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La morte danza con me

Si chiama Mari e fa la Danza della Morte. Il sassofonista Maxwell Jones, leader di un complesso musicale, la vede esibirsi in un tempio durante una crociera nelle Indie orientali. Lei gli sorride e gli dà appuntamento fuori. È stato un colpo di fulmine, dice, chiedendogli di portarla via con sé. Maxwell accetta, convinto che negli Stati Uniti l’impressionante numero della ragazza potrebbe avere molto successo. Farebbe meglio, il venale musicista, a ricordarsi perché durante l’esibizione, mentre i tamburi pulsavano con ritmo funereo, i nativi presenti tenessero gli occhi chiusi. Secondo un’antica maledizione, chi assiste a quella danza simbolica in onore di Kalì la Distruttrice rischia la morte. Ma lui non ha tempo da perdere con sciocche superstizioni. Troppo tardi per ripensarci, poi, quando la dea crudele comincerà a mietere le sue vittime.

La morte come tema culturale. Immagini e riti mortuari nell’antico Egitto

Per uniforme che la morte possa apparire dal punto di vista biologico, i modi culturali d’intenderla e di trascenderla assumono miriadi di forme e configurazioni diverse. In due conferenze di chiarezza esemplare, il grande egittologo Jan Assmann, antesignano di una scienza che si propone di studiare comparativamente la morte come tema fondamentale della cultura, ci invita a un suggestivo viaggio attraverso le concezioni, i simboli, i rituali, le iscrizioni mortuarie dell’antico Egitto. Al centro dell’indagine di Assmann, tre diverse concezioni della morte: la morte come nemico, la morte come ritorno a casa e la morte come mistero. Fu in Egitto infatti che per la prima volta nella storia dell’umanità il fatto terribile della morte fu riconosciuto degno di teoria e interpretazioni, divenendo oggetto di una rappresentazione culturale dai profondi significati individuali e sociali. Si avviava così un articolato dialogo con l’aldilà che non avrebbe mai cessato di popolare la vita degli uomini, imponendo loro sacri terrori, la necessità di elaborare i lutti, l’obbligo insopprimibile di ricordare, l’anelito a una compensazione in una realtà diversa e piú giusta rispetto a quella terrena. Non a caso l’idea stessa di giustizia e di insindacabile verdetto nasceva in antico Egitto dall’esigenza di resistere alla caducità, allo smembramento e disgregazione dei corpi, cui opporre un legame che unisse durevolmente e solidalmente il consesso dei vivi. Completa il volume un contributo dello storico della cultura Thomas Macho.

La morte ci sfida

> «Questo non è un libro di ‘grandi riflessioni’. Più che altro è come i film dell’orrore che guardavi alla televisione la sera tardi.»
Una sorta di vecchia pellicola tra il western e l’horror in bianco e nero in cui spicca soltanto il rosso vivo del sangue. Una diligenza fantasma, i cui passeggeri sono svaniti nel nulla; Jebidiah Mercer, un reverendo armato di una calibro .36, dedito al whisky e persecutore dei peccatori; una creatura dalla forma mutevole che vaga di notte ululando per le vie di una polverosa cittadina del Texas. A Mud Creek, quando il sole tramonta, i morti si aggirano in cerca di carne umana della quale nutrirsi. Riuscirà il reverendo Mercer, l’unico in grado di spezzare la maledizione lanciata da un guaritore indiano impiccato ingiustamente dai cittadini, a rinnovare la propria fede per sconfiggere il male o il destino della popolazione è irrimediabilmente segnato?
Un nuovo romanzo inedito di Joe R. Lansdale, ambientanto nella Mud Creek de *Il carro magico*, sospeso tra ironia e cinismo, orrore e humour.

Morte bianca

Kurt Austin e Joe Zavala, una coppia di agenti spericolati nel momento dell’azione ma competenti e ricchi di esperienza quando si tratta di valutare un pericolo ambientale o una ricerca sottomarina per risolvere un mistero. Sono la nuova generazione della NUMA, l’agenzia che si occupa di minacce e ritrovamenti sottomarini in collaborazione con il governo americano, degni eredi di Dirk Pitt e Al Giordino. Una serie di misteri distanziati nel tempo legano un’emergenza al largo delle isole Faer Oer a un diabolico piano di una misteriosa multinazionale per impadronirsi delle risorse oceaniche. Un incidente provocato da una nave di ambientalisti mette Kurt e Joe sulle tracce di un complotto.

La morte amica

Marie De Hennezel ha scritto la cronaca commovente e per nulla triste delle lunghe ore da lei trascorse accanto ai malati terminali. Un libro che ci insegna, attraverso toccanti testimonianze, a non avere paura della morte: grandi lezioni di vita da chi sta per morire.
(source: Bol.com)

Morte allo stagno

Si apre la stagione di caccia in Bretagna. Un gruppo di imprenditori tanto arroganti quanto inesperti nel maneggiare le armi si dà appuntamento alla tenuta della Neuve Maison per trascorrere una domenica a caccia di anatre selvatiche e fagiani. Ma, tragica fatalità, un fucile esplode fra le mani di uno degli imprenditori, uccidendolo. Niente di sospetto. Sono incidenti che capitano di tanto in tanto nelle campagne. Il compito di stendere la relazione e compilare i documenti relativi alla disgrazia tocca alla giovane Mary Lester che, però, non ci vede tanto chiaro in questa faccenda. Troppi elementi non combaciano e quell’incidente potrebbe anche non essere stato poi tanto accidentale.

Morte a Dublino

L’irlandese O’Donovan sa come si scrive un gialloLe indagini del detective MulcahyUn affare di droga andato male. Una ragazza scomparsaUn assassino a piede liberoE solo cinque giorni per venirne a capoSiobhan Fallon, un’agguerrita e intraprendente giornalista, sta scrivendo un pezzo sull’ennesima vittima della crisi economica: Cormac Horgan, giovane immobiliarista che non ha retto al fallimento della sua azienda, si è buttato giù da un ponte e l’ha fatta finita.Sembra una storia piatta, priva di mordente, ma all’improvviso viene fuori un dettaglio inquietante: Horgan aveva da poco ripreso a frequentare un’ex fidanzata e della ragazza, da quando lui è morto, si sono perse le tracce. Siobhan, insospettita, si rivolge al detective Mike Mulcahy per chiedergli aiuto, e i due vengono catapultati in un mondo di bugie, tradimenti e inaspettate alleanze: c’è un legame tra il misterioso suicidio, la morte di un narcotrafficante ritiratosi in Spagna e la scomparsa di un grosso carico di cocaina al largo delle coste irlandesi. Il terreno su cui Siobhan e Mulcahy si stanno inoltrando è irto di pericoli e il conto dei cadaveri è destinato ad aumentare…«Un thriller mozzafiato, scritto magistralmente.» The Times«O’Donovan sa come si scrive un giallo.»Sunday Times Ireland«Un libro appassionante, con una trama complessa, grande senso del ritmo e personaggi assolutamente fuori dall’ordinario.»Irish Independent«Il bello viene quando il lettore cerca di capire il nesso tra le due indagini che si intrecciano, sforzandosi di capire a che punto confluiranno in un’unica storia.»The Daily TelegraphGerard O’DonovanHa viaggiato a lungo e ha vissuto tra Madrid e Vienna prima di stabilirsi a Bristol e iniziare la carriera di giornalista e critico televisivo. Collabora, tra gli altri, con il «Sunday Times» e il «Daily Telegraph». Dopo Il crocifisso, edito in Italia dalla Newton Compton, Morte a Dublino è il secondo romanzo con il detective Mike Mulcahy come protagonista.

Un morso indimenticabile

Un nuovo romanzo della serie della famiglia Argeneau – «Meraviglioso, eccitante e romantico come i precedenti» Romantic Times

Regola numero 1: Non metterti mai con qualcuno che ci sarà al sorgere del sole.
Jackie Morrisey, sexy e diffidente detective privata, ci è già passata, ed è già stata morsa. Vincent Argeneau potrà anche essere l’uomo più focoso che abbia mai incontrato tra mortali e non, ma lei è lì per impedire che un killer lo riduca in polvere, non per finire a letto con lui.

Regola numero 2: Non baciare mai un vampiro… può diventare una seccatura.
D’accordo, Vincent ha avuto quattrocento anni per perfezionare le sue abilità nel baciare, ed è molto provocante quando si aggira per casa senza camicia. È anche affascinante, protettivo… abbiamo già detto che sa baciare? Jackie deve stare in guardia, altrimenti dovrà inventarsi un’altra regola:
se hai intenzione di innamorarti di un vampiro, fai in modo che sia un morso indimenticabile.

Lynsay Sands ha una laurea in psicologia, ama leggere sia romanzi horror che romance. È l’autrice del celebre ciclo di romanzi dedicati ai vampiri Argeneau, famosi per il loro tocco di umorismo. Tutti i romanzi di questo ciclo al loro apparire sono stati ai primi posti nelle classifiche di vendita dei bestseller Usa. Ha scritto inoltre una quindicina di altri libri, tra romanzi di ambientazione storica e antologie. Lynsay Sands vive in Inghilterra.

Il morso del serpente

Nella selvaggia brughiera inglese di Calder Moor, nel Derbyshire, vengono ritrovati i corpi senza vita di Nicola Maiden, la figlia di un ex poliziotto, e di un giovane uomo, Terry Cole, un sedicente artista dalla vita alquanto movimentata. Ma non si tratta di un incidente: i due sono stati brutalmente uccisi. L’ex poliziotto, padre della vittima, richiede l’intervento di Scotland Yard e l’ispettore Lynley comincia la difficile indagine senza la collaborazione della sua partner abituale, Barbara Havers, degradata per insubordinazione.

La morsa

La compravendita del rischio, come se il rischio fosse un bene economico da vendere e da comprare. Un patrimonio di anni buttato via. Cifre da capogiro. Ma invece di azzerare il rischio, i governi lo spostano dal settore privato a quello pubblico, caricandolo sulle nostre spalle. Ancora una volta la verità ci viene negata. E siamo ingannati: come è successo per la guerra al terrorismo che ha alimentato le nostre paure e dissanguato le casse degli Stati Uniti, mentre la finanza islamica è ben florida e aiuta il diffondersi del fondamentalismo sulle macerie dell’impero comunista. La crisi economica è l’effetto dell’11 settembre e delle guerre che ne sono seguite. Inutili. Nessuno ha il coraggio di dirlo. Ma è a tutti chiaro che niente sarà come prima. Non è la fine del mondo, ma di un mondo. Malgrado tutto, possiamo esercitarci a immaginare un altro futuro. Più nostro.

Morsa di ghiaccio

Una scoperta rivoluzionaria che potrebbe combattere efficacemente il riscaldamento globale, una serie di morti improvvise al largo della costa canadese del Pacifico, alcuni incidenti diplomatici al confine tra Stati Uniti e Canada che rischiano di portare a un conflitto… Il direttore della NUMA, Dirk Pitt, e i suoi due figli, i gemelli Dirk jr. e Summer, hanno ben ragione di sospettare che ci sia un elemento in comune fra tutti questi avvenimenti, ma sono anche consapevoli di avere poco tempo prima che la situazione precipiti, trascinando anche loro nel disastro. L’unica traccia in loro possesso, un misterioso minerale che potrebbe essere la chiave di volta per risolvere il problema del riscaldamento globale, ma tutti quelli che vengono in contatto con esso finiscono per impazzire.

Morire dentro

Manhattan, anni Settanta. Il quarantenne David conduce apparentemente una vita piatta: non ha un lavoro né relazioni significative. In realtà fin dall’infanzia David ha il dono e la condanna di saper leggere nei pensieri della gente e da anni impiega il suo potere per aiutare gli studenti dell’università, scrivendo per loro tesine personalizzate in base allo stile e al grado di intelligenza di ciascuno. Questa straordinaria capacità è tutto ciò che David possiede; per questo motivo, quando si accorge che la sta perdendo è come se iniziasse a morire. Si aggrappa allora ai ricordi più intensi della sua vita: i rapporti umani e lavorativi con gli studenti, la relazione con la sorella adottiva, morbosa fin quasi ai limiti dell’incesto, l’incontro con un altro essere telepatico che però usa spregiudicatamente il proprio potere per fare carriera. In un susseguirsi di flashback e di storie, emergono la forza e la fragilità di David, l’ossessiva maledizione legata alla sua telepatia, la sua visione originale del mondo. Con prefazione di Valerio Evangelisti.

Morire

All’amico Hugo von Hofmannsthal, che nel 1903 gli rimproverava di aver scritto “un libro così arido e angoscioso”, Schnitzler aveva replicato che esso risaliva al periodo in cui il suo interesse era rivolto “più al caso in sé che agli uomini”. Ma al di là della effettiva crudezza del tema – la descrizione clinicamente precisa degli ultimi mesi di vita di un malato di tisi – Schnitzler mostra in questa novella le sue qualità di narratore. La novità del testo consiste nell’analisi parallela della trasformazione interiore dei protagonisti: Felix, il prototipo dell’eroe negativo schnitzleriano, borghese ipersensibile, raffinato e oppresso dall’angoscia della fine, e Maria, “dolce fanciulla” del popolo, passionale e pronta al sacrificio, ma non sino al punto da annullare la propria istintuale volontà di vita. La storia d’amore si evolve in un vero e proprio conflitto esistenziale. L’amore infatti è solo una delle componenti della tormentata vicenda psicologica dei due personaggi ed è, come loro, sottoposto a un processo di graduale svilimento, fino a risultare smitizzato del tutto nel momento in cui, identificandosi con la vita, esso arretra di fronte alla tragica e ineluttabile evidenza della morte.

Il moralista militante

Sono un vecchio, incallito, mai pentito moralista. La parola mi piace, perché richiama non una moralità passiva, compiaciuta, contemplativa e consolatoria, ma una attitudine critica da non abbandonare, una tensione continua verso la realtà, il rifiuto di uno storicismo da quattro soldi che, riducendo a formula abusiva l’hegeliano «tutto ciò che è reale è razionale», spalma di acquiescenza qualsiasi comportamento pubblico e privato.
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### Sinossi
Sono un vecchio, incallito, mai pentito moralista. La parola mi piace, perché richiama non una moralità passiva, compiaciuta, contemplativa e consolatoria, ma una attitudine critica da non abbandonare, una tensione continua verso la realtà, il rifiuto di uno storicismo da quattro soldi che, riducendo a formula abusiva l’hegeliano «tutto ciò che è reale è razionale», spalma di acquiescenza qualsiasi comportamento pubblico e privato.