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L’uomo nero

A Gabriele nessuno ha mai regalato nulla, ha dovuto sudarsela la sua ascesa, da semplice cameriere a proprietario di una catena di alberghi di lusso. Ora che è a un passo dalla vetta è disposto a tutto, anche a macchiarsi di un orrendo crimine, pur di raggiungerla.Filippo ha solo la sua famiglia, una moglie e una figlia che adora e per cui ha messo a tacere il suo lato oscuro. Ma proprio per garantire loro un futuro migliore, questo almeno si racconta, è costretto a sporcarsi le mani, a riesumare quella parte di sé che indossa un cappuccio nero, fino a guardarla dritta negli occhi, a seguirne le orme.Marco è sempre stato un debole, succube di un padre padrone, non ha mai scelto nulla nella sua vita, neanche il lavoro in polizia. Solo l’omicidio di una persona che ama e ammira più di se stesso riesce a scuoterlo dal torpore. L’amore lo aveva condannato, l’odio l’avrebbe redento. Ma a che prezzo?Tre uomini, tre destini che si intrecciano lungo la discesa verso un luogo senza vincitori, l’inferno.

L’uomo medievale

Il monaco, il cavaliere, il contadino, l’intellettuale, l’artista, il mercante, la donna, il santo, l’emarginato: l’affascinante mondo medievale attraverso le sue figure più significative.

L’uomo inquieto: L’ultima inchiesta del commissario Wallander

In una fredda giornata d’inverno, Håkan von Enke, alto ufficiale di marina ora in pensione, scompare durante la sua abituale passeggiata mattutina a Stoccolma. Un caso che tocca da vicino il commissario Wallander. Von Enke è il futuro suocero di sua figlia Linda, il nonno della sua nipotina, e di recente gli aveva confidato aspetti soprendenti di un dramma politico-militare risalente a più di due decenni prima, quando sottomarini sovietici erano stati avvistati in acque territoriali svedesi. Kurt Wallander è vicino a un grande segreto della storia del dopoguerra. La sua lotta incessante alla ricerca della verità è ora l’impegno di un uomo che sta facendo i conti con la propria vita assediata da ombre minacciose, e che, talvolta deluso dai colleghi e dal sistema, ritrova il calore e gli affetti della sua famiglia. Con questo ultimo episodio che chiude definitivamente la serie poliziesca che l’ha reso celebre in tutto il mondo, Mankell è riuscito per la critica a creare un capolavoro, un pezzo di grande letteratura sul tema della vecchiaia rivestendolo abilmente delle spoglie del giallo. Kurt Wallander, come scrisse Le Monde «uno dei più bei personaggi tra i romanzi polizieschi contemporanei», è stato per molti tra le figure più riuscite e affascinanti della narrativa di genere dei nostri giorni, aprendo la strada al fenomeno del giallo dalla Scandinavia. Con le sue paure, la difficoltà a mostrare i propri sentimenti, l’eccesso di lavoro e l’alimentazione sregolata, con la sua profonda umanità, continuerà ad avere per i milioni di lettori che l’hanno seguito uno straordinario potere d’identificazione. Wallander è un personaggio complesso e meraviglioso, ti conquista. E con tutte le sue debolezze, è un poliziotto profondamente umano (Kenneth Branagh)

L’uomo in vetrina: Il secondo caso di Gunnarstranda e Frølich

Il secondo caso di Gunnarstranda e Frølich Un venerdì di gennaio cominciato con i riti consueti che da molti anni ormai accompagnano il suo risveglio, Reidar Folke Jespersen decide di mettere ordine nella sua vita. In quel gelido giorno d’inverno, il vecchio antiquario di Oslo deve incontrare molte persone, trattare d’affari e affrontare delicate questioni di famiglia. Ha anche in programma un misterioso rendez-vous con un’affascinante giovane donna vestita di rosso, che invita a bere sherry a lume di candela. Quel venerdì, 13 gennaio, è il suo ultimo giorno di vita. Il mattino successivo, il corpo di Jespersen è esposto nella vetrina del suo negozio, denudato. Sulla scena del delitto, gli unici indizi per il commissario capo Gunnarstranda e il suo assistente Frølich, oltre al furto di qualche insignificante reperto di guerra, sono una combinazione numerica scritta con l’inchiostro sul petto della vittima e tre croci disegnate sulla fronte. È difficile interpretare il significato di questi simboli, ma in un’atmosfera di sospetto che non risparmia nessuno, più i due poliziotti scavano nella vita del vecchio antiquario, più chiara si delinea una traccia che porta agli anni della guerra e dell’occupazione nazista del paese. Storia d’amore e di vendetta, dove incerti sono i confini della colpa: con questo caso affidato a Gunnarstranda e Frølich, Kjell Ola Dahl ha scritto un poliziesco raffinato e intrigante, dove le inquietanti ombre del passato sembrano inseguire in ugual misura vittime e persecutori.

L’uomo in fuga

In una cinica America futuribile, Ben Richards decide di partecipare alle selezioni per l’Uomo in fuga, un sadico, seguitissimo show dove il protagonista, braccato dai “Cacciatori” della Rete e da chiunque lo riconosca, intasca cento dollari per ogni ora di sopravvivenza e, se allo scadere dei trenta giorni concessigli è ancora vivo, un miliardo di dollari. Ben, che ha disperatamente bisogno di soldi per curare la figlioletta malata, viene giudicato idoneo e per lui comincia un incubo che si dileguerà soltanto nel colpo di scena finale¿

L’uomo duplicato

Protagonista del romanzo è un professore di Storia di scuola media dal nome altisonante, Tertuliano Màximo Afonso. Separato dalla moglie senza ricordare né perché si è sposato né perché ha divorziato, ha difficoltà nelle relazioni col prossimo e si può definire un depresso. Conduce una vita solitaria e noiosa, fino al giorno in cui non fa una scoperta sensazionale: dietro consiglio di un collega, noleggia una commedia leggera in videocassetta ed eccolo faccia a faccia con una comparsa che, ben più che somigliargli, è lui. Un autentico doppio, la cui esistenza travolge quella di Tertuliano, che da quel momento farà di tutto per scoprire chi sia quell’attore, cosa faccia, che storia abbia, e si immerge così in un’inquietante realtà parallela, ricca di suspense e di spunti di riflessione sull’identità.

L’uomo di vento

La prima parte del romanzo si immerge nella foresta e nel tempo mitico del Continente Nero. Il lettore incontra i personaggi e gli elementi tipici della civiltà africana non ancora venuta in contatto con l’Occidente. Nella seconda parte del libro, l’ordine coloniale si sovrappone alla situazione già critica di un ordine ancestrale perturbato, che si ostina a perpetrare soprusi nel nome della tradizione. La storia di Mankunku, il protagonista, diventa la storia di tutta l’Africa, nel periodo drammatico che segue l’arrivo dei colonizzatori. Sarà proprio lui tra i fautori della fine del potere coloniale e dell’arrivo dell’indipendenza. Dongala, fuggito dal Congo in seguito alla guerra civile del 1997, è attualmente docente universitario negli Stati Uniti.
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L’uomo di superficie

Privi di sogni, incapaci di amare, pieni di paura, immersi in una realtà in cui il potere e l’apparenza sono diventati l’unico metro di giudizio, gli uomini contemporanei stanno annegando in una frustrante e avvilente ossessione per la superficie del corpo nel tentativo di celare il proprio vuoto interiore.
Vittorino Andreoli, sempre attento al destino dell’uomo nella modernità, prende spunto dalla parabola della propria vita per descrivere, nel modo più personale e insieme collettivo, il deserto etico della società attuale, in cui l’imperativo del denaro ha condotto all’eccesso e alla saturazione e nella quale il malessere non è solo esistenziale ma pervade ogni struttura: dalla politica alla vita quotidiana. Una società imprigionata nell’immediato, appiattita sul marketing del corpo, che però deve ritrovare al più presto le proprie radici e la propria umanità, se non vuole morire di bellezza effimera, di violenza gratuita, di denaro, di vanità.
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### Sinossi
Privi di sogni, incapaci di amare, pieni di paura, immersi in una realtà in cui il potere e l’apparenza sono diventati l’unico metro di giudizio, gli uomini contemporanei stanno annegando in una frustrante e avvilente ossessione per la superficie del corpo nel tentativo di celare il proprio vuoto interiore.
Vittorino Andreoli, sempre attento al destino dell’uomo nella modernità, prende spunto dalla parabola della propria vita per descrivere, nel modo più personale e insieme collettivo, il deserto etico della società attuale, in cui l’imperativo del denaro ha condotto all’eccesso e alla saturazione e nella quale il malessere non è solo esistenziale ma pervade ogni struttura: dalla politica alla vita quotidiana. Una società imprigionata nell’immediato, appiattita sul marketing del corpo, che però deve ritrovare al più presto le proprie radici e la propria umanità, se non vuole morire di bellezza effimera, di violenza gratuita, di denaro, di vanità.

L’uomo di Praga

Alla vigilia della Grande guerra Alvar, l’uomo di Praga, arriva a Naularo, un paese del Nordest, e vi introduce un’invenzione che fa sognare la gente: il cinema. Tutto ciò che fa è destinato a stupire: spirito cavalleresco e anarcoide, ha l’aspetto di un gentiluomo mitteleuropeo della Belle Epoque. Non si cura di leggi e consuetudini, ma segue una sua morale personalissima, basata sulla generosità e sulla condivisione.
Vittima della malasorte nella prima parte della sua vita, da quando una fortuna bizzarra gli ha messo tra le mani un patrimonio sterminato Alvar tenta di rovesciare le cose e si impegna a risanare le sventure altrui.
*L’uomo di Praga* è un libro avventuroso, dall’andamento popolare, ma anche una riflessione singolare e profonda sul destino dell’uomo. Un’opera originalissima con cui Sgorlon costruisce un altro tassello della sua epopea friulana favolosa e appassionante.
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### Recensione
**L’uomo di Praga fa fortuna in Friuli. Nel romanzo di Sgorlon un’epopea familiare**
*Pent Sergio* , Tuttolibri – La Stampa
E’ sempre stato un mondo a parte, quello magnificato dalla narrativa di Carlo Sgorlon.
Le tensione evocativa coniugata – di romanzo in romanzo – a una singolare cornice storica minimalista, quasi di riserva, ha saputo creare nei decenni il teatrino ideale di una passione affabulatoria magica, mai fine a se stessa: il Friuli arcaico – e arcano – di un passato remoto sepolto dalle nevi di troppi inverni, è diventato di volta in volta spazio d’azione di maghi e truffatori, eroi e donne superbe, ragazzi prodigiosi e significativi passaggi corali di tutto ciò che la Storia, la grande Storia, ha costruito – più spesso calpestato – nel suo percorso.
La limpida luce di una provincia perduta, intagliata nel legno malleabile di una memoria paterna, è ciò che appare scorrendo le pagine ricche di incantesimi quotidiani di Sgorlon. A opere davvero maiuscole come Il trono di legno, L’armata dei fiumi perduti, Il Calderas, si sono affiancati romanzi talvolta più artificiosi e rarefatti, dove non sempre lo spunto iniziale – che riesce a calare il lettore in una dimensione d’immediata curiosità – regge l’architettura dell’invenzione, mitigata da forzature che spesso tradiscono la caduta della tensione illusoria del narratore-mago.
**L’uomo di Praga** fa parte, almeno dal nostro punto di vista di attenti lettori sgorloniani, di questa fase meno felice dell’operazione di restauro fiabesco dell’autore friulano. Il titolo evoca di per sé magie remote, atmosfere kafkiane ma anche popolarmente fantastiche, con l’ombra del golem che incombe sui corridoi storici di una città imbozzolata nel cuore di una bellezza antica, unica. Ma l’uomo di Praga creato da Sgorlon è un anonimo signore di mezza età, fascinoso e ricco di mistero, che riesce a portare scompiglio nel piccolo borgo di Naularo, trascinandosi appresso una straordinaria ricchezza e la magica scatola delle illusioni rappresentata dal cinema muto, dettaglio quasi subito accantonato dallo scrittore. Personaggio inquieto ma non inquietante, Alvar Kunslica viene – così parrebbe – dalla Boemia, e in poco tempo riesce a metter mano sulle proprietà più antiche e nobili del paese, suscitando l’invidia di un industrialotto locale, Valerio Calligaris.
Al fianco di Alvar compare quasi subito il giovane Edoardo, imbroglioncello meridionale che diventa il suo braccio destro, quasi una sorta di figlio adottivo. Le iniziative del singolare praghese sono tuttavia improntate a portare benessere nel borgo, dato che aiuta ad ogni occasione – senza mettersi in mostra – gli abitanti di Naularo; ma ciò che sorprende tutti è la sua capacità di essere sempre al centro degli eventi: lottatore esperto, curioso intellettuale, spericolato pilota d’aerei, possessore di una sfolgorante Bugatti… Da dove arriverà la fortuna così smisurata dell’uomo di Praga? Il segreto risale ai tempi antichi di una giovinezza macilenta e orfana, in cui il povero Alvar viene agganciato dalla buona sorte da una ricca famiglia praghese che ha perso misteriosamente l’unico figlio. Il lettore scoprirà a passi lineari la storia di Alvar, che nel frattempo attraversa in prima fila le evoluzioni di un’epoca che arriva al primo conflitto mondiale, diviso tra la segreta passione per la bella e «traviata» Emilia – madre di Rossana, a sua volta concupita da Edoardo – e tutta una serie di iniziative che lo portano in contatto con la vecchia Contessa Martinburgo, proprietaria di una villa in cui il nostro eroe sa di trovare le sue vere radici. Il romanzo scorre senza eccessivi sussulti sulle gesta talvolta un po’ casuali di un personaggio che non raggiunge mai la vetta di altre figure di Sgorlon: il percorso è quindi una specie di popolare epopea familiare in cui non appare ben definito il ruolo del protagonista in un contesto un po’ fittizio, raccontato – anche – con la disinvoltura spicciola dell’intrattenimento d’occasione.
La storia si legge veloce ma senza emozioni, poiché viene a mancare – in sostanza – una motivazione che renda credibili le scelte così azzardate e plateali di Alvar, che si modifica seguendo l’epoca e la Storia, ma senza mai offrire l’impressione di una volontà nata da quel bisogno di concretezza che parte dal profondo di ogni natura umana, seppur creata a tavolino.
### Sinossi
Alla vigilia della Grande guerra Alvar, l’uomo di Praga, arriva a Naularo, un paese del Nordest, e vi introduce un’invenzione che fa sognare la gente: il cinema. Tutto ciò che fa è destinato a stupire: spirito cavalleresco e anarcoide, ha l’aspetto di un gentiluomo mitteleuropeo della Belle Epoque. Non si cura di leggi e consuetudini, ma segue una sua morale personalissima, basata sulla generosità e sulla condivisione.
Vittima della malasorte nella prima parte della sua vita, da quando una fortuna bizzarra gli ha messo tra le mani un patrimonio sterminato Alvar tenta di rovesciare le cose e si impegna a risanare le sventure altrui.
*L’uomo di Praga* è un libro avventuroso, dall’andamento popolare, ma anche una riflessione singolare e profonda sul destino dell’uomo. Un’opera originalissima con cui Sgorlon costruisce un altro tassello della sua epopea friulana favolosa e appassionante. 

L’uomo di Pietroburgo

Londra, 1914. L’impero britannico sta vivendo la sua ultima lunga estate. La Germania si prepara alla guerra e l’Inghilterra cerca disperatamente alleati. La soluzione sembra poter venire dalla Russia. Churchill, primo lord dell’ammiragliato, si reca da lord Stephen Walden per ottenere il suo aiuto. Il giovane principe Aleksey Orlov, nipote dello zar Nicola, sta per giungere a Londra per dei colloqui segreti, e lord Walden nonsolo lo ospiterà, ma rappresenterà l’Inghilterra al tavolo delle trattative. Ma ci sono altre persone interessate alla presenza a Londra del principe Orlov: Charlotte, la figlia dei Walden, caparbia e idealista; Basil Thomson, capo della sezione speciale, e soprattutto Feliks Ksessinsky, l’anarchico russo, l’uomo senza paura venuto da Pietroburgo. Via via che le trattative si protraggono, i destini di questi personaggi s’intrecciano ineluttabilmente e, mentre l’Europa si prepara alla catastrofe della guerra, si svolge l’ultima tragedia familiare che sconvolgerà l’esistenza di lord Walden. L’atmosfera di un’epoca che sta per scomparire rivive in questo romanzo di Ken Follett ricco di azione, suspance, romanticismo.

L’uomo di neve

La città di Oslo è avvolta nel buio e i primi fiocchi di neve cadono leggeri imbiancando le strade. Birte Becker è appena tornata a casa dal lavoro quando, fuori dalla finestra, nota un pupazzo di neve che sembra scrutarla. La donna pensa che sia un magnifico regalo, opera del marito e del figlio. Ma non è così. Poche ore dopo, Birte scompare senza lasciare traccia. Unico indizio, un pupazzo di neve avvolto nella sciarpa della donna, all’interno del quale viene ritrovato anche il suo cellulare.Il commissario Harry Hole, chiamato per indagare sulla misteriosa scomparsa, si getta a capofitto nel caso per sfuggire ai fantasmi che lo perseguitano giorno e notte e alla notizia che lo ha gettato nello sconforto dopo mesi di astinenza dall’alcol e di buona condotta: Rakel, l’unica donna che abbia mai amato, sta per sposarsi. La sola possibilità per Harry di essere felice si è infranta miseramente.Appena inizia a indagare sulla scomparsa della Becker, il commissario si rende conto che il caso ha fortissime somiglianze con altre sparizioni misteriose avvenute a Oslo negli ultimi vent’anni. La procedura è sempre la stessa: una donna, sposata con figli, scompare nel nulla, nella notte in cui sulla città cade la prima neve. Hole è l’unico che può avvicinarsi alla verità, perché il male, subito e inferto, lo conosce molto da vicino e può calarsi pienamente nella testa del serial killer. La scoperta, però, sarà più amara e sconcertante del previsto, perché la mano in grado di perpetrare quegli orrendi crimini è molto più vicina di quanto Harry si sarebbe mai immaginato.

L’uomo di Londra

Sospesa fra le nebbie di Dieppe, la cabina di vetro di Louis Maloin – ferroviere addetto agli scambi – è l’occhio col quale, notte dopo notte, egli scruta ossessivamente la città e il porto. Un occhio sgranato nel buio, capace di mettere a fuoco con visionaria nitidezza dettagli minimi, impercettibili. Come l’uomo in grigio che attende fumando sulla banchina. E l’ombra che, dalla prua del traghetto appena giunto dall’Inghilterra, gli lancia una valigetta. Dettagli minimi, e fatali: perché il secondo uomo – l’uomo di Londra –, catturato dall’occhio di Maloin, sta per uccidere, freddamente, brutalmente, il suo compagno. Durante la colluttazione la valigetta cade in acqua, e sarà Maloin a recuperarla. È l’inizio di una caccia febbrile e segreta. Maloin e l’uomo di Londra si cercano, si spiano, si sfuggono, mentre la loro intesa si fa sempre più tormentosa e profonda. Ma ormai Maloin ha scelto, non importa a quale prezzo, un destino diverso e una nuova dignità: il testimone che scruta e si ritrae è diventato complice e protagonista, e la trama poliziesca – degna del miglior Simenon – ha lasciato posto alla tragedia.

L’uomo della sabbia

L’Uomo della Sabbia, colui che dà il sonno, il Macellaio pluriricercato da polizia e giornali, sceglie le sue vittime tra l’umanità sbandata che popola le strade di Londra, persone stanche di vivere e che senza saperlo non attendono altro che la morte. Vittime che a volte lottano per sopravvivere e molte altre, invece, si abbandonano rassegnate. I suoi omicidi sono semplici, veloci e, per gli inquirenti, senza movente. L’uomo della Sabbia riecheggia fin dal titolo la visione notturna e minacciosa di una demoniaca presenza che, a poco a poco, sgretola le rassicuranti categorie della ragione. William Burton è l’Uomo Nero in fondo alla strada, il babau in paziente attesa, lo spettro oscuro alle spalle di ciascuno. È l’ombra spaventosa di ogni uomo comune. Il tranquillo vicino che ci invita, con la mano guantata, a oltrepassare la soglia buia della sua casa.

L’uomo della sabbia e altri racconti

Sogni, allucinazioni, angosce, follie frantumano la realtà, rivelando le forze oscure della psiche. È il mondo di Hoffmann, grande figura del romanticismo tedesco, amato da Freud, Baudelaire, Dostoevskij.

L’uomo della pioggia

Nel gergo degli studi legali, “l’uomo della pioggia” &egrave l’avvocato che genera i profitti pi&ugrave alti, il socio che porta i clienti pi&ugrave ricchi e le cause pi&ugrave remunerative. E un ¿uomo della pioggia¿ &egrave quello che sogna di diventare, Rudy Bailor, uno studente di legge che si trova contrapposto a una delle pi&ugrave potenti e corrotte compagnie di assicurazioni d’America. Negli ultimi mesi di law school, Rudy viene incaricato di fornire assistenza legale gratuita a un gruppo di anziani. &egrave qui che incontra i suoi primi clienti e si imbatte inaspettatamente in quello che sembra essere uno dei pi&ugrave clamorosi casi di frode assicurativa mai visti – un caso che, se concluso vittoriosamente, farebbe la fortuna di qualsiasi studio legale. Senza un soldo, senza avere un reale lavoro, senza essere ancora neppure abilitato professionalmente, Rudy si ritrova al centro di un implacabile scontro con uno dei pi&ugrave abili avvocati d’America e con gli interessi di una delle sue pi&ugrave potenti compagnie.

L’uomo del banco dei pegni

Sol Nazerman è un ebreo polacco che gestisce ad Harlem un banco dei pegni. Sopravvissuto allo sterminio della famiglia nei campi di concentramento nazisti, Sol è devastato dai ricordi e completamente chiuso in se stesso, come inaridito. Rifiuta ogni amicizia, e respinge senza esitazioni le timide manifestazioni di affetto dei pochi familiari rimastigli. Ciò lo rende un perfetto esecutore del suo compito, una sorta di usuraio nel più povero quartiere nero d’America. Sol taglieggia con freddezza tutti coloro che, spinti dalla necessità, si rivolgono a lui per impegnare qualcosa. Il banco è di proprietà di un certo Murillio, che se ne serve come copertura di un vasto giro d’affari poco puliti. Solo Jesus, il giovane commesso portoricano che affianca Sol, sembra poter scalfire quest’animo indurito dal dolore. Un rapporto complesso straordinariamente descritto da Wallant, uno dei migliori scrittori della sua generazione e uno dei primi ad avere il coraggio e il talento necessari per affrontare il tema dei sopravvissuti all’Olocausto. Quando il vecchio ebreo scopre la vera natura degli interessi di Murillio, le cose prendono una piega imprevista, una drammatica accelerazione che costringerà Sol a riaprire le porte del suo cuore straziato.
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