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Lettere alla fidanzata

Di Heinrich von Kleist presentiamo il ciclo di lettere che scrisse alla fidanzata, Wilhelmine von Zenge, dal principio del 1800 al 20 maggio 1802, integrate da quelle che indirizzò alla sorella Ulrike e alla cugina Marie quand’era già determinato a morire. Non è possibile leggere questi documenti straordinari senza sentirsi trascinati dalla febbre di ricerca che agita il giovane irrequieto, senza partecipare alle sue continue insoddisfazioni, senza trepidare con lui ammirandolo e compiangendolo, giacché, come scrisse Thomas Mann, “Kleist sa metterci alla tortura… e far sì che gliene siamo grati”. Se da queste testimonianze sentiamo emergere il suo desiderio d’amore, la sua invocazione d’aiuto, l’aspirazione a una pace che gli è negata; se assistiamo ai suoi tentativi per formulare, sotto la severa guida della ragione, un “piano di vita” attraverso cui realizzare il suo destino, e poi lo vediamo agitato e travolto da “una morbosa confusione di sentimenti”, com’ebbe a dire, riprovando, Goethe, non possiamo non accorgerci che questo mondo di contrasti, di dubbi, di insanabili conflitti è il terreno dal quale nasceranno, come per un miracolo apparente, i suoi capolavori drammatici e narrativi, e che infine lo porteranno a darsi la morte.

Lettere al di là del muro

Il libro contiene le lettere più belle e toccanti dei bambini che vivono nei campi profughi gestiti dall’ONU alle porte di Gerusalemme. Le loro famiglie furono espulse dalle proprie terre alla nascita dello Stato di Israele nel 1948 e dopo l’occupazione illegale dei Territori palestinesi del 1967. Cosa significa per dei bambini nascere e vivere nella polvere e tra rifiuti e macerie, costretti a crescere ingabbiati da un muro di cemento alto 9 metri, senza possibilità di uscire mai dai campi in assenza della “carta blu”? Cosa c’è al di là del muro, dalla parte giusta e ricca, dalla parte blu? Tutto ciò che una bambina e un bambino possono desiderare.
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### Sinossi
Il libro contiene le lettere più belle e toccanti dei bambini che vivono nei campi profughi gestiti dall’ONU alle porte di Gerusalemme. Le loro famiglie furono espulse dalle proprie terre alla nascita dello Stato di Israele nel 1948 e dopo l’occupazione illegale dei Territori palestinesi del 1967. Cosa significa per dei bambini nascere e vivere nella polvere e tra rifiuti e macerie, costretti a crescere ingabbiati da un muro di cemento alto 9 metri, senza possibilità di uscire mai dai campi in assenza della “carta blu”? Cosa c’è al di là del muro, dalla parte giusta e ricca, dalla parte blu? Tutto ciò che una bambina e un bambino possono desiderare.

Lettere a Milena

«Un fuoco vivo come non ne ho mai visti»: così è per Franz Kafka la giovane traduttrice ceca Milena Jesenská Pollak, conosciuta a Praga. A lei Kafka comincia a scrivere nell’aprile del 1920, sul balcone della pensione Ottoburg di Merano, dove si era recato per un soggiorno di cura. Nessun’altra donna nella vita di Kafka riuscì a scandagliare così in profondità l’animo di un uomo costretto all’ascesi non per vocazione o come scelta eroica, ma per l’incapacità di scendere a compromessi.Le Lettere a Milena sono la cronistoria di un amore complesso, profondo e già destinato a finire ancora prima di iniziare.

La lettera perduta

La voce cristallina di Leigh Llewellyn, la soprano più celebre del mondo, si è spezzata in un grido di terrore e il suo viso angelico è ormai una maschera di sofferenza. La donna è infatti convinta che qualcuno abbia assassinato Oliver, suo fratello, e abbia tentato di rapirla e ucciderla. Ma la polizia non le crede e lei, disperata e atterrita, non può che rivolgersi all’ex fidanzato ed ex SAS, Ben Hope, chiedendogli aiuto. Le uniche tracce del mistero sono contenute in alcune ricerche del fratello, impegnato a dimostrare che Wolfgang Amadeus Mozart non è andato incontro a una morte naturale, ma è stato ucciso da una loggia massonica con dell’acqua toffana – un misto di veleni molto in voga nel Settecento -, forse perché aveva rotto il Codice del Silenzio della massoneria, oppure era diventato membro di un altro ordine, ancora più segreto e potente. Ma quale rapporto ci può essere tra l’assassinio di Mozart e quello di un uomo del XXI secolo? Il primo indizio arriva con un CD, spedito da Oliver alla sorella poco prima di morire e che contiene il video di una brutale esecuzione. Il secondo indizio si nasconde nell’ultima lettera scritta da Mozart prima della morte e andata perduta… almeno fino a oggi. Il terzo indizio è un puzzle, le cui tessere sono sparse tra le guglie di Oxford e i canali di Venezia, tra i palazzi di Vienna e le montagne della Slovenia. Un percorso mortale per rivelare un segreto che ha attraversato i secoli.
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La lettera misteriosa

Una strana missiva che giunge dall’Inghilterra, un vecchio postino derubato della preziosa borsa alla vigilia di andare in pensione… infine Nancy Drew che cerca disperatamente di rintracciare… Nancy Drew. Non cerca se stessa ma una sua omonima cui spetta una favolosa eredità, sulla quale ha già messo gli occhi un losco figuro che ama indossare impermeabili gialli.

Lettera di una sconosciuta

«A te, che mai mi hai conosciuta»: è questa l’intestazione della lettera che, nel giorno del suo compleanno, riceve un romanziere viennese, un quarantenne di bell’aspetto a cui la vita ha offerto i suoi doni più ambiti: la ricchezza, la fama e un fascino «morbido e caldo». «Ieri il mio bambino è morto» esordisce la misteriosa donna, e prosegue: «adesso mi sei rimasto solo tu al mondo, solo tu che di me nulla sai». Quando lui leggerà quelle righe, lei sarà già morta: per questo concede a se stessa di raccontargli la propria vita – la vita di una creatura che per più di quindici anni gli ha votato, «con tutta l’abnegazione di una schiava, di un cane», un amore «disperato, umile, sottomesso, attento e colmo di passione», senza mai rivelargli il proprio nome, senza mai chiedere nulla, portandosi dentro un unico, struggente desiderio: che incontrandola, almeno una volta, lui la riconosca. Ma quasi sempre per l’uomo il volto di una donna «rispecchia solo una passione, un gesto infantile, un moto di stanchezza, e svanisce con la stessa facilità di un’immagine allo specchio». Zweig ci trascina nel labirinto di un amore assoluto, offrendoci il ritratto di una donna ardente e viva, e al tempo stesso immateriale come «una musica lontana».

Lettera da una sconosciuta

Arrivata nel Connecticut per trascorrere un weekend nella villa di famiglia, la pluripremiata regista Justine Nolan trova una lettera indirizzata alla madre. Strano, pensa. Sono ormai anni che sua madre non vive più lì, si è trasferita altrove diradando i rapporti già difficili con i figli, e lasciando che fossero loro a occuparsi della casa. Justine, incuriosita, decide di aprire la busta. Bastano poche righe perché il mondo le crolli addosso, in un istante. Come un castello di carte al primo soffio di vento. Tutto quello che Justine ha sempre saputo sulle proprie radici è soltanto una serie interminabile di bugie. E lì, scritto nero su bianco, c’è un primo tassello, la punta di un iceberg: l’adorata nonna Gabriele – l’unica persona che l’abbia davvero amata, e che lei crede morta in un incidente aereo anni prima – in realtà è viva. Justine è sconvolta. Decisa a conoscere la verità, parte sulle tracce del proprio passato. Iniziando un viaggio che la porterà fino al confine tra Oriente e Occidente, nella città di Istanbul. La ricerca non sarà facile, ma l’incontro con un uomo affascinante e misterioso – che sembra sapere molto più di quanto vuol far credere – la aiuterà a guarire le ferite e a riscoprire le ragioni del cuore. E così, lontano da casa, i segreti verranno a galla, e finalmente anche l’amore troverà la sua strada.
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### Sinossi
Arrivata nel Connecticut per trascorrere un weekend nella villa di famiglia, la pluripremiata regista Justine Nolan trova una lettera indirizzata alla madre. Strano, pensa. Sono ormai anni che sua madre non vive più lì, si è trasferita altrove diradando i rapporti già difficili con i figli, e lasciando che fossero loro a occuparsi della casa. Justine, incuriosita, decide di aprire la busta. Bastano poche righe perché il mondo le crolli addosso, in un istante. Come un castello di carte al primo soffio di vento. Tutto quello che Justine ha sempre saputo sulle proprie radici è soltanto una serie interminabile di bugie. E lì, scritto nero su bianco, c’è un primo tassello, la punta di un iceberg: l’adorata nonna Gabriele – l’unica persona che l’abbia davvero amata, e che lei crede morta in un incidente aereo anni prima – in realtà è viva. Justine è sconvolta. Decisa a conoscere la verità, parte sulle tracce del proprio passato. Iniziando un viaggio che la porterà fino al confine tra Oriente e Occidente, nella città di Istanbul. La ricerca non sarà facile, ma l’incontro con un uomo affascinante e misterioso – che sembra sapere molto più di quanto vuol far credere – la aiuterà a guarire le ferite e a riscoprire le ragioni del cuore. E così, lontano da casa, i segreti verranno a galla, e finalmente anche l’amore troverà la sua strada.

Lettera da una sconosciuta

Lara Black è una giovane donna, molto bella, che di professione fa l’attrice. Darian Wildman è un noto imprenditore che si occupa di telefonia mobile. Sarà il caso a farli incontrare, e da allora…
Lara lavora temporaneamente all’ambasciata del Maraban. Un giorno riceve una lettera da una sconosciuta, che le rivela un incredibile segreto: il noto imprenditore Darian Wildman sarebbe figlio dello sceicco del Maraban e fratellastro di Khalim, l’uomo che ha sposato una cara amica di Lara. Lara è incredula, non sa che fare, finché un giorno decide di contattare Darian. Sarà sufficiente una telefonata a sconvolgere la vita della giovane donna. Infatti, quando finalmente lo chiama, scopre che Darian è alla ricerca di una modella per la pubblicità di un nuovo telefono cellulare. E lei coglie al volo l’occasione!
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### Sinossi
Lara Black è una giovane donna, molto bella, che di professione fa l’attrice. Darian Wildman è un noto imprenditore che si occupa di telefonia mobile. Sarà il caso a farli incontrare, e da allora…
Lara lavora temporaneamente all’ambasciata del Maraban. Un giorno riceve una lettera da una sconosciuta, che le rivela un incredibile segreto: il noto imprenditore Darian Wildman sarebbe figlio dello sceicco del Maraban e fratellastro di Khalim, l’uomo che ha sposato una cara amica di Lara. Lara è incredula, non sa che fare, finché un giorno decide di contattare Darian. Sarà sufficiente una telefonata a sconvolgere la vita della giovane donna. Infatti, quando finalmente lo chiama, scopre che Darian è alla ricerca di una modella per la pubblicità di un nuovo telefono cellulare. E lei coglie al volo l’occasione!

La lettera d’amore

Una libreria tinta di rosa, nel New England. Una bella libraia, Helen, divorziata senza rimpianti e piena di passione per il suo mestiere. Un variegato ventaglio di clienti e commessi. E una lettera d’amore che sbuca fra la posta, in mezzo a pubblicità e fatture. Non si sa chi l’abbia scritta. Non si capisce a chi sia destinata. Ma le sue parole si insinuano nella mente di Helen, smuovono pensieri, si propagano fra gli abitanti di Pequot come un elusivo refrain, scardinando certezze e convenzioni. Fino alla sorpresa finale, che nessun lettore – si potrebbe scommettere – riuscirà ad anticipare.
Questo romanzo smaliziato e incantevole, capace di sedurre come una lettera d’amore, ci introduce con leggerezza a una difficile arte – quella di saper essere romantici senza perdere l’ironia. *La lettera d’amore* è apparso negli Stati Uniti nel 1995.

Lettera al padre

Mai come nella “Lettera al padre”, scritta nel novembre del 1919, affidata alla madre senza tuttavia giungere al destinatario, Kafka ci ha dato un ritratto così lucido di sé. E molti dei motivi che vengono toccati in questa confessione anche spietata – primo fra tutti quello di “un immenso senso di colpa” – non possono che ricordare i suoi personaggi più famosi. Quello che qui viene messo in scena è un vero e proprio conflitto. Figura che incarna un’autorità assoluta, che “ha l’aspetto enigmatico dei tiranni, la cui legge si fonda sulla loro persona, non sul pensiero”, agli occhi di Kafka il padre appare come il tipico rappresentante di un mondo da cui egli invece si sente escluso: pratico, utilitaristico, ben lontano dalle sue aspirazioni. Così, in pagine di forte impatto emotivo, Kafka svela la sua natura di “figlio diseredato” e proscritto, non compreso nella vocazione di scrittore, inquieto e in cerca di conferme quanto il suo avversario ostenta sicurezza. Nel saggio posto in appendice Georges Bataille indaga in modo provocatorio sui momenti di questa contesa. L’esperienza di Kafka diventa anche occasione per interrogarsi sul senso ultimo della letteratura. Forse nessun altro scrittore ha saputo mostrare come quel senso sia tutt’uno con la vita stessa.
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Lettera al mio giudice

Una ragazza minuta, pallida, arrampicata su alti tacchi, nella vita di un uomo «senza ombra», la cui esistenza, così normale, si avvicina sempre più al confine con l’inesistenza. E quella donna è l’ombra stessa, qualcosa di oscuro e lancinante al di là di ogni ragione, che conduce tranquillamente alla morte. Una storia carica di intensità, esaltazione e angoscia.

Lettera a un bambino mai nato

Il libro è il tragico monologo di una donna che aspetta un figlio guardando alla maternità non come a un dovere ma come a una scelta personale e responsabile. Una donna di cui non si conosce né il nome né il volto né l’età né l’indirizzo: l’unico riferimento che viene dato per immaginarla è che vive nel nostro tempo, sola, indipendente e lavora. Il monologo comincia nell’attimo in cui essa avverte d’essere incinta e si pone l’interrogativo angoscioso: basta volere un figlio per costringerlo alla vita? Piacerà nascere a lui? Nel tentativo di avere una risposta la donna spiega al bambino quali sono le realtà da subire entrando in un mondo dove la sopravvivenza è violenza, la libertà un sogno, l’amore una parola dal significato non chiaro. Con la prefazione di Lucia Annunziata.
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Lettera a mio figlio sulla felicità

Per anni, Sergio Bambarén ha girato il mondo in cerca di una serenità all’apparenza irraggiungibile, spinto dal vento irrequieto del suo animo. Poi, proprio quando crede di aver finalmente conquistato l’equilibrio da sempre desiderato, ecco che arriva un figlio a sconvolgere ogni sua certezza. Quando stringe tra le braccia il piccolo Daniel per la prima volta si rende conto di non aver mai nemmeno immaginato le straordinarie implicazioni della paternità. Sopraffatto dalle emozioni, decide di prendere in mano carta e penna per scrivere una lunga lettera al figlio,in cui possano trovare sfogo tutte le parole che gli affollano la mente. E si mette completamente a nudo, raccontando pagine della sua esistenza che non ha mai condiviso con nessuno: la sua infanzia in Perù, il primo amore, la passione per il mare. Svela i suoi sogni più intimi, le ambizioni più nascoste, le speranze più segrete. Con onestà, rievoca anche le paure, gli errori, e le lezioni imparate a caro prezzo. Il risultato è il dono più prezioso che un padre possa fare al suo bambino: una mappa per affrontare il viaggio più importante, quello verso la felicità. Gli unici bagagli indispensabili sono l’ottimismo, coraggio e tanta voglia di libertà. Rimanendo fedele allo stile semplice e poetico che lo ha reso celebre, l’autore de ”Il delfino” parla per la prima volta della meravigliosa esperienza che gli ha cambiato la vita, regalandoci un messaggio d’amore intenso e dolcissimo, che va dritto al cuore.

(source: Bol.com)

Lettera a Léontine

Piergiorgio è un medico affermato, sposato da diversi anni e con una figlia ormai adolescente. Léontine invece è una donna libera. Elegante e sensuale, rappresenta tutto ciò che a Piergiorgio manca, da tempo: una compagna ironica, intelligente, abbastanza forte da sapere ciò che vuole, con la quale poter parlare di libri, di quadri e di poesia davanti a un calice di buon vino, una donna che sappia ascoltarlo e capirlo nel suo vagabondare disordinato, con la quale dividere la solitudine, ubriacarsi, fare l’amore senza ritegno oppure, semplicemente, sorridere. E così, tra i due nasce una tormentata relazione fatta di slanci, ripensamenti, fughe e rimpianti. È Léontine a dettarne le regole, i tempi, le modalità, ma è Piergiorgio che ce la racconta. Una storia che dà voce agli uomini, che ci mostra le ragioni più sofferte di un tradimento e le contraddizioni dell’animo umano e ci spinge a riflettere sul potere dell’amore. Un pugno nello stomaco, una giostra di emozioni, un romanzo bellissimo.

Lettera a D. Storia di un amore

Gérard Horst, questo il suo vero nome, viennese, incontra Dorine, giovane attrice inglese, nel 1947 in Svizzera dove lui si era rifugiato e dove lei faceva teatro. Da quel momento non si sono più lasciati. Cinquantotto anni dopo ripercorre gli anni della giovinezza e della militanza, dai primi incerti inizi parigini dove Gorz inizia la carriera di traduttore, di giornalista, poi di filosofo. E’ una confessione senza veli, in cui il Gorz ammette di non aver sempre tenuto la moglie nella giusta considerazione, salvo poi riconoscere come l’intera sua opera porta il segno della presenza di Dorine, del suo sostegno, del dialogo sempre vivo tra loro. André e Dorine Gorz hanno attraversato insieme la seconda metà del Novecento, vivendo da comprimari le idee, le battaglie, le sfide sociali e personali di quest’ultima metà del secolo. Un racconto che è la storia di una vita, dell’impegno politico e intellettuale, ma anche il ritratto di un’epoca, dalla fine della guerra ai giorni nostri, di incontri con uomini straordinari, da Sartre a Marcuse. Lettera a D. si conclude con questa frase: “Vorremmo non sopravvivere l’uno alla morte dell’altro. Ci siamo detti che se, per assurdo, dovessimo vivere una seconda vita, vorremmo trascorrerla insieme”. Gorz ha messo fine ai suoi giorni, insieme a sua moglie Dorine afflitta da una grave malattia, il 25 settembre 2007.