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La vita inattesa

Ex bibliotecario, ex suonatore dilettante di chitarra, vedovo, Livio Aldegheri ha superato la soglia degli ottant’anni, e ha imparato a convivere con il suo bagaglio di rimpianti, sensi di colpa e desideri irrealizzati. Coltiva il suo giardino e organizza piani dettagliati per non farsi cogliere impreparato dalla morte. Ma il destino ha in serbo altri piani per lui: da un giorno all’altro i due figli con i quali ha interrotto ogni rapporto da molto tempo decidono di chiuderlo in una casa di riposo. Quello che sembra il vero inizio della fine, per Livio diventa l’occasione per una rivincita. Deciso a non farsi mettere da parte come un oggetto inutile, organizza una rocambolesca fuga dall’ospizio, che gli consentirà di scoprire che anche l’ultima stagione della vita può contenere tante soprese e istanti di folgorante bellezza: si può fare buona musica, adottare un cane, forse perfino innamorarsi. E soprattutto Livio capirà che non è mai troppo tardi per lasciare una traccia da seguire a chi si affaccia alla vita. Il romanzo di formazione di un ottantenne, una storia che commuove, diverte e trascina con il ritmo di una commedia on the road.

La vita immaginaria

«La vita è una merda. Non sempre, adesso. Non sto dicendo che la vita è stata una merda da quando sono nata, ma che lo è in questi giorni, queste settimane, questi mesi. Questi mesi in cui apro la finestra al mattino e non mi importa se il pruno che sta di fronte è fiorito o marcito. Questi mesi senza colore, nemmeno in bianco e nero, ma proprio piatti». Un deserto. Questo è ciò che rimane dell’anima di Nata quando Alberto la lascia; un deserto pieno di domande che sembrano miraggi, di dubbi che paiono insormontabili. Lei è giovane, ‘ha tutta la vita davanti’; ma di quella vita non sa che farsene, perché trabocca di un amore ormai sprecato, un amore che lui non vuole più. Amici e lavoro non sono più una risorsa per Nata, e l’unico rifugio è un luogo dove tutto è possibile, dove il deserto non esiste e Alberto è sempre al suo fianco… Finché il miraggio resiste. Ma anche i luoghi del sogno prima o poi svaniscono, come svaniscono i miraggi. La realtà esige il suo tributo e Nata è costretta a uscire, a fare i conti con la paura e con la solitudine, e a rendersi conto che, a dispetto di tutto, la vita continua. Ironico, originale, sincero fino all’amarezza, questo romanzo parla di sogni e verità, di strategie d’amore e di sopravvivenza, e ci insegna che per piegare al nostro volere anche la realtà più ostile basta solo accettarla.

La vita extraterrestre

Siamo veramente i soli esseri “intelligenti” ad abitare l‘Universo o ne esistono altri, in qualche luogo imprecisato?
L’uomo si è sempre posto questo interrogativo, arrischiando risposte vaghe, spesso legate alle frammentarie e dubbie testimonianze, riportate dai mass media, di chi afferma di avere avvistato oggetti e forme anomale. Questo testo analizza lo stato attuale della ricerca in una materia cosi affascinante, riportando sia le opinioni dei ricercatori più direttamente coinvolti nell’ambito dei vari progetti SETI (Search Extra Terrestrial Intelligence) sia i più recenti risultati ottenuti con l’HST (Hubble Space Telescope) nell’individuazione dei sistemi planetari extrasolari.

La vita è uno schifo

Pubblicato originariamente alla fine degli anni Quaranta e poi riunito nella *Trilogie noire* nel 1969, *La vita è uno schifo* è considerato il romanzo capostipite del noir francese. Un gruppo di anarco-comunisti intendono sostenere, con furti e rapine, il proprio progetto rivoluzionario. Ma il limite tra ideologia politica e terrorismo sarà presto drammaticamente superato. Il giovane protagonista, Jean Fraiger, perdutamente innamorato di una donna bellissima e sfuggente, si ritrova a condurre da solo una spietata lotta contro il mondo fino al tragico e struggente epilogo. La concezione surrealista dell’*amour fou*, la dimensione onirica del piacere e del dolore prendono vita, con straordinaria forza espressiva, nelle pagine centrali del romanzo.
Duro, romantico e violento, *La vita è uno schifo* rappresenta uno dei vertici assoluti del noir novecentesco.

La vita è sogno

Autentico capolavoro del teatro barocco, l’opera mette in scena il conflitto tra libertà e destino, vita e sogno (un sogno presunto, insinuato da altri), verità e ingannevole apparenza. “Sogno” infatti non è emblema solo d’una condizione sfuggente e precaria, ma anche d’uno strato di finzione e di menzogna, di paralisi parziale della volontà, di un’angoscia esistenziale “il delitto d’esser nato” – che consiste nel non poter imporre agli altri il proprio essere e il proprio esistere. Introduzione di Andrea Baldissera.
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La vita è sogno

‘Sono poche, pochissime le opere teatrali che possono reggere il confronto con La vida es sueño per densità e dovizia di significati’, scrive Puccini nella prefazione. Autentico capolavoro del teatro barocco, l’opera mette in scena il conflitto tra libertà e destino, vita e sogno (un sogno presunto, insinuato da altri), verità e ingannevole apparenza. Sogno infatti non è emblema solo d’una condizione sfuggente e precaria, ma anche d’uno stato di finzione e di menzogna, di paralisi parziale della volontà, di un’angoscia esistenziale – ‘il delitto d’esser nato’ – che consiste nel non poter imporre agli altri il proprio essere e il proprio esistere.
(source: Bol.com)

Vita e destino (Gli Adelphi)

«Ho appena terminato un grande romanzo a cui ho lavorato per quasi dieci anni…» scriveva nel 1960 Vasilij Grossman, scrittore noto in patria sin dagli anni Trenta (e fra i primi corrispondenti di guerra a entrare, al seguito dell’Armata Rossa, nell’inferno di Treblinka). Non sapeva, Grossman, che in quel momento il manoscritto della sua immensa epopea (che aveva la dichiarata ambizione di essere il “Guerra e pace” del Novecento) era già all’esame del Comitato centrale. Tant’è che nel febbraio del 1961 due agenti del KGB confischeranno non solo il manoscritto, ma anche le carte carbone e le minute, e perfino i nastri della macchina per scrivere: del «grande romanzo» non deve rimanere traccia. Gli occhiuti burocrati sovietici hanno intuito subito quanto fosse temibile per il regime un libro come “Vita e destino”: forse più ancora del “Dottor Zivago”. Quello che può sembrare solo un vasto, appassionante affresco storico si rivela infatti, ben presto, per ciò che è: una bruciante riflessione sul male. Del male (attraverso le vicende di un gran numero di personaggi in un modo o nell’altro collegati fra loro, e in mezzo ai quali incontriamo vittime e carnefici, eroi e traditori, idealisti e leccapiedi – fino ai due massimi protagonisti storici, Hitler e Stalin) Vasilij Grossman svela con implacabile acutezza la natura, che è menzogna e cancellazione della verità mediante la mistificazione più abietta: quella di ammantarsi di bene, un bene astratto e universale nel cui nome si compie ogni atrocità e ogni bassezza, e che induce a piegare il capo davanti alle sue sublimi esigenze. «Libri come “Vita e destino”» ha scritto George Steiner «eclissano quasi tutti i romanzi che oggi, in Occidente, vengono presi sul serio».
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### Sinossi
«Ho appena terminato un grande romanzo a cui ho lavorato per quasi dieci anni…» scriveva nel 1960 Vasilij Grossman, scrittore noto in patria sin dagli anni Trenta (e fra i primi corrispondenti di guerra a entrare, al seguito dell’Armata Rossa, nell’inferno di Treblinka). Non sapeva, Grossman, che in quel momento il manoscritto della sua immensa epopea (che aveva la dichiarata ambizione di essere il “Guerra e pace” del Novecento) era già all’esame del Comitato centrale. Tant’è che nel febbraio del 1961 due agenti del KGB confischeranno non solo il manoscritto, ma anche le carte carbone e le minute, e perfino i nastri della macchina per scrivere: del «grande romanzo» non deve rimanere traccia. Gli occhiuti burocrati sovietici hanno intuito subito quanto fosse temibile per il regime un libro come “Vita e destino”: forse più ancora del “Dottor Zivago”. Quello che può sembrare solo un vasto, appassionante affresco storico si rivela infatti, ben presto, per ciò che è: una bruciante riflessione sul male. Del male (attraverso le vicende di un gran numero di personaggi in un modo o nell’altro collegati fra loro, e in mezzo ai quali incontriamo vittime e carnefici, eroi e traditori, idealisti e leccapiedi – fino ai due massimi protagonisti storici, Hitler e Stalin) Vasilij Grossman svela con implacabile acutezza la natura, che è menzogna e cancellazione della verità mediante la mistificazione più abietta: quella di ammantarsi di bene, un bene astratto e universale nel cui nome si compie ogni atrocità e ogni bassezza, e che induce a piegare il capo davanti alle sue sublimi esigenze. «Libri come “Vita e destino”» ha scritto George Steiner «eclissano quasi tutti i romanzi che oggi, in Occidente, vengono presi sul serio».

La vita è bella

Door de lezers van de Volkskrant verkozen tot de beste film van 1998Aan de vooravond van de Tweede Wereldoorlog wordt Guido, een rondreizende losbol vol joodse humor, in Arezzo verliefd op de niet-joodse Dora. Hij trouwt met haar, ze krijgen een kind (Giosuè) en hij opent een boekwinkeltje. Maar de tijden verharden en zijn winkel wordt beklad met antisemitische leuzen. Wanneer Dora op een dag thuiskomt blijken Guido en Giosuè te zijn opgepakt voor transport naar de Duitse concentratiekampen. Zij wil hun tot delen en springt op het laatste moment ook in een van de wagons. Eenmaal in het kamp houdt Guido tegenover zijn zoontje vol dat de hele reis naar en het verblijf in het kamp een wedstrijd is met een hoofdprijs als inzet: een echte tank.La vita è bella is een adembenemende opeenvolgingvan humor en tragiek. Het is, in Roberto Benigni’s eigen woorden, een ‘extreme komedie’. Die komedie is ontbloot van ieder vals sentiment. Het is de uitdaging aan de humor om in de wanhopigste en verschrikkelijkste toestand die er valt te bedenken overeind te blijven. Het is de overwinning van de lach – een reddende lach in dit geval.
**Recensie(s)**

Het boek begint met een omschrijving door Benigni (6 p.) van zijn film. De Italiaanse acteur en regisseur vertelt hierin over de functie van de humor. Hierna volgt het scenario. In het eerste deel wordt de grote liefdesgeschiedenis verteld tussen de vrije mens Guido en zijn katholieke Dora. In het tweede deel wordt Guido, die joods blijkt te zijn, met zijn oom en zoontje gedeporteerd; Dora volgt uit vrije wil. De verschrikkingen van het kamp zijn in de film niet zichtbaar en worden alleen maar gesuggereerd. Benigni wil emotie weergeven. Het kamp vertegenwoordigt alle concentratiekampen van alle tijden. Door alles als een spelletje met zware beproevingen voor te stellen probeert hij zijn kind gezond en intact te houden. Hoewel de hoofdfiguur er zelf het leven bij inschiet, blijft zijn kind in leven en ongebroken. Hij wint het spel en zal door de humor van zijn vader altijd overal hoop blijven zien. De inmiddels al veelbekroonde film (o.m. met een Oscar) is zeer actueel en kan door zijn humor alle lezers in moeilijke omstandigheden een hart onder de riem steken. Foto uit de film op het omslag en fotokatern (zw.w.) in het boek.(Biblion recensie, Drs. F. Meeuwesen.)
(source: Bol.com)

Una vita diversa

«*L’irlandese Catherine Dunne, autrice del fortunato* La metà di niente*, sa, come nessun altro, raccontare la vita intima, casalinga, quotidiana di una donna e di una famiglia.*»
**Isabella Bossi Fedrigotti**
«*Nei racconti della Dunne, collegati dal filo della sofferenza femminile, c’è un realismo minuto, quotidiano. Nelle trame c’è tutta una razza di donne dure, coriacee, abituate al dolore, alla lotta, ai sentimenti radicali.*»
**Mirella Serri**
«*Una grande maestra nell’analisi dei sentimenti. Senza sentimentalismi.*»
**Giulia Borgese**
«*I suoi personaggi sono le nostre amiche, le nostre sorelle, le nostre madri ricalcate in un’esperienza di reciprocità quotidiana che sorprende per intelligenza e sensibilità, oltre che per il raffinato lavoro artigianale con la scrittura.*»
**Il Giornale**
Fin dai suoi esordi letterari Catherine Dunne si è distinta per la sensibilità nell’indagare il mondo interiore dei suoi personaggi e l’originalità dello sguardo sulla condizione femminile. Con Una vita diversa, l’autrice sceglie di rivolgere questo sguardo verso il passato: lo scenario è l’Irlanda di fine Ottocento, percorsa dalle violente tensioni che annunciano la lotta per l’indipendenza dal Regno Unito. E Belfast, punto nevralgico dell’isola allora come oggi è, insieme a Dublino, il luogo in cui la tensione politica è più forte. Ma in quello scorcio di secolo, sullo sfondo delle vicende nazionali, si desta anche nelle donne la consapevolezza di nuove possibilità, l’insoddisfazione per destini che si consumano interamente entro l’ambito famigliare. Sarà questa inquietudine a segnare i destini delle cinque ragazze protagoniste del romanzo: da un lato Hannah, May e Eleanor, tre sorelle di una famiglia agiata, soggetta a un improvviso rovescio di fortuna ma impegnata a mantenere il decoro nel rispetto delle convenzioni borghesi; dall’altro Mary e Cecilia, avviate fin da bambine al duro lavoro delle filande nella Belfast operaia e costrette a badare a se stesse. Attraverso una sapiente esplorazione dei loro punti di vista di bambine, adolescenti e donne, l’autrice segue le sue eroine lungo trent’anni cruciali della loro vita e della storia irlandese. In comune hanno tutte l’intima aspirazione a un’esistenza più ricca e piena, l’insopprimibile desiderio di una vita diversa.
«*Catherine Dunne ha il dono geniale di trasformare vite normali in un racconto irresistibile.*»
**The Irish Post**
«*La Dunne scrive di persone comuni, ma nei suoi romanzi la loro vita è straordinaria.*»
**Sunday Tribune**
«*Nessuno sa parlare delle donne come lei. Nessuno sa parlare alle donne come lei.*»
**Elle**
«*La Dunne è una narratrice talmente dotata da essere in grado di ricreare in modo credibile un mondo che avvince il lettore.*»
**Evening Herald**
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### Sinossi
«*L’irlandese Catherine Dunne, autrice del fortunato* La metà di niente*, sa, come nessun altro, raccontare la vita intima, casalinga, quotidiana di una donna e di una famiglia.*»
**Isabella Bossi Fedrigotti**
«*Nei racconti della Dunne, collegati dal filo della sofferenza femminile, c’è un realismo minuto, quotidiano. Nelle trame c’è tutta una razza di donne dure, coriacee, abituate al dolore, alla lotta, ai sentimenti radicali.*»
**Mirella Serri**
«*Una grande maestra nell’analisi dei sentimenti. Senza sentimentalismi.*»
**Giulia Borgese**
«*I suoi personaggi sono le nostre amiche, le nostre sorelle, le nostre madri ricalcate in un’esperienza di reciprocità quotidiana che sorprende per intelligenza e sensibilità, oltre che per il raffinato lavoro artigianale con la scrittura.*»
**Il Giornale**
Fin dai suoi esordi letterari Catherine Dunne si è distinta per la sensibilità nell’indagare il mondo interiore dei suoi personaggi e l’originalità dello sguardo sulla condizione femminile. Con Una vita diversa, l’autrice sceglie di rivolgere questo sguardo verso il passato: lo scenario è l’Irlanda di fine Ottocento, percorsa dalle violente tensioni che annunciano la lotta per l’indipendenza dal Regno Unito. E Belfast, punto nevralgico dell’isola allora come oggi è, insieme a Dublino, il luogo in cui la tensione politica è più forte. Ma in quello scorcio di secolo, sullo sfondo delle vicende nazionali, si desta anche nelle donne la consapevolezza di nuove possibilità, l’insoddisfazione per destini che si consumano interamente entro l’ambito famigliare. Sarà questa inquietudine a segnare i destini delle cinque ragazze protagoniste del romanzo: da un lato Hannah, May e Eleanor, tre sorelle di una famiglia agiata, soggetta a un improvviso rovescio di fortuna ma impegnata a mantenere il decoro nel rispetto delle convenzioni borghesi; dall’altro Mary e Cecilia, avviate fin da bambine al duro lavoro delle filande nella Belfast operaia e costrette a badare a se stesse. Attraverso una sapiente esplorazione dei loro punti di vista di bambine, adolescenti e donne, l’autrice segue le sue eroine lungo trent’anni cruciali della loro vita e della storia irlandese. In comune hanno tutte l’intima aspirazione a un’esistenza più ricca e piena, l’insopprimibile desiderio di una vita diversa.
«*Catherine Dunne ha il dono geniale di trasformare vite normali in un racconto irresistibile.*»
**The Irish Post**
«*La Dunne scrive di persone comuni, ma nei suoi romanzi la loro vita è straordinaria.*»
**Sunday Tribune**
«*Nessuno sa parlare delle donne come lei. Nessuno sa parlare alle donne come lei.*»
**Elle**
«*La Dunne è una narratrice talmente dotata da essere in grado di ricreare in modo credibile un mondo che avvince il lettore.*»
**Evening Herald**

Vita di un falsario

“Sono già passati quasi dieci anni, da quando accettai di scrivere la biografia del pittore di scuola giapponese Onuki Keigaku, su richiesta della sua famiglia. Ancor oggi però non ho tenuto fede al mio impegno. La primavera scorsa, quella stessa famiglia mi ha mandato da Kyoto un formale biglietto d’invito alla cerimonia del tredicesimo anniversario della morte dell’artista, cerimonia che si sarebbe celebrata in un tempio zen della città; all’invito era accluso un cartoncino di risposta per confermare o meno la mia presenza.” Incaricato di scrivere la biografia di un pittore giapponese affermato, il narratore trasferisce piano piano il proprio interesse sulla figura del falsario Hara Hosen, compagno di gioventù dell’artista, che nonostante le grandi potenzialità iniziali aveva poi condotto una vita oscura e sfortunata, dipingendo copie dell’amico. Con uno stile particolare, pacato, apparentemente divagante, ma che sfocia in improvvise rivelazioni, Inoue ci avvicina con solidarietà e compassione all’essere umano nel suo momento più amaro, della disillusione e della sconfitta. Poeta, scrittore, saggista e giornalista, Yasushi Inoue (1907-1991) è una delle figure di maggior rilievo della letteratura giapponese. Autore di vari scritti di ambientazione contemporanea e di romanzi storici legati alle culture nipponica e cinese del passato, ha ottenuto numerosi riconoscimenti.

La vita di prima

‘*Thurm crea e al contempo distrugge un dettagliato mondo domestico in un thriller dal ritmo incalzante, carico di fortissima suspense emotiva.*’
Kirkus Reviews

‘*Marian Thurm schiaccia l’acceleratore della trama fin dalla prima pagina, quando Roger Goldenhar, impresario edile in vacanza in Florida, compra una pistola… La pistola indica una via d’uscita, ma il finale della Thurm riserva una sorpresa.*’
The New York Times

‘*Marian Thurm ci regala una storia piena di suspense su come la vita di una coppia benestante dell’Upper East Side di Manhattan sprofondi nel caos, e su come un’orribile tragedia possa nascere da circostanze assolutamente ordinarie… La vita di prima rimarrà con voi molto tempo dopo aver letto l’ultima pagina.*’
National Public Radio

‘*La vita di prima è l’esempio perfetto del famoso detto di Čechov: ”una pistola introdotta nel primo atto, deve sparare prima che cali il sipario”. La pistola indica una via d’uscita, ma il finale della Thurm riserva una sorpresa.*’
The New York Times

Roger, in vacanza invernale in Florida con la moglie Stacy, una figlia di cinque anni e un piccolo di tre, entra in un poligono di tiro che vende anche armi e munizioni e compera una Glock che poi infila nel cruscotto della macchina a noleggio. Roger, un costruttore e impresario edile, e Stacy, un’operatrice sociale, si sono conosciuti nove anni prima, in un caffè di Harvard Square. Flirtano, e qui Stacy fa il primo errore: nota al polso di Roger un Rolex d’oro dall’aria costosissima e commenta tra sé e sé, ‘oggetti come questo mi lasciano indifferente’. Dovrebbe invece capire che per l’uomo, più vecchio di lei di una decina d’anni, e senz’altro baciato dal successo, quel Rolex non è solo uno status symbol, ma una ragione di vita, letteralmente. Dovrà rendersene conto una decina d’anni più tardi, durante quella vacanza in Florida, quando si troverà la Glock nuova di zecca puntata alla tempia. Cos’è successo tra il Rolex e la Glock? Anni di matrimonio, felici, che Stacy vive dedicandosi ai figli e al marito, nel lusso: un appartamento di otto stanze su Park Avenue, scuole private per i bambini, tate, viaggi in Europa… cose che però non la conquistano, non le fanno perdere l’amore per la semplicità, la solidarietà, gli altri. Quindi, quando l’impresa del marito va a rotoli, ed è costretta a traslocare in un dignitoso bilocale, a iscrivere i figli a una scuola pubblica, e a lavare la biancheria nel seminterrato, la donna non si scompone. Anche perché ha un’ottima migliore amica e una cognata deliziosa, nonché due suoceri gentili e attenti, e una serie di interessi, compreso un corso serale di scrittura. Mentre Roger appare disperato, cupo, silenzioso, inappetente, insonne, come se nulla per lui avesse più senso. Thurm possiede l’inconsueta capacità di tenerci in sospeso per tutta la lunghezza della storia e di raccontarla con un linguaggio molto chiaro, che rivela gradualmente ma senza tregua il punto di vista critico dell’autrice sui miti e i riti della società USA degli ultimi decenni.
(source: Bol.com)

Vita di Giambattista Vico scritta da sé medesimo

Molte delle notizie riguardanti la vita di Giambattista Vico sono tratte dalla sua Autobiografia (1725-28), scritta sul modello letterario delle “Confessioni” di sant’Agostino. Da quest’opera Vico cancella ogni riferimento ai suoi interessi giovanili per le dottrine atomistiche e per il pensiero cartesiano, che avevano cominciato a diffondersi a Napoli, ma subito repressi dalla censura delle autorità civili e religiose, che le consideravano moralmente perniciose e in violazione dell’Indice dei libri proibiti. Giambattista Vico (1668 – 1744) è stato un filosofo, storico e giurista. Finché il Vico fu in vita, il valore della sua opera fu misconosciuto e si iniziò ad apprezzarlo maggiormente soltanto fra l’Ottocento e il Novecento. Affermatasi la fama del pensiero vichiano, esso fu conteso dalle più disparate correnti filosofiche: dal pensiero cristiano (nonostante l’iniziale rifiuto), dagli idealisti fu proclamato precursore dell’immanentismo hegeliano, dai positivisti e dai marxisti.
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