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La corsa del levriero

Negli anni Trenta e Quaranta i torpedoni azzurri erano il mezzo di trasporto preferito dagli americani e le superbe stazioni art déco rappresentavano, in ogni città, il simbolo del progresso e dell’avventura. Ritornare oggi sulle corriere del levriero lungo le vecchie highway significa scoprire gli splendori andati e le piccole miserie quotidiane; ascoltare le storie di chi, nell’era del jet, è ancora costretto ad attraversare l’America in autobus; riconoscere in fondo ad ogni rettilineo, dietro ad ogni curva, il fantasma del blacktop (il manto nero dell’asfalto), spirito delle strade americane, anima del mito che nasce sulle strade dei pionieri, si nasconde nelle stazioni di servizio, si affaccia sulla famosissima Old Route 66.
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Il corridore

All’inizio di questo racconto c’è un uomo che si guarda allo specchio e si chiede: “Sono davvero io quel vecchio lì?” Il suo corpo non nasconde affatto il peso dei suoi sessantatré anni. Nessuno direbbe mai che ha la stoffa del campione. Del vincitore che non ti aspetti. E non in uno sport qualunque, ma nell’ultra trail, una disciplina estrema che significa decine, centinaia di chilometri di corsa sui terreni e nei climi più impervi, sulle Alpi o nei deserti. Marco Olmo è stato boscaiolo e camionista, infine operaio per ventun anni in una grande cementeria della provincia piemontese. Poi, all’improvviso, è iniziata la sua straordinaria avventura di corridore.
Apparentemente un po’ tardi per la sua età. Ma Olmo viene dal “mondo dei vinti”, dal mondo delle montagne sconfitto dalla civiltà industriale. La sua traiettoria è ben di più di un eccezionale exploit sportivo, è un’occasione unica di riscatto, una vittoria profondamente umana. È da lì che il corridore distilla, misura lentamente la sua forza. Marco Olmo si guarda allo specchio, si conta le rughe. “Quel vecchio lì”, magro e capace di sopportare fatiche immani, non ha intenzione di fermarsi, e già immagina la prossima gara. “Conosco il mio corpo, e so dove mi può portare. Lontano”.

Il correttore di bozze

Il correttore di bozze è una metamorfosi, un racconto doppio tra la parabola e l’horror, in cui Francesco Recami, al suo secondo romanzo, sperimenta con una narrativa dell’enigma e dell’ossessione, in cui il pensiero si smarrisce nella pagina scritta, e fissa lo sguardo sui nostri quotidiani inferni mentali.

Il corpo umano

È un plotone di giovani ragazzi quello comandato dal maresciallo Antonio René. L’ultimo arrivato, il caporalmaggiore Roberto Ietri, ha appena vent’anni e si sente inesperto in tutto. Per lui, come per molti altri, la missione in Afghanistan è la prima grande prova della vita. Al momento di partire, i protagonisti non sanno ancora che il luogo a cui verranno destinati è uno dei più pericolosi di tutta l’area del conflitto: la forward operating base (fob) Ice, nel distretto del Gulistan, “un recinto di sabbia esposto alle avversità”, dove non c’è niente, soltanto polvere, dove la luce del giorno è così forte da provocare la congiuntivite e la notte non si possono accendere le luci per non attirare i colpi di mortaio. Ad attenderli laggiù, c’è il tenente medico Alessandro Egitto. È rimasto in Afghanistan, all’interno di quella precaria “bolla di sicurezza”, di sua volontà, per sfuggire a una situazione privata che considera più pericolosa della guerra combattuta con le armi da fuoco. Sfiniti dal caldo, dalla noia e dal timore per una minaccia che appare ogni giorno più irreale, i soldati ricostruiscono dentro la fob la vita che conoscono, approfondiscono le amicizie e i contrasti fra loro, cercano distrazioni di ogni tipo e si lasciano andare a pericolosi scherzi camerateschi. Soltanto la notte, sdraiati sulle brande, vengono sorpresi dai ricordi. Nel silenzio assoluto, che è silenzio della civiltà ma anche della natura, riescono a sentire la pulsazione del proprio cuore, il ronzio degli altri organi interni è l’attività incessante del corpo umano. L’occasione in cui saranno costretti a addentrarsi in territorio nemico sarà anche quella in cui ognuno, all’improvviso, dovrà fare i conti con ciò che ha lasciato in sospeso in Italia. Al loro ritorno, avranno sorpassato irreversibilmente la linea che separa la giovinezza dall’età adulta. In un romanzo corale, che alterna spensieratezza e dramma, Giordano delinea con precisione i contorni delle “nuove guerre”. E, nel farlo, ci svela l’esistenza di altri conflitti, ancora più sfuggenti ma non meno insidiosi: quelli familiari, quelli affettivi e quelli sanguinosi e interminabili contro se stessi.

Il corpo non sbaglia

È una mattina come tante, ma da oggi niente sarà più come prima. Emma è stata uccisa dal marito, “entrava in una stanza era come se andasse via la luce”. La sua morte, un caso di cronaca quasi banale nella sua agghiacciante frequenza, sconvolge le donne del condominio. C’è Lara, che si tormenta per non essere mai andata oltre il saluto sulle scale e la promessa di vedersi per un caffè e c’è Elisa, che proprio la mattina del delitto scopre per caso il marito a letto con un’altra. Una storia senza importanza, assicura lui, ma Elisa si tormenta, oscillando pericolosamente tra il tarlo devastante del sospetto e il bisogno di credere all’uomo che ama. Come uscirne? Perché le donne insistono a picchiare contro il proprio dolore come mosche contro un vetro chiuso? Domande a cui le protagoniste riusciranno a dare risposta in un romanzo attualissimo e di grande impatto, che scava nel dolore con lo sguardo ottimista di chi considera sempre possibile un riscatto dall’infelicità.
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Corpo morto

È l’inizio dell’autunno, a Positano, e l’incantevole borgo della Costiera amalfitana sembra finalmente respirare dopo l’intensa stagione estiva. Il vicecommissario Zottìa pensava di trascorrere una vacanza tranquilla, ma l’incanto del luogo viene sconvolto dal ritrovamento di un uomo accoltellato alla gola, nascosto dentro una barca. Ed è solo la prima vittima. Mentre la polizia del posto brancola nel buio, Zottìa inizia a indagare, scoprendo una fitta rete di vendette e sospetti, il cui senso si fa via via più elusivo. Uno dei più amati protagonisti della letteratura gialla italiana in un’indagine esemplare, tracciata dalla penna raffinata ed esperta di Marco Polillo.
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### Sinossi
È l’inizio dell’autunno, a Positano, e l’incantevole borgo della Costiera amalfitana sembra finalmente respirare dopo l’intensa stagione estiva. Il vicecommissario Zottìa pensava di trascorrere una vacanza tranquilla, ma l’incanto del luogo viene sconvolto dal ritrovamento di un uomo accoltellato alla gola, nascosto dentro una barca. Ed è solo la prima vittima. Mentre la polizia del posto brancola nel buio, Zottìa inizia a indagare, scoprendo una fitta rete di vendette e sospetti, il cui senso si fa via via più elusivo. Uno dei più amati protagonisti della letteratura gialla italiana in un’indagine esemplare, tracciata dalla penna raffinata ed esperta di Marco Polillo.

I corpi neri

New York, primi anni Novanta. Rudy Giuliani non è ancora arrivato e illegalità e miseria dilagano ad Harlem. Ollie Cross ha poco più di vent’anni ed è stato bocciato all’esame di ammissione per entrare a Medicina. Decide di passare alla pratica e si fa assumere come paramedico sulle ambulanze. Giorno dopo giorno, Ollie deve fare i conti con le spaventose immagini di violenza e di dolore che caratterizzano il suo lavoro: le viscere della città sono messe a nudo davanti ai suoi occhi. Come un medico di guerra, Ollie inizia una discesa dentro il lato peggiore della vita; l’altruismo e la speranza mutano in insensibilità, cinismo, senso di essere al di sopra della vita e della morte. Fino all’inevitabile punto di non ritorno. Un romanzo disturbante, per nulla retorico, sui pericoli dell’esporsi al volto più oscuro della vita.
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I corpi lasciati indietro

Lago Mondac, Wisconsin. Una strana telefonata arriva al distretto di polizia nel cuore della notte. Proviene dall’isolata villa dei Feldman, sul limitare del bosco. L’agente Brynn McKenzie, giunta sul posto per un controllo, si trova davanti a una scena agghiacciante: Emma e Steven Feldman giacciono senza vita sul pavimento. E in casa c’è ancora qualcuno. Due uomini, forse gli assassini, accerchiano e minacciano Brynn, a cui non resta che fuggire nel fitto della foresta. Ma nell’oscurità dei boschi sta scappando anche qualcun altro: la misteriosa Michelle, amica dei Feldman, unica testimone di quanto è accaduto alla villa. La fuga delle due donne si trasforma per Brynn in una sottile indagine nel passato di Michelle. Chi è la vera preda, chi il cacciatore?

Corpi al sole

Anche Hercule Poirot, a volte, pu&ograve sentire la necessit&agrave di una breve vacanza e infatti, in questo romanzo, lo troviamo tra gli ospiti del Jolly Roger Hotel, sull’isola del Contrabbandiere, pigramente allungato su una sedia a sdraio, tutto vestito di bianco e con un grande cappello di panama calato sugli occhi. Ma la sua vacanza e il suo ozio saranno di breve durata. “il male si annida ovunque sotto il sole” e sull’isola il male assume le forme superbe della splendida Arlena Marhall, una donna affascinante e perversa che riesce sempre a scatenare negli uomini gli istinti peggiori. Dopo aver portato la discordia in mezzo alle tranquille famiglie dell’albergo, Arlena viene per&ograve ritrovata strangolata su una spiaggia deserta. Tra i sospetti un marito tradito, una vecchia fiamma gelosa, una figliastra trascurata e una moglie scialba che si &egrave vista mettere da parte. La polizia esita, gli indizi sembrano creati apposta per depistare le indagini, ma Poirot &egrave un detective troppo astuto per qualsiasi assassino. “Corpi al sole”, del 1941, &egrave la ventesima avventura della serie del celebre investigatore belga.

La corona nascosta

La sopravvivenza del genere umano sul pianeta Erna è in pericolo perché un essere demoniaco, Calesta lo Iezu, minaccia l’essenza stessa delle loro anime. Ma cos’è davvero lo Iezu, e quali sono i suoi autentici poteri? Per il sacerdote Damien Vryce e il negromante Gerald Tarrant scoprirlo è un’impresa rischiosa, nella quale morire sarà l’imprevisto minore.

La corona di spade

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si prepara ad attaccare il Reietto Sammael in Illian, e al tempo stesso si adopera per reprimere la ribellione portata avanti dai nobili di Cairhien. Con l’aiuto degli Asha’man, Rand dovrà affrontare Sammael in un terribile duello a Shadar Logoth per conquistare la corona di Illian, un tempo nota con il nome di Corona d’Alloro e ora chiamata Corona di Spade. Egwnene al’Vere e Siuan Sanche tentano di mettersi alla guida delle Aes Sedai ribelli a Saidar e contrastare il gruppo comandato da Elaida nella Torre Bianca di Tar Valon. Intanto, nella città di Ebou Dar, Elayne Trakand, Nynaeve al’Meara e Mat Cauthon sono ancora in cerca del ter’angreal, il solo mezzo che potrebbe consentire di allentare la morsa del Tenebroso sul mondo ripristinando un clima normale, e per questo fine chiederanno l’aiuto del Popolo del Mare.Edizione riveduta e corretta da Nello Giugliano.Si ringrazia sentitamente Save Moiraine Team Staff per la cura di questa edizione.La Ruota del Tempo è la saga fantasy americana per antonomasia.Chicago Sun-Times

Corinna. La Regina Dei Mari

Oceano Atlantico, 1662. Una giovane donna, vestita da uomo, ha deciso di solcare i mari, per sfuggire a un matrimonio combinato che la condannerebbe all’infelicità. Bellissima e indomabile, il volto incorniciato da una chioma rossa e selvaggia, tiene testa anche al più temibile dei corsari. Il suo nome è Corinna e nulla riuscirà a ostacolare la voglia di libertà che le ribolle dentro, sin dall’infanzia. Nei burrascosi mari tropicali, pirati e corsari si contendono bottini e ostaggi in feroci assalti all’arma bianca a qualunque nave abbia la sventura di incrociare la loro rotta. Non fa eccezione il vascello su cui è imbarcata Corinna. Rapita da un uomo spregevole e codardo, la donna rimpiange il giorno in cui ha lasciato la casa paterna. Ma quando ha ormai perso ogni speranza, durante un’incursione nelle prigioni in cui è stata rinchiusa, il famigerato corsaro Dorian O’Rourke la vede e la porta via con sé. Dapprima a fianco dell’affascinante corsaro di cui si innamora, poi al comando di un veliero tutto suo, Corinna si trasforma in una vera regina dei mari, in un capitano temuto e rispettato da ogni equipaggio, amico o nemico che sia. Tra violente tempeste, arrembaggi e mille traversie si snoda la storia d’amore e d’avventura di un’eroina fuori dagli schemi, una donna ardimentosa e risoluta, spregiudicata e sensuale, pronta a combattere fino all’ultima goccia di sangue per i propri principi e per l’uomo con il quale ha deciso di condividere il resto dei suoi giorni.
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La corda pazza

Sicilia: «Una terra difficile da governare perché difficile da capire». A questa terra, a tutte le sue «corde» («la seria, la civile, la pazza» scrisse una volta Pirandello), al passato più oscuro come al presente più invadente Sciascia prestò sempre un’attenzione puntuale, appassionata, partecipe e al tempo stesso inflessibile nella descrizione dei mali. E per una volta provò ad articolare tutti questi temi e questi livelli della realtà in un solo libro: questa “Corda pazza” (1970), che si presenta, rispetto all’isola, «vuote le mani, ma pieni gli occhi del ricordo di lei», come scrisse Ibn Hamdis, poeta arabo-siculo opportunamente citato da Sciascia.
(source: Bol.com)

Il coraggio di essere liberi

Esiste veramente la libertà? E, se esiste, dov’è? Com’è? Come definirla? Se invece non esiste, perché tutti ne parlano, la ricercano, la pretendono? In questo libro, Vito Mancuso affronta la questione in modo concreto, interrogandosi non tanto sulla libertà come concetto, quanto sull’essere liberi come condizione dell’esistenza reale. La domanda più importante qui non è: «Esiste la libertà?», quanto piuttosto: «Tu ti ritieni libero? E se non ti ritieni tale, lo vuoi diventare? Hai, vuoi avere, il coraggio di essere libero?». Per essere liberi, infatti, ci vuole coraggio. Guardando al mondo e agli esseri umani, quello che appare è uno sterminato palcoscenico su cui tutti si esibiscono indossando le diverse maschere imposte dall’esistenza, ma ognuno di noi, soprattutto in quei momenti in cui è solo con se stesso, sperimenta anche l’acuta sensazione di essere qualcosa di assolutamente differente e separato da tutto il resto, qualcosa di unico. La scintilla della libertà nasce da questa consapevolezza, per sostenere la quale è necessario però il coraggio: il coraggio di sottrarsi al pensiero dominante e scoprire nuovi valori in cui credere; il coraggio di scrollarsi di dosso le convenzioni che ci soffocano e costruire un rapporto autentico con gli altri e con se stessi; il coraggio di essere liberi per diventare veramente chi siamo.

Controllo a distanza

Nick Stone, lasciato nel 1988 lo Special Air Service (il reparto d’élite dell’esercito britannico) dopo uno scontro a fuoco con tre terroristi dell’IRA a Gibilterra, lavora adesso per l’Intelligence e scopre che il suo collega Brown e la sua famiglia sono stati sterminati a Washington in modo apparentemente del tutto inspiegabile. Soltanto Kelly, una bambina di sette anni, è sopravvissuta. Comincia una caccia spietata, nel corso della quale un duro come Nick, rotto a ogni esperienza, scoprirà non soltanto fino a che punto possano giungere la violenza e la corruzione, ma anche una sconvolgente verità che lega in intreccio indissolubile governi, terrorismo e trafficanti (di qualsiasi genere), uniti da una comune avidità e sete di potere…

Controinsurrezioni

Valerio Evangelisti, il celebre creatore del personaggio dell’inquisitore Eymerich, e Antonio Moresco, una tra le voci più innovative della letteratura italiana contemporanea, hanno unito i loro talenti per esplorare l’evento storico che è stato l’atto di fondazione di un paese, l’Italia, che sembra averlo dimenticato se non tradito: il Risorgimento. Nelle due storie (una ambientata negli ultimi giorni della Repubblica Romana del 1849, l’altra che si svolge durante il cruciale anno 1848) Evangelisti e Moresco fanno rivivere il rumore e il colore delle lotte risorgimentali. Eroismi folli, lampi di ferocia, lunghe attese nelle barricate, feriti rantolanti, malinconia, paura, amore: una verità fatta di carne e sangue che lo storico non può permettersi, e che solo la narrativa può far rivivere.
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