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Canzone per un povero ragazzo

Cork, Irlanda, anni Trenta. Patrick Galvin ha 9 anni, è nato poeta e impara subito che la vita è rebus. A cominciare dalla famiglia (zie timorate di Dio che scappano con il circo; cugine che da pescivendole si trasformano in pesci). Per proseguire con la scuola: Frate Reynolds, che è un segreto estimatore di Wilde e deve aver fatto suo il motto che “ogni uomo uccide le cose che ama”, lo applica ai suoi amati studenti che riempie di bastonate. Meno male che a istillare il piacere della lettura c’è il signor Goldman, l’ebreo che vive in una casa così piena di libri che non c’è più spazio per i mobili. Ma forse non è tutto vero in questo “amarcord” irlandese in cui a tratti il racconto autobiografico ha l’atmosfera stralunata del sogno.

La canzone di Susannah. La torre nera

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La fine della Torre Nera è sempre più vicina. Solo due Vettori sono rimasti a sorreggerla, e quando crolleranno il perno dell’universo salterà e la realtà sarà sommersa dalle tenebre. Roland Deschain, l’ultimo cavaliere, e la sua banda combattono valorosamente l’avanzata del male, ma ora il gruppo non è più compatto. Il demone-femmina che si è impadronito del corpo di Susannah, la moglie di Eddie, ha usato la sfera del buio per trasportarsi dal Medio-Mondo nella New York del 1999: proprio qui, in un punto preciso di Manhattan, dovrà partorire la creatura concepita per distruggere la Torre. Sulle sue tracce si precipitano il piccolo Jake, Oy, il “bimbolo” parlante, e Père Callaban, per impedire che la donna arrivi all’appuntamento fatale.

Il canto delle parole perdute

Nagasaki, agosto 1945. Kazuo, un ragazzo occidentale adottato da una famiglia giapponese, e Junko, figlia di una maestra di ikebana, si sono ripromessi di incontrarsi su una collina per suggellare il loro amore adolescente con un haiku. Pochi minuti prima dell’appuntamento, la bomba atomica trasforma la città intera nell’inferno. Tokyo, febbraio 2011. Emilian Zäch, architetto svizzero in crisi, funzionario delle Nazioni Unite e sostenitore dell’energia nucleare, conosce una gallerista di arte giapponese ossessionata dall’idea di rintracciare il primo amore della nonna. Due storie parallele, destinate a incrociarsi in un finale che sorprende. Un libro commovente sulla forza dell’amore capace di superare ogni cosa. Una storia di speranza e determinazione, di abbandono e di coraggio, un romanzo sull’importanza di non dimenticare le tragedie del passato per affrontare le sfide del presente e scrivere il nostro futuro.

Il canto della rivolta

Contro ogni previsione, Katniss Everdeen è sopravvissuta all’Arena degli Hunger Games. Due volte. Ora vive in una bella casa, nel Distretto 12, con sua madre e la sorella Prim. E sta per sposarsi. Sarà una cerimonia bellissima, e Katniss indosserà un abito meraviglioso. Sembra un sogno… Invece è un incubo. Katniss è in pericolo. E con lei tutti coloro a cui vuole bene. Tutti coloro che le sono vicini. Tutti gli abitanti del Distretto. Perché la sua ultima vittoria ha offeso le alte sfere, a Capitol City. E il presidente Snow ha giurato vendetta. Comincia la guerra. Quella vera. Al cui confronto l’Arena sembrerà una passeggiata.

Il canto della morte – Expiation: Touched saga

Si può dimenticare tutto. Ma non il vero amore…Come si può guardare al futuro, quando sai di avere i mesi contati? Gemma se lo chiede ogni notte, da quando ha stretto il patto con Sophìa, la regina degli inferi: tre giorni dopo aver partorito, dovrà tornare all’Inferno, dove verrà trasformata in una Strega. Da quel momento, non ricorderà più nulla del suo passato e la sua anima sarà interamente votata al Male. Questo è stato il duro prezzo da pagare per riportare in vita di Evan e per assicurarsi la salvezza del suo bambino. Mentre lei si prepara a dire addio alle persone che ama, Evan non si arrende ed è convinto che insieme supereranno anche questa prova. Ciò che invece lo preoccupa è la reazione degli Angeli della Morte, che cercheranno in ogni modo di uccidere Gemma prima che diventi una Strega. Tra terribili pericoli e oscuri segreti, Evan e Gemma si preparano per l’ultima, sanguinosa battaglia per difendere il loro amore…

Canti del caos

Questo romanzo è stato scritto nell’arco di quindici anni e assume la sua forma definitiva soltanto adesso, ora che la terza e ultima parte si aggiunge alle prime due che videro la luce da Feltrinelli nel 2001 e da Rizzoli nel 2003. Del tutto rivisto nelle prime due parti, dunque, e finalmente concluso, Canti del caos si presenta in tutta la sua assoluta singolarità. Concepito per non lasciare indifferenti, a costo anche di suscitare reazioni di rifiuto, questo romanzo si accampa come opera incandescente, vertiginosa, un’opera che va a inscriversi immediatamente, di diritto, nel novero di quelle imprese estreme che come grandi massi erratici punteggiano la storia della letteratura. Canti del caos si è andato formando nel corso del tempo come un organismo vivente, pieno di violenza ma anche di delicatezza e dolcezza, di oscenità ma anche di trascendenza, di passaggi narrativi incalzanti e di affondi lirici. Nella sua gigantesca macchina realistica e metaforica vengono macinati e trascesi i codici, i generi e gli orizzonti letterari di questa epoca: la fantascienza, il poliziesco, il comico, la pornografia, il fantasy, l’horror, il romanzo d’amore, il saggio scientifico e filosofico, la meditazione religiosa e mistica. Nelle sue pagine sfilano personaggi epici, grotteschi, enigmatici, indelebili: un uomo che incendia le spore, un traslocatore, una musa, una ragazza dalle stampelle profumate, un ginecologo spastico, un gruppo terroristico, una donna dalla testa espansa, un papa che scioglie la Chiesa, uno stilista di nome Lupus, ragazze scartavetrate che esplodono come soli, storie d’amore tra persone increate, Dio che commissiona a un’agenzia pubblicitaria la campagna per la vendita del pianeta Terra… Il romanzo-mondo di Antonio Moresco chiede molto al lettore, ma molto dà in cambio: una lettura avvincente, un percorso attraverso i grandi archetipi della letteratura dell’Ottocento e del Novecento e la prefigurazione del nuovo millennio, la relazione intima e profonda che si instaura tra chi lancia una sfida e chi ha il coraggio di raccoglierla.

Una canna da pesca per mio nonno

Il libro propone una raccolta di racconti del premio Nobel della letteratura 2000. La visita al tempio in rovina da parte di due sposi in viaggio di nozze; un incidente stradale; il crampo che assale un nuotatore; la conversazione in un parco tra un ragazzo e una ragazza che si ritrovano dopo molti anni; l’acquisto di una canna da pesca che fa rinascere il mondo dell’infanzia; le istantanee che attraversano la mente di un uomo che si assopisce sulla spiaggia: ogni racconto prende l’avvio da un’evocazione che fa nascere il sogno, la riflessione, il ricordo, espressi in una lingua limpida e cristallina, duttile, musicale, precisa, insieme letteraria e colloquiale.

I cani di via Lincoln

Palermo, notte di maggio. All’interno del ristorante Grande Pechino due carabinieri scoprono un massacro: otto persone ammazzate a colpi di kalashnikov e una donna in fin di vita. Sei dei morti sono cinesi. Uno è un giornalista italiano. L’ultimo ha viso e mani spappolati e nessuno sa riconoscerlo. La superstite è in coma. Forse potrà raccontare, ma non ora. Il tenente Cascioferro è sulla scena del crimine e pensa: via Lincoln è zona del boss Trionfante. Se c’è da compiere un omicidio, è Trionfante a doverlo ordinare o permettere. Se qualcuno sgarra in via Lincoln, è Trionfante a doverlo punire. Dunque: o Trionfante è coinvolto nella strage, o reagirà. Ma Palermo è una città in cui tutto è intrecciato. Boss mafiosi, anziani massoni e politici collusi si riuniscono nei palazzi nobiliari del centro: la strage di via Lincoln ha rotto vecchi equilibri e messo in moto un’indagine che rischia di portare alla luce cose che devono rimanere nascoste. La cupola decide per una seconda strage proprio mentre Cascioferro scopre su cosa indagava il giornalista ucciso e capisce che forse è opportuno fermarsi. Ma non sa farlo, e negli scantinati del ristorante Grande Pechino lo attende un’altra macabra scoperta. “I cani di via Lincoln” racconta un’indagine impossibile: quando nessuno è innocente, la giustizia non è quella dei tribunali e il destino degli eroi è uno solo.

Cane sciolto

Palmer Stoat è un ricco uomo d’affari, dedito all’alcol, ai sigari e all’inveterata abitudine di gettare spazzatura dal finestrino della macchina. Quando si accorge che in autostrada qualcuno lo sta pedinando, Stoat teme subito per l’incolumità della sua preziosa vettura. Ma il ragazzo che lo sta seguendo non è interessato all’automobile, quando a dare una lezione a Stoat, reo di aver inquinato la natura. Il vendicatore si chiama Twilly Spree: non lavora, ha abbandonato il college e vanta una breve ma spettacolare serie di problemi psicologici. Per fargli apprendere il rispetto per l’ambiente, Twilly decide di depositare nella sua Range Rover una colonia di scarabei stercorari e di estrarre gli occhi di vetro dai suoi trofei di caccia.

Cane mangia cane

Tre uomini, l’ultimo colpo, l’ultima occasione concessa dalla vita. “Cane mangia cane” è il romanzo più potente di Bunker, e racconta la storia di tre figure indimenticabili, legate da un destino tragico fin dagli anni del riformatorio: Charles («Diesel») Carson, Gerald («Mad Dog») McCain, e il loro capo Troy Cameron, criminale consapevole, lucido e spietato come un animale da preda, che vede con inquietudine il suo territorio di caccia minacciato dalle nuove gang dei ghetti di Los Angeles. Con una scrittura tesa e un freddo naturalismo Edward Bunker, uno scrittore che prima è stato criminale, ha portato nel genere noir una nota del tutto diversa dalle atmosfere alla Chandler o alla Hammett: nessun romanticismo, nessun eroe in cerca di redenzione. Perché il crimine come mestiere ha un suo senso dell’orrore ed è guidato da una folle passione; e se fai davvero parte dell’underworld, è inutile cercare di uscirne.

Il cane di terracotta

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Le informazioni di un pentito su un traffico d’armi portano il commissario Montalbano a scoprire in una grotta dietro una finta parete, due cadaveri abbandonati da oltre cinquanta anni. Montalbano si trova così a svolgere due indagini: la prima su una pericolosa cosca mafiosa, l’altra, per lui più appassionante, su un delitto compiuto nel 1943 durante i confusi giorni che precedono lo sbarco americano in Sicilia. Pubblicato nel 1996, Il cane di terracotta è il romanzo poliziesco che ha reso famoso Camilleri.

Candyland

Benjamin Thorpe è un ricco e stimato architetto californiano, ossessionato dalle proprie fantasie erotiche. Durante un viaggio d’affari a New York, dopo una notte di alcol e sesso in un “salone per massaggi”, viene coinvolto in una rissa. Si salva a stento, ma una ragazza viene brutalmenye assassinata. La poliziotta incaricata delle indagini finisce presto sulle tracce di Ben, vittima sacrificale dell’evidenza più schiacciante. Ma dietro le apparenze si cela una realtà ben più complessa…

Candido, ovvero, Un sogno fatto in Sicilia

Candido Munafò nasce in una grotta della Sicilia la notte dello sbarco degli americani, nel 1943. E questo romanzo ci fa seguire le vicende della sua vita sino al 1977 in una serie di capitoletti che rimandano a quelli del Candide di Voltaire. La forma del conte philosophique, particolarmente congeniale a Sciascia, gli permette di prendere la giusta distanza – e dà un passo leggero, aereo a questo libro, che per altro è forse il più intimo e segreto fra tutti i suoi romanzi. “Le cose sono sempre semplici” mormora talvolta Candido. E sarà appunto il suo desiderio di nominare le cose con il loro nome a procurargli varie disavventure. Questo giovane mite, testardo e riflessivo finisce per apparire, agli occhi del mondo, come un “piccolo mostro”.

I cancelli dell’inferno: romanzo

In una vita sul mare con la Numa, Kurt Austin ne ha viste tante, ma lo spettacolo che gli si presenta al largo delle Azzorre ha davvero dell’incredibile. La Kinjara Maru, un cargo giapponese, ha subito un attacco di pirati, che invece di depredarla e prenderne possesso, come accade di solito, le hanno dato fuoco e l’hanno affondata, lasciando solo una sopravvissuta: la moglie del capitano, che non ricorda nulla del terribile assalto. Solo una sensazione di stordimento, e poi la violenza dell’incursione a bordo di un manipolo di uomini incappucciati, dalle cui sevizie l’ha salvata solo l’intervento di Austin e dei suoi uomini. Perché tanta brutale ferocia? Che cosa trasportava quel cargo che non doveva arrivare a destinazione? L’anomalo attacco dei pirati è solo il primo tassello di un complicato puzzle che Kurt Austin, Dirk Pitt e i loro compagni dovranno completare se vogliono scongiurare una terribile minaccia che incombe sul mondo intero. Una minaccia che ha le sue origini in Africa, dove un feroce dittatore intende tenere in scacco le maggiori nazioni del mondo attraverso la creazione di una potentissima arma di distruzione di massa, con la quale è pronto a colpire le principali capitali mondiali. Un’arma alla quale manca solo un ultimo, determinante elemento… Per gli eroi della Numa la sfida, questa volta, sembra proprio impossibile.

Can che dorme

Rabbia, terra, guai, partite di pallone. Libero Schiavi è un agente di polizia municipale a Montuberchielli, in provincia di Pavia. Guida lo scuolabus, legge il giornale e gioca nella squadra di calcio del campionato amatori. Più che altro, è uno che osserva: il modo di stare in campo dei compagni, le traiettorie delle strade, le curve della vallata che si dissolvono nell’indistinto suburbano. È uno che si tiene ai margini, quasi sempre. Anche l’indagine conoscitiva per conto del comune – il medico del paese è stato picchiato, quasi ucciso – la conduce senza protagonismi. Collabora con il maresciallo e si guarda attorno. Poi, a forza di guardare, gli cresce dentro una rabbia malinconica per alcune cose che ha visto, e inizia a sabotare. Libero Schiavi sperimenta la ribellione, qualcosa nella provincia addormentatata si smuove. Svegliare e scuotere dal torpore una provincia apparentemente immobile. Con un misto di ironia e leggerezza prendono vita e si muovono personaggi un po’ bizzarri, capaci però di apparire reali nel loro vivere le poche gioie e i (non pochi) dolori della piccola Italia.

Campo Archimede

Sta per scoppiare una nuova guerra devastante. I governi corrono ai ripari, e imprigionano i sovversivi, gli elementi anti-sociali. A molti di essi viene riservato un trattamento particolare: tolti dalle celle, verranno inviati nei laboratori sotterranei dove saranno sottoposti a una serie di esperimenti che serviranno per testare nuovi virus. Alcuni di questi sono vecchie conoscenze dell’umanità, ma hanno la possibilità nuova di accrescere certe facoltà intellettuali. Lentamente, il ruolo cavia-sperimentatore cambia, comincia un gioco di specchi fra realtà e immaginario che, a lungo andare, cambierà le regole del gioco. Fino a quando il virus non deciderà che i limiti del laboratorio sono troppo angusti per la sua potenza, e comincerà a correre libero per il mondo.