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La materia dei sogni: Sbirciatina su un mondo di cose soffici (lettore compreso)

Dall’aria che respiriamo ai cibi di cui ci nutriamo, dai vestiti che indossiamo ai detersivi con cui li laviamo, dai colori con cui dipingiamo agli schermi su cui li guardiamo, la nostra realtà quotidiana brulica di cose troppo piccole per essere viste, ma pur sempre enormi rispetto ai mattoni di cui è fatto il mondo, gli atomi e le molecole. Oltre a essere alla radice di molte tecnologie di oggi e di domani, questi piccoli personaggi, ingredienti primari di quelli che gli scienziati chiamano “materiali soffici”, “sistemi sovramolecolari”, o “fluidi complessi”, ci permettono anche di esplorare i segreti con cui la materia si organizza spontaneamente, perché anche la Vita altro non è se non l’apoteosi di questa incredibile “Terra di Mezzo”, a metà strada tra le molecole e l’Uomo. Sfruttando l’esperienza scientifica accumulata dall’autore nel corso di molti anni, questo libro si propone di guidare il lettore attraverso un lungo, ma non troppo faticoso viaggio nel mondo delle nanoparticelle, dei polimeri, dei tensioattivi, delle emulsioni, dei cristalli liquidi, dei fluidi granulari, delle proteine, delle strutture biologiche, per portarlo a familiarizzare un po’ con molti materiali della vita di tutti i giorni: compresa quella stessa “materia dei sogni” di cui, secondo Shakespeare, tutti siamo fatti. **

Match Point

Questo non è un manuale sul tennis, e neppure il racconto della carriera di una delle più grandi campionesse italiane della racchetta. Questo è un libro sulla passione e sulla motivazione, doni preziosi che, se coltivati con caparbietà, sono in grado di condurci dove non immaginiamo di poter arrivare. Crederci sempre e non arrendersi mai, avere fiducia nel potere della mente, sconfiggere la paura, combinare talento e umiltà, comprendere che il vero successo è la felicità. Ecco i passi di un allenamento quotidiano per diventare persone più risolute e serene.
Mara Santangelo, oggi coach di giovani promesse, offre preziosi consigli – sperimentati nei successi sportivi e nella vita di tutti i giorni – per migliorare se stessi in ogni ambito, realizzare in pienezza la propria esistenza e vivere in modo più appagante. Per Mara la pace con se stessi è sentire che ogni circostanza può insegnare qualcosa di utile, anche quando non risponde alle nostre aspettative. È inutile negarlo: soprattutto quando la posta in gioco è più alta, si insinua facilmente la paura di fallire, il dubbio di non essere all’altezza, l’ansia di non riuscire a raggiungere il traguardo prefissato. L’autrice ci insegna a reagire e a lottare al meglio delle nostre possibilità, nella consapevolezza che la vera vittoria è far fruttare i propri talenti per metterli a disposizione degli altri.
Con le testimonianze di: Maurizia Cacciatori, Igor Cassina, Sara Errani, Margherita Granbassi, Nicola Legrottaglie, Giacomo ”Jack” Sintini, Bebe Vio.
(source: Bol.com)

Mastermind: Un caso di Alex Cross

Per un serial killer, una delle cose più importanti è la certezza di essere il migliore. Migliore delle sue vittime e soprattutto migliore dei poliziotti che gli danno la caccia. E il Mastermind, la «mente superiore», non ha dubbi: è lui il migliore, perché non deve neppure compiere i delitti; gli basta manipolare psicologicamente alcuni individui, mandarli «in missione» – cioè a rapinare banche e a massacrare sia gli ostaggi sia i loro cari – e poi sbarazzarsene. Ma è davvero un piano infallibile, quello del Mastermind? E qual è il vero scopo di questo piano? Per un poliziotto, una delle cose più importanti è la certezza di aver capito. Di aver capito la psicologia del criminale, di aver afferrato i meccanismi che ne determinano le azioni. Solo se si trova in sintonia con la sua mente, il poliziotto può essere migliore di lui, può prevederne le mosse. E questo vale soprattutto per i serial killer. Ma Alex Cross, l’unica persona in grado di intuire l’orribile piano del Mastermind, è stanco di entrare nella mente degli assassini. Non vuole più capire. Anche perché la sua famiglia e la donna che ama hanno bisogno di lui, ora più che mai… La linea di confine tra un poliziotto e un criminale talvolta è molto sottile. L’uno fruga nella mente dell’altro, e i pensieri, come in uno specchio, si raddoppiano. L’uno osserva l’altro, e ogni azione provoca una reazione uguale e contraria. Ma cosa può succedere se i delitti prendono a susseguirsi senza logica apparente, sempre più atroci e inspiegabili? Se l’unico fatto indiscutibile è che il Mastermind si prepara a mettere a segno il colpo finale, quello che gli darà la supremazia assoluta? Se l’unico appiglio di Cross è la totale assurdità della vicenda? È possibile che il Mastermind esca vincitore dalla sfida?James Patterson è autore della serie “Alex Cross”1 – Ricorda Maggie Rose2 – Il collezionista 3 – Jack & Jill 4 – Gatto & topo5 – Il gioco della Donnola6 – Mastermind 7 – Ultima mossa8 – Il caso Bluelady9 – La tana del lupo10 – Ultimo avvertimento11 – Sulle tracce di Mary12 – La memoria del killer13 – Il regista degli inganni14 – L’istinto del predatore15 – Il segno del male16 – Il ritorno del killer17 – Uccidete Alex Cross18 – Buone feste, Alex Cross

Mastermind

Per un serial killer, una delle cose più importanti è dimostrare di essere migliore. Migliore delle sue vittime e soprattutto migliore della polizia che gli dà la caccia. A questo riguardo, il Mastermind non ha dubbi: lui è il migliore, perché non deve neppure compiere i delitti; gli basta manipolare psicologicamente gli uomini e le donne che ricevono da lui prima l’incarico di rapinare banche e poi di uccidere barbaramente sia gli ostaggi sia i loro cari. L’FBI si rivolge all’unica persona in grado di fermare l’orribile disegno criminale di Mastermind: il poliziotto-psichiatra Alex Cross. Ma non sa che Cross sta vivendo un momento difficile come non mai: tormentato da dolorosi problemi familiari, medita addirittura di abbandonare il lavoro.

Il massimo della pena

Palm Beach County, Florida. Il giudice Bob Gibbs, un provinciale bigotto e razzista, trova nel giardino di casa una spiacevole sorpresa: un coccodrillo di tre metri, vivo e pericoloso. Quando poi la sua abitazione diventerà bersaglio di un cecchino sconosciuto, sarà evidente che qualcuno ha tutte le intenzioni di ucciderlo. Gli indiziati sono numerosi, ma Kathy Baker, funzionaria locale per la libertà vigilata, si troverà a scoprire il colpevole e al tempo stesso a evitare le attenzioni sgradite del giudice e di un maniaco omicida.

La masseria delle allodole

Ispirato ai ricordi familiari dell’autrice, il racconto della tragedia di un popolo “mite e fantasticante”, gli armeni, e la struggente nostalgia per una terra e una felicità perdute. La masseria delle allodole è la casa, sulle colline dell’Anatolia, dove nel maggio 1915, all’inizio dello sterminio degli armeni da parte dei turchi, vengono trucidati i maschi della famiglia, adulti e bambini, e da dove comincia l’odissea delle donne, trascinate fino in Siria attraverso atroci marce forzate e campi di prigionia. In mezzo alla morte e alla disperazione, queste donne coraggiose, spinte da un inesauribile amore per la vita, riescono a tenere accesa la fiamma della speranza; e da Aleppo, tre bambine e un “maschietto-vestito-da-donna” salperanno per l’Italia…
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Massa e potere

Nel 1922, a Francoforte, lo studente diciassettenne Elias Canetti si trovò ad assistere a una manifestazione contro l’assassinio di Rathenau. Quel giorno egli sentì che la massa esercita un’attrazione enigmatica, qualcosa di paragonabile al fenomeno della gravitazione. Nel 1927, a Vienna, compiva un ulteriore passo: l’esperienza di essere nella massa, partecipando al grande corteo del 15 luglio, quando fu incendiato il Palazzo di Giustizia. La polizia sparò: novanta morti. Nelle sue memorie Canetti scriverà, a proposito della massa: «È un enigma che mi ha perseguitato per tutta la parte migliore della mia vita e, seppure sono arrivato a qualcosa, l’enigma nondimeno è restato tale». Il «qualcosa» a cui qui si allude è “Massa e potere”, che apparve nel 1960, dopo trentotto anni di elaborazione. Già questi elementi, queste date fanno capire quale immensa energia, concentrazione, furia si sia depositata in queste pagine. Alla lunghissima genesi dell’opera corrisponde l’estrema singolarità della sua forma. Qui non ci viene semplicemente offerta una nuova teoria da allineare alle tante già esistenti su queste due parole ossessive: massa, potere. Profondamente avverso alla coazione a spiegare, che opprime la nostra cultura, Canetti è qui riuscito nell’impresa di pensare con il massimo della precisione, ma tenendosi sempre «al margine del mondo dei concetti». Questo libro, che si presenta come una severa trattazione scientifica, è ben più di un racconto frastagliato e sanguinoso: è un vasto mito costellato di tanti altri miti, spesso dissepolti con passione da libri dimenticati nell’oscurità delle biblioteche. Prima di diventare una vistosa caratteristica delle società moderne, la massa è stata, la massa continua ad essere molte altre cose. Per avvicinarci a capirla, bisogna innanzitutto ricordare – come dice un antico testo ebraico – «che non esiste spazio vuoto fra cielo e terra, bensì tutto è pieno di schiere e moltitudini». La massa è qualcosa di esterno, ma può essere anche interna; è visibile, ma può essere anche invisibile; può uccidere, ma attrae. Massa è in primo luogo quella sterminata dei morti. Massa è il fuoco, il grano, la foresta, la pioggia, la sabbia, il vento, il mare, il denaro. Massa è la «scena psichica» dello schizofrenico. La massa, infine, non può esistere se non come contrappeso, cosmica ’paredra’, di un’altra soverchiante entità: il potere. Alla proliferazione della massa deve rispondere la tenebrosa solitudine del potente. Genghiz khan e il presidente Schreber, il sultano di Delhi e Filippo Maria Visconti spiccano nel loro molteplice delirio sul fondo di masse di sudditi, cadaveri, allucinazioni. Con l’asciuttezza vibrante di un annalista cinese, Canetti ha saldato in un tutto questa immane storia che vive in ciascuno di noi, che è iscritta nei nostri gesti elementari: afferrare, fuggire, spiare, ingoiare. La muta dei cacciatori paleolitici convive e si intreccia per sempre con i dimostranti che incendiano il Palazzo di Giustizia, con il rogo della biblioteca di Kien in “Auto da fé”. Alla fine riconosciamo come dallo sluagh-ghairm, il grido di battaglia dei morti negli Highlands scozzesi, discenda e si espanda in tutto il mondo un’altra parola: lo slogan.

La maschera maledetta

**VOLEVA UNA MASCHERA CHE FACESSE DAVVERO PAURA!**
Una dozzina di orbite erano puntate su Carly Beth, gli sguardi persi nel vuoto.
La ragazza ebbe un sussulto davanti a quelle orribili facce dai lineamenti distorti. Maschere! Erano maschere, realizzò. Due scaffali pieni zeppi di maschere. Ma erano così brutte, così grottesche, così vere che la fecero rabbrividire.

La maschera e le tenebre

Phèdre no Delaunay non è soltanto una delle cortigiane più ammirate di Terre D’Ange, ma anche un’abilissima spia, che in diverse occasioni ha messo a repentaglio la propria vita per proteggere il regno. Ed è per questo che la sua antica nemica e traditrice, Mélisande Shahrizai, si affida a lei quando suo figlio viene rapito per favorire gli oscuri intrighi di un pretendente al trono della corte angeline. Il legame ambiguo che unisce le due donne induce Phèdre ad accettare il pericoloso incarico, perché lei sa di poter contare sull’amato Joscelin, il cavaliere che conosce la sua natura di anguissette persone che possono mescolare la sofferenza e il piacere per natura e non per costrizione e che non è mai venuto meno alla promessa di proteggerla e servirla. Eppure Joscelin adesso deve superare una prova durissima: Phèdre infatti non hai mai dimenticato Hyacinthe, l’uomo che dieci anni prima ha rinunciato alla propria libertà per salvarle la vita, ed è decisa a superare qualunque ostacolo pur di ripagare il sacrificio dell’amico. Phèdre e Joscelin si apprestano perci�� ad affrontare un lungo e insidioso viaggio, che li condurrà verso corti sfarzose e regni decadenti, terre favolose e mari infiniti. E verso un potere così grande che nessuno osa nominare…
(source: Bol.com)

La maschera di Cthulhu

Contenuto del volume
-La Maschera di Cthulhu (ANTOLOGIA)
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 5 L’ospite che viene dalle stelle (RACCONTO, The Faster from a Far, 1976) DI Joseph Payne Brennan
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 19 Il terrore degli abissi (RACCONTO LUNGO, The Terror from the Depths, 1976) DI Fritz Leiber
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 75 L’occhio (RACCONTO, All-Eye, 1976) DI Bob Van Laerhoven
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 91 Il dio senza volto (RACCONTO, The Faceless God, 1936) DI Robert Bloch
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 111 I figli della notte (RACCONTO, The Children of the Night, 1931) DI Robert E. Howard
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 129 Yoth-Kala (RACCONTO LUNGO, Spawn of the Green Abyss, 1946) DI C. Hall Thompson
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 183 Acque rosse a Innsmouth (RACCONTO) DI Domenico Cammarota
-DOCUMENTI (SAGGISTICA)
pag. 207 H. P. Lovecraft e l’esoterismo (ARTICOLO) DI Fabio Calabrese
pag. 223 INDICE
Quello di Cthulhu è uno schema mitico sviluppato gradualmente da H.P. Lovecraft nell’ultima fase del suo lavoro creativo nel genere del macabro. Lovecraft lo concepì basato sulla fondamentale credenza o leggenda che questo mondo fosse un tempo abitato da un’altra razza che, per aver praticato la Magia Nera, perse la propria posizione e fu espulsa, ma vive ancora all’esterno sempre pronta a riprendere possesso della Terra.
La sua somiglianza col mito cristiano e con altri schemi miti ci comuni sia alla storia che alla fantasia letteraria, appare immediatamente al lettore colto.
Il Mito si sviluppò molto lentamente e molte prove ci fanno ritenere che, almeno nei suoi stati iniziali, Lovecraft non avesse l’intenzione ne il progetto di dare al Mito di Cthulhu la forma che finì col prendere. Oggi comunque si contano più di trecento storie scritte nel solco del Mito di Cthulhu, e questo volume ve ne presenta una nuova serie.

La masai bianca

Corinne è una giovane donna con una famiglia, una boutique avviata, dei progetti e un fidanzato. Con lui decide di trascorrere una vacanza in Kenya. Ma l’incontro con Lketinga, un guerriero masai, cambierà la sua vita per sempre. I due non hanno nulla in comune, si capiscono a stento. Eppure, senza esitare, Corinne abbandona tutto e si trasferisce in quella che per quattro anni sarà la sua nuova patria. Oggi Corinne Hoffmann vive in Svizzera con Napirai, la figlia che ha avuto la Lketinga.
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Mary Lester e l’assassino pieno di errori

Mary Lester viene spedita a Pont-Aven, dove il cadavere di un modesto correttore di bozze in pensione è stato ritrovato all’interno della sua abitazione. La polizia locale indaga credendo che si tratti del crimine efferato commesso da un vagabondo. Però, appena prima di morire, l’anziano ha gorgogliato alla sua governante il titolo di un libro: “L’errore dell’abate Mouret”. Questa è l’unica traccia da cui Mary può partire per la sua indagine. Tutti gli interrogati, ex colleghi o datori di lavoro della vittima, sembrano cadere dalle nuvole: nessuno crede che potesse avere dei nemici. Ma poco alla volta qualcosa sembra indirizzare Mary verso una possibile soluzione, per quanto incredibile possa apparire…

Maruzza Musumeci

Una favola in cui si intrecciano mito e storia, ma anche arte, architettura, astrologia. Una fantasia sconfinata imbrigliata nel racconto di una vita vissuta intensamente. Il più poetico romanzo di Camilleri.

La martingala rovesciata

A rendere atipica, quasi capricciosa, questa storia di detection, è a prima vista l’atmosfera. Parrebbe che Crommelynck, l’autore di quelle «farse» borghesi di cui la più nota è *Le cocumagnifique*, intenda trasferire nel giallo le costruzioni proprie del *théâtre boulevardier*: il meccanismo dell’equivoco, il gioco dei ritmi, gli effetti dosati (la cui tradizionale precisione, del resto, non è estranea allo schematismo del racconto poliziesco). Soprattutto sembra che voglia distrarre, nell’ambientazione leggera, da una cruda storia nera. Una catena di omicidi, con frequenze e meccaniche immutabili, atterrisce Parigi; e il geniale Larose, affascinante ex attore, promette di scoprire il colpevole in dodici giorni, in corsa con l’assassino e in competizione coll’ispettore di polizia, applicando un sistema statistico-matematico. Scritto nel 1949 a *feuilleton* e pubblicato nel 1950 in volume, il racconto era nato, come idea, una ventina d’anni prima a Montecarlo, sperimentando alla roulette un sistema di puntate, una martingala «rovesciata». E, dal sistema, la storia conserva il destino di chi vuole vincere il caso. Un destino di «necessità» (come opposto a «libero» e «casuale»), che, nel giallo, corrisponde a un intreccio geometricamente inoppugnabile e insieme verosimile, ma a costo di svelare la morale nascosta di ogni investigatore: «non si entra nella vita degli altri che per la porta della morte».