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Manuale Di Pasticceria E Decorazione – Vol.1

Se è vero, come è vero, che la pasticceria è composta essenzialmente da 4 elementi fondamentali come farine, zucchero, latticini e uova lavorati in proporzioni variabili, è altresì vero che è una scienza esatta e che la creatività si può esprimere al meglio solo dopo aver appreso le regole fondamentali e le diverse tecniche di lavorazione.
Nei due volumi abbiamo volutamente sperimentato ricette fino ad oggi appannaggio dei soli maestri pasticcieri, ottenendo ottimi risultati e con tecniche semplificate e applicabili anche in una normale cucina casalinga. Se i fondamenti della pasticceria consistono nella preparazione degli impasti, non potevamo certamente tralasciare l’importante capitolo della decorazione, perchè il bello e il buono sono in pasticceria due facce della stessa medaglia.
Con il manuale di Pasticceria e Decorazione, primo e secondo volume, ci siamo proposte di fornire uno strumento valido e testato a tutti coloro che coltivano la passione per la pasticceria e desiderano approfondire le conoscenze tecniche di quest’Arte, ma anche a chi muove i primi passi in questo “dolce e profumato” mondo.

Mano Nera

Con l’invasione della Francia da parte dell’esercito di Hitler, in Alsazia vengono aperti due lager: Schirmeck e Natzweiler. Proprio lì, un medico virologo, il dottor Eugen Haagen, praticherà esperimenti medici utilizzando gli internati come cavie, alla ricerca di un vaccino contro il tifo, la febbre gialla e altre malattie infettive. Nel contempo, nei due lager verranno rinchiusi i giovani, non ancora maggiorenni, che hanno dato vita a un’organizzazione di resistenza e di opposizione al nazismo in Alsazia. Le esistenze del dottor Haagen e dei ribelli della “Mano nera”, si incrociano drammaticamente, dando luogo a due modelli di vita in contrasto tra loro: quella di un uomo che, considerandosi uno scienziato al servizio dell’umanità, coglie nella guerra l’opportunità di servire insieme la Germania nazista e la scienza; e quella di un gruppo di adolescenti, che decide di lottare a costo della vita per restituire la libertà alla loro terra. Due storie parallele, dimenticate, che ci consentono di comprendere, non solo il dramma della deportazione ma soprattutto la barbarie di una guerra che puntava a disumanizzare gli esseri umani. Due storie, ricostruite con precisione documentaria che mettono l’accento su aspetti della dominazione nazista troppo spesso trascurati. Laddove la giustizia umana non è arrivata (il dottore morirà in libertà con il massimo della considerazione, mentre il nome dei giovani martiri si è perduto nella polvere del nulla) il nuovo libro di Frediano Sessi pone rimedio, sollecitando il lettore a comprendere il passato anche attraverso fatti individuali di chi lo ha vissuto, da carnefice impunito o da combattente per la libertà.

Malaparte. Vite e leggende

Nazionalista e cosmopolita. Pacifista e bellicista. Elitista e populista. Scrittore politico dalla prosa essenziale e romanziere dall’immaginazione barocca. Mitomane, esibizionista, gelido dandy che flirta con fascismo, marxismo e anarchia, attratto di volta in volta dall’Italia di Mussolini, dall’Urss di Stalin, dalla Cina di Mao e dall’imperialismo americano. Seduttore inveterato, esibizionista, “camaleonte” pronto a servire (e a servirsi di) ogni potere. Tutto e il contrario di tutto, in apparenza, Curzio Suckert detto Malaparte (1898-1957) sfidò solitario le convenzioni della sua epoca. Oggi questa biografia di Maurizio Serra – basata su un’ampia documentazione, su corrispondenze e testimonianze anche inedite – ci restituisce le sfaccettature di una vicenda umana e letteraria che non può ridursi ai luoghi comuni che ne hanno imprigionato la memoria. Emerge così la modernità di un Malaparte visionario interprete della decadenza europea, che non smette di stupire perché aveva, potente e inconfessato, il gusto dello scacco: “Malaparte o le disavventure di Narciso”.

Lotta di classe. Diario di un anno da insegnante in prova

Cosa vuol dire stare in classe ai tempi della «buona scuola», delle lavagne multimediali e degli iPhone sotto il banco? Mario Fillioley ci porta con lui dentro le aule, tra i corridoi durante la ricreazione, nelle stanze dei professori, e ci regala un fantasmagorico diario di un anno di scuola – il suo primo da docente di ruolo – in un istituto distante ottocento chilometri da dove ha vissuto fino a quarant’anni. Da settembre a giugno si mescolano ricordi personali, la voglia di provare metodi nuovi, la paura di sbagliare e lo scetticismo verso chiunque pensi di avere in mano la soluzione su cosa voglia dire oggi educare. Ne viene fuori una commedia a metà tra Woody Allen, David Sedaris e Domenico Starnone, il cui protagonista è un professore sempre vicino ai ragazzi e alle loro storie, un impacciato detective in quella landa misteriosa e avvincente che è l’adolescenza. Ogni lezione si trasforma in un racconto esilarante e talvolta malinconico su quello che infine è il senso profondo della scuola: diventare grandi insieme. **
### Sinossi
Cosa vuol dire stare in classe ai tempi della «buona scuola», delle lavagne multimediali e degli iPhone sotto il banco? Mario Fillioley ci porta con lui dentro le aule, tra i corridoi durante la ricreazione, nelle stanze dei professori, e ci regala un fantasmagorico diario di un anno di scuola – il suo primo da docente di ruolo – in un istituto distante ottocento chilometri da dove ha vissuto fino a quarant’anni. Da settembre a giugno si mescolano ricordi personali, la voglia di provare metodi nuovi, la paura di sbagliare e lo scetticismo verso chiunque pensi di avere in mano la soluzione su cosa voglia dire oggi educare. Ne viene fuori una commedia a metà tra Woody Allen, David Sedaris e Domenico Starnone, il cui protagonista è un professore sempre vicino ai ragazzi e alle loro storie, un impacciato detective in quella landa misteriosa e avvincente che è l’adolescenza. Ogni lezione si trasforma in un racconto esilarante e talvolta malinconico su quello che infine è il senso profondo della scuola: diventare grandi insieme.

London. L’avventura di uno scrittore

Fra i grandi scrittori americani Jack London (1876-1916) è certamente il più noto ed amato. E mentre la sua opera — che ha affascinato intere generazioni di giovani, anche in Europa e in Italia — pretende di essere riletta e verificata in situazioni sociali e culturali tanto diverse, la sua vita non ha mai cessato di costituire un simbolo e un mito: simbolo di un’età complessa e difficile e mito di un uomo che seppe combattere per la propria emancipazione, in difesa del diritto a vivere anche al di fuori delle convenzioni sociali.
La parabola umana di London, ricostruita da Irving Stone sulla base di una vasta documentazione in gran parte inedita, è sotto questo aspetto esemplare; self made man per eccellenza, egli incarna sì un tipico ideale americano ma scontandone, sino alla morte tragica, l’insopportabile peso: scisso fra il «sogno» e la «realtà», l'individuo è destinato a soccombere. Di qui, nel personaggio London, tutta una serie di contraddizioni: la sua sete mai sazia di avventure e la necessità di un punto fermo su cui ogni volta costruire daccapo; l’incessante bisogno di denaro e la generosità che si trasforma in sperpero (anche di sé, del proprio talento); il gusto del semplice e del primitivo e le manie di grandezza; il socialismo da una parte e il mito del sangue e della razza dall’altra…
La biografia di Irving Stone, frutto di un minuzioso lavoro di ricerca, ha anche il merito di far luce finalmente su aspetti ed episodi sino ad oggi trascurati: le oscure origini dello scrittore, il suo burrascoso rapporto con l’alcool, la progettazione di imprese faraoniche e disperate, e infine le circostanze e la meccanica del suicidio.

Lo Spettro Della Strega

Per secoli le Quattro Terre sono state protette dai demoni del passato, difese dai confini magici che le separavano dalla dimensione oscura nota come “Divieto” e dagli esseri, terribili e malvagi, che la abitano. Ma adesso non è più così. Le antiche barriere che garantivano la separazione tra l’ordine e il caos hanno cominciato a indebolirsi e generazioni di esseri mostruosi e assetati di sangue, mossi da una rabbia coltivata per millenni, cercano di distruggerle definitivamente, per vendicarsi di chi li ha imprigionati. L’unica che può fermarli è Arling Elessedil, giovane elfa che possiede i mezzi per sigillare la breccia e richiudere nuovamente gli abitanti del Divieto nella loro prigione. Ma Arling è caduta nelle mani del diabolico Primo Ministro della Federazione e i suoi sforzi sembrano essere stati vani. Solo sua sorella, Aphen, coraggiosa e ostinata, che detiene le Pietre Magiche e ne controlla il potere, può sperare di salvare Arling dalla sorte infelice che ha in serbo per lei il suo carceriere. Intanto Railing Ohmsford – nel tentativo disperato di salvare suo fratello – cerca di capire se la sua famigerata antenata Grianne, la Strega, è ancora viva e vuole aiutarlo a salvare il mondo, senza curarsi della posta in gioco e delle conseguenze delle sue azioni. Il grande maestro del fantasy, che ha incantato decine di milioni di lettori in tutto il mondo, torna per chiudere la trilogia degli “Oscuri Segreti di Shannara”. Il risultato è ancora una volta indimenticabile.

Lo scafandro e la farfalla

’8 dicembre 1995 un ictus getta Jean-Dominique Bauby in coma profondo. Quando ne esce, tutte le sue funzioni motorie sono deteriorate. Colpito da quella che la medicina chiama locked-in syndrome, e che lascia perfettamente lucidi ma prigionieri del proprio corpo inerte, Bauby non può più muoversi, mangiare parlare o anche semplicemente respirare senza aiuto. In quel corpo rigido e incontrollabile come lo scafandro di un palombaro, solo un occhio si muove. Quell’occhio, il sinistro, è il suo legame con il mondo, con gli altri, con la vita. Sbattendo una volta le palpebre del suo occhio Bauby dice di sì, due volte significano un no. Sempre con un battito di ciglia, ferma l’interlocutore su una lettera dell’alfabeto che gli viene recitato secondo l’ordine di frequenza della lingua francese: «E, S, A, R, I, N, T…». E, lettera dopo lettera, Bauby detta parole, frasi, pagine intere…
Con il suo occhio Bauby scrive questo libro: per settimane intere, ogni mattina prima dell’alba, pensa e memorizza un capitolo che più tardi detta a una redattrice del suo editore. Così, da dietro l’oblò del suo scafandro, ci invia le cartoline di un mondo che possiamo solo immaginare, dove vola leggera la farfalla del suo spirito.

Lo potevo fare anch’io. Perché l’arte contemporanea è davvero arte

Tutti, almeno una volta nella vita, davanti a un’opera d’arte contemporanea abbiamo pensato: “Questo lo potevo fare anch’io!”. Eppure i critici ci assicurano che si tratta di capolavori, mentre i collezionisti spendono cifre da capogiro per quadri che sembrano tele imbrattate e sculture che appaiono come ammassi di rottami. Come è possibile che una tela strappata possa chiamarsi “arte”? Gli artisti contemporanei sempre più spesso occupano le pagine dei giornali, mentre il loro lavoro è circondato da un’aura di mistero che ne fa un prodigio alla cui comprensione sembrano ammessi solo pochi eletti. Eppure tutte le grandi capitali del mondo occidentale hanno ospitato esposizioni sempre più grandi e costose, producendo un giro di affari di tutto rispetto. Francesco Bonami ci sfida ad “assaggiare” le opere senza pregiudizi. Con uno stile divertito e irriverente, ci aiuta a capire cosa distingue un grande da un pessimo artista, cosa ha fatto sì che Marcel Duchamp o Andy Warhol abbiano superato la prova del tempo e perché invece tanta parte del lavoro di un pittore come Renato Guttuso o di uno scultore come Arnaldo Pomodoro siano in realtà sopravvalutati. Ci spiega perché Anish Kapoor piace a tutti al primo sguardo e ci svela cosa si nasconde dietro il clamore e lo scandalo delle opere di Maurizio Cattelan. E se è vero che nell’ultimo secolo l’arte si è evoluta al punto da essere quasi irriconoscibile, Bonami ci fa capire una volta per tutte perché non è vero che potevamo farlo anche noi.

Libro delle epoche

Dopo aver guidato i lettori alla conoscenza delle più antiche tipologie psicologiche con il Libro degli Angeli , e del proprio io più profondo nel Libro della Personalità , Igor Sibaldi conclude il suo percorso di psicologia esoterica spiegando il rapporto tra il singolo individuo e la civiltà. Per “civiltà” si intende la Civiltà Occidentale, ossia un “io collettivo” soggetto a fasi che si ripetono ogni 72 anni. A che punto siamo oggi? L’autore ci spiega che gli anni 2006-2012, quelli della Ribellione, coincidono con gli anni tra il 1934 e il 1940, quando è iniziata la seconda guerra mondiale. Che cosa succederà dopo il 2012? Le previsioni apocalittiche sul 2012 sono soltanto un aspetto della “teoria della fine”. Ciò che davvero sta per finire, in base a tutti gli indicatori, è un tipo di civiltà: un modo di intendere il mondo e l’uomo. La “civiltà” è un potente Soggetto Collettivo, che vive e si rafforza a spese della libertà dei singoli individui. Assume molte forme: coppia, famiglia, azienda, partito, religione, Stato, e ciascuna di queste forme determina e danneggia la nostra capacità di ricordare, di amare, di decidere. Uscire da questo Soggetto Collettivo è più semplice di quanto si creda. Occorre soltanto lucidità, apertura interiore e un po’ di coraggio, per scoprire gli orizzonti pratici di un’evoluzione personale, diversa da quella dei moltissimi che le Civiltà trascinano, ogni giorno, via da se stessi. **
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Dopo aver guidato i lettori alla conoscenza delle più antiche tipologie psicologiche con il Libro degli Angeli , e del proprio io più profondo nel Libro della Personalità , Igor Sibaldi conclude il suo percorso di psicologia esoterica spiegando il rapporto tra il singolo individuo e la civiltà. Per “civiltà” si intende la Civiltà Occidentale, ossia un “io collettivo” soggetto a fasi che si ripetono ogni 72 anni. A che punto siamo oggi? L’autore ci spiega che gli anni 2006-2012, quelli della Ribellione, coincidono con gli anni tra il 1934 e il 1940, quando è iniziata la seconda guerra mondiale. Che cosa succederà dopo il 2012? Le previsioni apocalittiche sul 2012 sono soltanto un aspetto della “teoria della fine”. Ciò che davvero sta per finire, in base a tutti gli indicatori, è un tipo di civiltà: un modo di intendere il mondo e l’uomo. La “civiltà” è un potente Soggetto Collettivo, che vive e si rafforza a spese della libertà dei singoli individui. Assume molte forme: coppia, famiglia, azienda, partito, religione, Stato, e ciascuna di queste forme determina e danneggia la nostra capacità di ricordare, di amare, di decidere. Uscire da questo Soggetto Collettivo è più semplice di quanto si creda. Occorre soltanto lucidità, apertura interiore e un po’ di coraggio, per scoprire gli orizzonti pratici di un’evoluzione personale, diversa da quella dei moltissimi che le Civiltà trascinano, ogni giorno, via da se stessi.

Lettere a un giovane poeta-lettere a una giovane signora-su Dio

Le *Lettere a un giovane poeta* furono realmente indirizzate da Rilke al giovane scrittore Kappus fra il 1903 e il 1908. Pubblicate postume nel 1929, si diffusero in breve tempo nei paesi di lingua tedesca come una specie di breviario – non tanto d’arte quanto di vita. Oggi, nella generale riscoperta di Rilke, ormai sfrondato di quegli omaggi sensibilistici che per molti avevano a lungo impedito l’accesso alla sua grande poesia, queste pagine tornano a essere una guida preziosa. Fin dalle prime righe, esse ci danno l’accordo che poi sentiremo risuonare in ogni parola di Rilke: «La maggior parte degli avvenimenti sono indicibili, si compiono in uno spazio che mai parola ha varcato, e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, misteriose esistenze, la cui vita, accanto alla nostra che svanisce, perdura». Scrivere, per Rilke, era al tempo stesso un atto che poneva esigenze assolute, mutando la vita intera, e un oscuro processo biologico, una fermentazione delicata dove alla coscienza spettava soprattutto di stare in ascolto, esercitando un’ardua «passività attiva». E proprio in queste lettere Rilke ha saputo illustrare la sua «via» alla letteratura con le parole più precise e più dense. Unite a due altri brevi testi di carattere affine (le *Lettere a una giovane signora* e *Su Dio* ), le *Lettere a un giovane poeta* vengono qui proposte nella celebrata versione di Leone Traverso, che fu uno dei primi e più felici interpreti di Rilke in Italia.

Le sfide del cuore

Noah Torne vuole solo dimenticare, lasciarsi Londra alle spalle e chiudere definitivamente con quell’amore a senso unico che ha segnato il suo cuore.
Tornare a Weston, la cittadina dove passava le sue estati adolescenziali, sembra la migliore delle soluzioni. Lì, il passato non può rincorrerlo, può solo diventare un lontano ricordo.
Ma se, improvvisamente, una pazza dagli occhi scuri si abbattesse su di lui come un tornado pronto a spazzare via tutto?
Laura James è una ragazza che vive di maschere, il destino l’ha segnata per sempre e ogni giorno la sua nuova vita la porta a nascondersi dalla realtà.
Il dolore e i sensi di colpa sono ormai radicati nella sua anima e giocano contro di lei.
Poi, all’improvviso, tutto cambia.
Un adone dagli occhi cangianti entra nella sua vita senza chiedere il permesso e con il suo modo di fare la priva di ogni difesa, costringendola a combattere contro le sue fragilità.
Una convivenza forzata, un’attrazione consumata fra battibecchi e provocazioni, dove incomprensioni e momenti indimenticabili diventeranno Inferno e Paradiso allo stesso tempo.
Come riusciranno a domare loro stessi e trovare un compromesso che gli impedisca di distruggersi?
Le sfide del cuore è una storia d’amore minacciata da scelte sbagliate, da fughe continue e da quell’attimo che può toglierti tutto, anche la vita stessa.
Questo romanzo è il terzo volume (tutti autoconclusivi) della serie I Sospiri del Cuore:
\- Cercami nel tuo cuore
\- Il mio cuore ti appartiene
\- Le sfide del cuore
Altri romanzi dell’autrice:
\- Lost Soul (spin-off del Il mio cuore ti appartiene)
\- Per sempre tu (primo romanzo scritto, autobiografico)

Le serenate del Ciclone

I libri sui padri sono sempre una resa dei conti col morto che, in quanto tale, non parla. Non così questo libro insolito e straordinario, per metà puro romanzo e per l’altra metà memoir familiare, che parte invece dal giorno in cui il futuro padre nasce e ne reinventa la storia. Romana Petri racconta così i sessantatré anni di vita di un uomo, dal 1922 al 1985, ma anche quelli italiani, dal fascismo alla guerra alla ricostruzione al boom economico e oltre. C’è l’infanzia nell’Italia rurale nella campagna vicino a Perugia, e poi l’adolescenza condivisa con una banda di scavezzacollo in quella città allora poco più grande di un paese, tra serenate notturne al balcone della bella di turno ed esuberanti scazzottate coi soldati alleati giunti dopo la liberazione. E poi c’è una Roma carica di promesse, in anni in cui nessuna meta è preclusa: il benessere, le auto sportive, le villeggiature, le conquiste amorose, un successo che pare senza limiti. Infine, la realtà che cancella l’illusione di non poter mai più tornare indietro: la caduta, le crisi, le difficoltà da cui riemergere con la tenacia degli anni formativi.
Mario Petri detto “Ciclone” è un padre ingombrante. È grande e grosso ma capace di coltivare una sua fine sensibilità. Ha l’animo di un cavaliere antico, e il suo futuro sarà quello di un uomo di spettacolo nato per vestire i panni di personaggi eroici tanto nell’opera lirica quanto nel cinema. Intorno a Mario e Lena e ai figli nati dal loro grande amore s’incontrano tanti personaggi famosi, da Maria Callas a Herbert von Karajan, da Sergio Leone a Jack Palance e Tatiana Tolstoj. È un mondo fatto apposta per incantare una figlia che del padre, però, intuisce un lato segreto: l’animo fragile e indifeso in un corpo da gigante. Un padre che sa proteggerla fisicamente ma al quale fare anche un po’ da madre.
Con uno stile vivido e un linguaggio che come musica sa far risuonare gli accenti dialettali di un mondo lontano, Romana Petri riallaccia i fili della memoria di un’Italia scomparsa ma sempre giovane, come il protagonista che l’attraversa. Una storia vera che è anche, e profondamente, la sua storia. E alla forza della scrittura unisce la potenza di emozioni universali che si riverberano sul lettore così come si sono riverberate in lei e nella sua infanzia felice, quella di chi crede nel bene della vita che sta tutto intero laggiù a fare da scudo al futuro.
Romana Petri ha l’energia narrativa, la forza, la determinazione di costruire grandi storie».
Isabella Bossi Fedrigotti, Corriere della Sera
«C’è un profumo nella letteratura di Romana Petri, un profumo che ci piace, e le siamo riconoscenti».
Antonio Tabucchi
«Tra quei pochi scrittori della nostra contemporaneità con una fisionomia espressiva ben riconoscibile e tuttavia ogni volta disponibile al cambiamento e alla sperimentazione, uno dei primi nomi da fare è senz’altro quello di Romana Petri».
L’Indice **
### Sinossi
I libri sui padri sono sempre una resa dei conti col morto che, in quanto tale, non parla. Non così questo libro insolito e straordinario, per metà puro romanzo e per l’altra metà memoir familiare, che parte invece dal giorno in cui il futuro padre nasce e ne reinventa la storia. Romana Petri racconta così i sessantatré anni di vita di un uomo, dal 1922 al 1985, ma anche quelli italiani, dal fascismo alla guerra alla ricostruzione al boom economico e oltre. C’è l’infanzia nell’Italia rurale nella campagna vicino a Perugia, e poi l’adolescenza condivisa con una banda di scavezzacollo in quella città allora poco più grande di un paese, tra serenate notturne al balcone della bella di turno ed esuberanti scazzottate coi soldati alleati giunti dopo la liberazione. E poi c’è una Roma carica di promesse, in anni in cui nessuna meta è preclusa: il benessere, le auto sportive, le villeggiature, le conquiste amorose, un successo che pare senza limiti. Infine, la realtà che cancella l’illusione di non poter mai più tornare indietro: la caduta, le crisi, le difficoltà da cui riemergere con la tenacia degli anni formativi.
Mario Petri detto “Ciclone” è un padre ingombrante. È grande e grosso ma capace di coltivare una sua fine sensibilità. Ha l’animo di un cavaliere antico, e il suo futuro sarà quello di un uomo di spettacolo nato per vestire i panni di personaggi eroici tanto nell’opera lirica quanto nel cinema. Intorno a Mario e Lena e ai figli nati dal loro grande amore s’incontrano tanti personaggi famosi, da Maria Callas a Herbert von Karajan, da Sergio Leone a Jack Palance e Tatiana Tolstoj. È un mondo fatto apposta per incantare una figlia che del padre, però, intuisce un lato segreto: l’animo fragile e indifeso in un corpo da gigante. Un padre che sa proteggerla fisicamente ma al quale fare anche un po’ da madre.
Con uno stile vivido e un linguaggio che come musica sa far risuonare gli accenti dialettali di un mondo lontano, Romana Petri riallaccia i fili della memoria di un’Italia scomparsa ma sempre giovane, come il protagonista che l’attraversa. Una storia vera che è anche, e profondamente, la sua storia. E alla forza della scrittura unisce la potenza di emozioni universali che si riverberano sul lettore così come si sono riverberate in lei e nella sua infanzia felice, quella di chi crede nel bene della vita che sta tutto intero laggiù a fare da scudo al futuro.
Romana Petri ha l’energia narrativa, la forza, la determinazione di costruire grandi storie».
Isabella Bossi Fedrigotti, Corriere della Sera
«C’è un profumo nella letteratura di Romana Petri, un profumo che ci piace, e le siamo riconoscenti».
Antonio Tabucchi
«Tra quei pochi scrittori della nostra contemporaneità con una fisionomia espressiva ben riconoscibile e tuttavia ogni volta disponibile al cambiamento e alla sperimentazione, uno dei primi nomi da fare è senz’altro quello di Romana Petri».
L’Indice

Le rivoluzioni vanno sempre storte

“C’è una tenerezza, nella scrittura di Marrocu, c’è una malinconia, anche quando è comico, e spesso è comico, e la cosa strana è che questa tenerezza e questa malinconia io le trovo in tutte le cose che scrive, Marrocu, sia nei saggi storici, che nei romanzi, che nei metaromanzi come questo.” – Paolo Nori
Luciano Marrocu insegna storia contemporanea all’università di Cagliari, che è il posto dove vive. Ha scritto molti saggi storici (tra i quali Orwell. La solitudine di uno scrittore, 2009) e cinque romanzi che hanno come protagonisti i due poliziotti della Divisioni Affari Generali e Riservati Luciano Serra e Eupremio Carruezzo (l’ultimo è Farouk, 2011). Questo è il suo primo metaromanzo.

Le origini dell’universo

Come, quando e perché è nato il cosmo? Qual è l’origine del tempo e dello spazio? Come possiamo definire il ‘nulla’ primordiale? Fino a dove la scienza può risalire alle cause e ai fattori che determinano la realtà? Sono quesiti intorno ai quali si interrogano senza sosta da molti decenni i cosmologi moderni. John Barrow, uno dei più noti scienziati contemporanei, presenta le più recenti ipotesi della fisica sulla natura del tempo, sull”universo inflazionario’ e sui ‘cunicoli’. Una breve storia dell’Inizio per i non iniziati, che dà occasione di aggiungere alcuni tasselli al mosaico delle conoscenze, senza dimenticare però i limiti del territorio da cui questo sapere è dedotto. Un itinerario affascinante e allo stesso tempo inquietante, dove ‘i segreti più profondi sono quelli che rimangono non svelati’.

Le missioni del Capitan Ken libero agente spaziale

Contiene i primi 4 romanzi di Cap Kennedy
Nella futura era interstellare soltanto una costante vigilanza può garantire alla Terra una sicurezza quasi utopistica. Perché là, tra i pianeti colonizzati dalle sette umane dissidenti e dagli ambiziosi reietti, esistono miriadi di mondi alieni e pericolosi. E questo compito di sorveglianza è affidato a tecnici e combattenti che pattugliano sui loro vascelli spaziali la vasta sfera d’influenza terrestre. Capitan Ken, valoroso agente galattico dai nervi d’acciaio, è uno di questi uomini, sempre pronto ad affrontare le scienze misteriose e sconosciute e le psicologie aliene di un universo ostile. In questi quattro episodi di una serie famosa in America quanto Star Trek e Perry Rhodan vedremo Capitan Ken alle prese con orrori e pericoli della peggiore specie: una terribile fenditura nel tessuto cosmico che inghiotte misteriosamente tutte le astronavi terrestri; un terribile attacco di schiavisti alieni appartenenti a feroci razze feline e rettiliche; un mondo in rivolta contro la Terra pieno di misteriose e potentissime meraviglie scientifiche; e infine la terribile minaccia di una razza aliena che ha scoperto il sistema per scatenare gli impulsi bestiali e assassini nascosti nella mente umana.

Le mie due vite

Patricia ha dei ricordi molto confusi del suo passato. Le immagini dell’adolescenza sono nitide e intatte, ma dopo cosa è successo?
Ha sposato Mark ed è stata moglie e madre come le sue coetanee, oppure ha scelto di amare liberamente la sua compagna Bee sfidando tutti i pregiudizi? Davvero le sue scelte hanno influenzato il destino del mondo al punto di farlo diventare contemporaneamen­te un posto meraviglioso in cui vivere e il palcoscenico di atti terribili?
Patricia non lo sa. Non sa come sia possibile ricordare di essere stata sia Trish sia Pat. Le sfugge qualcosa, è “molto confusa” come annotano i medici sulla sua cartella clinica. E tuttavia deve tentare di rimettere insieme i frammenti per capire chi è stata in realtà…
Due incredibili versioni della storia del XX secolo diverse dalla nostra, due possibilità di vita vissute dalla medesima donna, in cui, come nell’effetto farfalla, le conquiste personali hanno il potere di cambiare i destini di molti altri allo stesso modo in cui il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo.