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Killzone

Nella galleria di personaggi di Alan D. Altieri, in questa schiera di donne e uomini perduti che calcano una terra corrotta e malata, un posto di primo piano spetta al tenente colonnello Russell Brendan Kane. E proprio alla figura mitica del master-sniper, del tiratore scelto dello Special Air Service è dedicata questo nuovo volume che raccoglie sei racconti:Dry Thunder (l’inedito che Altieri ha scritto apposta per l’occasione), Monsone, Joshua Tree, Il giorno dell’artiglio, Family Day e Zona Zero. Eroe solitario e tormentato, fermo sull’orlo dell’abisso futuro e inseguito dai cani del passato, Kane ha attraversato tutti i campi di fuoco per scoprire che nell’istante della distruzione ogni distinzione, ogni ragione si annulla. Ma non è soltanto un gelido ‘terminatore’ di individui e situazioni, anzi. Perché, come ci ricorda il suo creatore, ‘Russell Kane è medico. Giuramento di Ippocrate da un lato, proiettili ad alta velocità dall’altro, preservazione della vita a destra, apoteosi della morte a sinistra. Questo cuore di tenebra, che più inestricabile non potrebbe essere, costringe Russell Kane nella ugualmente inestricabile contraddizione di “eroe bruciato”‘. L’eroe nero che è sceso all’inferno e ne è tornato…
(source: Bol.com)

K. 94 Chiama Terra E Altri Racconti

K. 94 CHIAMA TERRA On messenger mountain (1964) GORDON K. DICKSON
IL TWERLIK The Twerlik (1964) JOHN SHARKEY
14.000 A BORDO The great doomed ship (1964) J. T. MCINTOSH
L’ULTIMO INGAGGIO Spaceman on a spree (1963) MACK REYNOLDS
Dizionario etimologico
Dizionario scientifico – Le lune marziane – Da nani a giganti
VENTIMILA LEGHE SOTTO I MARI – Futuro di ieri – testi e vignette dalla più antica edizione italiana – 4° puntata JULES

Juggernaut

‘Altieri da anni porta avanti il suo testo, la sua progressione, con un brand inconfondibile dove la lingua è ripulita, filtrata, scavata e disseccata…, dove il fatto individuale… si innesta con la follia collettiva del mondo. E si innesta con la politica.’
NAZIONE INDIANA – Mauro Baldrati

La guerra è finita. Così è scritto su un monumento battuto dalla pioggia tossica, davanti a un edificio-simulacro. Non ci sono vincitori, dopo la guerra, non ci sono vinti, soltanto vittime. In un mondo in cui un’unica mega-corporazione chiamata Gottschalk possiede il dominio assoluto, la guerra, semplicemente, è diventata finanziariamente inutile. Un mondo senza più Stati, senza più nazioni, senza più eserciti. Un mondo dove le città sono ‘ecumenopoli’, metastasi urbane da decine, a volte centinaia di milioni di abitanti, nelle quali ‘chi ha vive, chi non ha muore’. Luoghi dove le scintillanti enclaves dei potenti sono assediate dalla tenebra delle undercities dei reietti, nelle quali l’unica legge è quella della strada. Perché la fine della guerra non significa affatto il tramonto della ferocia. Qualcuno, là fuori, continua a combattere. Sono gli Hunter/Killer, gli ultimi guerrieri, reliquie di un passato cancellato, araldi di un futuro di morte annunciata. E qualcun altro, dall’interno di un nucleo ad altissima tecnologia, ha bisogno degli Hunter/Killer. Un’entità subdola e multiforme decisa a individuare il guerriero terminale, ovunque esso si trovi. Sulla Terra, la guerra è finita, certo. Ma da qualche parte, in qualche ‘altro’ luogo, c’è un nuovo nemico. In attesa. In agguato.
Terminal War: Juggernaut è il romanzo di apertura di una nuova, esplosiva saga futuribile che porta il livello dello scontro oltre, ben oltre ‘i limiti estremi’ dell’inumano.

Alan D. Altieri, milanese, ingegnere, è vissuto a lungo a Los Angeles, lavorando per il cinema come sceneggiatore. Del ‘Maestro italiano dell’Apocalisse’ nelle edizioni TEA sono apparsi, tra gli altri, Città oscura, Città di ombre, Ultima luce, Kondor (Premio Scerbanenco 1997), L’uomo esterno, i tre romanzi della saga storica di Magdeburg, i romanzi dedicati al personaggio dello ‘Sniper’ Russell Kane e cinque volumi di racconti.

(source: Bol.com)

Il jihadista della porta accanto

“Di certo non avrei mai voluto scrivere queste pagine sul terribile attentato di Parigi, anche se pochi mesi fa ipotizzavo il pericolo dell’attuale situazione e della nascita di un fenomeno inedito che ho definito “terrorismo di prossimità”. La data del 7 gennaio 2015 suona già come l’11 settembre 2001, una specie di spartiacque, l’entrata in una nuova era, nella quale le nostre democrazie moderne dovranno abituarsi a non sottovalutare la nuova forma di minaccia, quasi permanente, che può provenire da ogni punto del globo.” Da questa drammatica constatazione prende le mosse la lucida e allarmante analisi di Khaled Fouad Allam. Il sociologo di origine algerina rileva come non sia affatto un caso che l’attentato sia avvenuto nella capitale francese, luogo altamente simbolico per tutto ciò che concerne la libertà, dalla rivoluzione illuminista in poi. E la testata colpita dalla strage, Charlie Hebdo, non è certo un periodico qualunque, poiché da sempre si batte contro ogni forma di censura. Infine, non è per nulla casuale il fatto che questo attacco abbia investito proprio la satira. Ci sono stati altri attentati, in passato, in altri luoghi, in altre capitali, ma il contesto di oggi è totalmente cambiato, spiega Fouad Allam. E il contesto è quello della nascita di un Califfato e di un esercito che preme su nuove forme di jihadismo locali e informatiche. Basta leggere i proclami dell’ISIS per vedere come facciano leva su modalità individuali di “guerra santa”, investendo ragazzi e ragazze – di seconda generazione e nati in Europa – di una missione sacrale, capace di esplodere in qualunque città, in qualunque Stato del mondo. “Andate e colpite ovunque”. Chi sono, dove si nascondono e come agiscono gli jihadisti senza volto che parlano francese, tedesco, inglese, danese, italiano? In questo libro, gli identikit dei giovani “nemici degli infedeli” prospettano scenari raccapriccianti, che non si potranno più minimizzare e che l’Occidente dovrà affrontare con azioni di forte cooperazione internazionale.
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### Sinossi
“Di certo non avrei mai voluto scrivere queste pagine sul terribile attentato di Parigi, anche se pochi mesi fa ipotizzavo il pericolo dell’attuale situazione e della nascita di un fenomeno inedito che ho definito “terrorismo di prossimità”. La data del 7 gennaio 2015 suona già come l’11 settembre 2001, una specie di spartiacque, l’entrata in una nuova era, nella quale le nostre democrazie moderne dovranno abituarsi a non sottovalutare la nuova forma di minaccia, quasi permanente, che può provenire da ogni punto del globo.” Da questa drammatica constatazione prende le mosse la lucida e allarmante analisi di Khaled Fouad Allam. Il sociologo di origine algerina rileva come non sia affatto un caso che l’attentato sia avvenuto nella capitale francese, luogo altamente simbolico per tutto ciò che concerne la libertà, dalla rivoluzione illuminista in poi. E la testata colpita dalla strage, Charlie Hebdo, non è certo un periodico qualunque, poiché da sempre si batte contro ogni forma di censura. Infine, non è per nulla casuale il fatto che questo attacco abbia investito proprio la satira. Ci sono stati altri attentati, in passato, in altri luoghi, in altre capitali, ma il contesto di oggi è totalmente cambiato, spiega Fouad Allam. E il contesto è quello della nascita di un Califfato e di un esercito che preme su nuove forme di jihadismo locali e informatiche. Basta leggere i proclami dell’ISIS per vedere come facciano leva su modalità individuali di “guerra santa”, investendo ragazzi e ragazze – di seconda generazione e nati in Europa – di una missione sacrale, capace di esplodere in qualunque città, in qualunque Stato del mondo. “Andate e colpite ovunque”. Chi sono, dove si nascondono e come agiscono gli jihadisti senza volto che parlano francese, tedesco, inglese, danese, italiano? In questo libro, gli identikit dei giovani “nemici degli infedeli” prospettano scenari raccapriccianti, che non si potranno più minimizzare e che l’Occidente dovrà affrontare con azioni di forte cooperazione internazionale.

Jerusalem

Una crepa divide il mondo dei vivi da quello dei morti Su questa crepa sorge Northampton, la città inglese che ha dato i natali ad Alan Moore, epicentro di questa monumentale opera polifonica. È qui che l’umanità abbraccia l’abisso, dando vita a storie che intrecciano le visioni di William Blake ai vortici di James Joyce, le nere periferie di Charles Dickens ai vuoti lunari di Samuel Beckett. Dal creatore di Watchmen e V per Vendetta, un romanzo che sfida i canoni della letteratura contemporanea.

L’isola sotto il mare

1770, Santo Domingo, ora Haiti. Tété ha nove anni quando il giovane francese Toulouse Valmorain la compra perché si occupi delle faccende di casa. Intorno, i campi di canna da zucchero, la calura sfibrante dell’isola, il lavoro degli schiavi. Tété impara presto com’è fatto quel mondo: la violenza dei padroni, l’ansia di libertà, i vincoli preziosi della solidarietà. Quando Valmorain si sposta nelle piantagioni della Louisiana, anche Tété deve seguirlo, ma ormai è cominciata la battaglia per la dignità, per il futuro, per l’affrancamento degli schiavi. È una battaglia lenta che si mescola al destarsi di amori e passioni, all’annodarsi di relazioni e alleanze, al muoversi febbrile dei personaggi più diversi – soldati e schiavi guerrieri, sacerdoti vudù e frati cattolici, matrone e cocottes, pirati e nobili decaduti, medici e oziosi bellimbusti. Contro il fondale animatissimo della Storia, Zarité Sedella, soprannominata Tété, spicca bella e coraggiosa, battagliera e consapevole, un’eroina modernissima che arriva da lontano a rammentarci la fede nella libertà e la dignità delle passioni.

L’isola del non arrivo. Voci da Lampedusa

Lampedusa è un pezzo dimenticato d’Italia, assente persino dalla cartina del meteo in tv. È una piccola isola, più vicina all’Africa che all’Europa, lunga appena sei chilometri, battuta dal vento, circondata da un mare meraviglioso e abitata da una piccola popolazione, per lo più di pescatori. Di colpo, Lampedusa balzò all’onore delle cronache nazionali una prima volta nel 1986, quando Gheddafi le lanciò contro due missili. Tornò nei telegiornali nazionali con la prima ondata migratoria, dopo la primavera araba, e poi soprattutto con la nuova ondata dei migranti provenienti dall’Africa subsahariana. Senza volerlo, Lampedusa è così diventata un simbolo: l’avamposto d’Europa, la prima meta delle masse di disperati in fuga dalla guerra e dalla fame. Il 3 ottobre 2013 avvenne la tragedia: un barcone si rovesciò a poche centinaia di metri dalla spiaggia, lasciando in mare trecentosessantotto morti accertati. Come ha reagito la popolazione dell’isola all’enorme pressione mediatica alla quale è stata improvvisamente sottoposta? Cosa pensano i lampedusani degli immigrati? Come reagisce l’Italia che si trova davvero sulla prima linea della più tragica emergenza internazionale degli ultimi anni? Per rispondere a queste domande, Marco Aime ha parlato a lungo con gli abitanti, con le autorità e con la gente comune dell’isola. L’isola del non arrivo è il racconto di queste voci, che tracciano un ritratto complesso e plurale, dove tuttavia prevale su tutto la solidarietà tipica della gente di mare.
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L’isola del non arrivo

Lampedusa è un pezzo dimenticato d’Italia, assente persino dalla cartina del meteo in TV. È una piccola isola, più vicina all’Africa che all’Europa, lunga appena sei chilometri, battuta dal vento, circondata da un mare meraviglioso e abitata da una piccola popolazione, per lo più di pescatori. Di colpo, Lampedusa balzò all’onore delle cronache nazionali una prima volta nel 1986, quando Gheddafi le lanciò contro due missili. Tornò nei telegiornali nazionali con la prima ondata migratoria, dopo la primavera araba, e poi soprattutto con la nuova ondata dei migranti provenienti dall’Africa subsahariana. Senza volerlo, Lampedusa è così diventata un simbolo: l’avamposto d’Europa, la prima meta delle masse di disperati in fuga dalla guerra e dalla fame. Il 3 ottobre 2013 avvenne la tragedia: un barcone si rovesciò a poche centinaia di metri dalla spiaggia, lasciando in mare trecentosessantotto morti accertati.
Come ha reagito la popolazione dell’isola all’enorme pressione mediatica alla quale è stata improvvisamente sottoposta? Cosa pensano i lampedusani degli immigrati? Come reagisce l’Italia che si trova davvero sulla prima linea della più tragica emergenza internazionale degli ultimi anni? Per rispondere a queste domande, Marco Aime ha parlato a lungo con gli abitanti, con le autorità e con la gente comune dell’isola. L’isola del non arrivo è il racconto di queste voci, che tracciano un ritratto complesso e plurale, dove tuttavia prevale su tutto la solidarietà tipica della gente di mare.

(source: Bol.com)

Islam. Siamo in guerra

Siamo in guerra. È il Jihad, la guerra santa islamica, scatenata dal terrorismo islamico dei tagliagole, che ci sottomettono con la paura di essere decapitati, e dei taglialingue, che ci conquistano imponendoci la legittimazione dell’islam.
È la Terza guerra mondiale, che vede partecipi la Finanza speculativa globalizzata, l’Eurocrazia, lo Stato-Mafia e la Chiesa relativista; che distrugge l’economia reale e impoverisce i popoli, spoglia gli Stati della sovranità e pone fine alla democrazia sostanziale, scardina la certezza di chi siamo e ci trasforma nel meticciato etnico e culturale.
È ora di prendere atto della realtà della guerra in corso, essere consapevoli che, o si combatte per vincere, o la subiremo e saremo sottomessi all’islam.
È fondamentale riconoscere che la radice del male è l’islam. Che c’è un solo islam che legittima l’odio, la violenza e la morte contro i “miscredenti”, ovvero tutti i non musulmani. Che i terroristi islamici che sgozzano, decapitano e massacrano sono quelli che più fedelmente ottemperano a quanto Allah ha prescritto nel Corano e quanto ha detto e ha fatto Maometto.
Che i sedicenti musulmani “moderati” sono quelli che, all’insegna della “taqiya”, la dissimulazione, perseguono l’obiettivo di sottometterci costruendo delle roccaforti islamiche dentro casa nostra, attraverso il riconoscimento dell’islam come religione di pari valore del cristianesimo, la diffusione delle moschee, il condizionamento della finanza islamica, l’islamizzazione demografica, l’invasione di clandestini musulmani, la codificazione del reato di islamofobia, il lavaggio di cervello anche tramite Internet, la strumentalizzazione della democrazia per imporre la sharia.
Se non combattiamo il terrorismo islamico dentro e fuori di casa nostra, l’Europa farà la stessa fine delle altre due sponde del Mediterraneo, che erano cristiane al 98% e sono state sottomesse all’islam.
Per vincere dobbiamo fortificarci dentro, riscoprendo il sano amor proprio, l’orgoglio di chi siamo, il dovere di salvaguardare l’unica civiltà che esalta la vita, la dignità e la libertà.
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### Sinossi
Siamo in guerra. È il Jihad, la guerra santa islamica, scatenata dal terrorismo islamico dei tagliagole, che ci sottomettono con la paura di essere decapitati, e dei taglialingue, che ci conquistano imponendoci la legittimazione dell’islam.
È la Terza guerra mondiale, che vede partecipi la Finanza speculativa globalizzata, l’Eurocrazia, lo Stato-Mafia e la Chiesa relativista; che distrugge l’economia reale e impoverisce i popoli, spoglia gli Stati della sovranità e pone fine alla democrazia sostanziale, scardina la certezza di chi siamo e ci trasforma nel meticciato etnico e culturale.
È ora di prendere atto della realtà della guerra in corso, essere consapevoli che, o si combatte per vincere, o la subiremo e saremo sottomessi all’islam.
È fondamentale riconoscere che la radice del male è l’islam. Che c’è un solo islam che legittima l’odio, la violenza e la morte contro i “miscredenti”, ovvero tutti i non musulmani. Che i terroristi islamici che sgozzano, decapitano e massacrano sono quelli che più fedelmente ottemperano a quanto Allah ha prescritto nel Corano e quanto ha detto e ha fatto Maometto.
Che i sedicenti musulmani “moderati” sono quelli che, all’insegna della “taqiya”, la dissimulazione, perseguono l’obiettivo di sottometterci costruendo delle roccaforti islamiche dentro casa nostra, attraverso il riconoscimento dell’islam come religione di pari valore del cristianesimo, la diffusione delle moschee, il condizionamento della finanza islamica, l’islamizzazione demografica, l’invasione di clandestini musulmani, la codificazione del reato di islamofobia, il lavaggio di cervello anche tramite Internet, la strumentalizzazione della democrazia per imporre la sharia.
Se non combattiamo il terrorismo islamico dentro e fuori di casa nostra, l’Europa farà la stessa fine delle altre due sponde del Mediterraneo, che erano cristiane al 98% e sono state sottomesse all’islam.
Per vincere dobbiamo fortificarci dentro, riscoprendo il sano amor proprio, l’orgoglio di chi siamo, il dovere di salvaguardare l’unica civiltà che esalta la vita, la dignità e la libertà.

Io, la Divina

Soprannominata “La Divina” da suo nonno, in omaggio a Sarah Bernhardt, Sarah Nour el-Din, la protagonista del romanzo, è nata a Beirut, e cresce negli anni difficili della guerra civile. Eppure lei non si abbatte, non perde mai, anche nelle situazioni più difficili, la sua smagliante voglia di vita e il suo desiderio di piacere. Nelle trasgressioni dell’adolescenza – la prima sigaretta, il primo bacio, la ribellione verso la severa matrigna, la scoperta dell’eros – nell’età adulta – in cui affronta il fallimento del proprio matrimonio, la perdita del figlio e l’internamento di una sorella – Sarah rimane profondamente se stessa e, anzi, decide di raccontare, senza pudori e senza remore, la sua storia. Rabih Alameddine firma un altro ritratto di una splendida figura femminile, in un romanzo audace, divertente, commovente.

(source: Bol.com)

Io vivo nell’ombra. La vita, l’addestramento, le missioni ad alto rischio di un fondatore del GIS

Camminare nell’ombra con la morte accanto per difendere gli altri e la legge. Questa è sempre stata la linea di condotta del Comandante Alfa, uno dei cinque «soci fondatori» del Gruppo di Intervento Speciale dei carabinieri, meglio noto come Gis. Nato nel 1978, il Gis ha ben presto mostrato sul campo una straordinaria efficienza, con missioni di cui il Comandante Alfa è stato protagonista per oltre trent’anni, per poi diventare istruttore all’apice della carriera. Ripercorrendo le tappe di un’esistenza votata al coraggio e alla segretezza più totale (anche nei confronti dei propri cari), il Comandante rievoca qui i momenti salienti di tante esperienze vissute sul campo in Italia e all’estero. Non solo gli esordi del Gis in funzione antiterroristica negli Anni di Piombo e le lunghe notti in Aspromonte durante la stagione dei sequestri, fino alla liberazione di Cesare Casella, ma anche le missioni nei vari teatri di guerra e l’addestramento della polizia irachena dopo la liberazione di Baghdad. E poi, di nuovo in patria, la scorta a Nicolas Sarkozy durante il G8 dell’Aquila nel 2009, fino all’organizzazione del servizio di protezione del magistrato antimafia Nino Di Matteo, a Palermo, nel 2013. Sono pagine intense, in cui il Comandante Alfa ci svela anche le durissime fasi di addestramento, le armi, le attrezzature, le tipologie di intervento e le tattiche di una delle forze speciali più preparate del mondo.

Io sono l’impostore

Io sono l’impostore: Storia dell’uomo che ci ha fregati tutti by Proto Alessandro, Sceresini Andrea
Regola numero uno: per avere successo non occorre fare i fatti, basta inventarli e poi convincere gli altri che siano veri. È stata questa la folgorazione che ha portato alla ribalta l’impostore più visionario della storia italiana. Nato nei quartieri di Milano dove imperversavano Renato Vallanzasca e le Brigate rosse, a diciassette anni fugge dalle combriccole criminali di via Padova e dai primi bucomani del Parco Lambro per vendere enciclopedie porta a porta nella provincia bergamasca. Venti anni più tardi il suo nome spicca per la prima volta sul Corriere, accanto a quelli di due insospettabili clienti: George Clooney e David Beckham. È l’inizio di una scalata inarrestabile. Il suo nome è Alessandro Proto e, anche se non ce ne siamo accorti, ci ha fregati tutti.Da Milano a Lugano, da Parigi a Londra e a New York, l’impostore ha fatto affari con Donald Trump e i padroni della Terra, ha scalato aziende dal fatturato milionario, risollevato le sorti della stampa nazionale, terrorizzato i politici con le sue ambizioni presidenziali e ha ispirato il protagonista di Cinquanta sfumature di grigio. Ha sedotto, con grazia e superbia, alcune delle donne più belle del pianeta, mentre un elegante manipolo di adepti incravattati ne seguiva pedissequamente le gesta. Ma il suo più grande successo rimarrà un altro: non aver fatto assolutamente niente di tutto questo. Alessandro Proto non è mai stato il finanziere, l’imprenditore, il politico, il dongiovanni che ha sempre dichiarato di essere. Ha fatto tremare l’Italia nascosto dai vetri del suo uffi cio milanese, dal quale notte e giorno rilasciava interviste e comunicati stampa su imprese leggendarie ma totalmente inventate. Dal Corriere al Sole 24 Ore, dal Daily News al Mundo, i giornali hanno fatto a gara nel raccontarle, senza mai verificare le fonti. E tutti ci abbiamo creduto.Io sono l’impostore è la storia vera di Alessandro Proto, l’uomo che ha incarnato l’epica della menzogna, l’apologia del sogno e l’archetipo della postverità, e che ora ha deciso di svelare in questo libro tutti i suoi inganni. Una storia tanto riprovevole quanto straordinaria che ci espone a due reazioni pericolose e inconciliabili: la condanna inflessibile della falsità, oppure l’illuminazione impudente che ognuno di noi possa diventare, seguendo queste regole, l’uomo o la donna che ha sempre sognato.

Io e te è grammaticalmente scorretto

«Io» è lei, Marinella, secchiona e perfezionista, che come tutte sogna il ragazzo ideale ma è innamorata di uno che di ideale non ha proprio nulla. «Te» è lui, Mattia, zero voglia di studiare ma parecchio bisogno di essere promosso, e un sorriso a cui è difficile dire di no. Diversi come la A e la Z dei loro cognomi, divisi dall’intero elenco sul registro, uniti da una missione impossibile: far recuperare a Mattia la sufficienza in otto materie, in due mesi di tempo. Quando la sintassi, però, è quella dei sentimenti, non ci sono lezioni che tengano, bisogna inventarsi le regole. E si rischia di sbagliare, complici due amici troppo amanti dei cavalli, un sudamericano suadente, una classe di compagni fuori controllo e un supplente di educazione fisica giapponese con un sogno nel cassetto. Per tacere di Venezia: perché, diciamocelo, se uno vuole evitare di lasciarsi andare al romanticismo, abitare a Venezia è proprio una sfiga. Avventure, equivoci e colpi di scena si susseguono in un’irresistibile storia di amore e di grammatica (e di molte altre materie, tutte insufficienti), che fa ridere fino alle lacrime e tiene con il fiato sospeso fino alla fine. Una cosa infatti è certa: c’è qualcosa di poco chiaro nel comportamento di Mattia, e non è solo il suo uso dei congiuntivi. Riuscirà Marinella Argenti a portare a termine la sua missione? Ma qual è, veramente, la sua missione?
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