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Lo straordinario mondo di Ava Lavender

Ava Lavender è nata con le ali, ma non può volare. Non può nemmeno vivere come le coetanee, perché sua madre la tiene chiusa in casa, al riparo da occhi indiscreti. Ma ha sedici anni e non si rassegna a essere diversa. In cerca di un perché, scava allora nel passato della sua famiglia, e scopre il destino infausto delle sue antenate: ognuna segnata da una peculiare stranezza, ognuna condannata a un amore infelice. E se fosse proprio l’amore la forza in grado di spezzare quell’antica maledizione? Un amore vero, capace di vedere oltre le apparenze. Per trovarlo, Ava dovrà affrontare il mondo fuori, gli sguardi di chi la crede un mostro o un angelo. Fino alla notte del solstizio d’estate, quando sarà lei a scrivere un nuovo, forse decisivo capitolo nella storia straordinaria della sua famiglia.

Lo stato di ebbrezza

Domenico Nanni è un uomo che sta facendo i conti con se stesso. A sessant’anni, si guarda indietro e quello che vede è l’immagine di chi non si è fatto scrupoli ad arraffare tutto ciò che poteva, senza nulla in cui credere se non successo, potere, denaro. Presto orfano di padre, cresciuto da una madre che ha sgobbato per potergli garantire un’istruzione, negli anni Sessanta Domenico sposa gli ideali rivoluzionari, forse più per il desiderio di essere come gli altri che per convinzione. Giornalista di nera a l’Avvenire, per un po’ se ne sta a guardare, ma ben presto inizia a cedere alle lusinghe di un mondo sensuale, prepotente e affascinante che si va affermando giorno dopo giorno. Con gli anni Ottanta inizia il gran ballo, e molti pensano a riempirsi la pancia, con buona pace di sogni e utopie. Nanni è uno di quelli. Con l’ascesa del Partito Socialista e la vittoria di una politica del bengodi, salta sul carro del vincitore e – grazie anche all’aiuto di Susanna e della sua prorompente e cinica vitalità – si reinventa come pierre, perché «se la fame non c’è, bisogna ingolosire». Un teatrante che vende idee ammantandole d’oro. Si sporca le mani con la politica, l’industria, la finanza, e così attraversa gli ultimi trent’anni della storia italiana. E la sua parabola diventa metafora di quella del nostro Paese. Fino a uno sconvolgente rigurgito di coscienza che regala al lettore uno sguardo affilato e spietato su una Grande Bellezza che ci ha lasciati con un gran carico di immondizia. “Lo stato di ebbrezza” è nello stesso tempo una lunga e appassionata invettiva, e un profondo, a tratti struggente, romanzo psicologico e introspettivo, che ci obbliga a ricordare che cosa siamo stati, e a chiederci che cosa siamo diventati. Un “viaggio al termine della notte” nell’Italia degli ultimi trent’anni.

Lo spazio del tempo

A quattrocento anni dalla morte di William Shakespeare una grande impresa letteraria: celebri autori contemporanei riscrivono le maggiori opere del grande drammaturgo. Un progetto internazionale di cui Rizzoli è in esclusiva l’editore italiano. Luogo dell’azione: Nuova Boemia, sud degli Stati Uniti. In una notte di pioggia battente e superluna, un pianista nero di nome Shep è testimone dell’assassinio di un anziano messicano; pochi minuti dopo, abbandonata nella ruota per bambini di un ospedale, trova una neonata bianca e, accanto a lei, una ventiquattrore. L’uomo solleva la bambina, “leggera come una stella”, e decide di tenerla con sé. Luogo dell’azione: oltreoceano, Londra. Leo Kaiser è un disinvolto uomo d’affari che con i soldi ci sa fare, molto meno con i sentimenti. Se, come crede, la sua amata moglie lo tradisce con il suo migliore amico, cosa diavolo dovrebbe farsene della bambina che lei ha appena dato alla luce? Diciassette anni dopo, questa bambina di nome Perdita chiederà conto del proprio passato, “ci vuole così poco tempo per cambiare una vita e ci vuole tutta una vita per comprendere il cambiamento”. La cover version di Jeanette Winterson del Racconto d’inverno di William Shakespeare è una brillante prova d’autore. Vibra dell’eco dell’opera originale, abilmente sospesa fra tragedia e commedia, ma è una storia tutta contemporanea di amicizia, paranoia e redenzione, che si muove fra parcheggi sotterranei, videogiochi di ultima generazione, musei dell’automobile, angeli caduti. Sulla scena si fronteggiano, nell’ampio spazio del tempo, la gelosia devastante di un marito e l’amore duraturo di una figlia. E come già nell’originale shakespeariano è proprio il tempo il protagonista del romanzo, la sua natura ellittica ed elastica; il tempo capace, a sipario ancora alzato, di ridare un posto a qualcosa che si credeva perduto.

Lo scrigno dei segreti: L’odissea dei Pink Floyd

Una biografia della complicata vicenda dei Pink Floyd, dai giorni eroici di Syd Barrett al formidabile successo degli anni Settanta e ai velenosi intrighi degli anni Ottanta, dagli irripetibili spettacoli stroboscopici del 1967 ai pupazzi horror di “The wall”: una meticolosa ricerca d’archivio, sulle tracce di una favolosa storia tra la Londra psichedelica e le grandi arene del rock, grazie alla quale e a decine di interviste a critici, collaboratori del gruppo, amici e addetti ai lavori, Nicholas Schaffner è riuscito a comporre un affresco definitivo di uno dei gruppi rock che hanno più profondamente inciso il loro solco nell’immaginario contemporaneo.

Lo schiaffo

È un delizioso pomeriggio di fine estate a Melbourne, un tempo perfetto per i numerosi familiari, amici e colleghi accorsi al barbecue di fine settimana di Aisha e Hector. Affascinante indiana con la carnagione scura liscia e intatta, e grandi occhi che brillano su un viso affilato e scarno, Aisha si aggira per il giardino di casa dispensando sorrisi agli ospiti e occhiate preoccupate ai tavoli imbanditi di samosa, melanzane e semi di aneto. Hector, suo marito, un quarantenne di origine greca con un po’ di grigio sulle tempie, la barba incolta sul mento, le rughe agli angoli della bocca, la mascella volitiva e i capelli folti, si guarda furtivo in giro con in mano una birra sottratta alla montagna di bottiglie immerse nel ghiaccio nella vasca da bagno. I suoi occhi sono alla disperata ricerca di una ragazza con una sfilza di brufoli sotto il labbro inferiore, le lentiggini sul naso, folti capelli biondi e gambe lunghe tornite nei jeans neri attillati. Si chiama Connie, e lavora nell’ambulatorio di veterinaria di sua moglie. In un angolo del giardino, Bilal, un aborigeno appena convertito all’islam, cerca cortesemente di rifiutare una birra portagli da Manoli, il padre di Hector. Harry, il cugino che ha fatto fortuna con le sue imprese, incede invece con aria appagata tra gli ospiti del barbecue, seguito da Rocco, suo figlio, e da Sandi, sua moglie, una serba con un corpo da fotomodella unito a uno stile da donna provocante, i capelli tinti e cotonati, le lunghe unghie dipinte, il trucco vistoso. Anouk, la sceneggiatrice di soap che si è vestita come se dovesse andare a un cocktail party e non a una festicciola in giardino, con la gonna che lascia scoperto uno squarcio di pelle perlacea sopra gli stivali neri, presenta a tutti il suo ultimo trofeo: Rhys, un giovane attore con non grandi prospettive. Rosie, intanto, amica di lunga data di Aisha, deve già badare a Hugo, il suo piccolo di tre anni, bello come un putto, con i capelli color paglia e gli occhi azzurri quasi spettrali, e impertinente come pochi, e al marito Gary, un chiacchierone che voleva fare l’artista e che invece si ubriaca puntualmente, come uno di quegli Australezi, come dice la mamma di Hector, che ce l’hanno nel sangue la sbornia. Insomma, il barbecue sarebbe un normale barbecue della Melbourne cosmopolita dei nostri giorni se… se non accadesse l’impensabile. Hugo, il putto tanto bello quanto pestifero, forse perché ancora allattato dalla mamma ed educato secondo i nefasti principi della più sfrenata anarchia, con grande disgusto di Hector e dei suoi, sferra un calcione negli stinchi di Harry. E il cugino Harry platealmente, lentamente, leva in alto il braccio a fendere l’aria e poi a colpire il bambino con uno schiaffo che echeggia nell’aria e incrina il crepuscolo. Da quel momento l’esile equilibrio di quella piccola comunità, fatta di culture e mondi differenti, crolla. E i risentimenti, i pregiudizi sociali e razziali, le differenze di sesso e di età, riaffiorano prepotentemente, a scavare abissi incolmabili.

Litigare fa bene

Non cercate il colpevole, non imponete la soluzione, incoraggiate la versione reciproca del litigio, favorite l’accordo creato dai bambini e, soprattutto, lasciateli litigare! Il conflitto tra bambini rappresenta uno dei tabù pedagogici della nostra epoca, e al primo accenno di litigio infantile la maggior parte degli adulti tende a intromettersi e reprimere il conflitto, nella convinzione che sia necessario imporre immediatamente una rappacificazione. Tuttavia, come dimostra in questo saggio il famoso pedagogista Daniele Novara, i contrasti rappresentano per i bimbi una fondamentale occasione di apprendimento relazionale che, se lasciati liberi di agire, i più piccoli imparano a gestire autonomamente. Servendosi di semplici spiegazioni e numerosi esempi, l’autore dimostra l’efficacia del metodo maieutico “Litigare bene” da lui sviluppato e ci spiega passo dopo passo come aiutare i nostri figli a gestire i conflitti per crescerli più competenti nelle relazioni interpersonali e sociali: “Una volta adottato il metodo, gli adulti scoprono che litigare fa bene ai bambini: insegna loro a sbrigarsela da soli, a trovare un accordo in piena autonomia, a capire che nella vita ci sono punti di vista diversi”.

Lila

Lila viaggia leggera: un vestito, un vecchio coltello arrugginito, e un bagaglio di ricordi e delusioni. Non ha mai avuto altro, Lila, nemmeno un nome, prima che, da bambina, una vecchia di passaggio gliene offrisse uno per pietà. Poi un giorno la misteriosa Doll, sfregiata in volto e nel cuore, diseredata a sua volta, forse una fuorilegge, raccoglie quel fagotto di pelle, ossa e sporcizia, lo avvolge nel suo scialle capiente, e lo porta via da quella casa senza amore. Per loro inizia una vita di vagabondaggio, fra i pericoli della strada sempre più arcigna dopo l’arrivo della Grande Depressione, e l’intimità gioiosa di due anime perse e sole che bastano a loro stesse. Lila cresce al fianco protettivo di Doll, madre e padre per lei, e legge, e religione, fino a che all’improvviso si ritrova sola al mondo, e la strada le mostra un’altra faccia. Quando il suo errare la conduce al villaggio di Gilead, è ormai una randagia incallita e diffidente, malata di solitudine. Nulla la può sorprendere, tranne forse l’uomo che incontra oltre la porta della chiesa dove si rifugia per sfuggire all’acquazzone. John Ames sa parlare e sa ascoltare. È il vecchio pastore del paese, rispettato da tutti, da molti giudicato un santo. Il reverendo conosce bene la sofferenza, e ne riconosce in lei una gemella, e un’identica tensione alla verità, e molto altro ancora. Lila ha bisogno di sapere, di capire tutto quanto, che cosa sia il firmamento, per esempio, e perché un bambino possa essere tanto maltrattato, e come si coniughi la religione del perdono con la condanna dei peccatori. Ha bisogno di risposte che spazzino via la vergogna di tutta la sua vita e rivolge al vecchio Ames le domande più difficili della sua lunga carriera. Fino alla richiesta estrema: sposami. Dopo *Gilead* (Premio Pulitzer 2005) e *Casa* (Orange Prize 2009), con *Lila* (National Book Critics Circle Award 2015) Marilynne Robinson ritorna ai suoi protagonisti e alla sua ambientazione esemplare, la sua Yoknapatawpha del Midwest, per regalarci una prospettiva nuova – femminile, tormentata, forte – su questo viaggio umano.

Liberazione

Malvagio.
Questo è davvero il modo migliore per descrivere Jeremy Stonehart. Quando era Stonehart.
Lo è ancora? Non lo so. Man mano che mi rivela qualcosa in più su di sé, comincio a vedere un barlume dell’uomo sotto la superficie. Comincio a capire, in qualche modo, che perfino il male deriva da una fonte, da qualche seme iniziale che è germogliato e si è impossessato dell’anima di una persona.
Jeremy Stonehart era malvagio. Ma continuerà ad esserlo?
Lo scoprirò solo rimanendogli vicina fino alla fine. È la mia unica possibilità. È la mia unica alternativa. È l’unico modo per ottenere risposte, e l’unico modo per ottenere…
Vendetta.

Lettere Dal Carcere

Quanto a lungo si deve urlare la parola «libertà» prima che acquisti davvero un valore? Quanto tempo deve passare prima che il domani sia un giorno nuovo? Per ventisette anni Nelson Mandela, l’uomo che avrebbe guidato il paese fuori dal regime di segregazione razziale che lo soffocava da quasi mezzo secolo, non è stato altro che una sigla: un anonimo numero di matricola che identificava un prigioniero come tanti in una delle strutture carcerarie del paese. Eppure proprio in quelle celle, nel silenzio dell’isolamento, nella fatica dei lavori forzati, ha preso forma il mito che avrebbe sgretolato il sistema di oppressione dell’élite bianca.Le Lettere dal carcere di Nelson Mandela sono un documento fondamentale del Novecento. La testimonianza unica e in presa diretta della determinazione, delle difficoltà e della fede nel progresso di una delle grandi icone politiche del nostro tempo: dal primo, durissimo periodo, quando gli era concesso di scrivere una sola lettera di cinquecento parole ogni sei mesi, agli scambi con le grandi personalità internazionali negli anni ottanta; dalle umiliazioni, vessazioni e privazioni di Robben Island – non gli fu permesso di partecipare al funerale della madre e nemmeno a quello del figlio Thembi – alle struggenti parole di amore e lotta inviate alla moglie Winnie, anche lei attivista e anche lei rinchiusa in prigione.Nel centenario della nascita di Nelson Mandela, il Saggiatore pubblica in contemporanea mondiale le sue inedite Lettere dal carcere, un epistolario di rara forza che ci permette di scoprire il volto umano di un gigante nel momento più duro della sua esistenza. Pagine che, pur raccontando un presente affannoso – la sofferenza della reclusione, le preoccupazioni per le persecuzioni politiche contro amici e parenti, l’angoscia di dover fare da padre ai propri figli senza avere nemmeno la possibilità di vederli –, ci parlano di speranza e di valori senza tempo. Perché il lungo cammino verso la libertà può iniziare anche nel freddo di una gabbia senza finestre, e la convinzione dell’inevitabilità dell’alba spazzare via da sola le tenebre più scure.

Le tartarughe tornano sempre

“Un autore che dimostra di saper guardare l’animo umano” la Repubblica Salvatore è nato quando in pochi conoscevano il nome della sua isola: un luogo di frontiera posto alla fine del mondo, con il mare blu e la terra arsa dal sole. È cresciuto sulle barche, vicino alle cassette di alici, con lo sguardo nell’azzurro, sopra e intorno a lui. Lì ha conosciuto Giulia, anche se lei vive a Milano con i genitori emigrati per inseguire lavoro e successo. Da sempre Giulia e Salvatore aspettano l’estate per rivedersi: mani che si intrecciano e non vogliono lasciarsi, sussurri e promesse. Poi, d’inverno, tante lettere in una busta rosa per non sentirsi soli. Finché, una mattina, nell’estate in cui tutto cambierà, Giulia e Salvatore scoprono il corpo di un ragazzino che rotola sul bagnasciuga come una marionetta e tanti altri cadaveri nell’acqua, affogati per scappare dalla fame, dalla violenza, dalla guerra. L’isola muta volto, i turisti se ne vanno, gli abitanti aiutano come possono. Quando Giulia torna a Milano, il filo che la lega a Salvatore si allenta. La vita non è più solo attesa dell’estate e amore sincero. La vita è anche uno schiaffo, la presa di coscienza che al mondo esistono dolore e differenze. Una scoperta che travolge i due ragazzi e che darà valore a tutte le loro scelte, alla loro distanza e alla loro vicinanza. Giulia e Salvatore ora ne sono sicuri. L’isola è di chi rimane e di chi arriva. Non di chi se ne va. Non di chi dimentica.

Le stanze illuminate

Il confine tra vita e immaginazione diventa sempre più labile per Joan. Nella sua mente si fa strada la convinzione che un terribile crimine sta per essere compiuto, ancora e sempre, e che qualcosa va fatto per fermare l’odioso colpevole. Richard Mason ritorna con un romanzo intenso e coinvolgente, un atto d’amore per il suo paese natale attraverso il commovente ritratto di una donna. Joan McAllister sta per intraprendere con sua figlia Eloise il viaggio che aspettava da una vita: dopo vent’anni di lontananza torna in Sudafrica, la sua terra natale. Purtroppo al suo rientro la attende una realtà assai poco entusiasmante, ovvero il trasferimento nella costosissima casa di riposo per anziani che sua figlia ha scelto per lei. A colmare il vuoto di questa nuova vita di asettica reclusione sarà la straordinaria scoperta fatta durante il viaggio: un vecchio diario di sua nonna che narra le vicissitudini e le sofferenze di quasi due anni di prigionia in un campo di concentramento, durante la guerra anglo-boera. Joan si trova a lottare contro il peso dei ricordi e l’angoscia provocata da terribili rivelazioni che mettono in relazione il suo passato familiare con quello degli antichi proprietari dell’edificio in cui si trova ora. Dal canto suo, con una mossa avventata, Eloise ha scommesso l’intero capitale della società d’investimenti per cui lavora e ora deve affrontare l’esito disastroso del suo investimento. La catastrofe professionale imminente la costringe a riesaminare la sua vita, a fare un bilancio di ciò a cui ha rinunciato in nome della carriera, e a riflettere sulla possibilità di recuperare i rapporti personali fino a quel momento trascurati: quello con sua madre, con il suo ex compagno, con il fratello. Nel frattempo la reclusione di Joan nella casa di riposo si rivela sempre più motivata: la perdita di lucidità della vecchiaia sta lentamente cedendo il passo al delirio e alle allucinazioni dell’Alzheimer. E proprio quando sua figlia Eloise, sventato il disastro professionale grazie all’amore del suo ex compagno, è pronta a prendersi cura di lei, Joan si trova a combattere l’ultima battaglia contro i fantasmi del passato. [www.richard-mason.org](http://www.richard-mason.org)
[www.kaymasonfoundation.org](http://www.kaymasonfoundation.org)

Le piume di Vurt

Allucinazione, paura, fantasia, cyberspazio, Tra Alice nel paese delle meraviglie e Arancia Meccanica una fiaba dolce e violentissima. In un imprecisato futuro, nello scenario grigio metallico della città di Manchester, lungo strade attraversate da gruppi di disperati un gruppo di scontenti vaga in cerca di emozioni e di vita. Loro unica gioia artificiale e pericolosa sembra essere una strana droga, celata in prodigiose piume coloratissime, blu gialle rosa argentee a seconda delle sensazioni desiderate. E’ sufficiente infilarsene una in bocca e immediatamente si viene trasportati nel pianeta di Vurt, un mondo paradisiaco dal quale è difficile uscire.

Le parole perdute di Amelia Lynd

“Di lei era eccellente qualcos’altro; una luce che le usciva dalla pelle”
L’Italia che cambia degli anni settanta non sembra aver voglia di cambiare in via Icaro 15, Milano. Sì, certo, l’eco arriva anche lì ma Elvira, la portinaia, è, come un secolo prima, alla mercé di inquilini gretti, litigiosi, pettegoli. Un universo di maligne ottusità e luoghi comuni che tuttavia diventa teatro del mondo nell’immaginazione duttile e porosa di Chino, il figlio adolescente di Elvira. Quando, al quinto piano, prende casa Amelia Lynd, un’anziana signora dall’incedere altero, maniere impeccabili, madrelingua inglese, Chino ne avverte subito il carisma e ne diventa adorante discepolo. Da dove viene? Qual è il suo segreto? Gli inquilini la mettono al bando, la ostracizzano. Chino si muove, con una sorta di strana ebbrezza, fra i sogni combattivi della madre − diventare proprietaria di uno degli appartamenti abitati dai suoi aguzzini − e le utopie della nuova madre-maestra dalla quale apprende la magia delle parole, le parole che raccontano e le parole che semplicemente dicono. Proprio allora la commedia quotidiana cede al dramma e le vicende di via Icaro e della sua portineria subiscono una fortissima accelerazione. E Chino deve imparare più in fretta di che passioni, di che ambizioni, di che febbri è intessuta la vita. **
### Sinossi
“Di lei era eccellente qualcos’altro; una luce che le usciva dalla pelle”
L’Italia che cambia degli anni settanta non sembra aver voglia di cambiare in via Icaro 15, Milano. Sì, certo, l’eco arriva anche lì ma Elvira, la portinaia, è, come un secolo prima, alla mercé di inquilini gretti, litigiosi, pettegoli. Un universo di maligne ottusità e luoghi comuni che tuttavia diventa teatro del mondo nell’immaginazione duttile e porosa di Chino, il figlio adolescente di Elvira. Quando, al quinto piano, prende casa Amelia Lynd, un’anziana signora dall’incedere altero, maniere impeccabili, madrelingua inglese, Chino ne avverte subito il carisma e ne diventa adorante discepolo. Da dove viene? Qual è il suo segreto? Gli inquilini la mettono al bando, la ostracizzano. Chino si muove, con una sorta di strana ebbrezza, fra i sogni combattivi della madre − diventare proprietaria di uno degli appartamenti abitati dai suoi aguzzini − e le utopie della nuova madre-maestra dalla quale apprende la magia delle parole, le parole che raccontano e le parole che semplicemente dicono. Proprio allora la commedia quotidiana cede al dramma e le vicende di via Icaro e della sua portineria subiscono una fortissima accelerazione. E Chino deve imparare più in fretta di che passioni, di che ambizioni, di che febbri è intessuta la vita.

Le Metamorfosi

*Le metamorfosi* inaugurò nel 1951, insieme ai racconti di Lucentini, la collana dei «Gettoni». Piacque a Elio Vittorini la sua forma divertente di «capriccio»: una suite di sogni enunciati da cinque diversi personaggi che potrebbero essere gli autori di un romanzo da inventare sulla traccia dei loro racconti. Sogno dopo sogno si intrecciano e si inseguono temi, simboli, allegorie, piccoli miti, favole in cui ciascuno di noi può trovare la chiave delle cose, l’interpretazione stessa di quanto il personaggio ha sognato.
Sotto l’apparente astrattezza del «gioco», Lalla Romano ha saputo costruire un libro imprevedibile come i sogni che descrive, ricco di spunti umoristici, o drammatici o meditativi, tutti di pungente umanità: autentiche «visioni liriche».

Le maledizioni

Román Sabaté è un giovane senza particolari aspirazioni che si ritrova “assunto” da un nuovo partito, Pragma, fondato da uno spregiudicato imprenditore la cui ascesa irresistibile risponde a una totale mancanza di scrupoli: Román sembra far carriera per caso, diventando ben presto il braccio destro del capo indiscusso, finché, passo dopo passo, avverte l’inquietante sospetto di essere solo una marionetta manovrata per un fine inconfessabile. L’omicidio di Lucrecia, moglie del potente manipolatore, sancirà per il protagonista la perdita dell’innocenza e l’inizio di una fuga impossibile, in una realtà dove tutto è apparente e ingannevole, tranne la determinazione di chi vorrebbe metterlo a tacere per sempre.
Un giallo che svela la verità della “nuova politica”, basata su un assoluto pragmatismo che nasconde una totale mancanza di scrupoli e un’ambizione senza limiti.

Le frecce e i dardi dell’amorosa fortuna

***Avvocati innamorati*** Gli avvocati di successo Dane Coulter e Cal Monroe sono rivali in tribunale e amici nella vita privata. Ma potrebbero essere qualcosa di più? Cal ha da sempre una cotta per Dane, che però non è dichiarato e fatica persino ad ammettere di essere gay. Suo padre, un omofobo violento che controlla la famiglia con il pugno di ferro, obbliga Dane a fidanzarsi con una donna. Lui acconsente per mantenere la quiete e proteggere la madre, ma per Cal è la goccia che fa traboccare il vaso. Non può permettere che l’amico faccia un errore che potrebbe rovinargli la vita, e solo lui conosce un modo infallibile per fargli ammettere cosa si cela nel suo cuore. Ma confessare i propri sentimenti gli si potrebbe ritorcere contro, incrinando in modo irreparabile il loro rapporto. Toccherà comunque a Dane scegliere se vivere la vita che vuole suo padre oppure rinunciare a tutto quello che ha per essere felice tra le braccia di Cal.