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Tre topolini ciechi

Un eccentrico riccone che sfida i suoi eredi a un’eccitante caccia al tesoro, un marito sospettato da tutto il villaggio di aver assassinato la moglie, una povera ragazza accusata di furto e sostituita da una domestica troppo perfetta, una coppia di giovani sposi minacciati da una vecchia pazza, due giovanotti penetrati per caso in una casa nella quale si trova un cadavere… Nove racconti per una straordinaria antologia nella quale spicca Tre topolini ciechi, l’indimenticabile storia di sette persone intrappolate in una pensione isolata dalla neve, tra le quali si nasconde un assassino. Una trama mozzafiato, dalla quale l’autrice ricavò la famosissima pièce teatrale Trappola per topi.
(source: Bol.com)

Tre topolini ciechi

Calusa, sulla costa occidentale della Florida, è una città ricca ed esclusiva, anche se non più come in passato. Negli ultimi dieci anni o quindici anni, ondate di immigrati hanno cambiato la natura del posto e, secondo gli abitanti di vecchia data, non certo in meglio. Ciononostante tutta la comunità è sotto shock, quando Jessica Leeds, moglie di un noto proprietario terriero, viene brutalmente violentata. Le indagini della polizia conducono all’arresto di tre vietnamiti. Ma il processo che ne segue si conclude a sorpresa con il loro rilascio. Stephen, il marito di Jessica, è furibondo e minaccia pubblicamente di farsi giustizia da sè. Per cui, quando poco dopo i tre vietnamiti vengono trovati non solo uccisi, ma orrendamente mutilati, Stephen viene imprigionato senza neppure la possibilità di essere rilasciato su cauzione…

Tre terroni a zonzo. Lasciare Napoli o restare?

Studiosi e brillanti, tre amici di Napoli festeggiano la laurea con una birra e si chiedono che cosa fare ora. Ilaria ha la risposta e un biglietto in tasca: vuole viaggiare e guadagnare. A Milano l’aspetta una multinazionale, e pazienza se dovrà vivere in un buco, sgobbare a testa bassa, e sopportare i sospiri strappacuore di un padre che la vorrebbe con sé. Michele, architetto geniale e indolente, qualche dubbio ce l’ha, ma ha ricevuto un’offerta da Londra che in Italia manco si sarebbe sognato, e parte. La nostalgia della sua terra la coltiverà via Facebook, perché di sentimenti non si campa. E qui chi rimane? si domanda Diego Armando, che con un nome così non potrebbe certo vivere altrove. Accetta un posto precario all’università, dove il professor Tuccillo – nipote, figlio e cugino di inamovibili baroni – gli garantisce tanto lavoro in cambio di tantissime promesse. E nient’altro. Quando anche l’ultima si rivela una bufala, il ragazzo deve rassegnarsi: amare le proprie radici è un lusso che non si può permettere. Ma neppure gli amici, lanciatissimi e in carriera, sono soddisfatti, e giorno dopo giorno la nostalgia li consuma. Allora qual è la soluzione? chiede Antonio Menna: prepariamo giovani pieni di talento e li costringiamo ad andarsene. Forse una speranza esiste, e sta nell’ostinazione un po’ incosciente di chi crede che realizzarsi a Napoli – e anche nel resto d’Italia – non sia solo un’utopia.

I TRE TEMPI DEL DESTINO.

Tre mondi diversi che sono, in realtà, tre varianti della nostra Terra; tre dimensioni parallele la cui sorte è governata da una macchina che non si trova nel nostro spazio-tempo, ma in una zona extra-dimensionale dove la tecnologia avanzatissima permette agli artefici del destino di manovrare gli uomini e gli eventi storici come in un gigantesco gioco di marionette. Su uno dei temi preferiti da Fritz Leiber, la manipolazione della realtà ad opera di agenti a noi sconosciuti, un romanzo che fonde sapientemente scienza, suspense e mitologia nordica. Uno dei tre mondi, dominato da una spietata dittatura militare, sta per invadere quello più civile e progredito, e se ci riuscirà ne deriverà una catastrofe senza precedenti che trasformerà non solo uno dei tre mondi, ma tutta la trama del reale in un immenso deserto di morte. 

Tre tazze di tè

Nel 1993, lo scalatore americano Greg Mortenson, dopo un tentativo fallito di raggiungere la vetta del K2 e una difficile discesa che mette a repentaglio la sua vita, giunge nello sperduto villaggio di Korphe, nel Karakorum pakistano. Gli abitanti lo curano per sette settimane, e per sdebitarsi Greg promette loro che tornerà a costruire una scuola. “Tre tazze di tè” è la storia di quella promessa, delle difficoltà incontrate per mantenerla – in California, Greg rinuncia alla casa e vive in macchina per non sprecare i soldi dell’affitto – e della spettacolare riuscita dell’impresa: in una dozzina di anni Mortenson ha costruito non una ma cinquantacinque scuole, ha promosso in particolare l’istruzione delle bambine, da sempre escluse, e ha portato avanti la sua opera nelle zone dominate dai Talebani, anche dopo l’11 settembre e le guerre che hanno insanguinato una terra già martoriata.
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Tre storie del soprannaturale

Il soprannaturale come genere letterario appare sempre più come una specie di no man’s land, un’affascinante terra di nessuno tra la fantascienza, la classica storia di fantasmi, e la “realtà romanzesca” in generale. Non sorprenda dunque di trovare riuniti in uno stesso fascicolo di Urania tre narratori celebri in campi distantissimi. L’inglese Forsyth è l’autore di capolavori del top-secret come Il giorno dello sciacallo, Il Quinto Protocollo e L’alternativa del diavolo; Edith Wharton è l’americana oggi acclamata come fondatrice dell’autentico romanzo femminista; e Stephen King, come tutti sanno, è… Stephen King. In uno stesso fascicolo, sotto lo stesso segno del soprannaturale, tre storie “diverse” che non dimenticherete.
Indice:
Frederick Forsyth – La guida (The Shepherd, 1975)
Edith Wharton – La vigilia dei Santi (All Souls, 1985)
Stephen King – I Fornit (The Ballad of the Flexible Bullet, 1984)
Copertina di Karel Thole

Tre stanze per un delitto

Dopo l’ennesimo caso risolto, Hercule Poirot ha finalmente deciso di prendersi una vacanza. E visto che viaggiare è molto stancante, quale migliore destinazione di Londra stessa? Così, senza dire nulla a nessuno, ha affittato una camera in una pensione cittadina, deciso a godersi il meritato riposo, al riparo dagli assalti di chi cerca il parere del detective più famoso del mondo. Ma se, per una volta, Poirot non insegue il mistero, è il mistero a inseguire lui. Una sera, mentre è seduto a un tavolo di un piccolo locale, intento a gustare un delizioso caffè, irrompe una donna, sconvolta. Poirot le si avvicina, presentandosi come un poliziotto in pensione. La donna sembra spaventarsi ancora di più e gli chiede di assicurarle che non è più in servizio. Quando Poirot glielo conferma, lei gli confessa che sta per essere commesso un omicidio. La vittima è lei, e merita di essere uccisa. Per questo lui deve prometterle che non farà nulla per salvarla e non cercherà, successivamente, di trovare il colpevole. A quel punto la donna corre fuori dal locale e sparisce nella notte. Quanto c’è di vero in quel racconto? E i tre omicidi commessi a Londra quella stessa sera sono collegati alle parole della donna? A trentanove anni dalla sua ultima apparizione letteraria, Hercule Poirot, il detective più famoso e amato del mondo, ritorna per risolvere tre delitti apparentemente inspiegabili. Per la prima volta gli eredi di Agatha Christie hanno autorizzato che il personaggio inventato dalla scrittrice britannica nel 1920 faccia la sua ricomparsa, interpretato dalla penna di una nuova autrice. E la scrittrice chiamata a questo compito è Sophie Hannah, maestra inglese del thriller psicologico, i cui romanzi hanno venduto, nel solo Regno Unito, centinaia di migliaia di copie, vincendo numerosi premi e venendo tradotti in più di venti paesi. Il risultato è un romanzo straordinario, capace di dare vita, ancora una volta, al mito di Poirot, con il suo misto di ironia, mistero e strabilianti deduzioni.

Tre sorelle, un destino

Il mondo sembra crollare addosso a lady Gabriella Banning quando apprende della morte del fratellastro, il duca di Wickham, avvenuta nella sua piantagione a Ceylon. Chi si occuperà di Gabriella e delle sue giovani sorelle Claire e Elizabeth ora che tutti i beni passeranno, per discendenza, a un lontano cugino? Ma Gabriella non può perdersi d’animo e così… forzerà un po’ i disegni del destino.

Tre settimane, un mondo

Cinque bambini che reclamano attenzione. Un telefono che non smette di squillare. E in mezzo a tutto questo, la stesura di un romanzo. Nicholas Sparks è davvero esausto quando – con stupore – riceve un invito da parte di suo fratello Micah: un giro del mondo in tre settimane. Ma sarà il momento giusto per prendersi questa vacanza? Nicholas si lascia convincere, e da Machu Picchu alla Cambogia, i fratelli si lanciano in un tour turistico che presto si trasforma in un viaggio evocativo, dove i personaggi della loro infanzia riaffiorano nella memoria, dai genitori agli amici, ai protagonisti di mille avventure che hanno segnato, in modo a volte drammatico altre tenero e commovente, la loro esistenza.
(source: Bol.com)

Tre secondi

Piet Hoffman, nome in codice Paula, è da anni un infiltrato per conto della polizia svedese. Ma Piet è anche un uomo qualunque, che ama sua moglie e accompagna a scuola i suoi due bambini. Per stroncare il traffico di stupefacenti di una mafia dell’Est, è costretto a entrare da criminale in un carcere di massima sicurezza. Ma qualcosa va storto. A Piet, assolutamente solo, braccato a ogni passo, sembra non essere rimasta scelta. Se vuole proteggere la sua famiglia, deve diventare criminale in tutto e per tutto. Intorno a lui si muovono Ewert Grems, vecchio commissario cocciuto di Stoccolma, poliziotti che si addestrano in America, killer senza frontiera, gangster polacchi all’assalto dell’Occidente, politici spaventati che non esitano di fronte al crimine. Il lato più oscuro della società alza un muro impenetrabile, davanti a un uomo solo e alla sua paura.

Tre racconti

L’ultima opera compiuta di Flaubert. Filo conduttore dei tre racconti è la capacità di far intravvedere, grazie allo stile mirabile, una forma di trascendenza.

Tre piani

In Israele, nei pressi di Tel Aviv, si erge una tranquilla palazzina borghese di tre piani. Il parcheggio è ordinatissimo, le piante perfettamente potate allingresso e il citofono appena rinnovato. Dagli appartamenti non provengono musiche ad alto volume, né voci di alterchi. La quiete regna sovrana. Eppure, dietro quelle porte blindate, la vita non è affatto dello stesso tenore.
Al primo piano vive una coppia di giovani genitori, Arnon e Ayelet. Hanno una bambina, Ofri, che occasionalmente affidano alle cure degli anziani vicini in pen-sione. Ruth e Hermann sono persone educate, giunte in Israele dalla Germania, lui va in giro agghindato in giacca e cravatta, lei insegna pianoforte al conservatorio e usa espressioni come «di grazia». Un giorno Hermann, che da tempo mostra i primi sintomi dellAlzheimer, «rapisce» Ofri per un pomeriggio, scatenando una furia incontenibile in Arnon, inconsciamente e, dunque, irrimediabilmente convinto che dietro quel gesto, in apparenza dettato dalla malattia, si celi ben altro.
Al secondo piano Hani, madre di due bambini e moglie di Assaf, costantemente allestero per lavoro, combatte una silenziosa battaglia contro la solitudine e lo spettro della follia che, da quando sua madre è stata ricoverata in un ospedale psi-chiatrico, non smette mai di tormentarla. Un giorno Eviatar, il cognato che non vede da dieci anni, bussa alla sua porta e le chiede di sottrarlo alla caccia di creditori e malintenzionati con cui è finito nei guai. Hani non esita a ospitarlo e a trovare cosí un riparo alla sua solitudine. Salvo poi chiedersi se lintera vicenda non sia un semplice frutto dellimmaginazione e dei desideri del suo Io.
Dovra, giudice in pensione che vive al terzo piano, avverte limpellente bisogno di dialogare con il marito defunto e per farlo si serve di una vecchia segreteria telefonica appartenutagli. Ritorna in tal modo sul passato suo e di suo marito, sul loro ruolo di genitori-guardiani della vita del figlio Arad, ruolo che ha spinto questultimo dapprima a un tragico errore, poi a compiere un gesto estremo che lo ha escluso per sempre dalla loro vita.
Sorto da una brillante idea narrativa: descrivere la vita di tre famiglie sulla base delle tre diverse istanze freudiane Es, Io, Super-io della personalità, Tre piani si inoltra nel cuore delle relazioni umane: dal bisogno di amore al tradimento; dal sospetto alla paura di lasciarsi andare. E, come nella Simmetria dei desideri, lopera che ha consacrato sulla scena letteraria internazionale il talento di Eshkol Nevo, dona al lettore personaggi umani e profondi, sempre pronti, nonostante i colpi inferti dalla vita, a rialzarsi per riprendere a lottare.
Il nuovo romanzo dellautore della Simmetria dei desideri
«Una potente allegoria delle nostre paure piú profonde».
Ran Bin-Nun, Yedioth Ahronoth
«Il nuovo libro di Eshkol Nevo è lesperienza letteraria piú intensa che ho avuto questanno. Leggetelo. Non ve ne pentirete».
Guy Meroz
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### Sinossi
In Israele, nei pressi di Tel Aviv, si erge una tranquilla palazzina borghese di tre piani. Il parcheggio è ordinatissimo, le piante perfettamente potate allingresso e il citofono appena rinnovato. Dagli appartamenti non provengono musiche ad alto volume, né voci di alterchi. La quiete regna sovrana. Eppure, dietro quelle porte blindate, la vita non è affatto dello stesso tenore.
Al primo piano vive una coppia di giovani genitori, Arnon e Ayelet. Hanno una bambina, Ofri, che occasionalmente affidano alle cure degli anziani vicini in pen-sione. Ruth e Hermann sono persone educate, giunte in Israele dalla Germania, lui va in giro agghindato in giacca e cravatta, lei insegna pianoforte al conservatorio e usa espressioni come «di grazia». Un giorno Hermann, che da tempo mostra i primi sintomi dellAlzheimer, «rapisce» Ofri per un pomeriggio, scatenando una furia incontenibile in Arnon, inconsciamente e, dunque, irrimediabilmente convinto che dietro quel gesto, in apparenza dettato dalla malattia, si celi ben altro.
Al secondo piano Hani, madre di due bambini e moglie di Assaf, costantemente allestero per lavoro, combatte una silenziosa battaglia contro la solitudine e lo spettro della follia che, da quando sua madre è stata ricoverata in un ospedale psi-chiatrico, non smette mai di tormentarla. Un giorno Eviatar, il cognato che non vede da dieci anni, bussa alla sua porta e le chiede di sottrarlo alla caccia di creditori e malintenzionati con cui è finito nei guai. Hani non esita a ospitarlo e a trovare cosí un riparo alla sua solitudine. Salvo poi chiedersi se lintera vicenda non sia un semplice frutto dellimmaginazione e dei desideri del suo Io.
Dovra, giudice in pensione che vive al terzo piano, avverte limpellente bisogno di dialogare con il marito defunto e per farlo si serve di una vecchia segreteria telefonica appartenutagli. Ritorna in tal modo sul passato suo e di suo marito, sul loro ruolo di genitori-guardiani della vita del figlio Arad, ruolo che ha spinto questultimo dapprima a un tragico errore, poi a compiere un gesto estremo che lo ha escluso per sempre dalla loro vita.
Sorto da una brillante idea narrativa: descrivere la vita di tre famiglie sulla base delle tre diverse istanze freudiane Es, Io, Super-io della personalità, Tre piani si inoltra nel cuore delle relazioni umane: dal bisogno di amore al tradimento; dal sospetto alla paura di lasciarsi andare. E, come nella Simmetria dei desideri, lopera che ha consacrato sulla scena letteraria internazionale il talento di Eshkol Nevo, dona al lettore personaggi umani e profondi, sempre pronti, nonostante i colpi inferti dalla vita, a rialzarsi per riprendere a lottare.
Il nuovo romanzo dellautore della Simmetria dei desideri
«Una potente allegoria delle nostre paure piú profonde».
Ran Bin-Nun, Yedioth Ahronoth
«Il nuovo libro di Eshkol Nevo è lesperienza letteraria piú intensa che ho avuto questanno. Leggetelo. Non ve ne pentirete».
Guy Meroz

Tre millimetri al giorno

Durante una gita in barca, Scott Carey è esposto a una nube radioattiva. Qualche settimana pìu tardi, preoccupato per le proprie condizioni di salute, si sottopone ad alcuni controlli medici e scopre con sgomento che non solo sta perdendo peso, ma è anche diventato più basso: ha cominciato a rimpicciolirsi, in un processo irreversibile, di tre millimetri al giorno. In un crescendo da incubo infinito, Carey vede i suoi tentativi di proseguire una vita normale svanire e perdere di logica, per trasformarsi in una continua lotta per la sopravvivenza tra insetti giganti e pericoli impensabili. Ed è solo l’inizio del suo viaggio verso l’ignoto…
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Tre mani nella fontana

Roma, 73 dopo Cristo. Reduce dalla sua ultima avventura in Betica, Marco Didio Falco, l’investigatore privato più famoso dell’antica Roma, si gode finalmente i piaceri della vita familiare con Elena Giustina e la figlioletta Giulia Giunilla. Una notte però, durante un’amabile chiacchierata con il suo amico e socio Petronio Longo, assiste al ritrovamento dello strano oggetto che ostruisce una delle fontane pubbliche della città. I due si accorgono con orrore di avere davanti agli occhi una mano in decomposizione. II buonsenso suggerirebbe di non immischiarsi, ma l’istinto professionale li costringe a farsi carico di questo nuovo caso. Al primo ritrovamento ne seguono altri, sempre più raccapriccianti: un maniaco uccide le donne facendole a pezzi e se ne libera gettandole nelle ramificazioni dell’acquedotto cittadino. Aiutato dall’amico Petronio, dal console Giulio Frontino e dalla sagacia dell’amata Elena, Falco dà la caccia all’efferato assassino. Mentre le strade di Roma sono in festa, i tre indagano su sparizioni misteriose, famiglie di malavitosi, tenute di campagna, ed esplorano i segreti del complesso sistema di approvvigionamento idrico della Città Eterna. È una lotta contro il tempo: bisogna evitare che, in occasione dei prossimi Giochi, l’assassino faccia altre vittime. Le donne di Roma sono in pericolo, e fra queste anche una fanciulla che è molto cara a Marco Didio Falco.
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Tre inchieste dell’ispettore G.7

G.7 è uno strano tipo. Nella vita quotidiana sembra più giovane di quanto non sia, e ha modi così gioviali che si stenta a prenderlo sul serio. Ma appena comincia a seguire un caso il suo atteggiamento cambia. Si chiude in se stesso. E, cosa più strana, assume un’aria timida che non si addice affatto all’immagine convenzionale del poliziotto. Mi è capitato di vedergli condurre un interrogatorio: ci mancava poco che si mettesse a balbettare. Nessuna ostentazione. Nessuna spavalderia. Semmai un certo imbarazzo, come se si sentisse fuori posto. Per ore e ore non fa il minimo accenno all’inchiesta. Beve. Mangia. Segue con lo sguardo il viavai della strada. Mi risponde a monosillabi. E alla fine, vedendogli prendere una decisione improvvisa, mi rendo conto con mio grande stupore che la sua mente non ha smesso un istante di lavorare.