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Villa Metaphora

Una piccola isola vulcanica ai margini estremi del Mediterraneo meridionale, Tari. Uno squisito resort di lusso arrampicato sulle rocce, Villa Metaphora. Pochi ospiti internazionali, ricchi e famosi, in cerca di qualche giorno di tregua dalle pressioni del mondo. Quattordici personaggi che si passano il testimone di capitolo in capitolo: un architetto e imprenditore milanese, la sua assistente e amante tarese, un marinaio nato sull’isola, un falegname dall’animo artistico, un raffinato chef spagnolo, una ragazza italo-irlandese alla ricerca delle sue origini, una giornalista francese in incognito, un potentissimo banchiere tedesco e sua moglie, due anziani coniugi italiani dediti al gioco della deduzione, una giovane star americana e suo marito, inventore di un metodo per risolvere problemi altrui, un politico italiano che cerca il sostegno dei “poteri forti”. Quattordici punti di vista, ognuno con la sua voce, il suo mondo, i suoi riferimenti. Ognuno credibile, coerente, e del tutto inconciliabile con gli altri. Una trama serrata, piena di coincidenze, complicazioni, colpi di scena. Un tour de force stilistico, sfaccettato in una varietà di prospettive e di modi di raccontare. Con “Villa Metaphora” Andrea De Carlo scrive il suo romanzo più ambizioso, ironico, cattivo, avventuroso, polemico, raccogliendo la sfida di raccontare il mondo di oggi, con le sue virtù e i suoi difetti peggiori, i suoi vizi, le sue paure, le sue insostenibili contraddizioni.

La villa del venerdì

L’iniziazione adolescenziale al sesso come iniziazione alla vita l’avevamo già incontrata in “Agostino” e in “La disubbedienza”; e la incontriamo di nuovo ora in “Il vassoio davanti alla porta” uno dei racconti de “La villa del venerdì” (Stefano Giovanardi, la Repubblica). Moravia ha una tecnica davvero eccezionale nel dosare entrate ed effetti, nel creare il giusto clima di attesa e di ossessione spiata negli oggetti della quotidianità (Renato Minore, Il Messaggero).
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La villa dei ricordi cattivi

Middleton Hall è una casa di riposo come tante altre: gli ospiti sono perlopiù tristi, nostalgici, privi di vita. Ma non Stella. Lei è lucida, elegante, allegra. Insomma, incredibilmente viva. Non parla mai del passato, come se ci fosse qualcosa nel suo passato di terribile, che le è capitato e che non vuole far affiorare alla memoria…
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La villa degli aranci fioriti

Ogni volta che Tess entra nella cucina della madre Flavia, ad accoglierla è il familiare profumo di pistacchio e cannella. Della Sicilia che ha lasciato tanti anni fa per l’Inghilterra, Flavia ha conservato solo questo, i dolcissimi odori e sapori dell’isola. Ma, stavolta, Tess non è lì per intingere un dito nella morbida crema di una cassata o per sbirciare le ricette che la madre annota, insieme ai suoi pensieri, in un piccolo quaderno ormai ingiallito dal tempo: ha appena ricevuto una lettera, ed è di questo che vuole parlarle. Una lettera che potrebbe cambiare tutto. A quasi quarant’anni, lasciato il marito, Tess vive all’ombra di un amore negato, quello di Robin, eternamente sposato a un’altra. Ora, però, qualcuno le ha fatto un inaspettato regalo: com’è scritto nella lettera dell’avvocato, le ha lasciato in eredità un’antica villa in un luminoso angolo di Sicilia, a picco sul mare e immersa negli aranceti… Flavia è l’unica che può saperne qualcosa, ma lei da tempo si è gettata alle spalle la gioventù in Sicilia. Di quel tempo le resta solo un ricordo – un solo, doloroso ricordo – che vuole assolutamente tenere tutto per sé. A Tess non resta dunque che partire, per capire lei stessa che cosa leghi la casa alla sua famiglia, e perché mai un vecchio benefattore le abbia regalato quel pezzettino di paradiso. E mentre scopre i mille segreti di Villa Sirena, accarezzando l’idea di farne un accogliente bed & breakfast e imparando a conoscere il paesino intorno, allegro e disordinato, Tess si accorge che la vita può essere davvero dolce come una granita. E che tra i meravigliosi colori della Sicilia è persino più facile dimenticare gli amori sbagliati, e innamorarsi di nuovo. Magari di qualcuno con gli occhi neri e un dolce accento isolano, che di mestiere lavora il vetro facendone creazioni delicate e bellissime…

La Vigna Sul Mare

La vigna sul mare. Appena arrivata, la donna, che, non pi� giovanissima, rivedeva dopo molti anni il suo paese d’origine, si affacci� alla loggia sul mare; ma invece di ricordare in quell’istante il suo passato di fanciulla, ripens� al periodo di vita trascorso dal momento in cui si era affacciata a quella stessa loggia per dare il saluto di addio al paesaggio della sua giovinezza.E sembrandole che quel periodo grigio ed arido di vita si staccasse da lei, si tolse anche, istintivamente, per un impulso quasi fisico, l’anello matrimoniale, facendolo girare intorno al dito e nascondendolo poi nel pugno. Poich� il cerchio del mare e della pianura sabbiosa le ricordava l’anello favoloso che da bambina credeva si trovasse dove comincia e dove finisce l’arcobaleno, quando si riflette e s’incurva sul mare: l’anello che una volta trovato d� la felicit�. Ed ella credeva di averlo trovato, di poterlo sostituire, dentro il suo pugno, a quello della sua triste esistenza di moglie sterile. Poi rilesse la lettera dell’uomo che da quella notte doveva essere il suo amante.Era una specie di inno nuziale, che egli le inviava; eppure quella lettura la richiam� alla realt� nuda della vita palpabile: pens� al marito, che non l’amava, ch’ella non amava, ma pens� a lui con un semplice istinto di umanit�. Completamente ignaro del tradimento di lei, egli era rimasto …

Vieni qua, assassina: romanzo

E’ la storia di Gianna, una bella libraia milanese che interrompe la preparazione del pranzo di Natale per andare ad ammazzare Roberto, l’aspirante scrittore che l’ha avuta come amante e che l’ha presa a modello per l’eroina del suo primo romanzo. Perché lo ha ucciso? Il lettore, che segue la vita di Gianna doppiata dalle fantasie e dai ricordi, lo scopre nell’ultima pagina del romanzo, quando anche la protagonista ne prende pienamente coscienza.

Video Kill (Urania)

La troupe del nuovo film horror sull’assassino della videocamera (erede dell’Occhio che uccide di Michael Powell) non immagina certo le conseguenze che il progetto avrà in futuro. La sceneggiatura è pronta, il protagonista è un killer disumano che filma le sue vittime mentre le elimina, ma le cose non vanno per il verso giusto e il film non verrà realizzato. Qualche anno dopo, tuttavia, qualcuno si assume il compito di “girarlo” nella realtà e un assassino spietato comincia a uccidere usando la stessa tecnica. Un video dopo l’altro, l’esecutore registra fedelmente il sangue e il terrore delle vittime: la scena si tinge di rosso, profondo rosso, mentre l’incubo comincia, proprio perché questo non è un film…
(source: Bol.com)

Vicolo cieco

Walter Stackhouse è un giovane avvocato che ha sposato Clara, una donna nevrotica. Il suo matrimonio è un fallimento, ma Walter riesce a mantenerlo saldo finché non si innamora di Ellie e decide di lasciare la moglie. Un giorno legge per caso sul giornale di una donna trovata morta in una stazione dell’autobus. Forse vittima del marito. Da quel momento la mente di Walter non trova pace e i suoi pensieri ricadono ossessivamente sulla donna uccisa. Fino a quando Clara non viene ritrovata morta in circostanze analoghe a quelle della donna del trafiletto. Il caso viene assegnato a un tenente di polizia che si accorge della somiglianza dei due omicidi. E dalle immagini emergono inquietanti parallellismi tra la vita delle due coppie.

Vicinoallozero. Gangsta fiction

Jegor è un editore di mezza età, membro di un gruppo segreto di pirati del copyright nell’era post-sovietica. Si guadagna da vivere con la corruzione, il nepotismo e la pubblicazione illegale di opere di romanzieri e poeti: geni tossicodipendenti che scrivono per sopravvivere, vendendo le loro anime. Jegor è divorziato e padre di una figlia di otto anni che combina le stranezze e le carenze, fisiche e mentali, della madre e del padre. Ogni volta che deve farle visita o vederla, si sente terribilmente in colpa perché non la ama. Jegor non è una cattiva persona, il romanzo sembra suggerire che è il prodotto di una società che sta cadendo a pezzi. Una società in cui la vita di una persona, i valori, il mondo materiale, hanno perso il loro valore – una società che sta implodendo e tirando tutto e tutti in un grande e mostruoso vuoto. Quando Jegor è invitato a una performance di cinema d’avanguardia aperta solo ai membri selezionati della nuova classe russa superiore, ne rimane sconvolto. Il personaggio principale, una donna di cui è innamorato, viene violentata e strangolata a morte. Jegor si mette sulle tracce del regista, ma il loro incontro lo lascia segnato per il resto dei suoi giorni.

Vicino, sempre più vicino

Quando Sylvie ha incontrato Richard alla facoltà di legge di Yale era una brillante studentessa, i riccioli selvaggi a coprire la fronte e una marea di sogni da realizzare. Anni dopo, la sua vita è molto diversa da come l’aveva immaginata. Ha sposato Richard, l’attuale senatore dello stato di New York, e invece di diventare la regina del foro ha imparato a organizzare raffinate cene di beneficenza e a sorridere in ogni circostanza, anche durante gli interminabili tè con le altre first lady. I riccioli sono scomparsi e le gonne etniche sono state rimpiazzate da eleganti tailleur su misura. Sua figlia Lizzie ha ventiquattro anni ed è appena uscita da una comunità di recupero. È la pecora nera della famiglia, soprattutto se paragonata alla sorella maggiore, l’impeccabile Diana: chirurgo brillante, moglie perfetta, madre presente. Le vite di Sylvie, Lizzie e Diana sembrano correre su binari paralleli, ma un giorno sono costrette a incrociarsi a causa di una notizia riportata su tutti i giornali: Richard, padre amorevole e marito devoto, è stato beccato in atteggiamento inequivocabile con una giovane, anzi giovanissima, ragazza. Sylvie, che a quell’uomo ha dedicato tutta la sua vita, si sente persa. E la stessa cosa accade alle sue figlie che in quel padre vedevano una sorta di cavaliere senza macchia. Insieme decidono di fuggire da New York, dall’uomo che le ha deluse e dai curiosi che continuano a intromettersi nella loro vita privata, e tornano nella vecchia casa in Connecticut, quella in cui non mettono piede da anni, ma in cui un tempo sono state felici. Tra quelle pareti familiari e accoglienti riusciranno ad avvicinarsi come non avevano mai fatto prima.

Vicino a te non ho paura

L’arrivo di una giovane donna a Southport, cittadina del North Carolina, suscita immediatamente interrogativi sul suo passato. Bella ma misteriosa, Katie sembra decisa a evitare qualsiasi legame, finché una serie di circostanze la attira timidamente verso due persone: Alex, un vedovo con due figli e dal cuore tenero, che gestisce l’emporio locale e Jo, la vicina di casa, una ragazza single schietta e spontanea. Nonostante le riserve, Katie pian piano abbassa la guardia e mette radici nella ristretta comunità locale, lasciandosi andare a un sentimento sempre più profondo nei confronti di Alex e dei suoi bambini. Benché innamorata, combatte ancora con un oscuro segreto che continua a perseguitarla e a terrorizzarla… un passato che l’ha costretta ad affrontare un viaggio disperato attraverso il Paese, fino ad approdare nella tranquilla Southport. Grazie all’amicizia sincera di Jo, Katie alla fine comprende che vale la pena rischiare il tutto per tutto se si vuole conquistare la felicità… e che se la vita a volte è come una burrasca, l’amore è l’unico vero porto sicuro.

I Viceré

I Viceré è il romanzo più celebre di Federico De Roberto che ne iniziò la stesura a Milano nel 1894 raccogliendo materiale sulle vicende del risorgimento meridionale, qui narrate attraverso la storia di una nobile famiglia catanese, quella degli Uzeda di Francalanza, discendente da antichi Viceré spagnoli della Sicilia ai tempi di Carlo V.Con il nome degli Uzeda De Roberto allude in realtà alla principesca casa Paternò, e in particolare alla figura del Marchese Antonino Paternò Castello di Sangiuliano, sindaco di Catania, ambasciatore e ministro degli Esteri, che nel romanzo è identificato con il giovane Consalvo Uzeda.Questa “storia di famiglia” si ispira al principio positivistico e naturalistico della race (l’ereditarietà), con tutte le sue conseguenze. I componenti della famiglia degli Uzeda sono accomunati dalla razza, e dal sangue vecchio e corrotto, anche a causa dei numerosi matrimoni tra consanguinei. Quanto emerge da questa famiglia è una spiccata avidità, una sete di potere, meschinità e odii che i componenti nutrono l’uno per l’altro, alimentando in ciascuno una diversa patologica monomania.Ogni membro della famiglia ha una storia segnata dalla corruzione morale e biologica, che si evidenzia anche nella loro fisionomia e nelle deformità fisiche che verranno illustrate dall’autore nell’episodio di Chiara che, dopo aver partorito un feto mostruoso, lo conserva sotto formalina in un boccione di vetro. Ma I Viceré, oltre a “una storia di famiglia”, sono anche una rappresentazione dagli accenti forti e disillusi della storia italiana tra il Risorgimento e l’unificazione. Il romanzo è infatti ambientato negli anni tra il 1850 e il 1882.Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.
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### Sinossi
I Viceré è il romanzo più celebre di Federico De Roberto che ne iniziò la stesura a Milano nel 1894 raccogliendo materiale sulle vicende del risorgimento meridionale, qui narrate attraverso la storia di una nobile famiglia catanese, quella degli Uzeda di Francalanza, discendente da antichi Viceré spagnoli della Sicilia ai tempi di Carlo V.Con il nome degli Uzeda De Roberto allude in realtà alla principesca casa Paternò, e in particolare alla figura del Marchese Antonino Paternò Castello di Sangiuliano, sindaco di Catania, ambasciatore e ministro degli Esteri, che nel romanzo è identificato con il giovane Consalvo Uzeda.Questa “storia di famiglia” si ispira al principio positivistico e naturalistico della race (l’ereditarietà), con tutte le sue conseguenze. I componenti della famiglia degli Uzeda sono accomunati dalla razza, e dal sangue vecchio e corrotto, anche a causa dei numerosi matrimoni tra consanguinei. Quanto emerge da questa famiglia è una spiccata avidità, una sete di potere, meschinità e odii che i componenti nutrono l’uno per l’altro, alimentando in ciascuno una diversa patologica monomania.Ogni membro della famiglia ha una storia segnata dalla corruzione morale e biologica, che si evidenzia anche nella loro fisionomia e nelle deformità fisiche che verranno illustrate dall’autore nell’episodio di Chiara che, dopo aver partorito un feto mostruoso, lo conserva sotto formalina in un boccione di vetro. Ma I Viceré, oltre a “una storia di famiglia”, sono anche una rappresentazione dagli accenti forti e disillusi della storia italiana tra il Risorgimento e l’unificazione. Il romanzo è infatti ambientato negli anni tra il 1850 e il 1882.Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.

La vicenda della dama pallida

“La mia testa rovesciata mi permetteva di vedere gli occhi di Gregoriska fissi sui miei. Kostaki se ne avvide, mi rialzò la testa, e io non vidi altro che il suo sguardo oscuro che mi divorava.
Io abbassai le mie palpebre, ma fu tutto inutile; attraverso il loro velo, io continuavo a vedere questo sguardo lancinante che penetrava fino in fondo al mio petto e nel mio cuore.”
Una cupa storia d’amore e di odio tra miti e inquietanti presenze che popolano i Monti Carpazi. Due fratelli si contendono l’amore della bella Hedwige, una fanciulla Polacca nata a Sandomir, la quale assiste all’invasione del suo Paese da parte della Russia. Suo padre, le chiede di fuggire versi i Carpazi in un convento dove già la madre, da giovane, aveva trovato rifugio. Lungo la strada, la carovana viene attaccata dai partigiani, guidati dal tenebroso Kostaki. Solo l’arrivo di Grégoriska, suo fratello maggiore, salverà la giovane dalla morte. Grégoriska regna sul castello di Brankovan, il fratellastro Kostaki regna sulla campagna selvaggia. I due si odiano e contendono l’amore di Edwige, passando dalla violenza alla cortesia eccessiva. Edwige ama profondamente il bello e dolce Grégoriska, ma l’unione sarà impossibile per una cupa maledizione che pesa sulla loro famiglia. Una delicata e romantica poesia, colorata dal rosso della passione, dal giallo della gelosia e dal bianco del pallido viso di una donna innamorata.
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### Sinossi
“La mia testa rovesciata mi permetteva di vedere gli occhi di Gregoriska fissi sui miei. Kostaki se ne avvide, mi rialzò la testa, e io non vidi altro che il suo sguardo oscuro che mi divorava.
Io abbassai le mie palpebre, ma fu tutto inutile; attraverso il loro velo, io continuavo a vedere questo sguardo lancinante che penetrava fino in fondo al mio petto e nel mio cuore.”
Una cupa storia d’amore e di odio tra miti e inquietanti presenze che popolano i Monti Carpazi. Due fratelli si contendono l’amore della bella Hedwige, una fanciulla Polacca nata a Sandomir, la quale assiste all’invasione del suo Paese da parte della Russia. Suo padre, le chiede di fuggire versi i Carpazi in un convento dove già la madre, da giovane, aveva trovato rifugio. Lungo la strada, la carovana viene attaccata dai partigiani, guidati dal tenebroso Kostaki. Solo l’arrivo di Grégoriska, suo fratello maggiore, salverà la giovane dalla morte. Grégoriska regna sul castello di Brankovan, il fratellastro Kostaki regna sulla campagna selvaggia. I due si odiano e contendono l’amore di Edwige, passando dalla violenza alla cortesia eccessiva. Edwige ama profondamente il bello e dolce Grégoriska, ma l’unione sarà impossibile per una cupa maledizione che pesa sulla loro famiglia. Una delicata e romantica poesia, colorata dal rosso della passione, dal giallo della gelosia e dal bianco del pallido viso di una donna innamorata.

Il viaggio. Trilogia di Elminster. Forgotten Realms

Era il tempo in cui il magnifico regno elfo di Cormanthor era dominato dai barbari, draghi malefici governavano i cieli e gli abitanti non nutrivano più fiducia in nessuno. Maghi e guerrieri minacciavano i regni poiché mossi dalla loro arrogante e rozza ignoranza anelavano alla gloria. Accadde in quel tempo che, dopo un interminabile viaggio, Elminster giungesse a Cormanthor, alle Torri del Canto, regno di Eltargrim. In quel luogo Elminster visse per più di dodici estati, dedicandosi allo studio della magia, imparando, grazie all’aiuto di una congrega di maghi sapienti, ad avvertire dentro di sé la forza della magia e a farvi ricorso per dominare il male…