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La piramide

Da quando il giovane faraone Cheope ha annunciato che non ha intenzione di costruire la sua piramide, i saggi e i sacerdoti dell’intero Egitto sono in preda alla più cupa disperazione; seguendo i loro papiri, infatti, quella decisione ha un’unica, inquietante conseguenza: il Paese si troverà a disporre di una vasta quantità di risorse inutilizzate e quindi il popolo potrà godere di un eccessivo benessere e avrà modo di coltivare liberamente idee di ribellione al potere costituito. Cheope si lascia così convincere dai maghi e dagli astrologhi e la sua piramide sarà la più grande mai realizzata.
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La piramide del caffè

A diciotto anni, Imi ha finalmente realizzato il suo sogno
di vivere a Londra. A bordo di un vecchio treno
malandato ha lasciato l’orfanotrofio ungherese dove
ha sempre vissuto e, nella metropoli inglese, si è impiegato
in una caffetteria della catena Proper Coffee.
Il suo sguardo è puro, ingenuo e pieno di entusiasmo:
come gli altri orfani del villaggio di Landor, anche
lui non permette mai al passato di rattristarlo, né si
preoccupa troppo di ciò che il futuro potrebbe riservargli.
Ha imparato a vivere nel presente, a godersi
ogni più piccola emozione e si impegna di giorno
in giorno, con costanza, a preparare un cappuccino
sempre più delizioso.
Le tante e minuziose regole che disciplinano la vita
all’interno della caffetteria – riassunte nel Manuale
del caffè cui i dirigenti della Proper Coffee alludono
con la deferenza riservata ai testi sacri – gli sembrano
scritte da mani illuminate capaci di individuare
in anticipo la soluzione a qualsiasi problema pur di
garantire il completo benessere di impiegati e clienti.
La piramide gerarchica che ordina la Proper Coffee
sembra a Imi assai più chiara e rassicurante del complesso
reticolo di strade londinesi: che nascondono meraviglie,
ma nelle quali è facile perdersi e disorientarsi.
Dovrà passare molto tempo prima che Imi – grazie al
cinismo di un collega spagnolo e ai saggi consigli della
sua spensierata padrona di casa Lynne – cominci
a capire la durezza di Londra e l’impietosa strategia
delle regole riassunte nel Manuale del caffè.
Tanto candore finirà per metterlo in pericolo: e sarà
allora Morgan, il libraio iraniano dagli occhi profondi,
a prendersi a cuore il destino di Imi – coinvolgendo
nel suo audace progetto Margaret, vincitrice del premio
Nobel per la letteratura: anziana e ormai stanca
di tutto, ma ancora capace di appassionarsi alle piccole
storie nascoste tra le pieghe della vita.
Con la scrittura ferma, cesellata e limpidissima che
da sempre è la cifra del suo stile, Nicola Lecca crea
un’elegante fiaba contemporanea capace di affondare
lo sguardo nei paradossi, nelle ipocrisie della società
dei consumi e nell’affollata solitudine in cui ogni
nostro bisogno ci consegna a una rete, appositamente
tesa da altri per trarne profitto.
La scelta di uno sguardo umile e ”spoglio di tutto”
come quello di un orfano pieno soltanto dei suoi desideri
dà vita a pagine scintillanti, ironiche, capaci di
illuminare la complessità del mondo e di emozionarci
profondamente.

(source: Bol.com)

Pippi Calzelunghe

“Un tempo avevo paura di rimanere in casa da sola, ma ora non piu, perche Pippi e con me” ha scritto ad Astrid Lindgren una bambina giapponese. “Pippi Calzelunghe” e un libro conosciuto in tutto il mondo e tradotto in 54 lingue, di cui l’ultima dell’elenco e lo zulu. Anche voi troverete in Pippi una compagna forte, allegra, furba e ricchissima; vive sola a Villa Villacolle e non ha paura di niente: sta benissimo anche senza genitori, perche cosi nessuno le dice quando e ora di andare a letto o le insegna le buone maniere, che non servono a nulla se non si e veramente generosi. E Pippi, appunto, lo e. Leggete le sue avventure e vi sentirete, come lei, tanto forti da sollevare un cavallo. Eta di lettura: da 7 anni.

Piovono morti

C’è un farmacista sospettoso: forse un dipendente gli ruba soldi dalla cassa. C’è anche una madre in pena: sua figlia è scomparsa e bisogna assolutamente ritrovarla. Eugène Tarpon, perennemente alle prese con finanze disastrate, accetta di occuparsi di entrambi i casi. Come a volte succede, i due imbrogli ne nascondono un terzo, ben piú articolato e pericoloso. L’azione si fa subito perdifiato, e coinvolge personaggi imprevedibili: poliziotti corrotti, nazisti bretoni, reduci della guerra di Spagna, moderni santoni piú o meno imbevuti di misticismo. Tarpon però sembra avere capito la lezione della sua precedente avventura: la migliore difesa è l’attacco. E allora, davvero, si salvi chi può. Come in Un mucchio di cadaveri, alle prese con la figura piú classica del poliziesco americano, Manchette distilla l’irriverenza del suo approccio in un romanzo dal ritmo scatenato dove non mancano inseguimenti, sparatorie e violenze di ogni tipo, e dove i cadaveri si ammucchiano con sorprendente rapidità, come piovuti da un cielo gonfio di nubi.«Manchette era cosí, coerente nel narrare un mondo incoerente». Pino Cacucci

La pioggia di Wither. L’oscura congrega

Un tempo erano estranei uniti soltanto dalle loro paure, evocate da un’entità diabolica che si chiamava Eizabeth Wither. La videro tornare a vivere la notte di Halloween nella storica città universitaria di Windale, Massachussets. Videro i loro sogni oscuri divenire realtà attraverso il terrore da lei scatenato. La videro morire schiacciata sotto tonnellate di pietra. Ma se Wither non c’è più e i loro incubi sono terminati, perché si svegliano ancora urlando? Wendy Ward, una studentessa universitaria col dono della magia bianca, sente che si sta preparando per Windale un cambiamento di tempo dalle conseguenze drammatiche. C’è nell’aria un nuovo gelo..,
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La pioggia di Wither

Un tempo erano estranei uniti soltanto dalle loro paure, evocate da un’entità diabolica che si chiamava Eizabeth Wither. La videro tornare a vivere la notte di Halloween nella storica città universitaria di Windale, Massachussets. Videro i loro sogni oscuri divenire realtà attraverso il terrore da lei scatenato. La videro morire schiacciata sotto tonnellate di pietra. Ma se Wither non c’è più e i loro incubi sono terminati, perché si svegliano ancora urlando? Wendy Ward, una studentessa universitaria col dono della magia bianca, sente che si sta preparando per Windale un cambiamento di tempo dalle conseguenze drammatiche.

Pioggia

Una striscia argentea di spiaggia, le rigogliose palme da cocco, le case d’erba dei samoani: un’oasi – o un’allucinazione. Cade una pioggia inesorabile, «animata da un’intima rabbia», e i turisti appena sbarcati si lasciano andare al suo ritmo. Fra loro un missionario, una cupa fiamma negli occhi, e una prostituta che fugge dal suo passato. Travolti, e già condannati, dall’irresistibile malìa della redenzione, i due si fronteggiano, combattono, arretrano, si cercano – sino al tragico, beffardo epilogo. Degli stessi venefici vapori è impregnato il secondo racconto di questo volume, “Il reprobo”. Ancora un paradiso tropicale dell’Oceano Pacifico e ancora dei missionari: un dogmatico reverendo e sua sorella, la quale, «con l’accanimento di un angelo vendicatore», si lancia nella feroce impresa di redimere l’ubriacone dell’isola. Ma sarà una notte trascorsa con lui su un’isola deserta a decidere del loro destino.Come ha scritto Glenway Wescott, grande amico ed estimatore di Maugham, «se in un racconto o in un romanzo di Maugham cerchi la profondità di pensiero, non aspettarti di trovarla troppo in evidenza. Devi usare la testa per non confondere la semplicità con l’assenza di significato. E, soprattutto, devi imparare a riconoscere la sua idea in quell’involucro di realtà – un episodio, un dialogo, una breve sequenza di causa e effetto – dove hanno origine le idee».
(source: Bol.com)

Le pietre magiche di Shannara

Ad Arborlon, la mitica capitale del regno degli Elfi, la popolazione sta per essere investita da uno spaventoso cataclisma. L’Eterea, la pianta magica che protegge tutto l’antico popolo dalle forze del male, sta soccombendo sotto un magico attacco. Da ogni parte stanno per irrompere mostri delle tenebre e demoni spaventosi. Solo il giovane Lauren, alla testa di un pugno di eroi, troverà il coraggio di opporsi alle forze del male.

La pietra sacra

Cinquantamila anni fa un meteorite radioattivo aveva colpito la Terra. Ritrovato intorno all’anno Mille da Erik il Rosso e i suoi vichinghi, era stato sepolto in una caverna. Ora, due fazioni rivali vogliono impossessarsi del meteorite per costruire una bomba di enorme potenza, capace di spazzar via un’intera metropoli. Un gruppo di terroristi islamici dell’Ucraina e quello guidato da un folle miliardario che vuole spazzar via l’Islam si fronteggiano senza esclusione di colpi. Solo l’organizzazione del geniale Juan Cabrillo con le sue meraviglie tecnologiche che solcano i mari, dotate di armamenti sofisticatissimi, può salvare l’Occidente e il resto del mondo dall’Occidente. Ma il meteorite non è l’unica pietra al centro dell’intrigo: alla Mecca è scomparsa la pietra più sacra, la Pietra Nera della Kaaba, e gli uomini di Cabrillo rischiano la decapitazione se questa non verrà ricollocata al suo posto.

Pietra di pazienza

Una donna veglia un uomo disteso in un letto. L’uomo è privo di conoscenza, ha una pallottola in testa, gli ha sparato qualcuno per un futile motivo. In un paese che assomiglia all’Afghanistan, in un tempo che potrebbe anche essere oggi. La donna parla senza interruzione, come non ha mai fatto prima. Racconta al marito, finalmente presente e muto, molte storie che fanno la loro storia e quella del loro paese. Prima sussurra, poi grida, si adira, ha paura. Piange. Esce per poi ritornare. E ancora sussurra, piano, dolcemente. Si prende cura dell’uomo e insieme lo rimprovera. Lo rimprovera di aver voluto essere un eroe, di aver preferito le armi e la guerra a sua moglie e alle figlie. Di non avere mai parole per lei. Di possederla in fretta e con violenza, senza dolcezza, né piacere. A poco a poco, respiro dopo respiro, grano dopo grano del rosario che tiene in mano, escono dalla bocca della donna parole proibite, parole ribelli. La stanza dove si svolge il monologo è uno spazio chiuso in cui si consuma una vita e si prepara una tragedia. Lì vicino, uno stretto corridoio apre su altre camere dove si sentono le voci delle bambine. Una finestra coperta da una tenda con uccelli migratori affaccia sul mondo esterno. Tutto intorno infuria la guerra. Bombardamenti, violenze e distruzioni. La gente muore e impazzisce dal dolore. Chi può, fugge e non guarda in faccia nessuno. Poi, anche il mondo esterno penetra nella stanza, sotto le spoglie minacciose di tre uomini armati. Insieme a loro entrano la violenza e l’arroganza, ma anche una dolcezza timida e balbuziente come le parole del giovane che chiede amore a pagamento e l’affetto di una madre. La tragedia raggiunge inevitabilmente la sua acme. In un crescendo serrato la donna inizia a svelare al marito piccole furbizie e grandi colpe. Menzogne necessarie per non essere ripudiata con ignominia. Confessioni, inevitabili e terribili, da cui non si può tornare indietro. Forse, un limite c’è anche per la sang-e sabur, la pietra di pazienza. Quella pietra che nella mitologia persiana si tiene accanto per confidarle tutto quello che non si può rivelare a nessun altro. Riversando su di lei i propri malesseri, sofferenze, dolori, miserie. La pietra ascolta, assorbe come una spugna, tutte le parole, tutti i segreti finché un bel giorno non esplode. E quel giorno saremo liberati.

La pietra di Gaunar

Il volume contiene:
La pietra di Gaunar di Roberta Rambelli
In mezzo al nulla (The Middle of Nowhere, 1955) di Frederik Pohl
Scherzo temporale di Guido Giorgio Montanari
Selvaggina pregiata di Mauro Gallis

La pietra del cielo

È l’anno del Signore 369. La Britannia, fino a poco prima in saldo possesso dei Romani, si trova a dover fronteggiare la minaccia delle genti barbare. Un attacco di proporzioni terrificanti viene mosso al confine settentrionale difeso dal Vallo di Adriano. Gaio Publio Varro, veterano delle legioni africane, ancora una volta è chiamato a dare prova del suo valore. In quelle prospere terre, la civiltà romana è messa a dura prova. Quelli che seguono sono anni bui, in cui sono in molti a chiedersi se valga davvero la pena battersi per difendere un mondo che pare destinato a finire, o se non sia meglio fuggire lontano. Ma non Publio Varro. Dopo una lunga carriera militare, decide di lasciare l’esercito romano, per tornare nel luogo che gli ha dato i natali e riprendere l’attività che fu dei suoi avi: il fabbro. Anni prima, suo nonno, con il ferro estratto da una pietra ”caduta dal cielo”, aveva creato armi che si conservano affilate e lucenti come nessun’altra. In possesso di un sapere prezioso, affronta mille vicissitudini, giungendo a prosciugare un intero lago per ritrovare quelle pietre misteriose e forgiare una spada leggendaria: la mitica Excalibur. Sarà così che darà un futuro alla sua terra. Lui ancora non lo sa, ma quella spada segnerà il destino di un suo diretto discendente, colui che diverrà re di tutta la Britannia: Artù.
(source: Bol.com)