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Mille Fili Mi Legano Qui

«Ho scritto questo libro per me, perché nulla quanto lo scrivere chiarisce i propri pensieri, sentimenti ed emozioni. Ho scritto questo libro per gli altri, perché confido che le mie riflessioni possano essere utili anche ad altre persone. Ho ritenuto di cercare di fondere insieme la conoscenza teorica con l’esperienza personale, la scienza e la testimonianza. Mi è sembrato che soltanto questa fusione consentisse di esaminare davvero la malattia nei suoi infiniti aspetti, che solo il malato può conoscere, e di andare, nello stesso tempo, oltre la propria personale e irripetibile esperienza.» Una studiosa affermata, psicologa dello sviluppo, sperimenta su di sé la più traumatica delle esperienze. Nell’urto devastante contro uno stato esistenziale e fisico che modifica radicalmente l’orizzonte, le aspettative, le condizioni di vita, scienza e privato si incontrano nello sforzo di dare un senso a quanto sta avvenendo.

Le mie due guerre

Nel Nord Italia ricco e industriale, la ‘ndrangheta calabrese va a braccetto con il mondo degli affari, è una mafia dal colletto bianco che usa l’economia per riciclare i proventi dei traffici illeciti. Una piovra che corrompe banchieri e istituzioni, utilizza società di comodo che fatturano milioni di euro e non esita a ricorrere alla violenza, coperta da una rete di omertà e connivenza.
Mauro Esposito è un imprenditore che ha scelto di non piegarsi a questo ricatto criminale e ha denunciato boss e gregari in un’aula di tribunale. Per questo, lui e la sua famiglia hanno pagato un prezzo altissimo, minacciati da un’organizzazione potente e radicata, messi con le spalle al muro dalla burocrazia di uno stato che è stato lontano troppo a lungo.
Questo libro è il racconto in prima persona del protagonista di questa storia di coraggio e di lotta, un ingegnere diventato testimone di giustizia per smascherare la mafia di appalti truccati e soldi facili che teneva in pugno Torino. La testimonianza intensa di una battaglia umana e civile che ha portato a 19 condanne, e alla scoperta di un mondo nascosto e fatale in cui è difficile distinguere gli amici dai nemici.
Se vent’anni fa mi avessero detto che sarei finito dentro questa storia, avrei fatto esattamente ciò che ho fatto. Mi sarei spaventato a morte, poi avrei denunciato. Lo rifarei mille volte. Perché è giusto. Per nessun altro motivo.

Mi chiamo Mouhamed Alì

All’inizio è solo un bambino come tanti, nato in Senegal da un padre pugile che vive nel mito di Muhammad Ali e che sogna per il figlio un futuro importante. Poi quel bambino, il nome dato in onore del campione che per ben due volte riesce a incontrare, un pugile lo diventa davvero, costretto dal padre a durissimi allenamenti a ogni ora del giorno e della notte, chiuso in una palestra, piegato dai colpi quando tutti i suoi amici sono per strada a giocare. Ma come Ali comprende ben presto la via che gli ha aperto il padre è l’unica alternativa possibile a una vita segnata dalla criminalità e dalla droga. In breve tempo il ragazzo, ormai campione del Senegal, vede crescere in sé il desiderio di superare i confini di un Paese sempre sull’orlo del baratro. Da qui il viaggio verso la salvezza, la terra promessa. Dopo qualche mese in Francia, il visto che sta per scadere, Ali decide di andare in Italia e di provare a cercare lì la realizzazione di quel sogno che insegue da sempre. Non è facile, in un Paese di cui non conosce la lingua, senza il permesso di soggiorno, né una casa in cui stare, guadagnando qualche spicciolo per sopravvivere facendo l’ambulante sulle spiagge. Ma la sua tenacia e il desiderio inarrestabile di tornare sul ring lo guidano attraverso un percorso di crescita e lo portano dove voleva. Grazie all’incontro con Federica, una donna italiana conosciuta in treno e divenuta poi sua moglie, e agli amici di Pontedera, la piccola città che lo ha accolto, Ali potrà ricominciare a combattere e a vincere, e si troverà esattamente dove suo padre lo immaginava fin da bambino: sul tetto del mondo. **
### Sinossi
All’inizio è solo un bambino come tanti, nato in Senegal da un padre pugile che vive nel mito di Muhammad Ali e che sogna per il figlio un futuro importante. Poi quel bambino, il nome dato in onore del campione che per ben due volte riesce a incontrare, un pugile lo diventa davvero, costretto dal padre a durissimi allenamenti a ogni ora del giorno e della notte, chiuso in una palestra, piegato dai colpi quando tutti i suoi amici sono per strada a giocare. Ma come Ali comprende ben presto la via che gli ha aperto il padre è l’unica alternativa possibile a una vita segnata dalla criminalità e dalla droga. In breve tempo il ragazzo, ormai campione del Senegal, vede crescere in sé il desiderio di superare i confini di un Paese sempre sull’orlo del baratro. Da qui il viaggio verso la salvezza, la terra promessa. Dopo qualche mese in Francia, il visto che sta per scadere, Ali decide di andare in Italia e di provare a cercare lì la realizzazione di quel sogno che insegue da sempre. Non è facile, in un Paese di cui non conosce la lingua, senza il permesso di soggiorno, né una casa in cui stare, guadagnando qualche spicciolo per sopravvivere facendo l’ambulante sulle spiagge. Ma la sua tenacia e il desiderio inarrestabile di tornare sul ring lo guidano attraverso un percorso di crescita e lo portano dove voleva. Grazie all’incontro con Federica, una donna italiana conosciuta in treno e divenuta poi sua moglie, e agli amici di Pontedera, la piccola città che lo ha accolto, Ali potrà ricominciare a combattere e a vincere, e si troverà esattamente dove suo padre lo immaginava fin da bambino: sul tetto del mondo.

Mi chiamo Elizabeth e sono un’assassina

**«Non è semplicemente un thriller avvincente, questo libro ti scava dentro.»**
Mi chiamo Elizabeth e sono un’assassina. Ho sognato spesso di pronunciare queste parole ad alta voce. Sarebbe un sollievo riuscire a liberarmi del peso che mi tormenta ogni notte. Ogni giorno. Ogni secondo della mia vita. Ma i segreti hanno un modo sottile di controllarti, di plasmarti e, alla fine, di cambiare per sempre la persona che credevi di essere. Più a lungo tieni un segreto e più distrugge la tua anima. Nessuno potrà mai condividere con te quella disperazione. Chi mai potrebbe capire? Nessuno immagina che dietro la madre amorevole, la moglie affettuosa e il brillante avvocato c’è una donna con un segreto terribile. Un segreto che potrebbe mettere in pericolo tutto ciò che amo. Ho paura che la vita che ho costruito possa essere distrutta. Mi terrorizza affrontare le conseguenze delle mie azioni. No, non posso dirlo a nessuno. Devo rimanere l’unica custode della verità. Nessuno può sapere che io, Elizabeth, sono un’assassina.
**Una madre. Una moglie. Un’assassina.**
«Un thriller intenso, con una storia che cattura fino all’ultima pagina. Fantastico!»
«Uno sviluppo del personaggio magistrale. Raramente un libro sa addentrarsi così a fondo nella psicologia umana.»
**Cynthia Clark**
è nata e cresciuta a Malta, dove si è laureata in Comunicazione e ha lavorato per un quotidiano, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove ha collaborato con diverse riviste economiche online. Vive a Londra con il marito e le loro due gemelle. *Mi chiamo Elizabeth e sono un’assassina* è il primo libro pubblicato dalla Newton Compton. **
### Sinossi
**«Non è semplicemente un thriller avvincente, questo libro ti scava dentro.»**
Mi chiamo Elizabeth e sono un’assassina. Ho sognato spesso di pronunciare queste parole ad alta voce. Sarebbe un sollievo riuscire a liberarmi del peso che mi tormenta ogni notte. Ogni giorno. Ogni secondo della mia vita. Ma i segreti hanno un modo sottile di controllarti, di plasmarti e, alla fine, di cambiare per sempre la persona che credevi di essere. Più a lungo tieni un segreto e più distrugge la tua anima. Nessuno potrà mai condividere con te quella disperazione. Chi mai potrebbe capire? Nessuno immagina che dietro la madre amorevole, la moglie affettuosa e il brillante avvocato c’è una donna con un segreto terribile. Un segreto che potrebbe mettere in pericolo tutto ciò che amo. Ho paura che la vita che ho costruito possa essere distrutta. Mi terrorizza affrontare le conseguenze delle mie azioni. No, non posso dirlo a nessuno. Devo rimanere l’unica custode della verità. Nessuno può sapere che io, Elizabeth, sono un’assassina.
**Una madre. Una moglie. Un’assassina.**
«Un thriller intenso, con una storia che cattura fino all’ultima pagina. Fantastico!»
«Uno sviluppo del personaggio magistrale. Raramente un libro sa addentrarsi così a fondo nella psicologia umana.»
**Cynthia Clark**
è nata e cresciuta a Malta, dove si è laureata in Comunicazione e ha lavorato per un quotidiano, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove ha collaborato con diverse riviste economiche online. Vive a Londra con il marito e le loro due gemelle. *Mi chiamo Elizabeth e sono un’assassina* è il primo libro pubblicato dalla Newton Compton.

Un matrimonio d’affari (I Romanzi Classic)

Emma Gladstone rappresenta alla perfezione quello che l’arrogante duca di Ashbury sta cercando: una donna in età fertile, di famiglia rispettabile, bisognosa di denaro, e soprattutto disposta a condividere il letto con un uomo orribilmente sfigurato. Dal canto suo, Emma, figlia di un vicario dell’Hertfordshire, è pronta a tutto piuttosto che tornare strisciando da suo padre. Ma quando la ragazza si presenta all’improvviso nella dimora di Ashbury, rivendicando ciò che le spetta per il suo lavoro di sarta, qualcosa d’imprevedibile travolge i loro sensi, tracciando un solco profondo nel cuore indurito del duca…

La Maschera Rossa

Venezia, 1821
Ludovica ha trascorso gran parte della vita in convento, ma nel giorno del suo diciottesimo compleanno decide di lasciare il monastero che l’ha ospitata in cerca di indipendenza e libertà. Non ha molto con sè tranne pochi ricordi e la speranza di un futuro migliore. Cammina sola per la città con una maschera rossa a celarle il viso. A Venezia si festeggia il Carnevale e la ragazza viene travolta dalla magia e dall’euforia dei festeggiamenti. In Piazza San Marco conosce per caso un uomo affascinante, misterioso e mascherato come lei. Tra i due si accende una scintilla che ben presto diventa fuoco: Domenico, questo il nome dello sconosciuto, la porta nel suo palazzo affacciato sul Canal Grande dove la giovane e innocente Ludovica scoprirà ben presto dei piaceri che le erano fino a quel momento sconosciuti. Domenico le farà assaporare il gusto del peccato che difficilmente la giovane Ludovica riuscirà a scordare… L’innocenza perduta per sempre, corpo e cuore donati a un uomo che la ragazza sente che probabilmente non rivedrà mai più. Ma il destino a volte è imprevedibile e riserverà a entrambi piacevoli sorprese.
Un racconto dall’ambientazione storica nello stile del romance puro dove sentimento e sensualità si fondono perfettamente per una lettura romantica e coinvolgente.

Marxismo e filosofia

Nel 1923 vengono pubblicati “Marxismo e filosofia” di Karl Korsch e “Storia e coscienza di classe” di Gyòrgy Lukàcs. Per una singolare coincidenza le due opere escono nel medesimo anno e subiscono entrambe lo stesso destino. Contrastati dall’ortodossia socialdemocratica e comunista, tacciati di idealismo e revisionismo, i due più importanti contributi filosofici del “marxismo occidentale” verranno praticamente ignorati fino a qualche anno fa. Le due opere, così cariche di autentica sostanza filosofica, non potranno in tal modo giungere alla fondazione di un’autentica filosofia marxista. Korsch non ritrattò mai quanto aveva scritto. Invece di un”‘autocritica”, egli aggiunge per l’edizione del 1930 (su cui è condotta la presente traduzione italiana), un”‘anticritica” che, acuendo ancor più il dissenso con il marxismo dogmatico di varia tendenza, indaga le ragioni storiche di tale dissenso. Sostanzialmente il libro di Korsch nasce in una temperie filosofica di “rinascita hegeliana”. Marx viene riletto attraverso Hegel e non secondo lo spirito di un gretto materialismo di stampo positivistico. Ne consegue il rifiuto dell’affermazione, caratteristica del “marxismo volgare”, secondo cui la sovrastruttura ideologica, e con essa la filosofia, avrebbe un carattere fittizio. Korsch ribadisce al contrario “l’influenza e il peso delle ideologie nella vita degli uomini e delle società, influenza e peso che fanno di esse non un etereo sovramondo, ma una forza reale, un agente storico”.

Mars Room

Il mondo di Romy si divide in due. C’è il mondo fuori, la San Francisco della sua giovinezza, quella in cui orrore e dolcezza si scambiano costantemente di posto, quella dove vive suo figlio, abbandonato e indifeso; e c’è il mondo dentro, la sua nuova realtà: quello del penitenziario dove Romy sta scontando due ergastoli e migliaia di donne combattono giorno dopo giorno per sopravvivere. Mars Room è stato salutato come il romanzo americano piú importante dell’anno, una riflessione sulle prigioni della mente e quelle della società, sulla violenza della giustizia e l’ingiustizia del desiderio. Rachel Kushner ha scritto un libro di bellezza struggente e di intelligenza spietata. Un cellulare della polizia percorre le strade deserte nella notte californiana. Le detenute vanno trasferite quando cala il buio, per tenere distante dagli occhi della gente perbene quel branco di ladre, mogli assassine e madri degeneri. Romy Hall è seduta a bordo, e cerca di farsi gli affari suoi: una delle prime regole che s’imparano in prigione. Di lei non sappiamo molto. Sappiamo però che ha ucciso un uomo e per questo è stata condannata. È successo quando faceva la spogliarellista al Mars Room. Alcuni clienti optavano per il «pacchetto fidanzata» e uno di loro, Kurt Kennedy, si era convinto che lei fosse davvero la sua fidanzata, maturando una gelosia ossessiva e perversa. Romy era scappata a Los Angeles, ma non sembrava esserci modo di fuggire davvero da quell’uomo. Anche se nessuno ha ascoltato la sua versione, Romy è rassegnata ad abbandonarsi agli ingranaggi crudeli di una giustizia vendicativa, paternalista e violenta, pronta a abbandonarsi al suo destino come già faceva nella sua giovinezza randagia e disperata, romantica e perduta. Finché un giorno, anche lí, in fondo all’inferno in cui è precipitata, arriverà una notizia che cambierà tutto… Rachel Kushner, l’autrice da piú parti indicata come l’erede di Don DeLillo, ha scritto il suo capolavoro: un romanzo sulla violenza della bellezza, sull’ossessione delle nostre società per la punizione, sul sogno americano che dalle praterie sconfinate si ribalta nel chiuso di una cella o di una capanna, sulle sconfitte degli ultimi e sulle loro vittorie.«Kushner è ormai una maestra. Sinceramente non so come faccia a sapere cosí tante cose e a trasformarle in romanzi tanto avvincenti e affascinanti».George Saunders «Kushner fa i conti con Dostoevskij e le sue idee sull’innocenza e il male. Mars Room incede come una muscle car, rombando sulle autostrade della tua mente».«The New York Times» «Mars Room merita di essere letto con la stessa quantità di passione, amore e umanità con cui è stato scritto».«Publishers Weekly»

Marie e il signor Mahler

**Una figura immensa e piena di ombre, quella di Mahler, che Paola Capriolo delinea per noi con mano lieve e luminosa, lungo pagine rivelatrici che sono un apologo sull’amicizia tra generazioni, sulla possibilità di incontrarsi e rinascerese ci si ascolta davvero.**
Il 12 settembre 1910, alla Neue Musik-Festhalle di Monaco, Gustav Mahler dirige la prima esecuzione della sua Ottava Sinfonia, interpretata da un organico di quasi mille elementi. In platea, un pubblico d’eccezione: da Henry Ford a Thomas Mann fino alla bellissima Alma, moglie del compositore. Meno di un anno dopo, in maggio, Mahler si spegne a Vienna. Ha solo cinquant’anni. Nelle stesse ore, mentre la primavera scioglie le nevi sui prati del Tirolo, una ragazza segue i suoi ultimi istanti attraverso la stampa, commossa eppure consapevole che per Gustav giunge finalmente la pace. Lei è Marie, nipote quindicenne dei proprietari del maso dove Mahler ha trascorso le ultime tre estati, incaricata di accudirlo quando il Maestro ha disdegnato le undici stanze della casa e scelto per sé la più bizzarra delle sistemazioni: una capanna in mezzo al bosco, lontano da tutto. Piano piano, nel silenzio, il candore della fanciulla e il tormento del musicista hanno dato vita a un dialogo capace di rivelarli a se stessi. “Io credo nel bene, non nel male; però non riesco più a credere nella sua vittoria, e soprattutto non riesco a credere nell’ordine. Forse per questo non ho mai voluto scrivere una vera sinfonia, ma il rimpianto di quella forma, che sentivo così prossima al tramonto” dice il Maestro. E Marie, che di musica non sa nulla, può mostrargli però tutti i colori della foresta al crepuscolo. **
### Sinossi
**Una figura immensa e piena di ombre, quella di Mahler, che Paola Capriolo delinea per noi con mano lieve e luminosa, lungo pagine rivelatrici che sono un apologo sull’amicizia tra generazioni, sulla possibilità di incontrarsi e rinascerese ci si ascolta davvero.**
Il 12 settembre 1910, alla Neue Musik-Festhalle di Monaco, Gustav Mahler dirige la prima esecuzione della sua Ottava Sinfonia, interpretata da un organico di quasi mille elementi. In platea, un pubblico d’eccezione: da Henry Ford a Thomas Mann fino alla bellissima Alma, moglie del compositore. Meno di un anno dopo, in maggio, Mahler si spegne a Vienna. Ha solo cinquant’anni. Nelle stesse ore, mentre la primavera scioglie le nevi sui prati del Tirolo, una ragazza segue i suoi ultimi istanti attraverso la stampa, commossa eppure consapevole che per Gustav giunge finalmente la pace. Lei è Marie, nipote quindicenne dei proprietari del maso dove Mahler ha trascorso le ultime tre estati, incaricata di accudirlo quando il Maestro ha disdegnato le undici stanze della casa e scelto per sé la più bizzarra delle sistemazioni: una capanna in mezzo al bosco, lontano da tutto. Piano piano, nel silenzio, il candore della fanciulla e il tormento del musicista hanno dato vita a un dialogo capace di rivelarli a se stessi. “Io credo nel bene, non nel male; però non riesco più a credere nella sua vittoria, e soprattutto non riesco a credere nell’ordine. Forse per questo non ho mai voluto scrivere una vera sinfonia, ma il rimpianto di quella forma, che sentivo così prossima al tramonto” dice il Maestro. E Marie, che di musica non sa nulla, può mostrargli però tutti i colori della foresta al crepuscolo.

La malalegna

Teresa e Angelina sono sorelle diverse in tutto: tanto delicata, schiva e silenziosa è Teresa, la voce narrante di questa storia, quanto vitale, curiosa e impertinente è Angelina, la sorella più piccola. Siamo all’inizio degli anni Quaranta a Copertino, nelle Terre d’Arneo, un’immensa distesa di campi coltivati nel cuore della Puglia. Qui, Teresa e Angelina crescono in una famiglia di braccianti, povera ma allegra e piena di risorse: i nonni sono dei grandi narratori, briganti, lupi e masciare diventano vivi nei loro racconti davanti al camino, mentre la madre Caterina ha ricevuto in sorte una bellezza moresca, fiera, che cattura gli sguardi di tutti gli uomini, compreso quello del barone Personè, il latifondista più potente del paese. “La tua bellezza è una condanna” le dice sempre nonna Assunta. Una bellezza – e una condanna – che sono toccate in eredità ad Angelina. Quando il padre parte per la guerra lasciando sole le tre donne, Caterina per mantenere le figlie non ha altre armi se non quella bellezza, ed è costretta a cedere a un terribile compromesso. O, forse, a un inconfessabile desiderio. È qui che comincia a essere braccata dalla *malalegna* , il chiacchiericcio velenoso delle malelingue, un concerto di bisbigli che serpeggia da un uscio all’altro e la segue ovunque. Questa vergogna, che infetta tutta la famiglia, avrà su Angelina l’effetto opposto: lei, che non sopporta di vivere nella miseria, inseguirà sfacciatamente l’amore delle favole. Anche a costo di rimanerne vittima. Sono la nostalgia e il rimpianto a muovere con passo delicato la voce di Teresa, che, ricostruendo la parabola di una famiglia, ci riconsegna un capitolo di storia italiana, dalla Seconda guerra mondiale alle lotte dei contadini salentini per strappare le terre ai padroni nel 1950. Con una voce ruvida e di arcana bellezza, Rosa Ventrella scrive un magnifico romanzo corale, animato da comari, briganti e mammane, in cui protagonista è anche la terra: un lembo di Puglia aspro e profumato, coperto da rovi e fichi d’India, capace di dare tutto e tutto togliere. **
### Sinossi
Teresa e Angelina sono sorelle diverse in tutto: tanto delicata, schiva e silenziosa è Teresa, la voce narrante di questa storia, quanto vitale, curiosa e impertinente è Angelina, la sorella più piccola. Siamo all’inizio degli anni Quaranta a Copertino, nelle Terre d’Arneo, un’immensa distesa di campi coltivati nel cuore della Puglia. Qui, Teresa e Angelina crescono in una famiglia di braccianti, povera ma allegra e piena di risorse: i nonni sono dei grandi narratori, briganti, lupi e masciare diventano vivi nei loro racconti davanti al camino, mentre la madre Caterina ha ricevuto in sorte una bellezza moresca, fiera, che cattura gli sguardi di tutti gli uomini, compreso quello del barone Personè, il latifondista più potente del paese. “La tua bellezza è una condanna” le dice sempre nonna Assunta. Una bellezza – e una condanna – che sono toccate in eredità ad Angelina. Quando il padre parte per la guerra lasciando sole le tre donne, Caterina per mantenere le figlie non ha altre armi se non quella bellezza, ed è costretta a cedere a un terribile compromesso. O, forse, a un inconfessabile desiderio. È qui che comincia a essere braccata dalla *malalegna* , il chiacchiericcio velenoso delle malelingue, un concerto di bisbigli che serpeggia da un uscio all’altro e la segue ovunque. Questa vergogna, che infetta tutta la famiglia, avrà su Angelina l’effetto opposto: lei, che non sopporta di vivere nella miseria, inseguirà sfacciatamente l’amore delle favole. Anche a costo di rimanerne vittima. Sono la nostalgia e il rimpianto a muovere con passo delicato la voce di Teresa, che, ricostruendo la parabola di una famiglia, ci riconsegna un capitolo di storia italiana, dalla Seconda guerra mondiale alle lotte dei contadini salentini per strappare le terre ai padroni nel 1950. Con una voce ruvida e di arcana bellezza, Rosa Ventrella scrive un magnifico romanzo corale, animato da comari, briganti e mammane, in cui protagonista è anche la terra: un lembo di Puglia aspro e profumato, coperto da rovi e fichi d’India, capace di dare tutto e tutto togliere.

Mai violenza!

Nel **1978** i librai tedeschi assegnano ad **Astrid Lindgren** il **Premio per la Pace**. Nel suo memorabile discorso di ringraziamento, la scrittrice prova a rispondere a una domanda che le sta a cuore da sempre: è possibile costruire un mondo senza violenza? Per farlo la via da percorrere, anche se ardua, è una sola: bisogna partire dai bambini e dalle bambine, educarne la fantasia e l’immaginazione, circondarli di bontà e affetto. Solo l’amore infatti può mettere in atto una piccola grande rivoluzione in quelli che saranno gli adulti di domani, chiamandoli a costruire una società finalmente equa, dove ci sia più pace per tutti.
Con infinita saggezza Astrid Lindgren ci insegna a mettere da parte la paura e spalancare con fiducia il nostro cuore, in un libro che parla insieme ai genitori e ai loro figli. Un’indimenticabile lezione di ottimismo e umanità, nella convinzione che, se ‘da violenza nasce violenza’, dall’amore nasce l’amore.
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### Sinossi
Nel **1978** i librai tedeschi assegnano ad **Astrid Lindgren** il **Premio per la Pace**. Nel suo memorabile discorso di ringraziamento, la scrittrice prova a rispondere a una domanda che le sta a cuore da sempre: è possibile costruire un mondo senza violenza? Per farlo la via da percorrere, anche se ardua, è una sola: bisogna partire dai bambini e dalle bambine, educarne la fantasia e l’immaginazione, circondarli di bontà e affetto. Solo l’amore infatti può mettere in atto una piccola grande rivoluzione in quelli che saranno gli adulti di domani, chiamandoli a costruire una società finalmente equa, dove ci sia più pace per tutti.
Con infinita saggezza Astrid Lindgren ci insegna a mettere da parte la paura e spalancare con fiducia il nostro cuore, in un libro che parla insieme ai genitori e ai loro figli. Un’indimenticabile lezione di ottimismo e umanità, nella convinzione che, se ‘da violenza nasce violenza’, dall’amore nasce l’amore.

La lotta

*Come potevo non dirglielo? Pur non avendo la minima idea della sua reazione, di come l’avrebbe presa, non potevo nasconderglielo. Era una cosa troppo grande. Troppo importante. E riguardava entrambi.
Riguardava il nostro futuro… sempre che ne avessimo uno.*
La guerra contro i Titani non è ancora finita: hanno perso una battaglia, ma si stanno riorganizzando e presto cercheranno nuovamente di penetrare nell’Olimpo e di mettere a ferro e fuoco il mondo.
È stato solo per merito di Seth e dei suoi nuovi, immensi poteri se il loro piano è fallito, eppure nessuno sembra credere che sia davvero cambiato e tutti lo temono. Tutti, tranne la donna che potrebbe essere la sua ultima possibilità di salvezza. Josie è disposta a fare qualunque cosa per dimostrare che ora Seth sta dalla parte del Bene, ma a volte il destino agisce in modo imperscrutabile per cambiare le vite e le persone… e non sempre si tratta di un modo piacevole.
Così, per salvare se stessi e il futuro dell’umanità, ai due ragazzi non rimane che affrontare l’ignoto insieme. Ma la fiducia e la lealtà non bastano più: servono l’amore e un’incrollabile forza d’animo. E in qualunque modo andrà a finire, le loro vite non saranno più le stesse.
Perché ciò che gli dei temevano è diventato realtà. La fine del vecchio mondo ormai è vicina, e una nuova era sta per iniziare.
Un romanzo che si legge tutto d’un fiato, e che regalerà ai lettori passione, amore e colpi di scena indimenticabili.

Il linguaggio segreto del corpo

Giocherellare in continuazione con l’anello mentre qualcuno ci parla, allontanare un invisibile granello di polvere dalla giacca prima di rispondere a una domanda, accarezzarsi il mento in attesa di prendere una decisione… Sono tanti i gesti che spesso compiamo senza rendercene conto, eppure ognuno di essi ha un significato preciso e rivela spesso qualcosa di importante.
Le parole possono ingannare; il corpo, però, non sa mentire. Parla una lingua che dà voce alle emozioni più profonde e più vere. Esprime quello che le parole non sanno o non vogliono dire. Diventa allora importante imparare a cogliere e interpretare il modo in cui una persona ci stringe la mano, si siede di fronte a noi o capire perché continua a toccarsi il volto mentre ci parla. I suoi gesti possono rivelarci se dietro all’adesione a una nostra proposta si cela una sincera approvazione, un disagio più o meno profondo oppure se il nostro interlocutore ci sta spudoratamente mentendo. Ma non solo. Conoscere il linguaggio segreto del corpo significa anche imparare a conoscere meglio noi stessi, scoprire quando ricorriamo ad atteggiamenti di chiusura o riusciamo a esprimere sicurezza e decisione. E può aiutarci a trovare strumenti e modi per rendere la nostra comunicazione più vera e efficace.

Liberati Della Brava Bambina

Cosa significa essere donna? Non alzare la voce, non ribellarsi. Obbedire al padre, al marito, alla società. Significa calma e sottomissione. Dover essere una brava bambina, poi una brava moglie e una brava madre. Eppure per qualcuna tutto questo non basta.
Attraverso otto storie che spaziano dal mito alla contemporaneità, gli autori raccontano l’altra faccia della luna: e cioè come fi n dagli albori dell’umanità, in saghe, leggende ed epopee letterarie, i modelli di donne forti sono sempre stati ridotti al silenzio. Ma dal nuovo racconto delle storie di Era, Medea, Daenerys, Morgana, Malefica, Difred, Elena, Dina, se ci si pongono le domande giuste, possono risultare modi diversi di vivere se stesse e la propria femminilità, di leggere i meccanismi che circondano e intrappolano. Con la guida della filosofia, che ci aiuta a domandarci il significato delle cose e ci indica un comportamento nel mondo, questi ritratti femminili insegnano come trasformare le gabbie in chiavi e volgere le difficoltà in opportunità. Solo così ci si potrà finalmente permettere di esistere, e non aver paura di fiorire. Fare filosofia aiuta a piazzare punti interrogativi alla fine delle parole, come fossero esplosivi. Non più “donna”, ma “donna?”, non più “si fa così”, ma “si fa così?”. Non più “è sempre stato così”, ma “è sempre stato così?”. In questo modo ogni preconcetto esplode, e si aprono passaggi segreti impensabili e altrimenti invisibili.

Lei è viva

### Nove anni fa sua figlia è stata rapita. E ora lei sta andando a riprendersela.
A distanza di nove anni dal rapimento di sua figlia Penelope in un centro commerciale di Roma, Diana Gaffuri riceve un biglietto anonimo sotto la porta di casa, contenente soltanto tre parole scritte goffamente a mano:
LEI È VIVA.
Quando il giorno dopo una ragazza le si avvicina, sostenendo di aver lasciato lei quel biglietto, Diana vorrebbe liquidarla come una stramba mitomane, autrice di un semplice scherzo di cattivo gusto. Ma la giovane sconosciuta dimostra di conoscere particolari che solo Penelope potrebbe sapere.
Ben presto diventa chiaro che Diana dovrà intraprendere una ricerca solitaria e rischiosa, che la condurrà in luoghi oscuri, per apprendere la verità sul rapimento di sua figlia.
Scoprirà così che il pericolo proviene da luoghi inaspettati. E farà cose che non si sarebbe mai immaginata capace di fare.
Ma Diana riuscirà a trovare sua figlia, o è troppo tardi?
**Un thriller sinistro, inquietante e avvincente, un vero ottovolante di emozioni, una storia piena di colpi di scena ambientata interamente in Italia, che vi aggancerà dalla prima pagina come una vera lettura compulsiva. Una vicenda che potrebbe accadere davvero in qualunque parte del mondo.**
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### Sinossi
### Nove anni fa sua figlia è stata rapita. E ora lei sta andando a riprendersela.
A distanza di nove anni dal rapimento di sua figlia Penelope in un centro commerciale di Roma, Diana Gaffuri riceve un biglietto anonimo sotto la porta di casa, contenente soltanto tre parole scritte goffamente a mano:
LEI È VIVA.
Quando il giorno dopo una ragazza le si avvicina, sostenendo di aver lasciato lei quel biglietto, Diana vorrebbe liquidarla come una stramba mitomane, autrice di un semplice scherzo di cattivo gusto. Ma la giovane sconosciuta dimostra di conoscere particolari che solo Penelope potrebbe sapere.
Ben presto diventa chiaro che Diana dovrà intraprendere una ricerca solitaria e rischiosa, che la condurrà in luoghi oscuri, per apprendere la verità sul rapimento di sua figlia.
Scoprirà così che il pericolo proviene da luoghi inaspettati. E farà cose che non si sarebbe mai immaginata capace di fare.
Ma Diana riuscirà a trovare sua figlia, o è troppo tardi?
**Un thriller sinistro, inquietante e avvincente, un vero ottovolante di emozioni, una storia piena di colpi di scena ambientata interamente in Italia, che vi aggancerà dalla prima pagina come una vera lettura compulsiva. Una vicenda che potrebbe accadere davvero in qualunque parte del mondo.**

Lanciato dal pensiero

Il dialogo con l’India che soggiace a tutti gli scritti di René Daumal nasce quando a vent’anni decide di dedicarsi allo studio del sanscrito: ne scaturirà una personale «Grammatica sanscrita», assoluto capolavoro, che testimonia l’unicità e l’originalità della sua interpretazione del mondo indiano, da lui sempre restituito con la massima trasparenza. Il progressivo percorso di assimilazione e di penetrazione nella lingua e nelle dottrine indiane non è mai per Daumal un’operazione di semplice erudizione, ma un vero e proprio «lavoro su di sé». I temi vengono sempre affrontati in funzione del «che fare» e del «come fare», e i trattati di poetica vanno intesi non solo in termini estetici, ma come ricerca del «corpo della poesia», per inseguire l’analogia fra «poema» e «uomo» in una cultura dove «le scienze del linguaggio risultano incluse fra i principali mezzi di liberazione». Le traduzioni e i saggi raccolti in questo volume – in gran parte inediti –, oltre a rendere comunicativi, quasi cantanti, testi ritenuti inaccessibili, forniscono una preziosa chiave per affrontare l’opera dello stesso Daumal. Il ventaglio delle traduzioni è estremamente ampio: dai più complessi inni del «Ṛgveda» alle Upanisad, alle «Leggi di Manu», alla «Bhagavadgītā», fino alla più alta poesia e alla fiaba. «Lo stato di uomo è difficile da raggiungere in questo mondo» recita un verso dell’«Agnīpurāpa» che Daumal trascrive e traduce più volte. E queste pagine inducono a pensare che Daumal vi sia riuscito.