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Caino

A vent’anni dal Vangelo secondo Gesù Cristo, José Saramago torna a occuparsi esplicitamente di religione con una prova narrativa impeccabile per stile e ironia. Se in passato il premio Nobel portoghese ci aveva dato la sua versione del Nuovo Testamento, ora si cimenta con l’Antico. E per farlo, sceglie il personaggio più negativo, la personificazione biblica del male, colui che uccide suo fratello: Caino. Capovolgendo la prospettiva tradizionale, Saramago ne fa un essere umano né migliore né peggiore degli altri. Al contrario, il dio che viene fuori dalla narrazione è un dio malvagio, ingiusto e invidioso, che non sa veramente quello che vuole e soprattutto non ama gli uomini. È un dio che rifiuta, apparentemente solo per capriccio e indifferenza, l’offerta di Caino, provocando così l’assassinio di Abele. Cacciato e condannato a una vita errabonda, il destino di Caino è quello di un picaro che viaggia su una mula attraverso lo spazio e il tempo, in una landa desolata agli albori dell’umanità. Ora da protagonista, ora da semplice spettatore, questo simpatico avventuriero un po’ mascalzone attraversa tutti gli episodi più significativi della narrazione biblica. Riscrittura ironica e personalissima della Bibbia, Caino è un’eccezionale invenzione letteraria e una potente allegoria che mette in scena l’assurdo di un dio che appare più crudele del peggiore degli uomini. L’opera maggiore di uno scrittore nel pieno della sua maturità, forse mai così libero, lucido e vivace.

Caffè con panna

La vita di Cameron potrebbe stare tutta in una scatola di cartone. L’infanzia trascorsa spostandosi da una città all’altra le ha insegnato a non mettere radici. Ora, a trent’anni scarsi, l’unica persona con cui festeggiare San Valentino è Oliver, il suo ultranovantenne datore di lavoro con cui condivide l’appartamento e che ama come fosse un padre. Certo pranzare tutti i giorni con tramezzini al formaggio non è il massimo, ma fa parte di una routine che per Cameron ha il fascino di una vita serena e senza intoppi. Fino a quando Oliver non le porge una lettera che porta la fi rma di Sonia, l’amica da cui, quindici anni prima, aveva creduto di non potersi separare mai. Pomeriggi sul divano a rivedere per la centesima volta Dirty Dancing, notti intere trascorse a confi darsi i più intimi segreti… Poi un furioso litigio le aveva divise e da allora non avevano più saputo nulla l’una dell’altra. Sono passati otto anni ormai, ma Cameron non ha la minima intenzione di riallacciare i rapporti. Se non fosse per un misterioso pacchetto che Oliver le chiede di recapitare di persona a Sonia. Intraprende così un viaggio che la riporterà indietro, tra ricordi che riaffiorano ed emozioni mai dimenticate.Un viaggio pieno di sorprese e di incontri inattesi, alla scoperta dell’amore, dell’amicizia e, soprattutto, di se stessa.

Caduto fuori dal tempo

Caduto fuori dal tempo è un punto d’arrivo nella carriera letteraria di uno dei massimi scrittori contemporanei, uno di quei libri che portano la nostra consapevolezza e la nostra capacità di sentire a un limite oltre il quale non è possibile andare.Tutto comincia con un’immagine, un gesto, un movimento di misteriosa, evocativa potenza: un uomo si alza all’improvviso da tavola, prende commiato dalla moglie ed esce per andare “laggiù”. Ha perso un figlio, anni prima, e “laggiù” è dove il mondo dei vivi confina con la terra dei morti. Non sa dove sta andando, e soprattutto non sa cosa troverà. Lascia che siano le gambe a condurlo, per giorni e notti gira intorno alla sua città e a poco a poco si unisce a lui una variegata serie di personaggi che vivono lo stesso dramma e lo stesso dolore: il Duca signore di quelle terre, una riparatrice di reti da pesca, una levatrice, un ciabattino, un anziano insegnante che risolve problemi di matematica sui muri delle case. E l’uomo a cui è stato affidato l’incarico di scrivere le cronache cittadine. Ciascuno ha la propria storia, chi ha perso il figlio per una grave malattia, chi in un incidente, chi in guerra. Insieme a loro idealmente, visto che non può muoversi dalla sua stanza, c’è anche una strana figura di Centauro, con la parte inferiore del corpo che nel tempo si è trasformata in scrivania. È uno scrittore che da quindici anni vive circondato dagli oggetti del figlio che non c’è più, e il cui unico desiderio da allora è catturare quella morte con le parole. “Non riesco a capire qualcosa finché non la scrivo” dice. È lui a ispirare e a inglobare la storia che stiamo leggendo. La marcia di quei genitori prosegue in giri sempre più ampi intorno alla città, monologando o dialogando ognuno di essi parla di sé, del desiderio di rivedere almeno una volta il proprio figlio, della vita che si è interrotta in quel tragico momento. E ognuno ha una sua voce, che Grossman in modo sublime trasforma nella voce della poesia, la lingua del dolore. Arriveranno “laggiù”? Sì, ci arriveranno, fusi a quel punto in un coro di pura e profonda umanità. E noi con loro, in pagine di sconvolgente intensità e verità. Per capire, insieme a Centauro, che il cammino di questi uomini e donne esiliati nella terra del dolore è stato una “lotta contro la distruzione, la cancellazione, l’oblio”, il bisogno di dare un paesaggio a quella terra, la volontà di sottrarre la memoria alla tenebra per riconsegnarla alla vita.

Caduto

Dopo la storia dell’Arca, Maine affronta le origini e usa Adamo ed Eva e il terribile conflitto tra i loro due figli come spunto per il suo romanzo provocatorio e sensuale. Il romanzo si apre con Caino anziano e riflessivo e ripercorre il tempo all’indietro fino alla cacciata di Adamo ed Eva dal Giardino. È diviso in quattro parti, le prime due riguardano Caino, suo figlio e la terribile scelta di uccidere Abele, che lo trasformerà in un emarginato. La seconda metà invece riguarda il peccato originale, l’espulsione e il periodo immediatamente successivo. Una storia familiare in cui i personaggi sono vibranti e tridimensionali e l’energia che emanano è pura, grezza e rabbiosa.

Caduta libera

Chi ha scritto queste pagine, raccontando ciò che ha vissuto, non è un cecchino. Ma ha fatto il cecchino per due anni di servizio militare in un gruppo d’assalto dell’esercito russo durante la Seconda campagna cecena. Non sempre si è ciò che si fa. L’uomo dovrebbe essere più di ciò che fa. Ma ciò che fai può essere così orribile da cambiare ciò che sei: un uomo. La guerra che in queste pagine vedi – perché l’equipaggiamento simbolico di Lilin è soprattutto visivo, come quello della gran parte di noi – non ha orizzonti, né ideologie, né complesse visioni del mondo. Tutto è ravvicinato come attraverso il cannocchiale di un fucile di precisione. Ma è proprio tale assenza di prospettiva a rendere queste pagine terribili più grandi degli eventi che raccontano. Così, la guerra che vedi non è solo quella cecena, ma è la guerra come la si combatte oggi in ogni parte del mondo. Quella senza politica, senza dichiarazioni ufficiali, senza il teatro dei media. Ma con tutta la tecnologia disponibile. E ogni tecnologia – se togli l’uomo come accade in guerra, se togli non solo la pietà ma anche l’etica – si riduce a strumento bellico. Il gruppo di sabotatori raccontato da Lilin con un aurorale talento di narratore non si trova su un fronte, ma nel caos dell’azione in prima linea o dietro le linee nemiche. Gli uomini sono per lo più arruolati contro la propria volontà e combattono per la propria sopravvivenza contro il nemico e contro i traffici del proprio Comando. Fra le case, nei cortili, sul fianco di una collina, nelle fogne o all’interno di una moschea. I nemici sono semplicemente gli «arabi» – come vengono chiamati senza distinzioni e in un assurdo guazzabuglio «ceceni, musulmani, afghani, talebani, terroristi o combattenti di qualunque fede politica» – che bisogna annientare senza pietà ma soprattutto senza esitare, pena la vita. L’unica lealtà possibile è quella primitiva verso il compagno nel gruppo assediato dal mondo di fuori. Si uccide con armi ad alto potenziale o di precisione, ma anche con il pugnale o con una pistola appoggiata alla nuca. E il corpo del nemico fatto a pezzi diventa manichino. Chi lo guarda, per poter sparare meglio si è appena trasformato in una pietra senza respiro e senza vita e ora posa su di esso uno sguardo estetico. E tu capisci che l’uomo non c’è più. Provi orrore quando Lilin non confessa, ma semplicemente dice di aver provato piacere a uccidere, la «gioia» dell’assassino addirittura, ma ti rendi conto di essere di fronte a un frammento di verità. Ogni guerra, qualsiasi guerra se la vedi senza i filtri dei princìpi o delle ideologie, è come questa. Ed è così per le vittime come per i carnefici. Porta l’uomo oltre l’uomo, sì, al di là del bene e del male. Tutto il resto è letteratura.

Cadaveri innocenti: La serie di Temperance Brennan #2

Una storia palpitante per Temperance Brennan, che con implacabili e lucidissimi ragionamenti riesce a combattere anche il male più assoluto. La celebre antropologa forense è chiamata a identificare i resti di una suora morta alla fine dell’Ottocento: nel sottosuolo di una chiesa abbandonata di Montréal deve riesumare il corpo di Elisabeth Nicolet, per consentire alle autorità ecclesiastiche di procedere alla beatificazione della religiosa. Ma quando affiorano, le sue ossa mostrano qualcosa di strano. Intanto, Tempe si trova aindagare su un incendio doloso, costato la vita a due gemelli di pochi mesi. E di lì a poco il cadavere di una giovane donna che si era unita a una setta del North Carolina viene ritrovato in condizioni orribili. Temperance raccoglie pazientemente prove, indizi e testimonianze, fino a portare alla luce il terribile filo di sangue che lega quei delitti. La seconda indagine mozzafiato dell’antropologa forense più famosa d’America.

Un cadavere in giardino

Solitamente arguta e senza peli sulla lingua, Aurora Teagarden si ritrova senza parole per la sorpresa quando un cadavere precipita da un aereo e cade nel suo giardino, mancando di stretta misura la sua guardia del corpo. Il cadavere è quello di un agente di polizia locale, che non era certo un grande amico, e il suo apparire è seguito da strani eventi: appaiono alcuni agenti governativi, qualcuno colpisce alla testa il marito di Angel, e una collega che lavora alla biblioteca viene assassinata dopo aver avuto una lite con Aurora. Nel suo modo indomito e inimitabile, Aurora si mette a indagare per autodifesa.

Cacciatrici

Scarlett March ha dedicato la sua intera esistenza a cacciare i Fenris, i lupi mannari che quando era ancora una bambina le hanno portato via gli affetti e lasciato il corpo e il volto ricoperto di cicatrici. Scarlett vuole vendetta, e il suo cuore non troverà pace finché non avrà ucciso fino all’ultimo lupo.Rosie March deve la vita alla sorella maggiore e come lei è una cacciatrice. Ma quando il rapporto con Silas, un giovane boscaiolo amico di Scarlett, diventa più profondo, Rosie comincia a pensare che la sua vita potrebbe essere diversa… Amare Silas significherà tradire sua sorella e tutto quello per cui lottano?

La cacciatrice della notte

Catherine Crawfield, metà donna e metà vampiro, è a caccia di non morti. Sta cercando suo padre, che è uno di loro, e non si fermerà finché non lo avrà trovato, perché deve vendicarsi dell’uomo che ha rovinato la vita di sua madre. Ma finisce in una trappola e viene catturata da Bones, un vampiro mercenario, con il quale si troverà costretta a stringere un’alleanza che potrebbe avere conseguenze devastanti. In cambio dell’aiuto a trovare suo padre, Cat accetta di lasciarsi allenare da quell’affascinante cacciatore della notte, fin quando i suoi riflessi non saranno diventati scattanti e taglienti quanto gli artigli di lui. Già sconvolta da fatto di non essere stata divorata subito da Bones, Cat comincia a domandarsi se esistano anche vampiri buoni.
Ma prima di potersi rallegrare degli ottimi effetti dell’addestramento come cacciatrice di demoni, si troverà alle calcagna una banda di assassini. Catherine dovrà scegliere da che parte stare… e la tentazione di cedere a Bones si farà sempre più forte.

Cacciatori di stelle cadenti

Nella vita di Ren, suo fratello Scott è sempre stato una presenza costante: a volte impalpabile come una canzone nel vento, inafferrabile come una stella cadente; a volte netta e distinta come un’immagine allo specchio. Come il viso di un ragazzo che avrà per sempre diciassette anni: l’età che aveva Scott quando è mancato in un incidente d’auto. Da quel giorno, Ren non ha mai smesso di sentirlo accanto, di parlargli. Di vederlo. E col tempo, diventata archeologa, si è accorta di avvertire intorno a sé anche altre presenze: anime di quei mondi scomparsi che lei cerca di riportare alla luce, di salvare dall’oblio ricomponendoli pezzo dopo pezzo. Sono voci e visioni che la guidano nelle sue ricerche, fino a condurla a un passo da una scoperta fondamentale per la sua carriera, ma che contemporaneamente la allontanano dalla realtà. Mentre affonda le mani nella terra, Ren sogna di attraversare i secoli a ritroso e sparire, almeno per un istante, in quelle antiche esistenze. E intanto è sempre più distaccata, chiusa in se stessa, incapace di ricambiare sentimenti profondi, di aprirsi agli altri. Di raccontare quel dolore che ha segnato irrimediabilmente lei e la sua famiglia. Fino a quando incontra Silas: il primo uomo che sembra riuscire a incrinare quella corazza, la barriera che lei ha innalzato tra sé e il mondo. In lui, Ren scorge la possibilità e la tentazione di un amore vero. E capirà che forse c’è solo un modo per non perderlo: abbandonare i fantasmi del passato e vivere finalmente nel presente.

I cacciatori di numeri

Una giornata qualsiasi, intorno al 1870, all’università di Göttingen, in Germania. Alla domanda del professore di fisica: di cosa è fatta la materia?, Minkowski, uno degli allievi più brillanti, di fronte a una classe attonita, risponde: di numeri. Non di atomi, come insegnava la fisica classica. E la scintilla di una rivoluzione. Minkowski, con i suoi due amici Sommerfeld e Hilbert, ancora non lo sanno, ma domineranno la scienza nei decenni a venire. Numeri nel cuore della materia. Numeri che regolano l’universo. Perché altrimenti i fiocchi di neve avrebbero tutti 6 punte, nonostante non ce ne sia uno uguale all’altro? E perché le margherite possono avere 5, 8 o 13 petali, ma mai 10 o 11? Numeri. I teoremi formulati da queste, e altre, menti geniali sono scioccanti per l’epoca: Hilbert stabilisce che l’universo non è infinito, Kurt Gödel formula un teorema che dice che esistono cose vere che non si possono dimostrare. Tutte idee che aprono la strada alla teoria della relatività e alla fisica moderna. Con piglio narrativo e stile divulgativo, rendendo semplici anche i concetti più astrusi, gli autori, studiosi di matematica e fisica, raccontano il secolo e mezzo di teoremi che hanno cambiato la fisica, lasciandoci a bocca aperta di fronte alla meraviglia della creazione.
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Cacciatori di mafiosi

Bisogna essere rapidi e ragionare in fretta quando si è infiltrati. Avere sangue freddo per gli appostamenti a fari spenti, per i pedinamenti lungo le strade di paesi fantasma. Una pazienza ostinata per passare al setaccio ore e ore di intercettazioni. Servono fiuto e intelligenza per accorgersi del particolare più insignificante, per capire di chi ci si può fidare e di chi si deve sospettare. È questo il mestiere dei cacciatori di mafiosi, gli uomini delle squadre speciali della Polizia e dell’Arma dei Carabinieri che Andrea Galli, giornalista del “Corriere della Sera”, è riuscito ad avvicinare per ottenere rivelazioni e retroscena e ricostruire le catture di superlatitanti come Antonio Iovine, Ciccio Pesce, Domenico Raccuglia e Rocco Aquino. I segreti di un lavoro svolto nell’ombra, le procedure, i tempi, interamente modellati sulle abitudini dei ricercati, le strategie d’azione e le tecniche d’indagine. Un mestiere in cui si cammina su un confine sottile come una lama di rasoio, che ti prende la vita e ti costringe ogni giorno a decidere da che parte stare.
(source: Bol.com)

Cacciatori di donne

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Il romanzo ha per protagonista uno dei detective più “duri” di tutti i tempi, l’implacabile Mike Hammer. Stavolta Hammer non è l’investigare privato alla caccia di un nemico mortale: è egli stesso un uomo braccato, senza amici, senza protezioni, senza speranze. Per sette anni ha fatto la vita del vagabondo e dell’ubriacone, schiacciato dal rimorso di aver causato la morte della donna che amava. Improvvisamente viene a sapere che la donna non è stata uccisa, è riuscita a sopravvivere chissà come, chissà dove: ma proprio adesso corre un gravissimo pericolo: gli “altri”, quelli che vogliono uccidere la donna, sono in agguato per colpire anche lui.

I cacciatori del sottosuolo

Il promettente futuro di Jeff Converse, brillante universitario newyorchese, viene improvvisamente sconvolto da una serie di eventi da incubo. Accusato di un crimine brutale, Jeff vede la sua vita crollare, senza possibilità di intervenire. Il giovane si ritrova sotto le pulsanti strade di Manhattan, in un dedalo di tunnel e strade sotterranee abbandonate. Laggiù, l’invisibile popolazione dei senzatetto ha creato una società nuova. Ma non sono soli: il loro equilibrio è turbato dai suoni e dai richiami di predatori in cerca di divertimento e adrenalina. Qualcuno ha trasformato questa comunità di anime alla deriva nella propria riserva di caccia privata, in un campo di omicidi senza regole… e la caccia inizia anche per Jeff.
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Il cacciatore

America dell’Ovest, primi anni del Novecento. I giornali l’hanno soprannominato “Il Macellaio” non a caso: appare dal nulla come un fantasma, rapina le banche il giorno di paga dei minatori e scompare senza lasciarsi dietro né tracce né testimoni. Solo una scia di morti. Il suo teatro d’azione sono gli stati dell’America dell’Ovest, dalla California al Texas, dall’Arizona al Montana. La Van Dorn Detective Agency ha deciso di affidare il caso al suo uomo migliore, Isaac Bell, un detective freddo e determinato come l’assassino che deve catturare. Solo Bell può risolvere il caso. Lui, ultimo discendente di una dinastia di banchieri che all’attività di famiglia ha preferito la vita pericolosa ed eccitante del cacciatore di banditi, lui che in un batter d’occhio può estrarre la derringer dal suo cappello e fare fuoco. Basandosi solo sul proprio straordinario intuito, Bell inizia le indagini, alla ricerca di una minima traccia, di un piccolo errore del criminale che possa condurre alla sua identificazione. E il bandolo dell’intricata matassa sembra proprio essere un’avventuriera bellissima e senza scrupoli, che si fa chiamare Rose Manteca, una donna che ha già irretito uno degli investigatori della Vàn Dorn e che sembra molto interessata a sedurre Bell. Forse Rose potrebbe condurli al Macellaio…

Caccia all’unicorno

Lasciata l’Africa, Niccolò fa rotta verso la Scozia di Giacomo II. Accompagnato da Gelis, la sua nuova moglie, e da uno stuolo di astuti soci in affari e di abili artigiani, l’ex tintore di Bruges insegue il progetto di un nuovo e ancor più potente impero commerciale. Ma la sua insaziabile brama di guadagno, che si scontra con la dura realtà di una Europa sconvolta dalle guerre e la sete di vendetta per un terribile tradimento perpetrato dalla bellissima ma subdola moglie, lo indurranno a fare ritorno in terra d’Africa dove, tra le sabbie infuocate del Sinai e gli splendidi misteri del Cairo, lo attendono nuove, mirabolanti avventure.
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