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La finestra sulla notte

Un’attraente giovane si affida a Jack Knox, abile avvocato, per rintracciare il padre misteriosamente scomparso. Le indagini conducono Knox a una casa in cui vivono due anziane zie della ragazza; qui si verifica una serie di inquietanti eventi che preludono a una drammatica e inattesa conclusione.

Finestra sul vuoto

Elizabeth Murdoch, una vedova autoritaria e cinica che vive in una fastosa e opprimente dimora di Pasadena, incarica Philip Marlowe dell’inchiesta sulla sparizione di un gioiello numismatico, il “doblone Brasher”, misteriosamente sottratto dalla collezione del suo giovane defunto marito. In un’incessante alternarsi di scenari diversi, l’intervento del detective innesca una serie di inesplicabili omicidi. Come sempre, Marlowe si fa avanti tra mostri e relitti di una società corrotta con la dolente consapevolezza dell’antieroe, con la tenacia severa del paladino della verità, con lo humour caustico dell'”uomo d’onore”.

La finestra rotta

Alice Sanderson viene trovata morta nel suo appartamento di Manhattan, la gola recisa, il quadro più prestigioso della sua collezione scomparso. Gli indizi sulla scena del delitto conducono inequivocabilmente ad Arthur Rhyme, un uomo sposato che la vittima frequentava da poco. Ma non tutto, forse, è come sembra: nella catena di omicidi che da qualche mese insanguina New York, le tracce raccolte dagli inquirenti hanno l’evidenza delle prove schiaccianti, un’evidenza quasi sospetta. È Lincoln Rhyme, criminalista tetraplegico geniale e ribelle, a prendere in mano l’ultimo caso, per scagionare il cugino Arthur e ricomporre i frammenti di una sciarada impenetrabile e crudele come il delitto perfetto. Le sue ricerche lo portano a indagare su alcune società che raccolgono vertiginose quantità di dati sull’esistenza della gente comune. Per scoprire a sue spese che proprio nelle prove che inchiodano senza apparente rimedio i presunti colpevoli si cela l’unico indizio sull’identità di un killer che conosce ogni dettaglio delle vite degli altri. Con “La finestra rotta”, Jeffery Deaver, che il Times ha definito “il più grande autore di thriller vivente”, torna a mettere in scena uno dei personaggi più amati della narrativa americana di oggi: Lincoln Rhyme.

Fine pena: ora

Una corrispondenza durata 26 anni tra un ergastolano e il suo giudice. Nemmeno tra due amanti, ammette l’autore, è pensabile uno scambio di lettere così lungo. Questo non è un romanzo di invenzione, ma una storia vera. Nel 1985 a Torino si celebra un maxi processo alla mafia catanese; il processo dura quasi due anni, tra i condannati all’ergastolo Salvatore, uno dei capi a dispetto dei suoi 28 anni, con il quale il presidente della Corte d’Assise ha stabilito un rapporto di reciproco rispetto e quasi – la parola non sembri inappropriata – di fiducia. Il giorno dopo la sentenza il giudice gli scrive d’impulso e gli manda un libro. Ripensa a quei due anni, risente la voce di Salvatore che gli ricorda, “se io nascevo dove è nato suo figlio adesso era lui nella gabbia”. Non è pentimento per la condanna inflitta, né solidarietà, ma un gesto di umanità per non abbandonare un uomo che dovrà passare in carcere il resto della sua vita. La legge è stata applicata, ma questo non impedisce al giudice di interrogarsi sul senso della pena. E non astrattamente, ma nel colloquio continuo con un condannato. Ventisei anni trascorsi da Salvatore tra la voglia di emanciparsi attraverso lo studio, i corsi, il lavoro in carcere e momenti di sconforto, soprattutto quando le nuove norme rendono il carcere durissimo con il regime del 41 bis. La corrispondenza continua, con cadenza regolare caro presidente, caro Salvatore. Il giudice nel frattempo è stato eletto al CSM, è diventato senatore, è andato in pensione…
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La fine è nota

“Più di trent’anni fa – racconta Leonardo Sciascia nella presentazione a questo volume – precisamente nell’autunno del 1952, alla stazione ferroviaria di Caltanissetta acquistai l’ultimo dei “gialli” settimanali Mondadori: “La morte alla finestra” di G. Holiday Hall. E non che nei “gialli” Mondadori ne fossero mancati fino a quel momento di buoni, ma fin dalle prime pagine La morte alla finestra mi parve di qualità diversa, di livello più alto. Ero allora fortemente affezionato agli scrittori americani, da Steinbeck a Caldwell a Faulkner a Cain: e mi parve che in quella pleiade si accendesse il lumicino del giovane Holiday Hall, intruppato tra i “giallisti” ma di miglior vocazione e di diverso avvenire. Più precisamente avevo l’impressione che quel giovane scrittore (giovane e nuovo lo diceva la presentazione editoriale) avesse fatto i suoi latinucci sugli altri maggiori, e su Faulkner specialmente.”

La fine è il mio inizio

Un monaco zen siede nel silenzio della sua cella, prende un pennello e con grande concentrazione fa un cerchio che si chiude, l’ultimo gesto della mano su questa terra. Tiziano Terzani, sapendo di essere arrivato alla fine del suo percorso, parla al figlio Folco di cos’è stata la sua vita e di cos’è la vita: ‘Se hai capito qualcosa la vuoi lasciare lì in un pacchetto’, dice. Così, all’Orsigna, sotto un albero a due passi dalla gompa, la sua casetta in stile tibetano, in uno stato d’animo meraviglioso, racconta di tutta una vita trascorsa a viaggiare per il mondo alla ricerca della verità. E cercando il senso delle tante cose che ha fatto e delle tante persone che è stato, delinea un affresco delle grandi passioni del proprio tempo. Ai giovani in particolare ricorda l’importanza della fantasia, della curiosità per il diverso e il coraggio di una vita libera, vera, in cui riconoscersi. La sua proverbiale risata e la tonalità inimitabile della sua voce, che qui si è cercato di restituire intatte, lasciano trasparire la serenità di chi non lotta più, felice di un’esistenza fortunata, ricca di avventura e amore. Questo libro è un testo unico che racchiude tutti i suoi libri precedenti, ma anche li precede e li supera. ‘Se mi chiedi alla fine cosa lascio, lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte.’ Un testo che è il suo ultimo regalo: il nuovo libro di Tiziano Terzani.

(source: Bol.com)

Fine di una storia

In una Londra distrutta dalle bombe di Hitler, vizi, compromessi, egoismi si mescolano all’amore. Un complicato intreccio ricco di suspense.

La fine di Casanova

Non faceva torto a nessuna, Valerio Biraghi, mobiliere e seduttore impenitente, e concedeva i suoi favori alle cinque amanti con salomonica equanimità. Le riceveva a giorni fissi, a settimane alterne, nel suo elegante pied-à-terre, regalava loro fiori, orologi, profumi, soprattutto attenzioni. Eppure una di loro, o forse un marito, ha voluto troncare la sua carriera di casanova infilzandolo con un ago. Come si fa con le farfalle. Toccherà al commissario Ambrosio indagare, tra Milano e la Brianza, a partire da un tavolinetto Luigi XV, da un’agendina con misteriose iniziali e appuntamenti meticolosamente segnati e soprattutto da un mazzo di Polaroid un po’ troppo osé. Ma per scoprire l’assassino dovrà rivelare fatti che, per il bene di molti, sarebbe stato meglio mantenere segreti.
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### Sinossi
Non faceva torto a nessuna, Valerio Biraghi, mobiliere e seduttore impenitente, e concedeva i suoi favori alle cinque amanti con salomonica equanimità. Le riceveva a giorni fissi, a settimane alterne, nel suo elegante pied-à-terre, regalava loro fiori, orologi, profumi, soprattutto attenzioni. Eppure una di loro, o forse un marito, ha voluto troncare la sua carriera di casanova infilzandolo con un ago. Come si fa con le farfalle. Toccherà al commissario Ambrosio indagare, tra Milano e la Brianza, a partire da un tavolinetto Luigi XV, da un’agendina con misteriose iniziali e appuntamenti meticolosamente segnati e soprattutto da un mazzo di Polaroid un po’ troppo osé. Ma per scoprire l’assassino dovrà rivelare fatti che, per il bene di molti, sarebbe stato meglio mantenere segreti.

La fine di Alice

Un uomo colto e raffinato, detenuto in un carcere di massima sicurezza per un orrendo crimine commesso ventitré anni prima. Una ragazza di buona famiglia che prende a cuore il suo caso e comincia a scrivergli. Potrebbe essere la classica corrispondenza epistolare tra un carcerato e una donna in buona fede che cerca di aiutarlo… E invece tra le righe delle loro lettere si nasconde una comune passione, una perversione sessuale che lega al di là di ogni possibile immaginazione due menti deviate e senza scrupoli. Su tutto, l’ombra del passato dell’uomo, il ricordo del suo crimine atroce. Ed è qui che entra in gioco Alice. Chi è Alice? Vittima innocente o scaltra e sensuale Lolita? E poi: qual è stata la fine, tragica e inconfessabile, di Alice?
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La fine della libertà. Verso un nuovo totalitarismo?

Ne “L’età dell’oro” Vidal afferma che l’attacco a sorpresa su Pearl Harbor non era in realtà tale, Roosevelt infatti ne era a conoscenza in anticipo e l’aveva persino provocato. Ne “La fine della libertà” Vidal si domanda se lo stesso si possa affermare per quanto accaduto l’11 settembre 2001 a New York e a Washington: ‘Non è proprio come quella domenica mattina del 7 dicembre 1941?’. La risposta, dice Vidal, è no. Quello che sappiamo, prosegue Vidal, è che la tragedia delle Torri Gemelle ha accelerato drammaticamente un processo già in corso negli Stati Uniti negli ultimi anni: le libertà individuali garantite dalla democrazia americana, sono disattese con sempre maggiore frequenza in nome della lotta al terrorismo e alla droga.

La fine dell’oscurità

Destreggiandosi tra i numerosi punti di vista dei personaggi, svelando le mille sfaccettature che rendono aleatori i concetti stessi di vittoria e sconfitta, Turtledove narra l’epilogo della guerra totale che scuote il continente del Derlavai. Le battaglie proseguono su ogni fronte, e mentre gli Algarviani portano avanti il loro folle piano di sterminio dei Kauniani, proseguono sempre più rapide le ricerche per disporre una nuova arma magica di distruzione di massa. Nel frattempo, tra l’Unkerlant e i suoi alleati si comincia a intravedere una frizione che potrebbe gettare le basi per un nuovo, immenso conflitto.

La fine del mondo storto

Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l’energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l’un l’altro, hanno occhi smarriti e il terrore stringe i loro cuori. E ora come faranno? La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c’è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali.
Rapidamente gli uomini si accorgono che tutto il benessere conquistato, fatto di oggetti meravigliosi e tecnologia all’avanguardia, è perfettamente inutile. Circondati dal superfluo e privi del necessario, intuiscono che una salvezza esiste, ma si nasconde in un sapere antico, da tempo dimenticato. Capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell’inverno di fame e paura,”l’inverno della morte bianca e nera”, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali costruendo trappole con i rami più teneri, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. Segnati dalla fatica e dalla paura, i superstiti si faranno più forti e insieme anche più saggi. La fine del mondo storto raddrizzerà gli animi, cancellerà la supponenza del ricco e punirà l’arroganza del povero, che si ritiene l’unico depositario di coraggio e resistenza. Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell’uomo…
Facendo un passo indietro per trovare la voce più pura e poetica della natura imperiosa, e balzando in avanti con la forza di un’immaginazione visionaria e insieme intensamente realistica, Mauro Corona ancora una volta stupisce costruendo un romanzo imprevedibile. Un racconto che spaventa, insegna ed emoziona, ma soprattutto lascia senza fiato per la sua implacabile e accorata denuncia di un futuro che ci aspetta.

(source: Bol.com)

La fine del mondo e il paese delle meraviglie

Murakami Haruki in uniform edition Super ET, con le copertine di Noma Bar. *** In una piccola e spettrale città, che mura insormontabili separano dal resto del mondo, gli abitanti, privi di ombra e di sentimenti, vivono al riparo da qualunque emozione. Un nuovo arrivato ha il compito di leggere i vecchi sogni nel teschio degli unicorni, i soli animali del luogo, cogliendo frammenti di memorie e di un’altra vita o dimensione. Parallelamente, in una Tokyo futuribile e disumana, un uomo viene coinvolto da uno scienziato, geniale ma sconsiderato, in un esperimento a rischio della vita che lo porterà a calarsi nei sottosuoli della città, in lugubri voragini animate da creature mostruose e maligne, metafora delle paure che agitano le coscienze. Proprio nel buio fitto della mente si troverà la soluzione che lega i personaggi dei due mondi, in realtà l’uno il riflesso dell’altro. Sarà possibile lo scambio tra le due dimensioni, o il viaggio sarà senza ritorno?

Fine del mondo alle 8

Un reporter smaliziato e pronto a tutto viene messo sulle tracce di una scoperta scientifica clamorosa, di cui si parlerà a una conferenza segreta di fisici. Lì un anziano scienziato è sbeffeggiato da un collega durante la conferenza, e per vendetta decide di mostrare la potenza di ciò che ha scoperto decidendo l’apocalisse per le otto del giorno dopo. Il giornalista sventerà la minaccia con l’aiuto di un gattino, ma la verità sulla scoperta del professore non si saprà mai.