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Troppo tardi

Una ragazzina di provincia in cerca del fratello scomparso fra le mitiche strade polverose di Hollywood; un medico radiato dall’albo e pronto a secondare le fughe di un’esclusiva clientela nei paradisi artificiali; due attrici che la celebrità ha sprofondato nei vortici della corruzione e del ricatto; un gangster temibile che ammicca nell’ombra; e poi Philip Marlowe, l’ultimo degli investigatori privati, il moralista senza morale. Nel potente affresco di un’America leggendaria, tutta sesso, soldi e solitudine, con tanto di donne dalle lunghissime unghie laccate, alcolizzati tremebondi e senza scrupoli, lestofanti di quart’ordine.

Troppo bello per dire di no

Dall’autrice del bestseller Scommessa indecente The Billionaire Boys Club Series Il Billionaire Boys Club è una società segreta formata da sei uomini, incredibilmente ricchi, che hanno giurato di avere successo a tutti i costi anche in amore… Il magnate immobiliare Hunter Buchanan ha un passato oscuro, di cui porta ancora addosso le cicatrici. Per questo vive come un recluso nella sontuosa tenuta di famiglia. Hunter era disposto a rinunciare ai sentimenti, fino a quando non ha visto una donna dai lunghi capelli rossi e dalla bellezza enigmatica e ha deciso di architettare un piano per conoscerla. Gretchen Petty ha bisogno di uno stipendio e di dare una svolta alla sua vita. Così, quando le si presenta un’occasione di lavoro in una ricca tenuta a New York, la coglie al volo. Ma se può trascurare le stranezze del nuovo incarico, non le riesce invece di ignorare l’aspetto attraente del nuovo capo e il suo temperamento imprevedibile. Hunter teme che il suo piano possa fallire prima ancora di essere messo in atto, ma Gretchen gli dimostrerà che la vita può essere piena di sorprese… Gli uomini possono avere soldi e potere, ma una donna può sempre metterli in ginocchio «Questa è una delle serie migliori che abbia letto da parecchio tempo. Non vedo l’ora di iniziare il terzo libro e non vorrei mai finire il secondo. Non esitate a comprarla, non rimarrete delusi!» «Ho amato ogni libro che Jessica Clare ha scritto… Questo secondo romanzo della serie Billionaire Boys Club mi ha lasciato senza fiato!» Jessica ClareÈ lo pseudonimo con cui l’autrice firma i suoi libri erotici. Scrive storie paranormali con il nome di Jessica Sims e come Jill Myles è autrice di romanzi di vario tipo, dagli urban fantasy alle storie di zombie. Vive in Texas. La Newton Compton ha già pubblicato Scommessa indecente, primo volume della serie dedicata ai membri del Billionaire Boys Club.

Troppo anche per un sogno

Una richiesta d’aiuto da parte di una ragazzina che si è messa nei guai è sufficiente a Dinah per partire da Vancouver con un’automobile poco affidabile e precipitarsi in Messico pur senza sapere una parola di spagnolo. Quando però l’auto si guasta è Dinah ad avere bisogno di aiuto, e il suo soccorritore è Joe, una specie di vagabondo dalle mille risorse e dall’innegabile fascino che in breve diventa il suo compagno di viaggio…

Troppo amore

È con un vero e proprio tonfo al cuore che María José alza la cornetta quando la segretaria le dice che un certo Jaime González la cerca. Benché sia passato tanto tempo, la voce di Jaime, il compagno dell’Accademia delle Belle Arti, la avvolge in una morbida sensualità. La notizia che lui ha da darle è dolorosa: Marcos, un loro compagno, si è suicidato. Le ventiquattro ore che vanno dalla telefonata di Jaime al momento in cui si ritrovano uno di fronte all’altra, al funerale dell’amico, offrono a María José l’occasione per ripercorrere la storia degli anni della gioventù all’accademia, dell’incontro con Jaime e Marcos, di un’amicizia a tre che dalla complicità è, quasi naturalmente, sfociata in un legame erotico tanto disinibito, quanto tormentato.

Troppi morti, commissario Marè

Una serie di omicidi. Un parroco, un ispettore di polizia, un magistrato e un preside vengono uccisi spietatamente. Nessun legame tra di loro. La firma sembra però la stessa: un maniaco religioso, investitosi di un’aberrante missione punitrice. Accanto alle vittime vengono infatti trovate pagine strappate della Bibbia che stigmatizzano i peccati che hanno meritato una punizione. Questa volta Marè ha bisogno, per la sua indagine, dell’aiuto di uno strano monaco laico, che lo accompagni nella discesa all’inferno di una Roma in apparenza perbene, dove più nascoste e indecifrabili si rivelano le dicotomie tra il bene e il male, tra criminali e brave persone, tra mansuetudine e ferocia.

Troppi clienti

“Wolfe era alla scrivania, con un libro in mano, sprofondato nell’unica poltrona al mondo capace di contenerlo, costruita su suo disegno e sotto la sua supervisione. La lampada da lettura infissa nella parete sopra la sua spalla sinistra era l’unica accesa nella stanza. A quel modo, col riflesso che lo prendeva di scorcio, sembrava ancora più grosso. Come una montagna con dietro il sole nascente. Quando entrai e accesi la luce centrale per ridurlo a proporzioni più normali, parlò. Disse: – Mh…” . Il pachidermico investigatore è alle prese con ‘troppi clienti” dell’alta finanza, con una società minacciata da uno scandalo, con parecchie situazioni morali sulle quali stendere un velo pietoso e con un morto ammazzato. La vicenda è molto ingarbugliata, ma a sbrogliarla, oltre a Nero Wolfe, ci pensa Archie Goodwin, deciso a servire all’ispettore Kramer il colpevole su un vassoio d’argento e a salvare reputazione e onorari della ditta.

Troppe puttane! Troppo canottaggio! Da Balzac a Proust, consigli ai giovani scrittori dai maestri della letteratura francese

La letteratura come arte marziale nei consigli di sette grandi scrittori francesi: Balzac, Baudelaire, Flaubert, Gide, Maupassant, Proust e Zola. Suggerimenti, segreti svelati e lezioni esistenziali a beneficio di chi sogni di dare un giorno alle stampe il suo capolavoro. Dopo una vita di mondanità, Marcel Proust si ritirò in una camera insonorizzata per dedicarsi alla Recherche. Balzac trovava invece nel gran frastuono del mondo il contesto ideale per scrivere un romanzo dopo l’altro. Baudelaire faceva della misantropia una virtù, mentre Flaubert poteva ossessionarsi per giorni interi su una virgola da spostare. E tutti loro, con la generosità dei grandi, hanno messo i segreti della loro arte a disposizione di chi volesse farli propri: nelle lettere spedite ad apprendisti scrittori, in piccoli saggi, oppure disseminandoli come indizi nei loro stessi romanzi. Filippo D’Angelo ha raccolto il meglio di questo materiale, ha isolato i passi più utili e significativi, ma anche quelli più sorprendenti e scandalosi, regalandoci un prezioso manuale di scrittura e al tempo stesso il racconto appassionante di come gli autori di romanzi immortali inventarono se stessi.
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### Sinossi
La letteratura come arte marziale nei consigli di sette grandi scrittori francesi: Balzac, Baudelaire, Flaubert, Gide, Maupassant, Proust e Zola. Suggerimenti, segreti svelati e lezioni esistenziali a beneficio di chi sogni di dare un giorno alle stampe il suo capolavoro. Dopo una vita di mondanità, Marcel Proust si ritirò in una camera insonorizzata per dedicarsi alla Recherche. Balzac trovava invece nel gran frastuono del mondo il contesto ideale per scrivere un romanzo dopo l’altro. Baudelaire faceva della misantropia una virtù, mentre Flaubert poteva ossessionarsi per giorni interi su una virgola da spostare. E tutti loro, con la generosità dei grandi, hanno messo i segreti della loro arte a disposizione di chi volesse farli propri: nelle lettere spedite ad apprendisti scrittori, in piccoli saggi, oppure disseminandoli come indizi nei loro stessi romanzi. Filippo D’Angelo ha raccolto il meglio di questo materiale, ha isolato i passi più utili e significativi, ma anche quelli più sorprendenti e scandalosi, regalandoci un prezioso manuale di scrittura e al tempo stesso il racconto appassionante di come gli autori di romanzi immortali inventarono se stessi.

Tropico del cancro

Nell’incantata, effervescente Parigi degli anni trenta, precisamente nel 1934, viene pubblicato da un piccolo editore un libro intitolato “Tropico del Cancro”: sarà la miccia di uno scandalo morale e di un’insurrezione letteraria che attraverserà tutto il secolo. Negli ambienti più conservatori si parla di pornografia, nei caffè avanguardisti si inneggia alla rivoluzione: la verità è che “Tropico del Cancro” è uno dei grandi capolavori della letteratura novecentesca, un romanzo autobiografico insostituibile per la forza e la fluidità del suo linguaggio, la potenza del suo immaginario, la vivida resa degli ambienti e dei caratteri. È lo stesso Miller a parlarci di sé in prima persona, a raccontarci dei suoi amici, dei miseri eppure vibranti quartieri che attraversano e vivono. Di ubriachezza in ubriachezza, di donna in donna, di rissa in rissa, di illuminazione in illuminazione. Con una scrittura travolgente e fluviale, che trasfigura ogni evento delle piccole, eccezionali vite che sono le vite di tutti noi, facendole diventare un’epica nuova, l’epica dell’essere umani, un’epica che cantiamo tutti ritrovando in noi la sete di libertà di questo scrittore. Con contributi di Mario Praz.

Il Trono di Spade 3. Tempesta di Spade, Fiumi della Guerra, Il Portale delle Tenebre.

Dopo la morte di re Renly Baratheon gli avversari che si contendono il Trono di Spade sono ridotti a quattro. Il gioco di alleanze, inganni e tradimenti si fa sempre più spietato, sempre più labirintico, e l’ambizione dei contendenti non ha limite. Sui quattro re e sui paesaggi già devastati dalla guerra incombe la più terribile delle minacce: dall’estremo nord un’immane orda di barbari e giganti, mammut e metamorfi sta lentamente scendendo verso i Sette Regni. E con il “popolo libero” dei bruti, un pericolo ancora più spaventoso si avvicina: gli Estranei, guerrieri soprannaturali che non temono la morte. Perché alla morte già appartengono? Gli indeboliti, dilaniati guardiani della notte sanno che i loro giorni potrebbero essere contati. Spetterà a Jon Snow, il bastardo di Grande Inverno, ergersi per una disperata, eroica, ultima difesa. Forse, la guerra per il potere supremo è ancora tutta da giocare.

Il Trono di Spade 2. Il Regno dei Lupi, La Regina dei Draghi.

Nel cielo dei Sette Regni, travolti da una guerra devastatrice, compare una cometa dal sinistro colore di sangue. È l’ennesimo segno di immani catastrofi che si stanno preparando? L’estate dell’abbondanza sembra ormai definitivamente passata, e ben quattro condottieri si contendono ferocemente il Trono di Spade. Intanto al di là del mare caldo l’orgogliosa principessa in esilio Daenerys Targaryen è pronta a rischiare tutto per la corona che le appartiene di diritto. Solo per lei, forse, la cometa di sangue non è un presagio di tragedia ma l’araldo della riscossa¿ Mentre lo scontro continua, qualcuno tesse un’inesorabile tela di morte. All’estremo Nord, oltre la Barriera di ghiaccio, forze oscure vanno facendosi sempre più minacciose… In una terra di sinistra magia e violenza, ma anche di eroismo e passione, è ambientato il secondo volume della saga “Le cronache del ghiaccio e del Fuoco”, l’attesissimo seguito de Il Trono di Spade e Il Grande Inverno.

Il trono di Giada. Temeraire

Laurence ha a lungo solcato i cieli sul dorso di Temeraire nella guerra contro la Francia di Napoleone. Ma la Cina ha scoperto che il prezioso dono destinato all’impero francese é finito nelle mani sbagliate, ed è pronta a scendere in guerra se la creatura non sarà restituita ai legittimi proprietari. Laurence non vorrebbe collaborare: il legame col drago è ormai troppo forte, e l’idea di separarsi da lui gli è intollerabile; eppure è costretto ad accompagnarlo nel lungo viaggio verso l’Estremo Oriente, un viaggio denso di pericoli e insidie ben al di là di ogni immaginazione.
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Troilo e Cressida

“Se prendiamo l’Amleto come perno del corpus shakespeariano, Troilo viene dopo, e gli somiglia. È un testo difficile, problematico, sperimentale. Come nell’Amleto tutto è doppio, a cominciare dal suo protagonista principe e clown, tragico e comico, così nel Troilo tutto è bifronte, tutto si sdoppia. Dramma ‘dialettico’, o commedia ‘amara’, molto amara, addirittura dark, Troilo e Cressida si incentra sulla demoralizzazione degli eroi, sulla disintegrazione dei valori. Domina un sentimento di corruzione, di marciume – altro che in Danimarca! Qui ci sono eroi arrivati a uno stadio di degenerazione quasi teppistica. Ci sono amanti, il cui amore si liquefa in una lubrica promiscuità. Le virtù positive della fedeltà e della devozione si putrefanno, i valori si degradano. […] In immediata apertura, del resto, il Prologo in armi avanza per dire agli spettatori che si mettano a proprio agio, e si dispongano all’inquietante verità che in guerra il male e il bene si confondono. L’etica è il primo danno collaterale della guerra, il primo valore a perdersi. Di seguito periscono l’amore, l’onore, la speranza. In guerra la forza travolge il diritto, il potere si confonde con il volere, il volere con l’appetito, e l’appetito, ‘lupo universale’, di tutto farà preda, fino a divorare se stesso.” Dall’introduzione di Nadia Fusini
Con testo originale
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“Se prendiamo l’Amleto come perno del corpus shakespeariano, Troilo viene dopo, e gli somiglia. È un testo difficile, problematico, sperimentale. Come nell’Amleto tutto è doppio, a cominciare dal suo protagonista principe e clown, tragico e comico, così nel Troilo tutto è bifronte, tutto si sdoppia. Dramma ‘dialettico’, o commedia ‘amara’, molto amara, addirittura dark, Troilo e Cressida si incentra sulla demoralizzazione degli eroi, sulla disintegrazione dei valori. Domina un sentimento di corruzione, di marciume – altro che in Danimarca! Qui ci sono eroi arrivati a uno stadio di degenerazione quasi teppistica. Ci sono amanti, il cui amore si liquefa in una lubrica promiscuità. Le virtù positive della fedeltà e della devozione si putrefanno, i valori si degradano. […] In immediata apertura, del resto, il Prologo in armi avanza per dire agli spettatori che si mettano a proprio agio, e si dispongano all’inquietante verità che in guerra il male e il bene si confondono. L’etica è il primo danno collaterale della guerra, il primo valore a perdersi. Di seguito periscono l’amore, l’onore, la speranza. In guerra la forza travolge il diritto, il potere si confonde con il volere, il volere con l’appetito, e l’appetito, ‘lupo universale’, di tutto farà preda, fino a divorare se stesso.” Dall’introduzione di Nadia Fusini
Con testo originale 

Troia

In un grande racconto corale, la guerra che cambiò il corso della Storia Solone, il famoso statista ateniese del VI secolo, in visita in Egitto durante il suo primo, volontario esilio, si imbatte in una serie di documenti riguardanti la guerra di Troia, conclusasi ormai da seicento anni. Tutto farebbe supporre che la ben nota vicenda celebrata da Omero, con il suo corollario di dèi e di eroi, sia stata solo la trasposizione epica dei fatti realmente accaduti, innescati da motivazioni economiche e politiche ben più che dal famoso “”rapimento”” di Elena. In questa versione, venuta a cadere l’aura del mito, Achille, Odisseo, Menelao, Agamennone, Ettore, Enea e Paride appaiono segnati da tutte le loro debolezze umane e dalle loro vanità. Ma i veri protagonisti del romanzo sono i componenti di una variopinta comunità di mercanti che ha scelto come base un’isola deserta dell’Egeo; sono guidati dall’assiro Ninurta, dotato di fiuto nei commerci e di grande abilità diplomatica, e dalla bella e saggia Tashmetu, un tempo schiava, che diventerà la sua compagna. Accanto a loro, una folla di figure affascinanti: tra gli altri, il geniale inventore Tsanghar, la misteriosa Lamashtu e Djoser, il riflessivo egizio che si incarica di redigere per i posteri la narrazione degli eventi. Per trasmettere a Priamo un’ambasciata che potrebbe rivelarsi di importanza vitale, e per più concrete ragioni d’affari, Ninurta e i suoi compagni decidono di ancorare le proprie navi al largo di Troia, trovandosi coinvolti nell’assedio e nel conflitto che si concluderanno con la distruzione della città. Ma le loro avventure non finiscono qui: al ritorno nella loro Isola dei Mercanti li aspettano nuovi pericoli, dietro ai quali si cela la crudeltà del Vecchio Scuro, temibile sacerdote dai poteri apparentemente soprannaturali. Questa poderosa materia narrativa, fatta di intrighi, tradimenti, massacri, fughe e tempestosi viaggi per mare, è intessuta da Haefs in un racconto ricco di tensione, acceso da un erotismo gioioso e modulato su una disincantata ironia. Sotto gli occhi del lettore il mondo della tarda età del bronzo acquista vita e corpo, e il conflitto fra achei e troiani si configura come lo scontro fra due civiltà: il raffinato Oriente in decadenza e la cultura occidentale ai suoi albori, razionalista e cinica.

Tristi tropici

“Ho cercato la mia strada molto a lungo. In etnologia sono un completo autodidatta. Una prima rivelazione l’ho avuta per ragioni inconfessabili: smania d’evasione, desiderio di viaggiare.” Queste parole di Claude Lévi-Strauss riassumono il senso di “Tristi Tropici”, resoconto delle spedizioni compiute dall’autore nel Mato Grosso e nella foresta amazzonica. Quando Lévi-Strauss, nel 1934, arrivò a Sào Paulo per ricoprire la cattedra di sociologia all’università, il suo interesse per l’antropologia era ancora una passione non concretizzata. Una volta giunto in Brasile, la curiosità per le culture indigene e il desiderio di visitare un paese in gran parte inesplorato lo spinsero a organizzare una serie di ricerche “sul campo”. Entrò così in contatto con le tribù autoctone, potè conoscerne direttamente le usanze e la vita quotidiana. Di ritorno da quel lungo viaggio, Lévi-Strauss lasciò calare il silenzio su quell’esperienza: non una parola che ricordasse le difficoltà, i rischi che gli incontri con civiltà indigene gli avevano procurato. Quindici anni più tardi, decise di raccontare ciò che aveva visto e vissuto. E nel 1955 uscì questo saggio, che cambiò per sempre i destini dell’antropologia ma che è soprattutto un racconto vivo dove si intrecciano descrizioni degli uomini e della natura, aneddoti, considerazioni filosofiche e narrazione dell’avventura quotidiana del ricercatore.
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Tristano muore: una vita

Un’estate torrida in una vecchia casa in Toscana. Qui Tristano vive la sua lunga agonia: una cancrena gli divora la gamba, i dolori sono lancinanti e la malattia si estende a tutto il corpo. Lo assiste la vecchia Frau, la stessa che da bambino gli raccontava fiabe e poesie in tedesco, affinché imparasse la lingua. In uno stato allucinatorio, Tristano vecchio e incattivito, racconta di sé ad uno scrittore perché sia testimone della sua agonia e dei ricordi di una vita. Fantasmi di donne amate si sovrappongono nel delirio e poi la guerra, combattuta in Grecia, la scelta della libertà e della Resistenza. Alla fine della vita tutto appare uguale a se stesso, un incubo che tutto sovrasta e tutto circonda.