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La posta del cuore

Rosa è una bella donna sulla trentina, sensibile, intelligente e fa il lavoro che ha sempre sognato: tiene una rubrica di problemi sentimentali e crisi esistenziali su un quotidiano e conduce una trasmissione radiofonica. A tutti coloro che si rivolgono a lei, Rosa risponde, con trasporto e partecipazione: amanti delusi, innamorati frustrati, gelosi patologici, maniaci improbabili. Una vera e propria zattera di salvataggio… peccato che lei non sia altrettanto brava a risolvere i suoi, di problemi: dopo solo sette mesi di matrimonio, il marito la pianta perché si sente? trascurato. Tra esilaranti peripezie professionali e cocenti delusioni sentimentali, Rosa scoprirà che la sua vocazione altruistica nasconde il desiderio di essere amata per quello che è, non per quello che è capace di fare; e a poco a poco verrà alla luce il suo segreto più importante, rimasto per tanto tempo nascosto nel suo cuore.

Post office

NUOVA TRADUZIONE DI SIMONA VICIANI
‘Non potevo fare a meno di pensare, Dio mio, questi postini, non fanno altro che infilare le loro lettere nelle cassette e scopare. Questo è il lavoro che fa per me, oh, sì, sì, sì.’ Il paradiso sognato da Henri Chinaski, appena assunto nell’amministrazione postale americana, viene brutalmente corretto dalla dura realtà dei sobborghi di Los Angeles, dove si muove un’umanità degradata, carica di rabbia. Tuttavia Chinaski non si lascia travolgere dalla squallida routine né schiacciare dai regolamenti, anzi, intensifica il ritmo sincopato della sua vita allo sbando con colossali bevute. E così scorrono le istantanee, sfocate e mosse, di donne, dalla calda e accogliente Betty all’insaziabile texana Joyce, sposata quasi per caso, a Fay, contestatrice hippy che darà a Henry una figlia per poi sparire con lei in una remota comunità. E mentre sullo sfondo si accendono i bagliori di un’imprecisata rivolta nei sobborghi neri della città, Henry passa attraverso la trafila di ammonizioni e procedimenti disciplinari per ubriachezza molesta fino all’inevitabile licenziamento, coronato da una sbornia liberatoria. ‘La mattina dopo era mattina e io ero ancora vivo. Forse scriverò un romanzo, pensai. E lo scrissi.’
Con Post Office Charles Bukowski ci ha dato uno dei suoi libri migliori, un vero e proprio inno all’istinto insopprimibile di libertà, perennemente in bilico tra il disinganno più cinico e l’amore per la vita.
(source: Bol.com)

La possibilità di un’isola

In un futuro inquietante, dominato da cloni che sembrano aver pagato l’immortalità con la perdita della capacità di ridere, piangere e provare emozioni autentiche, due misteriosi personaggi, Daniel24 e Daniel25, trovano i diari del loro “originale”, Daniel1, vissuto ai nostri giorni. La lettura commuoverà molto Daniel25 che conoscerà così la sofferenza, distruggendo il sogno dell’immortalità dei suoi creatori. Provocatorio, ironico, il romanzo di Michel Houellebecq è una riflessione sul senso della vita che viviamo e sulla possibilità di replicarla.

Una posizione scomoda

Fabio è un ragazzo diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Agli occhi di registi del calibro di Amelio e Sorrentino, Fabio è una promessa del cinema italiano. Peccato che, dopo essere partito con il sogno di scrivere film d’autore, oggi lo ritroviamo a fare lo sceneggiatore di film porno. Deprimente, vero? Ma è l’unico modo per sbarcare il lunario. Così, invece di veder realizzato Il cielo di piombo, copione che da anni ingiallisce in un cassetto della sua scrivania, a Fabio tocca sfornare a un ritmo da infarto sceneggiature come la parodia di 20.000 leghe sotto i mari (per ottenere il nuovo titolo, sostituire la elle di “leghe” con una esse). Ma il giorno in cui gli annunciano che uno dei film da lui firmati, L’importanza di chiamarsi Ernesto (sostituire la emme di “chiamarsi” con una vu), è in lizza al Festival del Porno di Cannes, a Fabio viene un’idea che cambierà il corso della sua vita…
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Posizione di tiro

La vita di Martin Terrier è segnata dalla perfezione. Nessuno sa uccidere meglio di lui. È il piú qualificato e il piú richiesto dei sicari internazionali. La sua esperienza è di garanzia per qualsiasi committente. Ma proprio quando ha deciso di ritirarsi a vita privata, l’organizzazione spionistica per cui lavora gli impedisce di sottrarsi al proprio destino di assassino a pagamento e gli impone un ultimo incarico particolarmente difficile. La vita e le speranze segretamente covate dietro una cortina di freddezza glaciale si dissolvono in un vortice di sangue e morte. E di delitto in delitto, in un vuoto esistenziale quasi assoluto, Terrier scopre che ogni sua mossa rientra in un piano immensamente piú grande di lui, tramato in oscure stanze del potere.

La posizione della missionaria

Il celebre saggista statunitense ci propone un’insolita analisi della figura di Madre Teresa di Calcutta, rafforzata dalle testimonianze affidabili e ben documentate di alcune ex infermiere della missionaria di origine albanese, nonché di un autorevole medico. Hitchens sottopone all’attenzione del lettore gli aspetti più contraddittori dell’attività della religiosa e mette in discussione, in maniera coraggiosa e politicamente scorretta, l’etica della sofferenza che ne è alla base.
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Il porto delle nebbie: Le inchieste di Maigret (5 di 75)

Maigret guardava Joris, e un lieve sorriso gli errava sulle labbra. Strano uomo! Per cinque giorni, non riuscendo a dargli un nome, al Quai des Orfèvres l’avevano chiamato “l’Uomo”. Era stato fermato sui Grand Boulevards mentre si aggirava in preda al panico fra gli autobus e le macchine. Lo interrogano in francese. Nessuna risposta. Provano con altre sette o otto lingue. Niente. E neppure il linguaggio dei sordomuti funziona. Un pazzo? Nell’ufficio di Maigret lo perquisiscono. Il vestito che indossa è nuovo, nuova la biancheria, nuove le scarpe. Dagli indumenti sono state strappate tutte le etichette. Niente documenti. Niente portafogli. Cinque bei biglietti da mille franchi infilati in una tasca. (Le inchieste di Maigret 5 di 75)

Il porto dei mondi incrociati

Vi sentite insoddisfatti, vuoti, rosi da un tarlo che non riuscite a identificare, ma che vi impedisce di godere del vostro successo? Siete uomini “arrivati” sul lavoro e senza problemi con le donne, eppure non riuscite più ad appassionarvi né all’uno né alle altre? Non c’è da meravigliarsi se vivete immersi nel mondo fatuo di yuppies al quale appartiene Steve, se la vostra parte della metropoli è quella dove svettano i grattacieli delle multinazionali, tutti vetro e acciaio e dove brillano le insegne dei ristoranti di lusso e delle discoteche alla moda. Perché non provate a scendere al porto e a passeggiare fra le viuzze, come fa Steve? Potrebbe capitare anche a voi d’imbattervi nella taverna Illyriko e di trovarvi, tutto d’un tratto, sospesi fra due mondi. Già, perché nella taverna Steve incontra Jyp, una singolarissima figura di avventuriero e, attraverso di lui, viene introdotto in un incredibile mondo parallelo, fatto di spadaccini e corsari, di strani mostri e di immensi velieri: un mondo nel quale è possibile fare rotta per i paesi più incredibili e leggendari, ma ricco anche di insidie e di pericoli mortali, come Steve avrà modo di appurare di persona. Già, perché quando una ciurma di mostri rapisce la sua segretaria, Clare, per la quale comincia a provare un tenero sentimento, a Steve non resta altro da fare che chiedere a Jyp di armare un vascello e di accompagnarlo in una rischiosa crociera oltre le nubi, in un mondo incredibile, ma che vi conquisterà.

Le porte di Damasco

Le porte di Damasco Tommy e Tuppence Beresford, un tempo titolari dell’Associazione giovani investigatori, sono ora un’affiatata coppia di mezza età. Ritiratisi dal lavoro, vivono in campagna. Ma l’antica passione per l’avventura non si é spenta. Frugando in una pila di libri per ragazzi trovata nella casa che hanno appena acquistato, infatti, i due detective si imbattono in una serie di lettere sottolineate, apparentemente da decenni, con inchiostro rosso. Mettendole assieme appare una frase dal significato sinistro: “Marie Jordan non é morta di morte naturale. L’ha uccisa uno di noi. Io so chi é stato”. E quello che sembra essere solo un vecchio mistero può ancora interessare molte persone e mettere in pericolo delle vite.
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Le porte dell’inferno

Nell’inferno del Sudan settentrionale, tra paludi infestate di zanzare e vegetazione impenetrabile, il noto archeologo Porter Stone è sulle tracce della tomba del faraone Narmer. Ma la natura non è l’unica insidia: strani incidenti ostacolano la ricerca e i membri della spedizione cominciano a morire in circostanze drammatiche. Jeremy Logan, docente di Storia medievale, sensitivo ed enigmologo esperto di fenomeni inspiegabili, raggiunge il gruppo di esploratori nel tentativo di indagare le cause dei decessi. Con lui c’è l’amico Ethan Rush, che dirige un centro segreto per gli studi sui poteri psichici acquisiti dalle persone sopravvissute a un’esperienza di pre-morte. Cupe leggende circondano la tomba e le tre porte che conducono al suo interno: e quando il sepolcro verrà riaperto, i segreti che cela si riveleranno ancora più scioccanti di quanto immaginato. Logan dovrà scoprire a cosa serve il misterioso macchinario ritrovato nella camera più interna, forse usato proprio per esperimenti sulla pre-morte: ma qual è il legame con gli strani avvenimenti che hanno ostacolato gli scavi? Con Le porte dell’inferno, Lincoln Child crea un nuovo, intrigante protagonista, mescolando thriller, avventura e paranormale come solo un vero maestro della suspense può fare.

Porte aperte

A Palermo, verso la fine degli Anni Trenta, ‘un crimine atroce e folle, di cui è protagonista un personaggio vinto quanto quelli di Verga e sgradevole quanto quelli di Pirandello’. La macchina giudiziaria si muove – e sin dall’inizio aleggia sul processo l’ombra della condanna a morte. In Italia ‘si dorme con le porte aperte’: era questa una delle più sinistre massime del regime, che molto teneva a sottolineare, in mancanza della libertà, il proprio culto dell’ordine. Ma, trasportata a Palermo, ‘città irredimibile’, quella massima assume subito altri significati. Qui ‘aperte sicuramente restavano le porte della follia’. E, controparte della follia, qui regna una vischiosità di rapporti che inficia ogni gesto, ogni parola. Eppure, proprio qui si profila un personaggio che rappresenta l’opposto: il ‘piccolo giudice’ che, trovatosi fra le mani quel delicato processo dove le autorità tenevano ad applicare la pena di morte, quale prova della loro fermezza morale, testardamente si oppone, soltanto perché ha un’idea netta e precisa della Legge. In queste pagine, che vibrano di un occulto furore, Sciascia ci fa avvicinare ancora una volta, e più che mai, al cuore nero e opulento della Sicilia, scenario e humus di una vicenda che ‘assurge a significare la pena del vivere, lo squallore e l’indegnità di quegli anni, la negazione della giustizia’.
(source: Bol.com)

Il portatore di fuoco

Nella foresta le cose stanno cambiando. L’antico codice d’onore dei cervi viene infranto dai seguaci del tenebroso Drail e del suo servo subdolo Sgorr. Quando il loro più fiero avversario, il nobile Brechin, viene ucciso a tradimento, tutte le speranze del branco sono riposte nel cucciolo Rannoch, nato con una macchia a forma di foglia sulla fronte: forse è proprio lui il Portatore di fuoco di cui parla la Profezia, destinato a riportare la giustizia nelle Terre di Sopra e di Sotto. Età di lettura: da 11 anni.
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La porta

È un rapporto molto conflittuale, fatto di continue rotture e difficili riconciliazioni, a legare la narratrice a Emerenc Szeredás, la donna che la aiuta nelle faccende domestiche. La padrona di casa, una scrittrice inadatta ad affrontare i problemi della vita quotidiana, fatica a capire il rigido moralismo di Emerenc, ne subisce le spesso indecifrabili decisioni, non sa cosa pensare dell’alone di mistero che ne circonda l’esistenza e soprattutto la casa, con quella porta che nessuno può varcare. In un crescendo di rivelazioni scopre che le scelte spesso bizzarre e crudeli, ma sempre assolutamente coerenti dell’anziana donna, affondano in un destino segnato dagli avvenimenti piú drammatici del Novecento. Pubblicato in Ungheria nel 1987, ma in qualche modo disperso negli anni della transizione politica, La porta è il romanzo che ha rivelato la piú grande scrittrice ungherese contemporanea.

(source: Bol.com)