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E il signore le creò

Dopo la Seconda Guerra Mondiale e il periodo trascorso nell’aeronautica militare, il simpatico veterinario torna alla sua vita normale, al suo amato Yorkshire, alla famiglia e ai suoi pazienti a quattro zampe. Fra mille e una peripezia Herriot ci racconta con l’entusiasmo di sempre il suo strano viaggio in Unione Sovietica e in Turchia in un ruolo davvero particolare: come accompagnatore di pecore e mucche.

E i bambini osservano muti

Remì ha dieci anni. Ha una famiglia, va a scuola e ha pure una fidanzatina. Un’infanzia apparentemente normale, ma nella terra martoriata dalle guerre di camorra essere bambini pare impossibile. Il nonno, Don Furore, è il boss di una potente banda criminale, che tiene in mano le sorti della sua famiglia e di un indefinito quartiere fra Napoli e Caserta, lungo la Domiziana: la moglie e il figlio si uniscono alla schiera del popolo che lo teme e lo serve, e soltanto la nuora, la madre di Remì, riesce a tenergli testa. Il bambino, sospeso fra questi modelli, si ritrova al centro di un mondo feroce, scandito da rigide regole d’onore, immerso in un implacabile meccanismo di colpe e punizioni dove è sempre più difficile distinguere ciò che è giusto e ciò che non lo è. Ma per difendere la mamma in pericolo, il piccolo protagonista accetta di combattere una battaglia solitaria che lo porterà a mettere in discussione tutto quello in cui credeva, persino le sue radici.

E finalmente ti dirò addio

Samantha Kingston ha tutto quello che un’adolescente potrebbe desiderare: il ragazzo più bello della scuola, tre amiche fantastiche, un’incredibile popolarità. Quel venerdì 12 febbraio si preannuncia come un altro giorno perfetto nella sua meravigliosa vita. Invece non andrà così, perché quella sera Sam morirà. Tornando con le sue amiche in macchina da una festa avrà un incidente. La mattina seguente, però, la ragazza si risveglia misteriosamente nel suo letto ed è ancora il 12 febbraio. Sospesa fra la vita e la morte, Sam continua a rivivere quella sua ultima giornata. Ogni volta si comporterà in modo diverso, cercando disperatamente di evitare l’incidente che la farà morire. Ma riuscirà a uscire da quell’incubo solo quando capirà che non è per salvare se stessa che continua a tornare.

E disse

“Mosè, primo alpinista, è in cima al Sinai. Inizia così il suo corpo a corpo con la più potente manifestazione della divinità.” Erri De Luca racconta l’eroe Mosè con la grazia del grande scrittore che reimmagina, attraverso la Scrittura, la grandezza sofferente dell’uomo alla guida di un popolo in fuga. “E disse”: con questo verbo la divinità crea e disfa, benedice e annulla. Dal Sinai che scatarra esplosioni e fiamme, vengono scandite le sillabe su pietra di alleanza. Nell’impeto di un’ora di entusiasmo un popolo di servi appena liberati si sobbarca di loro: “Faremo e ascolteremo”. Luogo di appuntamento è il largo di un deserto, dove la libertà è sbaraglio quotidiano. Notizia strepitosa: nell’antico ebraico, madrelingua, le parole della nuova legge sono rivolte a un tu maschile. Le donne guardano con tenerezza gli uomini commossi e agitati. Il dito scalpellino che scrive in alto a destra: “Anokhi”, Io, è il più travolgente pronome personale delle storie sacre.

È difficile essere un dio

“Stringi i denti, e ricordati che sei un dio in incognito”. Se lo ripete spesso ciascuno dei 250 ricercatori terrestri sbarcati su Arkanor, pianeta oppresso dalla bestialità medioevale. Il pianeta nuota nell’ignoranza, in un pantano sanguinoso fatto di cospirazioni e avidità. Basta essere intelligenti e non adeguarsi al conformismo più piatto per finire nelle maglie tremende delle milizie imperiali. Sulla Terra, intanto, la vita procede in modo idilliaco, tutto è pace, armonia, conoscenza e creatività. Dagli autori del celebre “Picnic sul ciglio della strada”, un romanzo in cui l’umanità del futuro continua ineluttabilmente a confrontarsi con i nodi di sempre: la volontà di dominio, il desiderio di conoscenza, la superstizione.
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È difficile essere un dio

“Stringi i denti, e ricordati che sei un dio in incognito”. Se lo ripete spesso ciascuno dei 250 ricercatori terrestri sbarcati su Arkanor, pianeta oppresso dalla bestialità medioevale. Il pianeta nuota nell’ignoranza, in un pantano sanguinoso fatto di cospirazioni e avidità. Basta essere intelligenti e non adeguarsi al conformismo più piatto per finire nelle maglie tremende delle milizie imperiali. Sulla Terra, intanto, la vita procede in modo idilliaco, tutto è pace, armonia, conoscenza e creatività. Dagli autori del celebre “Picnic sul ciglio della strada”, un romanzo in cui l’umanità del futuro continua ineluttabilmente a confrontarsi con i nodi di sempre: la volontà di dominio, il desiderio di conoscenza, la superstizione.

È buio sul ghiacciaio: con i diari delle spedizioni al Nanga Parbat, al Broad Peak e al Chogolisa

Austriaco di nascita e con un carattere di ferro, l’alpinista ha compiuto negli anni ’50 imprese straordinarie. Tra le tante, una in particolare lo consegnò alla storia dell’alpinismo. 1953. A soli ventinove anni, Buhl viene invitato a unirsi a una spedizione tedesca che tenterà la vetta del Nanga Parbat, nona montagna della Terra, allora ancora inviolata e considerata uno degli 8.000 più difficili. Dopo settimane di tentativi andati male, la spedizione dichiarò ufficialmente il fallimento. Ma Buhl non si arrese. E ripartì. Da solo, il 3 luglio, dopo una scalata di 17 ore raggiunse sfinito la vetta. È per la prima volta un uomo, solo, aveva scalato un 8.000. Nel 1957 l’alpinista scalò il suo secondo 8.000, l’inviolato Broad Peak, e divenne l’unico uomo al mondo ad aver compiuto la prima ascensione di ben due 8.000. Hermann Buhl morì qualche giorno dopo l’ascesa al Broad Peak, all’apice della sua fama, scendendo dal Chogolisa insieme a Kurt Diemberger. Nella nebbia, una cornice di neve, cedendo sotto il suo peso, lo fece precipitare nella parete sottostante per migliaia di metri. Il suo corpo non venne mai più ritrovato. Il libro è l’avvincente biografia dell’alpinista che, di sua stessa mano, racconta le imprese compiute. L’opera interrompe il racconto poco dopo la salita del Broad Peak. Mentre le ultime pagine della sua vita sono raccontate da Kurt Diemberger, che lo vide precipitare proprio davanti a sé.

E adesso?

“Questa sera Claude è morto. L’amavo.” Inizia così il viaggio della protagonista nei meandri del dolore. Il dolore indicibile provocato dalla morte del marito, vittima di un incidente in moto. Per la voce femminile narrante – l’autrice stessa -, pudica e piena di dignità, la vita si ferma e comincia nello stesso tempo. Da quel momento in poi ci saranno un “prima” e un “adesso”. E in questa parentesi quasi atemporale l’autrice prova a raccontare il dolore, l’adesso del lutto, quando più niente resta di essenziale, eppure bisogna continuare a vivere: telefonare, scegliere la bara, la musica per la cerimonia funebre… ma anche dire al figlio di otto anni della morte del padre.

E adesso, pover’uomo?

Le vicende di un giovane commesso, di sua moglie, del loro bambino. Una famiglia come tante della piccola borghesia tedesca alle prese con le crescenti difficoltà economiche e con lo spettro della disoccupazione. Sullo sfondo una Germania già presa nel vortice che l’avrebbe piombata nel Nazismo.

Duri da morire

Vigilia del Tour de France. Le premesse non sono confortanti. Ciclisti che muoiono in circostanze misteriose. Personaggi secondari che diventano campioni da un giorno all’altro. Sáenz è indiscutibilmente il numero uno, ma comincia a vedersi soffiare le vittorie da sconosciuti. Quale segreto rende i suoi avversari invincibili? Cos’è disposto a fare per ritrovare il successo? Waddington mette in scena i campioni reali di ieri e gli eroi immaginari di domani, in una saga noir sul ciclismo, sospesa tra la mitologia della fatica e una spietata carrellata sul faustiano universo del doping.

Duri a Marsiglia

Duri a Marsiglia, scritto nel 1974, ma tuttora di invidiabile freschezza e ritmo, racconta le avventure (autobiografiche o no, non importa) di un adolescente italiano che si fa chiamare «Charles Fiori» e in poco tempo diventa «bambu», soldato di marciapiede della mala, sempre mantenendo il suo sguardo meravigliato e insieme finto-cinico. «Charles Fiori» si immerge a capofitto tra i gangster corsi, calabresi e via dicendo dai panciotti colorati, dai nomi assurdi e dai traffici molteplici, in guerre senza quartiere, nel gran respiro della città. E ne nasce, ha scritto Giovanni Arpino, «un “feuilleton” inesausto, tutto giocato sull’onda del filone “nero” francioso, un po’ Gabin e un po’ teatro “d’abord”, tanto cinema in sequenza e grani di Prévert sparsi qua e là… Marsiglia: il porto, la nebbia, i “macrò”, le “filles”, la pistola, il coltello, la vendetta, l’onore del clan, i codici di comportamento: tutta l’aggeggeria di un mondo tra sconosciuto e ribollito che però seguita ad affascinare». Nel presentarlo ai nuovi lettori, De Lorenzis parla del «piacere dell’anacronismo», «oggi che il genere ha guadagnato, a dispetto di pregiudizi tenaci, nuovi diritti di cittadinanza nelle gerarchie letterarie». Tanto piú che Fusco, aggiunge Bernardi, «era uno degli ultimi cantori della parola narrata, in tempi in cui la narrazione costituiva l’essenza stessa della comunicazione».

Durante

In un caldo pomeriggio di maggio, uno sconosciuto che ha perso la strada si ferma alla casa di Pietro e Astrid, due tessitori artigianali che vivono sulle colline marchigiane. Lo sconosciuto dice di chiamarsi Durante, ha pochissimi bagagli e un passato misterioso; non conosce il senso del possesso, e sembra del tutto incapace di mentire. Astrid ne è immediatamente affascinata, come quasi tutte le donne che lui incontra. Pietro – il narratore della storia – prova invece nei suoi confronti una profonda irritazione, come quasi tutti gli uomini. “Caro Andrea, ho trovato in Durante la tua vena migliore, di analista attento e implacabile delle dinamiche umane, e di scrittore che fa procedere la narrazione per impercettibili smottamenti: terremoti nelle vite delle persone non registrati se non quando è oramai troppo tardi; che segnano una cesura netta tra il prima e il dopo, una cesura che – quando i personaggi e il lettore se ne accorgono – è oramai impossibile ricomporre. Inoltre la tua scelta di far raccontare la vicenda da un punto di vista parziale – quale è quello di un personaggio troppo coinvolto nella storia, Pietro – è davvero efficace: permette a Durante di comporsi dalle voci contraddittorie eppure complementari dei personaggi, di farsi amare e odiare a seconda delle momentanee passioni e umori degli altri, fino a conquistare una identità precisa con il procedere delle diverse situazioni. Durante s’insinua inesorabilmente nelle esistenze normalizzate e piatte del gruppo di persone (e di chi legge). E a poco a poco ne individua i limiti, le fragilità, quasi volesse, col suo porsi innocente e sincero fino alla durezza, scardinare la parete di vetro dietro la quale quelle persone, quelle coppie vivono da tempo, avendo in questo modo anestetizzato e annegato i loro veri sentimenti ed emozioni. Chi legge non può fare a meno di chiedersi cosa direbbe di lui Durante. A tutto questo, e di più, inoltre, si aggiunge la tua scrittura, una ricerca stilistica che ti fa stare sempre un po’ più avanti degli altri”. e.s.

Dura madre

Il cadavere di un uomo, la schiena crivellata da una scarica di proiettili, ritrovato da una volante in un cantiere edile alla periferia di Nuoro, nel cuore duro della Barbagia: è Michele Marongiu, perito chimico, un fratello morto suicida e un altro che continua in qualche modo a tirare avanti. Dura madre si avvia, come ogni noir che si rispetti, con un morto ammazzato. Poi le indagini, affidate alla perizia di due personaggi già noti ai lettori di Fois, il giudice Corona e il maresciallo Pili, piú un nuovo arrivato, il commissario Sanuti, forestiero e spaesato in una realtà isolana avvezza a «pensare per parabole». Ma nel momento in cui l’inchiesta comincia, e il giallo decolla, la storia vera e propria si è già consumata, e la verità, che «si fa vedere a pezzi come una spogliarellista poco esperta, un po’ goffa» è sulla bocca di tutti.

Duplice vendetta

Il romanzo è incentrato sulla figura di Marco Ferreri, brillante funzionario di banca che vive felicemente con la moglie Silvia e la piccola figlia di sei anni, Lilly. La serenità della famiglia viene sconvolta una mattina davanti alla scuola, quando, durante una sparatoria, rimane uccisa la bambina. Apparentemente sembrerebbe una morte del tutto accidentale. Ma è realmente così? Da questo momento la vita dei coniugi Ferreri non sarà più la stessa. Eventi drammatici si susseguiranno e li coinvolgeranno in prima persona, con un crescendo di emozioni e di suspense narrati dall’autore mediante uno straordinario estro creativo, tutto incentrato sul dinamismo delle scene e delle singole azioni. Come sfondo alla vicenda, densa di colpi di scena, l’autore approfondisce la crescita del rapporto di coppia tra Marco e Silvia e la rielaborazione del dolore e del significato della vita da parte dei vari protagonisti, soffermandosi con piccoli quadri su ciascuno di essi. Tutta la storia si svolge nella cornice suggestiva e surreale di una stupenda Torino invernale. NOTA DELL’AUTORE: Io lavoro in un grosso Istituto di Credito da 25 anni e ho cercato, chiaramente in forma narrativa e descrivendo una vicenda del tutto fantasiosa, di mettermi nei panni del protagonista che, travolto da eventi drammatici che coinvolgono tutta la sua famiglia, non trova alcun tipo di solidarietà e vicinanza da parte della dirigenza aziendale.

Dunque morranno

Un taxista, un rappresentante di commercio, un fotografo e un disoccupato. Quattro uomini che sembrano non avere nulla in comune, se non l’età: circa sessant’anni. O meglio l’avevano, quando sono stati uccisi. Ad accomunarli, anche il fatto che le loro morti sembrano essere totalmente senza movente. E, a ben guardare, anche il calibro dei proiettili che li hanno ammazzati è lo stesso. Che ci sia dietro un piano? Quando i sedicenti gruppi Delta si fanno vivi a rivendicare i quattro assassinii, il vice commissario Ambrosio capisce che la questione è più complessa di quanto sembrasse all’inizio. Anche perché i misteriosi terroristi annunciano che altre morti seguiranno, a riparare antichi delitti. E così avviene. Chi sono i gruppi Delta? E perché uccidono? Solo il fiuto del vice commissario Ambrosio e la sua determinazione nel raccogliere anche i minimi indizi porteranno a scoprire il legame tra le quattro vittime. E quindi il nome dell’assassino.

Il duello

Nel 1766 in Polonia avvenne un episodio che segnò profondamente Casanova: il duello con il conte Branicki. Questi, durante un litigio a causa della ballerina veneziana Anna Binetti, lo aveva apostrofato chiamandolo poltrone veneziano. Il conte era un personaggio di rilievo alla corte del re Stanislao II Poniatowski e per uno straniero privo di qualsiasi copertura politica non era molto consigliabile contrastarlo. Quindi, anche se offeso pesantemente dal conte, qualsiasi uomo di normale prudenza si sarebbe ritirato in buon ordine; Casanova, invece, che evidentemente non era solo un amabile conversatore e un abile seduttore, ma anche un uomo di coraggio, lo sfidò in un duello alla pistola. Faccenda assai pericolosa, sia in caso di soccombenza che in caso di vittoria, in quanto era facile attendersi che gli amici del conte ne avrebbero rapidamente vendicato la morte…