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Massa e potere

Nel 1922, a Francoforte, lo studente diciassettenne Elias Canetti si trovò ad assistere a una manifestazione contro l’assassinio di Rathenau. Quel giorno egli sentì che la massa esercita un’attrazione enigmatica, qualcosa di paragonabile al fenomeno della gravitazione. Nel 1927, a Vienna, compiva un ulteriore passo: l’esperienza di essere nella massa, partecipando al grande corteo del 15 luglio, quando fu incendiato il Palazzo di Giustizia. La polizia sparò: novanta morti. Nelle sue memorie Canetti scriverà, a proposito della massa: «È un enigma che mi ha perseguitato per tutta la parte migliore della mia vita e, seppure sono arrivato a qualcosa, l’enigma nondimeno è restato tale». Il «qualcosa» a cui qui si allude è “Massa e potere”, che apparve nel 1960, dopo trentotto anni di elaborazione. Già questi elementi, queste date fanno capire quale immensa energia, concentrazione, furia si sia depositata in queste pagine. Alla lunghissima genesi dell’opera corrisponde l’estrema singolarità della sua forma. Qui non ci viene semplicemente offerta una nuova teoria da allineare alle tante già esistenti su queste due parole ossessive: massa, potere. Profondamente avverso alla coazione a spiegare, che opprime la nostra cultura, Canetti è qui riuscito nell’impresa di pensare con il massimo della precisione, ma tenendosi sempre «al margine del mondo dei concetti». Questo libro, che si presenta come una severa trattazione scientifica, è ben più di un racconto frastagliato e sanguinoso: è un vasto mito costellato di tanti altri miti, spesso dissepolti con passione da libri dimenticati nell’oscurità delle biblioteche. Prima di diventare una vistosa caratteristica delle società moderne, la massa è stata, la massa continua ad essere molte altre cose. Per avvicinarci a capirla, bisogna innanzitutto ricordare – come dice un antico testo ebraico – «che non esiste spazio vuoto fra cielo e terra, bensì tutto è pieno di schiere e moltitudini». La massa è qualcosa di esterno, ma può essere anche interna; è visibile, ma può essere anche invisibile; può uccidere, ma attrae. Massa è in primo luogo quella sterminata dei morti. Massa è il fuoco, il grano, la foresta, la pioggia, la sabbia, il vento, il mare, il denaro. Massa è la «scena psichica» dello schizofrenico. La massa, infine, non può esistere se non come contrappeso, cosmica ’paredra’, di un’altra soverchiante entità: il potere. Alla proliferazione della massa deve rispondere la tenebrosa solitudine del potente. Genghiz khan e il presidente Schreber, il sultano di Delhi e Filippo Maria Visconti spiccano nel loro molteplice delirio sul fondo di masse di sudditi, cadaveri, allucinazioni. Con l’asciuttezza vibrante di un annalista cinese, Canetti ha saldato in un tutto questa immane storia che vive in ciascuno di noi, che è iscritta nei nostri gesti elementari: afferrare, fuggire, spiare, ingoiare. La muta dei cacciatori paleolitici convive e si intreccia per sempre con i dimostranti che incendiano il Palazzo di Giustizia, con il rogo della biblioteca di Kien in “Auto da fé”. Alla fine riconosciamo come dallo sluagh-ghairm, il grido di battaglia dei morti negli Highlands scozzesi, discenda e si espanda in tutto il mondo un’altra parola: lo slogan.

La maschera maledetta

**VOLEVA UNA MASCHERA CHE FACESSE DAVVERO PAURA!**
Una dozzina di orbite erano puntate su Carly Beth, gli sguardi persi nel vuoto.
La ragazza ebbe un sussulto davanti a quelle orribili facce dai lineamenti distorti. Maschere! Erano maschere, realizzò. Due scaffali pieni zeppi di maschere. Ma erano così brutte, così grottesche, così vere che la fecero rabbrividire.

La maschera e le tenebre

Phèdre no Delaunay non è soltanto una delle cortigiane più ammirate di Terre D’Ange, ma anche un’abilissima spia, che in diverse occasioni ha messo a repentaglio la propria vita per proteggere il regno. Ed è per questo che la sua antica nemica e traditrice, Mélisande Shahrizai, si affida a lei quando suo figlio viene rapito per favorire gli oscuri intrighi di un pretendente al trono della corte angeline. Il legame ambiguo che unisce le due donne induce Phèdre ad accettare il pericoloso incarico, perché lei sa di poter contare sull’amato Joscelin, il cavaliere che conosce la sua natura di anguissette persone che possono mescolare la sofferenza e il piacere per natura e non per costrizione e che non è mai venuto meno alla promessa di proteggerla e servirla. Eppure Joscelin adesso deve superare una prova durissima: Phèdre infatti non hai mai dimenticato Hyacinthe, l’uomo che dieci anni prima ha rinunciato alla propria libertà per salvarle la vita, ed è decisa a superare qualunque ostacolo pur di ripagare il sacrificio dell’amico. Phèdre e Joscelin si apprestano perci�� ad affrontare un lungo e insidioso viaggio, che li condurrà verso corti sfarzose e regni decadenti, terre favolose e mari infiniti. E verso un potere così grande che nessuno osa nominare…
(source: Bol.com)

La maschera di Cthulhu

Contenuto del volume
-La Maschera di Cthulhu (ANTOLOGIA)
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 5 L’ospite che viene dalle stelle (RACCONTO, The Faster from a Far, 1976) DI Joseph Payne Brennan
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 19 Il terrore degli abissi (RACCONTO LUNGO, The Terror from the Depths, 1976) DI Fritz Leiber
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 75 L’occhio (RACCONTO, All-Eye, 1976) DI Bob Van Laerhoven
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 91 Il dio senza volto (RACCONTO, The Faceless God, 1936) DI Robert Bloch
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 111 I figli della notte (RACCONTO, The Children of the Night, 1931) DI Robert E. Howard
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 129 Yoth-Kala (RACCONTO LUNGO, Spawn of the Green Abyss, 1946) DI C. Hall Thompson
TRADUZIONE DI Daniela Galdo, Daniela Consiglio e Gianni Pilo
pag. 183 Acque rosse a Innsmouth (RACCONTO) DI Domenico Cammarota
-DOCUMENTI (SAGGISTICA)
pag. 207 H. P. Lovecraft e l’esoterismo (ARTICOLO) DI Fabio Calabrese
pag. 223 INDICE
Quello di Cthulhu è uno schema mitico sviluppato gradualmente da H.P. Lovecraft nell’ultima fase del suo lavoro creativo nel genere del macabro. Lovecraft lo concepì basato sulla fondamentale credenza o leggenda che questo mondo fosse un tempo abitato da un’altra razza che, per aver praticato la Magia Nera, perse la propria posizione e fu espulsa, ma vive ancora all’esterno sempre pronta a riprendere possesso della Terra.
La sua somiglianza col mito cristiano e con altri schemi miti ci comuni sia alla storia che alla fantasia letteraria, appare immediatamente al lettore colto.
Il Mito si sviluppò molto lentamente e molte prove ci fanno ritenere che, almeno nei suoi stati iniziali, Lovecraft non avesse l’intenzione ne il progetto di dare al Mito di Cthulhu la forma che finì col prendere. Oggi comunque si contano più di trecento storie scritte nel solco del Mito di Cthulhu, e questo volume ve ne presenta una nuova serie.

La masai bianca

Corinne è una giovane donna con una famiglia, una boutique avviata, dei progetti e un fidanzato. Con lui decide di trascorrere una vacanza in Kenya. Ma l’incontro con Lketinga, un guerriero masai, cambierà la sua vita per sempre. I due non hanno nulla in comune, si capiscono a stento. Eppure, senza esitare, Corinne abbandona tutto e si trasferisce in quella che per quattro anni sarà la sua nuova patria. Oggi Corinne Hoffmann vive in Svizzera con Napirai, la figlia che ha avuto la Lketinga.
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Mary Lester e l’assassino pieno di errori

Mary Lester viene spedita a Pont-Aven, dove il cadavere di un modesto correttore di bozze in pensione è stato ritrovato all’interno della sua abitazione. La polizia locale indaga credendo che si tratti del crimine efferato commesso da un vagabondo. Però, appena prima di morire, l’anziano ha gorgogliato alla sua governante il titolo di un libro: “L’errore dell’abate Mouret”. Questa è l’unica traccia da cui Mary può partire per la sua indagine. Tutti gli interrogati, ex colleghi o datori di lavoro della vittima, sembrano cadere dalle nuvole: nessuno crede che potesse avere dei nemici. Ma poco alla volta qualcosa sembra indirizzare Mary verso una possibile soluzione, per quanto incredibile possa apparire…

Maruzza Musumeci

Una favola in cui si intrecciano mito e storia, ma anche arte, architettura, astrologia. Una fantasia sconfinata imbrigliata nel racconto di una vita vissuta intensamente. Il più poetico romanzo di Camilleri.

La martingala rovesciata

A rendere atipica, quasi capricciosa, questa storia di detection, è a prima vista l’atmosfera. Parrebbe che Crommelynck, l’autore di quelle «farse» borghesi di cui la più nota è *Le cocumagnifique*, intenda trasferire nel giallo le costruzioni proprie del *théâtre boulevardier*: il meccanismo dell’equivoco, il gioco dei ritmi, gli effetti dosati (la cui tradizionale precisione, del resto, non è estranea allo schematismo del racconto poliziesco). Soprattutto sembra che voglia distrarre, nell’ambientazione leggera, da una cruda storia nera. Una catena di omicidi, con frequenze e meccaniche immutabili, atterrisce Parigi; e il geniale Larose, affascinante ex attore, promette di scoprire il colpevole in dodici giorni, in corsa con l’assassino e in competizione coll’ispettore di polizia, applicando un sistema statistico-matematico. Scritto nel 1949 a *feuilleton* e pubblicato nel 1950 in volume, il racconto era nato, come idea, una ventina d’anni prima a Montecarlo, sperimentando alla roulette un sistema di puntate, una martingala «rovesciata». E, dal sistema, la storia conserva il destino di chi vuole vincere il caso. Un destino di «necessità» (come opposto a «libero» e «casuale»), che, nel giallo, corrisponde a un intreccio geometricamente inoppugnabile e insieme verosimile, ma a costo di svelare la morale nascosta di ogni investigatore: «non si entra nella vita degli altri che per la porta della morte».

Martin Eden

Romanzo semi-autobiografico, sorprendente e inquietante, nel quale London ripercorre la sua turbolenta giovinezza sul caotico e rissoso lungomare di Oakland e l’infaticabile apprendistato per diventare uno scrittore di successo, Martin Eden, sette anni dopo la sua pubblicazione, diede tra l’altro credito con il suo tragico epilogo all’ipotesi del suicidio del suo autore, nonostante le numerose proteste degli eredi. Dapprima pubblicata a puntate sulla rivista ‘‘Pacific Monthly’’ dal settembre 1908 al settembre 1909, la storia del giovane Martin, uno dei personaggi più vitali e originali che Jack London abbia mai creato, racconta la difficile esistenza di un marinaio rozzo e illetterato che casualmente scopre il mondo della conoscenza e della cultura, s’innamora di una ragazza di questo nuovo mondo, si rende conto di possedere un dono per la scrittura, e fa di tutto per elevarsi al di sopra della sua miserabile condizione, inseguendo ossessivamente l’obiettivo di migliorarsi, la fama letteraria e l’ideale della bellezza e verità artistica. La differenza di classe fra i due giovani e le relative difficoltà del protagonista di farsi accettare come possibile marito dalla famiglia di lei danno modo a London di esporre molte delle sue teorie di convinto socialista, lanciare un’aspra invettiva all’individualismo imperante nella società americana del ventesimo secolo, nonché illustrare la vacuità delle convenzioni sociali e dei pregiudizi interpersonali, la corruttibilità e il conformismo, e soprattutto di confessare la propria insoddisfazione per il raggiunto e tanto agognato successo artistico. La parabola di Martin Eden è in generale quella di ogni uomo teso a migliorare se stesso, fragile sognatore destinato a non trovare felicità né appagamento tra le maglie ferree della utilitaristica società moderna.

Martha Quest

Nata in una misera fattoria sudafricana, a cento chilometri dalla prima città, Martha, giunta a sedici anni, è preda di tutte le crisi e insoddisfazioni adolescenziali. Apparentemente decisa ad affrontare gli esami di ammissione per l’università e a lasciare quindi un mondo che le pare sempre più angusto, finirà poi per trasferirsi in città e a impiegarsi come segretaria. Sullo sfondo del disastro europeo che Hitler va preparando – siamo infatti a metà degli anni Trenta – Martha si trova ad essere spettatrice e a volte protagonista delle tensioni sempre maggiori provocate dallo scontro tra inglesi e afrikaaner, e dal razzismo verso la popolazione nera ed ebraica. Per la prima volta a contatto con la realtà cittadina, Martha si trova inoltre a dover scegliere tra la compagnia spensierata della gioventù dorata del luogo, che le propone balli e feste, e quella di gruppi politicamente impegnati, che pretendono da lei una dedizione totale. E non sempre sa quale direzione prendere.

I marmocchi di Agnes

Rosso è morto da tre anni, e Agnes Browne continua a fare da madre, padre e arbitro a sette figli scatenati, i suoi adorabili marmocchi. Il primogenito Mark la aiuta a far quadrare il bilancio, e il francese Pierre le ricorda di essere una donna. Sembrerebbe tornato il sereno, in Larkin Court, ma Frankie, la pecora nera della famiglia, la deruba di tutti i suoi averi e fugge in Inghilterra, dove rimarrà intrappolato nella rete della droga. Agnes dovrà lasciare l’amato Jarro a seguito del piano di recupero del centro storico di Dublino e andrà a vivere nella periferica Finglas. Intanto, i figli crescono: Cathy, diventa donna e si fidanza con un poliziotto di Cork (sul cui mestiere Agnes nutre più di una riserva); Mark, si sposa, dopo aver evitato il fallimento della Wise & Co.; il balbuziente e poco dotato Simon ottiene un posto da inserviente in ospedale grazie a un provvidenziale quanto esilarante colloquio di lavoro; Rory, il figlio gay, subisce le angherie di un gruppo di skinhead, ma riesce a trovare la propria strada dedicandosi con successo al lavoro di parrucchiere e conquistando l’amore di un collega; infine Trevor, il più piccolo e il più tardo di tutti, si rivela un bambino prodigio, un artista in erba. Agnes saprà affrontare tutto questo con lo spirito e l’ironia che contraddistinguono le donne dell’Isola di Smeraldo. O’Carroll ci intrattiene con questa nuova puntata della trilogia, senza mai far mancare al lettore un sorriso o una risata liberatoria, nel più puro stile dei narratori irlandesi.
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Marker. Segnali d’allarme

New York, Manhattan General Hospital: persone sane e giovani, sottoposte a interventi di routine, muoiono ventiquattr’ore dopo l’operazione. La cosa insospettisce Laurie Montgomery, medico legale dell’ospedale. La dottoressa si getta a capofitto nell’indagine, anche se ostacolata da superiori e colleghi che pensano si tratti di pure coincidenze. Le morti però aumentano e Laurie è sempre più convinta che sia opera di un serial killer: tutte le vittime hanno infatti mappe genetiche simili. Che qualcuno abbia bisogno di materia su sui fare esperimenti? Il tempo scorre rapido ed è necessario trovare una soluzione all’enigma anche per salvare la vita alla setssa Laurie, che, positiva a un marker tumorale, scoprirà di avere un legame particolare con la vicenda…
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Il marito

Mitch è inginocchiato ad aggiustare un irrigatore sotto il sole californiano quando arriva la telefonata che gli sconvolgerà per sempre la vita. Qualcuno ha rapito sua moglie, e ora le sta facendo del male. Urla da gelare il sangue. Il riscatto è di due milioni di dollari, da versare entro sessanta ore. Ma Mitch è solo un giardiniere, come può trovare una cifra simile? La voce al cellulare gli chiede di guardare dall’altra parte della strada, dove un solitario passante porta in giro il cane. Uno sparo infrange la quiete mattutina e lo sconosciuto stramazza a terra, morto. Da quel momento Mitch viene risucchiato in un incubo che abbatterà, una alla volta, tutte le sue certezze faticosamente costruite, tutto il suo mondo. Impossibile chiedere aiuto alla polizia, i sequestratori intercettano ogni sua parola, seguono ogni suo spostamento. Impossibile chiedere aiuto ai genitori, due psicologi che hanno sempre usato i cinque figli come cavie, rifiutando con disumana determinazione ogni coinvolgimento affettivo. Gli darà una mano Anson, il fratello maggiore che ha sempre avuto successo in tutto. Ma è davvero.il più forte della nidiata, quello capace di proteggere i fratelli dalla scientifica crudeltà dei genitori, oppure è il frutto perfetto degli esperimenti paterni? E il dolce e remissivo Mitch, alla prospettiva di perdere l’adorata Holly che cosa riuscirà a estrarre dagli oscuri e inesplorati recessi del suo animo? Che cosa sarà capace di fare per amore?

Il marito in collegio: Le opere di Giovannino Guareschi #10

La giovane e avvenente Carlotta Wonder, di nobilissima famiglia, si trova dinanzi a un difficile problema: si deve sposare nel giro di quarantotto ore, e con un uomo gradito allo zio Casimiro Wonder, altrimenti lo stesso zio Casimiro lascerà la sua fortuna agli orfanelli, gettando tutta l’augusta parentela sul lastrico. Di fronte a una così dura alternativa, la fanciulla ha ben chiaro il suo dovere: si sacrificherà per il bene della famiglia. Si dà da fare, ma il tempo è poco, e il difficile Casimiro respinge tutti i suoi pretendenti. Alla fine Carlotta sarà costretta a sottoporre all’attenzione dello zio un giovane e aitante artigiano, da sempre innamorato di lei, ma che nell’alta società proprio non si sa muovere. Bisognerebbe mandarlo in collegio…

Marianna Sirca

La Deledda in questo romanzo usa di un linguaggio vero, forte, un linguaggio che pulsa. Scava nelle paure e nei pensieri più intimi dei protagonisti: Marianna Sirca di modeste origini, ma divenuta ricca grazie a un’eredità e il suo amante Simone Sole, un giovane bandito nuorese. Un racconto crudele come le stesse passioni dei personaggi innocenti, crudo e aspro come la terra in cui abitano. Una storia superba che difficilmente potrete dimenticare. All’interno – come in tutti i volumi Fermento – gli “Indicatori” per consentire al lettore un agevole viaggio dentro il libro.