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Gelato a mezzanotte

Barbara ha due figlie adolescenti: l’impulsiva e simpatica Tati, di quindici anni, e Mara, dodicenne vivace e generosa. Alle prese con un amore improbabile, Tati sa di poter contare sull’amica del cuore, Daniela – sempre pronta a confortarla e spalleggiarla, senza per questo evitare di esprimere un affettuoso dissenso, quando è il caso. Lo stesso non si può dire di Barbara che, proprio durante la sua adolescenza, a causa di un’amicizia sbagliata vissuta con soggezione, ha finito per portarsi dentro un pesante rimorso: essere stata complice di quell’amica, colpevole di un gesto infame nei confronti di un’insegnante. Sarà Mara, inconsapevolmente, a offrire alla madre l’occasione di liberare la sua anima da quel macigno. Solo allora, quando sarà riuscita a chiedere scusa alla sua vecchia professoressa e soprattutto a perdonare se stessa, Barbara potrà finalmente abbandonare un antico rancore e riconciliarsi con il padre. Ritrovando così il sorriso, perché “perdonare è un po’ come togliersi una scarpa troppo stretta, hai mai provato?”. Laura Tangorra racconta con grazia e freschezza l’adolescenza, affrontandone in maniera originale i nodi più intricati, dalla ricerca dell’identità al confronto con l’altro sesso, dalla paura di crescere alla voglia di essere già adulti, senza perdere in allegria. E con la capacità di essere di volta in volta madre o figlia, in un abbraccio pieno d’amore e di vita.

I gattopardi

“Quello che si sta materializzando nelle regioni meridionali è un buco nero, che poco alla volta rischia di inghiottire le migliori risorse umane e materiali del Sud. Medici, architetti, ingegneri, avvocati, commercialisti, banchieri, funzionari locali e uomini delle istituzioni vengono inglobati nel sistema di potere che ruota intorno ai clan. Una mentalità dominante, che disprezza la legalità e ha perso ogni fiducia nello Stato, li porta a pensare, a parlare, ad agire come mafiosi. Fino a renderli parte di questo tessuto criminale, con una trama di legami economici e professionali che si estende senza confini. Perché la criminalità è così organizzata da risolvere tutti i problemi: non ha più bisogno di minacciare, oggi offre servizi apprezzati e competitivi. Dove la legge non funziona, dove le banche non danno credito, dove gli enti locali non hanno efficienza, i boss garantiscono soluzioni concrete: sentenze inappellabili, prestiti a tassi ridotti, pratiche approvate in tempi rapidi.” Il magistrato Raffaele Cantone e il giornalista Gianluca Di Feo tracciano il profilo di uno scenario inquietante: dall’economia alla politica, dalla magistratura alle forze dell’ordine, alla pubblica amministrazione, fino al giro d’affari che ruota intorno al calcio, non c’è ambito della vita pubblica meridionale che non conosca una zona grigia di collusione con la malavita organizzata. Le mafie hanno infatti imparato a limitare l’uso della violenza, si presentano come garanti della pace sociale, agiscono sotto traccia, comportandosi come una holding del terziario avanzato, con il suo pacchetto di servizi completi per le aziende, dalla protezione alla fornitura di manodopera a basso prezzo. Un’offerta in grado di trasformare gli imprenditori da vittime predestinate delle estorsioni in entusiasti clienti e complici. È questo l’habitat ideale dei Gattopardi, “boss invisibili, accolti ovunque, capaci di stringere qualunque mano e intrecciare ogni business, sostenuti però dall’obbedienza di chi usa le armi e sa uccidere”. Le conseguenze di tale infiltrazione sono naturalmente disastrose per l’economia legale e le casse dello Stato, a partire da quell’enorme voragine di sprechi e ruberie che è la sanità pubblica. In queste pagine, coinvolgenti come quelle di un romanzo, Cantone e Di Feo dimostrano, una volta di più, come la sfida della malavita organizzata riguardi non solo il Sud, ma tutto il paese. Una sfida che è possibile vincere, ma che esige innanzitutto il coraggio di riconoscere il nemico anche quando si mimetizza in rassicuranti abiti borghesi: “Oggi nessuno osa più dire “la mafia non esiste”, ma nessuno vuole guardare il suo nuovo volto. Perché fa paura a tutti”.

Il gatto che venne dal freddo

Quando un uomo incontra il gatto della sua vita, il gatto gli ruba il cuore e lui ruba il gatto. È così che succede, ed è così che nasce una passione, la grande passione per i gatti, e l’idea di un libro che racconta la “storia d’amore” tra un uomo e un gatto, incontrato (forse) per caso e capace di sconvolgergli la vita. Il ricavato è destinato al Fondo Amici di Paco, associazione nazionale per la tutela degli animali.

Il gatto che mangiava i mobili

Jim Qwilleran viene incaricato dal direttore del giornale per cui lavora di occuparsi del nuovo supplemento settimanale, una rivista tutta dedicata agli arredi di case famose. Ma il supplemento non fa in tempo ad arrivare alle edicole che Qwilleran si trova a dover agire su un terreno a lui molto più familiare. La residenza lussuosa ed esclusiva riprodotta in copertina è stata visitata dai ladri e la padrona di casa uccisa. Qwilleran e Koko, l’impareggiabile siamese, partono “baffi in resta” decisi a smascherare il criminale. Naturalmente ci riescono. Un’altra divertente storia con protagonista l’improbabile trio.

Il gatto che conosceva il cardinale

Qwill, Koko e Yum Yum vanno finalmente a stabilirsi a Pickax, amena località dove il giornalista ha ereditato un antico granaio ristrutturato. Jim Qwilleran ha intenzione di rilassarsi nella quiete della campagna. Ma la gente e gli animali di Pickax hanno altre idee. Vicini invadenti vanno a trovarlo non invitati. Un delizioso uccellino, il cardinale rosso, ogni mattina lo sveglia con il suo canto. I gatti si comportano in maniera strana, per non dire indegna. E come se questo non bastasse, pare che l’amica del cuore di Qwill, la bibliotecaria Polly, si sia innamorata di un altro uomo. Ma la cosa più drammatica è che Qwill trova un cadavere nel suo orto, tra gli alberi di mele. Nessuno, a Pickax sembra piangere la morte di Hilary VanBrok, l’odiato direttore della scuola superiore locale, un uomo solitario con la passione per tutto ciò che concerne l’estremo oriente, dalle piante agli oggetti di arredamento. Tutti, nella piccola località, avrebbero avuto un movente e Qwill teme che il caso possa venire archiviato. Ma quando un amico viene fortemente sospettato il giornalista parte lancia in resta, deciso a scagionare il presunto colpevole e a riconquistare il cuore di Polly.

Il gatto che amava il formaggio

Da quando Ona Dolman, la misteriosa signora che veste sempre in nero, è giunta a Pickax, in città sono incominciati a fiorire pettegolezzi e illazioni. Il peggio però arriva quando un anonimo ammiratore invia alla donna un letale pacco esplosivo che causa la morte di una ragazza. La situazione, a questo punto, richiede un intervento d’emergenza e ad occuparsene sarà ancora una volta il giornalista milionario Jim Qwilleran, aiutato come sempre dai suoi simpatici gatti detective.

Gatto & topo: Un caso di Alex Cross

Per Gary Soneji la vendetta è l’unica ragione di vita, un’ossessione quasi maniacale: uccidere Alex Cross, il detective che ha contribuito a farlo rinchiudere nella prigione dalla quale è appena evaso. Per sfidare le autorità e tendere una trappola mortale a Cross, Soneji elabora un diabolico piano di attentati che seminano il terrore nelle stazioni ferroviarie di Washington e NewYork. Soneji vuole trovare Cross. E Cross deve fermare Soneji, deve porre fine ai massacri che rischiano di coinvolgere anche la sua famiglia. Ma in questo micidiale gioco senza regole, in questa corsa contro il tempo, chi è il gatto e chi il topo? Contemporaneamente, sulla sponda opposta dell’Atlantico si sta consumando un’altra sfida: l’agente dell’FBI Thomas Pierce insegue il fantomatico Mr. Smith, un serial killer che rapisce le sue vittime, apparentemente scelte in modo del tutto casuale, e le fa ritrovare, pochi giorni dopo, fatte a pezzi. Tuttavia anche Thomas Pierce ha un disegno, uno scopo da raggiungere a ogni costo: vuole smascherare Mr. Smith per spegnere la sete di vendetta e di giustizia che da molto, troppo tempo lo spinge a inseguire, senza sosta, l’uomo che ha brutalmente ucciso la sua fidanzata. Ma quale legame esiste fra Gary Soneji e Mr. Smith? Sono soltanto gli interpreti di due vicende parallele o i protagonisti di un’unica rappresentazione fitta di misteri e colpi di scena? In questa corsa frenetica in cui chi insegue è a sua volta inseguito, sapranno Cross e Pierce condurre un sottile gioco d’astuzia, proprio come tra gatto e topo, per sciogliere l’intricata trama di eventi in apparenza così lontani eppure sorprendentemente connessi gli uni agli altri come i pezzi di un complicatissimo e affascinante puzzle?James Patterson è autore della serie “Alex Cross”1 – Ricorda Maggie Rose2 – Il collezionista 3 – Jack & Jill 4 – Gatto & topo5 – Il gioco della Donnola6 – Mastermind 7 – Ultima mossa8 – Il caso Bluelady9 – La tana del lupo10 – Ultimo avvertimento11 – Sulle tracce di Mary12 – La memoria del killer13 – Il regista degli inganni14 – L’istinto del predatore15 – Il segno del male16 – Il ritorno del killer17 – Uccidete Alex Cross18 – Buone feste, Alex Cross

La gatta

Alain, giovane e viziato figlio unico di ricca famiglia borghese, ama sopra ogni cosa la sua gatta Saha, una bellissima Certosina dai riflessi argentei, con la quale ha un rapporto quasi simbiotico. Pur decidendo di sposarsi con Camille, ragazza graziosa e dai gusti moderni, Alain è turbato all’idea di lasciare la casa di famiglia e, soprattutto, la gatta adorata. Dopo il matrimonio, Saha comincia a deperire e Alain decide di portarla nell’appartamento della coppia. In un crescendo di tensione e gelosia, la presenza dell’animale mina irrimediabilmente il ménage, e Alain sarà costretto a scegliere: o l’una o l’altra. Ribelle e trasgressiva, Colette fu una convinta amante dei gatti: “A frequentare un gatto – disse – si rischia soltanto di arricchirsi…”. Spesso fotografata con loro, li osserva, li accarezza e li descrive con straordinaria complicità ed empatia.
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La gatta

La protagonista di questo racconto lungo è una gatta, la bellissima Lily, adorata dal suo padrone Shozo. Lily si trova al centro di un intrigo familiare senza esclusione di colpi quando la ex moglie di Shozo, Shinako, nel tentativo di riavvicinare il marito, chiede con ostinazione di riavere la gatta. La seconda moglie, Fukuko, che ha accettato la convivenza con la gatta per compiacere il marito, non nasconde la gelosia per la bestiola, perciò non si oppone alla richiesta di Shinako. La contesa si risolve a favore della prima moglie, che riece a strappare la gatta al marito e a farsi amare da Lily. Tanizaki si addentra con maestria nella psicologia femminile, conducendone una finissima indagine accompagnata da ironia e acuto realismo.
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La gatta rossa

I giorni d’infanzia, intorno a una Pasqua remota nel tempo, e intorno all’amicizia complice con una gatta rossa – straordinario animale, celebre nel villaggio – di un bambino ebreo, quart’ultimo di ventitré fratelli, entro una stimata famiglia patriarcale. *Arthur Aronymus* e *La gatta rossa* formano due cronache, colte da quell’attimo della storia, promettente e rapido – e rinchiuso dall’autrice come in una bolla atemporale di poesia e di espressione – in cui sembrava che la comunità ebraica tedesca stesse per assimilarsi, con intatta l’identità culturale, i caratteri e le tradizioni, nel mondo germanico. Furono scritte nel 1932, alla vigilia della caduta della Repubblica di Weimar, dalla Lasker-Schüler, il «cigno nero» della poesia ebraico-tedesca, che si apprestava all’esilio, sul filo della memoria familiare (Arthur è il padre). Una memoria che non puntava all’esattezza biografica e politica, quanto a ripetere il tema caro dell’infanzia quale luogo eletto di comprensione mitica e poetica del mondo: «da allora vado vegetando» diceva della sua vita postadolescenziale Else Lasker-Schüler. E, nell’urgenza di fermare un passato che gli eventi del presente stanno per sfigurare, non vibra direttamente in essa la denuncia. Ma una specie di nostalgia dell’Eden, come se fosse il crescere in se stesso malattia, oltre ogni, anche orrendo, accidente della storia.

La gang del pensiero

Eddie Coffin, il protagonista del libro, è uno dei criminali più incredibili, geniali e divertenti della storia. Calvo e grassottello, di professione filosofo (per la precisione “ricercatore a Cambridge”), incline all’alcol, ex bancario fuori da ogni norma, sospetto di irriferibili reati sessuali e pericolosamente incline a farsi arrestare in costume adamitico, un bel giorno si trova talmente nei guai che deve lasciare la natia Gran Bretagna. Per il suo esilio sceglie la Francia, dove conosce Hubert, rapinatore sfortunato dalle mille protesi. E l’oltraggioso Eddie Coffin trova l’ispirazione per iniziare una strabiliante carriera di rapinatore e seduttore.
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La gang dei sogni

Ellis Island, 1909: da uno dei tanti transatlantici in arrivo sotto la Statua della Libertà sbarcano una giovane donna e il suo bambino. Provengono dall’Italia, dall’Aspromonte più arcaico e violento. I loro nomi sono Cetta e Natale: ma il bimbo viene subito chiamato, dagli addetti dell’Immigrazione americana, ”Christmas”.
Natale-Christmas: nella trasformazione di questo nome è racchiuso tutto il sogno della giovane, indomita Cetta, che affronta con coraggio le umiliazioni e le difficoltà della vita nel ghetto italiano del Lower East Side di New York con un solo desiderio – che il suo bambino diventi un vero americano, libero di essere felice ma ancor prima libero di essere se stesso.
Essere ”americani” nei sobborghi di New York ai primi del Novecento, però, significa anche confrontarsi con una società di immigrati provenienti da ogni dove, nella quale a dettare legge sono i gangster e i loro scagnozzi. Per Christmas, diventare uomo significa affrontare una realtà in cui non contano tanto la rettitudine e l’entusiasmo quanto la spregiudicatezza e la forza. Una realtà nella quale, se si vuole sopravvivere, le regole non possono essere cambiate. A meno che…
… a meno che non si abbia un dono speciale. E Christmas può contare sulla sua fantasia vivissima, e sulla capacità di renderla concreta attraverso storie che fanno sognare chiunque lo ascolti. È così che nasce la gang immaginaria dei Diamond Dogs, composta solo da due ragazzini ma capace di diventare padrona di New York, addirittura di arrivare in tutte le case della Grande Mela attraverso la prima radio indipendente. Ed è così che a Christmas può capitare di salvare la vita a Ruth, una ricchissima ragazza ebrea, e di innamorarsene come solo a un sognatore può succedere.
La gang dei sogni è la storia di Christmas e Cetta, e di tutte le vite che si intrecciano al loro percorso, dall’inizio del secolo fino al 1929, dall’Aspromonte alla New York dei ruggenti Anni Venti fino alla California della nascente industria di Hollywood.
Con una scrittura incalzante, capace di affreschi potenti come campi lunghi del cinema ma anche della delicatezza più profonda nel dar vita alle emozioni dei suoi personaggi, Luca Di Fulvio ci regala un grande romanzo che racconta la nascita della radio, del cinema, di Broadway, della pubblicità, dei grattacieli, delle macchine – e soprattutto la nascita di un grande amore, quello fra Christmas e Ruth, e la tenacia di un sogno, che forse può trionfare sulla realtà.
(source: Bol.com)

Galeotto fu il libro

Israel Armstrong – lo sventurato bibliotecario sovrappeso, mezzo ebreo, mezzo irlandese, vegetariano, patologicamente timido e nevrotico, che, alla guida del suo bibliobus lungo le strade dell’Irlanda del Nord, risolve, più che altro per caso, piani criminosi e problemi domestici – è ormai prossimo al suo trentesimo compleanno. Ma le sue speranze di festeggiare l’evento sono stroncate da una terribile circostanza: all’improvviso la figlia di un noto personaggio politico della cittadina di Tundrum sparisce misteriosamente. E Israel ha l’orrenda sensazione che quella sparizione abbia a che fare con quel libro, Pastorale americana, che proprio lui le aveva prestato sebbene appartenesse ai cosiddetti «fuori scaffale», cioè quei libri tenuti «sotto il banco di distribuzione, debitamente catalogati e disponibili per il prestito, ma fuori dalla vista dei giovani, degli impressionabili e dei mentalmente infermi». A Israel non resta che ritrovare la ragazzina prima di essere scoperto e radiato dal ruolo di bibliotecario. E come se non bastasse, nel frattempo, deve anche cercare di ricucire con la sua ex fidanzata Gloria, che sembra non volerne più sapere di lui, e organizzare la sua festa di compleanno…

Galateo

“La verità vuole la maschera”, diceva Nietzsche. E una maschera appunto indossò monsignor Giovanni Della Casa, quando decise di porre alcune sue riflessioni circa la convivenza civile sulle labbra di un vecchio che si proclama ripetutamente alquanto ignorante. È la sua voce che ci accompagna durante tutta la lettura del “Galateo”: ed è una voce che mette alla berlina maleducazione e bizzarria inanellando esempi spassosi, che propone norme di comportamento e di conversazione ma confessa anche di non averle sempre rispettate, che si spinge con dissimulata malizia fino a criticare il linguaggio dantesco con il tono di chi si affida, nel giudicare, quasi soltanto all’esperienza vissuta. Una prosa classicamente misurata, una voce confidente: un “trattatello” intessuto di raffinata sapienza umanistica e insieme un’opera che è stata subito accolta con straordinario favore, fin dal suo primo apparire, da un ampio pubblico nell’Europa intera.

Galatea

Excerpt from Galatea: Romanzo

Blaml1. Galatea.tanto gli pare d’esser tuttavia sfiaccolato. Pure non faccio nulla, assolutamente nulla; questa lettera, che viene un po’ tardi in ri sposta al tuo cortese biglietto, e la prima ia tica dopo un mese di quiete. Gia, non potrei far nulla, anche volendo. Non sento piu; e se, come dice il filosofo, niente puo essere nell’ intelletto che non sia stato prima nel senso, io posso stimarrni finito, e metter ma gari l’appigionasi in fronte, come sulla fac ciata d’una casa vuota. Che bella cosa, dopo tutto, non sentir nulla; esser libero e netto d’ogni cura del mondo circostante; udendo senza commuoversi, vedendo senza parteci pare, vivendo la vita dello specchio, che ri ?ette tranquillamente ogni cosa e sorride! Ma si, un po’ d’ ironia nel fondo ce la do vrebbe avere anche lui; per virtu, non fos s’altro, degl’ingredienti che lo rendono opaco. Quel po’ d’ironia non e finalmente la meno fe roce delle nostre vendette? E il genere umano, salva sempre la immagine del suo creatore. Non meriterebbe di peggio?

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