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Vita di Giambattista Vico scritta da sé medesimo

Molte delle notizie riguardanti la vita di Giambattista Vico sono tratte dalla sua Autobiografia (1725-28), scritta sul modello letterario delle “Confessioni” di sant’Agostino. Da quest’opera Vico cancella ogni riferimento ai suoi interessi giovanili per le dottrine atomistiche e per il pensiero cartesiano, che avevano cominciato a diffondersi a Napoli, ma subito repressi dalla censura delle autorità civili e religiose, che le consideravano moralmente perniciose e in violazione dell’Indice dei libri proibiti. Giambattista Vico (1668 – 1744) è stato un filosofo, storico e giurista. Finché il Vico fu in vita, il valore della sua opera fu misconosciuto e si iniziò ad apprezzarlo maggiormente soltanto fra l’Ottocento e il Novecento. Affermatasi la fama del pensiero vichiano, esso fu conteso dalle più disparate correnti filosofiche: dal pensiero cristiano (nonostante l’iniziale rifiuto), dagli idealisti fu proclamato precursore dell’immanentismo hegeliano, dai positivisti e dai marxisti.
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La vita di Castruccio Castracani da Lucca

La vita di Castruccio Castracani da Lucca è un’operetta letteraria di Niccolò Machiavelli scritta tra il 7 luglio e il 29 agosto del 1520[1] ed ispirata alla vita dell’uomo d’arme lucchese Castruccio Antelminelli, condottiero ghibellino del Trecento.
Machiavelli dedicò l’opera a Zanobi Buondelmonti e a Luigi Alamanni suoi amici.
Riprende il modello delle biografie di stampo classico e umanistico dei cosiddetti “uomini Illustri”, descrizione dell’aspetto fisico e del carattere, discorsi e aneddoti. Il Personaggio in sé assume rilievo di tono narrativo e drammatico ma comunque di forte stampo politico, L’autore riflette nel condottiero del ‘300 l’ideale del Principe “virtuoso”.
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### Sinossi
La vita di Castruccio Castracani da Lucca è un’operetta letteraria di Niccolò Machiavelli scritta tra il 7 luglio e il 29 agosto del 1520[1] ed ispirata alla vita dell’uomo d’arme lucchese Castruccio Antelminelli, condottiero ghibellino del Trecento.
Machiavelli dedicò l’opera a Zanobi Buondelmonti e a Luigi Alamanni suoi amici.
Riprende il modello delle biografie di stampo classico e umanistico dei cosiddetti “uomini Illustri”, descrizione dell’aspetto fisico e del carattere, discorsi e aneddoti. Il Personaggio in sé assume rilievo di tono narrativo e drammatico ma comunque di forte stampo politico, L’autore riflette nel condottiero del ‘300 l’ideale del Principe “virtuoso”.

Vita Di Alberto Pisani

Ideale continuazione dell’Altrieri, la Vita di Alberto Pisani è, come ebbe a dire lo stesso Dossi, il “romanzo dell’adolescente”. Di un’età, cioè, ibrida, di passaggio, contrassegnata da inquietudini e ribellioni, da sogni, da aspirazioni imprecisate, tentativi di fuga, nostalgie. In questa dimensione, volutamente ambigua quanto al rapporto tra narrazione e autobiografia, l’autore colloca un personaggio dalla tempra incostante ed eccentrica, prigioniero, fino al drammatico suicidio, della propria impotenza e inettitudine. Alberto Pisani è pure, per Dossi, l’occasione di liberarsi definitivamente dai modi della prosa mimetica e di trovare, alle radici delle parole e nella profondità della pagina, la propria identità di scrittore.
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### Sinossi
Ideale continuazione dell’Altrieri, la Vita di Alberto Pisani è, come ebbe a dire lo stesso Dossi, il “romanzo dell’adolescente”. Di un’età, cioè, ibrida, di passaggio, contrassegnata da inquietudini e ribellioni, da sogni, da aspirazioni imprecisate, tentativi di fuga, nostalgie. In questa dimensione, volutamente ambigua quanto al rapporto tra narrazione e autobiografia, l’autore colloca un personaggio dalla tempra incostante ed eccentrica, prigioniero, fino al drammatico suicidio, della propria impotenza e inettitudine. Alberto Pisani è pure, per Dossi, l’occasione di liberarsi definitivamente dai modi della prosa mimetica e di trovare, alle radici delle parole e nella profondità della pagina, la propria identità di scrittore.

La vita delle immagini

È «come un tavolo sul quale disponiamo oggetti interessanti trovati durante una passeggiata: un ciottolo, un chiodo arrugginito, una radice dalla forma strana, l’angolo strappato di una fotografia»: così Simic spiega, nel saggio “Note su poesia e filosofia”, da dove scaturisca la sua poesia, prima che il tempo e la riflessione intervengano a illuminare associazioni e significati. È la stessa poetica della giustapposizione impiegata nelle arti visive da Giorgio de Chirico e Joseph Cornell: una poetica talmente versatile da prestarsi anche alla forma saggistica, come dimostra questa raccolta di quarantuno prose – stralunate, indocili, nitide, sottili – scritte negli ultimi trent’anni, che spaziano dai ricordi di guerra alla lode della salsiccia, dall’elegia per una madrepatria in frantumi all’insofferenza verso la poesia bucolica, dal disprezzo per gli «specialisti dell’orgoglio etnico» a un’eclettica galleria di profili (Buster Keaton, Odilon Redon, Roberto Calasso, Emily Dickinson).
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### Sinossi
È «come un tavolo sul quale disponiamo oggetti interessanti trovati durante una passeggiata: un ciottolo, un chiodo arrugginito, una radice dalla forma strana, l’angolo strappato di una fotografia»: così Simic spiega, nel saggio “Note su poesia e filosofia”, da dove scaturisca la sua poesia, prima che il tempo e la riflessione intervengano a illuminare associazioni e significati. È la stessa poetica della giustapposizione impiegata nelle arti visive da Giorgio de Chirico e Joseph Cornell: una poetica talmente versatile da prestarsi anche alla forma saggistica, come dimostra questa raccolta di quarantuno prose – stralunate, indocili, nitide, sottili – scritte negli ultimi trent’anni, che spaziano dai ricordi di guerra alla lode della salsiccia, dall’elegia per una madrepatria in frantumi all’insofferenza verso la poesia bucolica, dal disprezzo per gli «specialisti dell’orgoglio etnico» a un’eclettica galleria di profili (Buster Keaton, Odilon Redon, Roberto Calasso, Emily Dickinson).

Vita dei campi

“L’edizione della “Vita dei campi” di Giovanni Verga qui riprodotta fu pubblicata nel 1897 dall’editore Treves. Comprende alcune delle novelle più famose, illustrate da una serie di incisioni di Arnaldo Ferraguti. Riproduzione a richiesta dell’edizione: Tea, 1993 (I tascabili del bibliofilo 7)

Una vita da spia

Agente segreto inglese nell’Europa dell’Est all’epoca del crollo del muro di Berlino, Robert Cope Harland, ora membro delle Nazioni Unite, è l’unico sopravvissuto in un incidente aereo nei pressi dell’aeroporto La Guardia di New York. Harland riesce a sottrarre dal portafoglio di Alan Griswald, diplomatico ex agente della Cia, un misterioso dischetto con un messaggio in codice in musica. E dal quel momento Harland si ritrova coinvolto in un pericoloso intrigo internazionale legato al suo passato di spia.
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Vita da niente

Luane Devor sta per essere uccisa. È questo il suo argomento di conversazione preferito. Chi sarà l’assassino è invece la domanda che si pongono tutti i residenti della cittadina balneare di Manduwoc, una località turistica in disfacimento. Potrebbe essere il giovane marito, che lei ha soggiogato con la sua personalità impossibile da contrastare, o quel medico distinto, un uomo che nasconde un segreto inconfessabile. Oppure una qualsiasi delle altre persone la cui reputazione è stata messa in dubbio dai pettegolezzi della donna, capace di influenzare e controllare la vita di tutti i suoi concittadini servendosi di una sola arma, il telefono, attraverso il quale – durante le interminabili conversazioni che riempiono le sue giornate – sparge il seme della maldicenza su chiunque conosce. Così, undici personaggi raccontano il loro odio per quella vecchia dispotica e paranoica: ognuno, infatti, ha un valido movente per desiderarne la morte, sia esso passionale o di interesse, e nessuno è davvero innocente. Ucciderla è solo questione di tempo. Un giallo magistrale, in cui Jim Thompson ha saputo catturare le segrete ambizioni, le gelosie e l’odio di una minuscola realtà, dando vita a un’opera al tempo stesso spassosa, caustica e terrificante, e che ci mette di fronte alla sconcertante dimostrazione che ciascuno di noi sarebbe capace di uccidere.

Vita con gli automi

“L’automa è un personaggio molto discusso, e non solo da oggi, nella letteratura fantastica. Ci è stato presentato ora come un prezioso servitore dell’uomo, ora come un rivale insidioso, ora come uno strumento di progresso, ora come un implacabile, incontrollabile distruttore. James White aggiunge ora a questa vasta gamma di prospettive una sua originale, estremistica visione, fondendo al tema dei robot quello dell’immortalità e quello, inconsueto, di Robinson Crusoe.” Carlo Fruttero
Nel volume è incluso anche un secondo romanzo di White: Partenza da Zero (Open Prison, 1964).
Copertina di Franco Brambilla

Una vita come le altre

Il ricovero della madre per una grave forma depressiva è la miccia che accende in Bennett la voglia di esplorare la storia della propria famiglia, le sue vicende dimenticate o rimosse: e a cominciare un viaggio che lo porterà a rivolgere verso se stesso lo sguardo acuminato e feroce che lo ha reso celebre.

La vita che volevo

“Era questa la vita che volevi?” Alzi la mano chi può rispondere di sì. Chi non ha mai rimpianto un’occasione mancata o una decisione che non ha preso. E non ha mai fantasticato un’altra vita; la vita che, forse, voleva davvero. È quel che succede ai personaggi di questo libro lieve e imprevedibile: Laura che credeva di aver fatto pace con gli uomini e non sa che la guerra è appena cominciata; Maddalena che ha sbagliato incrocio e ha perso la sua unica chance; Lorenzo che, grazie a uno sguardo, finalmente apre gli occhi; Patrizia e Carla, casalinga l’una, donna in carriera l’altra, che fanno i conti con la stessa “assenza di fondo”, mentre i mariti giocano a un tavolo di poker il loro “ultimo giro”. Uomini e donne che si guardano indietro, o allo specchio, e scoprono, con sorpresa, curiosità o spavento, che come dice Lorenzo: “lo di vite ne avrei potute fare almeno cinque o sei”. Perché le vie del destino sono infinite, e se è vero che Dio ha inserito nelle nostre esistenze la variabile “caso” per movimentare un po’ la situazione, è anche vero che a volte del caso nemmeno ci accorgiamo, perché fa capolino nelle cose più piccole: una sveglia che non suona, un numero di telefono sbagliato, un caffè preso in un bar diverso dal solito. Ma non c’è motivo di disperare: forse, sembra suggerire Licalzi con il tono scanzonato di sempre, tutte le vite che avremmo voluto le stiamo vivendo, proprio ora, in altri universi, in cui altri noi sono alle prese con altre storie.
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La vita che non vedi

Mahsa, pakistana, ha tredici anni quando, da un momento all’altro, si ritrova orfana di entrambi i genitori, uccisi a sangue freddo da parenti vendicativi. Accolta in casa da rigidi zii tradizionalisti, tiene vivo il ricordo della sua infanzia con vecchi filmini in 8 mm e con la musica che il padre, ingegnere idraulico americano, suonava per lei e la madre al pianoforte. Appena le comunicano che dovrà frequentare il college a Montreal, fa resistenza: non vuole lasciare Kamal, il ragazzo di cui è innamorata. Ma le basta poco per rendersi conto che è la sua unica possibilità di sfuggire a un ambiente soffocante che relega le donne nel ruolo di docili comparse. Katherine, canadese, a sedici anni comincia a farsi la permanente, ma di natura ha i capelli dritti come spaghetti: sono un’eredità del padre, cinese, che in pratica non ha mai conosciuto. E, per via di uno stato moralista e punitivo, ha rischiato di non conoscere nemmeno la madre, a cui è stata strappata quando aveva solo tre mesi, nel 1940, perché frutto di un amore giudicato scandaloso e colpevole, per poi esserle restituita solo a prezzo di lotte e sacrifici. È nel caffè dell’hotel dove la madre lavora come cameriera che Katherine fa il suo incontro con la musica jazz e impara a suonare esercitandosi per ore su un vecchio pianoforte nel seminterrato. Il destino porterà Mahsa e Katherine a incontrarsi in un locale di New York. Improvvisando fianco a fianco al pianoforte e poi finendo a chiacchierare davanti a una tazza di caffè, tutte e due capiranno subito di aver trovato un’amica.
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