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L’inganno e la paura. Il mito del caos globale

Dopo l’11 settembre il tema della sicurezza personale, nazionale e globale è balzato al primo posto nell’agenda politica dei paesi occidentali. In nome delle ragioni di sicurezza sono state destinate risorse sempre maggiori agli apparati militari e repressivi, si è giustificato il ricorso alla guerra preventiva, si sono violati fondamentali principi costituzionali e imposti vincoli ai diritti individuali. Con una crescente pressione mediatica e propagandistica da parte della politica e dei mass media, tutto ciò si è progressivamente insediato nell’immaginario collettivo, alimentando quella tolleranza zero che viene fatta propria da sempre più persone. A un così diffuso bisogno di sicurezza corrisponde un reale e crescente pericolo per i cittadini e le società? Pino Arlacchi si basa su inoppugnabili dati statistici dai quali risulta che conflitti e violenze private sono in costante diminuzione: il sentimento d’insicurezza globale è pertanto frutto di un “grande inganno”, a causa del quale ci sentiamo costantemente in pericolo pur vivendo in un’epoca molto più sicura delle precedenti. Un inganno che stravolge la scala di priorità dei reali problemi da affrontare e che diventa a sua volta fattore di esasperazione delle tensioni e dei conflitti interni e internazionali.
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L’inganno di Prometeo

Dopo una missione non pienamente riuscita, l’agente segreto Nicholas Bryson è messo a riposo e, sotto una nuova identità, assume un incarico come docente in un tranquillo college di provincia. Ma un giorno la CIA lo contatta e gli fa una sensazionale rivelazione: il Direttorio, l’agenzia per cui lavorava, opera al servizio di poteri occulti nemici degli USA. E al centro di tutti gli intrighi si profila una nuova, enigmatica organizzazione: Prometeo, motore di un gigantesco complotto che Nick è chiamato a smascherare, braccato da killer spietati e ostacolato da rocamboleschi imprevisti.
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L’inganno di Opal. Artemis Fowl

Il genio criminale di Artemis Fowl è tornato ed è più criminale che mai visto che, dopo l’ultima avventura, dalla sua mente è stato spazzato via ogni ricordo del Popolo. Anche Opal Koboi, però, è tornata: la perfida folletta che ha lasciato in prigione un suo clone e ora è libera e assetata di vendetta. Intanto lui, fuorilegge per tradizione familiare, sta preparando un colpo da maestro per rubare un famoso dipinto impressionista a una banca tedesca… Età di lettura: da 10 anni.

L’ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra

Personaggio tra i più celebri della letteratura universale, che riceverà la sua consacrazione definitiva e la sua espressione più alta con la musica di Mozart, don Giovanni nasce in forma compiuta e caratterizzante nella Spagna del Seicento con “El burlador de Sevilla”.

L’informazionista

Il suo nome è Vanessa “Michael” Monroe. Ha un fisico asciutto e nervoso e un viso dalla bellezza misteriosa e androgina. Può scegliere se passare per uomo o per donna, a seconda della necessità e delle circostanze. Sa fiutare la paura e la menzogna e riesce sempre a ottenere ciò che vuole, anche a costo di uccidere. Il suo lavoro è raccogliere informazioni – scomode, riservate, pericolose – per conto di chiunque sia disposto a pagare abbastanza. E il denaro non è certo un problema per Richard Burbank, il petroliere che la incarica di indagare sulla scomparsa della sua figliastra, Emily, avvenuta quattro anni prima nell’Africa centro-occidentale. Una sfida per Vanessa, irresistibile come tutte le sfide, e insieme l’occasione per tornare a casa. Così dagli Stati Uniti, dove è arrivata ancora ragazza in fuga da un atroce passato, vola a Douala, Camerun, la terra in cui è cresciuta. E proprio qui, dove rare e desolate vene d’asfalto solcano le immense distese subsahariane, scoprire la verità sulla fine di Emily la costringerà ad affrontare gli antichi demoni che non hanno mai smesso di tormentarla. Tagliata fuori dalla civiltà e data per morta, Vanessa da cacciatrice tornerà ad essere preda. E dovrà sopravvivere a un gioco senza regole dove chi perde muore. L’informazionista, bestseller negli Stati Uniti all’indomani dell’uscita, consacra Taylor Stevens come nuova protagonista della scena del thriller. E ci regala un’eroina indimenticabile che, come scrive il “Publishers Weekly”, non ha nulla da invidiare a Lisbeth Salander.

L’infinito viaggiare

“Ci sono luoghi che affascinano perché sembrano radicalmente diversi e altri che incantano perché, già la prima volta, risultano familiari, quasi un luogo natio. Conoscere è spesso, platonicamente, riconoscere, l’emergere di qualcosa magari ignorato sino a quell’attimo ma accolto come proprio. Per vedere un luogo occorre rivederlo. Il noto e il familiare, continuamente riscoperti e arricchiti, sono la premessa dell’incontro, della seduzione e dell’avventura; la ventesima o centesima volta in cui si parla con un amico o si fa all’amore con una persona amata sono infinitamente più intense della prima. Ciò vale pure per i luoghi; il viaggio più affascinante è un ritorno, come l’odissea, e i luoghi del percorso consueto, i microcosmi quotidiani attraversati da tanti anni, sono una sfida ulissiaca. “Perché cavalcate per queste terre?” chiede nella famosa ballata di Rilke l’alfiere al marchese che procede al suo fianco. “Per ritornare” risponde l’altro.”
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### Sinossi
“Ci sono luoghi che affascinano perché sembrano radicalmente diversi e altri che incantano perché, già la prima volta, risultano familiari, quasi un luogo natio. Conoscere è spesso, platonicamente, riconoscere, l’emergere di qualcosa magari ignorato sino a quell’attimo ma accolto come proprio. Per vedere un luogo occorre rivederlo. Il noto e il familiare, continuamente riscoperti e arricchiti, sono la premessa dell’incontro, della seduzione e dell’avventura; la ventesima o centesima volta in cui si parla con un amico o si fa all’amore con una persona amata sono infinitamente più intense della prima. Ciò vale pure per i luoghi; il viaggio più affascinante è un ritorno, come l’odissea, e i luoghi del percorso consueto, i microcosmi quotidiani attraversati da tanti anni, sono una sfida ulissiaca. “Perché cavalcate per queste terre?” chiede nella famosa ballata di Rilke l’alfiere al marchese che procede al suo fianco. “Per ritornare” risponde l’altro.”

L’infiltrato. Una storia vera

Si è creato un’identità fittizia, è diventato il braccio destro di famigerati terroristi internazionali, è stato iscritto nell’elenco dei ricercati a livello mondiale, per sei anni ha vissuto sotto mentite spoglie. Questa è la storia vera di Antonio Salas, giornalista investigativo capace di infiltrarsi nelle reti terroristiche di tutto il mondo per svelarne dall’interno i retroscena più misteriosi. Ha scoperto le connessioni tra Chávez, l’ETA, le FARC, Hamas e al-Qaeda, ha agito sotto copertura in Venezuela, Palestina, Cuba, Libano, Marocco, Egitto, e ha provato sulla sua pelle quanto pesano i pregiudizi su chi abbraccia l’Islam, soprattutto dopo gli attentati alle Torri Gemelle, Londra e Madrid. Mettendo a rischio la sua stessa vita, Antonio Salas ha recitato le preghiere dell’Islam, ha sofferto, pianto e gioito fianco a fianco con gli uomini più pericolosi del pianeta (un nome su tutti: Carlos lo Sciacallo, l’uomo che ha fatto tremare il mondo). Ha conosciuto la rabbia cieca che può spingere un uomo a imbracciare un fucile o a cercare il martirio. Ha valicato una frontiera del giornalismo che nessuno aveva mai avuto il coraggio di superare. Perché lui è Muhammad Alí Tovar Abdallah. Perché lui è Antonio Salas. L’infiltrato.

L’infiltrato

‘Sono entrato in una cellula terroristica. Per oltre sei anni ho vissuto sotto copertura.’Si è creato un’identità fittizia, è diventato il braccio destro di famigerati terroristi internazionali, è stato iscritto nell’elenco dei ricercati a livello mondiale, per sei anni ha vissuto sotto mentite spoglie. Questa è la storia vera di Antonio Salas, giornalista investigativo capace di infiltrarsi nelle reti terroristiche di tutto il mondo per svelarne dall’interno i retroscena più misteriosi. Ha scoperto le connessioni tra Chávez, l’ETA, le FARC, Hamas e al-Qaeda, ha agito sotto copertura in Venezuela, Palestina, Cuba, Libano, Marocco, Egitto, e ha provato sulla sua pelle quanto pesano i pregiudizi su chi abbraccia l’Islam, soprattutto dopo gli attentati alle Torri Gemelle, Londra e Madrid. Mettendo a rischio la sua stessa vita, Antonio Salas ha recitato le preghiere dell’Islam, ha sofferto, pianto e gioito fianco a fianco con gli uomini più pericolosi del pianeta (un nome su tutti: Carlos lo Sciacallo, l’uomo che ha fatto tremare il mondo). Ha conosciuto la rabbia cieca che può spingere un uomo a imbracciare un fucile o a cercare il martirio. Ha valicato una frontiera del giornalismo che nessuno aveva mai avuto il coraggio di superare. Perché lui è Muhammad Alì Tovar Abdallah. Perché lui è Antonio Salas. L’infiltrato.Da più di 8 mesi in classifica in SpagnaCome si entra in una rete terroristica internazionale?È possibile vivere per sei anni sotto mentite spoglie tra gli uomini più ricercati del pianeta?Come si fa a diventare il braccio destro di Carlos lo Sciacallo, il più famoso terrorista del XX secolo?Che legami esistono tra l’Eta, Hezbollah e le Farc?Quali sconvolgenti relazioni ci sono tra al-Qaeda e il Venezuela di Chávez?Antonio Salasè lo pseudonimo di un famoso giornalista investigativo spagnolo che, a causa del suo metodo di indagine, deve tenere nascosta la sua vera identità. Dall’uscita del primo libro nel 2003 (Diario de un skin) – un’inchiesta sui movimenti neo-nazisti – è costretto a vivere sotto mentite spoglie e non si fa ritrarre mai in foto o in video. Successivamente, si è occupato del traffico internazionale di prostitute, realizzando un altro sconvolgente reportage. Grazie al successo di cui gode in patria, è stato invitato dalla polizia a tenere corsi di formazione sui nuovi sistemi investigativi, e da L’infiltrato è stata ricavata una serie di documentari trasmessi dalla televisione nazionale spagnola (e presto anche in Italia). Antonio Salas ha anche progettato un sito rivoluzionario con materiale inedito che aiuta il lettore a comprendere meglio l’intricato puzzle del terrorismo internazionale: www.antoniosalas.org
(source: Bol.com)

L’inferno sono gli altri

Padova, una città colta, borghese, apparentemente tranquilla, negli anni Settanta diventa il crocevia delle trame eversive nere e rosse che insanguinano il Paese e un laboratorio unico in Italia di violenza diffusa e di illegalità di massa: guerriglie urbane, notti di fuochi, aggressioni e gambizzazioni. E, all’università, occupazioni, lezioni interrotte, aggressioni, intimidazioni, minacce.
È proprio nella città veneta che il 17 giugno 1974 le Brigate rosse fanno le loro prime vittime, Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, uccisi durante un’irruzione nella sede del Msi di via Zabarella solo perché avevano rifiutato di farsi incatenare. Quello che per le Br fu il ”salto del fosso”, dalle azioni dimostrative agli omicidi, per una bambina di tre anni fu l’inizio di un vuoto affettivo, materiale, sociale e anche politico. Un vuoto che per anni l’ha paralizzata. Quasi quarant’anni dopo, quella bambina ha sentito il bisogno di elaborare il suo antico lutto attraverso la domanda che ogni vittima si pone: ”Perché?”, cercando la risposta non nella singola vicenda umana e familiare, ma nello spirito di un’epoca in cui per la politica valeva la pena morire o rischiare di rovinarsi la vita. Sulle tracce delle passioni, degli ideali e delle tempeste che animavano la sua città, Silvia Giralucci ha incontrato alcune persone che, da una parte e dall’altra, hanno vissuto quegli avvenimenti in prima persona e le cui storie, antitetiche e inconciliabili, formano un mosaico di memorie ”divise”. Cecilia, la sfrontata ”ragazza dello yoga”, che di quel tempo rimpiange l’ironia e la voglia di cambiare il mondo. Il suo nemico giurato, Guido Petter, insigne docente ed ex partigiano, divenuto bersaglio degli studenti e della violenza estremista. Pietro Calogero, il magistrato che condusse l’inchiesta ”7 aprile” e fece arrestare i vertici dell’Autonomia operaia organizzata, sospettati di collusione con le Br. L”’infame” Antonio Romito, il sindacalista che, dopo l’assassinio di Guido Rossa, passò da Potere operaio al Pci e collaborò con la giustizia. Pino Nicotri, il giornalista accusato di essere uno dei ”telefonisti ” nei giorni del sequestro Moro. E poi, in colloqui più sofferti e difficili, ex autonomi che hanno conosciuto la durezza del carcere ma non si sono ”pentiti”. Nella ricerca delle ragioni dei ”sovversivi” che volevano fare la rivoluzione e nel racconto delle prove di coraggio di chi, per contrastarli, ha messo a repentaglio la propria vita, è riconoscibile il tentativo di ricucire i lembi di una ferita privata, che però può essere un modo per curare anche le tante aperte da allora sul corpo della società italiana.
(source: Bol.com)

L’inferno peggiore

Per il giudice Alessandro Maniero quella nuova indagine è una vera scocciatura. Alla sua età, ormai, restare a Cagliari nel mese di agosto è inaccettabile e quei due morti nella villa del tedesco proprio non ci volevano. La scena del crimine, composta da due uomini, Paulus Saint Paul de L’Aire, il padrone di casa, e Gino, il suo autista, seduti compostamente di fronte a uno splendido quadro, morti probabilmente per avvelenamento, fa pensare a un suicidio, cosa che velocizzerebbe sicuramente la soluzione delle indagini e l’inizio delle tanto agognate vacanze. Purtroppo, però, ci sono quell’armadio distrutto a colpi d’ascia, quel quadro che non è inventariato negli archivi di Saint Paul, noto mercante d’arte, e quella donna, la Zina, governante della villa, che pare troppo sconvolta per essere estranea ai fatti. Sarà una lunga estate quella che porterà Maniero a scoprire il morboso legame che univa i due uomini alla Zina, il motivo degli strani viaggi dell’autista sul continente e un segreto nel passato apparentemente cristallino di Saint Paul, risalente alla Berlino di Hitler. E il filo rosso sarà sempre quel maledetto quadro.
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L’inferno del giudice

Sotto il regno di Ramses il Grande, l’onesto giudice Pazair viene chiamato nella grande Memphis. Ma fin dal primo, banale incarico è coinvolto in una complicata vicenda. Le circostanze poco chiare del licenziamento di un guardiano della Sfinge, la scomparsa dell’uomo e poi le morti di altri quattro guardiani insospettiscono il giudice: con l’aiuto di Souti, suo fratello di sangue, e di Branir, medico e maestro spirituale, Pazair comincia quindi a indagare…

Inferno (Versione italiana)

Il profilo inconfondibile di Dante che ci guarda dalla copertina è il motore mobile di un thriller che di “infernale” ha molto. Il ritmo, prima di tutto, e poi il simbolismo acceso, e infine la complessità dei personaggi che conducono a un esito raro per i romanzi d’azione: instillare nel lettore il fascino del male, addirittura la sua salvifica necessità. Non è affatto sorprendente che lo studioso di simbologia Robert Langdon sia un esperto di Dante, anzi. È naturale che al poeta fiorentino e alla visionarietà con cui tradusse in forme solenni e oscure la temperie della sua epoca tormentata il professore americano abbia dedicato studi e corsi universitari ad Harvard. E quindi è normale che a Firenze Robert Langdon sia di casa, che il David e piazza della Signoria, il giardino di Boboli e Palazzo Vecchio siano per lui uno sfondo familiare, una costellazione culturale e affettiva ben diversa dal palcoscenico turistico percorso in tutti i sensi di marcia da legioni di visitatori. Ma ora è tutto diverso, non c’è niente di normale, nulla che possa rievocare una dolce abitudine. Questa volta è un incubo e la sua conoscenza della città fin nei labirinti delle stradine, dei corridoi dei palazzi, dei passaggi segreti può aiutarlo a salvarsi la vita. Il Robert Langdon che si sveglia in una stanza d’ospedale, stordito, sedato, ferito alla testa, gli abiti insanguinati su una sedia, ricorda infatti a stento il proprio nome, non capisce come sia arrivato a Firenze, chi abbia tentato di ucciderlo e perché i suoi inseguitori non sembrino affatto intenzionati a mollare il colpo. Barcollante, la mente invasa da apparizioni mostruose che ricordano la Morte Nera che flagellò l’Europa medievale e simboli criptici connessi alla prima cantica del Divino poema, le labbra capaci di articolare, nel delirio dell’anestetico, soltanto un incongruo “very sorry”, il professore deve scappare. E, aiutato solo dalla giovane dottoressa Sienna Brooks, soccorrevole ma misteriosa come troppe persone e cose intorno a lui, deve scappare da tutti. Comincia una caccia all’uomo in cui schieramenti avversi si potrebbero ritrovare dalla stessa parte, in cui niente è quel che sembra: un’organizzazione chiamata Consortium è ambigua tanto quanto un movimento detto Transumanesimo e uno scienziato come Bertrand Zobrist può elaborare teorie che oscillano tra utopia e aberrazione. Alla fine di un’avventura che raggiunge momenti di insostenibile tensione, Dan Brown ci rivela come nel nostro mondo la distanza tra il bene e il male sia breve in maniera davvero inquietante, catastrofe e salvezza possano essere questione di punti di vista e anche da una laguna a cielo coperto si possa uscire a riveder le stelle.

Inferno

Il profilo inconfondibile di Dante che ci guarda dalla copertina è il motore mobile di un thriller che di “infernale” ha molto. Il ritmo, prima di tutto, e poi il simbolismo acceso, e infine la complessità dei personaggi che conducono a un esito raro per i romanzi d’azione: instillare nel lettore il fascino del male, addirittura la sua salvifica necessità. Non è affatto sorprendente che lo studioso di simbologia Robert Langdon sia un esperto di Dante, anzi. È naturale che al poeta fiorentino e alla visionarietà con cui tradusse in forme solenni e oscure la temperie della sua epoca tormentata il professore americano abbia dedicato studi e corsi universitari ad Harvard. E quindi è normale che a Firenze Robert Langdon sia di casa, che il David e piazza della Signoria, il giardino di Boboli e Palazzo Vecchio siano per lui uno sfondo familiare, una costellazione culturale e affettiva ben diversa dal palcoscenico turistico percorso in tutti i sensi di marcia da legioni di visitatori. Ma ora è tutto diverso, non c’è niente di normale, nulla che possa rievocare una dolce abitudine. Questa volta è un incubo e la sua conoscenza della città fin nei labirinti delle stradine, dei corridoi dei palazzi, dei passaggi segreti può aiutarlo a salvarsi la vita. Il Robert Langdon che si sveglia in una stanza d’ospedale, stordito, sedato, ferito alla testa, gli abiti insanguinati su una sedia, ricorda infatti a stento il proprio nome, non capisce come sia arrivato a Firenze, chi abbia tentato di ucciderlo e perché i suoi inseguitori non sembrino affatto intenzionati a mollare il colpo. Barcollante, la mente invasa da apparizioni mostruose che ricordano la Morte Nera che flagellò l’Europa medievale e simboli criptici connessi alla prima cantica del Divino poema, le labbra capaci di articolare, nel delirio dell’anestetico, soltanto un incongruo “very sorry”, il professore deve scappare. E, aiutato solo dalla giovane dottoressa Sienna Brooks, soccorrevole ma misteriosa come troppe persone e cose intorno a lui, deve scappare da tutti. Comincia una caccia all’uomo in cui schieramenti avversi si potrebbero ritrovare dalla stessa parte, in cui niente è quel che sembra: un’organizzazione chiamata Consortium è ambigua tanto quanto un movimento detto Transumanesimo e uno scienziato come Bertrand Zobrist può elaborare teorie che oscillano tra utopia e aberrazione. Alla fine di un’avventura che raggiunge momenti di insostenibile tensione, Dan Brown ci rivela come nel nostro mondo la distanza tra il bene e il male sia breve in maniera davvero inquietante, catastrofe e salvezza possano essere questione di punti di vista e anche da una laguna a cielo coperto si possa uscire a riveder le stelle.

Infernalia. Libro di sangue

Il giovane medium Simon McNeal è sospettato di evocare i morti, raccogliere le loro confessioni e trascriverle sui muri di una “casa stregata”. Ma si tratta di un imbroglione e i morti, per vendicarsi, tornano nel mondo dei vivi per raccontare la loro storia… questa volta sul corpo dello stesso McNeal. Comincia così un diabolico viaggio nel regno della paura, una terrificante sequenza di immagini che vanno al di là di qualsiasi aspettativa.

L’inferiore

Stopmouth e la sua famiglia vivono alla giornata, ogni giorno una nuova lotta per la sopravvivenza. Per trovare il cibo devono dare la caccia a specie rivali o commerciare in carne (anche quella della propria tribù), perché la carne umana è la più pregiata. Sembra Medioevo, e invece è il futuro. Il fratello di Stopmouth è un eroe, un campione della specie. Lui è un ragazzino fragile e balbuziente, destinato a finire i suoi giorni (molto presto) come preda di guerra. Ma quando da un’astronave arriva Indrani, donna di un’altra specie, le cose cambiano per sempre. Indrani, considerata inferiore, in realtà porta dalla Terra i lumi di una vera civiltà. E al confronto la vita delle tribù si rivela per quello che è, un’esistenza barbarica. A volte pensare, conoscere, sapere può far male…
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