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Madame Strauss. I gialli di Milano

Sembrava un omicidio come tanti: una maestra di pianoforte colpita alla tempia da una bottiglia di cristallo, il corpo riverso sul pavimento del salotto di casa sua, nel centro di Milano, dietro l’Università Statale. Eppure, in quella ventosa mattina di marzo, tra i lampi del fotografo e le rilevazioni della scientifica, il commissario Ambrosio ha la sensazione che quel delitto gli darà del filo da torcere. E, in queste faccende, raramente sbaglia. Alma Luraghi, la vittima, era una donna dalla personalità complessa: mite e sensibile, ma anche cocciuta e sospettosa. Soprannominata Madame Strauss, divorziata e poi vedova, era stata da giovane una vera bellezza e ora si divideva tra i nipoti, i tre allievi e i ricordi. Ma negli ultimi tempi viveva barricata nel suo appartamento, cui era visceralmente legata, per paura dello sfratto. E chi l’ha uccisa, a quanto pare, lo sapeva bene…
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Madama Sbatterflay

”Non ci resta che ridere, care madame sbatterflay. Anche se lo spread sale e il walter scende, e a noi rimane solo il bandolero stanco, il nostro bell’addormentato nei boxer. Anche se in tempi di vacche magre (beate loro!), i politici fanno a gara a chi la combina più grossa, se Emi(nens) non paga l’Imu, il Berlu alza i tacchi, e l’uomo del Monti dice no. Se siamo passati dall’onorevole Bocchino all’onorevole Passera. Se certa gente non sa più cosa inventarsi: lo scaldawalter e il pisciavelox, i preservativi firmati e il certificato di garanzia per la jolanda. Se Belén va con Belìn, Carlà è sempre più snob e George Clooney sempre più tronco di pino.” Ci deve essere un motivo per cui Luciana Littizzetto è la comica più letta d’Italia.
Forse perché nessuno, come lei, riesce a mettere a fuoco i nostri grandi difetti e le nostre piccole debolezze. Perché nei suoi monologhi sono ugualmente nudi il re e tutti i suoi sudditi. Perché, anche in questo nuovo libro, parlando della jolanda e degli altri paesi bassi, crea una visione del mondo (una walterschauung) tutta sua, capace di compiere un miracolo: farci divertire anche quando non c’è proprio niente da ridere.
(source: Bol.com)

Macroscopio

Sotto l’azione del raggio misterioso, la carne umana lentamente si liquefaceva, mettendo a nudo le ossa e gli organi vitali, il fegato, gli intestini, i polmoni che pompavano aria, il cuore ancora palpitante nella cavità toracica…finchè tutto non fu ridotto ad una massa fluida, gelatinosa. Ivo Archer e i suoi compagni di fuga, l’impassibile Groton appassionato di astrologia, sua moglie Beatrix, l’enigmatica Afra e Brad Carpenter, un uomo dall’intelligenza notevolmente superiore alla media ma ridotto a una specie di larva insensibile, sono costretti a sottoporre i loro corpi a un processo di liquefazione che li ridurrà allo stato di protoplasma per poter sfuggire alla pattuglia spaziale delle nazioni unite che vuole recuperare o distruggere la prestigiosa realizzazione delle tecnologie più avanzate della Terra, il “Macroscopio”, a bordo del quale Archer e i suoi amici sono fuggiti da una base lunare. Soltanto Schoen, un individuo eccezionale, potrà trovare la soluzione al loro problema: scongiurare il pericolo di intercettare col macroscopio un’ onda mortale che, rivelando segreti troppo smisurati per la comprensione umana, distrugge le cellule dei cervelli che riescono a captarla. Ma Schoen non può, o non vuole, intervenire e l’incarico di salvare i quattro fuggitivi – e con loro il genere umano, altrimenti destinato a un inevitabile decadimento psichico e a un ritorno allo stato animalesco – spetta a Ivo Archer, un individuo normale e con un quoziente di intelligenza di poco superiore alla media…ma quale segreto nasconde la realtà di quest uomo?

Le macchine infernali (Urania)

Dopo aver dato due seguiti al ciclo di Blade Runner e aver esplorato un futuro alla H.G. Wells nella Notte dei Morlock, K.W. Jeter ci trasporta nella Londra del XIX secolo, la madre di tutte le città della fantascienza. E a Londra vive George Downer, che un giorno eredita lo stranissimo negozio di suo padre. Un negozio di ordigni meccanici che nessuno sa esattamente a cosa servano, finché arriva uno sconosciuto con una macchina ancora più sbalorditiva da riparare… e una moneta inesistente per saldare il conto. Da qui prende le mosse il romanzo più movimentato di Jeter, considerato in tutto il mondo come un capolavoro dell’avventura steampunk.

La macchina stregata

**SENTII IL PEDALE DEL FRENO CHE SI ABBASSAVA DI COLPO… E RESTAVA GIÙ.**
Gli penumatici stridettero. La macchina slittò senza controllo. Cercai di manovrare il volante, ma non servì a niente. La macchina ruotò su se stessa. Terrorizzato, lanciai un grido. L’auto sfrecciò fuori strada…
Schiacciò e sradicò alcuno cespugli e continuò a slittare e sobbalzare. Stava saettando verso un gruppo di alberi!

La macchina per pensare

Partendo dalle origini della vita, e seguendo l’itinerario dell’evoluzione, il libro esplora il nostro lontanissimo passato e il nostro vicinissimo futuro: i computer, i robot, l’intelligenza artificiale e le nuove armi. Al centro di tutto il discorso sta il nostro cervello, formatosi attraverso una lunga storia biologica e culturale.

La macchina pensante

Un uomo e una giovane donna fuggono insieme da un ballo in maschera: ma lui, dietro il travestimento da ladro, non è l’uomo che la donna crede di conoscere. Tutt’altro. Così inizia questo poliziesco, che porta il lettore a seguire la brutta avventura di Dorothy Meredith; un’avventura che si avvia alla conclusione solo quando scende in campo Augustus Van Dusen, la Macchina Pensante.Jacques Futrelle(1875-1912), americano nonostante il nome, dopo le prime esperienze di giornalismo pubblicò dei romanzi polizieschi in cui compariva un nuovo tipo di investigatore, il coltissimo Augustus Van Dusen, significativamente chiamato ”la Macchina Pensante”. Degno discepolo di Sherlock Holmes, Van Dusen è un vero ”scienziato” dell’indagine. Futrelle, le cui opere anticipano i metodi di John Thorndyke, l’investigatore ”scientifico” creato da Freeman, incontrò una prematura morte nel disastro del Titanic, nel 1912.
(source: Bol.com)

La macchina Par-Pen

Un tecnico ingenuo, un gatto invadente e un barattolo di nutella sono tutto quello che basta per costruire una macchina che legge il pensiero. Una fidanzata scorbutica, un falso magazzino di pesce all’ingrosso, un reparto dei servizi segreti e una famiglia campione: questi invece gli ingredienti della storia a lieto fine di un esperimento di successo che finisce male.

La macchina morbida

Il mondo che molti identificano con gli scenari di “Blade Runner” era già stato disegnato anni prima, e con più venefiche insinuazioni, da William Burroughs, soprattutto nella Macchina morbida. È un mondo intermedio fra l’organico e l’inorganico, dove la droga – ogni sorta di droga – costituisce il collante universale, e la paranoia, con la sua inclinazione a trovare in tutto – e in primo luogo nella mente dei singoli come della società – qualche perverso agente di controllo, costituisce la lingua franca, l’unica in cui personaggi larvali sono in grado di intendersi. Ma quel che fa la grandezza di Burroughs è la precisione di ciò che vede, l’individuazione tenace dell’immagine. Una precisione grazie alla quale la sua prosa si sottrae a quella genericità che minaccia tanta parte della science fiction. A suo modo, Burroughs è un narratore verista, uno Zola dei rifiuti metropolitani, che non si dedica alla saga dei Rougon-Macquart ma a quella dell’ispettore Lee e della Polizia della Nova oltre che delle forze oscure serpeggianti nel pianeta. “La macchina morbida” – secondo volume di una tetralogia che comprende, oltre a “Pasto nudo”, “The Ticket That Exploded” e “Nova Express”, entrambi di prossima pubblicazione – ha conosciuto più versioni: la prima è apparsa a Parigi nel 1961, la seconda a New York nel 1966, e la terza, su cui si fonda questa traduzione, a Londra nel 1968.

La macchina in Corsia Undici

Il terrore attraverso l’elettroshock, come nessuno ha mai osato raccontarlo. Un classico dimenticato della narrativa nera.

MACCHINA DI D.I.O. 1975

HARLIE era il più avanzato computer del mondo. I suoi circuiti erano così simili a quelli del cervello umano che era capace non soltanto di risolvere i problemi più complessi, ma anche di fornire giudizi autonomi, di porre domande, di pensare in maniera indipendente. Ma da qualche tempo, HARLIE aveva cominciato a manifestare lunghi periodi di incoerenza e questo poneva a Auberson, lo scienziato che lo aveva programmato, gravi problemi, tanto più che i membri del consiglio di amministrazione della società a cui HARLIE apparteneva lo avevano posto davanti a un aut-aut: il Computer cessava di comportarsi in modo irrazionale e diveniva di qualche utilità per la compagnia o l’intero progetto sarebbe stato abbandonato e HARLIE smantellato. Auberson aveva spiegato a HARLIE quale pericolo correva e gli aveva detto di programmare qualcosa per se stesso che potesse renderlo utile. Tuttavia, neppure nei suoi sogni più folli – o nei suoi incubi – lo scienziato avrebbe potuto immaginare la terrificante risposta che il Computer gli avrebbe, alla fine, fornito. Questo libro è arrivato in finale al premio Hugo 1973.

La macchina della creazione

Accanto a Riverworld, il Mondo del Fiume, la più grande creazione di Philip José Farmer è il ciclo dei Fabbricanti di Universi, una sequela di avventure entusiasmanti che rappresentano la quintessenza delle infinite possibilità della fantascienza. Fra i vari segreti della natura, infatti, la razza dei Signori ha scoperto quello per fabbricare interi mondi, veri e propri universi privati popolati a loro piacimento. Fra essi vi è il Pianeta dei Molti Livelli, un mondo a piramide simile alla Torre di Babele, su cui si affollano figure storiche, mitologiche e fantastiche degne del più folle catalogo dell’immaginario. Le avventure di Robert Wolff, in realtà un Signore spodestato di nome Jadawin, e di Paul Janus Finnegan, alias Kickaha, si dipanano in cinque fantastici romanzi. Ora Farmer ha regalato a tutti gli
appassionati un nuovo attesissimo episodio, dove Kickaha e la fedele Anana si ritrovano a combattere l’acerrimo nemico di sempre, Orc il Rosso, ma stavolta la posta in gioco è la più alta che si possa immaginare… perché uno strano mistero circonda l’ultimo rappresentante di una razza antichissima, anteriore al dominio dei Signori e forse ancora più potente di loro. E se il segreto della creazione degli universi sembra custodito nel fantastico Mondo di Zazel, come trovare la via giusta nel labirinto fra le dimensioni?
Soprattutto, i due acerrimi nemici, Kickaha e Orc, devono impedire che sia l’altro ad arrivarci per primo, perché ciò vorrebbe dire la conquista di un potere senza più limiti…

La macchina dell’eternità

Bossy aveva ragione. Sempre. Invariabilmente. Era limitata solo dal fatto che doveva basarsi su dati reali, e non assunti teorici, su cui lavorare. Partendo da questi fatti le sue conclusioni e predizioni erano inevitabilmente esatte. Bossy era stata disegnata come un servomeccanismo per la guida degli aeroplani ma presto era diventata qualcosa di molto più importante: un supercomputer. E come avrebbe accolto il mondo questa nuova scoperta della tecnologia che avrebbe potuto risolvere tutti i suoi problemi? A braccia aperte e con grida di esultanza, forse? No, perché per quattro decadi il mondo era stato nella morsa di un ferreo controllo d’opinione e Bossy rappresentava una seria minaccia a questo dominio. perciò Bossy doveva rimanere nascosta, assieme ai suoi compagni, Joe Carter, l’unico vero telepate del mondo, i due brillanti professori che erano responsabili della sua creazione e Mabel, la prima donna ad esser ringiovanita da Bossy. Sì, proprio ringiovanita. Perché Bossy era in grado di offrire all’umanità anche questo dono: l’immortalità. Ma solo a chi è in grado di rifiutare tutti i pregiudizi in cui è sempre vissuto e pensare con una mente più malleabile. Ma tutti volevano l’immortalità, e la volevano con un desiderio fisso e bruciante. E la tensione andava crescendo, le folle diventavano irrequiete e incontrollabili, i militari sempre più impazienti. Il mondo era sull’orlo della catastrofe e solo Joe Carter poteva fermarlo… Un classico della fantascienza, premio Hugo nel 1955, un’opera ricca di avventura e di azione ma anche di profondi concetti filosofici che la elevano nettamente al di sopra degli standard del genere.

La macchina del presagio

La guerra è terminata. Il mondo della vita ha finalmente prevalso. Richard, Kahlan e i loro amici sono riusciti a riportare la pace in tutto l’Impero D’Hariano. Nell’aria si respira trepidazione per ciò che il futuro ha in serbo, eppure, sempre più persone vengono visitate da visioni inquietanti e manifestano un interesse fuori dal comune per la profezia e i suoi oscuri segreti. Quando l’occasione festosa del matrimonio di Cara e Benjamin viene rovinata da orrendi delitti e predizioni di morte, appare chiaro che una nuova minaccia si sta facendo strada. Le premonizioni improvvise e accurate, e le presenze misteriose che seguono da vicino Richard e Kahlan, sembrano legate alla scoperta di una strana macchina dei presagi nel cuore del Palazzo del Popolo, che agisce attraverso dei simboli impressi su lamine di metallo. E quando Kahlan scompare improvvisamente sotto l’effetto di un incantesimo, e le perplessità dei rappresentanti dell’Impero sfociano in subdoli giochi di potere, il momento di intervenire è arrivato, ma quale sarà il prezzo da pagare?

La macchina dei sogni

« Quando è al meglio della sua forma, non c’è alcun autore di fantascienza che eguagli Clifford Simak ». Cosi scrisse James Blish, che fu uno dei critici più
severi nell’ambito del nostro genere letterario. E in questi tre romanzi brevi inediti, scelti da lui stesso, Simak è davvero al vertice delle sue possibilità.
Non solo perchè si tratta di opere nate negli Anni Cinquanta, cioè nel suo « periodo d’oro », al quale risalgono i suoi capolavori.
Ma soprattutto in quanto le doti narrative di Simak vi appaiono nel loro più compiuto sviluppo, accentrate attorno ad un tema a lui
particolarmente congeniale: quello della ricerca dei valori essenziali in un mondo che ha reciso ogni legame con il passato e con la tradizione.
Nella prima storia (che da il titolo al volume) si ricercano nuovi universi, individuali e collettivi, affidandosi al sogno per sfuggire ad una
realtà fondata sull’intrigo ed avvelenata dal contrasto politico.
Nella seconda, « Il pittore dello spazio », si cercano tra lontani pianeti le radici di quella fede che nella società è stata soppiantata dalla tecnologia.
Nella terza, « Decentramento », si cerca il futuro stesso dell’uomo, che ha strappato dalla terra le proprie radici. Le tre ricerche si concludono tutte,
secondo un caratteristico insegnamento di Clifford D. Simak, nel profondo dell’animo umano.