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Mandragola

Capolavoro della commedia rinascimentale, la Mandragola fu composta da Machiavelli dopo il suo allontanamento forzoso dalla politica. La vicenda ruota intorno alla beffa giocata da un giovane fiorentino a un marito sciocco per possederne la moglie di cui si era invaghito. Un ruolo determinante nel convincimento della donna ha il suo confessore, corrotto dai denari dell’amante. Nella commedia il tema realistico della beffa, di matrice boccacciana, si rapprende in una perfetta macchina teatrale, rispettosa fin nei particolari più minuti delle regole della commedia antica (Plauto e Terenzio). Attraverso il format della commedia Machiavelli tenta di definire un’antropologia della vita quotidiana, analogamente a come nelle opere politiche veniva descrivendo l’antropologia del potere. Si scopre così che non c’è differenza tra una sfera e l’altra: sono sempre e soltanto l’utile e il piacere a muovere gli uomini. Quando però il simulare e il dissimulare dell’agire politico si trasferiscono nella quotidianità, la realtà si fa doppia o tripla, nascono situazioni paradossali che sono di per sé comiche. Il paradosso tocca i valori della famiglia, della morale privata, della religione. Prendono forma le prime creature fredde e amorali della letteratura moderna, senza che nulla venga sottratto alla vivacità e al divertimento. La Mandragola è presentata qui in un nuovo testo critico e con un commento per la prima volta esauriente.
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La mandorla

A diciassette anni Badra va in sposa al notaio Hmed, uno degli uomini piú importanti del suo villaggio, nel Marocco interno. Hmed ha quarant’anni e ha già ripudiato due donne che, secondo lui, non gli hanno saputo dare un figlio. Badra subisce ogni sorta di angherie del marito e della suocera, che la valutano soltanto per due cose: la verginità al momento del matrimonio e la sua capacità riproduttiva. La gravidanza non arriva e la famiglia si incattivisce finché lei decide una ribellione inaudita: scappa di casa, rischiando di essere uccisa e si rifugia clandestinamente a Tangeri. E qui scopre un mondo per lei inaspettato, fatto di gente piú libera, piú ricca, piú colta. La rieducazione del proprio corpo all’amore. La cognizione, via via piú sicura, che il proprio sesso (‘la mandorla’) è uno strumento di potere nel rapporto con gli uomini, ma anche una forma di identità individuale e di elevazione spirituale. La mandorla rappresenta un caso letterario unico. Si tratta di una ‘narrazione intima’, ed è insieme un romanzo e la testimonianza di una storia vera. L’autrice ha deciso di rompere un antico tabú, di violare la regola del silenzio sulla vita matrimoniale e sessuale delle donne arabe. Ne è nato un racconto erotico coinvolgente che è anche un coraggioso atto politico.
(source: Bol.com)

Gli manca solo la parola

Fin da ragazzino, Brian Hare vedeva che il suo labrador era in grado di interpretare gesti umani che per i primati, pur così vicini a noi geneticamente, restavano invece segnali incomprensibili. Dunque, si chiedeva, i cani sono i mammiferi più intelligenti del pianeta, dopo l’uomo? In poche parole, sì.
Brian ha trovato la risposta a questa domanda dopo anni di studi e di ricerca, in giro per il mondo, cambiando per sempre ci che sappiamo sul pensiero e sul potenziale cognitivo dei cani. I nostri amici possiedono una genialità ben superiore a quella da sempre attribuita loro, che si traduce in capacità deduttive, di ragionamento, di problem solving e perfino di pensiero etico. L’autore, oggi direttore del Duke Canine Cognition Center alla Duke University di Durham (North Carolina), ha guidato studi che hanno dimostrato come, e perchè, i cani abbiano un talento nell’interazione con l’uomo che non ha pari in tutto il regno animale. La sua scoperta rivoluzionaria sta trasformando il rapporto con il mondo canino, nonchè anche le tecniche di addestramento.
Fido prova sensi di colpa? Non capisce o fa solo orecchie da mercante? Vuole le coccole o i croccantini?
In questo libro Hare, con la moglie e collega Vanessa Woods, spiega come applicare le nuove scienze cognitive nella relazione quotidiana con il migliore amico dell’uomo. Riconoscere il genio dei cani serve non solo a garantire loro una vita più piena, ma anche ad ampliare la visione che abbiamo dell’intelligenza umana, che ha non poco in comune con quella canina. , forse, proprio questo il dono più grande che il nostro compagno fedele e generoso pu farci: una migliore comprensione di noi stessi.

(source: Bol.com)

Mammut

Benassa è lo storico, coriaceo rappresentante sindacale dei lavoratori alla Supercavi di Latina- Borgo Piave. La tuta blu sull’anima, la trattativa nel sangue, era il terrore di ogni direttore del personale. Tutti i comunicati che emetteva il Consiglio di fabbrica, li componeva lui di notte. Ed erano poemi. “Mazzate a rotta di collo sull’Azienda e su tutti i Dirigenti. Come movevano una paglia, lui li tartassava sopra la bacheca.” Sapeva fare solo quello. E solo quello aveva sempre fatto. Per anni ha guidato le lotte dei compagni, tra cortei e blocchi stradali, picchetti e occupazioni, conquiste e delusioni, ma ora che bisogna combattere l’ultima decisiva battaglia sindacale, la gloriosa azione collettiva per tenere la fabbrica aperta e sul mercato, Benassa è stanco. Sul punto di mollare. O forse no. Dopo un’occupazione epica della centrale nucleare di Latina, in due giorni di febbrile clausura nel sepolcro dello stabilimento, Benassa cerca di spiegare ai propri compagni le sue ragioni. Perché dopo vent’anni spesi a lottare per loro sta per cedere alle richieste del capo del personale? Perché è sul punto di accettare di essere pagato per stare fuori dalla fabbrica? Questo è il primo libro di Antonio Pennacchi, il suo romanzo d’esordio, una grande epopea operaia scritta nel 1987, quando era lui pure come Benassa operaio in Fulgorcavi, e il suo eccentrico talento doveva vedersela coi turni di notte alle coniche e alle bicoppiatrici. Con il suo stile ribaldo, insieme ironico e drammatico, racconta una storia di fabbrica e di conflitti sindacali, di un tempo in cui gli operai erano davvero “uno per tutti e tutti per uno” e tra i capannoni della Fulgorcavi/Supercavi si alternavano la rivolta radicale e la solidarietà più accorata, l’odio per il lavoro organizzato e l’orgoglio per la potenza delle macchine. Nel frattempo quella classe operaia “che doveva fare la rivoluzione”, e che invece si è avviata inesorabilmente all’estinzione, proprio come i mammut nella preistoria, è tornata a farsi vedere e sentire. Colpo di coda, canto del cigno? O rinascita, riscossa? Come si dice, ai posteri… Quello che è certo è che il romanzo di Pennacchi, che di quella classe ci racconta gioie e dolori, fatiche e speranze, conserva ancora intatta la sua forza e la sua illuminante sagacia, e quella capacità, che è tipica solo dei classici, di essere esemplare.

La mamma dei Carabinieri

A Palermo, di fronte alla casa del giudice Borsellino, vive un’anziana donna che sembra uscita dalle pagine di un racconto d’altri tempi. Domenica Lupo, questo il suo nome, da anni assiste i carabinieri che dopo la strage di via d’Amelio piantonano la casa dei familiari del magistrato, e ha stretto con loro un legame così forte da diventare, ai loro occhi, «la mamma» di tutti. Porta il tè, l’acqua, i cornetti, i panini con le «panelle», a qualcuno attacca un bottone o sistema la divisa. Finché un giorno tra quei giovani carabinieri arriva un ragazzo che, incuriosito, decide di scoprire il motivo di tanta dedizione e si fa raccontare la sua storia. E quella che Domenica, detta Mimma, gli narra è una vicenda tanto drammatica quanto vera che appartiene al passato, all’epoca in cui le donne siciliane subivano abusi e violenze, di fronte ai quali dovevano chinare il capo in silenzio. Mimma racconta un amore mai consumato per un giovane brigadiere dell’Arma dei carabinieri, un legame fortissimo che l’accompagnerà tutta la vita, nonostante sia stato calpestato dall’ostilità degli uomini e dalle regole non scritte dell’onore… Una storia straordinaria dall’epilogo sorprendente, che ha commosso tutti quelli che l’hanno conosciuta e che, per l’intensità del messaggio in essa contenuto, merita di essere, come si legge nella Prefazione di Rita Borsellino, «ascoltata, vissuta e tramandata». Nel 2001, mentre presta servizio di vigilanza alla famiglia Borsellino come carabiniere ausiliario, Alessio Puleo conosce la protagonista di questa incredibile storia, Domenica Lupo, detta Mimma. Colpito dal personaggio e dallo straordinario racconto della sua vita, decide di far conoscere al pubblico la sua commovente, romanzesca vicenda, e scrive una sceneggiatura. Accantonato il progetto, adatta il soggetto facendone un romanzo, in collaborazione con l’amico Filippo Vitale. Nel 2007 Puleo propone La mamma dei carabinieri a un piccolo editore siciliano, che scommette su di lui. Il libro esaurisce prestissimo la prima tiratura e viene nel frattempo presentato in televisione, in programmi popolarissimi quali E la chiamano estate, Sabato, domenica e…, Piazza grande e Uno Mattina. La struggente vicenda di «Zia Mimma» guadagna immediatamente la simpatia e l’affetto del grande pubblico, non solo televisivo: il gruppo dedicato su Facebook conta più di duemila iscritti.

La malora

Pubblicato per la prima volta nel 1954 nella collana dei ‘Gettoni’, due anni dopo I ventitre giorni della città di Alba, La malora fu presentato da Vittorini come un libro ‘per molti aspetti piú bello’, in cui i rapporti umani sono ‘ridotti alla nuda spietatezza (anche tra marito e moglie, e anche tra padre e figli)’.
Una storia elementare di fatica e di silenzi, di dolore e di violenza che ci riporta al dramma della miseria contadina delle Langhe e che trova il suo linguaggio nello stile scarno e partecipe di Fenoglio, lo stesso stile antiretorico e ‘barbarico’ che procurò allo scrittore l’accusa di aver tradito i valori della Resistenza. Proprio questa asprezza e la continua invenzione linguistica fanno di Fenoglio uno dei massimi scrittori italiani del Novecento.

(source: Bol.com)

Malone muore

Malone muore è un fondamentale punto di svolta nella narrativa di Beckett. Da un lato è l’ultima prova di una narrazione centrata su un personaggio ancora in qualche modo romanzesco (Malone buon ultimo dopo i vari Murphy, Mercier, Molloy, Moran), dall’altro è già la liquidazione di quel modello, un post-romanzo che si costruisce intorno a un’assenza, a un’attesa indefinita e infinita, dove il soggetto non ha più alcuna identità. Le storie che Malone immagina nell’attesa di morire si confondono tra loro, i personaggi si sovrappongono, l’autore e il lettore svaniscono in quell’«unico grande ronzio continuo» che è la strana, buffa e tragica condizione della vita.

Malombra

La protagonista indiscussa di questo romanzo d’amore e follia è la giovane, oscuramente affascinante Marina Crusnelli di Malombra, ospitata dallo zio, il conte Cesare d’Ormengo, in una magnifica villa sul Lago di Como. Venuta in possesso di un autografo dell’antenata Cecilia, apparentemente portata alla morte dal marito, padre dell’attuale conte, si convince di esserne la reincarnazione e di avere l’obbligo di vendicarne l’assassinio. Quando al castello giunge lo sconosciuto scrittore Corrado Silla, orfano di una cara amica del conte Cesare, i due giovani vengono subito travolti da un amore tormentato ma assoluto. Un amore destinato tuttavia, a causa della crescente pazzia di Marina, a essere trascinato verso un gorgo inevitabile. Con un saggio di Carlo Bo.
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Il malloppo

Marcello Marchesi è stato un mago della battuta, del gioco di parole, della massima delirante. Nel Malloppo l’umorista famoso, diventato signore di mezza età, fa i conti col suo passato. E il suo passato è fatto di parole combinate in tutti i modi possibili, battute sue e frasi che lo hanno bombardato per tutta una vita come annunci pubblicitari, titoli di giornali, notizie, eventi, principi morali, proverbi e insulti. Nella sua mente queste parole si trasformano, si uniscono per dar vita a nuovi calembour. Marchesi si immagina come un anziano manipolatore di parole che, nel suo letto di sofferenza, si svuota del “malloppo” che gli affolla la mente delirante, e lo riversa in un nastro magnetico immaginario. Ma tra le parole affiorano i ricordi, i fatti, un amore di mezza età e brani di vicende infantili. Il monologo prende forma narrativa e il mago della battuta diventa a poco a poco scrittore. Un irresistibile monologo-fiume comico, patetico, dissennato, umano. “Ho fatto l’amore dappertutto meno che in una cabina elettorale. Là ho preso solo delle fregature.”

Malgrado tutto, direi che questa vita è stata bella

Si può ricostruire la propria vita come se si trattasse di un processo il cui giudice altri non è che il proprio Super-Io? In un serrato, folle e avvincente dialogo con se stesso Jean d’Ormesson ripercorre le tappe salienti della sua esistenza, iniziata tra la fine della Prima guerra mondiale e la grande crisi. Incalzato da un Super-Io severo, benevolo e a tratti spietatamente ironico, d’Ormesson parla dei primi viaggi al seguito del padre diplomatico: inizialmente in Baviera, dove impara a parlare tedesco prima di parlare francese, poi in Romania e in Brasile, fino al rientro in Francia nel castello di famiglia. Casato appartenente alla casta irrequieta e orgogliosa della nobiltà di toga, i d’Ormesson danno poca importanza al denaro, ma questo non impedisce al piccolo Jean di crescere circondato da autisti, cuochi, maggiordomi e cameriere, perché vi sono pur sempre gli obblighi imposti dal rango sociale. Il lignaggio impone un codice di comportamento al quale è fuori questione non sottomettersi: si indossa lo smoking, la marsina, il frac e il cappello a cilindro; sono rigorosamente bandite espressioni come «caspita!», «piacere di rivederla», «buon appetito!» o «buon proseguimento», mentre «dopo cena» è preferibile a «le ventidue», riservata ai ferrovieri. Tra governanti inflessibili che lo sculacciano con la spazzola per capelli, autisti che lo scorrazzano per boschi e sagre di paese e zii che gli trasmettono l’amore per la letteratura, Jean cresce come un grande sognatore e un instancabile lettore che legge tutto quello che gli capita tra le mani: i manifesti sui muri, le ricette dei medici, i volantini per strada, da bambino, e Oscar Wilde e Bergson da ragazzo. Pur riconoscendo di essere nato con una camicia di finissima seta, circondato di privilegi, d’Ormesson è però, soprattutto, figlio del suo tempo, un tempo dominato dal nazionalsocialismo di Hitler e da una guerra che, con i suoi campi di concentramento, i bombardamenti a tappeto, il nucleare, le bugie e i delitti diventa pane quotidiano di una realtà a cui è impossibile sfuggire. Con una prosa ironica, ammiccante e fantasiosa, Jean d’Ormesson si svela al lettore attraverso un resoconto autentico e appassionante della sua vita. Un resoconto in cui i ricordi, i rimpianti e i sogni mai realizzati di un grande scrittore si fondono insieme senza nostalgia né patetismi, per offrire il ritratto a tutto tondo di un secolo e di un’intera nazione.
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La malga di Sîr

In pochi luoghi d’Italia, guerra e Resistenza furono dure, complicate, crudeli, come sul fronte orientale, nell’estremo nord-est. Tutti volevano il Friuli: i tedeschi, che lo avevano annesso col nome di Adriatisches Küstenland, i cosacchi, per cui era Kosakenland, e gli slavi, che lo chiamavano Benecia slavenska. E così alla lotta contro i nazisti e i fascisti, che nei primi anni della guerra avevano occupato la Slovenia, si aggiunsero gli sconfinamenti dei partigiani slavi, i risentimenti etnici e una Resistenza italiana distinta in partigiani Rossi, legati ai titini, e Verdi, moderati, cattolici e liberali. Un’ulteriore sanguinosa, fratricida divisione.
La pagina più sconvolgente della guerra partigiana fu l’eccidio della malga di Porzùs, fatto terribile e misterioso, che continua ad agitare nel profondo la coscienza dei friulani.
Grande romanzo dal vasto respiro epico e umano, ricco di avventure e di personaggi, La malga di Sîr è però soprattutto la storia di una donna, Marianna Novak, detta in paese “la Bella Gigugin”, per il suo estro canterino e la prorompente femminilità.
Amori, mariti, figli, mutamenti di fortuna non sono mai cercati dalla donna ma provocati dai conflitti di questo secolo sciagurato. Alle vicende di guerra e di pace si mescolano le meditazioni sul destino, l’enigma infinito del mondo, le eterne illusioni degli uomini, di coloro che sempre sognano una società di giustizia e di uguaglianza, una Patria senza difetto, e mai riescono a realizzarla, trascinati dalle costrizioni della storia e del sangue, infinitamente più forti di ogni buona volontà umana. Così, alla fine, conteranno di più la pietà e il vivace senso del quotidiano di Marianna, che riesce a vincere anche nella sconfitta delle armi e a prevalere sulla violenza cieca della storia.

La maledizione. La setta dei vampiri

Il suo nome, Raksha, significa diavolo. È una mutaforma, cacciata dal suo stesso clan. Non ha amici e non ha famiglia: per questo è costretta a unirsi al Circolo dell’Alba, insieme a una strega, Winnie, e a una vampira, Nissa. Insieme formano una squadra letale, e solo unendo i loro doni possono portare a termine la missione che le aspetta. I Poteri Selvaggi si stanno risvegliando, e se la parte malvagia del Popolo delle Tenebre riuscisse a catturarli, acquisirebbe la forza necessaria per scatenare l’Apocalisse. Per questo le tre ragazze devono trovare la Strega Perduta, il terzo Potere, prima che l’esercito dell’oscurità la neutralizzi. La Strega però è una ragazzina bionda, delicata e fragile, che non sa nulla del Mondo delle Tenebre. Si chiama Iliana e vuole solo vivere una vita normale. Non sarà facile convincerla a iniziare una lotta all’ultimo sangue per la salvezza dell’umanità. E prestò arriverà anche l’amore a complicare le cose. Una profezia dice che Iliana dovrà sposare Galen Drache, discendente di un’antica famiglia di mutaforma. Galen però è anche l’anima gemella di Raksha… Ma non c’è tempo per invidie, gelosie e scontri, Iliana è in pericolo. I Signori delle Tenebre stanno per lanciare il loro attacco. E solo le ragazze possono fermarli.

La maledizione di Anubi. Il detective invisibile

Londra, 1937. Una nuova mostra al British Museum non ha molto a che vedere con il Detective Invisibile. Almeno finché non scompaiono alcuni reperti archeologici. Quando Art e i suoi amici investigano su un’antica maledizione egizia, scoprono che la faccenda è molto più seria di quanto chiunque avrebbe potuto sospettare. In una tomba nascosta, un terrore senza tempo è in agguato, e la mummia comincia a risvegliarsi… Età di lettura: da 12 anni.
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La maledizione delle tenebre

Cassandra Palmer è ormai la veggente più potente del mondo, nessuno però le ha spiegato ancora bene come funzioni il suo potere, né le ha detto cosa comporti con esattezza essere la Pitia. Si trova quindi costretta a tornare nel passato, per trovare Agnes, la precedente Pitia, e chiederle di addestrarla; ma quando ritorna nel presente, il Cerchio d’Argento ha deciso di toglierla di mezzo definitivamente, per sostituirla con una Pitia più docile e meno indipendente, mettendole alle costole orde di magi guerrieri. Con l’aiuto del socio John Pritkin, un magio guerriero rinnegato dal Cerchio, Cassie cercherà di depistare i propri inseguitori, nascondendosi in un vecchio saloon polveroso, in un cottage nella vecchia Inghilterra, e percorrendo alla velocità della luce le linee di forza che circondano il globo terreste.Le visioni di una distruzione imminente che assalgono Cassie, tanto tremende quanto indecifrabili, hanno forse a che fare con il ritorno sulla terra del dio Apollo? A pensarci bene, in effetti, la distruzione della MAGIC è molto sospetta, e poi, com’è possibile che la linea di forza di Chaco Canyon sia stata squarciata? Niente del genere era mai capitato prima a memoria d’uomo, pardon, di magio…

(source: Bol.com)

La maledizione dell’orchidea

Dordogna, sudovest della Francia. Il designer d’interni Mara Dunn sta coordinando i lavori di ristrutturazione nell’antica magione di Christophe de Bonfond, discendente di una prestigiosa famiglia francese, quando si imbatte in una scoperta agghiacciante. In una cavità segreta, dietro un muro secolare, giace il cadavere mummificato di una bambino di poche settimane. È avvolto in uno scialle blu su cui è ricamata l’immagine della Lady Sleeper, una specie rarissima di orchidea selvatica. I risultati dell’autopsia confermano i sospetti degli inquirenti: l’orrendo delitto risale a quasi centocinquant’anni prima. Scoprirne il colpevole a distanza di così tanto tempo pare impossibile, soprattutto di fronte alla mancanza di collaborazione di Christophe, che cerca in tutti i modi di dissipare i sospetti sulla sua nobile casata. Ma c’è un particolare, insignificante per la polizia, che Mara e l’amico Julian Wood, esperto di orchidee, non possono ignorare: l’immagine del fiore ricamato sullo scialle che avvolge il cadavere. Un fiore misterioso, mai ritrovato, le cui segnalazioni tracciano una strada antica di anni. Quando la violenza erompe di nuovo, Mara e Julian capiscono che proprio l’orchidea è la chiave del mistero. Un mistero che lega il passato e il presente della Dordogna in una rete di bugie e ricatti, manipolazioni e tradimenti, odio e brutalità.

La Maledizione Del Teschio (Italian Edition)

Una terribile maledizione dal passato tormenta la dimora della famiglia Bettiscombe. Riuscirà Robert Price, massimo esperto di mistero e paranormale a risolvere il problema e riportare tutto alla normalità?