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Il mio nome era Dora Suarez

La notte in cui un colpo di pistola alla testa mette fine alla vita di Felix Roatta, uno dei soci di uno squallido locale londinese, il Parallel Club, il corpo della giovane Dora Suarez viene ritrovato orribilmente seviziato. Un delitto misterioso quanto efferato, il tipo di indagine che ogni poliziotto vorrebbe evitare e che solo il sergente della sezione Delitti irrisolti sembra in grado di gestire. La morte di Dora Suarez diventa però per lui un’ossessione quando l’autopsia rivela dettagli a dir poco sconcertanti. L’assassino si è accanito sul corpo di Dora, mangiandone dei pezzi e facendone scempio, ma non solo: Dora stava morendo di aids. Perché volere la fine di qualcuno che sta già per morire? E perché uccidere con tanta efferatezza? La risposta potrebbe forse trovarsi in una foto di Dora, fornita da un ex socio del Parallel Club. Se quella foto è veramente ciò che il sergente crede che sia, le indagini potrebbero far luce su una storia di vile e disumano sfruttamento, perché tra la morte di Dora e quella di Felix potrebbe esserci più di una semplice coincidenza cronologica. Il quarto volume della serie Factory. Un nuovo, pericoloso viaggio nella mente folle di un assassino.

Il mio nome è Rosso

Un romanzo d’amore, una storia di intrighi e di misteri che conducono fino alle stanze segrete del palazzo del Sultano, confermando l’eccezionale talento narrativo e la grande sensibilità poetica di Orhan Pamuk.
Istanbul, 1591. In una città scossa da antiche inquietudini e nuovissime tentazioni, tra i miniaturisti del Sultano si nasconde un feroce assassino. Per smascherarlo, Nero è disposto a tutto, anche a rischiare la vita. Perché se fallisce, per lui non ci sarà futuro con la bella S¸eküre, non ci sarà l’amore che ha sognato per dodici anni.
Libro corale, ricco di passione e di suspense, questo straordinario romanzo di Orhan Pamuk restituisce la ricchezza e la malinconia di un mondo al tramonto. Nel contrasto tra i due vecchi miniaturisti, Zio Effendi e Maestro Osman, Pamuk riassume una discussione che continua ancora oggi nel mondo islamico, diviso tra modernità e tradizione.

Mindspace – Un killer senza regole

Lavoravo per l’Ordine dei telepati, prima che mi buttassero fuori a calci per una questione di droga di cui io ero solo in parte responsabile. Adesso lavoro per la polizia, sono consulente della detective Isabella Cherabino, la aiuto a mandare criminali e assassini dietro le sbarre. Nessuno sa entrare come me nelle loro menti contorte, e questo fa di me il migliore negli interrogatori, ma non il più amato nel dipartimento. I poliziotti non si fidano dei telepati, e l’Ordine dei telepati non si fida di me. Ma io sono l’unico di cui tutti dovranno fidarsi, se vogliono trovare il colpevole della scia di morte che sta insanguinando Atlanta. Anche perché bisogna trovarlo in fretta: ho appena avuto una visione del futuro in cui il prossimo a morire sarò io.
Un thriller serrato e ironico, ambientato in un’America da distopia, in cui il fascino del potere della mente si unisce all’azione ad alto tasso di adrenalina.

Minchia di Re

Ha il corpo allungato, la bocca piccola e armata di dentini, l’occhio circolare. I colori sono molto brillanti e diventano ancora più appariscenti nei maschi. Abbocca facilmente. Ha un comportamento curioso su cui gli studiosi sono da tempo divisi: a un certo punto della sua vita da femmina diventa maschio. È un solo individuo con una lunga fase maschile e una lunga fase femminile? Oppure sono due, maschio e femmina della stessa specie? È la Donzella di Mare, un pesce ermafrodito, che in Sicilia chiamano anche Mischia di Re. Forse è successo davvero, forse è solo una storia nata fra il mare e le zagare. Forse Pina è esistita e forse è esistito anche Pino, e forse tutto il paese sapeva che erano la stessa persona. Ma si deve campare e allora meglio dimenticare che c’è stata, in un tempo non troppo lontano, in una piccola isola siciliana, una donna che ha avuto il potere, l’amore e la libertà. Una rivoluzione gentile che ha cambiato la vita di un’intera isola. Una donna che era anche uomo, o forse nessuna delle due cose. Forse era come una Minchia di Re.
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La minaccia

C’è un nuovo Animorph, ormai. E si direbbe che i rinforzi siano arrivati appena in tempo per impedire agli Yeerk di portare a termine con successo la loro azione più audace: approfittare di un segretissimo incontro al vertice per catturare i capi delle nazioni più potenti del mondo e trasformarli in Controller.
All’inizio David sempre entusiasta di combattere, ma non possa molto prima che le cose comincino ad andare storte. Perché David si mette a infrangere le regole. A correre rischi che potrebbero causare la cattura o la morte di tutti loro. Gli Animorph non sanno cosa fare. Prima, il loro peggiore nemico erano gli Yeerk. Ma, a quanto sembra, adesso le cose sono cambiate…

Mille volte niente

“Sono una donna bambina. Una donna segnata da un’infanzia e un’adolescenza trascorse in istituti per orfani. Io che orfana non sono. Nel chiuso di quelle stanze, mi è stata rubata la bellezza dei primi anni, la meraviglia della crescita, lo stupore per il mondo. E ho avuto in cambio dolore, umiliazione, ignoranza. Della famiglia, degli uomini, dei sentimenti, della vita. Per questo, quando la porta di quelle stanze si è spalancata, ho dovuto imparare ogni cosa, mentre gli altri sapevano già. E ho scontato la mia inferiorità con enormi sofferenze. Marchiando la mia carne con le dure lezioni che il destino voleva impartirmi. Un mattino di maggio, il giorno successivo ai miei diciotto anni, vengo espulsa dall’istituto. Buttata in mezzo a una strada, letteralmente. È una legge atroce che nessuno mi aveva mai comunicato. La suora apre la porta senza dire una parola, e senza dire una parola la richiude. Mi ritrovo sola su una panchina, senza un soldo, senza una destinazione possibile. Tutti i miei averi sono un diario, un libro di scuola e gli abiti che porto addosso. Con quelli inizierò a percorrere la mia strada, senza sapere quale sia, senza sapere nemmeno se c’è per me, da qualche parte, una strada. Non so nulla, neppure il significato delle cose più naturali della vita. Le imparerò tutte sulla mia pelle.”

Mille soli

Dominique Lapierre was one of the pioneers of the subjective news story, a man who was never afraid to put himself, both physically and emotionally, at the heart of his reports. It is a style that has often been imitated, but as *A Thousand Suns* shows, it has seldom been bettered. In 1944, Lapierre won his own footnote in history by misdirecting the German tanks and accelerating the liberation of Paris by two days. You could argue that ever since, he has been making sure that other people get the credit they deserve.
*A Thousand Suns* is both a personal memoir and a testament to the notable characters Lapierre met along the way, from the great and the good, such as Mother Teresa, to the infamous (such as Caryl Chessman, who was executed in San Quentin in 1960), to the more anonymous. Throughout, Lapierre is always looking for the personal details that make the stories come alive. And he finds them. He discovers that General von Choltitz, the Nazi in charge of occupied Paris, had had an overcoat made in the summer of 1944 “because he thought it would be cold in a POW camp.” Kozo Okamato, the only surviving Red Army Faction (RAF) member to bomb Lod airport, tells him he became a terrorist after being dumped twice by girlfriends. “At the time the RAF seemed a less demanding lover.” These are the insights that animate Lapierre’s work, and he is never afraid to find the humanity in even the most apparently evil of people.
However, this tendency is both a virtue and his undoing, as Lapierre sometimes allows his obvious affection for his subject to cloud all judgment. An example can be found in his accounts of Lord Mountbatten of Burma. Mountbatten was a known charmer, but his record on the partition of India does not bear scrutiny. His fudging of the boundaries, and the speed with which he acted, was undoubtedly a significant factor in the mass bloodshed that followed. Lapierre lets him off the hook with a single sentence: “By extricating his country from the Indian wasps’ nest without spilling a drop of British blood, Mountbatten had saved Great Britain from one of those colonial wars of which France had made a speciality.” Even for a partisan observer, this simply will not do. But a journalist who cares too much is always preferable to one who doesn’t care at all, and Lapierre especially so, for the range and depth of his reportage, if nothing else. He harks back to a more innocent age when public figures were more open and trusting; few journalists would get anything like the access to equivalent figures today. Enjoy him, warts and all. You won’t see his like again. *–John Crace, Amazon.co.uk*

I mille nomi

La sonnolenta quotidianità in cui il capitano Marcus d’Ivoire e il suo piccolo esercito sono risucchiati, rassegnati a finire i propri giorni in un remoto avamposto, è stravolta dallo scoppio di una ribellione ai margini dell’impero Vordanai, che li costringerà alla dura prova della difesa di una fortezza ai margini del deserto.Winter Ihernglass si è arruolata nell’esercito fingendosi un uomo, con il solo scopo di sfuggire al suo passato. Coraggio e determinazione non le mancano, e insieme alla sua umanità le faranno ottenere in breve una promozione a luogotenente. I destini di questi due soldati e dei loro uomini dipendono dal colonnello Janus bet Vhalnich, il prescelto dal re per riprendere in mano le redini di una guerra che sembra perduta e per ristabilire l’ordine. Il suo genio militare sembra non conoscere limiti, sotto il suo comando si assiste a un rovesciamento delle sorti. Marcus e Winter credono nel loro capo e sono pronti a seguirlo fino alla fine. La loro fedeltà sarà messa alla prova solo quando cominceranno a sospettare che le ambizioni dell’enigmatico colonnello vanno ben al di là del campo di battaglia, fino al regno del sovrannaturale…

(source: Bol.com)

Mille gru

In *Mille gru*, vita e morte si intrecciano ineluttabilmente, sino a coincidere. Il protagonista, il giovane Kikuji, vive sulle tracce del padre defunto, frequentando le antiche amanti di lui, nell’impossibilità di prescindere dalla figura paterna. La giovane Fumiko, parallelamente, vive il suo rapporto con Kikuji nell’impossibilità di prescindere dalla figura materna. Sono dunque i morti, più dei vivi, ad avere dimensione, purezza, vita senza tempo. *Mille gru* ha un seguito nel romanzo *Il disegno del piviere*.

Mille e una terra

Tutti sanno che in quel particolare ramo della FS detto degli universi paralleli, esistono infinite Terre: tutte eguali per un verso, e tutte, per un altro verso, differenti. In una (per esempio) URANIA esiste, ma pubblica solo racconti e le sue copertine non sono di Karel Thole. In un’altra non esiste affatto. In un’altra, è diretta da Laura Antonelli. Eccetera. Ma nessuno poteva sapere che un giorno, contravvenendo al principio delle parallele, tutte queste Terre e le diverse Americhe in esse contenute, si sarebbero riunite a formare un Cosmo più ampio e terrificante dell’intera Galassia: il terreno per uno scontro di civiltà, di imperi, di razze, degno del ciclo della Fondazione di Asimov.
Copertina di Karel Thole

Le mille e una morte

Con rapidità bruciante questi racconti attraversano tutto il mondo di Jack London, illuminandone la mappa segreta. La miccia si accende nella baia di San Francisco, dove lo scrittore poco più che ventenne ingaggia col fantasma del Padre una vera e propria psicomachia; attraversa i territori del Grande Nord, quel Klondike dove, giovane avventuriero, London non troverà l’oro ma se stesso, e lo sfondo di racconti come “Perdifaccia” e “Allestire un fuoco”, fra i più celebri e perfetti; per giungere infine al deflagrante esito di “Il Dio Rosso”, scritto sotto il segno di Freud e di Jung negli ultimi mesi di vita e ambientato in Polinesia, paradiso invano agognato. E come sempre si impone la presenza animale, che in “Bâtard”, dove uomo e cane lupo lottano all’ultimo sangue e con le stesse armi, tocca vertici inauditi di ferocia. Abbiamo così sotto gli occhi tutte le ossessioni di London: la natura primitiva, anzi preistorica, dell’uomo; il conflitto tra gli istinti ferini del corpo e i folli sogni della mente; e, vero mito fondante dell’uomo e dello scrittore London, il presagio di una fine violenta, che giungerà inevitabile.

Mille anni che sto qui

Grottole, nei pressi di Matera: in un Sud poco esplorato, le vicende straordinarie e quotidiane dei Falcone, una famiglia cui il destino dona tutto e non risparmia niente, dalla guerra all’emigrazione, dalla ricchezza alla fame, passando per scandali pubblici e furori individuali. Dal capostipite don Francesco, con i suoi barili d’oro sepolti e non più ritrovati, all’ultima discendente, che fugge di casa un secolo dopo per dimenticare tutto e tutti. Una costellazione di personaggi che emergono per un attimo, colti nei momenti salienti dell’esistenza, poi vengono assorbiti dal vortice del tempo. Il loro scendere o meno a patti con la vita. L’immaginazione usata per accettare la realtà. E poi la fine di un mondo. Padri e figli, ma soprattutto madri e figlie, aspettative e tradimenti. Gli ideali politici, le lotte, le delusioni, le sviste. E la felicità, l’infelicità, la voglia di vivere. Una voglia di vivere conquistata infine al di là di ogni ideologia, credo e religione, sfidando anche l’amore romantico e le sue trappole. Una pienezza che travolge tutto.

Millant’anni

‘La città d’acqua’ rievoca il mondo perduto di una ci viltà di pescatori lagunari. Un luogo al limite, né mare né terra, como le esistenze messe in scena da Giulia Clarkson – al confine tra adolescenza e maturità, tra realtà e illusione. La laguna conserv

Militärmusik

Nel 1967 l’Unione Sovietica celebra il cinquantesimo anniversario della grande Rivoluzione d’Ottobre. Proprio in quell’anno, in un tripudio di bandiere rosse e di parate militari, fa il suo ingresso nel mondo l’eroe di questa storia, Wladimir Kaminer, che con sguardo disincantato osserva un paese forte solo in apparenza. Per sopravvivere a una realtà opprimente, il giovane Wladimir inizia a coltivare il suo personalissimo talento affabulatorio: «C’era chi rimaneva ammirato dalle mie storie e chi si infuriava, però mi stavano a sentire tutti, e ben presto diventai il più grande contaballe della scuola». Questa sua “dote” rimane tuttavia incompresa: dopo essere stato cacciato dall’istituto, si iscrive all’Accademia di arte drammatica, dove collabora alla messa in scena di improbabili drammi politici. Finito nel libro nero del KGB, si barcamena tra i lavori più disparati: guardiano di bestiame su un treno diretto in Uzbekistan, giardiniere in un parco cittadino, organizzatore di concerti clandestini underground che finché, non essendo riuscito a evitare il servizio militare, è costretto ad arruolarsi nell’esercito. Quando ritorna alla vita civile, dopo due anni trascorsi in un complesso missilistico sperduto tra i boschi, Wladimir deve affrontare una realtà stravolta dall’avvento della Perestrojka. Spinto dal vento dell’Ovest, decide di partire con un amico e tentare la fortuna in Germania.
E qui finiscono (per il momento) le avventure deliranti ed esilaranti di questo picaro russo, di questo Huckleberry Finn dell’epoca postsovietica: avventure che ci consegnano un nuovo scrittore, un narratore dotato di un’incredibile vena comica.