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La vita nascosta del cervello

Noi riteniamo di essere consapevoli di gran parte dei nostri processi mentali ma la verità è diversa in quanto gran parte delle attività nervose sono inconsce. Il nostro cervello lavora anche quando riteniamo di aver staccato la spina e gran parte dei processi mentali, dalla visione, alla memoria, alle decisioni accadono a livello inconscio. Un inconscio diverso rispetto a quello freudiano ma non per questo meno inquietante in quanto numerose funzioni mentali si verificano nostro malgrado o, più semplicemente, a nostra insaputa. Dai primi stati di formazione della mente infantile alla memoria, alle decisioni, ai desideri, alle gratificazioni, ai processi creativi, la dimensione inconscia della mente gioca un ruolo fondamentale e indica che non tutto ciò che accade nel cervello traspare all’Io.

La vita felice

La vita felice è un meccanismo a orologeria: il ticchettio inarrestabile che avvertiamo, pagina dopo pagina, è quello di una famiglia che sta per essere travolta. Accade tutto in una notte, e quella che era una minaccia diventa una ferita che non si può piú cancellare. «Non ne sapevo niente, allora, dei modi in cui l’amore può manifestarsi, né della forza con cui può spingerci in un angolo e toglierci il respiro». Elia ha sedici anni ed è un ragazzo solitario. Suo padre è stato licenziato e ha cominciato a comportarsi in modo strano, sparendo per ore a bordo di un furgone, chiudendosi in garage, scrivendo lettere che denunciano un complotto di cui si sente vittima. Elia prova a decifrare ciò che accade, mentre sua madre sembra non voler vedere. Fino alla notte d’agosto dopo la quale nulla sarà piú come prima: la piccola comunità di Ponte – già segnata dall’omicidio insoluto di un bambino – si sveglia sconvolta per il rapimento di una ragazza, salita la sera precedente su un furgone e poi svanita in mezzo ai boschi. Ma quell’estate per Elia è anche segnata dall’attrazione per Anna Trabuio, dall’amicizia per suo figlio Stefano, dalla scoperta lacerante dei propri desideri e dell’istinto di sopravvivenza. A raccontare tutto questo è Elia trent’anni dopo: un uomo che tenta di ricucire lo strappo del passato e illuminare il buio nella mente di suo padre, immaginando cosa sia accaduto davvero quella notte, e cosa significhi perdere se stessi. Ma soprattutto tenta di rispondere a una domanda: com’è possibile, dopo una ferita cosí profonda, sperare di essere felici? Tra La settimana bianca e Io non ho paura, Elena Varvello ha scritto una storia di formazione diversa da tutte le altre, che cattura il lettore con una lingua cesellata, dura e trasparente.

La Vita E Il Tempo Di Michael K

Un paese stretto nella morsa di una guerra dalle ragioni oscure, con il suo sinistro corredo di convogli militari lungo le strade, campi di lavoro e di «rieducazione» dietro reticolati di filo spinato. Una città tormentata dall’urlo delle sirene del coprifuoco e da sommosse che ne devastano interi isolati. E in mezzo a tutta questa violenza insensata, un uomo, dal labbro leporino e lento di mente, che insieme alla vecchia madre si unisce alla folla dei disperati in fuga verso le campagne, nel tentativo di raggiungere la terra d’origine: la fattoria dove la madre ricorda vagamente di esser nata. Ma il viaggio, almeno per Anna K, termina presto, tra le pareti di un ospedale. A Michael non resta che continuare a cercare quell’angolo di terra da solo e, una volta trovatolo, provare a dare nuove radici alla sua vita di outsider. Ma la guerra lo scova anche lí e cerca di trascinarlo a forza dentro la sua logica delirante, e dentro la Storia, salvo accorgersi infine, attraverso lo sguardo di una delle poche persone rimaste ancora lucide, che dietro quella “maschera da buffone” e quell’arrendevolezza disarmante cova un’anima irriducibile, una delle poche ultime “anime universali” rimaste nel mondo.

La vita dorata di Matilda Duplaine

Tutto ha inizio con l’invito a un party esclusivo.
Quando Thomas Cleary, un giovane giornalista che cerca di farsi strada lavorando al Los Angeles Times, riceve l’incarico di scrivere un articolo su Joel Goldman, il leggendario produttore cinematografico recentemente defunto, la figlia dell’uomo, Lily, lo invita a una cena esclusiva che gli apre le porte del jet-set di Hollywood. Ragazzo di umili origini, cresciuto in provincia, Thomas è un estraneo in questo mondo dorato di milionari, jet privati e dimore lussuose.
Finché non incontra Matilda Duplaine.
Bellissima e misteriosa, Matilda non ha mai lasciato i confini della splendida proprietà di Bel Air in cui è cresciuta e Thomas finisce per innamorarsi perdutamente di lei.
Ma quella che inizia come una romantica relazione clandestina si trasforma ben presto in un’intricata ragnatela di segreti e bugie, in grado di distruggere per sempre le loro vite e quelle di chi li circonda.
Romantico, coinvolgente e con protagonisti indimenticabili, La vita dorata di Matilda Duplaine non è solo una scintillante lettera d’amore a Los Angeles e un’affascinante viaggio nelle vite dorate dei suoi personaggi più in vista, ma anche una storia indimenticabile che racconta di privilegi, di ricerca della propria identità e delle difficili scelte che si fanno per ottenere il potere.
“Una lettura meravigliosa, ricca di sentimento e nostalgia, che ricorda la migliore Daphne Du Maurier.”
* Kirkus Reviews
**
### Sinossi
Tutto ha inizio con l’invito a un party esclusivo.
Quando Thomas Cleary, un giovane giornalista che cerca di farsi strada lavorando al Los Angeles Times, riceve l’incarico di scrivere un articolo su Joel Goldman, il leggendario produttore cinematografico recentemente defunto, la figlia dell’uomo, Lily, lo invita a una cena esclusiva che gli apre le porte del jet-set di Hollywood. Ragazzo di umili origini, cresciuto in provincia, Thomas è un estraneo in questo mondo dorato di milionari, jet privati e dimore lussuose.
Finché non incontra Matilda Duplaine.
Bellissima e misteriosa, Matilda non ha mai lasciato i confini della splendida proprietà di Bel Air in cui è cresciuta e Thomas finisce per innamorarsi perdutamente di lei.
Ma quella che inizia come una romantica relazione clandestina si trasforma ben presto in un’intricata ragnatela di segreti e bugie, in grado di distruggere per sempre le loro vite e quelle di chi li circonda.
Romantico, coinvolgente e con protagonisti indimenticabili, La vita dorata di Matilda Duplaine non è solo una scintillante lettera d’amore a Los Angeles e un’affascinante viaggio nelle vite dorate dei suoi personaggi più in vista, ma anche una storia indimenticabile che racconta di privilegi, di ricerca della propria identità e delle difficili scelte che si fanno per ottenere il potere.
“Una lettura meravigliosa, ricca di sentimento e nostalgia, che ricorda la migliore Daphne Du Maurier.”
* Kirkus Reviews

Vita divisa: Storia di Bruno Pontecorvo, fisico o spia (Saggi Vol. 960)

La comunicazione sulle possibili attività spionistiche di Bruno Pontecorvo, spedita da Washington, venne intercettata da Kim Philby, un agente inglese che agiva come spia per i sovietici, nel luglio del 1950. Sei settimane più tardi, Pontecorvo, un fisico di Harwell, il laboratorio di fisica nucleare del Regno Unito, sparì senza lasciare traccia all’età di 37 anni, proprio qualche mese dopo la condanna della spia atomica Klaus Fuchs, un suo collega. Quando ricomparve, cinque anni più tardi, Pontecorvo si trovava dall’altra parte della cortina di ferro. Era uno dei più geniali scienziati della sua generazione, ed era al corrente di molti segreti: aveva infatti lavorato al Manhattan Project anglo-canadese e aveva fornito un contributo fondamentale alle ricerche sulla fissione nucleare. Quando sparì, però, il controspionaggio del Regno Unito sostenne che le informazioni in suo possesso non erano tali da mettere in pericolo la sicurezza dell’Occidente. Quella dello scienziato fu una personalità divisa in due parti complementari: in una Bruno Pontecorvo, ricercatore estroverso, sempre in vista, brillante, e nell’altra Bruno Maksimovic Pontekorvo, figura enigmatica, oscura, strettamente legata, con devoto impegno, al sogno comunista. Oggi, grazie alla possibilità di accedere a nuovi archivi e carteggi, e dopo aver intervistato membri della famiglia e i colleghi scienziati, Frank Close si chiede se la fuga di Pontecorvo fu davvero l’atto finale di una carriera da spia, cercando di far luce sulla vita di un uomo segnato dall’avvento dell’era atomica e della guerra fredda.
«Ti hanno richiamato quelli dell’MI5, dopo che gli ho spedito la tua lettera?» Quando ho incominciato a fare ricerche sulla vita di Bruno Pontecorvo, il fisico nucleare scomparso nel 1950 al di là della cortina di ferro, all’apice della guerra fredda, non prevedevo che qualcuno mi avrebbe rivolto una tale domanda e men che meno che avrei risposto affermativamente. Ciò nonostante, la mia corrispondenza con il controspionaggio inglese mi ha portato a risolvere un enigma vecchio di sessantanni: perché Pontecorvo era fuggito improvvisamente, proprio qualche mese dopo la condanna del suo collega, la spia atomica Klaus Fuchs? La risposta, ovvia – ovvero che Pontecorvo era «la seconda spia piú letale della storia», per citare la descrizione che il Congresso degli USA piú tardi ne avrebbe dato -, ha circolato per decenni, ma non è mai stata prodotta alcuna prova del fatto che Pontecorvo abbia passato segreti atomici ai sovietici, né si sono avanzate ipotesi sulle informazioni che potrebbe aver divulgato. In contrasto con quanto comunemente si crede, né l’FBI né l’MI5 hanno mai individuato prove contro di lui. Dunque, se è stato una spia, Pontecorvo ha svolto assai bene il suo lavoro.
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### Sinossi
La comunicazione sulle possibili attività spionistiche di Bruno Pontecorvo, spedita da Washington, venne intercettata da Kim Philby, un agente inglese che agiva come spia per i sovietici, nel luglio del 1950. Sei settimane più tardi, Pontecorvo, un fisico di Harwell, il laboratorio di fisica nucleare del Regno Unito, sparì senza lasciare traccia all’età di 37 anni, proprio qualche mese dopo la condanna della spia atomica Klaus Fuchs, un suo collega. Quando ricomparve, cinque anni più tardi, Pontecorvo si trovava dall’altra parte della cortina di ferro. Era uno dei più geniali scienziati della sua generazione, ed era al corrente di molti segreti: aveva infatti lavorato al Manhattan Project anglo-canadese e aveva fornito un contributo fondamentale alle ricerche sulla fissione nucleare. Quando sparì, però, il controspionaggio del Regno Unito sostenne che le informazioni in suo possesso non erano tali da mettere in pericolo la sicurezza dell’Occidente. Quella dello scienziato fu una personalità divisa in due parti complementari: in una Bruno Pontecorvo, ricercatore estroverso, sempre in vista, brillante, e nell’altra Bruno Maksimovic Pontekorvo, figura enigmatica, oscura, strettamente legata, con devoto impegno, al sogno comunista. Oggi, grazie alla possibilità di accedere a nuovi archivi e carteggi, e dopo aver intervistato membri della famiglia e i colleghi scienziati, Frank Close si chiede se la fuga di Pontecorvo fu davvero l’atto finale di una carriera da spia, cercando di far luce sulla vita di un uomo segnato dall’avvento dell’era atomica e della guerra fredda.
«Ti hanno richiamato quelli dell’MI5, dopo che gli ho spedito la tua lettera?» Quando ho incominciato a fare ricerche sulla vita di Bruno Pontecorvo, il fisico nucleare scomparso nel 1950 al di là della cortina di ferro, all’apice della guerra fredda, non prevedevo che qualcuno mi avrebbe rivolto una tale domanda e men che meno che avrei risposto affermativamente. Ciò nonostante, la mia corrispondenza con il controspionaggio inglese mi ha portato a risolvere un enigma vecchio di sessantanni: perché Pontecorvo era fuggito improvvisamente, proprio qualche mese dopo la condanna del suo collega, la spia atomica Klaus Fuchs? La risposta, ovvia – ovvero che Pontecorvo era «la seconda spia piú letale della storia», per citare la descrizione che il Congresso degli USA piú tardi ne avrebbe dato -, ha circolato per decenni, ma non è mai stata prodotta alcuna prova del fatto che Pontecorvo abbia passato segreti atomici ai sovietici, né si sono avanzate ipotesi sulle informazioni che potrebbe aver divulgato. In contrasto con quanto comunemente si crede, né l’FBI né l’MI5 hanno mai individuato prove contro di lui. Dunque, se è stato una spia, Pontecorvo ha svolto assai bene il suo lavoro.

Vita di Pi

Piscine Molitor Patel è indiano, ha sedici anni, è affascinato da tutte le religioni, e porta il nome di una piscina. Nome non facile che dà adito a stupidi scherzi e giochi di parole. Fino al giorno in cui decide di essere per tutti solo e soltanto Pi. Durante il viaggio che lo deve condurre in Canada con la sua famiglia e gli animali dello zoo che il padre dirige, la nave mercantile fa naufragio. Pi si ritrova su una scialuppa, alla deriva nell’Oceano Pacifico, in compagnia soltanto di quattro animali. Tempo pochi giorni e della zebra ferita, dell’orango del Borneo e della iena isterica non resta che qualche osso cotto dal sole. A farne piazza pulita è stat Richard Parker, la tigre del Bengala con cui Pi è ora costretto a dividere quei pochi metri. Contro ogni logica, il ragazzo decide di ammaestrarla. La loro sfida è la sopravvivenza, nonostante la sete, la fame, gli squali, la furia del mare e il sale che corrode la pelle. Il loro è un viaggio straordinario, ispirato e terribile, ironico e violento, che ci porta molto più lontano di quanto avessimo mai potuto immaginare. A scoprire che la stessa storia può essere mille altre storie. E che riaccende la nostra fede nella magia e nel potere delle parole.Acclamato come un nuovo classico dalla critica, “Vita di Pi” è un libro unico, miracolosamente sospeso tra realismo e magia, un po’ romanzo di avventura e un po’ favola surreale dall’inattesa anima nera.

Vita di corsia: Storie vere e non romanzate di una giovane dottoressa

Storie di ordinaria follia ospedaliera:un inno irriverente alla professione medica.«Non dimenticare. Non dimenticare. Non dimenticare!»È ciò che si ripete continuamente Jaddo, una giovane dottoressa che ci racconta l’ospedale come una trincea, dove il nemico, spesso, non è solo la malattia. Per non arrendersi al cinismo e alla disorganizzazione, Jaddo lotta con le armi dell’ironia e della scrittura, e non dimentica.Uno spaccato di «vita da medico» che ci farà ridere, commuovere, indignare, svelando dall’interno una realtà che ci riguarda tutti da vicino.Uno sguardo disincantato sull’umanità e sulla (mala)sanità.

Vita degli elfi

L’attesissimo ritorno di Muriel Barbery, un romanzo sorprendente e commovente sul linguaggio misterioso della natura. Maria vive in uno sperduto villaggio francese, in Borgogna, dove scopre di saper comunicare con la natura. A centinaia di chilometri di distanza, nelle campagne italiane, Clara scopre di possedere uno sbalorditivo genio musicale e viene mandata a Roma per sviluppare queste sue portentose abilità. La forza e la magia delle due ragazze uniscono così due mondi, quello “elfico” capace di cogliere e contemplare la bellezza e quello umano, in grado di crearla e all’occorrenza difenderla. Sono creature speciali: Maria sente le onde emesse dagli esseri che la circondano, Clara le storie nascoste tra le note degli spartiti. Vita degli elfi racconta la loro storia e quella dei mondi che i loro talenti sanno evocare. Mondi in cui convivono armonia e forze maligne, mondi che tutti sapremmo abitare se non ce ne dimenticassimo, distratti dalle piccole e grandi guerre quotidiane e dalla fatica di vivere. Mondi in cui l’impalpabile bellezza della musica e della natura sono l’unica legge che conta. Nove anni dopo la pubblicazione del bestseller mondiale L’eleganza del riccio, Muriel Barbery sorprende con un romanzo lirico, originalissimo, sulla ricerca di ciò che è in grado di incantare in un mondo che sembra aver dimenticato l’esistenza stessa dell’incanto. Ricco di personaggi indimenticabili, Vita degli elfi è una meditazione poetica sull’arte, la natura, i sogni e il ruolo dell’immaginazione. «Muriel Barbery ha scritto un inno – e un’invocazione all’antica complicità di mani, menti e natura». Le Figaro «Vita degli elfi è al tempo stesso realistico e onirico. Il linguaggio poetico di Muriel Barbery e i suoi accattivanti personaggi faranno innamorare i lettori». La Vie

Una vita allo sbando

‘*La mia scrittrice preferita.*’
Nick Hornby

‘*Un’autrice che rappresenta il meglio della letteratura americana di oggi, una squisita cronista della vita di tutti i giorni. I suoi personaggi fanno a un tempo rabbia e tenerezza, sono tradizionali eppure eccentrici.*’
The Observer

‘*Anne Tyler dimostra una creatività instancabile: sembra non esserci fine alla quantità di storie che riesce a inventare.*’
London Review of Books

‘*La Tyler si è fatta cronista attenta e affettuosa di un’America piccola piccola, e bisogna darle atto di una straordinaria bravura.*’
La Stampa

Evie Decker non ha senso del ritmo e nutre ben poco interesse per la musica. Eppure, all’epoca del rock and roll, anche a una timida e goffa adolescente di provincia può capitare di innamorarsi di un cantante – o aspirante tale -, Drum Casey. Lo sente parlare alla radio, lo segue ai concerti, va ad ascoltarlo nel locale di periferia dove si esibisce e finalmente, stanca della propria invisibilità, compie un gesto estremo che le guadagna la sua attenzione. E il suo amore. Ma se il sentimento di Evie è autentico e profondo, spassionato fino all’abnegazione, quello di Drum non è che un’egoistica ricerca di conferme. Non riesce a tenere il passo con la vita, immobile nel proprio egocentrismo, mentre Evie al suo fianco cambia e cresce. Partendo dalla ribellione adolescenziale, attraverso le responsabilità di una tormentata relazione di coppia, Evie raggiunge la maturità: scopre il coraggio delle proprie scelte e trova un’identità adulta.

In questo romanzo dall’ambientazione molto caratteristica – la provincia americana degli anni Sessanta – incontriamo due personaggi universali, attualissimi perché fuori dal tempo. E il convincente ritratto che Anne Tyler ne fa ci conferma una grande scrittrice.

‘*Non esiste forse oggi uno scrittore americano migliore di Anne Tyler. Quando un autore è di questo livello, è impossibile trovare dei termini di paragone.*’
Los Angeles Times

‘*Non è solo brava, è straordinariamente brava!*’
John Updike

‘*Il piacere dei romanzi della Tyler: un miscuglio di pathos e ironia, di personaggi nevrotici o sbiaditi, di tragedie e di quotidianità.*’
l’Espresso

‘*Semplici tragedie quotidiane. Stupidità del vivere, forse, ma scritta con una prosa che ci emoziona e ci incanta. Ogni volta.*’
D di Repubblica

‘*Una voce innovativa nella scena letteraria americana.*’
Corriere della Sera
(source: Bol.com)

La vita accanto

Rebecca è nata irreparabilmente brutta. Sua madre l’ha rifiutata dopo il parto, suo padre è un inetto. A prendersi cura di lei, la zia Erminia, il cui affetto però nasconde qualcosa di terribile, e la tata Maddalena, affettuosa e piangente. Ma Rebecca ha mani bellissime e talento per il piano. Grazie all’anziana signora De Lellis, Rebecca recupera un rapporto con la complessa figura della madre, scoprendo i meccanismi perversi della sua famiglia. E nella musica trova un suo modo singolare di riscatto, una vita forse possibile. La Veladiano racconta senza sconti l’ipocrisia, l’intolleranza, la crudeltà della natura, la prevaricazione degli uomini sulle donne, l’incapacità di accettare e di accettarsi, la potenza delle passioni e del talento.
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Il visitatore segreto

Secondo Ned, veterano del Circus e istruttore delle spie del dopo Muro di Berlino, nessuno meglio di George Smiley può tenere ai suoi allievi il discorso di commiato. «Una spia è una spia a dispetto di tutto» comincia a dire Smiley. Da lì in poi i suoi ricordi da “visitatore segreto” si intrecciano con quelli di Ned: il Pericolo Rosso, l’Africa e l’Asia in tumulto, gli eroi e i traditori, il rischio e il sospetto. Un universo di storie che illuminano il fattore umano del lavoro di “intelligence”, facendo tornare a vivere gli uomini che hanno costruito l’epopea segreta della guerra fredda. Il Muro ormai è caduto, ma il mondo è più inquieto di prima, ha bisogno di nuove spie… Aprendo uno spiraglio sullo scenario internazionale contemporaneo, le Carré conclude l’amara e splendida epopea di Smiley. Un romanzo indimenticabile. Un protagonista che è già leggenda.

Visioni digitali. Video, web e nuove tecnologie

Qualcosa di nuovo e straordinariamente vitale ha colonizzato i media digitali e il web negli ultimi dieci anni. Le forme che eravamo abituati a considerare cinema, televisione, giornalismo, editoria, collocandole in campi specifici, oggi non solo tendono a coesistere nello stesso ambiente mediale, ma si incrociano e ibridano in modi inediti e profondi. Dai video di YouTube, Vimeo e Facebook a Instagram, dalle web serie ai tutorial ai film in Realtà Aumentata e al “postcinema”… Si tratta di una vera e propria galassia di fenomeni ed esperienze che rifiutano di farsi catalogare in modi tradizionali e che rivelano i caratteri e le tendenze piú sorprendenti della società digitale contemporanea e futura, protagonisti di un sistema economico in tumultuosa espansione nel quale è impensabile prescindere dal software e dagli audiovisivi.
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Visioni Dal Futuro

Nove racconti di uno scrittore anomalo, nove storie sbalorditive che guidano il lettore fra le meraviglie dell’immaginario fantascientifico, nove viaggi che turbano, che divertono, che rivelano le innumerevoli sfaccettature di un autore fra i più schivi e i meno prolifici, ma che ha saputo dare alla sf quei personaggi che fino ad allora, ovvero nei primi anni Cinquanta, le erano venuti a mancare. Le nove storie qui raccolte rappresentano la summa del pensiero di Miller, e una ricca miniera d’idee e di proposte alla quale si approvvigioneranno, negli anni successivi, decine di autori.
**INDICE**

**UOMINI, MACCHINE E SOGNI**
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GIUSEPPE CAIMMI
**PICCOLO FARABUTTO!**
You Triflin’ Skunk! (1954) |  
**DESIDERIO**
The Will (1953) |  
**C’E’ QUALCUN ALTRO COME ME?**
Anybody Else Like Me? (1952) |  
**CRUCIFIXUS ETIAM**
Crucifixus Etiam (1953) |  
**IO, SOGNATORE**
I, Dreamer (1953) |  
**SERVITORE SCIOCCO**
Dumb Waiter (1952) |  
**BANCA DEL SANGUE**
Blood Bank (1952) |  
**IL GRANDE JOE E L’ENNESIMA GENERAZIONE**
Big Joe and Nth Generation (1952) |  
**LA GRANDE BRAMA**
The Big Hunger (1952) |  

Il visibile e l’invisibile

È l’ultima grande e incompiuta opera filosofica di Merleau-Ponty, uscita postuma nel 1964. Il testo si interrompe ma le “Note di lavoro” che lo arricchiscono (e che in questa edizione italiana si avvalgono di un prezioso indice tematico) ci permettono di cogliere un orizzonte filosofico che, con il passare degli anni, ha sempre più richiamato l’interesse degli studiosi, non solo del mondo filosofico, ma anche di tutti coloro che hanno a che fare con la visibilità e l’immagine. L’autore della Fenomenologia della percezione oltrepassa nettamente i confini della fenomenologia per disegnare un inedito pensiero dell’Essere inteso come il “darsi a vedere” delle cose. Una “visibilità” in cui è calato lo stesso occhio umano e che si presenta come gioco complesso tra visibile e invisibile, a tutti i livelli, a cominciare dalle parole del nostro linguaggio. Si apre — secondo Merleau-Ponty — un nuovo compito per il pensiero davanti al quale la filosofia tradizionale si trova impreparata. Certo, alcuni grandi pittori hanno “pensato” meglio dei filosofi questa “visibilità” del mondo…
(source: Bol.com)

VirtNet Runner – Il gioco della vita

Per Michael e i suoi amici è il momento della resa dei conti all’interno del VirtNet. Il gioco a cui stava giocando è oramai diventato più reale di qualsiasi realtà. Solo poche settimane prima, percorrere il Sentiero ha significato per loro vivere un’esperienza virtuale, indotta, per alcuni aspetti addirittura divertente. Il VirtNet, con la sua combinazione di tecnologia avveniristica e sofisticati programmi di gaming, li ha però avviluppati in un’oppressiva e ineludibile riproduzione del reale, e ora Michael sa che è la sua stessa vita a essere a rischio: il VirtNet si è manifestato come il mondo delle estreme conseguenze, e il gioco sta per finire. Kaine e i Tangenti, i programmi di intelligenza artificiale che professano la Dottrina della Mortalità, il piano visionario che ne guida le azioni, stanno per realizzare il loro disegno. Se ciò dovesse succedere, il mondo cadrebbe sotto una spietata ciberdominazione. Solo Michael è in grado di scongiurare questo pericolo, ma a patto di conoscere veramente gli scopi di chi gli sta attorno.Il terzo e ultimo capitolo di una trilogia indimenticabile, che getta una luce torva e allo stesso tempo rivelatrice sull’ingerenza del digitale nelle nostre esistenze.

(source: Bol.com)