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Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Holmes

Un delitto raccapricciante sconvolge la buona società londinese: l’omicidio del parlamentare Sir Denvers Carew monopolizza le prime pagine dei quotidiani e arriva perfino a turbare gli ambienti ovattati di Buckingham Palace… Scotland Yard brancola nel buio. Edward Hyde, l’assassino subito identificato, sembra scomparso nel nulla… La regina Vittoria in persona decide che c’è un solo uomo che può dipanare una matassa che appare diversamente inestricabile: Sherlock Holmes. Ecco, narrato dalla viva voce del Dr Watson, il resoconto di come si svolsero i fatti che portarono il principe degli investigatori a incrociare la propria strada con Henry Jekyll ed Edward Hyde. Anche un certo Robert Louis Stevenson si occupò di questa storia, traendone un’opera letteraria di un certo successo, ma basandosi su notizie di pubblico dominio o su particolari messi insieme in modo frammentario e non sempre rispondenti esattamente alla realtà…
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Lo straniero

Dallo sconvolgente “Psicospettro” di Urania 458 alla più recente e sinistra “Leva di Archimede”, il filone dei romanzi di L. P. Davies si svolge su uno sfondo di modesta e apparentemente tranquilla provincia inglese. Non siamo nell’anno 3500 dell’Era Galattica e neppure “soltanto” nel 1990. Siamo al giorno d’oggi, tra personaggi che assomigliano molto di più a quelli di un “mistery” di Agatha Christie che a quelli della FS tradizionale. La sola differenza è che qui non sembra sia stato commesso alcun delitto. A meno che sia un delitto avere nelle vene invece del sangue una sostanza sconosciuta…

Lo strangolatore

Boston, 1963. C’è tensione nell’aria. Agli angoli delle strade i venditori di giornali gridano titoli scioccanti, mentre nel sottobosco criminale della città è in corso una guerra senza esclusione di colpi tra gang. Ma la cosa più terrorizzante per i cittadini è il misterioso killer che ha già colpito dodici volte, e che passerà alla storia come lo Strangolatore di Boston. Per i tre fratelli Daley, figli di un poliziotto, il crimine è l’impresa di famiglia. È solo che si trovano su sponde diverse. Joe, il maggiore, è un poliziotto dai modi duri con un debole per le scommesse – belle donne e cavalli perdenti – e in rotta di collisione con il crimine organizzato. Michael, il mezzano, è un avvocato laureato ad Harvard alle dipendenze di un procuratore ambizioso. Ricky, il più giovane, è il fratello scavezzacollo, esperto scassinatore. Un giorno lo Strangolatore colpisce ciò che i tre hanno di più caro al mondo, costringendoli a prendere posizione, a guardare più a fondo nella rabbia omicida dell’assassino, nei terribili segreti di famiglia e nel mistero di una morte che li ha cambiati per sempre. Fino al punto in cui due misteri si scontrano rivelando una verità sconvolgente. Una trama originale e intrigante, personaggi inediti e un intreccio che non dimenticherete facilmente; questo è il nuovo romanzo di William Landay, l’autore del best seller In difesa di Jacob.

La strana guerra

La sera del 31 agosto 1939 un commando speciale di dodici uomini travestiti da soldati polacchi assalta la stazione radio di Gleiwitz alla frontiera tra Germania e Polonia, lanciando un messaggio di sfida al Terzo Reich. Il finto ”incidente”, organizzato dai vertici delle ss, darà il pretesto a Hitler per invadere il territorio polacco e far scoppiare così la seconda guerra mondiale.
Preparato da un patto di non aggressione fra Germania e Unione Sovietica, che dava campo libero alle due potenze firmatarie nelle reciproche aree d’influenza, e inauguratosi con una Blitzkrieg, ossia un attacco fulmineo alla Polonia da parte dei tedeschi, il conflitto ebbe, nella sua prima fase, sviluppi singolari e contraddittori, che suscitano interrogativi ancora oggi senza risposta.
Perché Francia e Inghilterra aprirono le ostilità con la Germania dopo la sua offensiva in Polonia, e non con l’Unione Sovietica che aveva fatto altrettanto fagocitando, per giunta, tutti i paesi baltici? E come mai sul confine franco-tedesco, dove si fronteggiavano l’inespugnabile Linea Maginot e la Linea Sigfrido, l’esercito francese, considerato il più forte del mondo, al quale si era aggiunto il Corpo di spedizione britannico, non approfittò della debolezza delle truppe tedesche, impegnate a combattere soprattutto sul fronte polacco? Per mesi non venne sparato un solo colpo fra i due schieramenti, che fecero il possibile per non irritarsi a vicenda. Temporeggiavano, giocando alla guerra. A una ”strana guerra”, nome con cui quella stagione di schermaglie e attese è passata alla storia.
Ma alla fine del novembre 1939 il cannone cominciò a tuonare per davvero nel profondo Nord, con il conflitto russo-finnico. Eppure le ”stranezze” continuarono: anziché combattere i tedeschi, gli Alleati corsero ad aiutare la Finlandia pianificando grandiose operazioni militari contro Stalin. Che cosa accadeva? L’Europa stava forse impazzendo?
È quanto si propone di indagare Arrigo Petacco che, attraverso una cronaca puntuale e coinvolgente, racconta gli eventi, i personaggi, gli accordi segreti, i retroscena del periodo fra il 1939 e il 1940 in cui Germania e Unione Sovietica si tenevano la mano e negli ambienti politici e militari occidentali il vero nemico sembrava essere più Stalin che Hitler. In questo scacchiere ancora incerto, un ruolo primario fu svolto dall’Italia, di cui queste pagine ripercorrono i nove mesi di ”non belligeranza” descrivendo l’intensa attività diplomatica, palese e occulta, di Mussolini. Fra contraddizioni, tentennamenti e bluff, il Duce cercò di procrastinare il più possibile l’intervento in guerra, nella speranza di giungere a una conferenza internazionale e di ripetere così il successo ottenuto a Monaco nel 1938 come ”salvatore della pace”. Ma dovette ben presto arrendersi di fronte alla potenza distruttiva della macchina bellica tedesca, che avanzava inesorabile. La ”strana guerra” era finita e cominciava quella vera.

(source: Bol.com)

La strage dimenticata

Alla fine di questo libro sono elencati centoquattordici nomi che non compaiono in nessuna lapide del nostro risorgimento, centoquattordici caduti nella rivolta del 1848 in Sicilia. «Servi di pena» – com’erano chiamati i galeotti nelle carte burocratiche del tempo a registrazione dei servigi resi col lavoro coatto – uccisi dalla polizia borbonica non per colpe particolari né perché rappresentavano un pericolo reale; se non quello, forse, che si associassero agli insorti. Le autorità, quelle borboniche e quelle unitarie, per diversa responsabilità ma per uguale malafede ne confusero e occultarono la sorte, e nessuno storico si è mai occupato di loro. Gli assassini e i complici silenziosi fecero la loro carriera, sotto i Borboni, prima, e poi nell’Italia unita. *La strage dimenticata* trae dall’oblio quei nomi, rintraccia gli assassini, ricostruisce i moventi. Ci rammenta, una volta ancora, come sia più «maestra» di quella delle lapidi la storia che cerca le acri, tragiche ed umili verità.

La strage dei potenti

Quando Bill Duffy, fotocronista del Tribune, accetta l’incarico di fotografare di nascosto una certa scena, non sa in quali guai va a cacciarsi. Bill non è uno stinco di santo, ama le donne, ama il denaro, e quando non riesce a guadagnarselo onestamente, cerca di procurarselo come può; tuttavia Bill sembra un agnellino in confronto alla gente con cui si trova alle prese…

Le strade dell’innocenza

Il Bene e il Male, Lloyd Hopkins e Teddy Verplanck. È inevitabile che si scontrino nelle buie strade di Los Angeles, dove non c’è riparo per i deboli e gli innocenti. Dove Hopkins accorre per portare salvezza e dove Verplanck da troppi anni sceglie le sue vittime. Tra i due uomini è sfida aperta. Una sfida che si rinnova, furibonda, ogni notte finché uno di loro non sarà annientato.

La strada

Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell’oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po’ di tepore e qualche barlume di vita. Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po’ di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo. E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore. «Guardati intorno, – disse. – Non c’è profeta nella lunga storia della terra a cui questo momento non renda giustizia. Di qualunque forma abbiate parlato, avevate ragione». Che cosa resta quando non c’è più un dopo perché il dopo è già qui? Generazioni di scienziati, mistici e scrittori hanno offerto in risposta le loro visioni di luce e tenebra. Ci hanno prospettato inferni d’acqua e di fuoco e aldilà celesti, fini irrevocabili e nuove nascite, ci hanno variamente affascinato o repulso, rassicurato o atterrito. Nell’insuperabile creazione mccarthiana, la post-apocalisse ha il volto realistico di un padre e un figlio in viaggio su un groviglio di strade senza origine e senza meta, dentro una natura ridotta a involucro asciutto, fra le vestigia paurosamente riconoscibili di un mondo svuotato e inutile. Restano dunque, su questa strada, esseri umani condannati alla sopravvivenza, la loro quotidiana ordalia per soddisfare i bisogni insopprimibili e cancellare gli altri, la furia dell’umanità tradita e i residui, impagabili scampoli di piacere dell’essere vivi; restano i cristalli purissimi del sentimento che lega padre e figlio e delle relazioni che i due intessono fra loro e con gli altri, ridotte all’estrema essenza nella ferocia come nella tenerezza. E restano le parole, splendide, precise, molto più numerose ormai delle cose che servono a designare; la prodigiosa lingua di McCarthy elevata a canto funebre per «il sacro idioma, privato dei suoi referenti e quindi della sua realtà». Resta dell’altro, un residuo via via più cospicuo in mezzo al niente circostante: resta un bambino che porta il fuoco e un uomo che lo protegge dalle intemperie del mondo semimorto con implacabile amore, uomo e bambino tradotti in ogni Uomo e ogni Bambino, con responsabilità e ruoli che inglobano e trascendono quelli dei singoli individui. E resta, perciò, uno sguardo discreto in avanti e forse in alto, oltre a quello nostalgico voltato a rimirare il regno dell’uomo così come lo conosciamo. In questa risposta di McCarthy – epica, elegiaca, mitica, profetica, straziante, universale – resta perfino l’imprevedibile: un’affettuosa quotidianità che consola e scalda il cuore.

La strada verso casa

Marco non ha mai scelto, perché ha paura che una scelta escluda tutte le altre. Non ha mai dato retta a nessuno, solo a se stesso. Sembra dire a tutti: amatemi pure, ma tenetevi lontani. Andrea, suo fratello maggiore, ha deciso da subito come doveva essere la sua vita, ha sempre fatto le cose come andavano fatte. È sposato con Daniela, una donna sobria, elegante, slenne e pallida. Insieme avrebbero potuto essere perfetti. Marco invece ha molte donne, e Isabella, la prima fidanzata. *La strada verso casa* racconta la storia di due fratelli che gli eventi costringono ad avvicinarsi, a capirsi di nuovo. E di un inconfessabile segreto di famiglia che li segue come un fantasma. Racconta una grande e tormentata storia d’amore che attraversa gli anni, e come tutte le grandi storie d’amore ha a che fare con le cose splendide e con quelle terribili della vita.
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### Sinossi
Marco non ha mai scelto, perché ha paura che una scelta escluda tutte le altre. Non ha mai dato retta a nessuno, solo a se stesso. Sembra dire a tutti: amatemi pure, ma tenetevi lontani. Andrea, suo fratello maggiore, ha deciso da subito come doveva essere la sua vita, ha sempre fatto le cose come andavano fatte. È sposato con Daniela, una donna sobria, elegante, slenne e pallida. Insieme avrebbero potuto essere perfetti. Marco invece ha molte donne, e Isabella, la prima fidanzata. *La strada verso casa* racconta la storia di due fratelli che gli eventi costringono ad avvicinarsi, a capirsi di nuovo. E di un inconfessabile segreto di famiglia che li segue come un fantasma. Racconta una grande e tormentata storia d’amore che attraversa gli anni, e come tutte le grandi storie d’amore ha a che fare con le cose splendide e con quelle terribili della vita.

La strada per Virgin River

VIRGIN RIVER 1
Virgin River è il luogo ideale per trovare rifugio e rigenerarsi. Protetta da torreggianti sequoie e scandita dal gorgoglio di acque cristalline, la vita di questo delizioso villaggio di montagna scorre senza affanni e pericoli. Ma non senza emozionanti sorprese.
In un momento particolare della sua vita, Melinda sente il bisogno di prendere le distanze dalle convulse follie di Los Angeles e si trasferisce a Virgin River. Qui l’attende una natura di incontrastata bellezza e un ambulatorio in cui esercitare la sua professione di ostetrica. Grazie a un’atmosfera serena e tranquilla, Mel ritrova il suo equilibrio. Almeno finché non compare sul suo cammino l’affascinante Jack che conosce tutti i sentieri dei boschi di Virgin River, compresi quelli che conducono verso una nuova, insperata, felicità.
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### Sinossi
VIRGIN RIVER 1
Virgin River è il luogo ideale per trovare rifugio e rigenerarsi. Protetta da torreggianti sequoie e scandita dal gorgoglio di acque cristalline, la vita di questo delizioso villaggio di montagna scorre senza affanni e pericoli. Ma non senza emozionanti sorprese.
In un momento particolare della sua vita, Melinda sente il bisogno di prendere le distanze dalle convulse follie di Los Angeles e si trasferisce a Virgin River. Qui l’attende una natura di incontrastata bellezza e un ambulatorio in cui esercitare la sua professione di ostetrica. Grazie a un’atmosfera serena e tranquilla, Mel ritrova il suo equilibrio. Almeno finché non compare sul suo cammino l’affascinante Jack che conosce tutti i sentieri dei boschi di Virgin River, compresi quelli che conducono verso una nuova, insperata, felicità.

La strada nell’ombra

«Dimmi la verità. È per questo che sono venuta oggi.Perché voglio conoscere la verità.» «La verità può essere una cosa difficile da accettare, Jo.Spesso è meglio tacerla.»

La strada di Smirne

È finita. La fuga è giunta alla sua conclusione. Al sicuro a bordo di una nave che li condurrà in Italia, Shushanig e i suoi quattro figli si lasciano alle spalle le atrocità che hanno sconvolto la loro vita e sterminato i loro cari e tante altre famiglie armene. Quello è il passato, racchiuso e conservato per sempre tra le pagine della “Masseria delle allodole”. Ora una nuova storia incalza. Mentre in Italia i figli di Shushanig si adattano dolorosamente a una nuova realtà, Ismene, la lamentatrice greca che tanto ha fatto per strapparli alla morte, cerca di dare corpo all’illusione di salvare altre vite, prendendosi cura degli orfani armeni che vagano nelle strade di Aleppo, ostaggi innocenti di una brutalità che non si può dimenticare. Ma proprio quando nella Piccola Città dove tutto ha avuto inizio qualcuno torna per riprendere quel che gli appartiene, ogni speranza di ricostruire un futuro compromesso cade in frantumi. La narrazione di Antonia Arslan stupisce per il coraggio di testimoniare fino in fondo le vicende di un popolo condannato all’esilio e per la capacità di dipingere un mondo vivo e pulsante di donne e uomini straordinari. Donne e uomini normali che hanno sofferto senza spezzarsi, attraversando le alte fiamme che, nell’incendio di Smirne, sembravano voler bruciare la speranza di una vita nuova.
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La strada delle farfalle

In una tranquilla cittadina inglese hanno inizio i lavori per costruire una nuova tangenziale. Ben presto alcuni gruppi ecologisti invadono l’area per bloccare l’opera. Hanno tutta l’aria di pacifici dimostranti e nessuno si preoccupa. Finché il sedicente Sacro Globo non rapisce la moglie dell’ispettore Wexford. E’ questo l’inizio di un’indagine febbrile di cui nessuno riesce a immaginare l’epilogo, straniante e sorprendente.
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La strada delle croci

Spuntano croci nella penisola di Monterey, in California, epigrafi per morti che devono ancora avvenire. C’è qualcuno che pianifica gli omicidi servendosi di informazioni carpite su blog e social network. I sospetti cadono su Travis Brigham, uno studente diciassettenne che, dopo un tragico incidente automobilistico, è divenuto bersaglio di violenti attacchi dei blogger. Quando Travis sparisce, sulle sue tracce si muove Kathryn Dance, agente del California Bureau of Investigation ed esperta nello studio dei linguaggi del corpo. Dovrà addentrarsi in un territorio a lei sconosciuto, e terribilmente ingannevole: il mondo elusivo della rete e dei giochi di ruolo online, dove la realtà ha mille facce. Perché è lì, tra social network e universi sintetici, che il sospetto omicida ha imparato a vivere tutte le vite che vuole, passando con sconvolgente disinvoltura dal ruolo di vittima a quello di carnefice, dal personaggio del martire a quello dello spietato vendicatore, a quello dell’eroe generoso. Ci vorranno tutta l’intelligenza e la prontezza dell’agente Dance per tirare le fila di una storia piena di deviazioni e false piste, e capire qual è quella giusta tra le tante versioni possibili della verità.

La strada dei re

Kim, Kevin, Jennifer, Dave e Paul: cinque simpatici studenti vengono trasportati dal potentissimo stregone Loren in un mondo fatato, leggendario, abitato da principi e principesse… il mondo di Fionavar! Una terra misteriosa, una dimensione sconosciuta e piena di insidie dove ognuno dei nostri eroi dovrà affrontare difficili prove, andando incontro al proprio destino. Kevin, Paul e Dave riscoprono il valore dell’amicizia e del coraggio, trasformandosi in prodi guerrieri. Kim acquista immense capacità divinatorie, diventando un’abile maga e veggente. Jennifer viene rapita da un’entità diabolica, liberatasi dalla sua prigione infernale e desiderosa di vendetta.

Storie sulla pelle

Si dice che raccontare la propria vita serva a comprenderla. Ci sono esperienze, però, su cui le parole non hanno presa: si può solo «soffrirle» una seconda volta sulla propria pelle.
I criminali siberiani le loro vite se le portano addosso, incise dalla mano esperta del *kol’sik*: sacerdote e custode della tradizione, il tatuatore è l’unico a comprendere fino in fondo la lingua arcana dei simboli.
Ma i tatuaggi, mentre raccontano delle storie, ne creano altre: generano incontri ed equivoci, stabiliscono legami, decidono, a volte, della vita e della morte.
Ed è attraverso questo vortice di storie che Nicolai Lilin ci conduce dentro la tradizione dei «marchi» siberiani. Sei racconti diversissimi – comici o disperati, violenti, romantici, rocamboleschi – nei quali ritroviamo alcuni dei personaggi memorabili di *Educazione siberiana* – la banda di minorenni capitanata da Gagarin, il colossale Mel, nonno Boris e gli altri vecchi fuorilegge di Fiume Basso – e ne incontriamo di nuovi: Oliva, che spara come un sicario e si porta sempre appresso la foto di una donna; Styopka con il suo amore impossibile; Pelmen, che pagherà caro un tatuaggio sbagliato nel posto sbagliato; e ancora Kievskij, criminale di Seme nero; il vecchio hippy Batterista in perenne lotta con una direttrice dittatoriale; il terribile Treno e la virginale Cristina.
A fare da filo rosso, c’è la voce inconfondibile di Nicolai «Kolima» e la storia della sua formazione da tatuatore. Dai primi tentativi in forma di gioco all’apprendistato nel laboratorio di nonno Lësa, fino all’esercizio di una vera e propria professione, il cammino di Kolima si rivela una messa a fuoco progressiva che dalla superficie – l’estetica affascinante dei simboli – si muove verso «il centro esatto del mistero».
Per le immagini interne © Stefano Fusaro e Nicolai Lilin