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Un Bambino E Un Matrimonio

“Un bambino e un matrimonio” è il seguito della commovente storia de ‘Il bambino dimenticato’ – Eddy Allen
“Stai bene, Emily?”
 “Brad, hai cambiato idea? Non vuoi più sposarmi?” La sua voce suonava distaccata, in modo insolito, come fosse una piccola bambina smarrita. Le faceva male la gola, mentre lottava per respingere le lacrime, e sentiva che il suo sogno di vivere una favola le veniva strappato dalle mani.
**Sposarsi e avere un bambino; per Emily e Brad è tutto perfetto, o almeno così pensano, fino a quando una sorpresa inaspettata non mette a repentaglio la loro giornata di gioia.**
“Un bambino e un matrimonio”: bellissimo!
*\- Per essere un romanzo breve, è stato difficile metterlo giù.*
Debra Wheat
*\- Una bella storia d’amore, e qualche ostacolo sul cammino dei protagonisti che rende loro difficile sposarsi…*
Luv2Read
\- *Questa serie è semplicemente fantastica. Temevo che qualcosa andasse storto a Emily e non riuscivo a smettere di leggere.*
Insegnante 1

Un Anno Di Dominazione Fascista

“Se la dittatura non è stata instaurata, la Camera è pregata di non nutrire illusioni. Se farà dei mali passi sarà soppressa”; “Noi non temiamo di essere chiamati reazionari e di invocare per tutti i nemici di destra e di sinistra un poco di corda e un poco di sapone”: mentre “Il Popolo d’Italia” scrive queste parole, a San Vito Chietino “squadre di fascisti armati mettono a soqquadro il paese bastonando e distribuendo olio di ricino ai non-fascisti e sparando sui fuggiaschi” e a Milano “i fascisti provocano un incidente al teatro della Scala col maestro Toscanini, per la imposizione di suonare i loro inni”. Quando, dopo la marcia su Roma, Mussolini conquista il potere, il giovane deputato socialista Giacomo Matteotti compila una sorta di libro bianco in cui dimostra, dati alla mano, che i provvedimenti economici del nuovo governo da un lato sono iniqui e dall’altro rivelano un’incompetenza assoluta, condanna l’abuso dei decreti legge e soprattutto raccoglie le “parole dei Capi” e le “cronache dei fatti”: dichiarazioni incendiarie e una catena infinita di brutalità. Come scrive Walter Veltroni nell’introduzione, Matteotti “vede prima di altri la natura violenta e l’intenzione totalitaria del fascismo” e con questo libro denuncia, “in modo tanto puntiglioso e circostanziato quanto coraggioso, le violenze fasciste che si stanno intensificando in ogni parte d’Italia”. Ecco perché è così importante ripubblicare questa sconvolgente documentazione in diretta di una nazione che corre verso la catastrofe. Leggere oggi Matteotti significa chiedersi – scrive Umberto Gentiloni Silveri nel saggio che conclude il libro – “se nel ventre molle della società italiana abbia continuato ad annidarsi un modo di pensare, di agire, di esprimersi: un’ossessiva e insensata ricerca del nemico o del capro espiatorio che appare e s’inabissa a seconda delle circostanze”.

Tutto il villaggio lo saprà

Vincitore del premio Giallo Digitale miglior esordio 2012 – L’Unità-
Un’indagine di Andrea Castelli
Una sostituzione di cadavere al Museo Egizio, un feticcio incomprensibile e i sotterranei di Torino. A pochi giorni dall’esposizione della Sindone il commissario Andrea Castelli si ritrova per le mani un’indagine che nessuno prende sul serio, un brutto scherzo che assomiglia a una crepa. La crepa che annuncia il crollo di una diga. E, mentre il suo cuore è diviso tra un transessuale brasiliano e una timida assistente, inizia la sua corsa contro il tempo. Sullo sfondo di una Torino solare e sotterranea insieme, tra sequestri di persona e antiche superstizioni, si snoda una vicenda ambigua, inafferrabile, in cui verità e menzogna si confondono e dove l’amore diventa l’unico rimedio possibile. Ma irraggiungibile.
Guarda il booktrailer: http://www.youtube.com/watch?v=4rSDtTgIQoc
**
### Sinossi
Vincitore del premio Giallo Digitale miglior esordio 2012 – L’Unità-
Un’indagine di Andrea Castelli
Una sostituzione di cadavere al Museo Egizio, un feticcio incomprensibile e i sotterranei di Torino. A pochi giorni dall’esposizione della Sindone il commissario Andrea Castelli si ritrova per le mani un’indagine che nessuno prende sul serio, un brutto scherzo che assomiglia a una crepa. La crepa che annuncia il crollo di una diga. E, mentre il suo cuore è diviso tra un transessuale brasiliano e una timida assistente, inizia la sua corsa contro il tempo. Sullo sfondo di una Torino solare e sotterranea insieme, tra sequestri di persona e antiche superstizioni, si snoda una vicenda ambigua, inafferrabile, in cui verità e menzogna si confondono e dove l’amore diventa l’unico rimedio possibile. Ma irraggiungibile.
Guarda il booktrailer: http://www.youtube.com/watch?v=4rSDtTgIQoc

Tutti I Racconti

Dal Barile magico, pubblicato nel 1958, un anno dopo Il commesso, e insignito del National Book Award, la produzione di racconti e la loro pubblicazione in raccolte ha accompagnato l’intera carriera di Bernard Malamud. E se il successo di pubblico e la fama di questo autentico faro della narrativa ebraico- americana restano profondamente legati a romanzi potenti e originali come L’uomo di Kiev e Le vite di Dubin, la critica e la storiografia letteraria non hanno mai avuto dubbi nel considerare Malamud un maestro del racconto, vicino per sensibilità, raffinatezza e penetrazione psicologica a Cechov, e al tempo stesso caposaldo di una grande tradizione americana che, da Poe a Hemingway, da Cheever a Carver, ha portato la narrazione breve a vertici insuperati. In questo volume sono raccolti tutti i 55 racconti che Malamud ha scritto tra il 1940 e il 1982, precedentemente assemblati, oltre che nel Barile magico, in raccolte magnifiche come Ritratti di Fiedelman e Il cappello di Rembrandt o pubblicati postumi nel Popolo. Un opus impressionante, un susseguirsi di piccoli gioielli che, letti assieme o gustati uno a uno, offrono il ritratto a tutto tondo di una delle più grandi voci del Novecento americano.

Turista da banane o Le domeniche di Tahiti

Oscar Donadieu, giovanotto sensibile e introverso, ultimo erede di un potente clan di armatori della Rochelle, sbarca a Tahiti sognando «di immergersi nella natura, di vivere a tu per tu con lei e con lei sola, rinunciando agli agi della civiltà». Eppure, già nel corso della traversata, qualcuno lo ha messo in guardia: «Forse farebbe meglio a non scendere dalla nave e a tornarsene dritto in Francia». Eviterebbe così di diventare uno di quelli che i locali definiscono sprezzantemente «turisti da banane», relitti della vita tropicale vaganti fra sbronze tristi, ragazze facili, squallide notti e sordidi intrallazzi. Con fierezza, Donadieu pensa che queste cose possono succedere ad altri, non a lui. Ma la realtà è vischiosa, e il destino ignora la geografia. E a dispetto dello scenario di palme e luce abbagliante, la cupa sorte della famiglia Donadieu non tarderà a compiersi, in questo romanzo dell’evasione impossibile. Compiuto a Porquerolles nel 1936 dopo un viaggio intorno al mondo durato cinque mesi, *Turista da banane* fu pubblicato nel 1938.

Trilogia degli Illuminati. L’occhio nella piramide

Cosa lega tra di loro Richard Nixon, H.P. Lovecraft, Timothy Leary, il presidente Mao, Atlantide, Winston Churchill, il movimento delle Pantere nere, gli hippy e il Ku Klux Klan? Quale misterioso segreto si cela dietro la piramide massonica, raffigurata anche sulla banconota da un dollaro americano? Bugs Bunny, il "divino" marchese De Sade, George Washington, l'acido William S. Burroughs erano membri della stessa setta segreta? Se domande come queste vi affascinano e vi intrigano, benvenuti a bordo… Allacciate le cinture disicurezza e tuffatevi ne L'occhio nella Piramide, primo capitolo di una trilogia dovuta alla (fin troppo) fertile immaginazione di Robert Shea e Robert Anton Wilson. Il romanzo, che arriva in Italia dopo venti anni dalla sua pubblicazione negli Usa, possiede la vitalità di una cavalcata fantastica, con la quale, utilizzando una tecnica che fu già del compianto Peter Koloslmo (per tacere dell'Umberto Eco de Il pendolo di Foucault ogni minimo indizio, ogni minuscolo dettaglio – per quanto apparentemente insignificante – viene inscritto nella teoria del "supercomplotto degli Illuminati di Baviera", una setta segreta realmente esistita e legata alla Massoneria. A tale occulta congrega si deve il simbolo dell'Occhio nella Piramide che, per motivi di affinità culturale e rivoluzionaria, fu poi ripreso dai ribelli americani, che difatti lo stamparono sulle loro banconote. Simili premesse costituiscono il trampolino di lancio per uno strano ed inquietante racconto dove, "shakerando" droghe, sesso, violenza, numerologia, gruppi devianti reali o inventati, sacre scritture, delfini intelligentissimi echi più ne ha più ne metta, si giunge ad enunciare un teorema al cui confronto quello della P2 impallidisce. Il mondo è da sempre teatro di un titanico scontro tra sette segretissime, tra loro interrelate, per il dominio della razza umana. Inutile lottare o cercare di smascherare complotti ed intrighi: il super potere è sempre là, pronto a difendersi e a difendere il Segreto finale e inaccessibiie… I due autori mischiano realtà e fantasia, storia e leggenda, con fine senso dell'humour e un uso del racconto quasi cyberpunk ante litteram, combinando stili e modi di scrittura variegati ed apparentemente inconciliabili. Non a caso, la trilogia è diventata un'opera di culto underground, amatissima dagli Hackers e da gruppi rock come i K.L.F.

Tralummescuro

**Francesco Guccini non canta più, ma la sua voce si leva di nuovo per noi, alta, forte, piena di poesia, per consegnarci un’opera che è testamento e testimone da raccogliere, in attesa di una nuova aurora del giorno.**
*Radici* è il titolo di uno dei primi album di Francesco Guccini, e radici è la parola che forse più di tutte rappresenta il cuore della sua ispirazione artistica. Radici sono quelle che lo legano a Pàvana – piccolo paese tra Emilia e Toscana dove sorge il mulino di famiglia, vera Macondo appenninica ormai viva nel cuore dei lettori – e radici sono quelle che sa rintracciare dentro le parole, giocando con le etimologie fra l’italiano e il dialetto, come da sempre ama fare.
Oggi Pàvana è ormai quasi disabitata, i tetti delle case non fumano più. È in questo silenzio che il narratore evoca per noi i suoni di un tempo lontano, in cui la montagna era luogo laborioso e vivo, terra dura ma accogliente per chi la sapeva rispettare. Rinascono così personaggi, mestieri, suoni, speranze: gli artigiani all’opera in paese o lungo il fiume, i primi sguardi scambiati con le ragazze in vacanza, i giochi, gli animali e i frutti della terra, un orizzonte piccolo ma proprio per questo aperto all’infinito della fantasia.
Tra elegia e ballata, queste pagine sono percorse da una continua ricerca delle parole giuste per nominare ricordi, cose e persone del tempo perduto; la malinconia è sempre temperata dalla capacità di sorridere delle umane cose e dalla precisione con cui vengono rievocati gesti, atmosfere, vite non illustri eppure piene di significato.

Tony Pagoda E I Suoi Amici

“Racconta, Tony, racconta. Ma il dolore vero che ci ha dentro, quello io lo conosco e lui non lo racconta. È un mistero.”
Il mondo di Tony Pagoda è grande, non si lascia contenere da un solo libro. E così eccolo di nuovo, presentato dall’ex cognato Ughetto De Nardis. Ughetto parla di “nuove esperienze” che a lui non sono piaciute per niente. Noi possiamo, con Pagoda, parlare di tutti gli incontri che Tony ha continuato ad avere nel mondo che più gli piace, quello compreso fra lo spettacolo di chi fa spettacolo e lo spettacolo delle vite pubbliche. Fabietto e Carmen Russo, il mago Silvan e Tonino Paziente, Maurizio Costanzo e Jacqueline O’Rourke. Ogni occasione è buona per far mostra di una copiosa morale dell’assurdo che è diventata cifra stilistica. Tony Pagoda non teme la risata, non teme la lacrima, non teme la sprezzatura, o lo sfottò. Con lui ci facciamo portare dentro un’umanità che mai avremmo visto così, con cui mai avremmo pensato di compatire. Ma questa volta è come se la voce di Tony raddoppiasse in quella del suo creatore, che infatti sentiamo arrivare, più si avvicina il congedo, ad aprirsi un varco, a lasciare un’impronta. Interprete formidabile del nostro tempo, Tony Pagoda è pur sempre il protagonista, lui e le sue tirate, come Falstaff: “L’umanità, dunque, è miserabile. Non si discute su questo. Eppure, non è stato inventato ancora niente di meglio. Perché, quando si palpita, si palpita. Tutte le emozioni della vita non hanno senso. Si addizionano tra loro, incongrue, per accumulo. Compongono la vita, come una lista della spesa. E questo, infine, è il senso”. **
### Sinossi
“Racconta, Tony, racconta. Ma il dolore vero che ci ha dentro, quello io lo conosco e lui non lo racconta. È un mistero.”
Il mondo di Tony Pagoda è grande, non si lascia contenere da un solo libro. E così eccolo di nuovo, presentato dall’ex cognato Ughetto De Nardis. Ughetto parla di “nuove esperienze” che a lui non sono piaciute per niente. Noi possiamo, con Pagoda, parlare di tutti gli incontri che Tony ha continuato ad avere nel mondo che più gli piace, quello compreso fra lo spettacolo di chi fa spettacolo e lo spettacolo delle vite pubbliche. Fabietto e Carmen Russo, il mago Silvan e Tonino Paziente, Maurizio Costanzo e Jacqueline O’Rourke. Ogni occasione è buona per far mostra di una copiosa morale dell’assurdo che è diventata cifra stilistica. Tony Pagoda non teme la risata, non teme la lacrima, non teme la sprezzatura, o lo sfottò. Con lui ci facciamo portare dentro un’umanità che mai avremmo visto così, con cui mai avremmo pensato di compatire. Ma questa volta è come se la voce di Tony raddoppiasse in quella del suo creatore, che infatti sentiamo arrivare, più si avvicina il congedo, ad aprirsi un varco, a lasciare un’impronta. Interprete formidabile del nostro tempo, Tony Pagoda è pur sempre il protagonista, lui e le sue tirate, come Falstaff: “L’umanità, dunque, è miserabile. Non si discute su questo. Eppure, non è stato inventato ancora niente di meglio. Perché, quando si palpita, si palpita. Tutte le emozioni della vita non hanno senso. Si addizionano tra loro, incongrue, per accumulo. Compongono la vita, come una lista della spesa. E questo, infine, è il senso”.

Ti Regalo Le Stelle

1937. Quando Alice Wright decide impulsivamente di sposare il giovane americano Bennett Van Cleve, lasciandosi alle spalle la sua famiglia e una vita opprimente in Inghilterra, è convinta di iniziare una nuova esistenza piena di promesse e avventure nel lontano Kentucky.

Presto però le sue rosee aspettative e i suoi sogni di ragazza si scontrano con una realtà molto diversa. Costretta a vivere sotto lo stesso tetto con un suocero invadente, il dispotico proprietario della miniera di carbone locale, Alice non riesce a instaurare un vero rapporto con il marito e le sue giornate diventano sempre più tristi e vuote. Così, quando scopre che in città si sta costituendo un piccolo gruppo di donne volontarie il cui compito è diffondere la lettura tra le persone disagiate che abitano nelle valli più lontane, lei decide con entusiasmo di farne parte.
La leader di questa biblioteca ambulante a cavallo è Margery O’Hare, una donna volitiva, libera da pregiudizi, figlia di un noto fuorilegge, una donna autonoma e fiera che non ha mai chiesto niente a nessuno, tantomeno all’uomo che ama.
Alice trova in lei una formidabile alleata, un’amica su cui può davvero contare, specie quando il suo matrimonio con Bennett inizia inevitabilmente a sgretolarsi. Altre donne si uniranno a loro e diventeranno note in tutta la contea come le bibliotecarie della WPA Packhorse Library.
Leali e coraggiose, cavalcheranno libere sotto grandi cieli aperti e attraverso foreste selvagge, affrontando pericoli di ogni genere e la disapprovazione dei loro concittadini per portare i libri a persone che non ne hanno mai visto uno, allargando i loro orizzonti e cambiando la loro vita per sempre.
Ispirato a una storia vera, *Ti regalo le stelle* è una dichiarazione d’amore per la lettura e i libri. Un romanzo indimenticabile, appassionato e romantico le cui pagine volano, coinvolgendo e commuovendo il lettore.

The Serpent King. Insieme siamo eroi

Forrestville, Tennessee. Tre ragazzi cercano di sopravvivere all’ultimo anno delle superiori.
Dill, grande talento per la musica e un’eredità familiare che lo costringe a stare sempre a testa bassa, sempre sulla difensiva: suo padre, predicatore di una setta basata sul culto dei serpenti, è in carcere per possesso di materiale pedopornografico; che sia a casa o a scuola, per Dill la vita non è affatto semplice. Per fortuna ci sono i suoi amici a fare da antidoto al veleno. Lydia, bella, alla moda, intelligentissima, ha un mucchio di follower su internet ma a scuola, dove la sua fama non riesce a scalfire i pregiudizi e l’ottusità della piccola cittadina di provincia, non è più popolare di Dill, anche a causa della loro amicizia. E poi c’è Travis, nerd appassionato di fantasy, a cui basta una connessione internet per sognare una vita lontana dal padre violento. Mese dopo mese, si incamminano verso il futuro, che per Lydia brilla radioso di opportunità lontane da Forrestville, mentre per Dill e Travis è tutto da scrivere, e da strappare alla mentalità ristretta e ai giorni sottotono di quella piccola cittadina del profondo Tennessee, dove l’unico posto in cui riescono a stare bene è insieme.

Terapie alternative per famiglie disperate

**Un romanzo grottesco che parla d’amore e di perdita, di genitori e figli, di solitudini troppo rumorose.**
Otto Kadoke è uno psichiatra specializzato nella prevenzione dei suicidi. Nonostante gli onerosi impegni di lavoro non manca mai di andare a trovare l’anziana madre, affidata alle cure di due ragazze nepalesi, Rose e Gloria, i suoi angeli.
Un giorno però il delicato equilibrio familiare si spezza: Rose apre la porta di casa vestita solo di un asciugamano e Kadoke, fraintendendo, si lascia travolgere dalle emozioni. Offesa, Rose si licenzia in tronco, trascinando con sé anche Gloria e aizzando l’intera comunità nepalese contro lo psichiatra. Nell’attesa di trovare una nuova badante per la madre, Kadoke rimette in discussione la sua vita, cadendo in una serie di esilaranti malintesi e improbabili equivoci, alla ricerca di una terapia alternativa alla disperazione.

Teorie Di Genere

Ai tempi del #MeToo, di “Ni Una Menos”, dei femminicidi e dei nuovi femminismi, è necessario tornare a riflettere sul genere.Non sulla cosiddetta e inesistente teoria gender, lo spauracchio che è lecito chiamare reazionario, perché reagisce alla messa in questione degli stereotipi. Bensì è necessario riflettere sul modo in cui femminile e maschile sono culturalmente costruiti, nella lingua e dalla lingua, nei e dai diversi sistemi di significazione. Il femminismo, infatti, non è solo il movimento politico e sociale che ha già determinato importanti cambiamenti sia nella nostra vita che nella legislazione del nostro paese (mentre il costume e la politica nazionale sembrano piuttosto proporre regressioni).Il femminismo non si esaurisce nemmeno nella pur necessaria critica filosofica al cosiddetto patriarcato. Il femminismo è anche un pensiero teorico profondo e variegato sui processi attraverso cui il soggetto si costituisce in quanto sessuato.Si tratta di processi innanzitutto testuali, che interpellano perciò lo specifico sguardo della semiotica. Di tali processi questo volume offre una panoramica: riconosce ai testi (di letteratura, di cinema e tv, ma anche del web e dei social network) la rilevanza e l’attenzione di cui sono degni, per individuare e affinare gli strumenti teorici e analitici più utili per indagare le rappresentazioni di genere.Una nuova introduzione, alcuni capitoli aggiuntivi e un’accurata revisione e riscrittura integrano alla prima edizione di questo testo i necessari aggiornamenti teorici, tematici e bibliografici.

Tecniche di potere nel tardo medioevo: Regimi comunali e signorie in Italia

Tra XIV e XV secolo il panorama politico delle città italiane muta radicalmente. L’Italia dei comuni si trasforma in un insieme disomogeneo di stati territoriali in formazione, cambiano la natura delle istituzioni e gli strumenti di governo usati per inquadrare le società locali.
Superando il tradizionale dibattito sul passaggio dal «comune» alla «signoria», basato su una semplice contrapposizione di modelli istituzionali, gli studi riuniti in questo volume privilegiano l’esame, in chiave comparativa, di alcune specifiche tecniche di potere dell’Italia centro-settentrionale: l’uso strategico dei podestà forestieri da parte dei signori sovracittadini; il sostegno delle società di Popolo alle prime signorie cittadine; la disciplina dell’arbitrium del giudice nelle normative delle città comunali e signorili; la natura dei poteri eccezionali nelle città “repubblicane” della Toscana; la propaganda signorile nello stato Visconteo; e la diffusione della grazia come sistema di governo extra-istituzionale nella Lombardia quattrocentesca. Si tratta di strumenti tecnici che hanno matrici culturali e ideologiche diverse, ma che sono combinati in forme nuove e adattati ai contesti locali da compagini di governo alla ricerca di stabilità e di legittimazione. La varietà delle soluzioni non nasconde, tuttavia, il tentativo, comune a gran parte dei governi tardomedievali, di raggiungere un equilibrio di potere esterno o addirittura opposto agli apparati istituzionali dello stato. Una tensione irrisolta tra potere e istituzioni che ha segnato nel lungo periodo la storia dell’Italia moderna. **
### Sinossi
Tra XIV e XV secolo il panorama politico delle città italiane muta radicalmente. L’Italia dei comuni si trasforma in un insieme disomogeneo di stati territoriali in formazione, cambiano la natura delle istituzioni e gli strumenti di governo usati per inquadrare le società locali.
Superando il tradizionale dibattito sul passaggio dal «comune» alla «signoria», basato su una semplice contrapposizione di modelli istituzionali, gli studi riuniti in questo volume privilegiano l’esame, in chiave comparativa, di alcune specifiche tecniche di potere dell’Italia centro-settentrionale: l’uso strategico dei podestà forestieri da parte dei signori sovracittadini; il sostegno delle società di Popolo alle prime signorie cittadine; la disciplina dell’arbitrium del giudice nelle normative delle città comunali e signorili; la natura dei poteri eccezionali nelle città “repubblicane” della Toscana; la propaganda signorile nello stato Visconteo; e la diffusione della grazia come sistema di governo extra-istituzionale nella Lombardia quattrocentesca. Si tratta di strumenti tecnici che hanno matrici culturali e ideologiche diverse, ma che sono combinati in forme nuove e adattati ai contesti locali da compagini di governo alla ricerca di stabilità e di legittimazione. La varietà delle soluzioni non nasconde, tuttavia, il tentativo, comune a gran parte dei governi tardomedievali, di raggiungere un equilibrio di potere esterno o addirittura opposto agli apparati istituzionali dello stato. Una tensione irrisolta tra potere e istituzioni che ha segnato nel lungo periodo la storia dell’Italia moderna.

Tecla E I Segreti Della Scala

*Milano, 1842*
Quando le porte del convitto per le orfane delle Stelline si aprono e la giovane Tecla ne esce per sempre, armata solo del suo eccezionale talento per il ricamo, non immagina in quale turbine si ritroverà di lì a poco. Improvvisatasi costumista per la prima del Nabucco alla Scala, l’intraprendente ex collegiale dai capelli rossi conosce personaggi famosi come l’esordiente e affascinante maestro Verdi, la primadonna Strepponi, la mondanissima Contessa Maffei, oltre all’irresistibile e seducente Conte de Lys, ritrovandosi coinvolta senza volerlo nelle imprese del misterioso Latinista, ladro gentiluomo e patriota che con l’ironia di Robin Hood e l’audacia della Primula Rossa sfida il perfido sovrintendente di polizia Panizza al soldo degli invasori austriaci. Dai lussuosi palchi scaligeri ai palazzi dell’aristocrazia, dai balli sontuosi alle cupe prigioni imperiali, Tecla si farà donna e conoscerà l’amore che cambierà per sempre la sua vita.

Stratificazioni

Stratificazioni è una raccolta di sette saggi dedicati al significato e alla percezione dell’opera d’arte. Gli scritti riflettono l’atteggiamento di Florenskij su questioni vitali quali il simbolo e il mito, il realismo, il concetto di museo, la difesa delle opere d’arte, il significato antropologico e magico del teatro dei burattini, il rapporto fra strumenti tecnici e organi del corpo umano. Un ventaglio di temi amplissimo che fa risuonare le corde più sensibili della riflessione estetica di Florenskij, muovendosi su quel sottile confine fra arte, scienza e tecnica che egli percorse spesso da sapiente equilibrista.