoscerne la sensuale nipote. Ma è la figlia dell’uomo, Edith, meno attraente e afflitta da paraplegia, a innamorarsi del giovane. Le preghiere del padre della ragazza e le pressioni di un suo superiore, inducono Hofmiller a fidanzarsi, nonostante non ricambi l’amore di Edith. Incapace di sopportare il sarcasmo dei colleghi e disgustato dalla sua condotta, l’ufficiale medita il suicidio. Ma non sarà lui a pagare per la sua inettitudine.

L’immoralista

Pubblicato nel 1902, ricco di spunti tratti dal vissuto dell’autore, *L’immoralista* inaugura il XX secolo con una spietata disamina della condizione intellettuale e del disagio profondo che la sostanzia, spesso trasformato in alibi per mascherare pulsioni molto meno confessabili. Il protagonista Michel vive drammaticamente il dissidio fra la rigida educazione puritana impartitagli dai genitori e le gioie dei sensi e della vitalità da lui scoperte durante un soggiorno in Africa, per il suo viaggio di nozze con una donna devota e non amata. Ma la battaglia di liberazione dal conformismo che egli ingaggia con se stesso, la sua ricerca del senso autentico dell’individualità al di là di qualsiasi pastoia sociale, morale o religiosa, si mutano ben presto per Michel in violenta affermazione di sé e del proprio egoismo, fino a provocare la morte della giovane moglie. Di fronte alla tragedia, il protagonista arriverà a capire la verità dei suoi comportamenti e delle sue colpe, ma ormai non potrà che contemplare disperato il male fatto a se stesso e agli altri.
A due anni dalla morte di Nietzsche, Gide con questo romanzo liquida senza appello, nel cristallino “cartesianesimo” della sua prosa, ogni pretesa di fondazione irrazionalistica o sensualistica dell’agire umano; e lo fa non con l’astratto rigore del moralista, ma con la sofferta consapevolezza di chi è stato affascinato da quelle lusinghe e con molta fatica, per un superiore imperativo etico, tenta di liberarsene: una testimonianza di verità dell’anima, che diviene fonte di straordinaria letteratura.

L’immoralista-La porta stretta

“L’immoralista” e “La porta stretta” sono due romanzi di ammirevole fattura stilistica che affrontano, da punti di vista differenti, lo stesso problema: nel primo l’esigenza di autorealizzazione di Michel e il suo nichilismo finiscono per uccidere la giovane moglie; nel secondo, Alissa percorre l’opposta strada della rinuncia e dell’ascesi spirituale fino ad annullarsi nella morte. La contraddizione tra le due opere rispecchia esemplarmente il conflitto interiore di Gide e il loro senso finale sembra essere che tanto l’immoralismo, quanto la virtù conducono alla dannazione dell’aridità. Saggiamente, lo scrittore rinuncia a risolvere il contrasto optando per l’ambiguità.

Immoral

Minnesota. Rachel, diciassette anni, una ragazza inquieta e ribelle, in costante conflitto con la madre, è scomparsa. Inizialmente si pensa a una fuga volontaria, ma il detective Stride non ne è convinto. Soprattutto perché qualche mese prima si era già occupato della sparizione di un’altra ragazza, trovata morta nella stessa cittadina. L’indagine di Stride si rivela ben presto tutt’altro che semplice. Dal passato di Rachel e della sua famiglia, infatti, vengono a galla segreti inconfessati e desideri illeciti, che dipingono un quadro molto più complesso di quello che si poteva immaginare, e che porterà il detective fino a Las Vegas. Contiene le prime pagine del nuovo thriller dell’autore, La ragazza di pietra.

Immagina i corvi

«Immagina.Immagina tutto ciò.È quanto ti è accaduto un pomeriggio d’estate di parecchi anni fa. L’estate che segnò la tua vita, la vita di un intero paese.L’estate del 1986. L’estate della grande siccità. L’estate che per tutto il mondo fu quella di Maradona. Per gli abitanti di Spinòsa, fu l’estate dei corvi.»Spinòsa è un piccolo paese arroccato sulla Murgia pugliese, circondato dal nulla, fuori dal tempo, con pochi contatti col mondo esterno. Qui, nel giugno del 1986, si abbatte una serie di eventi in apparenza scollegati: un’ondata di terribile siccità che mette in ginocchio il paese, un’inspiegabile invasione di corvi, l’improvviso collasso di un bambino che pare vittima di possessione diabolica e infine un orribile omicidio che sprofonda gli abitanti in un clima di terrore e sospetto, ma soprattutto riporta alla luce le vicende di un passato che molti avrebbero preferito rimanesse sepolto…Mentre gli investigatori si dibattono in un vicolo cieco, gli abitanti di Spinòsa scoprono con orrore che proprio nel cuore della comunità si annidano i germi di un male che si credeva estirpato da tempo e che invece ha attraversato le generazioni per tornare a colpire ancora.Pagina dopo pagina, Sorrenti avvince irresistibilmente il lettore in una spirale di tensione e turbamento che si sprigiona in un finale di indimenticabile intensità.

L’illusione di Dio

Da quando è uscito L’illusione di Dio, Richard Dawkins non è più soltanto uno scienziato famoso, un brillante divulgatore e uno degli intellettuali più influenti del nostro tempo: è diventato l’ateo più celebre del mondo. Ma lo scopo di questo libro non è solo dimostrare, con argomentazioni provocatorie e uno stile piacevole ed efficace, l’assoluta improbabilità dell’esistenza di un essere superiore, creatore del cielo e della terra; è soprattutto quello di denunciare come ogni forma di religione possa trasformarsi in fondamentalismo, fomentare guerre, condizionare le menti dei bambini. Una critica radicale, condotta con grande intelligenza e humour, che prende in esame tutte le più importanti argomentazioni a favore dell’esistenza di Dio, dimostrandone l’inefficacia. In queste pagine Dawkins mette a frutto la propria competenza e passione di scienziato per mostrarci come nessuna religione potrà mai dare una comprensione più profonda e uno stupore più commosso per le meraviglie del mondo di quella che ci consente la conoscenza scientifica.
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L’illusione del bene

“Non immagino nessuno che possa leggere queste righe, le affido a una donna che domani uscirà, le cucirà nell’orlo della gonna. Se andranno a finire in un tombino e l’inchiostro si scioglierà all’acqua e alla neve, le mie parole, in ogni caso, non andranno perdute. Esiste già chi le pensa” “Non immagino nessuno che possa leggere queste righe, le affido a una donna che domani uscirà, le cucirà nell’orlo della gonna. Se andranno a finire in un tombino e l’inchiostro si scioglierà all’acqua e alla neve, le mie parole, in ogni caso, non andranno perdute. Esiste già chi le pensa”Mario è stato comunista e non riesce a capacitarsi del fatto che nessuno condivida la sua ossessione: che cos’è stato il comunismo? Perché nessuno di quelli che ci avevano creduto vuole farci veramente i conti? Qual era l’illusione del bene covata dentro i fallimenti storici? Dentro i morti. Dentro i silenzi. Oltre il Muro ormai crollato. Dobbiamo subire la Storia o cercare di darle delle risposte? Nemmeno le dinamiche del fallimento del suo rapporto coniugale gli sono molto chiare: l’amore che lo lega ai tre figli rimane dunque l’unica certezza della sua vita. L’incontro occasionale con Sonja, giovane pianista russa che vive con l’altera nonna e la figlia di pochi anni, lo risucchia in una storia tragica e misteriosa che di donna in donna risale verso il tassello mancante, verso quel buio di domande senza risposta che è diventato il suo tormento. In compagnia dell’ultimo figlio, Mario si mette sulle tracce della madre di Sonja, prima a Budapest e poi in una sperduta cittadina dell’ex Unione Sovietica..
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Ilium l’assedio

Thomas Hockenberry è stato un insegnante universitario di storia, con una vita assolutamente normale. Per quale motivo, allora si trova adesso ad assistere alla guerra di Troia, al servizio degli dèi dell’antica Grecia? E perché gli stessi dèi sembrano padroneggiare una tecnologia avanzatissima, con la quale cercano di alterare i corsi degli eventi e uccidersi a vicenda? Intanto, in un futuro lontano migliaia di anni, su una Terra dove i pochi abitanti rimasti hanno come sola occupazione il divertimento, solo un uomo ricorda ancora l’antica arte della lettura e la sfrutta cercando di risolvere l’enigma più grande di tutti: chi ha costruito le macchine che governano il pianeta?

L’iguana non vuole

Ce li hanno dipinti così, i professori precari di oggi: arrendevoli, menefreghisti e incompetenti. Invece sono bravi e arrabbiati. Finalmente un romanzo ce li racconta senza indulgenza o pregiudizi, per mostrarci come, in reazione alle ingiustizie di una scuola pubblica che sta cadendo a pezzi, scoppieranno – è solo questione di tempo – l’indignazione, la protesta. Perché Emma, ventotto anni, ha lasciato Napoli per lavorare in una classe a Torino. Non avrebbe voluto: le mancano una città e un amore di nome Gianni. Anziché insegnare latino si trova a seguire il caso di Andrea, un ragazzo autistico che reagisce con violenza alla cattiveria di alcuni professori. E intorno a lei vede solo la rassegnazione di chi accetta contratti impossibili o di chi, arreso, scappa all’estero. Con stupore Emma si renderà conto che è proprio il suo ragazzino pieno di problemi a insegnarle che non bisogna più accettare i ricatti di questo Paese. Contro le crisi di Andrea, infatti, la famiglia le ha suggerito di ricorrere all’iguana, suo immaginario totem personale: se l’iguana non vuole, quella cosa non si fa. Evocare l’animale serve a renderlo innocuo fino a quando, però, il ragazzo non si trattiene più e sfoga la sua rabbia. Così, a fine anno, quando su tutti si abbatterà una serie di ingiustizie pubbliche e personali, Emma maturerà l’idea che un dio in forma d’iguana sarebbe d’accordo nel punire subito i colpevoli di un’Italia che non funziona più. Lei è pronta a seguirlo.

Una ignota compagnia

Dalle cronache del millennio appena passato, una storia dei nostri tempi, ignota eppure storia di molti tempi e luoghi di migranti. “Una ignota compagnia” è storia di oggi, a Milano: un nero e un bianco s’imbattono l’uno nell’altro e si conoscono, sperano e disperano insieme, intrecciando lavoro e amicizia, donne, speranze e delusioni, nella metropoli sconosciuta. E il nero finisce per fare un po’ da guida al bianco: un sardo che a Milano vuole anche studiare. Lavorano insieme, soli maschi in un laboratorio di vestiario intimo donna, tra cinquanta donne di ogni luogo; tutti a tagliare e cucire per una grossa griffe, sotto l’Avvoltoio, il capo che non piace al nero Warui non più che al bianco Tore. E c’è un brutto affare, che cambia tutto e muove il racconto.

Igiene dell’assassino

Al premio Nobel per la letteratura Prétextat Tach restano solo due mesi di vita. La stampa di tutto il mondo gli implora un’ultima intervista ma lo scrittore, feroce misantropo, si è chiuso da anni in un silenzio segreto. Solo cinque giornalisti riusciranno a incontrarlo. Dei primi quattro, il geniale romanziere si prenderà sadicamente gioco e con una dialettica in cui si mescolano logica e malafede riuscirà ad annientarli sia sul piano personale sia su quello professionale. Il quinto invece, una donna, riuscirà a tenergli testa e avere la meglio su di lui: l’intervista diventerà interrogatorio e poi duello senza respiro. Ne verrà fuori, poco a poco, un ritratto di Prétextat Tach del tutto inedito.