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Teutoburgo

È un giorno di sole quando Armin chiama suo fratello Wulf, per mostrargli un prodigio: la costruzione della “strada che non si ferma mai”. Una meraviglia che li lascia senza fiato, il miracolo tecnico dei nemici romani, capaci di creare dal nulla una strada che attraversa foreste, fiumi, paludi e non devia nemmeno davanti alle montagne.
Improvvisamente i due sentono dei rumori: è una pattuglia romana. Armin e Wulf sono catturati dai soldati. Nel loro destino però non c’è la morte, né la schiavitù.
Perché Armin e Wulf sono figli di re. Sigmer, il loro padre, è un guerriero terribile e fiero, principe germanico rispettato e amato dalla sua tribù. La sua sola debolezza era l’amicizia segreta con Druso, il grande nemico, il generale romano precocemente scomparso, che Sigmer, di nascosto, ha imparato a conoscere e ad ammirare. Ma di questa ammirazione nulla sanno i due giovani. Devono abbandonare la terra natale e il padre, per essere condotti a Roma. Sono principi, per quanto barbari. Saranno educati secondo i costumi dell’Impero, fino a diventare comandanti degli ausiliari germanici delle legioni di Augusto.
Sotto gli occhi dell’inflessibile centurione Tauro, mezzosangue germano convertito all’amore e alla fedeltà verso Roma, impareranno una nuova lingua, adotteranno nuove abitudini, un modo diverso di pensare.
E come possono Armin e Wolf, cresciuti nei boschi, non farsi incantare dai prodigi di Roma? Non solo la strada, ma anche gli acquedotti, i templi, i palazzi meravigliosi. I due ragazzi diverranno Arminius e Flavus, il biondo, cittadini romani, due giovani guerrieri, stimati da tutta Roma, capaci di conquistarsi la fiducia dello stesso *princeps* Augusto.
Ma il richiamo del sangue è davvero spento in loro? La fedeltà agli avi può portare alla decisione di tradire la terra che li ha adottati a favore di quella che li ha generati?
Valerio Massimo Manfredi torna al romanzo e racconta, unendo alla perfezione esattezza storica e respiro epico, la storia straordinaria e mai narrata prima di due fratelli, due guerrieri, le cui scelte hanno portato a Teutoburgo, lo scontro decisivo tra Romani e Germani, la battaglia che ha cambiato il destino dell’Impero Romano e del mondo.
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### Recensione
**“Ho osato riscrivere Tacito sulla strage di Teutoburgo”**
*Valerio M. Manfredi*, Tuttolibri – La Stampa
«Vare, redde mihi legiones!» Queste, secondo la testimonianza di Svetonio, le sconsolate parole dell’imperatore Augusto dopo aver saputo della strage di Teutoburgo (9 d.C.), un disastro che tolse il sonno all’imperatore e lo convinse a rinunciare per sempre alla romanizzazione della Germania. Quella battaglia tremenda che cambiò le sorti del mondo di allora ma anche del nostro mondo di moderni, durò tre giorni e tre notti sotto l’infuriare dei temporali. Sconvolto, Augusto si convinse definitivamente della impossibilità di annettere la Germania. Abbandonò così uno dei più ambiziosi progetti dell’Impero romano, quello di portare il confine nordorientale all’Elba, seicento chilometri a est del Reno.
Augusto aveva condotto in Germania quasi vent’anni di guerre con massicce campagne militari impegnando decine di legioni, centinaia di macchine da guerra e migliaia di navi delle flotte fluviali e oceaniche, ma quella disfatta fu per lui un punto di non ritorno.
Ovviamente l’onta di Teutoburgo doveva essere vendicata e Tiberio, divenuto imperatore, affidò l’impresa al nipote Germanico che tornò sul campo di Teutoburgo disseminato delle ossa di ventimila uomini sei anni dopo il disastro per dare loro sepoltura, poi condusse la sua enorme armata contro Arminio a Idistaviso. Fu un bagno di sangue: mentre Germanico gridava «Non fate prigionieri!» i Germani lasciavano sul campo più di ventimila guerrieri disseminati lungo un’estensione di trenta chilometri. Il conto era saldato. Germanico supplicò Tiberio di permettergli di condurre a termine la conquista della Germania, ma non ci fu niente da fare. Dovette rientrare a Roma e ripartire poi per l’Oriente dove morì in circostanze misteriose. Due anni dopo morì anche il suo grande nemico Arminio perché voleva farsi re di tutti i Germani (il primo Reich?), assassinato dai suoi stessi consanguinei.
Molti sono gli interrogativi che restano senza risposta: perché Augusto voleva il confine all’Elba? Semplice rettifica del confine Reno-Danubio? Improbabile. E come mai Varo si fidò ciecamente di Arminio quando importanti capi germanici lo esortavano a metterlo subito in catene assieme a tutti i suoi compagni per alto tradimento? E come non si accorse in giorni e giorni di marcia che il comandante dei suoi ausiliari germanici lo stava portando in un mattatoio senza via di uscita? E come si era guadagnato Arminio la cittadinanza romana e il rango di eques se non in veste di ufficiale dell’esercito romano uccidendo molti dei suoi consanguinei durante le campagne di Tiberio del 5 e del 6?
Un eroe scomodo per la Germania moderna.
Come sarebbero stati l’Europa e il mondo se la Germania fosse stata romanizzata, se i popoli che un giorno avrebbero distrutto l’impero, devastato e saccheggiato le sue città avessero appreso il latino e imparato la disciplina sotto le aquile?
* * *
Non avevo mai esplorato in forma letteraria un evento di tanta formidabile potenza e mi sono riletto a fondo soprattutto Tacito, Velleio Patercolo e Dione Cassio.
Ma come delineare Arminio? Un mastino addomesticato alla guerra che scopre di essere nato lupo? E come suo fratello Flavus («biondo» il nome germanico è ignoto) che era anche lui un ufficiale romano e lo rimase anche dopo Teutoburgo: chiamò suo figlio «Italicus», come dire che la sua scelta di campo era chiara e lo sarebbe rimasta per sempre. Gli ho messo sul volto la maschera di bronzo del museo di Kalkriese per farlo comparire irriconoscibile a Teutoburgo e uccidere suo fratello Arminio se fosse stato possibile. Ho osato riscrivere l’incontro singolo dei due fratelli sulle rive del Weser, troppo retorico e impostato nella superba pagina di Tacito. L’ho riempito di foga e di insulti. Più verosimile. E mi sono occupato anche di altri due fratelli: il centurione Marco Celio, raffigurato in alta uniforme e decorazioni in un piccolo cenotafio del museo di Bonn, caduto a Teutoburgo e suo fratello Aulo, di Bologna tutti e due. «Se troverete le sue ossa portatele qui» ha scritto sulla pietra. Doveva aver seguito Germanico sul campo della strage per cercare le ossa del fratello centurione. Me li sono tirati su i miei personaggi e mi ci sono affezionato (in narrativa è lecito). E mi sono affezionato a tutti i legionari di Varo fatti a pezzi, inchiodati agli alberi attraverso le orbite degli occhi. Non potevo evitarlo. E ho sofferto a ucciderli uno per uno con le spade e le lance germaniche.
### Sinossi
È un giorno di sole quando Armin chiama suo fratello Wulf, per mostrargli un prodigio: la costruzione della “strada che non si ferma mai”. Una meraviglia che li lascia senza fiato, il miracolo tecnico dei nemici romani, capaci di creare dal nulla una strada che attraversa foreste, fiumi, paludi e non devia nemmeno davanti alle montagne.
Improvvisamente i due sentono dei rumori: è una pattuglia romana. Armin e Wulf sono catturati dai soldati. Nel loro destino però non c’è la morte, né la schiavitù.
Perché Armin e Wulf sono figli di re. Sigmer, il loro padre, è un guerriero terribile e fiero, principe germanico rispettato e amato dalla sua tribù. La sua sola debolezza era l’amicizia segreta con Druso, il grande nemico, il generale romano precocemente scomparso, che Sigmer, di nascosto, ha imparato a conoscere e ad ammirare. Ma di questa ammirazione nulla sanno i due giovani. Devono abbandonare la terra natale e il padre, per essere condotti a Roma. Sono principi, per quanto barbari. Saranno educati secondo i costumi dell’Impero, fino a diventare comandanti degli ausiliari germanici delle legioni di Augusto.
Sotto gli occhi dell’inflessibile centurione Tauro, mezzosangue germano convertito all’amore e alla fedeltà verso Roma, impareranno una nuova lingua, adotteranno nuove abitudini, un modo diverso di pensare.
E come possono Armin e Wolf, cresciuti nei boschi, non farsi incantare dai prodigi di Roma? Non solo la strada, ma anche gli acquedotti, i templi, i palazzi meravigliosi. I due ragazzi diverranno Arminius e Flavus, il biondo, cittadini romani, due giovani guerrieri, stimati da tutta Roma, capaci di conquistarsi la fiducia dello stesso *princeps* Augusto.
Ma il richiamo del sangue è davvero spento in loro? La fedeltà agli avi può portare alla decisione di tradire la terra che li ha adottati a favore di quella che li ha generati?
Valerio Massimo Manfredi torna al romanzo e racconta, unendo alla perfezione esattezza storica e respiro epico, la storia straordinaria e mai narrata prima di due fratelli, due guerrieri, le cui scelte hanno portato a Teutoburgo, lo scontro decisivo tra Romani e Germani, la battaglia che ha cambiato il destino dell’Impero Romano e del mondo.

Tetto Murato

La guerra è l’inverno isolano in uno sperduto gruppo di case due coppie di amici. Da una parte Ada, giovane insegnante, natura istintiva e luminosa, con il marito Paolo, intellettuale malato; dall’altra una giovane donna, Giulia, maternamente attratta dalla debolezza di Paolo, e il marito di Giulia, Stefano, uomo forte e risoluto, a sua volta colpito dalla vitalità di Ada. Un gioco di attrazioni che rimane tuttavia sul piano di affinità elettive appena intraviste.

Testimone invisibile

Milano, un martedì di febbraio. Come ogni martedì da quando è morta sua moglie, Amilcare De Norri è al cinema, unico diversivo a una vita fatta di casa e lavoro. Come ogni martedì, a casa dell’avvocato Castelli, si tiene il solito poker tra amici: solo uomini, mentre le mogli, per chi ce l’ha, sono in montagna a rilassarsi un po’. Ma quella sera le cose sembrano non andare per il verso giusto. A cominciare da quell’individuo sgradevole che ha importunato il ragionier De Norri durante tutta la proiezione, fino a fargli cadere per terra il cappotto buono. Poi il telefono che si mette a squillare in piena notte. E quell’uomo che senza neanche presentarsi inizia a parlare e d’improvviso si interrompe. Certo il ragioniere non immagina che il suo misterioso interlocutore in quel preciso istante giace a terra, senza vita. Non può sapere che l’avvocato Stari, celebre penalista milanese, lo ho scelto come pedina fondamentale di un gioco complesso e pericoloso. Non sa che da quel momento la sua stessa vita è in pericolo. Perché è stato testimone di un delitto. Testimone invisibile.
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Testimone inconsapevole

Il primo caso della serie dell’avvocato Guerrieri. L’avvocato Guido Guerrieri sta passando un momento buio. Dopo la fine ingloriosa del suo matrimonio, ha perso fiducia anche nel suo lavoro. Quando gli propongono di assumere la difesa di un venditore ambulante senegalese accusato di omicidio, una causa apparentemente persa, si butta nel lavoro, intuendo che questa causa gli potrebbe salvare la vita. E intanto incontra la sua nuova vicina di casa…

La testimone del fuoco

Flora ha visto tutto, ma nessuno le crede. La ragazza è morta, qualcuno l’ha uccisa. Aveva solo quattordici anni, si chiamava Miranda ed è stata ritrovata nella sua camera a Birgittågarden, la casa di recupero per ragazze in difficoltà a Sundsvall, a nord di Stoccolma. Le pareti sono schizzate di sangue, le lenzuola ne sono intrise. Nessuna delle altre ragazze sa che cosa sia successo, ma una di loro è fuggita nella notte. Flora non sa chi indagherà sull’omicidio, non sa che l’ispettore Joona Linna sta per ispezionare la peggiore e più indecifrabile scena del crimine della sua carriera, non sa che solo Joona può sperare di scovare qualche indizio. Flora sa soltanto di aver visto la ragazza. Sa di aver visto l’arma del crimine che nessuno riesce a trovare. Sa che cosa è successo. Ma la polizia non le crede, per una semplice ragione. Al momento dell’omicidio, Flora era a centinaia di chilometri di distanza. Eppure Flora è certa di aver ragione. Lei ha visto. Perché lei è una medium.

Testi dello Śivaismo

Dall’introduzione di Raniero Gnoli:
I Pāśupata Sūtra sono l’opera piu antica, fino a noi pervenuta, di una scuola religiosa śivaita. L’epoca della loro composizione è incerta, ma non credo che sorpassi di molto l’èra volgare, anche se non sono ad essa precedenti. Il testo, al contrario della maggior parte dei sūtra, o aforismi mnemonici, dell’India è facilmente intelligibile e, nella sua parte maggiore, formato di strofe, solo più tardi artificialmente divise dai commentatori. La lingua ha, anch’essa, tratti indubbiamente antichi. La scuola cui questo testo appartiene, estintasi da parecchi secoli, era in altre epoche assai diffusa e fiorente nell’India. Il centro del suo culto, come indica il nome, era la divinità Śiva o Rudra, nel suo aspetto di Paśupati, o Signore degli animali, identificati colle anime imprigionate nei legami della trasmigraziane. Lo scopo, la fine del dolore e l’unione (yoga) colla divinità adorata. Unione, – osserva esplicitamente Kauṇḍinya, autore dell’unico commento a noi conosciuto di questi sūtra, – non liberazione come nelle altre scuole soteriche dell’India.

Il testamento del greco

Il Greco aveva un’ossessione: proteggere dalla verità le persone che amava. È per questo che nel ’92, dopo l’incidente d’auto in cui morì sua moglie, portò suo figlio lontano da Genova, in un casale isolato dal mondo, e gli insegnò a vivere come un lupo solitario, senza paura né padroni. Oggi Alessandro Kostas è un gigante di trentasei anni e, da quando ha perduto anche il padre, si sente intrappolato in un’esistenza randagia. Poi arriva il giorno in cui viene aperto il testamento del Greco, un uomo che si è lasciato alle spalle punti interrogativi e qualche segreto inconfessabile: per vent’anni ha lavorato nei Servizi di intelligence e ha dovuto fare i conti con gli affari più sporchi della Repubblica. Leggere le sue ultime parole è un duro colpo per Alessandro, perché lo risucchia in un gorgo di ricordi e lo costringe a tornare nella sua città natale, dove si troverà faccia a faccia coi misteri più dolorosi della sua famiglia. Ma leggere quel testamento è anche togliersi una benda dagli occhi e capire finalmente che tutta la sua vita è stata programmata per dare la caccia a qualcuno. Anzi, la caccia è già iniziata. Giocando una formidabile partita a scacchi con la verità, Bruno Morchio consacra definitivamente la sua abilità nell’indagare l’animo umano e lo spirito di una città unica, popolata di ombre, che sembra creata ad arte per nascondere i propri segreti. Proprio come questo romanzo.

Testamento a sorpresa – Serie Nancy Drew

Nella locanda delle Candele Ritorte alloggia un vegliardo centenario che trascorre in triste solitudine il poco tempo che gli resta da vivere. Una coppia di tristi avventurieri lo tiene praticamente prigioniero, e quando può non perde occasione di derubarlo delle sue ricchezze. Solo Carol, giovane cameriera, gli si dimostra amica affettuosa e il vecchio la ricambia a tal punto da lasciarla erede universale del suo consistente patrimonio. Com’è naturale, il testamento dispiace a molti, e alcuni fra di essi fanno di tutto per carpire i suoi soldi. Ma Nancy Drew è pronta alla difesa del patrimonio della nuova amica.

La testa perduta di Damasceno Monteiro

Un inviato di un giornale popolare e un avvocato anarchico conducono in una delle più affascinanti città portoghesi un’inchiesta su un misterioso e sanguinoso omicidio.
L’andamento di un thriller. Ma allo stesso tempo la cronaca di un fatto di cronaca. E insieme un’inchiesta giornalistica. Il tutto situato nell’antica e affascinante città di Oporto, che tuttavia sospettiamo potrebbe essere un’altra qualsiasi città di questa nostra cosiddetta Europa civile. Sospettiamo anche che i problemi dell’abuso poliziesco, della tortura, della giustizia, della marginalità sociale e delle minoranze etniche possano essere il lievito di questa storia, ma certo il simbolo e la metafora ce li restituiscono su un altro piano: con la forza espressiva della fiction che trasforma il dato di realtà in letteratura. Un romanzo che cattura il lettore con il suo implacabile respiro narrativo e nel quale giganteggia la figura dell’avvocato Fernando de Mello Sequeira, detto Loton: personaggio indimenticabile, bizzarro e metafisico, aristocratico e anarchico, ossessionato dalla Grande Norma Giuridica, vinto dalla vita, ma ben lontano dalla rassegnazione.

La testa fra le nuvole

“La testa fra le nuvole è un omaggio alla letteratura, alla forza del sogno e della fantasia. Ed è un omaggio alla letteratura che mi ha formata più di tutte le altre, quella della cosiddetta Mitteleuropa. Ruben è il nipote di Karl Rossman di “America”, il cugino del protagonista di “Ho servito il re d’Inghilterra”. Lo svagato, l’irregolare, lo Schlemihl che si aggira stupito e maldestro nella realtà degli uomini grandi, degli uomini che non scorgono l’insensatezza della vita. Ruben è anche una parte del mio carattere che, con la saggezza degli anni, ho imparato a mascherare abbastanza bene ma che è sempre presente, che mi fa sempre scendere dalla parte sbagliata e imboccare con sicurezza le porte dei gabinetti, convinta che siano l’uscita sulle scale e conversare amabilmente, nelle cene importanti, con la cameriera convinta che sia la padrona di casa.” (Susanna Tamaro)
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Tess dei d’Urberville

Con “Tess dei d’Urberville”, Thomas Hardy ci regala l’ultima grande eroina dell’epoca tardo-romantica, resa immortale non solo dalla letteratura ma, nei decenni successivi, dal cinema e dal melodramma. Romanzo di forte impatto emotivo, definito, a più riprese, “vile”, “pieno di falsità”, ma anche esaltato come il “più potente tra i romanzi fin qui pubblicati dall’autore”, “Tess” ha, fin dal suo apparire, diviso critica e lettori e allarmato schiere di bigotti e moralisti che inorridivano all’idea di una storia che colpiva al cuore la morale vittoriana. “Tess” si configura come un romanzo che dà voce, sul palcoscenico caotico della prima modernità, a una storia in cui il vettore del conflitto attraversa ogni pagina del libro, e che affronta, senza alcun falso pudore, temi scabrosi e audaci che, come ci suggerisce lo stesso Hardy nella prefazione, non potevano più essere taciuti. L’immagine che apre il romanzo è quella di un uomo che incede malfermo lungo una strada; si tratta di John Durbeyfield, il padre di Tess, che apprende delle proprie presunte origini nobiliari dal parroco Tringham, incontrato quasi per caso. La rivelazione alimenta la vanità e l’orgoglio della povera famiglia che costringe la ragazza, causa involontaria della morte del cavallo Prince, l’unico mezzo di sostentamento della famiglia, a recarsi dai ricchi “parenti” d’Urberville, in un ridicolo e improbabile tentativo di “reclamare la parentela”, intraprendendo così il primo viaggio che la condurrà a incontrare Alec, il suo seduttore. Il motivo genealogico, con la forza dirompente di un passato che grava sul presente dei protagonisti, accelera gli avvenimenti dell’intreccio e scatena una serie di eventi che travolgerà la povera Tess.

Il tesoro dell’imperatore

È solo un incubo, ma sta diventando un’ossessione: Cotton Malone continua a rivivere in sogno l’attentato di Città del Messico in cui è rimasto ucciso Cai Thorvaldsen, un giovane e brillante diplomatico danese. Un attentato che lui non è riuscito a sventare e che gli ha cambiato la vita: dopo le dimissioni da agente operativo del dipartimento di Giustizia americano, Malone si è infatti trasferito a Copenhagen dove, grazie all’aiuto del padre della vittima, il miliardario Henrik Thorvaldsen, ha aperto una libreria antiquaria. Henrik però non ha mai smesso d’indagare sulla morte dell’amato figlio e adesso ha finalmente il nome del colpevole: Lord Graham Ashby, un losco trafficante d’opere d’arte, di recente reclutato dal Club di Parigi – una lobby di avidi speculatori europei – per scoprire dov’è stato nascosto il leggendario tesoro di Napoleone. Animato da un bruciante desiderio di vendetta, Henrik chiede allora a Cotton di ricostruire la storia del tesoro, di localizzarlo prima di Ashby e di sventare così i piani del Club di Parigi. E l’unico modo per riuscirci è rintracciare un enigmatico volume, citato da Napoleone nel proprio testamento e affidato al suo maggiordomo pochi giorni prima di morire. Ben presto, però, Malone viene a sapere che pure il governo degli Stati Uniti è interessato alla cattura di Ashby, perciò è costretto a fare una scelta: onorare il debito di riconoscenza nei confronti dell’amico o rimanere fedele al suo Paese…

Tesla lampo di genio

Un testo che vuole fare chiarezza sulla vita e soprattutto sulla grande genialità di Nikola Tesla, mai abbastanza riconosciuta dai libri di storia e dalla memoria collettiva.
Nikola Tesla è stato uno dei più originali inventori che il mondo abbia mai conosciuto, è a lui che dobbiamo l’energia elettrica a correnti alternate ma anche tantissime altre invenzioni come le lampade a fluorescenza (neon), la radio, la TV, il radar, la turbina, i robot, le macchine elettroterapeutiche, invenzioni che troppo spesso sono state attribuite ai protagonisti dei libri scolastici: Edison per l’energia elettrica, al nostro Marconi per la radio.
Questo testo intende sottrarre la sua vita e le sue invenzioni dall”oblio rassicurante per restituirle alla luce e alla conoscenza che meritano

Questa versione ebook contiene anche l’intervista all’autore Massimo Teodorani, curata da Daniel Tarozzi.
Teodorani, a qualche anno dalla sua prima stesura del testo, riflette a lungo su Tesla mantendo inalterata la sostanza delle sue tesi ma dà anche un’evidenza più marcata ad alcuni aspetti critici.

(source: Bol.com)

Tesi su un omicidio

Due voci narranti, due distinte versioni dei fatti ripercorrono il mito del delitto perfetto. Durante un seminario di diritto penale un giudice e un assassino si sfidano con le armi della giurisprudenza fino a sgretolare la razionalità della legge in formule prive di senso. In una Buenos Aires che si sforza di emulare Parigi, Paul Besançon, brillante studente francese, matura un proposito criminale allo scopo di mettere in atto la sua tesi sull’impossibilità della giustizia e decide di commettere un delitto per dimostrare a se stesso e al mondo l’inutilità della legge. Lo osserva impotente il giudice Bermúdez, vecchio amico di famiglia ormai preda dell’alcolismo e disincantato cultore della materia legale…

Terzo tempo per due (Youfeel)

Spesso la vita ci mostra il suo volto più duro, proprio come succede in campo. Lo sa bene Mario Todini, estremo della nazionale di rugby, che si prepara ad affrontare il Mondiale con un peso sul cuore. Il grande amore con Betta è finito, portandosi via i progetti, le certezze e il futuro che Mario aveva sempre desiderato. Ma per fortuna anche la partita più dura e lunga finisce e arriva il terzo tempo: le mani che si contendevano l’ovale si stringono, i volti deformati dallo sforzo di arrivare a meta sorridono, e gli amici si ritrovano. È quello che accade con Ginevra Besson, amica del cuore di Mario e presenza costante nella sua vita, come una sorella. Come un raggio di sole che tinge di colore ogni istante.
Dopo “Un cuore ovale” e “La meta del cuore”, un’altra storia ovale d’amore e speranza da vivere fuori e dentro il campo da gioco.
Mood: Romantico – YouFeel è un universo di romanzi digital only da leggere dove vuoi, quando vuoi, scegliendo in base al tuo stato d’animo il mood che fa per te: Romantico, Ironico, Erotico ed Emozionante.
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### Sinossi
Spesso la vita ci mostra il suo volto più duro, proprio come succede in campo. Lo sa bene Mario Todini, estremo della nazionale di rugby, che si prepara ad affrontare il Mondiale con un peso sul cuore. Il grande amore con Betta è finito, portandosi via i progetti, le certezze e il futuro che Mario aveva sempre desiderato. Ma per fortuna anche la partita più dura e lunga finisce e arriva il terzo tempo: le mani che si contendevano l’ovale si stringono, i volti deformati dallo sforzo di arrivare a meta sorridono, e gli amici si ritrovano. È quello che accade con Ginevra Besson, amica del cuore di Mario e presenza costante nella sua vita, come una sorella. Come un raggio di sole che tinge di colore ogni istante.
Dopo “Un cuore ovale” e “La meta del cuore”, un’altra storia ovale d’amore e speranza da vivere fuori e dentro il campo da gioco.
Mood: Romantico – YouFeel è un universo di romanzi digital only da leggere dove vuoi, quando vuoi, scegliendo in base al tuo stato d’animo il mood che fa per te: Romantico, Ironico, Erotico ed Emozionante. 

Il terzo spazio: Oltre establishment e populismo

Dobbiamo recuperare l’ambizione di mostrare la via verso un futuro di cui essere fieri e in cui la felicità di tutti sia un diritto. Ci troviamo a vivere un momento eccezionale. Un momento in cui le certezzevengono meno. Un momento carico di contraddizioni e di rischi. Non è il tempo della malinconia e dell’abbandono. È il tempo del coraggio e dell’impegno. Perché quando i nostri nipoti ci chiederanno dove eravamo, noi, in un momento come questo, dobbiamo essere in grado di poter rispondere: dal lato giusto, a fare la nostra parte. L’Europa è ormai un campo di battaglia diviso fra un establishment in bancarotta e nuovi nazionalismi reazionari. Da un lato, la politica tradizionale arroccata a difesa del fortino dello status quo, impegnata in un vano tentativo di proteggere un estremo centro che non può e non deve più reggere: il centro di una certa globalizzazione neoliberale, dell’austerità, quello che ha assunto come simboli le grandi coalizioni e la Troika. Dall’altro, l’emergere prepotente di nuove forze regressive che sfruttano un sentimento reale e dilagante di insicurezza sociale per promuovere una politica identitaria, reazionaria e autoritaria. È più urgente che mai creare un terzo spazio con una visione forte e ambiziosa. Uno spazio che tenga insieme quanti già lavorano per un’alternativa, costruendo un’alleanza popolare vincente in grado di rappresentare un punto di riferimento nel disordine europeo e di radunare quanti rifiutano di essere meri spettatori della disintegrazione del nostro continente. Uno spazio capace di mettere in campo un’alternativa concreta a un sistema economico fallito e a una democrazia corrotta, che finalmente superi la falsa opposizione fra Europa e Stato nazionale.