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Viaggio nel 3000

Deluso e amareggiato dalle guerre, dalle perfidie degli uomini, dalle efferatezze della stessa civiltà, il protagonista di questo allucinante romanzo può, grazie alla macchina del tempo dell’indimenticabile Wells, fuggire dal suo secolo e approdare nel 3000, in seno a una meravigliosa civiltà, a paragone della quale la nostra del 1950 non è che rozza preistoria. Stupende città sotterranee allietano la vita di questi nostri lontani discendenti, dediti all’arte, allo studio, alla scienza nel più sereno e incivilito dei modi. E il protagonista ha la fortuna di amare, riamato, la bellissima, la dolce Heliane, che gli è guida e compagna nel suo viaggio di scoperta delle meraviglie del 3000. Ma il dolore inalienabile dal destino degli esseri umani, non risparmia nemmeno gli uomini del 3000, e la povera Heliane si ucciderà poco prima che il disincantato protagonista venga rimandato con urbana fermezza nel suo secolo, a soffrire le sofferenze del suo tempo, lasciando gli uomini del 3000 a patire le loro. Insolito romanzo, fantastico e pensoso, amaro e istruttivo, sarà per i lettori di Urania una nuova e inattesa esperienza.

Un viaggio in Italia

A volte a piedi, a volte in treno, a volte in corriera, sempre con gli scrittori amati nella valigia: così Ceronetti viaggiò per l’Italia in un periodo di circa due anni, fra il 1981 e il 1983, ispirato da Giulio Einaudi che aveva intuito sposarsi molto bene la sua indignazione satirica con il resoconto di viaggio. Ceronetti attraversa grandi città e piccole località di provincia, visita piazze, monumenti, musei, ma anche carceri, cimiteri, distretti di polizia, manicomi. Annota i manifesti affissi sui muri, le insegne dei negozi, e denuncia le volgarità che lo feriscono. Ma il libro non è solo un reportage splendidamente fazioso. È anche un taccuino affollato di pensieri, di citazioni, di idiosincrasie. Un’enciclopedia caotica da cui attingere il pensiero di Ceronetti: sempre spiazzante, apocalittico, divertente. *** «Ceronetti ha il dono di sapere tutto prima di saperlo, la conoscenza delle cose e delle parole avviene nel suo minuscolo ventre vuoto di asceta vampiro, di flâneur diurno, di pellegrino italico. La sua prosa è in perenne ebollizione, manda lampi, rombi, sciabolate di fuoco, risate luciferine commiste a lievi sorrisi dolci e funebri, spesso si tace ma se si aguzza l’orecchio ecco il lieve, lievissimo fruscìo della silenziosa aquila delle grandi altezze che tutto vede e tutto sorvola». Goffredo Parise (1985)

Viaggio in America

Il primo viaggio a New York della Fallaci risale al 1955. Dieci anni dopo Oriana decide di trasferirsi negli Stati Uniti e con un tono lieve e brillante descrive per “L’Europeo” la vita quotidiana in un mondo dove le dimensioni delle cose acquistano spesso un aspetto “mostruoso” per chi è abituato a usare il metro italiano. Nei racconti di Oriana si alternano le chiacchiere a bordo piscina durante i party hollywoodiani e i teenager americani protagonisti delle trasformazioni politiche e sociali, un incontro con Pasolini a New York e un viaggio on the road con l’attrice Shirley MacLaine, lo sfarzo dei grandi alberghi di Las Vegas e la desolazione delle ghost town, le città fantasma abbandonate “come si abbandona un’amante sgradita”. Attraverso i suoi scritti la Fallaci insegue il segreto di un Paese impaziente “che non si affeziona mai a nulla, cambia sempre indirizzo, si stacca senza dolore da tutto: genitori, figli, coniugi, case, paesaggio”. Un Paese però elettrizzante, che Oriana riesce a raccontare in tutta la sua energia, regalando ai lettori un sorprendente ritratto da cui traspare il legame intimo e poetico con quella che poi diventerà la sua seconda patria.

Viaggio di un naturalista intorno al mondo

L’uomo che ha rivoluzionato il mondo della biologia e la nostra concezione evoluzionistica arrivò a concepire le proprie teorie soprattutto grazie al viaggio che lo vide coinvolto nel 1831 e che è raccontato in queste pagine. All’epoca ventiduenne, Darwin si imbarcò su un brigantino della Marina Inglese, il Beagle, che aveva la missione di completare i rilevamenti geologici della Patagonia e della Terra del Fuoco, oltre che ispezionare le coste di Cile, Perù, numerose isole del Pacifico e varie misure longitudinali intorno al mondo. Quel viaggio durò oltre cinque anni e permise al naturalista di accumulare una enorme quantità di dati di ogni genere: dalla fauna alla flora, dalle formazioni geologiche ai fondali marini. Se volete conoscere la nascita di una delle tappe fondamentali del pensiero umano, oltre che uno dei più importanti contributi scientifici di tutti i tempi, in queste pagine leggerete come è nato ‘L’origine di ogni specie’ (Fermento 2015). Ma potrete utilizzare questo libro anche come un vero e proprio trattato di geografia e biologia, scritto da uno degli scienziati più influenti nella storia dell’uomo. All’interno – come in tutti i volumi Fermento – gli “Indicatori” per consentire al lettore un agevole viaggio dentro il libro. 

Viaggio di nozze

A Milano, nell’afa che opprime la città nei giorni prima di Ferragosto, una turista francese si suicida in una camera d’albergo. Jean, il narratore-protagonista, la conosceva. Si chiamava Ingrid Teyrsen. L’aveva incontrata in un mattino di un’altra estate, vent’anni prima. E molto tempo dopo sarà sempre d’estate – estate che per Jean è una condizione dell’anima, più che una stagione – che il protagonista deciderà all’improvviso di lasciare la moglie e il lavoro e sistemarsi in incognito in un albergo parigino, trascinato dall’impulso irrefrenabile a indagare su Ingrid e sulla sua vita. Nel 1942, durante la guerra, Ingrid e il suo compagno Rigaud si erano rifugiati in Costa Azzurra per sfuggire alle persecuzioni antisemite, fingendosi una coppia in viaggio di nozze. Nell’atmosfera rarefatta ed elegante di Juan-Les-Pins, mescolandosi ai villeggianti, i due dissimulavano la loro angoscia segreta. Nel corso di un itinerario che lo porta a vagare per Parigi, dalle periferie nebbiose e solitarie alle colorate stradine del quartiere latino, Jean ricompone i frammenti di quelle vite spezzate, abbandonandosi a un malinconico tuffo nel passato e nella nostalgia. Una straordinaria narrazione, delicata e struggente, immersa in uno stato d’animo in cui si fondono il vuoto e il rimorso, l’inesorabile scorrere del tempo e il perentorio richiamo della realtà. Animata da personaggi inafferrabili, che scivolano via come ombre furtive, “”Viaggio di nozze”” è un’opera intensa e poetica, di grande, indimenticabile suggestione e conferma l’inimitabile talento di Patrick Modiano, premio Nobel per la Letteratura 2014.
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### Recensione
**L’erba della notte cresce nei giardini di Modiano**
*Gabriella Bosco*, Tuttolibri – La Stampa
Il quartiere parigino di Montparnasse, una donna di nome Dannie, vaghi indizi, appunti sibillini presi in un taccuino nero, sbiaditi ricordi di incontri, spostamenti, dialoghi. In *L’erba delle notti*, romanzo del premio Nobel **Patrick Modiano** che sta per uscire tradotto da Emmanuelle Caillat, la consueta ricerca al di là del tempo effettuata dal narratore, scrittore di nome Jean, si concentra in un’area particolarmente circoscritta e il suo sforzo nel mettere insieme brandelli di indizi è più faticoso del solito. Come se quel frammento di vita lontano vari decenni, che sprofonda nella prima giovinezza vissuta all’inizio degli anni Sessanta – già riaffacciatosi alla memoria in un passato più recente per via di un’inchiesta reale, di polizia, nel corso della quale il narratore aveva dovuto rispondere a domande precise sui suoi movimenti dell’epoca – si sottraesse a ogni tentativo di recupero. Quasi si trattasse di una fotografia fuori fuoco in cui egli cercasse di distinguere i dettagli. Al centro, nel punto più illeggibile dell’immagine, c’è un’uccisione. E a intromettersi tra il presente dell’indagine identitaria e il passato che il narratore cerca di incalzare, si insinuano molteplici stratificazioni letterarie: ricordi di letture che si mescolano e sovrappongono a quelli autobiografici. Tristan Corbière, Gérard de Nerval, Jeanne Duval, amata da Baudelaire… Con la donna misteriosa, Dannie, è scomparso un pannello di vita, e Jean cerca di ricostruirlo appigliandosi alla memoria di altri scrittori, ombre che si aggirano per le vie parigine e non si lasciano afferrare.
A questo tessuto narrativo tanto impalpabile quanto avvolgente, il cui andamento è quello del sogno, il lettore italiano potrà vantaggiosamente accostare un altro romanzo di **Modiano**, *Viaggio di nozze*. Un romanzo che **Modiano** scrisse nel 1990, epoca in cui lo ossessionava la scomparsa di una donna reale, la protagonista del suo capolavoro: Dora Bruder.
In *Viaggio di nozze* il fuggitivo è il narratore stesso. Incessantemente alla ricerca di persone, luoghi, fatti che gli si negano, il protagonista di **Modiano** in questo caso è qualcuno che vuole far perdere le sue tracce. Ha finto di partire per Rio de Janeiro ed è invece andato a Milano (lasciando a Parigi la moglie che lo tradisce con uno dei suoi collaboratori) per dedicarsi alla ricerca di tracce lasciate da una donna francese uccisasi diciotto anni prima proprio in un albergo di Milano, poco prima di ferragosto, nello stesso albergo in cui pochi giorni dopo il narratore si era trovato a passare.
L’alter ego romanzesco di **Modiano** si chiama anche qui Jean, questa volta autore di documentari televisivi sugli esploratori, mestiere di carta assai trasparente. Vuole scomparire «come se non fosse mai esistito», per indagare sul passato più liberamente. La donna suicida si chiamava Ingrid Teyrsen, il narratore l’aveva incontrata da ragazzo, nei primi anni Sessanta, facendo autostop in Costa Azzurra. Caricato da Ingrid e dall’uomo che era con lei, Rigaud, Jean aveva condiviso con quei due sconosciuti un breve tratto di strada e di vita. Donna all’epoca trentacinquenne, era parsa sin da subito a Jean capace di protezione nei suoi confronti. L’avrebbe rivista anni dopo, a Parigi, sola, in fuga da se stessa.
Proprio lì in Costa Azzurra, Ingrid e Rigaud erano approdati nel 1942, in piena guerra. Si erano finti in viaggio di nozze. La giovane donna era ebrea, l’uomo la portava con sé per sottrarla alla deportazione. Come per la vera Dora Bruder, anche nel suo caso un avviso di ricerca era stato lanciato dal padre. Perché Ingrid era la versione finzionale di colei che assediava la mente di **Modiano** dalla fine del 1988, da quando aveva letto casualmente in una vecchia copia di Paris-Soir un annuncio dei coniugi Bruder che cercavano la figlia Dora, quindicenne, scomparsa il 19 dicembre 1941. Per **Modiano**, la fuga da casa di quella ragazzina ebrea, nelle vie di una Parigi assediata dalla seconda guerra mondiale, era diventata un pensiero fisso.
Per anni ne inseguì esili tracce in documenti, testimonianze, registri di polizia, nel collegio in cui i genitori l’avevano messa per proteggerla. Voleva scoprire i motivi di una fuga che aveva preceduto di pochi mesi la deportazione ad Auschwitz. E la ricerca, meticolosa, si trasformò poco alla volta in erranza di uno scrittore cinquantenne nel proprio passato familiare e tra i fantasmi della storia. Il libro che ne risultò uscì nel 1997 (la traduzione italiana è quella straordinaria di Francesco Bruno). «Dora Bruder è la vittima che **Modiano** avrebbe voluto essere e che non è stato», ha scritto Citati. Di questa ipotetica identificazione, *Viaggio di nozze* fornisce oggi un ulteriore, illuminante tassello interpretativo.
### Sinossi
A Milano, nell’afa che opprime la città nei giorni prima di Ferragosto, una turista francese si suicida in una camera d’albergo. Jean, il narratore-protagonista, la conosceva. Si chiamava Ingrid Teyrsen. L’aveva incontrata in un mattino di un’altra estate, vent’anni prima. E molto tempo dopo sarà sempre d’estate – estate che per Jean è una condizione dell’anima, più che una stagione – che il protagonista deciderà all’improvviso di lasciare la moglie e il lavoro e sistemarsi in incognito in un albergo parigino, trascinato dall’impulso irrefrenabile a indagare su Ingrid e sulla sua vita. Nel 1942, durante la guerra, Ingrid e il suo compagno Rigaud si erano rifugiati in Costa Azzurra per sfuggire alle persecuzioni antisemite, fingendosi una coppia in viaggio di nozze. Nell’atmosfera rarefatta ed elegante di Juan-Les-Pins, mescolandosi ai villeggianti, i due dissimulavano la loro angoscia segreta. Nel corso di un itinerario che lo porta a vagare per Parigi, dalle periferie nebbiose e solitarie alle colorate stradine del quartiere latino, Jean ricompone i frammenti di quelle vite spezzate, abbandonandosi a un malinconico tuffo nel passato e nella nostalgia. Una straordinaria narrazione, delicata e struggente, immersa in uno stato d’animo in cui si fondono il vuoto e il rimorso, l’inesorabile scorrere del tempo e il perentorio richiamo della realtà. Animata da personaggi inafferrabili, che scivolano via come ombre furtive, “”Viaggio di nozze”” è un’opera intensa e poetica, di grande, indimenticabile suggestione e conferma l’inimitabile talento di Patrick Modiano, premio Nobel per la Letteratura 2014.

Il viaggio della regina

Nella stupenda isola di Samolo, governatorato inglese, la vita dell’alta società procede annoiata tra cocktail party e bagni di sole in terrazza fino al giorno in cui trapela la notizia “top secret” dell’arrivo della regina Elisabetta e del principe consorte Filippo. Parte così una spirale di spasmodica attesa e faraonici progetti di accoglienza con i quali finalmente gli aristocratici “emigrati” possono dar sfogo alla loro grottesca fame di mondanità, senza farsi mancare piccanti avventure e amori segreti. L’autore scelse come io narrante la voce di una donna inglese, madre di tre figli, che assiste con intelligenza, humour e una buona dose di cinismo alla follia che man mano stravolge la vita attorno a lei. Pubblicato nel 1960 e accolto con gran clamore, questo romanzo scanzonato e irriverente lancia i suoi strali contro i residui dell’età vittoriana e contro il puritanesimo di cui era ancora intrisa la società inglese, colpendo anche l’universale e contemporanea mitomania del nostro tempo.

Il viaggio del sestante. Storia dell’invenzione che ha spostato i confini del mondo

Quando nel febbraio del 1568 il giovane esploratore Alvaro de Mendana scoprì le isole Salomone, non poteva certo immaginare che quell’intero arcipelago sarebbe scomparso dalle mappe per oltre duecento anni. Una volta ripartito, infatti, l’equipaggio scampò per miracolo a un uragano e, quando le acque si calmarono, non fu più possibile ricostruire la rotta. A nulla servì consultare i diari di bordo: longitudine e latitudine erano state assegnate con estrema approssimazione. Quando trent’anni dopo Mendana provò a ritrovare le isole scomparse, la spedizione fu un disastro: l’avventuriero perse la vita insieme a tre quarti dell’equipaggio. A quei tempi affrontare il mare aperto, nonostante l’ausilio di bussole e carte nautiche, voleva dire esporsi a rischi terribili. È solo nel XVIII secolo, con l’invenzione del sestante, che i naviganti iniziarono a calcolare l’altezza degli astri rispetto all’orizzonte, e a stabilire quindi con precisione la latitudine del punto in cui si trovavano sulla base di un principio ottico. Metà cannocchiale e metà astrolabio, il sestante ha condensato secoli di sviluppo tecnologico, accelerando il corso della modernità e modificando la nostra percezione dello spazio e del tempo. Dall’istituzione della Royal Society di Londra nel 1660 al problema della determinazione della longitudine: dal quadrante di Davis a John Hadley, e fino alla missione scientifica dell’Endeavour di James Cook, che nel 1768 parte con l’obiettivo di esplorare il Pacifico del sud…

Viaggio con la fotografia

E’ l’inizio di un nuovo viaggio alla scoperta del passato per imparare a scrivere con la luce il nostro presente e futuro.
Un VIAGGIO con la fotografia nella fotografia.
Un viaggio per mettersi in discussione per crescere insieme e assorbire nuove luci ad ogni pagina, ad ogni scatto.
Anche il formato di questo libro, ha un suo senso, una sua motivazione, quella di poterlo portare con sé come fosse un quaderno di appunti, dove parte sono presi e dove parte possono essere scritti, disegnati, attaccati, scarabocchiati. Ecco il motivo dello spazio ampio ai bordi e delle pagine per gli appunti alla fine.
Questo vuol essere a tutti gli effetti un compagno di viaggio come lo è stato il taccuino della Moleskine per tanti di noi.
Non tenetelo da parte o su uno scaffale, ma portatelo con voi, scriveteci, sottolineate, prendete appunti, fategli le “orecchiette” sui bordi delle pagine, mettete post-it, sporcatelo con il caffè o con le dita unte di patatine, nutritevene e arricchitelo.
(Forse questo è possibile solo con la versione cartacea, peccato).
Troverete non solo appunti e spiegazioni di come e perché si scatta una fotografia, ma tanti appunti, note e considerazioni.
Citazioni e stralci di libri che hanno un nesso inscindibile con la percezione dello spazio e del mondo attraverso i nostri occhi e la nostra mente.
Aprite la vostra anima e tornate a essere bambini, leggete con la curiosità del fanciullo e non con il preconcetto degli adulti. Ovviamente questo è squisitamente un consiglio, non sentitevi privati del diritto di usare il vostro bagaglio, di essere adulti, anche questa è una scelta come tutto ciò che farete nel vostro “viaggio con la fotografia”.
Ci sono ricerche, che iniziano quando meno te lo aspetti.
Ci sono domande, che non ti fai per paura delle risposte.
Ci sono risposte che non dai, perché hai paura di iniziare a cercare.
Ci sono risposte, che non dai per la paura di ammettere consapevolmente ciò che celi nella tua anima.
Ci sono persone che incroci quasi per caso.
Poi ti prendono, t’infilano una mano in gola e tirano fuori tutto ciò che avevi dentro.
Ti riportano a condividere il tempo con IO.
Sono persone uniche.
Non sempre le incroci.
Ma quando questo capita, resti segnato per sempre.
Ne resti travolto.
E allora non puoi fare altro che riprendere la tua ricerca.
Riprendere a parlare con IO e proseguire nel cammino.
Sono le stesse persone che quando ti lasciano, perché c’è stata una bestia più feroce di loro, lacerano il tuo cuore.
Sono persone come IO, che guardano dentro e non solo fuori.
Sono alla continua ricerca, perché è l’unico modo di sentirsi vivi.
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### Sinossi
E’ l’inizio di un nuovo viaggio alla scoperta del passato per imparare a scrivere con la luce il nostro presente e futuro.
Un VIAGGIO con la fotografia nella fotografia.
Un viaggio per mettersi in discussione per crescere insieme e assorbire nuove luci ad ogni pagina, ad ogni scatto.
Anche il formato di questo libro, ha un suo senso, una sua motivazione, quella di poterlo portare con sé come fosse un quaderno di appunti, dove parte sono presi e dove parte possono essere scritti, disegnati, attaccati, scarabocchiati. Ecco il motivo dello spazio ampio ai bordi e delle pagine per gli appunti alla fine.
Questo vuol essere a tutti gli effetti un compagno di viaggio come lo è stato il taccuino della Moleskine per tanti di noi.
Non tenetelo da parte o su uno scaffale, ma portatelo con voi, scriveteci, sottolineate, prendete appunti, fategli le “orecchiette” sui bordi delle pagine, mettete post-it, sporcatelo con il caffè o con le dita unte di patatine, nutritevene e arricchitelo.
(Forse questo è possibile solo con la versione cartacea, peccato).
Troverete non solo appunti e spiegazioni di come e perché si scatta una fotografia, ma tanti appunti, note e considerazioni.
Citazioni e stralci di libri che hanno un nesso inscindibile con la percezione dello spazio e del mondo attraverso i nostri occhi e la nostra mente.
Aprite la vostra anima e tornate a essere bambini, leggete con la curiosità del fanciullo e non con il preconcetto degli adulti. Ovviamente questo è squisitamente un consiglio, non sentitevi privati del diritto di usare il vostro bagaglio, di essere adulti, anche questa è una scelta come tutto ciò che farete nel vostro “viaggio con la fotografia”.
Ci sono ricerche, che iniziano quando meno te lo aspetti.
Ci sono domande, che non ti fai per paura delle risposte.
Ci sono risposte che non dai, perché hai paura di iniziare a cercare.
Ci sono risposte, che non dai per la paura di ammettere consapevolmente ciò che celi nella tua anima.
Ci sono persone che incroci quasi per caso.
Poi ti prendono, t’infilano una mano in gola e tirano fuori tutto ciò che avevi dentro.
Ti riportano a condividere il tempo con IO.
Sono persone uniche.
Non sempre le incroci.
Ma quando questo capita, resti segnato per sempre.
Ne resti travolto.
E allora non puoi fare altro che riprendere la tua ricerca.
Riprendere a parlare con IO e proseguire nel cammino.
Sono le stesse persone che quando ti lasciano, perché c’è stata una bestia più feroce di loro, lacerano il tuo cuore.
Sono persone come IO, che guardano dentro e non solo fuori.
Sono alla continua ricerca, perché è l’unico modo di sentirsi vivi.

Un viaggio chiamato vita

Un viaggio, per quanto terribile possa essere, nel ricordo si trasforma in qualcosa di meraviglioso. La vita è un viaggio, e come tutti i viaggi si compone di ricordi. In questo libro, Banana Yoshimoto raccoglie preziosi frammenti di memoria e ci porta con sé, lontano nel tempo e nel mondo. Dalle emozioni del primo amore alla scoperta della maternità, dalle piramidi egiziane alla To¯kyo¯ degli anni settanta. Con la consueta leggerezza della sua scrittura, ricostruisce le emozioni dell’esistenza a partire da un profumo, da un sapore, da un effetto di luce o dal rumore della pioggia e del vento. È così che una pianta di rosmarino ci trasporta da un minuscolo appartamento di To¯kyo¯ al tramonto luccicante della Sicilia, e un contenitore pieno di alghe diventa l’occasione per esplorare il dolore di una perdita. I pensieri in libertà di Banana Yoshimoto ci accompagnano fino al centro del suo mondo letterario e lungo il nostro personale “viaggio della vita”, fatto di promesse e incontri, di felicità e stupore, di malinconia e sofferenza. Dalle pagine di questo libro l’autrice ci invita a riappropriarci del nostro tempo e a non perdere mai la fiducia negli altri, perché quello che rimane, al termine del più difficile dei viaggi, è il riflesso nella nostra memoria di ogni singolo giorno vissuto.
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### Sinossi
Un viaggio, per quanto terribile possa essere, nel ricordo si trasforma in qualcosa di meraviglioso. La vita è un viaggio, e come tutti i viaggi si compone di ricordi. In questo libro, Banana Yoshimoto raccoglie preziosi frammenti di memoria e ci porta con sé, lontano nel tempo e nel mondo. Dalle emozioni del primo amore alla scoperta della maternità, dalle piramidi egiziane alla To¯kyo¯ degli anni settanta. Con la consueta leggerezza della sua scrittura, ricostruisce le emozioni dell’esistenza a partire da un profumo, da un sapore, da un effetto di luce o dal rumore della pioggia e del vento. È così che una pianta di rosmarino ci trasporta da un minuscolo appartamento di To¯kyo¯ al tramonto luccicante della Sicilia, e un contenitore pieno di alghe diventa l’occasione per esplorare il dolore di una perdita. I pensieri in libertà di Banana Yoshimoto ci accompagnano fino al centro del suo mondo letterario e lungo il nostro personale “viaggio della vita”, fatto di promesse e incontri, di felicità e stupore, di malinconia e sofferenza. Dalle pagine di questo libro l’autrice ci invita a riappropriarci del nostro tempo e a non perdere mai la fiducia negli altri, perché quello che rimane, al termine del più difficile dei viaggi, è il riflesso nella nostra memoria di ogni singolo giorno vissuto.

Il viaggiatore senza scopo

“Nel Regno Unito e non solo parlare di Dickens è come parlare di Alessandro Manzoni in Italia: quasi un Padre della Patria. (…) Il viaggiatore senza scopo, The Unconventional Traveller, oltre alla bizzaria del titolo che fissa una differenza, per quel tempo significativa, tra il ‘commesso viaggiatore’ e quello che adesso chiameremmo il ‘turista culturale’, rappresenta un diario fedele e anche interessante dei gusti e delle attenzioni umane e ambientali di Dickens. Colpisce, ancora una volta, l’impronta dickensiana di voler rappresentare, attraverso la narrazione, il gusto diffuso del suo tempo. Charles Dickens, il quale attraversa con la sua penna leggera e talora ironica città e campagne, terra e mare, uomini e donne, giovani e vecchi, gentiluomini e briganti. A tutti e di tutti fa un ritratto e racconta la sua storia, talora sciogliendo nodi culturali e storici, talora apponendo la sua cifra narrativa e personale, intrigante, ma inestricabile. Non siamo davanti ad un libro di viaggio, bensì al diario di un viaggiatore: la differenza è sostanziale. Il primo dovrebbe lasciare nel suo lettore il desiderio di ripercorrere quell’itinerario per scoprirne segreti e bugie, curiosità e banalizzazioni, il diario è invece un unicum, una testimonianza di vita e un atto d’amore.” Giovanni Puglisi

Viaggi del tempo immobile

Il libro racconta di vicende impossibili se misurate col metro degli uomini, ma attraversate forse da una verità più intima: per Alessandro Magno il tempo viaggia al contrario costringendolo a rivivere a rovescio la vita; Ferdinand De Saussure risolve un intricato caso di omicidio con l’ausilio della linguistica; un uomo che dice di chiamarsi Sancho Panza uccide Cervantes accusandolo di essere un ladro di storie; Robert Scott va con ebbrezza incontro alla morte e nel suo diario qualcuno ha scritto per lui le frasi che più sembrano sue; Ulisse, dopo aver combattuto una guerra epica e immensa, esita a piegarsi all’ordinaria felicità che ha a portata di mano… Dieci racconti scritti con un linguaggio veloce e denso, con un ritmo da ballata.

Via Ripetta 155

Via Ripetta: una delle strade più centrali di Roma, in quello che fu una sorta di triangolo d’oro fra piazza del Popolo, piazza di Spagna, piazza Venezia. Pensate che allora fosse tutto chiaro, a disposizione di chiunque? No, perché il civico 155 è difficile trovarlo, situato com’è al di là dell’Ara Pacis, oltre piazza Augusto Imperatore, nel piccolo tratto che tutti pensano appartenga già a via della Scrofa: bisogna spiegarlo bene perfino a chi guida il taxi, se è proprio lì che si vuole andare. Un tratto fuori fuoco nello stradario, e quella che si racconta qui è la storia fuori fuoco degli anni fra il ’68 e il ’77, cominciati all’insegna dell’utopia libertaria – compresa l’idea che per la libertà valesse la pena di stare a pancia vuota e di vivere alla meglio in case che cadevano a pezzi – e sfociati nel terrorismo prima, e poi nel riflusso del disimpegno, della Milano da bere, dei manager rampanti. Una storia vista con lo sguardo di chi ha vissuto da vicino molte cose senza mai esserne del tutto al centro, e dunque con la possibilità di testimoniare – dolorosamente – una memoria non chiusa. Ricordi in prima persona di anni raccontati poco e non sempre correttamente: perché il terrorismo non fu – come molti ritengono – la conclusione logica di quanto il ’68 aveva seminato, ma fu invece la sanzione drammatica della sconfitta di molte speranze, un lutto pungente per chi aveva creduto e si era speso per farle germinare.

La via per Gandolfo

Il generale americano MacKenzie Hawkins è un eroe di guerra. Ma quando si trova nel mezzo di un incidente diplomatico con la Cina, viene riportato in America e spogliato di tutti i suoi ruoli militari. Nel frattempo in Vaticano il pontificato di Francesco I è uno dei più amati dopo quello di Giovanni XXIII. La Chiesa sta cambiando, e Hawkins intravede la possibilità di accelerarne il rinnovamento: rapire il Papa, sostituirlo con un sosia che gli somiglia come una goccia d’acqua e chiedere un riscatto di quattrocento milioni di dollari. Ma il suo folle intento è un’arma a doppio taglio, e invece di privare la gerarchia ecclesiastica dei suoi ingenti beni, potrebbe scatenare la Terza guerra mondiale… Dal profeta dei grandi complotti, una storia d’intrighi che dal cuore dei palazzi vaticani arriva fino al vertice intoccabile dell’ordine clericale.

Via Katalin

“Perdere la giovinezza è terribile, non per ciò che viene tolto, ma per qualcosa che viene dato. Non è la saggezza, né la serenità, né la lucidità, né la pace. È la consapevolezza che l’insieme si è dissolto”, scrive Magda Szabó. Ed è questa lenta dissoluzione che racconta, incrociando i destini di tre famiglie di Budapest – i Biro, gli Held e gli Elekes – che, prima della guerra, abitano in case vicine in Via Katalin. Le ragazze Elekes, Iren e Blanka, ed Henriette Held sono follemente innamorate di Balint Biro, ma ognuna di loro sa che Balint è solo per Iren. Il paradiso in cui credono di vivere si trasforma in inferno quando gli Held vengono deportati e la loro figlia Henriette, inizialmente nascosta dai Biro, viene uccisa da un soldato. La tragedia è per i sopravvissuti il preambolo di una lunga deriva in cui sfilano tutti i demoni dell’Ungheria comunista del dopoguerra. Come affrontare la vita in tali tormenti?

La via delle stelle

Il pianeta Tyree, dove vive un’evolutissima razza di creature volanti, è minacciato da un essere sconosciuto e immenso, il Distruttore. Più grande di un sistema solare ma pochissimo denso, è in grado di spegnere la stella dei volatori e presto lo farà. Entrati in contatto telepatico con un’altra razza (la nostra, ai primi passi nel mondo delle facoltà extrasensoriali), gli abitanti di Tyree decidono di salvarsi trasferendosi nei corpi umani, ma vengono considerati alla stregua di invasori. La situazione resta senza sbocco fino al giorno in cui sarà possibile una completa fusione con i corpi e le menti dei terrestri. Solo allora i Tyree e i loro alleati potranno affrontare il Distruttore dei cieli… Torna il primo romanzo di James Tiptree per una nuova generazione di lettori.

Via delle camelie

Cecilia Ce., un nome scritto su un bilglietto appuntato sul bavaglino, è tutto quanto si sa della neonata abbandonata davanti a un giardino in via delle Camelie. Cresciuta da una coppia di anziani coniugi tra soffocanti premure, Cecilia bambina cammina per le strade di Barcellona alla continua ricerca di qualcosa che colmi il suo vuoto: un costante bisogno di affetto e protezione che è all’origine della spirale di autodistruzione in cui si ritrova a vivere da ragazza. Dopo una serie di amori sbagliati, quando la violenza e la solitudine sembrano aver spento in lei ogni vitalità, riaffiora come una nota di speranza quel profumo di tiglio che l’aveva accompagnata durante l’infanzia.