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I figli dei guardiani di elefanti

“Ho trovato una porta per uscire dalla prigione, una porta che si apre verso la libertà. Scrivo queste pagine per mostrartela.” Comincia così il romanzo di Peter Hoeg. La prigione è ovviamente una metafora, è la vita che non viviamo ma da cui ci lasciamo vivere. A raccontare è Peter, un quattordicenne appassionato di calcio, che vive a Fino, piccola isola di fantasia nell’arcipelago danese, posta nel mezzo del Mare delle Possibilità. Peter è figlio del pastore dell’unica chiesa e la madre è organista, ma i suoi non sono due genitori normali, e ogni tanto, senza preavviso, spariscono nel nulla. Conoscendo la loro tendenza a truffare il prossimo, quando scompaiono per l’ennesima volta lasciandosi alle spalle poche tracce, Peter decide di battere sul tempo la polizia e parte alla ricerca dei genitori per impedire che si mettano definitivamente nei guai, condannando i figli all’orfanotrofio. Con lui ci sono anche il fratello maggiore Hans, che sembra “nato con ottocento anni di ritardo” tanto il suo animo è cavalleresco, la sorella Tute, incantatrice dalla memoria prodigiosa, e il cane Basker III, tutto sommato il più normale della compagnia. Una vicenda e un romanzo sorprendenti, dal ritmo incalzante, dove i ruoli sono continuamente rovesciati: in una fuga rocambolesca i piccoli inseguitori diventano a loro volta inseguiti.

I figli degli uomini

Nel 2021 per l’umanità sembra non esserci futuro: gli uomini, infatti, hanno smesso di riprodursi. Forse però c’è ancora una speranza, come scopre Theo Faron, storico di Oxford, che vede la sua esistenza tranquilla cambiare radicalmente quando incontra una giovane ribelle che sfida le autorità. Un romanzo insolito e sorprendente da una delle grandi signore del giallo inglese.

Fiesta

Pubblicato nel 1926, Fiesta è il libro che ha consacrato il suo autore ventisettenne tra i più importanti scrittori americani di quella che Gertrude Stein definì la “generazione perduta”. Basato su una materia ampiamente autobiografica, il romanzo narra le vicende di un gruppo cosmopolita di giovani espatriati, con le loro burrascose inquietudini esistenziali e sentimentali. Tra notti insonni trascorse a discutere e sbronzarsi nei caffè di Montparnasse o nelle arene di Pamplona, i protagonisti ricercano incessantemente emozioni e sensazioni sempre più forti, che li stordiscano e allontanino quel senso del nulla così incombente sulla generazione di Hemingway nel periodo tra le due guerre. In queste pagine lo scrittore raggiunge uno stile già maturo, calibratissimo tra cronaca e poesia, asciutto, essenziale, con dialoghi esemplari per incisività ed eleganza, grazie al quale riesce a mettere a nudo l’anima dei suoi personaggi e a infondere loro la vita.

La fiera dei serpenti

A Mystic, Georgia, i bianchi sono feccia e i neri chiamano ancora questa feccia “padrone”. È qui che vive Joe Lon Mackey. Il padre allena con spietata crudeltà pitbull da combattimento, la madre si è uccisa per sottrarsi al suo controllo, l’amico sceriffo arresta le ragazze di colore per violentarle. Alla vigilia della fiera dei serpenti a sonagli di Mystic, un evento che attira lunatici ubriachi e fuori di testa da tutti gli stati confinanti, che arrivano nella piccola cittadina per cacciare, uccidere e mangiare serpenti, Joe Lon decide che il raduno è l’opportunità ideale per attirare un po’ d’attenzione. Ma l’elaborato progetto per evadere dal grigiore di Mystic gli sfugge di mano, trascinandolo in un assurdo concatenarsi di eventi.
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Fidel Castro

“La storia mi assolverà.” Così, nel 1953, Fidel Castro lanciava il suo atto d’accusa al regime di Fulgencio Batista, che di lì a pochi anni sarebbe stato rovesciato dalla rivoluzione. Proprio con il fallito assalto alla caserma della Moncada, che costò a Castro il carcere e l’esilio, furono poste le basi del Movimiento 26 de Julio, nelle cui file maturarono le premesse per la guerriglia che nel 1959 avrebbe condotto Castro al potere, dando avvio alla dittatura più lunga della storia. Un dominio assoluto, esercitato per quasi cinquant’anni su una piccola isola, la cui posizione strategica ne ha fatto spesso l’ago della bilancia nei precari equilibri internazionali durante e dopo la Guerra fredda. Ma chi era davvero Fidel Castro? Dopo anni di ricerche, Serge Raffy traccia il ritratto vivido di un personaggio complesso e inquietante, figura camaleontica, Líder Máximo, “Stalin dei tropici”, ripercorrendo le tappe della sua vita e della sua parabola politica: dalle umiliazioni patite nell’infanzia – Castro era figlio illegittimo di un grande proprietario terriero – a un’adolescenza segnata dalla rigida educazione ricevuta dai gesuiti, dalla laurea in giurisprudenza all’incontro con gli esuli cubani negli Stati Uniti fino agli ultimi anni all’ombra del fratello Raúl.L’accurata ricostruzione storica di Raffy è ricca di rivelazioni su aspetti poco noti della vita di Fidel, come i suoi amori tumultuosi, ufficiali e non, e le decine di rocamboleschi tentativi di omicidio dei quali fu vittima. Ma questo libro getta nuova luce anche sulle relazioni di Castro con la Cia e il Kgb; svela i retroscena della “crisi dei missili”, che nel 1962 tenne il mondo col fiato sospeso, e dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy; ricostruisce la trama degli eventi che condussero alla morte di Che Guevara, alla tentata invasione della Baia dei Porci, al ruolo giocato da Cuba nella tragica fine del presidente cileno Salvador Allende; denuncia le sistematiche violazioni dei diritti umani, i processi sommari, l’eliminazione metodica degli oppositori al regime; si interroga sul futuro assai incerto del Paese. Quello tracciato da Raffy è il profilo realistico e obiettivo dell’ultima grande figura del Novecento, specchio delle contraddizioni politiche e delle tensioni internazionali.

Fidati di me

A Tia e Mike Baye non manca nulla per essere sereni e felici: hanno una bella casa, un buon lavoro e due figli, Adam e Jill, rispettivamente di sedici e undici anni. In famiglia tutto procede per il meglio finché un evento tragico e inaspettato – il suicidio del miglior amico di Adam, Spencer Hill – non fa crollare all’istante le loro certezze. In seguito alla morte del ragazzo, Tia e Mike si rendono conto che il figlio è diventato sempre più chiuso, taciturno e distante. La preoccupazione per lui li spinge a mettere da parte i propri principi sulla fiducia e il diritto alla privacy e a far installare sul computer di Adam un sofisticato software, capace di spiarne passo passo il traffico su Internet. L’arrivo di un messaggio inquietante da parte di un mittente ignoto conferma le loro paure: Adam sta davvero nascondendo qualcosa… All’improvviso, la tranquillità di Livingston, la cittadina del New Jersey in cui abitano, si rivela solo una facciata: la madre di Spencer fa una scoperta sconvolgente riguardo alla notte in cui è morto suo figlio, il cadavere di una sconosciuta brutalmente uccisa è rinvenuto non molto lontano e altri segreti vengono progressivamente a galla, scuotendo nel profondo una comunità solo in apparenza solida e quieta. Sarà ancora una volta l’investigatore capo Loren Muse, con il sostegno del procuratore Paul Copeland, a sbrogliare la matassa di una vicenda sempre più intricata e sconcertante.

La fidanzata dello sceicco

Daphne Snowden non può permettere che sua nipote, la diciottenne Brittany, sposi un uomo che ha il doppio dei suoi anni e che la ragazza non ha mai incontrato. Tanto più se il futuro marito in questione è il Principe Murat di Bahania, lo sceicco da cui lei è scappata dieci anni prima a poche settimane dal loro matrimonio. Appena la nipote rinuncia all’idea di diventare futura regina, Daphne decide di affrontare Murat e dirgli in faccia tutto ciò che pensa di lui. Lei non è più la ragazzina di un tempo, ma una giovane donna, con una solida posizione alle spalle, il Principe Murat non può più incantarla con il suo fascino magnetico. Ma il sano proposito crolla come un castello di sabbia non appena i due si incontrano. L’amore non è si è mai spento, così come la passione, che torna a divampare. Daphne non è sicura di riuscire a ignorare ciò che il suo corpo le sta urlando a chiare lettere.
(source: Bol.com)

Il fidanzamento del signor Hire

Villejuif è l’estrema periferia di Parigi: oltre, non c’è che la campagna bianca di brina. È qui che la polizia ha rinvenuto, orrendamente mutilato, il cadavere di una prostituta. Solo un mostro può avere commesso un simile delitto. E chi altri può essere, il Mostro, se non il signor Hire, che tutti scansano con un brivido? Il signor Hire è piccolo, grasso, come se non fosse fatto né di carne né di ossa. Sul suo viso cereo spiccano baffetti che sembrano disegnati con la china. Tutti i suoi gesti hanno la rigida precisione di un cerimoniale. La sua stanza è «un blocco compatto, solido, uniforme di silenzio» dove non penetra la vita. La vita pullula nella stanza al di là del cortile dove vive Alice, la domestica dai capelli ramati, giovane, morbida e sensuale. Ogni sera il signor Hire la guarda spogliarsi, e fissa ogni dettaglio di quel corpo, di quella «polpa ricca, piena di linfa». La domenica, quando Alice esce con il suo innamorato, un ragazzo magro e cinico, il signor Hire la segue come un’ombra. Alice sa di quello sguardo puntato su di lei. Sa che dietro la finestra buia al di là del cortile c’è il signor Hire. Sono per lui quelle movenze piene di promesse? Anche lei lo spia. Perché? Quell’ombra esercita forse su di lei una perversa seduzione? O Alice è animata da un preciso disegno? Ed è davvero lui, il Mostro, ad aver commesso il delitto? Solo nell’epilogo ogni interrogativo troverà risposta, un epilogo nel quale tutto converge come per un disegno fatale – un epilogo preparato, momento per momento, eppure indicibilmente atroce. “Il fidanzamento del signor Hire” è la storia di un uomo grottesco e commovente che non può più o non vuole più controllare il suo destino. Ed è insieme la storia di una passione senza limiti, gelida e ossessiva come lo sguardo di colui che la vive – tanto morbosa da trasformare anche i lettori in voyeurs. È un noir funesto, un crudele romanzo d’amore – e un feroce rito tribale. E sicuramente uno dei romanzi più belli di Simenon.

Una fiction in giallo. Me, mum & mistery: 5

Emily è un po’ in ansia per l’inizio della scuola, ma le sue preoccupazioni passano in secondo piano quando a Blossom Creek sbarca una troupe televisiva: il tranquillo paesino di campagna è stato scelto come set della famosa serie mystery “Detective Green”. Presto, però, durante le riprese iniziano a verificarsi strani imprevisti, e tocca all’Agenzia Wright entrare in scena. Con l’aiuto di Linda, Emily si infiltrerà sul set per rispondere a un’inquietante domanda: chi sta cercando di eliminare la star della serie, Gregory Brooks? Età di lettura: da 9 anni.
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La fiamma e la guerriera

Cresciuta nei remoti boschi di Alba, Moirin mac Fainche ha faticato ad ambientarsi nella raffinata Terre d’Ange, tra radicate convenzioni sociali e pericolosi intrighi di corte. Tuttavia i suoi sforzi sono stati premiati: non solo lei è diventata la preferita della regina, al punto di essere accolta nel palazzo reale, ma è stata pure accettata come discepola dal maestro Lo Feng, giunto dalla lontana Ch’in per insegnare l’arte della medicina e della magia. Moirin si dimostra subito un’allieva eccellente: oltre alla capacità di rendersi invisibile, infatti, la giovane dà prova di possedere straordinarie capacità curative. Ecco perché, quando viene improvvisamente richiamato in patria, Lo Feng la prega di accompagnarlo. Tigre di Neve, la figlia dell’imperatore, è caduta vittima di un terribile sortilegio, che l’ha resa aggressiva e violenta, inducendola persino ad assassinare il marito la notte delle nozze. E adesso l’impero è sull’orlo di una guerra civile: furioso, il padre dello sposo sta sobillando i nobili locali, per convincerli a marciare sulla capitale e a uccidere la principessa. L’ultima speranza per Tigre di Neve è smascherare il traditore che le ha lanciato contro l’incantesimo e costringerlo a liberarla. E, secondo Lo Feng, solo una persona è in grado di riuscirci: Moirin…
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La fiamma della passione

Jillian Whitney, nobile decaduta, ha vissuto per anni sotto lo stesso tetto di un ricco benefattore che le ha fatto da padre dopo la morte dei genitori. Quando, inaspettatamente, l’uomo viene assassinato, Jillian è l’unica sospettata ed è costretta a fuggire. Finirà tra le braccia di Adam Hawthorne, il misterioso conte di Blackwood, che le offrirà rifugio dalla legge, ma non dalla pericolosa scintilla scoccata fra loro …

Fiabe italiane

“Io credo questo: le fiabe sono vere, sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita, nata in tempi remoti e serbata nel lento ruminio delle coscienze contadine fino a noi; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna”. (Italo Calvino) Un viaggio attraverso l’Italia delle regioni in duecento favole tratte dalla tradizione orale.

Festa mobile

Il fantasma di Parigi, dove Hemingway soggiornò tra il 1921 e il 1928, accompagnò lo scrittore per tutta la vita, tornandogli prepotentemente alla mente soprattutto a partire dal 1957 quando, ormai malato, si fece urgente il bisogno di dedicare a quella città in cui era stato “molto povero e molto felice” il suo ultimo romanzo, rimasto incompiuto nella stesura finale e pubblicato postumo. Celebrazione della “vita intesa come una fiesta “, ricca ogni giorno di nuove esperienze e nuove illusioni, Festa mobile ci racconta di bistrò, marciapiedi, bevute, oppio, corse dei cavalli, campioni di ciclismo con tanto di baffi. Di snobismo letterario e sociale, di una fame che diventa scuola e disciplina, di cose pulite e cose meno pulite. Parigini, americani, e sopra tutto lei, Parigi. È un libro di ricordi, e molto di più: l’opera d’addio che dà l’estrema misura di un attaccamento insuperabile alla giovinezza, all’energia di vivere, agire ed esprimersi come scrittore.

La festa è finita

A Torino, all’inizio del nuovo millennio, Alexandra Berthollet invita a casa sua un gruppo di amici, tutti ex militanti di un gruppo di estrema sinistra, per festeggiare il ritorno di Carlo, un altro ex membro del gruppo, diventato un famoso direttore d’orchestra negli Stati Uniti e ora in procinto di dirigere il Falstaff di Verdi al Regio. Per ognuno di loro il tempo è passato: inesorabile, spietato. Per Alexandra, bella e amata in quei giorni lontani da Carlo, oggi una donna difesa dai suoi privilegi. Per Angelo, l’amico proletario di Carlo, sconfitto nei suoi ideali ed escluso dal mercato del lavoro dopo la restaurazione degli anni ottanta. Ciò che è stato, le lotte e le promesse di trent’anni prima, è ridotto a una labile traccia, forse a un’icona da cui non sprizza più energia, solo una rabbia indefinita ma a cui si deve dare un nome, ora che la festa è finita e non sappiamo a chi dare la colpa. Pubblicato per la prima volta nel 2002, un romanzo che racconta la passione, le illusioni e il riscatto attraverso le storie di tre amici che non vogliono, e non possono, rinunciare alle loro speranze.

(source: Bol.com)

La festa del raccolto: romanzo

Ned Constantine, un pubblicitario newyorkese, si è sottratto alla massacrante futilità della corsa al successo rifugiandosi in un paesino del New England. Fino a quel momento la sua vita scorreva placida e un pò astratta in un mondo che sembrava uscito per sortilegio da un album sul primo ottocento americano. A contatto con la gente del luogo, legata alla terra da un cordone ombelicale millenario, Ned scopriva valori antichi e imparava a capire pregiudizi e superstizioni ancora più antichi. Accettava e, soprattutto, veniva accettato. Poi, d'un tratto, qualcosa cambia: un quid impalpabile, elusivo come un gioco di specchi. Intorno a lui si fa un silenzio opaco, senza echi. La realtà quotidiana si accende lentamente di luci spettrali. Nessuno gli sembra più quello che dice di essere. Ned si domanda se non è uno scherzo della fantasia… ha persino creduto di vedere un fantasma. Ma poi vede, sicuramente, uno scheletro nel cavo di un albero… dissotterra una bara colma di granoturco… si trova di fronte un uomo insanguinato e quasi demente, con la lingua mozza e le labbra cucite. E tutto il paese, con feroce serenità, si rifiuta di dargli spiegazioni che esulino dalla normalità più piatta e riduttiva. Questo, più di ogni cosa, fa scattare in lui l'angoscia, e con l'angoscia il bisogno ossessivo di sapere. Mentre l'irrealtà più barbara gli si presenta come la sola realtà possibile, il terrore, quasi primordiale, cresce come un frastuono che supera ogni soglia di sopportazione fino a diventare un mostruoso silenzio. E nel silenzio la storia termina, con un guizzo di gelida ironia, mentre Ned, come un rito pre-omerico, sconta la pena di chi ha voluto vedere troppo.