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Gli Uccelli Della Solitudine

Gli uccelli della solitudine by Marco Aime
Lo sguardo dell’antropologo Marco Aime che in questa sua ricognizione ha avuto come collaboratore Ismaël Haidara Dadié, torna a posarsi su Timbuctu, «mitica» città carica di storia ai margini del deserto, che nei secoli ha dato vita a una società complessa, articolata in rigide gerarchie. I cittadini, molti dei quali esponenti di una borghesia commerciale ricca e colta, sono infatti legati non solo alla famiglia, ma anche all’etnia di appartenenza, alla casta, alla corporazione e alle kondey, che sono le «compagnie d’età». Si tratta di forme di associazionismo spontaneo che rappresentano la vera spina dorsale della società tombouctienne: basate esclusivamente sull’età e caratterizzate da un’assoluta uguaglianza interna e dall’impiego di un linguaggio scherzoso, le kondey realizzano una solidarietà tra coetanei che dura tutta la vita e unisce i membri del gruppo nel bene e nel male. Quando di una compagnia rimangono in vita poche persone, queste assumono un aspetto triste perché hanno visto i loro amici andarsene a poco a poco: a Timbuctu li chiamano «gli uccelli della solitudine».

Tutto il resto di te

Tutti la conoscono come Regan, ma il suo vero nome è un altro. Ha dovuto dimenticare se stessa e scappare lontano per proteggere le persone che ama. La fuga dalla realtà la porta a vivere momenti difficili e assurdi, ma anche molto romantici e passionali. Una fuga non voluta che le farà leggere la vita con occhi completamente diversi. L’amore si presenterà alla sua porta, ma saprà Regan coronare il suo sogno di felicità?

Tutti i nomi del mondo

Fare l’appello delle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita, capire in quale senso sono state importanti e perché hanno lasciato un marchio indelebile: l’insegnante protagonista di questo romanzo compie un gesto consapevolmente rischioso che tuttavia lui sente necessario, quasi ineludibile. Ad accompagnarlo nell’impresa, con l’ingenua volontà di proteggerlo, per fortuna c’è Ottavio, suo ex alunno ripetente che si esprime soltanto in romanesco.

Rispondono ventisei nomi, quante sono le lettere dell’alfabeto: individui provenienti da ogni parte del mondo, giovani profughi, antichi amici dispersi, nonni paterni e materni, adolescenti pieni di speranza, a volte sventurati. Alcuni, sopravvissuti a guerre e carestie, vivono fra noi; altri, che lasciano intravedere, insieme a un passato lancinante, vicende legate alla storia della Resistenza italiana, parlano da un oltre. Gli interlocutori, convocati al Colle Oppio di Roma, registrano la loro presenza in una scuola di lingua per immigrati, chiamata Penny Wirton, dove frattanto continua a scorrere tumultuoso il fiume d’umanità dolente che tutti ben riconosciamo. Ognuno racconta l’avventura in cui è impegnato. Ne scaturisce un’originalissima riflessione corale sull’epoca che stiamo attraversando, scrutinata nel filtro di un’esperienza intima e personale.

Eraldo Affinati, con questa sorprendente Spoon River, imbastisce un processo autobiografico e collettivo sui temi che sin dall’inizio hanno contraddistinto, come un filo rosso, la sua opera inconfondibile: libertà, responsabilità, educazione, giustizia, valori etici, religiosi e politici. Ma stavolta, scoprendo le ragioni profonde della propria vocazione pedagogica e letteraria, non può evitare di subire il controfagotto, comico e caustico insieme, del suo allievo preferito: il solo, forse, in grado di consegnargli alla fine la vera risposta che lui desiderava.

(source: Bol.com)

Tuttalpiù muoio

Filo, il protagonista del romanzo, è sceso in guerra per riscattarsi: spesso subisce cocenti sconfitte, dai risvolti comici irresistibili, talvolta riesce a trionfare. La vita che scorre a un ritmo vertiginoso nelle pagine di questo libro è una lunga lotta contro la fame di amore, di cibo e di sesso. Ma soprattutto di riconoscimento umano. Riuscirà Filo a vincere e a vendicarsi? O almeno ad essere accettato? A sua disposizione ha una strepitosa energia fisica e un umorismo che colora tutte le sue avventure: a scuola, in parrocchia, sulla pista di pattinaggio, nella giungla dei ritrovi gay, tra le quinte del palcoscenico, a letto.

Il tuo amore è il mio Natale

*”Greta, vorrei baciarti ma non ce la faccio”*: è questo il contenuto del biglietto che Greta ha trovato nella tasca del cappotto. L’autore, però, è sconosciuto.
Greta è una studentessa fuori sede. Nel periodo di Natale, per potersi fare qualche regalo e dimenticare la solitudine, decide di trovarsi un lavoro. Viene assunta come babysitter da Enea, chef di un piccolo ristorante, che sembra avere addosso l’odore del freddo. Greta ne è subito attratta e si affeziona anche a sua figlia, la piccola Viola, colpita da un disturbo alimentare dopo un trauma che però Greta non conosce.
Nella sua vita entra però anche un altro ragazzo, Leonardo, dal carattere allegro e spensierato.
Quando trova il biglietto d’amore nel suo cappotto, cominciano gli interrogativi: chi è l’autore di quella dichiarazione, tra il misterioso Enea e l’irresistibile Leonardo?
Una cosa è certa: il suo Natale non sarà più lo stesso…
*Questo momento è così assurdo da sembrare surreale… Io e lui in auto, sotto la pioggia, senza dirci una parola, con questa musica che fa pensare alla foresta pluviale e allo spazio. Chissà cosa gli sta passando per la testa. Sì, la pioggia è molto forte, ma certo non gli impedisce di mettere in moto l’auto e tornarsene a casa. Deve esserci qualcos’altro, qualcosa che lo turba.
Restiamo lì ad ascoltare la musica per una ventina di minuti. Sono tesa, perché lui è accanto a me e ignoro cosa stia pensando, ma riesco anche a comprendere la bellezza struggente di questa musica. Vorrei chiedergli di chi è, ma non voglio interrompere questo momento che stiamo condividendo.
La pioggia si è calmata. Enea spegne l’autoradio.
– Buonanotte, Greta. Grazie per non avermi fatto domande.*

Troppo amore

Una mattina come tante, ad accogliere María José Sánchez sul posto di lavoro è una telefonata che la riporta indietro di qualche anno, ai tempi in cui era una ragazza con i capelli molto lunghi e una spiccata vocazione artistica. A rituffarla in quei giorni è la voce di Jaime, il vecchio compagno dell’Accademia di Belle Arti, che le annuncia la morte di un comune amico: Marcos.
Jaime e Marcos. Vecchi compagni, ma non solo. Dietro i loro nomi si squarcia un passato che non è mai passato, riaffiora l’esperienza che più ha segnato la vita di María José. Immagini di un triangolo amoroso, di un letto grande da accogliere tutti e tre. Ma il tre è un numero ingannevole. Dispari e fatale. Tre ragazzi, tre diversi talenti. Procedendo insieme, avevano scoperto il piacere, superato i propri blocchi, provato il senso del possesso, l’ebbrezza della sfida alle convenzioni. Un legame forte, troppo forte. Dispari e fatale. Romanzo di sentimenti e nostalgie, *Troppo amore* è ambientata ai tempi della Madrid esaltante ed eccessiva della movida: «Era il 1984, e noi avevamo vent’anni, Madrid aveva vent’anni, la Spagna aveva vent’anni, e ogni cosa era al suo posto».

Il trono della luna crescente

I Regni della Luna Crescente, territori in cui dimorano santi guerrieri ed eretici, cortigiani e assassini, assoggettati al potere di un feroce Califfo, sono messi a ferro e fuoco da un misterioso furfante che si fa chiamare “il Principe Falco”. Mentre la rivolta incalza, una serie di brutali omicidi che sembrano guidati da una forza sovrannaturale colpisce la città di Dhamsawaat. Adoulla Makhslood, l’ultimo dei cacciatori di ghul, creature fatte d’ombra e dalla pelle di sciacallo, vorrebbe ritirarsi, ma capisce che non è ancora il momento giusto. Insieme al suo giovane assistente Raseed, coraggioso e fiero, e all’affascinante Zamia, capace di risvegliare un’arcana magia, si ritroverà coinvolto nella ricerca della verità su queste morti. In poco tempo i tre diventeranno eroi loro malgrado di una battaglia ben più crudele e spaventosa: non solo sulla città, ma sull’intera umanità, incombe la minaccia di una fine sanguinosa che solo loro possono sventare.
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La Trilogia dei Re

Il re degli alberi; Il re dei bambini; Il re degli scacchi.
Una scrittura semplice ed epica. Uno stile che richiama quello degli antichi cantastorie, l’ironia pacata dei grandi maestri del Dao: così Acheng racconta le vicende tragiche e comiche di studenti e contadini durante la Rivoluzione culturale: da quella del boscaiolo dalla forza prodigiosa (Il re degli alberi), ai conflitti del giovane maestro Lao Gar con la burocrazia rivoluzionaria (Il re dei bambini), alla storia itinerante di Wang Yisheng, povero e geniale giocatore di scacchi nella Cina di Mao. La trilogia dei re segna un punto di rottura con il “”realismo”” della tradizione letteraria cinese. Ha scritto Acheng: “”Negli ultimi quarant’anni, in Cina sono accadute cose che gli stessi cinesi considerano fantastiche. Per questo, quando il Partito chiede ai cosiddetti scrittori di perseverare nel “”realismo socialista”” – dato che secondo me la realtà del socialismo cinese è l’assurdo -, basterebbe descrivere realisticamente l’assurdo per ottenere la realtà””. Con il suo mite sguardo visionario Acheng ha sottratto all’ingenua iconografia realista le gesta di un’intera generazione di cinesi e ne ha reso partecipi migliaia di lettori in tutto il mondo.Nato in Cina nel 1949, Acheng vive dal 1987 a Los Angeles.

Tredici lame

Mercenari ubriaconi, eroi pericolosamente schizofrenici, stregoni che gestiscono banche micidiali come eserciti, scalcinate compagnie di guerrieri, cortigiane e soldati. Spadaccini boriosi e donne che conquistano il potere col ferro e col veleno. Sangue, polvere, sudore. Il Nord gelido e nebbioso dei clan e le menzogne delle corti principesche del Sud. E oro, oro, e oro, più crudele dell’acciaio, più potente della magia nera. Questo è il mondo di Joe Abercrombie, la stella più ferocemente ironica e dotata del grimdark, il fantasy brutale e senza compromessi che guarda al George R.R. Martin del “Trono di Spade” come suo modello di riferimento, spingendosi ancora più avanti. Tornano i protagonisti dei romanzi della “Prima Legge” che li hanno resi famosi in tutto il mondo, svelando nuovi dettagli su chi credevamo già di conoscere, dal deforme Inquisitore Glokta a Novedita il Sanguinario, dalla condottiera Murcatto all’irresistibile Nicomo Cosca, soldato di ventura e voltafaccia senza scrupoli. E poi compaiono anche nuovi personaggi e ambientazioni, come la strana coppia composta da Shev, ladra con un debole per le belle ragazze, e Javre, l’inarrestabile Leonessa di Hoskopp, braccate da nemici implacabili e da una irresistibile tendenza a cacciarsi nei luoghi peggiori del mondo.Tredici racconti, affilati come lame. Battaglie e tradimenti, fughe rocambolesche e colpi di scena si susseguono in un vortice che ribalta tutto quello che credevamo di conoscere sul fantasy, con una scrittura epica e audace, dove l’ironia e il cinismo fanno spiccare ancor più, in mezzo alle mille menzogne e ombre della nostra vita, anche l’amicizia e la dedizione, l’amore e il coraggio che possono farsi largo anche nella polvere e nel sudore della battaglia più feroce.Un libro imperdibile per gli appassionati di Abercrombie.

Tre Per La Vecchia Luna

Ora che la Luna comincia a rivelare il suo vero volto, che ha un “suo” satellite artificiale, e che presto, secondo le previsioni, rivelerà ogni suo antico mistero all’uomo che per primo calpesterà la sua superficie, ci sembra giunto il momento di rivolgere un ultimo sguardo al nostro vecchio satellite: uno sguardo tradizionale, quale la fantascienza di domani non potrà forse più permettersi. In chiave umoristica con Raymond Jones, in chiave eroica con H. B. Fyfe, in chiave minacciosa con Fritz Leiber, compiamo dunque questo felice giro conclusivo intorno alla prima grande ispiratrice della letteratura fantascientifica. UNA GITA – Rider in the sky (1964) RAYMOND F. JONES
UNA MARCIA – Moonwalk (1958) H. B. FYFE
UN’INCOGNITA – Deadly moon (1964) FRITZ LEIBER
Dizionario scientifico – Che cos’è il Nike-X? – Treno a cuscino d’aria

La traduttrice

Beirut, un vecchio appartamento della città, Aaliya, una donna di settantadue anni, i capelli tinti di blu, una traduzione da iniziare, forse, e una storia da raccontare. Aaliya ci parla della sua vita: anni e anni dedicati a leggere i capolavori della letteratura mondiale per poi tradurli, in silenzio, per puro amore, senza che alcuna traduzione veda mai la luce della pubblicazione; mentre per le vie della città cadevano bombe e si udivano gli echi di una guerra capace di trasformare giovani pacifici in spie e assassini. Una guerra che ha costretto una donna sola come lei, di professione libraia, a dormire con un fucile accanto al letto per difendersi da attacchi improvvisi. Una guerra che ha costretto Aaliya a rimandare l’appuntamento con l’amore. Siamo ciò che leggiamo, disse un saggio, e Aaliya è questo: una creatura meravigliosa, fatta di carta, eppure viva, piena di umorismo, che cerca nei libri l’amore che la sua famiglia non è stata in grado di darle. Entrare nella casa di Aaliya, sedere accanto a lei, condividere la sua paura e il suo coraggio, ascoltare la sua storia straordinaria e assoluta è un’esperienza intensa che conferma il talento affabulatore di Rabih Alameddine.

(source: Bol.com)

I Traditori E Altri Racconti

Come i nostri lettori già sanno, Urania, a partire da questo numero, diventa settimanale: l’unico settimanale di fantascienza che esista al mondo. Questa brillante, concreta affermazione della F.S. in Italia, è stata resa possibile innanzitutto dai lettori stessi, che fedelmente ci hanno seguito, incoraggiato, appoggiato. D’altra parte, il nostro costante impegno volto ad assicurarci il meglio della produzione anglosassone, è stato ora coronato da un risultato dei più tangibili: un accordo per la traduzione in esclusiva su URANIA dei romanzi e dei racconti pubblicati dalle quattro maggiori riviste americane specializzate in “fantascienza pura”: GALAXY, IF, MAGABOOK, WORLDS OF TOMORROW. Altri accordi con altre riviste potranno seguire. Ecco intanto come scatta, da oggi, “l’Operazione 4 Urania al mese”: ogni mese, un numero di racconti come quello che presentiamo oggi; ogni mese la ristampa di un “Capolavoro”; ogni mese due romanzi inediti o un romanzo e una di quelle antologie ( di un unico autore o su un unico argomento) che tanto favore hanno riscosso da quando, con Sheckley, Lovecraft, Avventure sui Pianeti, Ballard e Clarke, ecc., abbiamo inaugurato la formula. Siamo lieti che questo primo numero della serie si apra con l’attesissimo ritorno di un maestro della fantascienza, A. E. Van Vogt, i cui “Traditori” sono il primo racconto dopo 14 anni di silenzio. Non meno appropriata alla felice circostanza, per le ragioni che il lettore vedrà, è la “Pulce d’Acqua” di Philip Dick. Dei tre racconti di Leinster, Silverberg, Leiber, che completano il fascicolo, basterà dire che sono all’altezza dei rispettivi autori. In “Doni dal cielo” di Aron L. Kolom, d’altra parte, un autore nuovo attende il vostro giudizio.
INDICE
I TRADITORI The Expendables A. E. VAN VOGT
IL MARCHIO DELL’INVISIBILE To see the Invisible man ROBERT SILVERBERG
DONI DAL CIELO Haevenly gift AARON K. KOLOM
USI E COSTUMI DEI THRID Manners and customs of Thrid MURRAY LEINSTER
PULCE D’ACQUA Water Spyder THORP MCCLUSKY
TRAVOLGETELI VIVI X marks the Pedwalk PHILIP K. DICK
IL CASO SWIFT LYLE G. BOYD

Tra I Castagni Dell’Appennino. Conversazioni Con Francesco Guccini

Un viaggio in treno fino a Pàvana, lungo la ferrovia Porrettana, per avvicinarsi nel modo più autentico allo spirito delle canzoni e dei luoghi di Francesco Guccini. È il viaggio, metaforico e reale, che intraprende l’antropologo Marco Aime, e insieme a lui ogni lettore, che ha con questo libro l’occasione di scoprire, attraverso la viva voce di Guccini, i ricordi più personali, insoliti e inaspettati attinti da una vita intera tra musica e poesia. Un viaggio emozionante e suggestivo, ma al contempo molto concreto, fatto di paesaggi aspri come i boschi dell’Appennino che Guccini ci invita da sempre, attraverso i suoi versi, a scoprire. E popolato di personaggi curiosi come la vecchia signora di Pàvana che indica ad Aime – appena sbarcato nel borgo gucciniano per eccellenza – la casa del cantautore annunciando, con il tono fiero e rispettoso di chi segnala a un turista il museo del Louvre a Parigi, o il Colosseo a Roma: «Lì c’è Guccini». *Tra i castagni dell’Appennino* è, naturalmente, anche un viaggio nella memoria, che ripercorre l’evoluzione artistica ed esistenziale di una delle più grandi voci del panorama musicale italiano. Dai primissimi dischi ed esibizioni nelle osterie alle influenze letterarie che percorrono tutta la sua produzione, dagli anni delle contestazioni politiche ai piccoli vezzi privati che hanno accompagnato decenni di concerti, fino a diventare mitici rituali collettivi, ciò che emerge in queste pagine è soprattutto la volontà di Guccini di esprimere, con le parole e con i versi, la sua esperienza di vita e la sua personale visione del mondo. «Per me scrivere canzoni voleva dire raccontare la propria esistenza, le proprie vicende. Non convivo spesso con la malinconia. Non è una mia caratteristica, se non forse nel momento del ricordo, perché il ricordo a volte immalinconisce. Il fatto è che noi il futuro non lo conosciamo e il presente è fugace, quindi viviamo soprattutto nel passato, nel ricordo. Ma quando poi le racconto, queste cose, le vesto sempre di ironia.»
«Guccini incanta ancora, e attraverso questa conversazione al presente, che riporta il lettore nella magia del passato, anche il testo è musica» – Caterina Minnucci, *Il Fatto Quotidiano*
«Che siate suoi fan della prima ora o meno, una lettura consigliata» – Fabio Guastalla, *Il Mucchio Selvaggio*
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### Sinossi
Un viaggio in treno fino a Pàvana, lungo la ferrovia Porrettana, per avvicinarsi nel modo più autentico allo spirito delle canzoni e dei luoghi di Francesco Guccini. È il viaggio, metaforico e reale, che intraprende l’antropologo Marco Aime, e insieme a lui ogni lettore, che ha con questo libro l’occasione di scoprire, attraverso la viva voce di Guccini, i ricordi più personali, insoliti e inaspettati attinti da una vita intera tra musica e poesia. Un viaggio emozionante e suggestivo, ma al contempo molto concreto, fatto di paesaggi aspri come i boschi dell’Appennino che Guccini ci invita da sempre, attraverso i suoi versi, a scoprire. E popolato di personaggi curiosi come la vecchia signora di Pàvana che indica ad Aime – appena sbarcato nel borgo gucciniano per eccellenza – la casa del cantautore annunciando, con il tono fiero e rispettoso di chi segnala a un turista il museo del Louvre a Parigi, o il Colosseo a Roma: «Lì c’è Guccini». *Tra i castagni dell’Appennino* è, naturalmente, anche un viaggio nella memoria, che ripercorre l’evoluzione artistica ed esistenziale di una delle più grandi voci del panorama musicale italiano. Dai primissimi dischi ed esibizioni nelle osterie alle influenze letterarie che percorrono tutta la sua produzione, dagli anni delle contestazioni politiche ai piccoli vezzi privati che hanno accompagnato decenni di concerti, fino a diventare mitici rituali collettivi, ciò che emerge in queste pagine è soprattutto la volontà di Guccini di esprimere, con le parole e con i versi, la sua esperienza di vita e la sua personale visione del mondo. «Per me scrivere canzoni voleva dire raccontare la propria esistenza, le proprie vicende. Non convivo spesso con la malinconia. Non è una mia caratteristica, se non forse nel momento del ricordo, perché il ricordo a volte immalinconisce. Il fatto è che noi il futuro non lo conosciamo e il presente è fugace, quindi viviamo soprattutto nel passato, nel ricordo. Ma quando poi le racconto, queste cose, le vesto sempre di ironia.»
«Guccini incanta ancora, e attraverso questa conversazione al presente, che riporta il lettore nella magia del passato, anche il testo è musica» – Caterina Minnucci, *Il Fatto Quotidiano*
«Che siate suoi fan della prima ora o meno, una lettura consigliata» – Fabio Guastalla, *Il Mucchio Selvaggio*

Tra Due Mari

Tra due mari by Carmine Abate
Un incontro nella Calabria remota del secondo dopoguerra: Giorgio Bellusci e Hans Heumann. Il primo ha un sogno nella vita: ricostruire il Fondaco del Fico, una locanda nei pressi di Roccalba. Il secondo è un giovane fotografo tedesco che è arrivato a Sud in cerca di luce, paesaggi e nutrimento per la sua arte. I due stringeranno una forte amicizia e infine i loro figli si sposeranno. Dal matrimonio nasce Florian, ragazzo diviso tra due mondi e due culture, tra Amburgo e la Calabria infuocata. Ed è proprio lui a narrare in prima persona la storia di Giorgio Bellusci, imparando ad amare il nonno e a capire i suoi sogni in un racconto epico e nostalgico. Un romanzo originale, ricco di materia, odori e suoni che incrociano destini e culture diverse.