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L’immoralista

Pubblicato nel 1902, ricco di spunti tratti dal vissuto dell’autore, *L’immoralista* inaugura il XX secolo con una spietata disamina della condizione intellettuale e del disagio profondo che la sostanzia, spesso trasformato in alibi per mascherare pulsioni molto meno confessabili. Il protagonista Michel vive drammaticamente il dissidio fra la rigida educazione puritana impartitagli dai genitori e le gioie dei sensi e della vitalità da lui scoperte durante un soggiorno in Africa, per il suo viaggio di nozze con una donna devota e non amata. Ma la battaglia di liberazione dal conformismo che egli ingaggia con se stesso, la sua ricerca del senso autentico dell’individualità al di là di qualsiasi pastoia sociale, morale o religiosa, si mutano ben presto per Michel in violenta affermazione di sé e del proprio egoismo, fino a provocare la morte della giovane moglie. Di fronte alla tragedia, il protagonista arriverà a capire la verità dei suoi comportamenti e delle sue colpe, ma ormai non potrà che contemplare disperato il male fatto a se stesso e agli altri.
A due anni dalla morte di Nietzsche, Gide con questo romanzo liquida senza appello, nel cristallino “cartesianesimo” della sua prosa, ogni pretesa di fondazione irrazionalistica o sensualistica dell’agire umano; e lo fa non con l’astratto rigore del moralista, ma con la sofferta consapevolezza di chi è stato affascinato da quelle lusinghe e con molta fatica, per un superiore imperativo etico, tenta di liberarsene: una testimonianza di verità dell’anima, che diviene fonte di straordinaria letteratura.

L’immoralista-La porta stretta

“L’immoralista” e “La porta stretta” sono due romanzi di ammirevole fattura stilistica che affrontano, da punti di vista differenti, lo stesso problema: nel primo l’esigenza di autorealizzazione di Michel e il suo nichilismo finiscono per uccidere la giovane moglie; nel secondo, Alissa percorre l’opposta strada della rinuncia e dell’ascesi spirituale fino ad annullarsi nella morte. La contraddizione tra le due opere rispecchia esemplarmente il conflitto interiore di Gide e il loro senso finale sembra essere che tanto l’immoralismo, quanto la virtù conducono alla dannazione dell’aridità. Saggiamente, lo scrittore rinuncia a risolvere il contrasto optando per l’ambiguità.

Immoral

Minnesota. Rachel, diciassette anni, una ragazza inquieta e ribelle, in costante conflitto con la madre, è scomparsa. Inizialmente si pensa a una fuga volontaria, ma il detective Stride non ne è convinto. Soprattutto perché qualche mese prima si era già occupato della sparizione di un’altra ragazza, trovata morta nella stessa cittadina. L’indagine di Stride si rivela ben presto tutt’altro che semplice. Dal passato di Rachel e della sua famiglia, infatti, vengono a galla segreti inconfessati e desideri illeciti, che dipingono un quadro molto più complesso di quello che si poteva immaginare, e che porterà il detective fino a Las Vegas. Contiene le prime pagine del nuovo thriller dell’autore, La ragazza di pietra.

Immagina i corvi

«Immagina.Immagina tutto ciò.È quanto ti è accaduto un pomeriggio d’estate di parecchi anni fa. L’estate che segnò la tua vita, la vita di un intero paese.L’estate del 1986. L’estate della grande siccità. L’estate che per tutto il mondo fu quella di Maradona. Per gli abitanti di Spinòsa, fu l’estate dei corvi.»Spinòsa è un piccolo paese arroccato sulla Murgia pugliese, circondato dal nulla, fuori dal tempo, con pochi contatti col mondo esterno. Qui, nel giugno del 1986, si abbatte una serie di eventi in apparenza scollegati: un’ondata di terribile siccità che mette in ginocchio il paese, un’inspiegabile invasione di corvi, l’improvviso collasso di un bambino che pare vittima di possessione diabolica e infine un orribile omicidio che sprofonda gli abitanti in un clima di terrore e sospetto, ma soprattutto riporta alla luce le vicende di un passato che molti avrebbero preferito rimanesse sepolto…Mentre gli investigatori si dibattono in un vicolo cieco, gli abitanti di Spinòsa scoprono con orrore che proprio nel cuore della comunità si annidano i germi di un male che si credeva estirpato da tempo e che invece ha attraversato le generazioni per tornare a colpire ancora.Pagina dopo pagina, Sorrenti avvince irresistibilmente il lettore in una spirale di tensione e turbamento che si sprigiona in un finale di indimenticabile intensità.

L’illusione di Dio

Da quando è uscito L’illusione di Dio, Richard Dawkins non è più soltanto uno scienziato famoso, un brillante divulgatore e uno degli intellettuali più influenti del nostro tempo: è diventato l’ateo più celebre del mondo. Ma lo scopo di questo libro non è solo dimostrare, con argomentazioni provocatorie e uno stile piacevole ed efficace, l’assoluta improbabilità dell’esistenza di un essere superiore, creatore del cielo e della terra; è soprattutto quello di denunciare come ogni forma di religione possa trasformarsi in fondamentalismo, fomentare guerre, condizionare le menti dei bambini. Una critica radicale, condotta con grande intelligenza e humour, che prende in esame tutte le più importanti argomentazioni a favore dell’esistenza di Dio, dimostrandone l’inefficacia. In queste pagine Dawkins mette a frutto la propria competenza e passione di scienziato per mostrarci come nessuna religione potrà mai dare una comprensione più profonda e uno stupore più commosso per le meraviglie del mondo di quella che ci consente la conoscenza scientifica.
(source: Bol.com)

L’illusione del bene

“Non immagino nessuno che possa leggere queste righe, le affido a una donna che domani uscirà, le cucirà nell’orlo della gonna. Se andranno a finire in un tombino e l’inchiostro si scioglierà all’acqua e alla neve, le mie parole, in ogni caso, non andranno perdute. Esiste già chi le pensa” “Non immagino nessuno che possa leggere queste righe, le affido a una donna che domani uscirà, le cucirà nell’orlo della gonna. Se andranno a finire in un tombino e l’inchiostro si scioglierà all’acqua e alla neve, le mie parole, in ogni caso, non andranno perdute. Esiste già chi le pensa”Mario è stato comunista e non riesce a capacitarsi del fatto che nessuno condivida la sua ossessione: che cos’è stato il comunismo? Perché nessuno di quelli che ci avevano creduto vuole farci veramente i conti? Qual era l’illusione del bene covata dentro i fallimenti storici? Dentro i morti. Dentro i silenzi. Oltre il Muro ormai crollato. Dobbiamo subire la Storia o cercare di darle delle risposte? Nemmeno le dinamiche del fallimento del suo rapporto coniugale gli sono molto chiare: l’amore che lo lega ai tre figli rimane dunque l’unica certezza della sua vita. L’incontro occasionale con Sonja, giovane pianista russa che vive con l’altera nonna e la figlia di pochi anni, lo risucchia in una storia tragica e misteriosa che di donna in donna risale verso il tassello mancante, verso quel buio di domande senza risposta che è diventato il suo tormento. In compagnia dell’ultimo figlio, Mario si mette sulle tracce della madre di Sonja, prima a Budapest e poi in una sperduta cittadina dell’ex Unione Sovietica..
(source: Bol.com)

Ilium l’assedio

Thomas Hockenberry è stato un insegnante universitario di storia, con una vita assolutamente normale. Per quale motivo, allora si trova adesso ad assistere alla guerra di Troia, al servizio degli dèi dell’antica Grecia? E perché gli stessi dèi sembrano padroneggiare una tecnologia avanzatissima, con la quale cercano di alterare i corsi degli eventi e uccidersi a vicenda? Intanto, in un futuro lontano migliaia di anni, su una Terra dove i pochi abitanti rimasti hanno come sola occupazione il divertimento, solo un uomo ricorda ancora l’antica arte della lettura e la sfrutta cercando di risolvere l’enigma più grande di tutti: chi ha costruito le macchine che governano il pianeta?

L’iguana non vuole

Ce li hanno dipinti così, i professori precari di oggi: arrendevoli, menefreghisti e incompetenti. Invece sono bravi e arrabbiati. Finalmente un romanzo ce li racconta senza indulgenza o pregiudizi, per mostrarci come, in reazione alle ingiustizie di una scuola pubblica che sta cadendo a pezzi, scoppieranno – è solo questione di tempo – l’indignazione, la protesta. Perché Emma, ventotto anni, ha lasciato Napoli per lavorare in una classe a Torino. Non avrebbe voluto: le mancano una città e un amore di nome Gianni. Anziché insegnare latino si trova a seguire il caso di Andrea, un ragazzo autistico che reagisce con violenza alla cattiveria di alcuni professori. E intorno a lei vede solo la rassegnazione di chi accetta contratti impossibili o di chi, arreso, scappa all’estero. Con stupore Emma si renderà conto che è proprio il suo ragazzino pieno di problemi a insegnarle che non bisogna più accettare i ricatti di questo Paese. Contro le crisi di Andrea, infatti, la famiglia le ha suggerito di ricorrere all’iguana, suo immaginario totem personale: se l’iguana non vuole, quella cosa non si fa. Evocare l’animale serve a renderlo innocuo fino a quando, però, il ragazzo non si trattiene più e sfoga la sua rabbia. Così, a fine anno, quando su tutti si abbatterà una serie di ingiustizie pubbliche e personali, Emma maturerà l’idea che un dio in forma d’iguana sarebbe d’accordo nel punire subito i colpevoli di un’Italia che non funziona più. Lei è pronta a seguirlo.

Una ignota compagnia

Dalle cronache del millennio appena passato, una storia dei nostri tempi, ignota eppure storia di molti tempi e luoghi di migranti. “Una ignota compagnia” è storia di oggi, a Milano: un nero e un bianco s’imbattono l’uno nell’altro e si conoscono, sperano e disperano insieme, intrecciando lavoro e amicizia, donne, speranze e delusioni, nella metropoli sconosciuta. E il nero finisce per fare un po’ da guida al bianco: un sardo che a Milano vuole anche studiare. Lavorano insieme, soli maschi in un laboratorio di vestiario intimo donna, tra cinquanta donne di ogni luogo; tutti a tagliare e cucire per una grossa griffe, sotto l’Avvoltoio, il capo che non piace al nero Warui non più che al bianco Tore. E c’è un brutto affare, che cambia tutto e muove il racconto.

Igiene dell’assassino

Al premio Nobel per la letteratura Prétextat Tach restano solo due mesi di vita. La stampa di tutto il mondo gli implora un’ultima intervista ma lo scrittore, feroce misantropo, si è chiuso da anni in un silenzio segreto. Solo cinque giornalisti riusciranno a incontrarlo. Dei primi quattro, il geniale romanziere si prenderà sadicamente gioco e con una dialettica in cui si mescolano logica e malafede riuscirà ad annientarli sia sul piano personale sia su quello professionale. Il quinto invece, una donna, riuscirà a tenergli testa e avere la meglio su di lui: l’intervista diventerà interrogatorio e poi duello senza respiro. Ne verrà fuori, poco a poco, un ritratto di Prétextat Tach del tutto inedito.

L’idiota

Introduzione di Mauro MartiniEdizione integraleL’idiota, ha notato Vittorio Strada, è il «più fantastico e uno dei più originali romanzi dostoevskiani». In un’umida giornata novembrina arriva a Pietroburgo il principe Lev Nikolaevič Myškin. È venuto a proclamare la sua verità da “idiota”, che sovverte le tradizionali contrapposizioni tra Bene e Male, tra Amore e Odio e afferma una sua nuova Legge: quella della compassione e dell’accettazione del prossimo. Ma a questa verità tutti si ribellano; a respingerla è soprattutto Nastas’ja Filippovna, donna bellissima e consapevolmente perduta che rifiuta di farsi salvare dal principe e non si sottrae al suo tragico destino, quello di finir vittima del passionale mercante Rogožin. Opera in cui massimamente si trasfondono la visione dostoevskiana del mondo e un profondo sentimento religioso (tanto che nel principe Myškin è stata adombrata la figura di Cristo), L’idiota, definito da Thomas Mann «il romanzo dell’anima», resta tuttora una lettura irrinunciabile e una pietra miliare della letteratura.«Forse anche qui mi considereranno un ragazzino, e sia. C’è anche chi mi crede un idiota, non ho mai scoperto perché. In verità sono stato talmente malato da non essere molto diverso da un idiota; ma com’è possibile che sia idiota anche adesso quando io per primo mi accorgo che la gente mi considera tale? Io entro e penso: “Mi credono idiota, ma io sono intelligente, e loro non lo sospettano nemmeno”.»Fëdor M. DostoevskijFëdor Michajlovic Dostoevskij nacque a Mosca nel 1821. Da ragazzo, alla notizia della morte del padre, subì il primo attacco di epilessia, malattia che lo tormentò per tutta la vita. Nel 1849 lo scrittore, a causa delle sue convinzioni socialiste, venne condannato a morte. La pena fu poi commutata in quattro anni di lavori forzati in Siberia e nell’esilio fino al 1859. Morì a San Pietroburgo nel 1881. È forse il più grande narratore russo e uno dei classici di tutti i tempi. Le sue opere e i suoi personaggi, intensi, drammatici, affascinanti, sono attuali e modernissimi. La Newton Compton ha pubblicato L’adolescente, Delitto e castigo, I demoni, I fratelli Karamazov, Il giocatore, L’idiota, Memorie dal sottosuolo, Le notti bianche – La mite – Il sogno di un uomo ridicolo anche in volumi singoli.

L’idioma gentile

L’idioma gentile è, ovviamente, la lingua italiana. E per tanti anni, e per molte generazioni, il saggio di De Amicis è stato un manuale divertente e colto sull’uso corretto dell’italiano, sulle origini di parole e modi di dire, sugli errori, sui solecismi e le brutture di termini nuovi. Naturalmente, oggi, molte delle parole condannate e dei modi di dire rifiutati sono correntemente entrati nell’uso e accettati da tutti. Ma è anche vero che oggi, in presenza dello strapotere linguistico dell’inglese (americano), dell’impoverimento della lingua italiana causato da un linguaggio anche televisivo ridotto ai minimi termini, il libro acquista una nuova attualità e verrà letto come un saggio storico.
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Identikit di un incubo (eLit)

Ashley Montague, intraprendente recluta della polizia, è in macchina quando si ritrova all’improvviso sulla scena di un incidente. Sull’asfalto un ragazzo mezzo nudo travolto da un’auto. L’immagine le si imprime nella mente e quando scopre l’identità della vittima, decide di capire. Il detective Jake Dilessio, ancora tormentato dalla morte misteriosa della sua compagna di lavoro, deve indagare su un nuovo omicidio che risveglia remoti fantasmi. Davanti a lui il cadavere di una donna mutilato come le vittime di una caso archiviato cinque anni prima. Due indagini intricate, due incognite da svelare in un ambiguo gioco di specchi.

La ianara

Adelina ha un destino segnato: quello di diventare ianara, come sua madre, come sua nonna. Al pari di loro, sarà in grado di attraversare ogni porta, anche quella che separa la vita dalla morte. E sarà dannata. Vivrà sui monti dell’Irpinia – una terra apparentemente remota dal resto dell’Italia – come una bestia selvatica; gli uomini e le donne verranno a supplicarla di aiutarli quando avranno bisogno di curarsi, di vendicarsi, o di liberarsi di un figlio non voluto – e la schiveranno come la peste se oserà avvicinarsi alle loro case. Per sfuggire al suo destino Adelina attraverserà «paesi, boschi e campagne», finché non giungerà in vista di un grande e magnifico palazzo: vi entrerà come l’ultima delle sguattere e – sorta di funebre, allucinata Jane Eyre, schiava amorevole e possessiva fino al delitto -servirà e accudirà con assoluta, cieca fedeltà il signore di quel luogo. Gli rimarrà accanto anche quando il palazzo sarà ridotto a una splendida rovina, quando più nessuno ci metterà piede per paura della maledizione che aleggia su di esso dopo gli eventi funesti (omicidi, apparizioni misteriose, un suicidio) che vi si sono succeduti – e lei, Adelina, sarà rimasta la sola ad aggirarsi silenziosa nelle immense sale vuote. Con una lingua asciutta, potente, evocativa, Licia Giaquinto ci trascina in una trama fitta di storie e di magia, dove animali, uomini, cose si fondono e si trasformano di continuo. Così come è destinato a trasformarsi, di fronte a una minacciosa «modernità», il mondo arcaico che ci si squaderna davanti, e che ha anch’esso un destino segnato: quello di scomparire, per essere evocato solo da chi ancora ha il dono di saperlo raccontare.

Iacobus

Straordinario successo in Spagna come già L’ultimo Catone , Iacobus è un intrigante giallo storico che svela dopo sette secoli alcuni dei più grandi enigmi irrisolti di tutti i tempi, e conferma le superbe doti di Matilde Asensi. Narratrice capace di tessere intrecci memorabili, ci regala un altro romanzo abilmente sospeso tra Storia e fantasia, in cui prende vita una convulsa società medievale dove il papato avignonese domina il mondo cattolico e il Cammino di Santiago brulica di medici musulmani, monaci guerrieri ed eruditi giudei alla ricerca di arcane chiavi cabalistiche.