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Butcher’s Crossing

«Bastava un solo sguardo, o quasi, per contemplare tutta Butcher’s Crossing. Un gruppo di sei baracche di legno era tagliato in due da una stradina sterrata e poco oltre, su entrambi i lati, c’erano alcune tende sparse». Ecco lo sperduto villaggio del Kansas dove, in una torrida giornata del 1873, giunge Will Andrews, ventenne bostoniano affamato di terre selvagge. L’America sta cambiando, la ferrovia in breve scalzerà la tensione verso l’ignoto che aveva permeato il continente, lasciando solo il mito della frontiera. Eppure, il giorno in cui Will sente sotto i piedi la sua terra promessa, esiste ancora la caccia al bisonte, un’esperienza portentosa, cruenta e fondante, archetipo della cultura americana. È questo che il ragazzo vuole: dimenticare le strade trafficate ed eleganti di Boston e rinascere in una terra che lo accolga come parte integrante della natura. Ma in questi luoghi lontani dalla costa orientale e dalla metropoli gli uomini sono legnosi, stremati dall’attesa di un riscatto mai ottenuto e negli occhi custodiscono tutta l’esperienza del mondo. La caccia, l’atroce massacro di cui Will si rende complice, è un momento in cui si addensano simbologie, dove il rapporto tra l’essere umano e la natura diventa grandiosa rappresentazione, ma soprattutto è un viaggio drammaticamente diverso da ciò che il ragazzo si aspettava, da quel che immaginava di scoprire su se stesso e sul suo paese. Rito iniziatico, memoriale della fine di un’epoca, Butcher’s Crossing è una riflessione sul rapporto tra l’essere umano e la natura, il racconto di una rivoluzione personale e collettiva che si produce sullo sfondo di un paesaggio quasi mistico.

I burattinai

Sulla scia di Robert Heinlein e di Isaac Asimov, Larry Niven ha costruito una serie di racconti e romanzi che costituiscono un coerente e dettagliato affresco dell’avvenire dell’uomo nello spazio. I Burattinai, premio Hugo e Nebula nel 1971, rappresenta l’apice narrativo di questa magnifica storia futura e la inconfutabile dimostrazione della grandezza di Niven come autore della migliore fantascienza tecnologica. Qui Niven ci narra la storia del viaggio esplorativo organizzato dalla buffissima e misteriosa razza dei “burattinai” (specie di centauri paranoici con tre gambe, senza testa, e con due braccia su cui si ergono due busti separati) con la complicità di alcuni terrestri verso il Mondo ad Anello, un gigantesco anello che orbita intorno a una stella lontana, con un’area pari a tre milioni di volte quella della Terra e pieno di fantastiche meraviglie come antiche rovine, castelli fluttuanti nell’aria e strane razze barbare. Un romanzo bizzarro e affascinante: una creazione indimenticabile e una pietra miliare della fantascienza moderna.

Buoni e cattivi: Le pagelle con il voto ai personaggi conosciuti in 50 anni di giornalismo

Mezzo secolo di politica, economia, cultura, costume, cronaca, spettacolo e sport. Mezzo secolo di personaggi conosciuti da vicino oppure osservati da lontano: pontefici, presidenti, premier, ministri, leader di partito, magistrati, imprenditori, editori, giornalisti, attori, conduttori televisivi, artisti, campioni, galantuomini e criminali. Vittorio Feltri, maestro di giornalismo, segna buoni e cattivi sulla lavagna della storia. Quella che ha raccontato e commentato nella sua cinquantennale carriera di cronista, inviato speciale e infine direttore di testate, tutte portate al successo in edicola grazie a un unico segreto: la perfetta sintonia con i suoi lettori. Ne esce un catalogo umano in ordine alfabetico dettato dalla memoria, compilato insieme a Stefano Lorenzetto, che nel 2010 aveva intervistato Feltri nel best seller Il Vittorioso. Con tanto di voti in pagella, da 1 a 10, come usava un tempo sui banchi di scuola. Solo che qui gli alunni si chiamano Papa Francesco, Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi, Matteo Renzi, Beppe Grillo, Gianni Agnelli, Giulio Andreotti, Bettino Craxi, Umberto Bossi, Antonio Di Pietro, Enzo Biagi, Daria Bignardi, Adriano Celentano, Fiorello, Riccardo Muti, Gino Bartali, Pietro Pacciani… I buoni? Da Oriana Fallaci a Indro Montanelli. Voto: 10. I cattivi? Da Camilla Cederna a Gianfranco Fini. Voto: 2.

Buonanotte baby

Kate Klein ha superato la fatidica soglia dei trenta ed è una casalinga pentita. Quando, sette anni prima, giornalista alle prime armi dal cuore infranto, ha incontrato Ben Borowitz, consulente politico dall’aria paterna e rassicurante, non ci ha pensato due volte a sposarlo e a trasferirsi nella cittadina di Upchurch, nel Connecticut. Ma adesso, con tre bambini piccoli, il giro vita che non ne vuol sapere di diminuire e il marito che la trascura, Kate non ne può più. Snobbata dalle altre madri, impeccabili nei loro abiti taglia 42, si sente terribilmente sola: New York, il lavoro e i vecchi amici le mancano più che mai. Finché un giorno la tranquillità della cittadina è sconvolta dal misterioso omicidio di Kitty Cavanaugh, una delle supermamme…

Buona fortuna

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Margot ha trentotto anni, un gatto, un fidanzato soprannominato Tormento e un lavoro precario. Giovanna, la caporedattrice del quotidiano genovese dove lavora, la costringe a un’assoluta flessibilità anche nella scrittura, chiedendole articoli in tempi record e sugli argomenti più improbabili, dalle ultime novità in fatto di cake design ai modi per favorire i migliori auspici per l’anno nuovo. Non era così che Margot aveva immaginato la propria vita: il lavoro la fagocita, Tormento si rivela ancor peggiore del suo soprannome e persino Diesel, il gatto dispensatore di abbracci, non sta niente bene. Un giorno, intenta a scrivere un nuovo pezzo, Margot varca la soglia di una piccola ricevitoria del centro di Genova gestita da un’ottantenne del tutto fuori dal comune, Caterina: lo sguardo saggio e lieve che l’anziana signora rivolge al mondo la colpisce in profondità. Pochi giorni dopo il loro incontro, Caterina viene aggredita nel suo negozio e in poche ore si ritrova incomprensibilmente travolta da una vicenda che rischia di toglierle tutto ciò che le è rimasto: la ricevitoria, la libertà, il calore della gente, la reputazione. Margot non può stare a guardare. Per affetto, per un senso di giustizia che le impedisce di assistere indifferente a un torto e anche per non farsi ingoiare dal vuoto che ha allagato la sua vita, Margot si trasforma in àncora di salvataggio della sua anziana amica e si improvvisa detective per capire chi ha interesse a rovinare la vita di Caterina. Rischia molto, Margot, rischia del suo: ma – vantaggi emotivi della precarietà! – sa che rischiare a volte è il solo modo per vincere. Con straordinaria ironia e delicatezza, Barbara Fiorio scrive la storia di un’amicizia capace di annullare il tempo e ci accompagna in un mondo – quello delle ricevitorie e di chi affida ai numeri i propri sogni – fatto di contraddizioni, speranze e desideri che sono quelli di tutti noi. La sua protagonista è capace di sorridere di sé e degli altri ma anche di prendere la vita ostinatamente sul serio, quando è necessario: sarebbe davvero bello, ogni mattina, trovare sul giornale i pezzi di Margot a darci il buongiorno…

Il buon vecchio sesso fa paura

Sette racconti, sette stanze, e non solo da letto, perché Arlene Heyman, psicanalista newyorkese qui al suo primo libro, si cimenta in una narrazione veritiera e complessa, talora sgradevole, vissuta e voyeuristica insieme, raccontandoci storie di corpi desideranti al di là dell’età, degli anni, della malattia. Corpi vecchi, «ogni ruga in evidenza, come in un quadro di Lucian Freud», che l’autrice rende protagonisti dentro la loro età, e giovani corpi attraenti, «minigonna arancione, morbida camicetta in tinta, niente reggiseno». Corpi che si trovano o si perdono, come in “Gli amori della sua vita”. Corpi sottratti a se stessi dal deterioramento, come in “Happy Isles” e “Ballando con Matt”. Corpi che si ribellano all’età e all’usura sfidando le convenzioni e provocando in chi legge una molteplicità di sentimenti: spavento, imbarazzo, intesa. Ci si sente messi in scacco, e costretti a stare al gioco, perché non è dato, leggendo, di far finta di nulla. Non sono spettri quelli che si aggirano in queste pagine, bensì donne e uomini in carne e ossa, toccati dalla vita e per questo toccanti. Heyman raccoglie in questi racconti, scritti in un lungo arco di tempo, la propria esperienza umana, elaborando materiale biografico e onirico, verbalizzando il non detto, gli slanci e i conflitti delle relazioni umane. Esplora la zona grigia dei rapporti amorosi, ne indaga i rimpianti e lo sconcerto.
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Buon Natale, Gesù Bambino

Sette racconti e sette poesie per rievocare i Natali di un’infanzia lontana, quella di una grande scrittrice nell’Austria povera del dopoguerra. Piccole liti di vicinato, desideri modesti e desideri impossibili, convinzioni scosse da nuove certezze: i bambini di Christine Nöstlinger, raccontati con ironia e partecipazione, vivono un Natale molto diverso dai nostri, in cui l’immaginazione conta molto di più del numero di pacchetti accatastati sotto l’albero.

Il buio si avvicina

Un luogo antico, decadente, quasi abbandonato. Ormai abitato solo da barboni e senzatetto. Tutti giovani, dallo sguardo ebete, che vagano privi di uno scopo. Vegetano più che vivere, senza potersi allontanare da lì. La morte li attende fuori dai confini. Questo è ciò che scopre per caso un giornalista. Potrebbe essere lo scoop che tanto attende, ma ben presto si trasforma in un incubo da cui non può più uscire. C’è qualcosa di inumano in quegli esseri, anche se sembrano innocui. Il buio li ha portati, e il buio tornerà a riprenderli molto presto. Quella è la vera minaccia. Tuoni a ciel sereno che annunciano il suo arrivo. Fulmini senza pioggia. Poi tutto quel nero, a cui non c’è scampo. Sta arrivando, è sempre più vicino.

Buio prendimi per mano

Pat Kenzie riceve da una nota psichiatra l’incarico di proteggere il figlio perseguitato da minacce e messaggi anonimi. Sembra un caso di facile soluzione. È l’inizio di un incubo. Una serie di terrificanti omicidi, apparentemente senza legame, lo riporta di prepotenza nel passato, agli anni dell’adolescenza, vissuti nel quartiere degradato di Dorchester a Boston. Le vittime, su cui l’assassino ha infierito orribilmente, crocifiggendole e mutilandole, sono tutte persone che Pat Kenzie ha conosciuto. Nel corso di una frenetica caccia all’uomo, condotta anche con l’aiuto di Angie Gennaro e del fedele Bubba Rogowski, Pat si rende conto che il prossimo bersaglio potrebbe essere lui…
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Il buio oltre la siepe: romanzo

In una cittadina del “profondo” Sud degli Stati Uniti l’onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un “negro” accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l’innocenza, ma l’uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l’episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell’infanzia che è un po’ di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte, in pagine di grande rigore stilistico e condotte con bravura eccezionale.

Il buio oltre la notte

Mentre Harry Bosch, irrequieto detective della Polizia di Los Angeles, sta cercando di incastrare un presuntuoso e violento produttore cinematografico accusato di omicidio, Terry McCaleb, ex-agente dell’FBI, trascorre tranquillamente la sua vita sull’isola di Catalina con la giovane moglie e la piccola Cielo. Ha inaugurato una nuova attività – organizza battute di pesca di altura per i turisti – ed è convinto di aver chiuso per sempre con le indagini e gli omicidi. Ma un giorno è lui a restare preso all’amo: l’FBI ha ancora bisogno della sua lucida freddezza per tracciare il profilo di un assassino spietato, un sadico che uccide le sue vittime lentamente, strangolandole con efferata crudeltà.
Tutti gli indizi che McCaleb inizia a raccogliere sembrano portare in un’unica direzione, verso Harry Bosch, il cui presente è affollato di vaste zone d’ombra. L’incontro, e lo scontro, è inevitabile. E mentre Bosch vede nell’analista dell’FBI un uomo che ha saputo ricostruirsi una vita, che guarda a essa con un ottimismo che a lui è sempre stato negato, McCaleb vede un poliziotto solitario e tormentato, che si ostina a vivere in una casa dichiarata inagibile, non sopporta i suoi capi e, forse, porta il marchio infamante dell’omicidio.

(source: Bol.com)

Il buio nel cuore

Il suo lavoro, la sua arte, è uccidere. Come killer professionista è superbo: pieno di inventiva, efficiente, preciso, gelido. Perciò il lavoro non gli manca. Ma l’incarico che deve sbrigare adesso, a tutti i costi, impegna a fondo le sue energie e le sue risorse. Una donna che si fa chiamare Shella ha intravisto, per un attimo, un volto nascosto da una maschera d’acciaio; e la caccia comincia, nei quartieri malfamati, nei locali di striptease, nei covi neonazisti, negli oscuri meandri della prostituzione e dello spaccio di droga. uccidere.
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Il buio dietro di me

Nel 1993 tre ragazzi dell’Arkansas (Jason Baldwin, Jessie Misskelley e Damien Echols) sono arrestati con l’accusa dell’omicidio di tre bambini. Il processo, celebrato in un clima di isteria collettiva, usò false testimonianze e prove incerte. Ma bisognava trovare subito un colpevole. Baldwin e Misskelley furono condannati all’ergastolo; Echols, considerato il capo del gruppo, fu spedito nel braccio della morte. Nei diciotto anni che seguirono, mentre Echols attendeva in carcere l’esecuzione della pena, che poteva essere decisa da un giorno all’altro, si consolidò un enorme movimento che lavorò per dare sostegno e riaprire il processo. Numerosissime furono le persone del mondo dello spettacolo che si mobilitarono per raccogliere fondi. Nel 2011, dopo aver preso in considerazione una serie di nuove prove, la Corte e lo Stato dell’Arkansas decisero di rilasciare i tre detenuti. Echols fu scarcerato ad agosto. Da allora vive a New York, con Lorri, la donna conosciuta e sposata durante la detenzione, che per anni ha coordinato il movimento, e ne è stata la prima scintilla. *** «Damien Echols ha trascorso da innocente diciott’anni nel braccio della morte. Miracolosamente, nell’incubo indescrivibile in cui è finito, ha trovato il coraggio e la forza non solo di sopravvivere, ma anche di crescere, scrivere, perdonare e capire. Il buio dietro di me è un racconto straordinario, doloroso e positivo. La storia di un’infanzia senza speranza, una pena ingiusta, una detenzione brutale e l’inizio di una nuova vita». John Grisham *** «Mi sono subito sentito vicino a Damien… ricordo di essere stato spesso percepito come un “freak”, una persona diversa, se vogliamo. Capisco come ci si sente a essere giudicato piú per quello che sembri che per quello che sei». Johnny Depp

Buio

Nel tepore ingannevole di un maggio malato, il raccogliticcio gruppo di investigatori comandato da Gigi Palma si trova a fronteggiare un crimine terribile: un bambino di dieci anni, nipote di un ricco imprenditore, è stato rapito. Le indagini procedono a tentoni, mentre il buio si impadronisce lentamente dei cuori e delle anime e la morsa di una crisi di cui nessuno intravede l’uscita stravolge le vite di tanti, spegnendo i sentimenti piú profondi. Anche un banale furto in un appartamento può nascondere le peggiori sorprese. I Bastardi dovranno essere piú uniti che mai, per trovare insieme la forza di sporgersi su un abisso di menzogne e rancori dove non balena alcuna luce. Intanto, nel commissariato piú chiacchierato della città, i rapporti di lavoro e quelli personali si complicano, e il vecchio Pisanelli prosegue la sua battaglia solitaria contro un serial killer alla cui esistenza nessuno vuole credere. *** I BASTARDI DI PIZZOFALCONE Luigi Palma, detto Gigi: commissario. Non compare ma c’è. È alla ricerca di un po’ d’ordine, dentro e fuori. Giorgio Pisanelli, detto il Presidente: vicecommissario. Vive con troppi fantasmi. È alla ricerca dei veri motivi. Giuseppe Lojacono, detto il Cinese: ispettore. Un uomo che medita. È alla ricerca di un nuovo sorriso. Francesco Romano, detto Hulk: assistente capo. Un uomo che ha troppa fretta. È alla ricerca del passato che non torna. Ottavia Calabrese, detta Mammina: vicesovrintendente Ricuce e intuisce. È alla ricerca di qualcos’altro. Alessandra Di Nardo, detta Alex: agente assistente La ragazzina con la pistola. È alla ricerca di un altro qualcosa. Marco Aragona, vorrebbe essere detto Serpico: agente scelto. Un uomo e i suoi occhiali. È alla ricerca di non sa cos’altro. Ognuno di loro ha qualcosa da trovare. O anche solo da cercare.

Le bugie hanno le gonne corte

Dora ha ventidue anni, studia al college, anche se ancora non ha capito esattamente cosa, e per mantenersi lavora in una caffetteria, insieme ”all’uomo della sua vita”, che purtroppo, però, nonostante gli inequivocabili segnali che lei gli ha inviato, non ha ancora fatto la prima mossa. Dora non ha mai conosciuto i suoi genitori ed è stata allevata da Mimi, sua nonna, l’irresistibile ed eccentrica proprietaria di un negozio di abiti vintage: quanto di più lontano possa esistere dallo stereotipo di torte di mele e golfini fatti a mano. Per anni Mimi ha tenuto da parte gli abiti più belli per Dora, creandole un armadio che farebbe invidia a qualunque donna, ma la cosa ha sempre lasciato indifferente sua nipote, che si ostina a indossare solo jeans e t-shirt multicolore. Dora non riesce a condividere l’entusiasmo di sua nonna per lo shopping: l’idea che i vestiti possano essere qualcosa di più di un semplice oggetto non l’ha mai sfiorata. Quando, però, Mimi viene ricoverata in ospedale, Dora è costretta a tornare a casa e a occuparsi del negozio e di tutte le affezionate clienti. Già dai primi giorni scopre l’anima segreta del negozio che Mimi non le aveva mai rivelato; sua nonna, infatti, ha cucito sulla fodera di ogni abito una storia, legandolo indissolubilmente a una particolare cliente. Ben presto Dora si farà coinvolgere dal gioco creato dalla nonna e si metterà alla ricerca di un vestito fatto apposta per lei che la porti, per la prima volta, a incontrare il vero amore.
(source: Bol.com)

Le bugie di Hollywood

La magia di Hollywood è tutta qui: nel fascino della menzogna. Una menzogna che non è solo sfondi di cartapesta e ricostruzioni di ambienti anni Cinquanta. E soprattutto il gioco ripetuto di quella finzione più ampia e onnicomprensiva che le vite hollywoodiane hanno scelto di servire con dedizione totale: con lo spirito irridente e di superficie di chi ha capito che l’apparenza è molto più seducente della verità. Ecco allora un mondo fatto di ipocrisia e di promesse non mantenute, ma anche di bugie in grado di dare forma alla realtà, un mondo dove basta mettersi un parrucchino per smettere di essere calvi, o pronunciare ad alta voce le proprie illusioni per farle esistere.
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