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Quando amavamo Hemingway

La prima è Hadley, la moglie dei giorni “poveri e felici” che precedono la fama e il successo. Hadley del piccolo appartamento mal riscaldato a Parigi – la stessa che, in un momento di distrazione, perde per sempre la valigetta contenente i preziosi manoscritti del marito. Poi c’è Pauline, per tutti Fife, dal fisico acerbo e perfetto, ricca ed elegante, inevitabile fin dall’istante in cui gli appare per la prima volta avvolta in un soprabito di cincillà. Dopo viene Martha, reporter leggendaria, compagna coraggiosa nel cuore esplosivo e disperato della Guerra Civile Spagnola. E infine Mary, l’ultima – sposata a Cuba e abbandonata in Idaho in modo persino più crudele e definitivo delle altre. Hadley, Fife, Martha e Mary: sono le “Signore Hemingway” cui dà voce questo celebrato e luminoso romanzo. Quattro mogli, quattro donne tra le tante amate e tradite dallo scrittore più famoso e tormentato della sua generazione. Tra la Parigi degli Anni Venti e Key West, tra Cuba e l’America della Guerra Fredda, le quattro Mrs. Hemingway si passano il testimone per raccontare una storia densa di passioni e tradimenti, di intrighi, ambizioni e gelosie. Perché dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. E qualche volta persino più di una. “Una storia coinvolgente e ricca d’atmosfera, meravigliosamente scritta: non sono riuscita a staccarmene nemmeno un istante.” – Jojo Moyes autrice di Io prima di te. “Un romanzo appassionato pieno di intrighi, tradimenti e momenti di struggente intimità.” – Marie Claire “Incalzante, godibilissimo e abilmente congegnato.” – The Boston Globe “Semplicemente sublime.” – The Bookseller

Qualcuno era comunista

9 novembre 1989: crolla il Muro di Berlino, finisce un mondo. Pochi giorni dopo, il segretario del PCI Achille Occhetto pronuncia, davanti ai partigiani della Bolognina, parole destinate a cambiare per sempre la politica italiana. È l’atto iniziale della fine del più importante partito comunista d’Occidente. Nei quindici mesi successivi, fino al congresso conclusivo di Rimini del febbraio 1991, la dissoluzione del grande partito di massa si trasformerà in una vicenda intricata e piena di colpi di scena, che assumerà via via toni epici, tragici, a tratti farseschi. Qualcuno era comunista, come un romanzo corale, racconta questa storia e i suoi primattori: da Occhetto, il leader neoromantico, arruffato ed emotivo, al suo gelido alter ego Massimo D’Alema; da Pietro Ingrao, il visionario che voleva la luna, al granitico e “britannico” Giorgio Napolitano. Ma la ricostruzione della Svolta (come fu battezzato il trapasso del PCI) è anche una vicenda di popolo, l’ultima storia comunista d’Italia. Intreccia percorsi di vita quasi simbolici come quello del meccanico di Berlinguer, del compagno che rubò il ritratto di Stalin, del grafico che inventò la Quercia o dell’interprete che traduceva gli strappi berlingueriani per il Cremlino. Punteggiato dalle testimonianze dei protagonisti di allora e dal controcanto del più geniale prodotto della satira nostrana – il Cuore di Michele Serra – questo libro svela in cosa consisteva la “diversità” del comunismo italiano, raccontando proprio il momento in cui i suoi valori si avviavano verso un turbolento e, per certi versi, incredibile epilogo. Ma c’è un altro motivo per cui rievocare il terremoto del 1989, vent’anni dopo, ha un senso profondo. Quella storia, infatti, non è finita. Ha lasciato in eredità una sinistra senza identità, incapace di vincere, una classe dirigente bloccata dagli stessi ex quarantenni che pretendevano il ricambio generazionale due decenni prima, un partito che ha mutato nome quattro volte, senza mai cambiare facce. Forse perché, ancora oggi, su tutti i reduci di quella vicenda pesa, come una maledizione, il marchio della Bolognina, della Svolta incompiuta, che li ha resi “post” o “ex” comunisti senza mai riuscire a trasformarli in qualcosa di nuovo.

Qualcosa sui Lehman

“È incontestabilmente un nuovo tipo di scrittura, di forte potenza e totale fascino.” “Massini è un narratore stupendo.” “L’opera ci imbarca e ci incanta come un racconto tinto di commedia, con una fantasia e un’ironia allegra che non può non ricordarci il più grande autore Yiddish, Isaac Singer.” “La scrittura di Massini abbraccia i secoli e le epoche, con una verve senza tregua, ricchissima di ritratti, di situazioni, di cambiamenti.” “La finezza della scrittura di Massini crea un risultato appassionante.” “Un grande affresco dello straordinario giovane autore italiano Stefano Massini, che sventaglia 150 anni di capitalismo americano.” “Massini con Lehman celebra l’unione di una altissima saga familiare con la storia moderna della nostra società.” Questa incredibile storia inizia sul molo di un porto americano, con un giovane immigrato ebreo tedesco che respira a pieni polmoni l’entusiasmo dello sbarco. È da questo piccolo seme che nascerà il grande albero di una saga familiare ed economica capace davvero di cambiare il mondo. Acuto e razionale, Henry Lehman (non a caso soprannominato “Testa”) si trasferisce nel profondo Sud degli Stati Uniti, dove apre un minuscolo negozio di stoffe. Ma il cotone degli schiavi è solo il primo banco di prova per l’astuzia commerciale targata Lehman Brothers (perché nel frattempo Henry si è fatto raggiungere dai due fratelli minori Emanuel e Mayer, rispettivamente detti “Braccio” e “Patata”). In un incalzare di eventi, i tre fratelli collezionano clamorosi successi e irritanti passi falsi mentre la grande calamita di New York li attira nel suo vortice inebriante. Nel frattempo, al vecchio cotone si sono sostituiti il caffè, lo zucchero, il carbone, e soprattutto la nuova frontiera di un’industria ferroviaria tutta da finanziare. È questa la seconda appassionante tappa del libro, intitolata “Padri e figli”, incentrata sulla rocambolesca scalata al potere del glaciale Philip Lehman, circondato dai cugini Sigmund, Dreidel, Herbert e Arthur. Le loro esistenze parallele compongono un mosaico di umanità diverse, assortite, contraddittorie, in cui l’angoscia dei sogni notturni va di pari passo a una corsa implacabile per stare al ritmo di Wall Street. Sono gli anni dell’ebbrezza, destinata a infrangersi nel crollo fragoroso del 1929, quando le sorti di un sistema al collasso verranno affidate alle fragili mani di Bobbie Lehman, simbolo di un mondo in equilibrio precario, ostaggio delle sue stesse mode e di fatto incapace di darsi un futuro certo.
Stefano Massini ha scritto un’opera straordinaria, in grado di attraversare il tempo, intrecciando la storia privata di una famiglia e quella universale degli uomini. Spiazzante e pirotecnico, l’autore crea un edificio narrativo monumentale, in cui non c’è più spazio per le tradizionali differenze fra generi: il romanzo si amalgama al saggio, l’epica al teatro, con continue incursioni nel cinema, nelle canzoni, e perfino nelle formule matematiche e nei fumetti. Tutto questo fa di *Qualcosa sui Lehman* un libro senza eguali, con una forma assolutamente nuova, che sfidando in un corpo a corpo artistico XIX e XX secolo apre di fatto uno squarcio sul futuro.
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### Recensione
**Segui i soldi e troverai l’America dei Lehman**
*Paolo Di Paolo*, Tuttolibri – La Stampa
«Anche volendo / sarebbe stato impossibile / non farsi schiaffeggiare / ogni momento / dai dettagli»: così si legge in una pagina di questo smisurato romanzo, Qualcosa sui Lehman, e la frase funziona come un esergo involontario. Ho detto romanzo; l’autore lo definisce romanzo/ballata, ma certo è che in quasi ottocento pagine ogni genere di scrittura è toccato, sfiorato, avvicinato. A colpo d’occhio, sembra poesia: una poesia narrativa, con un suo misterioso ritmo, con ripetizioni, riprese, squarci lirici. Ma sappiamo – per via dello straordinario successo di* Lehman Trilogy*, ultima regia di Luca Ronconi e prossima regia di Sam Mendes a Londra – che l’impianto è quello di un lungo racconto teatrale, una saga per palcoscenico.
**Stefano Massini** inventa una forma letteraria di confine, forza o dilata allo stesso tempo narrativa, poesia, drammaturgia, maneggia toni diversi, gioca con la canzone, l’inventario, la trascrizione di voci vere, per rendere ancora praticabile nel presente – basta una parola – l’epica. È d’altra parte l’odissea dei Lehman, una dinastia di uomini d’affari che muove i primi passi in sordina: metà Ottocento, il figlio di un mercante di bestiame askenazita apre un negozio di stoffe in Alabama. Un secolo e mezzo di storia familiare e di storia americana: «C’è una cosa sola che distingue l’uomo dagli dèi ed è il fatto che il primo si affatica», scrive un Massini appunto omerico, guardando ai suoi personaggi con curiosità, lasciandoli muovere e scommettere costantemente sul futuro. Vediamo letteralmente come si dia forma, quasi dal niente, a un patrimonio, e come lo si difenda, lo si alimenti, come lo si moltiplichi: «Ma gli affari / gli accordi / i contratti / i soldi / i soldi, sì / i soldi / i soldi veri / i soldi / i soldi è qui che si faranno: / ne è sicuro Emanuel Lehman». Quello stesso Emanuel, capostipite, che disteso nel proprio letto guarda il soffitto e si accorge, una sera, che le cose stanno andando bene per lui: «Aveva una moglie. / Una sede a Montgomery. / Un ufficio a New York. / Pacchi di banconote in cassaforte».
«Follow the money», si dice – e Massini lo fa, cavando a ogni passo una storia, uno stato d’animo, un compromesso, un sogno. Che cosa sarebbe il denaro senza gli esseri umani? E che cosa gli esseri umani senza il denaro? C’è la prima cannonata della guerra di Secessione – la pressione della Storia su chi accumula capitale; la pressione sulla Storia da parte di chi accumula capitale («come faranno i Lehman a stare nel mezzo?»); c’è la corsa all’industria, «l’America intera da riempire tutta quanta / di capannoni e stabilimenti tessili»; gli investimenti in petrolio, le banche, i movimenti di alta finanza. «I lingotti? Le miniere? / Apprezzabili, certo. / Ma vuoi mettere / con il frusciare della banconota quasi invisibile / quasi impercettibile / che tuttavia diventa un frastuono se lo immagini su scala mondiale?».
Il trittico «quasi wagneriano» di cui ha parlato Ronconi per Lehman Trilogy resta tale in Qualcosa sui Lehman (ma la trilogia teatrale va pensata come una costola estratta da questo palinsesto più ampio): Tre fratelli, Padri e figli, L’immortale. Guadagna, nella nuova o originale versione, una trama fittissima di vicende ulteriori, di pensieri, di azzardi e soprattutto di gesti, perché «il vero affare, figli miei, non si fa con i ragionamenti, ma con gli occhi, le mani e il naso». E i Lehman raccontati da Massini non stanno fermi un istante, inseguono «file di zeri» con il fiato sempre corto, un lunghissimo affanno, una tensione titanica che, da ogni eventuale caduta, trae forza per risorgere. Almeno fino alla grande crisi del 2008, che Massini lascia fuori scena, ma quel crollo – quel «Crepuscolo dei divini indici di Wall Street» – è come la tetra filigrana di ogni pagina, come l’ombra che cala su questo straordinario, debordante racconto e lo avvolge.
### Sinossi
“È incontestabilmente un nuovo tipo di scrittura, di forte potenza e totale fascino.” “Massini è un narratore stupendo.” “L’opera ci imbarca e ci incanta come un racconto tinto di commedia, con una fantasia e un’ironia allegra che non può non ricordarci il più grande autore Yiddish, Isaac Singer.” “La scrittura di Massini abbraccia i secoli e le epoche, con una verve senza tregua, ricchissima di ritratti, di situazioni, di cambiamenti.” “La finezza della scrittura di Massini crea un risultato appassionante.” “Un grande affresco dello straordinario giovane autore italiano Stefano Massini, che sventaglia 150 anni di capitalismo americano.” “Massini con Lehman celebra l’unione di una altissima saga familiare con la storia moderna della nostra società.” Questa incredibile storia inizia sul molo di un porto americano, con un giovane immigrato ebreo tedesco che respira a pieni polmoni l’entusiasmo dello sbarco. È da questo piccolo seme che nascerà il grande albero di una saga familiare ed economica capace davvero di cambiare il mondo. Acuto e razionale, Henry Lehman (non a caso soprannominato “Testa”) si trasferisce nel profondo Sud degli Stati Uniti, dove apre un minuscolo negozio di stoffe. Ma il cotone degli schiavi è solo il primo banco di prova per l’astuzia commerciale targata Lehman Brothers (perché nel frattempo Henry si è fatto raggiungere dai due fratelli minori Emanuel e Mayer, rispettivamente detti “Braccio” e “Patata”). In un incalzare di eventi, i tre fratelli collezionano clamorosi successi e irritanti passi falsi mentre la grande calamita di New York li attira nel suo vortice inebriante. Nel frattempo, al vecchio cotone si sono sostituiti il caffè, lo zucchero, il carbone, e soprattutto la nuova frontiera di un’industria ferroviaria tutta da finanziare. È questa la seconda appassionante tappa del libro, intitolata “Padri e figli”, incentrata sulla rocambolesca scalata al potere del glaciale Philip Lehman, circondato dai cugini Sigmund, Dreidel, Herbert e Arthur. Le loro esistenze parallele compongono un mosaico di umanità diverse, assortite, contraddittorie, in cui l’angoscia dei sogni notturni va di pari passo a una corsa implacabile per stare al ritmo di Wall Street. Sono gli anni dell’ebbrezza, destinata a infrangersi nel crollo fragoroso del 1929, quando le sorti di un sistema al collasso verranno affidate alle fragili mani di Bobbie Lehman, simbolo di un mondo in equilibrio precario, ostaggio delle sue stesse mode e di fatto incapace di darsi un futuro certo.
Stefano Massini ha scritto un’opera straordinaria, in grado di attraversare il tempo, intrecciando la storia privata di una famiglia e quella universale degli uomini. Spiazzante e pirotecnico, l’autore crea un edificio narrativo monumentale, in cui non c’è più spazio per le tradizionali differenze fra generi: il romanzo si amalgama al saggio, l’epica al teatro, con continue incursioni nel cinema, nelle canzoni, e perfino nelle formule matematiche e nei fumetti. Tutto questo fa di *Qualcosa sui Lehman* un libro senza eguali, con una forma assolutamente nuova, che sfidando in un corpo a corpo artistico XIX e XX secolo apre di fatto uno squarcio sul futuro.

Qualche nuvola

Héctor Belascoaran Shayne vorrebbe restarsene per sempre in quella sperduta spiaggia sul Pacifico, lontano dalla megalopoli dove un tempo faceva l’investigatore privato. Nella sterminata Città del Messico ha perduto un occhio e un pezzo di gamba, in una sparatoria per strada che ha lasciato un bambino in coma irreversibile. Ma un’amica che non rivede dai tempi dell’università rischia di essere uccisa per una torbida storia di eredità. E per Héctor, il richiamo della megalopoli diventa ancora una volta irresistibile. Luisa sa che, come sempre, la giustizia non trionferà. Ma non è un buon motivo per arrendersi. Unici alleati nella battaglia quotidiana, due lottatori un tempo famosi con i nomi di Orrore e Angelo II.

Qualche nuvola

Héctor Belascoaran Shayne vorrebbe restarsene per sempre in quella sperduta spiaggia sul Pacifico, lontano dalla megalopoli dove un tempo faceva l’investigatore privato. Nella sterminata Città del Messico ha perduto un occhio e un pezzo di gamba, in una sparatoria per strada che ha lasciato un bambino in coma irreversibile. Ma un’amica che non rivede dai tempi dell’università rischia di essere uccisa per una torbida storia di eredità. E per Héctor, il richiamo della megalopoli diventa ancora una volta irresistibile. Luisa sa che, come sempre, la giustizia non trionferà. Ma non è un buon motivo per arrendersi. Unici alleati nella battaglia quotidiana, due lottatori un tempo famosi con i nomi di Orrore e Angelo II.

Purity

Troppe responsabilità gravano sulle giovani spalle di Purity Tyler, per tutti Pip: un debito universitario di centotrentamila dollari che il suo pessimo lavoro da promotrice telefonica non potrà mai ripagare, una madre lunatica, ipocondriaca e del tutto priva di senso pratico, e nessun padre con cui condividere i due carichi. L’incontro fortuito con una bellissima e indecifrabile attivista tedesca nella casa di Oakland che Pip occupa con altri squatter le offre un’inattesa possibilità di fuggire da tutto questo: uno stage (retribuito!) presso la sede sudamericana del Sunlight Project, l’organizzazione clandestina che divulga via rete notizie riservate sui traffici di mezzo mondo. Accettando, Purity potrà contribuire alla pulizia del pianeta gettando luce sui misteri dei potenti, e allo stesso tempo, perché no, carpire informazioni sull’identità di suo padre, che la madre si rifiuta da sempre di rivelare, per indurlo a metter mano al portafogli. E poi potrà conoscere il mitico Andreas Wolf, ispiratore e leader carismatico del Progetto. Wolf è finito sotto i riflettori durante l’attacco a Normannenstraße del 1990, che ha scoperchiato gli altarini della Stasi e di un intero sistema, e da quel momento la sua ascesa verso l’Olimpo dei leaker piú scomodi è stata inarrestabile. A differenza del collega e rivale Julian Assange, Wolf vorrebbe fare della purezza il suo marchio di fabbrica («Wiki era sporca: c’è gente che è morta a causa di Wiki»); come lui, tuttavia, esprime il rapporto instabile e complicato che lega potere e segreti. Oscuri e nefasti sono quelli che si nascondono nel passato di Andreas, in una Ddr pre-caduta del Muro; oscura e ambigua è la sua tensione verso la nuova arrivata Pip. Il contatto con il leader segnerà per lei l’inizio di un viaggio di formazione alla scoperta di suo padre e di sua madre, della stoffa morale di cui sono fatti quelli che ama, del lato oscuro dietro a ogni luce. L’autore di Le correzioni e Libertà dilata il tempo e lo spazio della sua narrazione – la Germania Est degli anni Ottanta, Philadelphia, Oakland, Denver, la Bolivia di oggi -, espande la galleria dei personaggi e moltiplica i protagonisti, diversifica le insidie con cui si devono misurare – dalla potenziale distruttività del ruolo genitoriale alla schiavitú dell’immagine, dalla corruttibilità delle idee forti alla guerra fra i sessi -, e restituisce una grande opera di inedita ambizione e irresistibile pathos.

Una pura formalità

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In una notte buia e tempestosa un uomo corre trafelato per i boschi. Viene raccolto e trattenuto in una fatiscente stazione di polizia. Mentre la pioggia non accenna a diminuire, il commissario inizia un interrogatorio molto particolare. Pian piano si vengono a scoprire alcune cose: l’uomo, che soffre di amnesie, si chiama Onoff ed è un grande scrittore, ma soprattutto vicino a casa sua è stato commesso un assassinio. Cosa è successo quella notte? Perché Onoff fuggiva? La spiegazione sarà stupefacente.
Un film unico, superbo, ignorato da critica e pubblico, a malapena citato nelle filmografie di Giuseppe Tornatore, prende vita sotto forma di sceneggiatura.

Il Pupazzo Di Dylan

Brian è un affermato architetto che lavora in un famoso studio di progettazione di New York. Conosce Alice da molti anni e dal loro matrimonio è nato Dylan, uno splendido bambino. La loro sembra una famiglia normale, ma la vita inizia ad essere difficile per la coppia: il protagonista deve sottostare alle angherie del suo capo, rimanendo troppo spesso dodici ore al giorno in uno studio che ormai inizia a detestare. Il lavoro gli sottrae tempo per suo figlio e lo allontana dall’amore di sua moglie. La vita di Brian, insieme a quella dei suoi cari, prenderà una piega diversa quando regalerà a Dylan un pupazzo a corda per il suo primo compleanno. Jack, come lo chiama il vecchio proprietario dello strano negozio di giocattoli dove lo ha acquistato, sembra avere un’anima e suggerisce a Brian come poter riprendere in mano la sua vita che sta andando a rotoli. Anche a causa del pupazzo, l’uomo piomberà in una follia dalla quale sarà difficile uscire e nella quale resteranno invischiati anche Alice e uno dei suoi pochi amici, Al Cooper. Ma la realtà spesso è molto più spaventosa della fantasia e i protagonisti se ne accorgeranno a loro spese, proprio a causa del pupazzo di Dylan. Il libro è il secondo romanzo di Roberto Graniglia. Il racconto si situa nel filone della narrativa thriller-horror di ambientazione quotidiana alla Stephen King. Il pupazzo sembra imporre alle vite dei personaggi inquietanti e spesso macabri intrecci che lasciano il segno durante la narrazione. Il lettore viene catturato da una trama che, da una situazione di partenza fortemente prosaica e incentrata su problemi sentiti e attuali, quali le difficoltà nella coppia e sul posto di lavoro, presenta una lenta e persuasiva virata nei territori dell’incubo, della follia e del soprannaturale che lascia angosciati e spiazzati fino all’ultima pagina.
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Punto di origine

Una serie di spaventosi incendi devasta le abitazioni di Warrenton in Virginia, e, tra le rovine fumanti, gli investigatori trovano ogni volta il corpo carbonizzato di giovani donne. L’ufficio legale di Richmond è impegnato in un frenetico e macabro lavoro sui cadaveri alla ricerca di qualche indizio che conduca all’assassino. Kay Scarpetta teme di conoscere il colpevole. Intanto intorno a lei e ai suoi collaboratori qualcuno prepara silenziosamente una trappola mortale.

Punto di non ritorno: Serie di Jack Reacher

«Reacher mi cattura dalla prima pagina fino all’ultima. Tra gli scrittori di thriller, Lee Child per me è il numero 1.»Ken Follett«I suoi romanzi sono davvero straordinari.»Stephen King«Il miglior autore contemporaneo di narrativa crime.»Haruki Murakami«Dà un nuovo significato al concetto di page-tuner.»Michael Connelly«Lee Child ci sa fare con le parole. Sono un suo fan.»James PattersonSerie di Jack Reacher vol. 18Jack Reacher torna a casa. O per lo meno al luogo più simile a una casa che un uomo senza legami e senza radici come lui abbia mai avuto. Dalle nevi e dal gelo del South Dakota arriva fino in Virginia, per raggiungere il quartier generale della 110a Unità della polizia militare. È lì che ha prestato servizio come maggiore, prima di scegliere una vita libera lungo le strade d’America, al servizio della giustizia. Un viaggio nel passato, ma anche nel futuro: Reacher è spinto dal desiderio e dalla curiosità di conoscere di persona la donna che ha preso il suo posto, quel maggiore Susan Turner che finora è stata per lui solo una voce gentile e intrigante al telefono. Ma nulla va mai come deve andare. Susan Turner pare scomparsa nel nulla e nessuno sembra gradire la presenza di Reacher, al quale vengono annunciate due notizie sconvolgenti. Una che lo riporta a un violento episodio di sedici anni prima e lo potrebbe costringere ad anni di galera.L’altra molto, troppo personale e devastante per la sua coscienza. Di fronte a una minaccia ci sono solo due strade da percorrere: la fuga o il combattimento, e per un uomo come Reacher la scelta non si pone…

Punto Di Non Ritorno

« *Il miglior autore contemporaneo di narrativa crime*.» **HARUKI MURAKAMI**
**Serie di Jack Reacher vol. 18**
Jack Reacher torna a casa. O per lo meno al luogo più simile a una casa che un uomo senza legami e senza radici come lui abbia mai avuto. Dalle nevi e dal gelo del South Dakota arriva fino in Virginia, per raggiungere il quartier generale della 110ª Unità della polizia militare. È lì che ha prestato servizio come maggiore, prima di scegliere una vita libera lungo le strade d’America, al servizio della giustizia. Un viaggio nel passato, ma anche nel futuro: Reacher è spinto dal desiderio e dalla curiosità di conoscere di persona la donna che ha preso il suo posto, quel maggiore Susan Turner che finora è stata per lui solo una voce gentile e intrigante al telefono. Ma nulla va mai come deve andare. Susan Turner pare scomparsa nel nulla e nessuno sembra gradire la presenza di Reacher, al quale vengono annunciate due notizie sconvolgenti. Una che lo riporta a un violento episodio di sedici anni prima e lo potrebbe costringere ad anni di galera.
L’altra molto, troppo personale e devastante per la sua coscienza. Di fronte a una minaccia ci sono solo due strade da percorrere: la fuga o il combattimento, e per un uomo come Reacher la scelta non si pone…

Punto di fusione

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> Steve Martini weaves a story based on today’s fears and tomorrow’s headlines-riveting in its realism, genuine in its characters.
**Jocelyn “Joss” Cole, a burned-out public defender from L.A., has opted for a quieter life in the San Juan Islands of Washington State. Joss has no significant clients other than a group of commercial fisherman suffering from a strange and serious illness, a condition that doctors cannot diagnose, and which Joss believes has an industrial cause. Then into her office comes Dean Belden, a well-heeled client in search of a lawyer to help him set up a business in the islands. Within days Belden is subpoenaed to appear before a federal grand jury. Less than an hour after testifying, and before Joss can discover what happened in the secrecy of the grand jury room, Belden dies in a fiery explosion of his float plane on Seattle’s Lake Union.
Gideon Van Ry is a nuclear fission expert and a scholar in residence at the Center for Nonproliferation Studies in Monterey, California. One of his duties is to update the Center’s database, an extensive catalog listing fissionable materials and weapons of mass destruction. Gideon is troubled by the apparent failure to account for two small tactical nuclear devices missing from a storage facility in the former Soviet Union. The two weapons were last seen in packing crates, to be shipped to an American company called Belden Electronics. Gideon has been unable to locate this firm, and now he is left with only one possible lead, the lawyer who incorporated the company-Jocelyn Cole.

Il punto cieco

Al centro dei suoi romanzi, osserva Javier Cercas, e di quelli che ammira, c’è sempre un punto cieco, un punto attraverso il quale, in teoria, non si vede nulla. Ma è proprio attraverso quel punto cieco che, in pratica, il romanzo vede o, potremmo dire, il silenzio parla. In questi libri (quelli che lo interessano) pulsa una domanda centrale, e l’intero romanzo consiste nella ricerca di una risposta che in realtà non esiste. O meglio, “la risposta è la ricerca stessa di una risposta, la domanda stessa, il libro stesso: una risposta essenzialmente ironica, equivoca, ambigua e contraddittoria, l’unico tipo di risposta che possa permettersi un romanzo”. Il romanzo, insomma, scrive l’autore dell'”Impostore”, è il genere delle domande; sta al lettore riempire i vuoti lasciati dallo scrittore con la propria sensibilità e le proprie informazioni. Questo è il cuore di un libro che spazia da Borges a Kafka, da Melville a Tomasi di Lampedusa, a Vargas Llosa, a Cervantes, offrendoci le intuizioni e le riflessioni di uno dei più geniali scrittori europei (e dei narratori più innovativi) sui meccanismi che governano il romanzo e sul suo carattere duplice ed elusivo.
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Pulce. La vita di Lionel Messi

È solo un bambino gracile e con seri problemi di salute, quando sale su un aereo che scavalca l’oceano. Dal campetto del Granduli, in Argentina, tutto buche, sassi e pezzi di vetro, conficcato tra palazzoni di cemento, a Barcellona, dove ha sede una delle più prestigiose squadre di calcio del mondo: il Barça. Lo chiamano “la pulce”, “il nanerottolo”, e non sempre con rispetto. Così gracile, ha senso che qualcuno ci perda tempo, fatiche e soldi? Suo padre Jorge crede di sì. Un dirigente della squadra crede di sì. Al punto da siglare un accordo su un tovagliolo di carta, al ristorante. È l’inizio di notti passate a piangere. Lontano dalla madre e dal resto della famiglia, che ha riposto tutte le speranze in lui. La partenza per un viaggio che molti intraprendono, ma ben pochi portano a destinazione. Una sfida contro se stesso, cominciata quando palleggiava centinaia di volte senza sbagliare, con qualsiasi cosa gli capitasse a tiro. Quando dormiva stringendo un pallone. Leo, passa! Ma Leo non passa. E dribbla uno dopo l’altro gli avversari. Incurante di strappi e fratture, forte nonostante invidie e gelosie. Il bambino che non passava la palla ha alzato al cielo, unico al mondo, quattro Palloni d’Oro. E sta lottando per passare definitivamente alla storia alla testa della Nazionale argentina. Come nasce una leggenda? Seguendo il cuore. Non arrendendosi mai. È questo che insegna la storia di Lionel “Leo” Messi. Il bambino che non riusciva a crescere, oggi è un gigante.

La psichiatra: romanzo

Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un’umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l’Uomo Nero la sta cercando. La sua voce è raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all’Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare dall’ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l’incubo. Nessuno l’ha vista uscire, nessuno l’aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l’Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia. Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine…

La provvidenza rossa

Questo romanzo è un mistery, sono inventati il crimine che scatena la vicenda, la trama, e la soluzione finale, e sono fittizi i protagonisti; ma è pure un pezzo importante di memoria, come forse sarebbe difficile riportare con la stessa evidenza in un saggio di storia. La memoria di cosa fu un grande partito, di come funzionava la mente di dirigenti e militanti, di come si muoveva l’invisibile macchina del potere e del contropotere in una grande metropoli negli anni fine Settanta, poco prima che l’omicidio Moro scompigliasse la storia d’Italia. Milano, autunno 1977, zona Sempione. Una sventagliata di mitra ha ucciso una giovane fioraia. Accanto al corpo, nel chiosco di via Procaccini, una copia dell'”Unità”, perché Bruna Calchi, la vittima, era un’iscritta al Pci, dirigente della sezione e del circolo Arci, dove si occupava di teatro e di diritti gay; bella ragazza, molto conosciuta anche per la sua spigliata esuberanza. L’inchiesta poliziesca parte con tutta la prudenza del caso delicato, affidata a un giovane funzionario, moderno e progressista ma capace di stare al mondo; e subito incorre in un primo mistero: l’arma del crimine, una Maschinenpistole, i famosi Mp 40 in uso alla Wehrmacht, riemersa chissà come dalla Seconda guerra mondiale. Contemporaneamente, “per evitare eventuali provocazioni e trappole”, muove la controinchiesta del Pci. Se ne occupa il vecchio Peppe Dondi con il suo vice ingegner Cavenaghi…
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