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I delitti del labirinto cinese

Chi ha ucciso il generale a riposo Ding Hoo-gwo, pugnalato nella sua stanza chiusa a chiave? Chi ha rapito la bella Orchidea Bianca? Quale misterioso personaggio si incontrava la sera con il tirannello Chien Mow? Cosa si nasconde nell’immenso e abbandonato labirinto arboreo fatto costruire dall’ex governatore Yoo Shou-Chien? È qui che convergono tutte le fila delle differenti storie. Appena giunto nella cittadina di Lan-Fang, sperduto avamposto ai confini occidentali del Celeste Impero, il giudice Dee deve occuparsi di tutti questi problemi: se la cava magistralmente, bevendo molto tè, lavorando di psicologia, facendosi aiutare dai suoi fedelissimi seguaci. Alla fine, quando i casi si saranno chiariti, non ci sarà pietà per nessuno: Dee indosserà la tunica rossa e il boia avrà da lavorare, nella spianata incolta fuori delle mura di Lan-Fang.Tra le avventure del giudice Dee questa è forse la più complessa e avvincente, un piccolo capolavoro di psicologia, di umanità, di perfetta ambientazione storica, al servizio di una tecnica poliziesca di primissimo ordine.

Delitti capitali

John Tollinger, an assistant to the White House Chief of Staff, investigates a modern-day Rasputin who is beginning to wield an inordinate amount of power in Washington.

Delitti bestiali

Delitti “bestiali” solo perché perpetrati da animali. Ma in realtà omicidi raffinatissimi, vendette lente e meditate, riscatti attesi e più che motivati. Che siano elefanti maltrattati, gatti perseguitati, topi orribilmente torturati, polli da allevamento resi pazzi dal regime di vita loro imposto, capre sadicamente private della libertà e perfino scarafaggi in grado di filosofeggiare, questi animali sono più che umani per psicologia e sensibilità e sorprendentemente in grado di reagire contro il loro persecutore, quasi sempre un essere umano che di umano ha ben poco. Tredici racconti inquietanti, pervasi da un’ansia sottile che svelano il punto di vista dei domestici compagni dell’uomo.

Gli dèi torneranno

Il mondo contadino del Friuli emerge nella sua pienezza dalle pagine del romanzo Gli dèi torneranno, del 1977, che, oltre a costituire una delle più affascinanti prove narrative degli anni Settanta, dimostra che lo scrittore friulano non si è fermato alla straordinaria e unanimemente riconosciuta facilità dei propri mezzi espressivi. Sgorlon, che in ciò non somiglia ad alcuno scrittore italiano (ma, se mai, sotto questo profilo si accosta a taluni scrittori dell’America Latina), va direttamente alle profondità mitiche della sua terra. La scoperta non vuol essere un traguardo estetico. Questo Friuli mitico è per Sgorlon il vero Friuli; l’altro, quello della geografia e della storiografia in prosa corrente, è l’illusorio. Sgorlon non sorride con il superiore sorriso dell’intellettuale che manovra i fantocci, né assume la grinta della polemica sociale: per lui, la Natura della sua regione possiede del divino, racchiude presenze invisibili, pronte a manifestarsi se qualcuno fideisticamente le invoca.
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### Sinossi
Il mondo contadino del Friuli emerge nella sua pienezza dalle pagine del romanzo Gli dèi torneranno, del 1977, che, oltre a costituire una delle più affascinanti prove narrative degli anni Settanta, dimostra che lo scrittore friulano non si è fermato alla straordinaria e unanimemente riconosciuta facilità dei propri mezzi espressivi. Sgorlon, che in ciò non somiglia ad alcuno scrittore italiano (ma, se mai, sotto questo profilo si accosta a taluni scrittori dell’America Latina), va direttamente alle profondità mitiche della sua terra. La scoperta non vuol essere un traguardo estetico. Questo Friuli mitico è per Sgorlon il vero Friuli; l’altro, quello della geografia e della storiografia in prosa corrente, è l’illusorio. Sgorlon non sorride con il superiore sorriso dell’intellettuale che manovra i fantocci, né assume la grinta della polemica sociale: per lui, la Natura della sua regione possiede del divino, racchiude presenze invisibili, pronte a manifestarsi se qualcuno fideisticamente le invoca.

Gli dèi della Grecia

Appassionante e insuperata ricostruzione dell’universo religioso greco, questo libro avvicina sapientemente il lettore alle figure della religione olimpica – e al loro peculiare modo di manifestarsi – seguendo una duplice via: da un lato Otto esamina il culto dei dodici dèi olimpici (soffermandosi anzitutto su Atena, Apollo, Artemide, Afrodite, Ermete), dall’altro ce li presenta come esseri che, grazie alle loro divine epifanie – tanto diverse eppure così sottilmente collegate le une alle altre –, vivono una vita inesauribile, compiuta in sé. E ammirevole è la sua prosa allorché si confronta con le più enigmatiche fra le divinità, come nel famoso ritratto di Ermete, dove lo stile di Otto ci appare in tutto il suo evocativo nitore: alto e insieme capace di filtrare una impeccabile dottrina – e di parlare degli dèi in un modo che i suoi soggetti certamente non riterrebbero inappropriato. La raffigurazione della religione omerica che ne risulta – «coscienza sempre viva della prossimità del divino», «pura forma del mondo», spazio della conoscenza e della luce – ha costituito un modello per intere generazioni di studiosi di cui Otto è stato il maestro, primo fra tutti Karl Kerényi, ed è stata non meno presente a chi ha sempre guardato a lui – è il caso di Heidegger – come a un illuminato interprete del passato. “Gli dèi della Grecia” uscì per la prima volta nel 1929. La presente edizione è arricchita da un saggio inedito su Zeus, la divinità suprema che ancora mancava all’appello nel testo originale tedesco – testo che in questa versione raggiunge così definitiva completezza.
(source: Bol.com)

Il defunto signor Gallet: Le inchieste di Maigret (4 di 75)

Invece di farsi più completo e più decifrabile, il personaggio stava diventando inafferrabile… La fisionomia dell’uomo con la finanziera troppo stretta si andava via via offuscando fino a non avere più niente di umano… «Alla foto, sola immagine tangibile e teoricamente completa che Maigret possedesse, si sostituivano altre immagini sfuggenti che rifiutavano di sovrapporsi, mentre avrebbero dovuto fornire il ritratto di un unico uomo». (Le inchieste di Maigret 4 di 75)

La decrescita felice

I segnali sulla necessità di rivedere il parametro della crescita su cui si fondano le società industriali continuano a moltiplicarsi: l’avvicinarsi dell’esaurimento delle fonti fossili e le guerre per averne il controllo, i mutamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacciai, l’aumento dei rifiuti, le devastazioni e l’inquinamento ambientale. Eppure gli economisti e i politici, gli industriali e i sindacalisti con l’ausilio dei mass media continuano a porre nella crescita del prodotto interno lordo il senso stesso dell’attività produttiva. In un mondo finito, con risorse finite e con capacità di carico limitate, una crescita infinita è impossibile, anche se le innovazioni tecnologiche venissero indirizzate a ridurre l’impatto ambientale, il consumo di risorse e la produzione di rifiuti. Queste misure sarebbero travolte dalla crescita della produzione e dei consumi in paesi come la Cina, l’India e il Brasile, dove vive circa la metà della popolazione mondiale. Né si può pensare che si possano mantenere le attuali disparità tra il 20 per cento dell’umanità che consuma l’80 per cento delle risorse e l’80 per cento che deve accontentarsi del 20 per cento. Forse è arrivato il momento di smontare il mito della crescita, di definire nuovi parametri per le attività economiche e produttive, di elaborare un’altra cultura, un altro sapere e un altro saper fare, di sperimentare modi diversi di rapportarsi col mondo, con gli altri e con se stessi.
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Decisamente morto: Il ciclo di Sookie Stackhouse 6

Avevamo lasciato Sookie alle prese con la mutazione del fratello in una pantera mannara. Ora la cameriera di Bon Temps ha un altro mutaforma tra le mani, il suo nuovo ragazzo: Quinn, una tigre mannara. Ben presto viene distratta però da un problema molto più pressante: la cugina Hadley è stata uccisa e le ha lasciato il suo appartamento in eredità. Il che significa per lei una sola cosa: dovrà andare a New Orleans e scoprire in quali misteriose circostanze la ragazza sia morta. Decisamente morto è il sesto libro della serie di Sookie Stackhouse, fedele a quello stile intelligente e divertente che ha conquistato milioni di fan in tutto il mondo.

Il decimo giudice

Appena laureato a Yale, Ben Addison inizia a lavorare alla Corte Suprema come assistente di uno dei giudici più autorevoli. Senza accorgersene, si lascia sfuggire un’informazione su una sentenza non ancora emessa, facendo vincere a una delle parti in causa una somma considerevole. Insomma, è nei guai. Ben chiede aiuto alla collega Lisa e ai suoi compagni di università, che lavorano in una serie di uffici strategici a Washington. Gli amici gli fanno una promessa: lo aiuteranno a incastrare il ricattatore che lo tiene in ostaggio e gli chiede altre informazioni segrete. L’uso personale di notizie riservate all’interno dei palazzi di potere può essere molto pericoloso, anche se fatto con le migliori intenzioni. E quando il gioco si fa duro, anche l’amicizia più profonda rischia di rompersi e arriva l’ora del tradimento.
(source: Bol.com)

La decima vittima

Robert Sheckley, l’inventore del gioco della *Decima vittima*, l’autore di *Pellegrinaggio alla terra* e *L’armatura di flanella grigia*, è considerato il più brillante tra gli scrittori di fantascienza. Gli specialisti lo assegnano alla variante sociologica della *science fiction*, ma più semplicemente, per gli innumerevoli lettori affascinati dalla inesauribilità della sua inventiva e dalla sua intima conoscenza del futuro, Sheckley è soprattutto un maestro dell’antiutopia, che consiste nell’ipotizzare una società futura vista come un’esasperazione delle manie di quella attuale. Più di ogni altro autore di fantascienza, Sheckley si presta a un montaggio dei temi che gli sono congeniali: dalla macchina perfetta che impazzisce e crea disastri forse irreparabili, alla programmazione dell’amore secondo le esigenze dei consumatori, alla svalutazione della vita umana in un crudele gioco collettivo o individuale.

Debito di morte

Dieci anni fa, Andrea Hayes era la migliore nel suo campo. Era giovane, bella e spietata. Costruiva bombe per conto dell¿IRA: ordigni micidiali che seminavano morte e distruzione. Poi tutto è cambiato, i rimorsi e la paura hanno avuto il sopravvento. Andrea si è trasferita a Londra, si è sposata, ha una figlia, è felice¿ Ma quando tutto sembra dimenticato, il passato torna a bussare alla sua porta. Sua figlia viene rapita. I rapitori non vogliono denaro. Vogliono lei, la sua abilità, la sua esperienza, la sua capacità di costruire strumenti di morte. Da Belfast a Londra, terroristi e uomini dei servizi segreti si sfidano in una corsa contro il tempo: gli uni per portare a termine il loro piano criminale, gli altri nel disperato tentativo di salvare la vita della bambina, mentre Andrea, dilaniata dai dubbi, si muove in bilico tra il suo terribile passato e la speranza di un futuro possibile.

La dea della vendetta

Nel museo egizio Bliss viene rinvenuto il corpo del filantropo B.H. Kyle, con il cranio fracassato da una statuetta di Sakhmet, dea della vendetta. Quale oscuro significato nasconde il misterioso delitto, tanto più che la dea Sakhmet dovrebbe proteggere i buoni e avversare i malvagi? Il procuratore distrettuale John F.X. Markham è incaricato di risolvere il caso, ma dovrà ricorrere ancora una volta al brillante intuito e alla raffinata cultura del suo amico Philo Vance, il celebre, eccentrico investigatore di New York. S.S. Van Dinepseudonimo di Willard Huntington Wright, nacque a Charlottesville (Virginia), nel 1888. Studiò in California e si specializzò all’Università di Harvard. Fu poi a Monaco e a Parigi per studiare arte. Nel 1907 iniziò l’attività di critico letterario e d’arte. Nel 1925 cominciò a scrivere romanzi polizieschi ed ebbe subito un successo straordinario. Il creatore del detective Philo Vance morì a New York nel 1939.

La dea della guerra

Nella Britannia divisa in tribù e sotto la minaccia di un’invasione da parte di Roma, si intrecciano strettamente le storie e i destini di due donne, destinate a giocare un ruolo molto importante nel futuro di Avalon. La giovane Boudica, caparbia e orgogliosa figlia di un nobile capo degli iceni, viene mandata su un’isola dove sarà iniziata alla saggezza dei druidi. E lì incontra la potente sacerdotessa Lhiannon, che diverrà il suo mentore e la sua migliore amica. Insieme a lei Boudica intraprende il viaggio fino ad Avalon, dove verrà consacrata donna secondo gli antichi riti della Dea. Dopo il rituale Boudica torna dal suo popolo, dove sposa un iceno, Prasutagos. Questi sceglie di scendere a patti con l’invasore per mantenere una certa autonomia e godere dei benefici dell’alleanza con Roma. Ma alla sua morte la situazione cambierà drammaticamente, e Boudica e le sue figlie si troveranno in grave pericolo…
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De rerum natura

Scomparso per secoli dalle biblioteche di letterati e sapienti ostili alle tesi epicuree, e riscoperto solo in pieno Rinascimento grazie a un umanista che ne rinvenne una copia in un monastero tedesco, il De rerum natura, poema filosofico in esametri composto da Lucrezio nel I secolo d.C., è un unicum nella storia della letteratura e del pensiero antico. Si compone di tre coppie di libri che hanno per argomento la fisica – il molteplice aggregarsi degli atomi, in un ciclo infinito di nascita e di distruzione – la natura e il cosmo. Ispirato alla tradizione greca di poemi didascalici oggi andati perduti, il De rerum natura è al contempo un’opera letteraria ricca d’immagini evocative, invenzioni linguistiche, picchi lirici e passaggi avvincenti quali la celebre fenomenologia dell’amore e la toccante descrizione della peste di Atene. Il capolavoro di Lucrezio è anche un viaggio iniziatico attraverso gli insegnamenti del maestro Epicuro. Solo conoscendo i principi che regolano la natura e l’uomo, infatti, il saggio potrà raggiungere l’unico traguardo davvero ambito: la prospettiva di prezioso distacco da cui contemplare le cose, libero dai travagli di ogni giorno, con la gioia e il sollievo dell’uomo salvo sulla riva che fissa lo sguardo sul mare in tempesta.

De Catilinae coniuratione – La congiura di Catilina

TESTO LATINO – TESTO ITALIANO. Il De Catilinae coniuratione (La congiura di Catilina) è la seconda monografia storica della letteratura latina e la prima scritta dallo storico latino Gaio Sallustio Crispo. Secondo una scansione narrativa suddivisa in 61 capitoli, l’opera narra la congiura ordita da Lucio Sergio Catilina nel 63 a.C., nel tentativo, rivelatosi poi fallimentare e costatogli la vita, di instaurare una dittatura a Roma. La congiura catilinaria viene vista dallo storico di Amiternum come uno degli argomenti più significativi della decadenza morale e sociale della classe dirigente romana, e in particolar modo dei senatori, del I secolo a.C., una corruzione che egli denuncia e critica severamente lungo tutta la narrazione.
L’opera, composta probabilmente tra il 43 ed il 40 a.C., è stata tramandata per tradizione diretta da codici medioevali, in cui compare con i titoli Bellum Catilinae (o anche nella variante De bello Catilinae), con cui è nota nei paesi anglosassoni, Bellum Catilinarium o Liber Catilinarius. La scelta stessa del titolo ha un valore preciso: nel termine coniuratione infatti è presente tutta una serie di connotati e giudizi negativi provati da Sallustio nei confronti dell’evento.
Lo sviluppo del racconto non è lineare, ma i 61 capitoli che compongono l’opera sono scanditi secondo un’accurata regia, che alterna i fatti a numerosi excursus, frammentando notevolmente la continuità della storia e del testo. L’opera si presenta con la struttura tipica delle monografie della storiografia ellenistica, secondo uno schema molto preciso: un proemio, il ritratto del protagonista, vari excursus politici e morali ed infine l’analisi dei discorsi pronunciati dai personaggi e dei documenti da cui si è attinto. Questo modus operandi rende più vario il testo e più efficace il giudizio politico.
Approfondendo l’analisi dell’opera emerge un’omogenea visione della storia romana dell’ultimo secolo della repubblica. Largo spazio è concesso al contesto sociale e politico, all’interno del quale, con Catilina, salgono alla ribalta degli eventi e della cronaca antica altri personaggi, in seguito molto famosi. L’arco di tempo coperto dalla narrazione va dai primi di giugno del 64 a.C., data di inizio della congiura secondo lo storico, fino al gennaio del 62 a.C., con l’epilogo nello scontro finale della battaglia di Pistoia e la morte sul campo di Catilina. Di fronte alla grave crisi in cui si trovava la Repubblica, in seguito alla dittatura sillana, emerse una grande varietà di orientamenti politici, spesso tra loro violentemente contrapposti. Oltre alle posizioni moderatamente filo-senatorie o filo-democratiche entrarono in gioco, a partire dal 70 a.C. e lungo tutti gli anni 60, anche movimenti più radicali, legati ai ceti rimasti esclusi dal potere; tra essi risaltarono in particolare le frange più estremistiche del partito popolare. Proprio alla guida di uno di questi movimenti si distinse Lucio Sergio Catilina, appartenente alla Gens Sergia, nobile famiglia economicamente decaduta, che nel 63 si candidò alle elezioni per il consolato; lo appoggiarono discretamente anche Cesare e Crasso, determinati ad indebolire il potere della nobilitas senatoria.
Sconfitto alle elezioni dal rivale Cicerone, Catilina decise di ordire un colpo di stato, raccogliendo intorno a sé un gruppo di congiurati, provenienti dai ceti più vari (e lontani) della società romana, ma accomunati dal disprezzo per la legalità e dall’uso della violenza. Tra di essi si annoverano sia individui appartenenti ai ceti più alti della societas romana – nobili fortemente indebitati ed equites (cavalieri) – sia personaggi meno altolocati – plebei, proprietari terrieri falliti, veterani di Silla, donne, schiavi e popolazioni straniere, come i Galli Allobrogi, scontente del dominio di Roma… (Wik.)
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### Sinossi
TESTO LATINO – TESTO ITALIANO. Il De Catilinae coniuratione (La congiura di Catilina) è la seconda monografia storica della letteratura latina e la prima scritta dallo storico latino Gaio Sallustio Crispo. Secondo una scansione narrativa suddivisa in 61 capitoli, l’opera narra la congiura ordita da Lucio Sergio Catilina nel 63 a.C., nel tentativo, rivelatosi poi fallimentare e costatogli la vita, di instaurare una dittatura a Roma. La congiura catilinaria viene vista dallo storico di Amiternum come uno degli argomenti più significativi della decadenza morale e sociale della classe dirigente romana, e in particolar modo dei senatori, del I secolo a.C., una corruzione che egli denuncia e critica severamente lungo tutta la narrazione.
L’opera, composta probabilmente tra il 43 ed il 40 a.C., è stata tramandata per tradizione diretta da codici medioevali, in cui compare con i titoli Bellum Catilinae (o anche nella variante De bello Catilinae), con cui è nota nei paesi anglosassoni, Bellum Catilinarium o Liber Catilinarius. La scelta stessa del titolo ha un valore preciso: nel termine coniuratione infatti è presente tutta una serie di connotati e giudizi negativi provati da Sallustio nei confronti dell’evento.
Lo sviluppo del racconto non è lineare, ma i 61 capitoli che compongono l’opera sono scanditi secondo un’accurata regia, che alterna i fatti a numerosi excursus, frammentando notevolmente la continuità della storia e del testo. L’opera si presenta con la struttura tipica delle monografie della storiografia ellenistica, secondo uno schema molto preciso: un proemio, il ritratto del protagonista, vari excursus politici e morali ed infine l’analisi dei discorsi pronunciati dai personaggi e dei documenti da cui si è attinto. Questo modus operandi rende più vario il testo e più efficace il giudizio politico.
Approfondendo l’analisi dell’opera emerge un’omogenea visione della storia romana dell’ultimo secolo della repubblica. Largo spazio è concesso al contesto sociale e politico, all’interno del quale, con Catilina, salgono alla ribalta degli eventi e della cronaca antica altri personaggi, in seguito molto famosi. L’arco di tempo coperto dalla narrazione va dai primi di giugno del 64 a.C., data di inizio della congiura secondo lo storico, fino al gennaio del 62 a.C., con l’epilogo nello scontro finale della battaglia di Pistoia e la morte sul campo di Catilina. Di fronte alla grave crisi in cui si trovava la Repubblica, in seguito alla dittatura sillana, emerse una grande varietà di orientamenti politici, spesso tra loro violentemente contrapposti. Oltre alle posizioni moderatamente filo-senatorie o filo-democratiche entrarono in gioco, a partire dal 70 a.C. e lungo tutti gli anni 60, anche movimenti più radicali, legati ai ceti rimasti esclusi dal potere; tra essi risaltarono in particolare le frange più estremistiche del partito popolare. Proprio alla guida di uno di questi movimenti si distinse Lucio Sergio Catilina, appartenente alla Gens Sergia, nobile famiglia economicamente decaduta, che nel 63 si candidò alle elezioni per il consolato; lo appoggiarono discretamente anche Cesare e Crasso, determinati ad indebolire il potere della nobilitas senatoria.
Sconfitto alle elezioni dal rivale Cicerone, Catilina decise di ordire un colpo di stato, raccogliendo intorno a sé un gruppo di congiurati, provenienti dai ceti più vari (e lontani) della società romana, ma accomunati dal disprezzo per la legalità e dall’uso della violenza. Tra di essi si annoverano sia individui appartenenti ai ceti più alti della societas romana – nobili fortemente indebitati ed equites (cavalieri) – sia personaggi meno altolocati – plebei, proprietari terrieri falliti, veterani di Silla, donne, schiavi e popolazioni straniere, come i Galli Allobrogi, scontente del dominio di Roma… (Wik.)

Day hospital

Un controllo dal dentista segna l’inizio di un tunnel che porta dritto alla scoperta di un linfoma non Hodgkin di tipo B aggressivo che sconvolge la vita di Valerio Evangelisti, uno degli autori più noti dei nostri anni. È il maggio 2009 quando comincia un calvario di esami e, dopo i risultati, di sedute di chemioterapia che, evitando qualunque caduta nel patetico o nel sentimentale, vengono riprese con minuzia di dettagli dal narratore-protagonista insieme a fatti e persone del reparto di oncologia in cui si trova in cura. Sono note di vita quotidiana a Bologna, la malattia e gli effetti dei farmaci, le ricerche su internet, la “birroterapia”, gli amici veri e quelli troppo invadenti o troppo assenti, il ricordo della morte del padre per una diagnosi sbagliata, le piccole (ri)conquiste e soprattutto la scrittura notturna che per fortuna tutto medica e guarisce perlomeno nel suo mondo parallelo. Dal caldo dell’estate alla neve, tra il 2010 e il 2012 escono Rex Tremendae Maiestatis ultimo libro della saga di Eymerich del quale si offrono inediti retroscena One Big Union e Cartagena. Gli ultimi della Tortuga. Un linguaggio asciutto, venato da un’ironia leggera, fa di questo diario da “entomologo sensibile” una testimonianza per tutti.