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L’anno che uccisero Rosetta

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Anni ’60. Inverno. In un piccolo paese nelle Alpi piemontesi giunge un commissario di polizia con l’incarico di indagare sulla morte di una ragazza del luogo, Rosetta, avvenuta nel 1944. L’indagine deve svolgersi in gran segreto e il commissario ha come unico referente l’anziano sindaco del paese: per motivi a lui oscuri, nessun altro deve essere informato dell’inchiesta in corso. Al protagonista non rimane che ascoltare le disordinate chiacchiere del sindaco e, attraverso esse, cercare di ricostruire i fatti così come essi si svolsero oltre vent’anni prima. Ma quella del sindaco non è certo una cronaca fedele, e l’omicidio ha radici molto più antiche, radici che affondano nella storia del paese e della Savoia.

L’anniversario

Sono passati cinque anni dall’esecuzione di un serial killer, Steven Gage, e tre donne ricevono una minacciosa lettera anonima che ricorda loro l’anniversario. Sono Melanie, l’avvocato di New York che aveva difeso il mostro; Diane, una scrittrice che aveva raccontato le imprese di Gage in un libro divenuto un bestseller; e Callie, l’ex fidanzata di Gage che con la sua testimonianza aveva contribuito alla condanna a morte. La lettera rivela a ciascuna di loro che non sono state dimenticate, e che una mente perversa ha raccolto l’eredità di terrore lasciata da Gage. Quando Diane viene uccisa e Melanie aggredita in casa, Callie capisce che la minaccia è reale, e che la prossima vittima sarà lei.

Anni senza fine

La narrazione è costituita da una serie di episodi nei quali si immagina che la popolazione terrestre sia emigrata su Giove, dove intende realizzare in pieno la propria esistenza e la propria felicità. Sulla Terra sono rimasti soltanto i cani, insieme a un robot e a qualche sparuto essere umano. In seguito a precedenti manipolazioni biologiche operate dagli scienziati, i cani hanno vorticosamente accelerato la propria evoluzione, accrescendo il loro quoziente di intelligenza. Ora hanno costituito una comunità che rammenta con nostalgia i tempi antichi, quando l’uomo era padrone della Terra, come un’epoca leggendaria e irripetibile. A loro volta i cani dovranno abbandonare il pianeta per cederlo a una nuova specie in evoluzione: le formiche.
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Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister

La figura di Wilhelm Meister accompagnò Goethe per buona parte della sua vita, fin dalla giovinezza: è infatti il protagonista del suo secondo romanzo, “La vocazione teatrale” di Wilhelm Meister, composto tra 1777 e 1785. Una decina d’anni dopo Goethe tornò sul personaggio, forte di una moltitudine di esperienze (il viaggio in Italia, la Rivoluzione francese, l’amicizia con Schiller) che lo avevano portato a una maturazione intellettuale, politica e umana. Smorzato dunque lo slancio esasperi ratamente romantico delle prime opere, diede vita a “Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister”, pubblicato tra 1795 e 1796 e considerato il capostipite del “Bildungsroman”: in queste pagine la formazione di un artista diventa la formazione tout court di un uomo, nella quale il teatro non è che una tappa, destinata a essere superata. Come ebbe a dire un Goethe ultrasettantenne rileggendo la propria opera, “Wilhelm è di certo un ‘povero diavolo’, ma è solo in tali individui, non già in caratteri solidi e conchiusi, che è possibile mostrare con grande evidenza il gioco alterno della vita e i suoi mille compiti diversi”.
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Un annetto buono (ma neanche tanto). Da «si può fare!» a «non ce la faremo mai!»

2009: un anno difficile, un anno impegnativo, un anno di crisi… un po’ come gli ultimi dieci quindici, a pensarci bene. Questo è il diario di un anno indimenticabile (o da dimenticare, dipende dai risultati elettorali) secondo Dario Vergassola, cronista impavido che con sommo sprezzo del ridicolo appunta e commenta deliri quotidiani di politici, capi di Stato, presidenti del consiglio, ministri, portaborse, papi e anche re; uno speciale reportage dal fronte della politica parlamentare e della cronaca quotidiana, dove gli eventi si susseguono vertiginosi e inverosimili più che in una fiction, lasciandoci a bocca aperta e con una gran voglia di cambiare canale. Peccato che ancora non esista un telecomando così potente da fare zapping tra le realtà, oltre che tra i reality. Posologia e modalità d’uso. Mentre legge questo resoconto, il lettore è caldamente invitato a meditare, ragionare e decidere in tutta coscienza se rivedere gli stessi avvenimenti in una prossima legislatura o se preferire, per una volta, che la Storia non si ripeta.
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Anna Karenina

“Qual è il vero peccato di Anna, quello che non si può perdonare e che la fa consegnare alla vendetta divina? È la sua prorompente vitalità, che cogliamo in lei fin dal primo momento, da quando è appena scesa dal treno di Pietroburgo, il suo bisogno d’amore, che è anche inevitabilmente repressa sensualità; è questo il suo vero, imperdonabile peccato. Una scoperta allusione alla sotterranea presenza nel suo inconscio della propria colpevolezza è il sogno, minaccioso come un incubo che ritorna spesso nel sonno o nelle veglie angosciose, del vecchio contadino che rovista in un sacco borbottando, con l’erre moscia, certe sconnesse parole in francese: Il faut le battre le fer, le broyer, le pétrir […]. Il ferro che il vecchio contadino vuole battere, frantumare, lavorare, cioè distruggere, è la stessa vitalità, il desiderio sessuale, l’amore colpevole e scandaloso di Anna; e così essa lo sente e lo intende come la colpa che la condanna[…]. Ed è quel vecchio a farle improvvisamente comprendere cosa deve fare: distruggere quella vitalità, e cioè distruggere se stessa per espiare la sua colpa.” Dalla Postfazione di Gianlorenzo Pacini

Le anime grigie

‘La terra schioccava sotto i tacchi e il rumore echeggiava fin dentro la nuca. Ricordo la grande coperta che avevano gettato sul corpo della piccina, e che si è subito inzuppata’. Siamo nel 1917. Una bambina di dieci anni viene trovata morta in un canale. Il romanzo parte come un’indagine poliziesca, fosca e piena d’atmosfera, inquietante e nerissima. A mano a mano che la ricostruzione del delitto procede, la narrazione si trasforma, l’obiettivo del narratore cambia: protagonisti diventano l’umanità e la sua sofferenza, la sua solitudine. La frontiera tra bene e male, amore e odio, pace e guerra diventa sempre più incerta. I contorni delle cose e dei personaggi si sfumano, e sul dolore degli uomini prevale il sentimento antico della pietà, che consola, che accomuna. Nessun giudizio per le azioni buone o cattive, talmente intrecciate che non si distinguono più. La voce narrante è il poliziotto del villaggio che, a vent’anni di distanza, ricostruisce queste vicende nella speranza di portare ordine, fare luce nella Storia e nel suo proprio passato. E scrive, per mantenersi in vita, dire la sua verità. Aiutato dai ricordi dei testimoni, lacerato dal rimorso e dal rimpianto, egli ripercorre quei giorni e la catena di eventi che li hanno preceduti e seguiti: l’orrore insensato della guerra e quei tragici delitti che non trovano spiegazione, entrambi espressioni del lato oscuro degli uomini. Uno stile impeccabile, una voce narrativa originale, sempre autentica, profonda, necessaria: un grande romanzo corale e una riflessione morale sull’umanità.

(source: Bol.com)

Anime gemelle

Anime gemelle
In un'affollata caffetteria del Texas, Jessica sta cercando un posto per sedersi. Quando incrocia lo sguardo di Smith Rutledge, uno degli uomini più ricchi del paese, caccia un urlo e sviene. Smith, colpito da quella strana reazione, si offre di accompagnare la donna in ospedale. Così, frugando nella sua borsa alla ricerca di un documento di identifica­zione, trova la fotografia di un suo perfetto sosia e viene assalito dai dubbi. Ma chi è realmente l'uomo della foto?
Jan Hudson è nata in Texas, dove tuttora vive con il marito. Prima di affermarsi come scrit­trice di romanzi, ha insegnato psicologia per oltre dieci anni.

Animanera e quattro racconti plumbei

Nella desolazione invernale di una località balneare della Romagna scorrono le vicende parallele di due serial killer e di un pugile senza successo. Il rapimento della sorella del pugile e il video girato dai serial killer con le loro vittime verranno a fondersi imprevedibilmente in una sola vicenda, ma più ancora si mescoleranno le storie dei personaggi, il loro passato, i loro sentimenti in una terra di nessuno intrisa di oscure presenze: la costa romagnola descritta non solo come spaccato italiano, ma centro di una sensibilità planetaria degradata.

Anima mundi

Un romanzo di formazione che segue la crescita interiore del giovane Walter, un ragazzo che attraversa fuoco, terra e vento per conoscere se stesso. Fuoco è la voce di Andrea, che per lui è ben più di un amico, è la sua voce interiore, la sua finestra sul mondo. Proprio questa amicizia dà a Walter il coraggio necessario per lasciare la piccola città dov’è nato, approdare a Roma e reinventarsi una vita. Terra è il suolo poco docile, quello della capitale, città caotica e complessa, angolo di un paradiso apparente, preludio di un vuoto dei corpi e dell’anima che è veramente difficile controllare. Vento è una lettera dell’amico-maestro che arriva dopo un’assenza di dieci anni, che apre a Walter il percorso dell’amico sprofondato, scivolato dalle certezze cristalline.

Anima magica

Sono passati dieci anni da quando Silva ha visto per l’ultima volta l’amata zia Gaia. Allora era soltanto una bambina, eppure si ricorda ancora la tristezza e la malinconia di quell’abbandono. Nessuno le aveva raccontato le ragioni di quella donna forte e dallo spirito libero, forse un po’ troppo eccentrica per la sua famiglia perfetta. Ma perché Silva è stata mandata da lei proprio adesso? Perché sua madre, mentre riempiva furiosamente la valigia, non le ha detto niente, nemmeno una vaga spiegazione, un accenno a quanto tempo avrebbe dovuto passare con Gaia? È un viaggio verso l’ignoto quello di Silva, un viaggio in cui la ragazzina timida e spaurita apprenderà lezioni di vita che la segneranno per sempre, imparerà a dare ascolto alla propria voce interiore e ad aprirsi agli altri e al mondo, scoprirà la magia e la meraviglia che si cela in ogni cosa che ci circonda.

Anima e iPad: E se l’automa fosse lo specchio dell’anima?

Che cosa c’entra l’anima con l’iPad? In apparenza, niente. La prima è quella fitta di rimorso che ci avvisa che siamo vivi e coscienti, il secondo è l’assoluto tecnologico del momento. Tuttavia, questa strana coppia ha una affinità profonda, perché la tecnica non è aberrazione, ma rivelazione e, come in un corteo, porta alla ribalta una moltitudine di cose antichissime. Quali? Anzitutto la scrittura. Tanto l’anima quanto l’iPad hanno memoria da vendere e sono dei blocchi su cui si legge, si scrive e si archivia. Sì, perché non solo il «pad» di iPad ci ricorda il blocco di carta gialla e rigata reso familiare dai legal thriller, ma la più antica immagine dell’anima, da Platone a Freud, è stata quella della tavoletta di cera, gialla anche lei, la tabula su cui si scrive e si cancella. Questa scrittura, dentro e fuori della mente, è l’origine della coscienza e del mondo sociale. Perché la scrittura è insieme la base della realtà sociale (è impossibile pensare a una società senza una qualche forma di memoria, dal rito al computer passando per l’archivio e il portafogli) e la base della nostra coscienza e del nostro pensiero, il cui spettro peggiore è proprio l’Alzheimer, la perdita della memoria vissuta come perdita del pensiero. Ecco perché la grande svolta tecnologica che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni ha riguardato proprio la scrittura, e il suo emblema è oggi l’iPad. Anima e iPad sono dunque gemelli. E l’iPad, che quando è spento, con il suo schermo lucido, può servire come specchio per pettinarsi o rifarsi il trucco, quando è acceso, con la sua memoria attivata, diviene letteralmente lo specchio dell’anima.

L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin. Una riflessione su musica colta e modernità

“A volte azzardare ipotesi è solo un modo di chiarirsi certe domande. È il caso, ad esempio, di questo libro. A leggerlo può sembrare soprattutto una collezione di certezze: ma scriverlo è stato soprattutto un modo di mettere a fuoco dei dubbi. Interrogativi che dovrebbero sorgere spontanei in chi frequenta per amore o per mestiere la musica colta: che senso ha ancor oggi parlare di un suo primato culturale e morale? Il modo in cui la si consuma replica anacronistici riti o ha qualcosa a che vedere con il nostro tempo? E la Nuova Musica – totem indiscusso e scomodo – è stata un’avventura intellettuale della modernità o solo una sofisticata truffa? E continuare a scrivere musica oggi, è una cosa che ha un senso o è un esercizio gratuito per pochi eletti stabilitisi fuori dal mondo?” (Dalla Nota introduttiva)
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Ánghelos

Benevento, anno 999. Il conte Nikefòros, discendente dall’antichissima stirpe degli Anghelos, e il suo servitore Raphael si aggirano esuli dopo avere abbandonato dolorosamente l’isola greca di Thera. Il sanguinario vescovo Aléxandros è sulle loro tracce, divorato dal desiderio di possedere il Libro Oscuro, un antico testo in cui è contenuto il segreto degli Anghelos. Ma il Libro è andato perduto e con lui il segreto che angoscia lo stesso conte: perché una sete smaniosa di sangue (sangue di animali, ma anche di uomini) lo tortura senza sosta, facendo di lui un vampiro? L’antico testo era stato affidato anni prima, nel corso di una spaventosa carneficina ordinata dal vescovo, a una bambina…

L’angelo nero. La setta dei vampiri

Non è facile essere una ragazza qualsiasi, timida e insicura. Gillian Lennox vaga per i corridoi della sua scuola come se fosse invisibile, nessuno la nota, il ragazzo per cui ha una cotta non sa neppure che esiste. Ma se la sua vita di adolescente è un inferno, la morte può cambiare le carte in tavola. Una terribile disgrazia, e Gillian cade in un fiume ghiacciato. Per lei è finita, o almeno così sembra. A questo punto però uno strano angelo oscuro corre a salvarla, le dice che la sua ora non è ancora giunta, e la riporta nel mondo dei vivi. Con l’aiuto del suo nuovo, stravagante amico, Gillian si trasforma. Diventa la ragazza più popolare della scuola, tutti la adorano. Perfino David, il ragazzo di cui è sempre stata innamorata, cede al suo irresistibile fascino. Ma se la vecchia vita di Gillian era noiosa e triste, quella nuova è fin troppo eccitante. Quando scopre di essere la discendente di un’antica stirpe di streghe, capisce che anche lei fa parte del Mondo delle Tenebre: come le altre creature misteriose – vampiri, mutaforma, licantropi può vivere in mezzo agli umani, ma non sarà mai del tutto uguale a loro. Nuovi poteri comportano nuove responsabilità, e nuovi rischi. Tra amori, angeli custodi, parenti da tempo defunti e poteri sovrannaturali, Gillian Lennox scoprirà di essersi trasformata in una ragazza molto, molto speciale. Forse troppo.
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L’angelo nero

La loro vita era perfetta: una giovane sposa, un marito innamorato, che per lei aveva coniato il soprannome di “viso d’angelo”. Ma quando lui viene arrestato con l’accusa di aver ucciso una donna, quella che molti considerano la sua amante, “viso d’angelo” non riesce a rassegnarsi. Impugna l’agenda della donna uccisa e ripercorre uno a uno tutti i suoi contatti alla disperata ricerca della verità. Suo malgrado, finirà di fronte a un incubo che non avrebbe mai immaginato.