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I vampiri dello spazio

E’ gia capitato altre volte che una razza di esseri extraterrestri particolarmente ripugnanti o pericolosi siano stati definiti (metaforicamente o no) “vampiri”. In questo romanzo di Colin Wilson, che si apre con una importantissima scoperta scientifica nello spazio, assistiamo al graduale risveglio di un’entità – o una serie di entità – che rappresentano l’avanguardia di un’aggiornatissima invasione del nostro pianeta, e che si servono di mezzi orribili per spodestare l’umanità dal dominio della Terra. Fin qui – si fa per dire – tutto normale, e il lettore di fantascienza che ha i nervi saldi non dispera fino all’ultimo momento nel colpo di scena che potrà salvare la nostra razza a dispetto di Quelli. Il guaio e che gli extraterrestri di Colin Wilson non sono extraterrestri come tutti gli altri: hanno parentele antichissime e mostruose cui alludono solo i miti più oscuri, e c’e chi dice che siano addirittura imparentati con i Grandi Antichi di cui parlava Lovecraft. Come fermarli? Come ricacciarli nella dimensione da cui sono venuti? La risposta in questo romanzo famoso, scritto da uno dei più versatili e ingegnosi scrittori inglesi contemporanei.
Copertina di: K. Ward

La vampira di marte

Che Tanith Lee sia una delle migliori scrittrici che vanti la Narrativa di Fantascienza e Fantasy, è un assunto ormai ampiamente acquisito dalla critica e dai lettori. In questo volume poi, oltre ai temi propri della Fantascienza e della Fantasy, la nostra autrice inserisce delle valenze horror che si amalgamano stupendamente con le altre, dando vita a un narrato che avvince dalla prima all’ultima pagina. Siccome la suspense che pervade lo scritto sfocia nella scoperta finale che costituisce il punto di forza di tutta la narrazione, onde non rendervi un cattivo servigio, ci asterremo dal dirvi qual è l’iter delle avventure che si susseguono a un ritmo veramente febbrile. Sappiate comunque che ci troviamo di fronte a una vera vampira e che..

La vampa d’agosto

Una nuova indagine per il commissario Montalbano: costretto a rimanere a vigáta nel mese più infuocato della torrida estate siciliana, si trova a fronteggiare un’indagine dagli strani risvolti. E «”la vampa d’agosto” si rivela un “foco diavolisco”, un sortilegio che abbaglia e allucina» (Salvatore Silvano Nigro).

Il valzer del diavolo

Cassie Jones, una bambina di ventun mesi, accusa strani sintomi, ma i medici non riescono a formulare una diagnosi. Stephanie Eves, medico dell’ospedale si rivolge all’amico psicologo Alex Delaware per un consulto. Alex indaga e scopre un’orribile cospirazione in cui si mescolano sfrenate avidità, morbosi segreti di famiglia e perfidi maneggi ai danni di soggetti inermi.

Una valle piena di stelle

Brunisa ha tredici anni e pensa che il destino le abbia fatto fin troppi dispetti: prima un nome stravagante, poi le leggi razziali di Mussolini e adesso la guerra che devasta l’Europa e mette in pericolo le vite di milioni di ebrei come lei. Suo padre, però, non si rassegna, e decide di affrontare con i suoi un viaggio clandestino per portarli oltre il confine svizzero, in una valle “piena di stelle”. Ma il pericolo cresce a ogni passo e non sarà così semplice…
(source: Bol.com)

La valle dello Zodiaco

LA VALLE DELL’ECLISSI
Siamo in Val Chiusa per assistere a un’eclissi spettacolare: nulla di strano che ci sia anche un vecchio astronauta, arrivato al seguito di una misteriosa ragazza. Ma la valle, i due protagonisti e il sole stesso nascondono misteri.
ZODIAC
Il ritratto della più sconcertante società futura immaginata dalla science fiction recente: un mondo in cui l’astrologia è diventata legge e i cittadini devono vivere seguendo gli oroscopi dettati da un computer preveggente. Florian, però, non accetta il gioco e progetta di dare un diverso tipo di “assalto al cielo”.
Copertina di Franco Brambilla

La valle delle ombre

Londra, XVIII secolo. Nella bottega di John Rawlings, lo speziale di Shug Lane, irrompe all’improvviso uno sconosciuto in preda al panico: è Aidan Fenchurch, un ricco importatore di vini, perseguitato dalla sua ex amante, la focosa Ariadne Bussell, moglie di un collega di affari. Quanto lei sia temibile John lo capirà qualche giorno dopo, quando scopre che Aidan è stato ucciso. Sarà allora compito dello speziale fare luce su questa morte, e su quelle che seguiranno.

La valle delle donne lupo (Supercoralli. N.S.)

«La montagna, piú che un luogo geografico, è un’esperienza: quella di un mondo potente nella sua resistenza a certe pazze vertigini della modernità, ma assolutamente marginale». E proprio come la montagna sono marginali e potenti le figure che l’hanno abitata, e che abitano questo libro. Sono le donne lupo, capaci di «affrontare a viso aperto il grave del mondo». Sono balenghe, diverse, eccentriche, «tutte falciate dalla stessa sentenza di emarginazione, servite alla comunità per mettere in scena sempre lo stesso canovaccio». Eppure, forse proprio per questo, cariche di un’oscura forza leggendaria.
Una ricercatrice s’inoltra per le valli piemontesi facendo interviste con il suo registratore. Le hanno parlato di una donna, la Fenísia, che vive isolata nel Paese Piccolo, vicino al vecchio cimitero: è lei la memoria di quei posti.
È nata nel novembre del 1928, non ha mai vissuto altrove e «il lavoro della sua famiglia è sempre stato quello del sotterramorti ». Comincia cosí il rapporto tra la scrittrice e l’anziana donna e, scabro e incalzante, si dipana il racconto di una vita da cui emergono figure femminili impossibili da dimenticare: la madre Ghitín, la nonna Malvina, la bionda cugina Grisa, «un bisquí di settebellezze», rinchiusa in manicomio per aver osato ribellarsi a un padre violento.
«Agli uomini il sudore e alle donne il dolore», la vita in valle è sempre stata durissima, specie per chi ha la sfortuna di nascere femmina.
Via via il ricordo produce un vortice di storie e un crudo sentimento di rabbia; vicende atroci vissute da ragazze e donne di ogni età, come quelle delle «balenghe », sotterrate nel prato che Fenìsia vede dalla sua cucina… una folla di fantasmi di cui può immaginare perfino l’aspetto, e a cui sente di appartenere.
Perché anche lei custodisce un segreto, e ha una convinzione: esiste «un puntino che è il posto della piú grande lucidità e della piú grande intimità con sé: lí dentro, ciascuno sa per scienza infusa, nella lingua dei segreti e dei sussurri, che la vendetta è la cosa più saggia».
* * *
«Fin dal titolo del suo nuovo romanzo, *La valle delle donne lupo*, Laura Pariani lascia intuire di essere tornata, dopo qualche diversivo, a uno dei momenti centrali della sua narrativa. È l’esplorazione del mondo femminile, evocato, con passione antropologica, in ambienti chiusi e marginali che ne fanno risaltare le peculiarità (…) Laura Pariani delinea con robusta efficacia la vita della montagna, senza assolverla per la sua resistenza alle vane lusinghe della modernità. Il suo microcosmo offre soltanto lo sfondo più nitido di una dolorosa, conflittuale condizione umana».
**Lorenzo Mondo, «Tuttolibri»**
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### Recensione
*La valle delle donne lupo* è il luogo dove Fenísia C. trascorre quasi tutta la sua vita. Laura Pariani, inventa uno spazio labile e brumoso dove i ruscelli scorrono impetuosi, la nebbia rende incerti i contorni delle cose e la terra, come la vita, è dura e difficile.
La voce di Fenísia riesce a spezzare la coltre di silenzio che avvolge le storie di tutte le donne dimenticate e custodisce in sé ogni lacrima versata, è viva, come la rabbia di chi non ha ceduto alla rassegnazione, un fuoco di cui lei è rimasta la sola custode. Le sue parole, che si soffermano sugli eventi significativi di una lunga vita, sanno ridare calore anche alle ceneri di molte misere esistenze senza corpo né respiro.
Per questo la lingua del romanzo e della protagonista, in equilibrio tra italiano e dialetto, è l’idioma del tempo perduto e della memoria: quella dell’amata cugina Grisa, la ribelle vissuta per poco con un branco di lupi e chiusa dal padre in un manicomio, della zia Terésia, morta suicida appesa a un ramo di melo, della madre Ghitín, stroncata dalla tisi, di cui il marito ha venduto le ossa, ma anche della nonna Malvina, la “sanatrice” e la “stría”, che prima di morire trasmette alla nipote Fenísia l’arte della “física”, il potere di sanare o uccidere con le erbe, e la giovane sa bene che tessere parole, come curare gli acciacchi, ha lo stesso potere di alleviare i dolori.
Laura Pariani scosta il velo del tempo e riporta in vita un mondo estinto che riesce a comunicare ancora oggi grazie alla commovente tenacia della sua protagonista, solitaria come una lupa, in bilico tra la disperazione di Rosso Malpelo e l’innocenza di Ciàula davanti alla luna.
Fenísia, come dice il suo nome, reca in sé la fine e l’inizio, con lei rivive un universo avvolto dalla nebbia, di cui l’anziana donna diviene emblema senza tempo.
Alla fine del libro, pare di sentirne la voce e vedere lentamente affiorare dal buio i tratti del volto: il sorriso vago, i capelli rossi. Quasi cieca, come Omero.
Recensione di Silvia Mazzucchelli, *www.doppiozero.com*
### Sinossi
«La montagna, piú che un luogo geografico, è un’esperienza: quella di un mondo potente nella sua resistenza a certe pazze vertigini della modernità, ma assolutamente marginale». E proprio come la montagna sono marginali e potenti le figure che l’hanno abitata, e che abitano questo libro. Sono le donne lupo, capaci di «affrontare a viso aperto il grave del mondo». Sono balenghe, diverse, eccentriche, «tutte falciate dalla stessa sentenza di emarginazione, servite alla comunità per mettere in scena sempre lo stesso canovaccio». Eppure, forse proprio per questo, cariche di un’oscura forza leggendaria.
Una ricercatrice s’inoltra per le valli piemontesi facendo interviste con il suo registratore. Le hanno parlato di una donna, la Fenísia, che vive isolata nel Paese Piccolo, vicino al vecchio cimitero: è lei la memoria di quei posti.
È nata nel novembre del 1928, non ha mai vissuto altrove e «il lavoro della sua famiglia è sempre stato quello del sotterramorti ». Comincia cosí il rapporto tra la scrittrice e l’anziana donna e, scabro e incalzante, si dipana il racconto di una vita da cui emergono figure femminili impossibili da dimenticare: la madre Ghitín, la nonna Malvina, la bionda cugina Grisa, «un bisquí di settebellezze», rinchiusa in manicomio per aver osato ribellarsi a un padre violento.
«Agli uomini il sudore e alle donne il dolore», la vita in valle è sempre stata durissima, specie per chi ha la sfortuna di nascere femmina.
Via via il ricordo produce un vortice di storie e un crudo sentimento di rabbia; vicende atroci vissute da ragazze e donne di ogni età, come quelle delle «balenghe », sotterrate nel prato che Fenìsia vede dalla sua cucina… una folla di fantasmi di cui può immaginare perfino l’aspetto, e a cui sente di appartenere.
Perché anche lei custodisce un segreto, e ha una convinzione: esiste «un puntino che è il posto della piú grande lucidità e della piú grande intimità con sé: lí dentro, ciascuno sa per scienza infusa, nella lingua dei segreti e dei sussurri, che la vendetta è la cosa più saggia».
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«Fin dal titolo del suo nuovo romanzo, *La valle delle donne lupo*, Laura Pariani lascia intuire di essere tornata, dopo qualche diversivo, a uno dei momenti centrali della sua narrativa. È l’esplorazione del mondo femminile, evocato, con passione antropologica, in ambienti chiusi e marginali che ne fanno risaltare le peculiarità (…) Laura Pariani delinea con robusta efficacia la vita della montagna, senza assolverla per la sua resistenza alle vane lusinghe della modernità. Il suo microcosmo offre soltanto lo sfondo più nitido di una dolorosa, conflittuale condizione umana».
**Lorenzo Mondo, «Tuttolibri»**

La valle della paura

Pubblicato per la prima volta nel 1915 La valledella paura è il quarto e ultimo dei romanzi chehanno per protagonista Sherlock Holmes.Un delitto inspiegabile, avvenuto nel castello dellafamiglia Douglas, mette in moto Sherlock Holmes,chiamato a risolvere il caso. Giunto sul posto, sirende conto, da alcuni dettagli che sarebberosfuggiti ai più ma non a lui, che le cose non sonoaffatto come appaiono e che l’assassinato non èl’uomo che tutti credono. In realtà, il luogo del delittonon è altro che il teatro di un’incredibile e clamorosamessa in scena. La mancanza delle fedenuziale al dito dell’assassinato è il primo indizioa mettere Holmes in sospetto. E lo strano simbolotatuato sul suo braccio, nonché la mancanza di unmanubrio ginnico che dovrebbe esserci ma nonc’è, finiscono per confermarlo nei suoi sospetti. Apoco a poco, nella sua mente prende corpo un’ipotesiche lo condurrà sulle tracce di una segretaLoggia, una feroce banda di assassini guidata daun misterioso Gran Maestro. Ancora una provamagistrale, l’ultima, della raffinata mente di SirArthur Conan Doyle.

(source: Bol.com)

La valle dell’amore

Strappata alla sua patria e ai suoi affetti, la giovanissima Amanda deve seguire il marito, lord Radcliffe, nella lontana India. Mentre lui non sogna che di farla sua, lei, che si è sposata solo per salvare la sua famiglia dall’indigenza, rimane schiava di timori e pregiudizi e, pur desiderandolo, non riesce a concedersi al suo amore. Lord Radcliffe trova così consolazione tra le braccia di Sonja, un’ambiziosa indiana, e ad Amanda non resta che intraprendere una dura lotta per riconquistarlo, mentre un vortice di feroci odi e torbide passioni rischia di travolgere la sua giovane vita …

La valle del silenzio

La battaglia decisiva tra il Bene e il Male sta per iniziare. I sei di Morrigan hanno attraversato il portale del tempo per tornare nell’antico regno di Geall, dove affronteranno Lilith e la schiera dei suoi non morti. Prima devono però istruire il popolo affinché combatta al loro fianco. Sarà però l’infuocata passione che divampa tra Moira e Cian a mettere tutto a rischio. Nonostante lui sappia che la loro storia non potrà mai avere il classico lieto fine, e potrebbe anzi avere sviluppi tragici per entrambi…

La valle del massacro

Non capita spesso che una piacevole escursione si trasformi in… un viaggio attraverso i secoli. Eppure questo è il misterioso destino di Conrad Schwartz, un turista in viaggio fra monti sperduti della Polonia, sbalzato chissà come in pieno Medioevo. Ma un’epoca ostile e violenta non dovrebbe spaventare un uomo del Ventesimo secolo, pieno di risorse e conoscenze avanzate: il problema è metterle in pratica, soprattutto sotto la minaccia impellente di un’invasione che rischia di spazzar via l’intero Occidente.

La Valle del Caos

In un isolato villaggio di montagna, un centro terapeutico costruito verso la metà dell’Ottocento è il teatro in cui Dürrenmatt fa muovere i personaggi della sua “commedia”. Durante l’estate il centro “Casa della Povertà” è usato come luogo di riposo dai milionari stanchi della loro ricchezza e desiderosi di cambiar pelle per un breve periodo, mentre d’inverno diventa ospedale e rifugio di gangster costretti dalla loro famigerata celebrità a cambiare i connotati. Il Grande Vecchio senza barba, rovescio pagano del Dio del Vecchio Testamento, manovra gli eventi e i personaggi del mondo paradossale e insensato di Dürrenmatt, in cui positivo e negativo si equivalgono e si sovvertono di continuo, i crimini più orrendi avvengono con estrema naturalezza e tutto e tutti sono intercambiabili. E questo universo non è una “valle di lacrime”, bensì nient’altro che una “Valle del Caos”, dominata dal principio dell’assurdo. Con il linguaggio graffiante che gli è peculiare Dürrenmatt colpisce la società con una satira amara e grottesca, condotta sul filo di una tensione sempre incalzante, che si risolve in un finale grandioso e apocalittico.
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La valle condannata

Grazie soprattutto ad Agatha Christie e alla sua Miss Marple, il lettore di Gialli sa che i tranquilli villaggi inglesi si prestano ammirevolmente al delitto e alle indagini poliziesche. Ma il lettore di Urania sa anche, grazie soprattutto a L. P. Davies, che gli stessi villaggi si prestano non meno ammirevolmente ai fenomeni tipici della fantascienza e alle pericolose avventure che ne conseguono. Nell’uno come nell’altro caso la funzione del quieto villaggio, con i suoi abitanti “qualunque” e la sua vita in apparenza monotona, è di fornire alla narrazione una cornice perfettamente familiare, quotidiana, realistica: ma una cornice che a pag. 10 già comincia a incrinarsi e a pag. 20 va in pezzi, lasciandoci sgomenti a guardare dalla finestra del nostro ex-tranquillo “cottage” il più imprevisto e pauroso degli spettacoli.

Il vagabondo dello spazio (Urania)

Abbandonato su un asteroide, condannato a morire, salvato dalla più “vagabonda” entità della galassia: è Crag il ribelle, primo e più famoso dei duri della fantascienza. Ma fino a oggi la sua odissea tra la Terra, Marte e la fascia degli asteroidi si era potuta leggere soltanto in un’edizione cui mancavano: a) i pungenti riferimenti satirici alla società del terzo millennio; b) una celebre, censuratissima “pubblicità necrofila”; c) una delle più ammiccanti scene di voyeurismo del turismo interplanetario (al Luxor di Marte), per non parlare di altri particolari ritenuti, ai tempi, troppo “forti” per il lettore italiano. Il tutto è stato ovviato in questa nuova traduzione, la prima integrale dal 1958.
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### Sinossi
Abbandonato su un asteroide, condannato a morire, salvato dalla più “vagabonda” entità della galassia: è Crag il ribelle, primo e più famoso dei duri della fantascienza. Ma fino a oggi la sua odissea tra la Terra, Marte e la fascia degli asteroidi si era potuta leggere soltanto in un’edizione cui mancavano: a) i pungenti riferimenti satirici alla società del terzo millennio; b) una celebre, censuratissima “pubblicità necrofila”; c) una delle più ammiccanti scene di voyeurismo del turismo interplanetario (al Luxor di Marte), per non parlare di altri particolari ritenuti, ai tempi, troppo “forti” per il lettore italiano. Il tutto è stato ovviato in questa nuova traduzione, la prima integrale dal 1958.