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Festa mobile

Il fantasma di Parigi, dove Hemingway soggiornò tra il 1921 e il 1928, accompagnò lo scrittore per tutta la vita, tornandogli prepotentemente alla mente soprattutto a partire dal 1957 quando, ormai malato, si fece urgente il bisogno di dedicare a quella città in cui era stato “molto povero e molto felice” il suo ultimo romanzo, rimasto incompiuto nella stesura finale e pubblicato postumo. Celebrazione della “vita intesa come una fiesta “, ricca ogni giorno di nuove esperienze e nuove illusioni, Festa mobile ci racconta di bistrò, marciapiedi, bevute, oppio, corse dei cavalli, campioni di ciclismo con tanto di baffi. Di snobismo letterario e sociale, di una fame che diventa scuola e disciplina, di cose pulite e cose meno pulite. Parigini, americani, e sopra tutto lei, Parigi. È un libro di ricordi, e molto di più: l’opera d’addio che dà l’estrema misura di un attaccamento insuperabile alla giovinezza, all’energia di vivere, agire ed esprimersi come scrittore.

La festa è finita

A Torino, all’inizio del nuovo millennio, Alexandra Berthollet invita a casa sua un gruppo di amici, tutti ex militanti di un gruppo di estrema sinistra, per festeggiare il ritorno di Carlo, un altro ex membro del gruppo, diventato un famoso direttore d’orchestra negli Stati Uniti e ora in procinto di dirigere il Falstaff di Verdi al Regio. Per ognuno di loro il tempo è passato: inesorabile, spietato. Per Alexandra, bella e amata in quei giorni lontani da Carlo, oggi una donna difesa dai suoi privilegi. Per Angelo, l’amico proletario di Carlo, sconfitto nei suoi ideali ed escluso dal mercato del lavoro dopo la restaurazione degli anni ottanta. Ciò che è stato, le lotte e le promesse di trent’anni prima, è ridotto a una labile traccia, forse a un’icona da cui non sprizza più energia, solo una rabbia indefinita ma a cui si deve dare un nome, ora che la festa è finita e non sappiamo a chi dare la colpa. Pubblicato per la prima volta nel 2002, un romanzo che racconta la passione, le illusioni e il riscatto attraverso le storie di tre amici che non vogliono, e non possono, rinunciare alle loro speranze.

(source: Bol.com)

La festa del raccolto: romanzo

Ned Constantine, un pubblicitario newyorkese, si è sottratto alla massacrante futilità della corsa al successo rifugiandosi in un paesino del New England. Fino a quel momento la sua vita scorreva placida e un pò astratta in un mondo che sembrava uscito per sortilegio da un album sul primo ottocento americano. A contatto con la gente del luogo, legata alla terra da un cordone ombelicale millenario, Ned scopriva valori antichi e imparava a capire pregiudizi e superstizioni ancora più antichi. Accettava e, soprattutto, veniva accettato. Poi, d'un tratto, qualcosa cambia: un quid impalpabile, elusivo come un gioco di specchi. Intorno a lui si fa un silenzio opaco, senza echi. La realtà quotidiana si accende lentamente di luci spettrali. Nessuno gli sembra più quello che dice di essere. Ned si domanda se non è uno scherzo della fantasia… ha persino creduto di vedere un fantasma. Ma poi vede, sicuramente, uno scheletro nel cavo di un albero… dissotterra una bara colma di granoturco… si trova di fronte un uomo insanguinato e quasi demente, con la lingua mozza e le labbra cucite. E tutto il paese, con feroce serenità, si rifiuta di dargli spiegazioni che esulino dalla normalità più piatta e riduttiva. Questo, più di ogni cosa, fa scattare in lui l'angoscia, e con l'angoscia il bisogno ossessivo di sapere. Mentre l'irrealtà più barbara gli si presenta come la sola realtà possibile, il terrore, quasi primordiale, cresce come un frastuono che supera ogni soglia di sopportazione fino a diventare un mostruoso silenzio. E nel silenzio la storia termina, con un guizzo di gelida ironia, mentre Ned, come un rito pre-omerico, sconta la pena di chi ha voluto vedere troppo.

La Festa Del Raccolto

Ned Constantine, un pubblicitario newyorkese, si è sottratto alla massacrante futilità della corsa al successo rifugiandosi in un paesino del New England. Fino a quel momento la sua vita scorreva placida e un po’ astratta in un mondo che sembrava uscito per sortilegio da un album sul primo ottocento americano. A contatto con la gente del luogo, legata alla terra da un cordone ombelicale millenario, Ned scopriva valori antichi e imparava a capire pregiudizi e superstizioni ancora più antichi. Accettava e, soprattutto, veniva accettato.
Poi, d’un tratto, qualcosa cambia: un quid impalpabile, elusivo come un gioco di specchi. Intorno a lui si fa un silenzio opaco, senza echi. La realtà quotidiana si accende lentamente di luci spettrali. Nessuno gli sembra più quello che dice di essere. Ned si domanda se non è uno scherzo della fantasia… ha persino creduto di vedere un fantasma. Ma poi vede, sicuramente, uno scheletro nel cavo di un albero… dissotterra una bara colma di granturco… si trova di fronte un uomo insanguinato e quasi demente, con la lingua mozza e le labbra cucite. E tutto il paese, con feroce serenità, si rifiuta di dargli spiegazioni che esulino dalla normalità più piatta e riduttiva. Questo, più di ogni altra cosa, fa scattare in lui l’angoscia, e con l’angoscia il bisogno ossessivo di sapere. Mentre l’irrealtà più barbara gli si presenta come la sola realtà possibile, il terrore. Quasi primordiale, cresce come un frastuono che supera ogni soglia di sopportazione fino a diventare un mostruoso silenzio. E nel silenzio la storia termina, con un guizzo di gelida ironia, mentre Ned, come in un rito preomerico, sconta la pena di chi ha voluto vedere troppo.

La festa dei limoni

**UN ROMANZO CONTAGIOSO,CHE FA BENE A CHI LO LEGGE. UN SUCCESSO DEL PASSAPAROLA**.
Gabriele ha 35 anni, una moglie e un figlio, insegna matematica. Una vita come ce ne sono tante, un uomo spiritoso, brillante, sempre allegro, le cui certezze si sgretolano in un giorno di marzo, il giorno in cui gli viene diagnosticata una grave forma di Leucemia.
Il ricovero immediato, le cure, la chemio, la perdita dei capelli, del gusto, della forza, l’impossibilità di vedere suo figlio, i suoi studenti. Il dolore, che si fa più acuto e profondo ogni giorno che passa. Tutto questo travolgerebbe e stravolgerebbe chiunque, ma Gabriele ha deciso che per lui non sarà così.
Affronterà le difficoltà con il sorriso e coinvolgerà nella sua nuova vita suo figlio Roberto, partendo dalla comune passione per la matematica.
È così, giocando, scherzando, ma anche piangendo e gridando, chiedendo e dando aiuto ai suoi compagni di reparto, che Gabriele lotta con tutto se stesso contro una malattia che vorrebbe togliergli la vita, un pezzo alla volta. Ed è così, con la forza dei guerrieri, l’ironia e la delicatezza delle anime pure, che vi farà ridere con le lacrime agli occhi.
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### Sinossi
**UN ROMANZO CONTAGIOSO,CHE FA BENE A CHI LO LEGGE. UN SUCCESSO DEL PASSAPAROLA**.
Gabriele ha 35 anni, una moglie e un figlio, insegna matematica. Una vita come ce ne sono tante, un uomo spiritoso, brillante, sempre allegro, le cui certezze si sgretolano in un giorno di marzo, il giorno in cui gli viene diagnosticata una grave forma di Leucemia.
Il ricovero immediato, le cure, la chemio, la perdita dei capelli, del gusto, della forza, l’impossibilità di vedere suo figlio, i suoi studenti. Il dolore, che si fa più acuto e profondo ogni giorno che passa. Tutto questo travolgerebbe e stravolgerebbe chiunque, ma Gabriele ha deciso che per lui non sarà così.
Affronterà le difficoltà con il sorriso e coinvolgerà nella sua nuova vita suo figlio Roberto, partendo dalla comune passione per la matematica.
È così, giocando, scherzando, ma anche piangendo e gridando, chiedendo e dando aiuto ai suoi compagni di reparto, che Gabriele lotta con tutto se stesso contro una malattia che vorrebbe togliergli la vita, un pezzo alla volta. Ed è così, con la forza dei guerrieri, l’ironia e la delicatezza delle anime pure, che vi farà ridere con le lacrime agli occhi.

Ferro Recente

Due ragazzi aggrediti e massacrati mentre fanno benzina a un self-service sulla statale per Nuoro e poi «graziosamente» composti di fronte alla loro Alfa targata Bologna. Quindi una serie di avvenimenti intrecciati l’uno all’altro, echi, risonanze e collegamenti che vanno dagli anni Ottanta ai giorni nostri, dall’Emilia alla Sardegna, da storie di terrorismo a storie di sangue, passione, follia. E sotto, a rimbombare cupo e nascosto, un mistero, uno di quei misteri pericolosi di una terra sarda antica, muta e tagliente come il ferro, che solo autori che la conoscono e la amano e la odiano, come Marcello Fois, riescono a raccontare. Un mistero destinato a provocare altre morti. Ferro Recente è un romanzo bellissimo in cui l’orrore e la tensione della narrativa di genere si fondono alla coralità fatale di una vera e propria tragedia, una tragedia noir. Un romanzo di echi veloci e cupe risonanze, come quando si battono le nocche su una struttura di ferro lucida, complessa e ben costruita. E di colore nerissimo. Carlo Lucarelli

La ferocia del cuore

È il primo di agosto, a Bangalore, quando viene rinvenuto il cadavere di un farmacista. Sembra un caso destinato a essere archiviato in fretta, ma la settimana successiva il ritrovamento di un’altra vittima segna l’inizio di una serie di misteriosi omicidi, all’apparenza non legati tra loro. Solo l’ispettore Borei Gowda, uomo dall’indole ribelle e dal fiuto eccezionale, riesce a cogliere uno schema dietro i delitti, dove nessuno vede niente. Insieme al sottoispettore Santosh, novellino zelante e maldestro, si invischia in un’indagine complessa, ostacolato dai superiori corrotti. Né trova pace nella vita privata: una moglie assente e un rapporto da ricostruire col figlio, Gowda, abituato ormai a una vita solitaria e disordinata, ha paura di rimettersi in gioco con Urmila, un amore del passato che ha bussato alla sua porta dopo ventisette anni. L’assassino intanto continua a uccidere: la chiave per risolvere il caso si nasconde nei bassifondi della città, ma gli indizi sono fragili e mutevoli, appesi a un filo per aquiloni agitato dal vento, sottile e tagliente come una lama…
Nella metropoli dell’Information Technology, dove modernità e tradizione si scontrano ogni giorno, dove gli slum fatiscenti convivono con le sontuose dimore dei politici, tra i vicoli bui e il verde placido dei quartieri residenziali, tra mercati di spezie e ammassi di rifiuti, prende vita il nuovo romanzo di Anita Nair, che sceglie la via del noir per raccontare l’India di oggi vista dal suo ventre oscuro.

Ferito a morte

«Testimonianza vibrante di quegli irripetibili anni Cinquanta napoletani e italiani – teneri e sfacciati, avviticchiati e svaniti come i giri di un cavatappi – e fedelissima alle loro sfumature più dolorosamente superficiali ed effimere, Ferito a morte è anche un classico. È un libro straordinario, che fonde perfettamente natura e storia, coerenza strutturale della costruzione narrativa e impalpabile poesia del fluire della vita, percezione sensibile e critica politica, l’istante atemporale dell’epifania esistenziale e la storicità (entrambi incarnati in una Napoli mitica e reale), pessimismo e felicità, compresenti nel cuore come nella seduzione del mare, fisicità immediata e riflessione.» Claudio Magris

Ferite profonde

David Joshua Goldberg, novantaduenne ebreo appena tornato in Germania dopo sessant’anni trascorsi negli Stati Uniti, viene ucciso nella sua casa di Kelkheim. Le modalità dell’omicidio fanno pensare a una vera e propria esecuzione: un colpo alla nuca sparato mentre la vittima era in ginocchio. Ancora più sconcertanti poi sono i ritrovamenti successivi: un numero, 16145, scritto col sangue su uno specchio e un tatuaggio, scoperto nella parte interna del braccio dell’anziana vittima, in tutto e per tutto identico a quello delle SS. Un ebreo con un tatuaggio nazista!? Il commissario capo Oliver von Bodenstein e la collega Pia Kirchhoff cominciano a indagare, ma la situazione si complica rapidamente. Nel giro di pochi giorni vengono uccise altre due persone: un uomo di ottantasei anni e una donna di ottantotto, entrambi «giustiziati» con un colpo alla testa esploso da una vecchia pistola risalente alla seconda guerra mondiale. A legare le vittime, oltre all’età avanzata e al misterioso numero 16145, è anche il fatto che tutte e tre fossero state invitate all’ottantacinquesimo compleanno di Vera Kaltensee, una ricca vedova della zona che vive insieme con l’ambiguo figlio Elard. Cosa c’entra un’abbiente signora con simili efferati delitti? E che parte ha nella vicenda lo sfuggente Elard? Per rispondere a queste domande e catturare un serial killer la cui fama oltrepassa ormai i monti del Taunus, Bodenstein e la sua squadra dovranno lavorare senza sosta e scavare a fondo nel passato, fino a imbattersi in un oscuro evento della Prussia orientale degli anni Quaranta. Un evento che continua a lacerare e lasciare ferite profonde.

Ferite a morte

Ferite a morte nasce dal desiderio di raccontare le vittime di femminicidio.Ho letto decine di storie vere e ho immaginato un paradiso popolato da queste donne e dalla loro energia vitale. Sono mogli, ex mogli, sorelle, figlie, fidanzate, ex fidanzate che non sono state ai patti, che sono uscite dal solco delle regole assegnate dalla società, e che hanno pagato con la vita questa disubbidienza. Così mi sono chiesta: «E se le vittime potessero parlare?» Volevo che fossero libere, almeno da morte, di raccontare la loro versione, nel tentativo di ridare luce e colore ai loro opachi fantasmi. Desideravo farle rinascere con la libertà della scrittura e trasformarle da corpi da vivisezionare in donne vere, con sentimenti e risentimenti, ma anche, se è possibile, con l’ironia, l’ingenuità e la forza sbiadite nei necrologi ufficiali. Donne ancora piene di vita, insomma. Ferite a morte vuole dare voce a chi da viva ha parlato poco o è stata poco ascoltata, con la speranza di infondere coraggio a chi può ancora fare in tempo a salvarsi. Ma non mi sono fermata al racconto e, con l’aiuto di Maura Misiti che ha approfondito l’argomento come ricercatrice al CNR, ho provato anche a ricostruire le radici di questa violenza. Come illustrano le schede nella seconda parte del libro, i dati sono inequivocabili: l’Italia è presente e in buona posizione nella triste classifica dei femminicidi con una paurosa cadenza matematica, il massacro conta una vittima ogni due, tre giorni. Lo so, molti commentatori storcono il naso davanti al termine femminicidio, certo se ne possono trovare altri più aggraziati o pertinenti: chiamiamolo pure come ci pare ma almeno affrontiamo il dramma per quello che è, senza far finta che non esista. Dietro le persiane chiuse delle case italiane si nasconde una sofferenza silenziosa e l’omicidio è solo la punta di un iceberg di un percorso di soprusi e dolore che risponde al nome di violenza domestica. Ma tanto si può ancora fare: ecco perché abbiamo voluto aggiungere anche le leggi e le pratiche virtuose che altrove, nel mondo, sono già state attuate con successo. Finché anche in Italia il tema non sarà al primo posto della famosa agenda di qualsiasi nuovo governo, le donne non si fermeranno e si faranno sentire con ogni mezzo. Mi auguro che Ferite a morte diventi uno di questi. Serena Dandini

Ferita letale: Un’avventura di Nick Stone

Lincoln, 14 aprile 2009: la cattedrale della città inglese è gremita di ex militari, riuniti per dare l’ultimo saluto a Tenny, uomo e soldato eccezionale, caduto in azione. Non manca proprio nessuno al funerale, neppure Nick Stone, l’ex SAS britannico in genere refrattario a raduni e rimpatriate, che cerca in quella folla i due amici più cari, Ken il Rosso e Dex. Con loro e con Tenny ha affrontato una missione pericolosa nella Germania dell’Est poco prima del crollo del Muro. Ora che si sono ritrovati, i suoi due vecchi compagni, Ken il Rosso e Dex, gli propongono di tornare in azione insieme, e Nick Stone non sa dire di no. Il piano, per i suoi due amici, è semplice: in un magazzino a Dubai si trovano, praticamente incustodite, due porte d’oro che Saddam Hussein si è fatto costruire prima della seconda guerra del Golfo. Si tratta di rubarle e consegnarle su una pista d’atterraggio al misterioso committente del furto. Un’azione rischiosa, minata da troppe variabili, come Stone sa fin troppo bene. Infatti, qualcosa va storto e i suoi due amici ci rimettono la vita. Solo Stone si salva e decide di vendicarli, sperando così di placare il senso di colpa per non aver saputo proteggerli. Ma le cose si complicano ulteriormente quando gli viene affidata una missione pericolosissima, che lo porterà nel cuore di una cospirazione internazionale, aiutato solo da un’avvenente giornalista russa…

Feria d’agosto

Tre sono le parti di cui si compone Feria d’agosto: Il mare, dove le memorie infantili diventano tramite di conoscenza; La città, dove una giovinezza piú adulta tenta di perpetrare il gioco delle scoperte fanciullesche; e La vigna, dove il divario fra uomo e ragazzo si fa dramma nel ricordo di un’età assoluta. La lingua, come ha scritto Italo Calvino, è «trasparente, morbida, guardinga» e i personaggi sono «ricavati da una materia affettiva ancora calda; immagini piú rare ma legate a una verticalità di memoria tali da darci un brivido». Racconti quali La giacchetta di cuoio o Le case sono da annoverarsi tra le prove piú significative e complete della narrativa di Pavese. Con la cronologia della vita e delle opere, la bibliografia ragionata e l’antologia della critica.

Felicità®

Il compito di Edwin de Valu, giovane editor in una casa editrice newyorkese, è quello di pubblicare manuali di self help, di metter mano nel "mucchio fangoso" di manoscritti non richiesti e tanto meno desiderati che affluiscono ininterrottamente in tutte le case editrici e di scrivere lettere di cortese rifiuto ai loro autori. Ma capita, talvolta, che un mostruoso dattiloscritto di mille pagine diventi un vero bestseller, prometta di far tutti felici, di curare tutti i mali del mondo, di far scoprire il segreto di una vita sessuale entusiasmante. La cosa strana è che, grazie a quella lettura, il mondo si trasforma davvero in un luogo dannatamente felice. Con il conseguente crollo dei centri fitness, del mercato del tabacco, dell'alcol, della droga…

La felicità vuole essere vissuta: Le storie di Borgo Propizio

«*Il piccolo borgo antico da cui ricominciare.*»
**Il Venerdì di Repubblica**
**È TEMPO DI ESSERE FELICI A BORGO PROPIZIO!**
**Dopo le scosse di terremoto, l’intero paese mette il cuore nella ricostruzione, intrecciando nuove imprevedibili storie nell’amatissimo borgo-che-non-c’è.**
Borgo Propizio: dopo il terribile sisma che li ha colpiti nella terra e nel cuore, gli abitanti si impegnano per tornare alla vita e alla serenità e le loro esistenze si incontrano, si scontrano, si intrecciano in maniera come sempre imprevedibile. Così aumentano i turisti stranieri, l’A.C. Propiziese scala la classifica, la boutique Amandissima conquista prestigiosi clienti; aprono negozi di economici e bravissimi parrucchieri cinesi, nascono nuovi amori e ne muoiono altri, mentre le coppie ‘storiche’ restano solide seppur turbate da qualche gelosia. Come se non bastasse, il borgo è in trepida attesa di una troupe cinematografica: un film a Borgo Propizio! O meglio, un film su Borgo Propizio, perché quella del leggendario fondatore Aldighiero il Cortese è una storia davvero intrigante e perché, aggiunge sibillino il regista, viene sempre il momento in cui bisogna rendere ciò che si è preso… Che cosa avrà voluto dire? Quale segreto aleggia tra le strade acciottolate del paese?
**Al quarto romanzo, la saga di Borgo Propizio si conferma un luogo dell’anima dove rifugiarsi e sentirsi a casa, il posto migliore dove vivere.**
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### Sinossi
«*Il piccolo borgo antico da cui ricominciare.*»
**Il Venerdì di Repubblica**
**È TEMPO DI ESSERE FELICI A BORGO PROPIZIO!**
**Dopo le scosse di terremoto, l’intero paese mette il cuore nella ricostruzione, intrecciando nuove imprevedibili storie nell’amatissimo borgo-che-non-c’è.**
Borgo Propizio: dopo il terribile sisma che li ha colpiti nella terra e nel cuore, gli abitanti si impegnano per tornare alla vita e alla serenità e le loro esistenze si incontrano, si scontrano, si intrecciano in maniera come sempre imprevedibile. Così aumentano i turisti stranieri, l’A.C. Propiziese scala la classifica, la boutique Amandissima conquista prestigiosi clienti; aprono negozi di economici e bravissimi parrucchieri cinesi, nascono nuovi amori e ne muoiono altri, mentre le coppie ‘storiche’ restano solide seppur turbate da qualche gelosia. Come se non bastasse, il borgo è in trepida attesa di una troupe cinematografica: un film a Borgo Propizio! O meglio, un film su Borgo Propizio, perché quella del leggendario fondatore Aldighiero il Cortese è una storia davvero intrigante e perché, aggiunge sibillino il regista, viene sempre il momento in cui bisogna rendere ciò che si è preso… Che cosa avrà voluto dire? Quale segreto aleggia tra le strade acciottolate del paese?
**Al quarto romanzo, la saga di Borgo Propizio si conferma un luogo dell’anima dove rifugiarsi e sentirsi a casa, il posto migliore dove vivere.**

La felicità viaggia sempre in incognito

È una tiepida sera d’estate e il cielo di Parigi risplende di stelle. Ma questo non basta a riscaldare il cuore di Alan: da quando Audrey, il suo grande amore, lo ha lasciato con un incomprensibile biglietto di addio, nulla sembra più avere un senso per lui. A ventiquattro anni, non ne può più di una vita che assomiglia troppo da vicino a un’unica, infinita serie di delusioni: un lavoro sempre più frustrante, il vuoto di un padre mai conosciuto, l’amore volato via. È così che, in cima alla Tour Eiffel, con le luci della città che brillano sotto di lui, Alan prende la sua decisione: la farà finita, salterà nel vuoto. Ma in quel momento si accorge che qualcuno lo sta chiamando. Uno sconosciuto. ”Ascoltami, e farò di te un uomo felice.” Poche parole, eppure bastano per spalancare di fronte ad Alan una magia nuova: qualcuno, inaspettatamente, gli sta dando una seconda possibilità. Ora sta a lui scegliere se fidarsi o no dell’uomo misterioso che gli si è materializzato accanto, nel buio. E della sua stessa capacità di ritrovare la voglia di vivere e, soprattutto, l’amore. Anche a costo di correre il rischio più grande della sua vita. Dopo il bestseller ”L’uomo che voleva essere felice”, Laurent Gounelle ci offre una nuova storia emozionante e piena di umanità che esplora l’universo dei sentimenti con delicatezza e passione, regalandoci un’autentica, inestimabile lezione di vita. Perché la felicità, a volte, è molto vicina: basta saperla cogliere.
(source: Bol.com)