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Sulla rotta degli squali

Nell’animo avventuroso di Harry Fletcher abita un sogno tranquillo: una casa sulla riva del mare, una barca, e un po’ di pace nelle caldi notti tropicali della piccola isola di St. Mary, la «perla dell’oceano Indiano». Ma per realizzare il suo desiderio Harry deve venire a patti con un suo vecchio nemico, lo stesso che lo ha spinto in passato a diventare mercenario in Vietnam, in Congo, in Biafra e a trasformarsi addirittura in assassino: il denaro. E non c’è dubbio che Charly Materson e Mike Guthrie, clienti di Harry e del suo yacht da pesca Wave Dancer, siano ricchi (anche troppo) e interessati a una caccia grossa che non ha nulla a che fare con gli enormi squali che si aggirano intorno alle foci fangose e rossastre del Mozambico. Tuttavia il favoloso tesoro che i due uomini stanno per scoprire negli abissi dell’oceano è grande almeno quanto la crudeltà efferata che li possiede e che costringerà Harry, in un vertiginoso capovolgimento di fronte, a trasformarsi da cacciatore a preda indifesa. Preda della paura, della violenza imprevedibile di cicloni devastanti, della passione letale nei confronti di una donna per la quale sentimento e cupidigia sono due facce della stessa medaglia…ENTRA A FAR PARTE DEL CLUB DEI LETTORI DI WILBUR SMITH SU: WWW.WILBURSMITH.ITCURIOSITÀ, ANTEPRIME, GADGET E CONTENUTI GRATUITI IN ESCLUSIVA

Sulla Questione Ebraica

Sulla questione ebraica apparve nel 1844 sugli «Annali franco-tedeschi». Si tratta della risposta di Marx a Bruno Bauer, che, nella sua Questione ebraica, aveva individuato come soluzione al problema dell’emancipazione degli ebrei l’eliminazione della religione dalla sfera statale e la sua riduzione alla sfera privata. Ma, per Marx, l’emancipazione politica dalla religione a cui mira Bauer è solo un punto d’inizio, e non di arrivo. Infatti l’emancipazione politica non corrisponde all’emancipazione sociale: spesso ad una uguaglianza formale sul piano politico fa da contraltare una disuguaglianza di fatto sul piano della società civile. Per poter superare questa opposizione occorre attuare un’«emancipazione reale». Il filosofo di Treviri, dunque, dall’emancipazione degli ebrei, sposta il fulcro del problema sull’emancipazione dell’Uomo in quanto tale. Questo scritto mantiene, ancora oggi, un’attualità sorprendente per la sua denuncia delle false libertà formali di cui godiamo nella nostra società, spesso credendo che possano bastare per una vita veramente libera. PER ALTRI CLASSICI DELLA NARRATIVA, DELLA POESIA, DEL TEATRO E DELLA FILOSOFIA CLICCA SU BI CLASSICI, O DIGITA “BI CLASSICI” NELLA AMAZON SEARCH BAR!
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Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso Vajont

Nel libro che ha ispirato l’Orazione civile di Marco Paolini e il film di Enzo Martinelli, Tina Merlin racconta con toccante lucidità gli eventi che portarono alla “tragedia annunciata” del Vajont, e le sue conseguenze negli anni successivi. Prima giornalista a denunciare dalle colonne de «l’Unità» la pericolosa situazione che si stava creando nella valle sopra Longarone. I suoi articoli le costarono un processo per “diffusione di notizie false e tendenziose”. Tina Merlin fa un ritratto più che mai attuale del potere e dei mostri che può gnerare, dando voce per prima all’attonito sdegno di chi, la tragedia del Vajont, l’ha vissuta sulla sua “pelle viva”.

Sulla paura. Fragilità, aggressività, potere

“Provo a spiegare in poche parole perché ho scritto questo libro, così lontano dalle mie presunte competenze culturali. L’ho scritto perché mi sentivo come un granello di sabbia in balia del vento. Alla mia età, avevo paura di non resistere. Ma prima di cedere volevo capire perché spesso nella mia vita avevo avuto paura e mi ero chiesto che cosa fosse e da dove venisse la mia paura. E volevo capire le ragioni non solo della mia paura, ma anche della paura degli altri. E avrei voluto sapere se la paura era un’emozione soltanto umana o se invece riguardava anche gli altri esseri viventi. E desideravo infine comprendere perché così spesso la paura mi rendeva aggressivo e perché l’aggressività mia e la prepotenza degli altri erano strettamente intrecciate. Mi domandavo, in sostanza, qual era il rapporto fra la paura, l’aggressività e la violenza scatenata dai miei simili nel corso dei millenni”. Un libro per capire dove e quando nasce la paura, se la lotta per l’esistenza comporta sempre e comunque scontro e conflittualità, qual è il posto occupato nella politica dal governo della paura e dell’insicurezza degli uomini, e infine il ruolo della paura nel mondo globalizzato, con le sue guerre e la diffusione in ogni angolo della terra di una crescente precarietà e sopraffazione dei pochi sui molti. Ma lo sguardo di Danilo Zolo non è di rassegnazione, di resa, bensì di “pessimismo attivo”: ci insegna che fino all’ultimo non bisogna rinunciare a lottare contro la follia umana.

Sulla parola

## Erin lavora nell’ufficio per la libertà sulla parola della contea, un lavoro che sua madre continua a definire “di merda”. E, in effetti, provare a far reinserire nella società i criminali appena usciti di galera non è una passeggiata. Quando Walker arriva nel suo ufficio non sembra un caso facile. È un rapinatore, uno che ha fatto dentro e fuori dalla prigione per tutta la vita. Ma dice di aver intenzione di cambiare e Erin gli dà una possibilità. Poi anche più di una possibilità…
“La seguì in camera come… sì, più o meno come un cane lupo che stringe le tue ciabatte in bocca e te le vuole assolutamente consegnare di persona, tutte amorevolmente sbavate. Nel caso di Walker le ciabatte erano un pacchetto di preservativi, che non le consegnò ma lanciò sbrigativamente sul comodino.
Poi polverizzò ogni record di preliminari. Non che Erin fosse un’estimatrice assoluta del prendersela con calma – anche perché la maggior parte dei maschi era penosa, quando si trattava di scaldarti per bene prima di iniziare – ma non aveva mai assistito a un disbrigo più rapido di quella che Walker evidentemente considerava una formalità.
Quindi, tanto perché restasse agli atti, la baciò.
A Erin il cuore iniziò a battere come un tamburo, ma Walker era già passato al preliminare numero due, che poi consisteva nel palparle le tette intanto che si liberava della camicia di lei.
Erin si trovò sul letto senza avere idea di come ci fosse finita e scoprì che Walker le stava sfilando anche jeans e slip in un unico gesto.
A quel punto ci fu una specie di preliminare numero tre, quando lui le aprì le cosce. Cioè, probabilmente bisognava essere grati per le piccole cose: gliele aprì con le mani invece che direttamente con i fianchi…”
CONTIENE SCENE ESPLICITE – SI CONSIGLIA A UN PUBBLICO ADULTO

Sull’orlo del precipizio

Cosa succederebbe se tutte le principali case editrici italiane si trovassero raggruppate sotto un’unica sigla? Giorgio Volpe è il più grande scrittore italiano, una potenza nel campo delle lettere. Alla consegna del nuovo romanzo “Sull’orlo del precipizio”, scopre che una cordata di investitori ha inghiottito la sua casa editrice. Ora al comando sono caricature in completo scuro che odiano le metafore e “amano le saponette se il pubblico vuole saponette”. Cercando una via di fuga editoriale come un uomo che annega cerca l’aria, Giorgio affonda nel grottesco e nell’angoscia di chi vede messa in discussione la propria libertà di espressione. Antonio Manzini ha scritto una satira spietata ed esilarante. Una distopia alla Fahrenheit 451, dove è il mondo dei libri a bruciare se stesso e non un potere esterno.
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Sull’oceano (Libri da premio)

C’è stato un tempo nel quale gli emigranti eravamo noi, gli italiani, senza distinzione di classe e di geografia. Sembra storia antichissima ma non lo è, appartiene a un passato distante poco più di un secolo, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi due decenni del Novecento. Italiani che andavano in cerca di fortuna e di una nuova vita nelle Americhe, a bordo di piroscafi e transatlantici, in condizioni spesso non diverse da quelle che oggi riempiono le cronache dei viaggi impossibili compiuti da chi scappa dalle guerre africane e mediorientali attraverso il Mediterraneo. Su una di queste imbarcazioni salì a bordo anche De Amicis, che documentò quell’esperienza con queste pagine, a metà tra il reportage di viaggio e romanzo di narrativa. L’autore racconta la traversata in ventidue giorni da Genova a Buenos Aires, imbattendosi in una variegata umanità: famiglie borghesi, emigranti meridionali e settentrionali, donne e uomini in cerca di un’alternativa disperata. È lo spaccato di un’Italia spesso analfabeta, povera, ma sempre dignitosa. E ancora la noia e la monotonia del viaggio, i rari momenti in cui la passione improvvisamente si accende, il tutto documentato con la cura del cronista e il sentimento del passeggero. Un libro da leggere per la prima volta, o da rileggere attentamente, per non dimenticare che la storia è ciclica: e quello che noi oggi chiamiamo presente è stato già il nostro passato.
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### Sinossi
C’è stato un tempo nel quale gli emigranti eravamo noi, gli italiani, senza distinzione di classe e di geografia. Sembra storia antichissima ma non lo è, appartiene a un passato distante poco più di un secolo, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi due decenni del Novecento. Italiani che andavano in cerca di fortuna e di una nuova vita nelle Americhe, a bordo di piroscafi e transatlantici, in condizioni spesso non diverse da quelle che oggi riempiono le cronache dei viaggi impossibili compiuti da chi scappa dalle guerre africane e mediorientali attraverso il Mediterraneo. Su una di queste imbarcazioni salì a bordo anche De Amicis, che documentò quell’esperienza con queste pagine, a metà tra il reportage di viaggio e romanzo di narrativa. L’autore racconta la traversata in ventidue giorni da Genova a Buenos Aires, imbattendosi in una variegata umanità: famiglie borghesi, emigranti meridionali e settentrionali, donne e uomini in cerca di un’alternativa disperata. È lo spaccato di un’Italia spesso analfabeta, povera, ma sempre dignitosa. E ancora la noia e la monotonia del viaggio, i rari momenti in cui la passione improvvisamente si accende, il tutto documentato con la cura del cronista e il sentimento del passeggero. Un libro da leggere per la prima volta, o da rileggere attentamente, per non dimenticare che la storia è ciclica: e quello che noi oggi chiamiamo presente è stato già il nostro passato.

Sul pianeta degli orsi

I dilbiani sono molto simpatici, certo. Immaginate un orso alto due metri e settanta, bipede, intelligente, sempre pronto a ridere, a fare a botte, a scolarsi ettolitri di birra. Ecco, questo è un dilbiano. Non fa simpatia?

Sul filo del tempo

Connie Ramos, una donna di trentacinque anni, è stata dichiarata pazza. Ma Connie è senza dubbio sana di mente, semplicemente è sintonizzata sul futuro e in grado di comunicare con l’anno 2137. Mentre i medici vogliono convincerla ad accettare un’operazione, Connie lotta per costringersi ad ascoltare il futuro e le sue lezioni per il presente ….

Sul Filo Del Rasoio

Se Nina potesse scegliere dove trovarsi in quel momento, di certo non sceglierebbe quella città. Dopo essere stata abbandonata sull’altare senza una ragione, infatti, una bomba esplode nella chiesa e poco dopo una macchina la insegue tentando di mandarla fuori strada. Qualcuno la vuole morta, ma chi? Ha bisogno di aiuto per scoprirlo e Sam Navarro è il migliore sulla piazza. Come agente, lui sa che non ? conveniente approfondire i rapporti con una donna che ha bisogno di protezione, ma come uomo gli ? difficile perché Nina lo attira come ape al miele. Ma ora non c’? tempo. Un incubo li imprigiona e loro devono decifrare la verità prima che sia troppo tardi.

Sul destriero immortale

Le Incarnazioni dell’Immortalità sono cinque: la prima, e la più spaventosa, è la Morte. Un uomo dei nostri tempi, un uomo che non è dotato di poteri magici, si trova faccia a faccia con il segreto delle Incarnazioni e scopre che il suo ruolo nella trama preparata dal destino è a dir poco straordinario. A lui, infatti, è permesso sfidare la Morte e vincerla, ma ad un prezzo terrificante. La posta in gioco è il trono della macabra signora, e chi la sconfigge è condannato a prenderne il posto. Un uomo come tutti noi si trova sbalzato in un universo fantastico e assurdo, un mondo dove bisogna fare i conti con il soprannaturale e dove le altre quattro Incarnazioni dell’Immortalità — il Tempo, il Destino, la Guerra e la Natura — stanno a guardare beffarde lo svolgersi della partita… Comincia con questo romanzo un grande ciclo di Piers Anthony, uno dei massimi best-seller americani nel campo della fantasy.

Suicidi dovuti

Pino Pigliacelo è un uomo mite, anzi, lo è stato. Pino, campanaro in seconda e sacrestano mancato, ha dovuto adattarsi sempre, fino ad oggi, ultimo giorno di un carnevale insolito. Chiuso nella sua Cinquecento, con il motore acceso, in un piccolissimo garage, festeggia a suo modo la fine di una strana catena di suicidi. Ricorda Marì, la finta bionda che, per aver letto “Madame Bovàri di un certo Flobert” si è convertita alla sincerità. Poi si inseguono nella mente di Pino gli intrighi e gli intrallazzi, gli odi e gli incesti di una folla di personaggi.
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Sui mari del fato

Ylia, divenuta regina è riuscita a ridare un futuro al suo popolo e a sé stessa. Felicemente sposata con Galdan, e madre di due bambini, governa sul Nedao che è riuscita a ricostruire in una nuova terra, ma un antico nemico e un avversario sconfitto tramano per distruggere la pace e la famiglia della regina…

Il sugo della vita. Simbolismo e magia del sangue

Santa Maria Maddalena de’ Pazzi è preda di visioni in cui implora Gesù crocifisso stillante sangue dalle piaghe di irrorarla con il sacro liquido, in un bagno di «concupiscenzia siziente e saziante» che le avrebbe fatto raggiungere la beatitudine. In Spagna cuochi e pasticcieri non di rado utilizzano le carni degli squartati e i frammenti dei suppliziati per preparare sanguinolenti vol-au-vent. All’assassino del principe d’Orange, atrocemente torturato per quattro giorni prima di spirare dal dolore, il carnefice pratica una laparatomia sulla pubblica piazza, incanalando in catartico teatro di massa l’antico, inestirpabile istinto di Caino. È nel sangue, sul filo rosso fra puro e impuro, che si rappresenta l’inesausto dramma tra sacro e profano, tra storia del divino e storia di quell’umano che dell’umanità vuol disfarsi. Nel “Sugo della vita” Piero Camporesi prende in carico la narrazione di questa storia: con maestria racconta la potente carica metaforica del sangue che, rosso e dolciastro, cola sull’immaginario prescientifico a coagulare simboli ora terrifici ora salvifici, connessi alla dissoluzione e alla morte o alla rigenerazione e alla vita. Così il sangue di Cristo acquista la preziosità taumaturgica di un magico unguento che annichilisce i miasmi della malignità: il più squisito distillato, uscito non dalla bottega di un qualsiasi speziale ma dalla grotta meravigliosa del costato del Protomedico che ha sconfitto la morte. Viceversa, per strada le compagnie dei flagellanti si autopuniscono ferocemente salassandosi a staffilate: carnevali di afflizione, riti di violenza sacra, esorcismi collettivi per neutralizzare l’empietà che irrora il tessuto sociale. Poi l’antico enigma del sangue si è dissolto; la società postindustriale – asettica, anemica, emofobica – effonde solo il sangue altrui, nelle fiumane cruente della guerra.