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Il labirinto occulto

Anno del Signore 1503. Nel castello di Gorizia un mercante veneziano viene trovato strangolato nella sua stanza. Il gastaldo di Gorizia vuole fare luce sul delitto e incarica dell’indagine Tiberio di Castro, speziale romano in esilio. Affiancato dalla figlia della vittima, l’affascinante e colta Isabella, e da un misterioso frate, Tiberio inizia un’indagine che lo porta sulle tracce di un’antichissima civiltà. Per dare giustizia alla vittima e recuperare il prezioso manoscritto, lo speziale dovrà fronteggiare le incursioni dei Turchi e sconfessare falsi demoni, in un’avventurosa fuga lungo le coste dell’Istria fino alla Repubblica di Venezia. Nel frattempo a Roma muore il papa maledetto, Alessandro VI, e una forza oscura prepara la strada al compimento di un’inquietante profezia…
(source: Bol.com)

Il labirinto greco

Barcellona 1992: Madame Delmas, affascinante donna francese, si rivolge a Pepe Carvalho per ritrovare l’uomo della sua vita, improvvisamente scomparso. Si tratta di un giovane immigrato greco, Alekos. Al termine della labirintica ricerca, nei quartieri devastati dalla speculazione edilizia, riaffiorerà il corpo del giovane. Droga, prostituzione, omosessualità, stanchezza è la realtà con cui Pepe deve fare i conti.

Labirinto di morte

Quattordici persone, nevrotiche e alienate nel loro rapporto con il lavoro e con il mondo esterno, decidono di lasciare una Terra disumana e oppressiva e di partire per il pianeta Delmak-O.Per Ben Tallchief, dopo una vita fallimentare, sembra aprirsi un futuro di euforica comunione con gli altri; e così è anche per Seth Morley, insoddisfatto del suo lavoro. Ma all’improvviso il satellite delle comunicazioni viene distrutto e i quattordici umani si ritrovano da soli sul pianeta, in un crescendo di misteri, terrore e morte. La realtà oggettiva vacilla, e l’intero paesaggio sembra solo un inganno dei sensi, un fondale di cartapesta dove gli uomini si agitano come marionette mosse a caso da una divinità folle e imperscrutabile. Scritto nel 1968, Labirinto di morte affronta uno dei temi più cari a Philip K. Dick: cosa è reale e cosa non lo è. Romanzo collettivo che sfocia a volte in un trattato filosofico, Labirinto di morte echeggia di quel pensiero religioso astratto e logico che sarà per Philip K. Dick il vero e proprio motivo dominante nell’ultima sua opera, la Trilogia di Valis.

(source: Bol.com)

Il labirinto della rosa

“Per Will, per quando sarà ciò che non è ancora.” È questo il messaggio che Diana, in punto di morte, lascia al figlio minore. Tramandata gelosamente per secoli, l’eredità è sempre stata affidata al ramo femminile della famiglia, ma ora la donna, priva di figlie femmine, non ha scelta. Spetta a Will ricevere il misterioso lascito. Insieme a esso, in una semplice busta, una chiave d’argento e un antico documento in codice. Mentre in un ospedale londinese Lucy King, malata di cuore, attende il trapianto che potrebbe salvarle la vita, Will inizia a viaggiare per l’Europa, deciso a decifrare il significato di quei versi. Sarà una ricerca che lo unirà a Lucy molto più di quanto i due possano immaginare e che affonda le radici nel passato, perché gli indizi rimandano al XVI secolo e alla figura di John Dee, matematico, alchimista alla corte di Elisabetta I e lontano antenato di Diana. Costui, dopo aver dedicato la maggior parte della vita all’occultismo e alla filosofia ermetica, all’avvicinarsi della fine aveva nascosto nel suo giardino un tesoro mai ritrovato, che si riteneva permettesse addirittura di parlare con gli angeli. Ma l’impresa non sarà priva di pericoli, perché Will non è l’unico a voler comprendere la verità nascosta nel cuore del labirinto della rosa.

Il labirinto del serpente

Spagna, 1271. Dopo cinque anni trascorsi contro il volere dei superiori a combattere in Terrasanta, Guillem de Montclar si lascia convincere a ritornare in patria a fare quello per cui è stato a lungo e segretamente addestrato: la spia per conto dell’Ordine dei Templari. Dovrà indagare sulla scomparsa, avvenuta cent’anni prima, di un uomo quasi leggendario, stimato costruttore e maestro d’opera dell’Ordine, conosciuto con il nome di Serpentarius. La sua scomparsa è tornata a ossessionare i Templari da quando, durante i lavori di rifacimento nel convento di Miravet, è stata scoperta una stanza murata di cui tutti ignoravano l’esistenza nella quale egli si ritirava per dedicarsi a studi ai limiti dell’eresia. Le indagini di Guillem coincidono con l’inizio di una terrificante catena di omicidi di innocenti. Cosa lega queste morti alla scomparsa del leggendario fratello templare? E chi vuole impedire che sia fatta luce sul passato? È quello che Guillem dovrà cercare di scoprire in una drammatica corsa contro il tempo.
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Labirinto del passato

Si può diventare viaggiatori nel tempo per sport o vocazione, per interesse scientifico o storico… Ma Howard Hart appartiene a una categoria molto speciale di esploratori: quelli che lo fanno per fame. Il suo obiettivo – che dov’essere raggiunto a tutti i costi, se Howard vuoi far quadrare il bilancio – è sabotare la carriera letteraria di Samuel Langhorne Clemens, alias Mark Twain: Hart, infatti, è l’ultimo discendente di Bret Harte, il romanziere la cui fama fu oscurata da quella di Twain. Il nostro Howard è convinto che con un piccolo aiuto extratemporale sarà il suo antenato, non l’altro, a diventare ricco e famoso, e naturalmente lui ne diventerà l’erede. Con queste solide motivazioni Howard si trasferisce nel passato, per accorgersi che il suo cammino è irto di difficoltà: la Guerra Civile, per esempio, la Corsa all’Oro e una bellissima ragazza uscita fresca fresca da un bordello. Senza contare che Mark Twain ne sa qualcosa anche lui, di viaggi nel tempo…
Copertina di Vicente Segrelles

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Il labirinto d’acqua: romanzo

La chiave di una cassetta di sicurezza custodita in una banca di New York è l’enigmatica eredità che la giovane archeologa Afdera Brooks ha ricevuto dalla nonna, una collezionista d’arte ben nota per la sua stravaganza. E il contenuto della cassetta è un autentico rompicapo: un manoscritto, composto da antichissimi fogli di papiro, e un diario, in cui è raccontata la storia di quello strano reperto. Ma Afdera non può immaginare che, per anni, quella banca è stata tenuta costantemente sotto controllo dal Circolo Octagonus, un ordine occulto del Vaticano che protegge da secoli le istituzioni ecclesiastiche e che è autorizzato a far ricorso a qualunque mezzo, lecito e illecito, per difendere l’integrità della Chiesa. Infatti quel manoscritto è l’unica copia esistente del Vangelo di Giuda, un testo che, se correttamente interpretato, dimostrerebbe l’inganno su cui è stata fondata la religione cattolica. Armata di pochi, labili indizi, ma decisa a scoprire il mistero celato in quelle pagine, Afdera inizia una ricerca che la porterà da Ginevra ad Alessandria d’Egitto, da Antiochia ad Acri, sempre seguita e minacciata dalla longa manus del Circolo Octagonus. Ma sarà soltanto a Venezia, il “labirinto d’acqua”, che la verità riuscirà a emergere. E, con essa, il segreto più inquietante della Storia…

I labirinti di Atene

Otto storie, una serie di episodi oscuri legati all’immigrazione e alle dure condizioni di vita in cui si trovano gli immigrati irregolari. Due extracomunitari lottano, fino alle coltellate, per riuscire a lavorare in un mercato ortofrutticolo. Un greco-russo, che ha fatto fortuna in Grecia con un ristorante, si trova vittima della mafia russa, che incendia il suo locale e fa sparire sua figlia. Due musicisti di strada – un albanese e un bulgaro – arrivati in Grecia in cerca di fortuna, litigano selvaggiamente agli angoli delle strade per conquistarsi l’attenzione dei passanti, fino a diventare elementi di disturbo per la “buona” società greca che, infastidita, gli dà una bella punizione… Su questi e altri casi analoghi indagano il commissario Charitos e i suoi assistenti, sempre ostacolati dal capo della polizia e da tutti i potenti che vorrebbero proteggere i propri interessi, ma comunque capaci di farsi strada con intelligenza e umanità, attraverso la penna ironica ed efficace di Petros Markaris.

Là fuori, nel buio

Slim ha solo diciassette anni ma non è un adolescente qualunque. Con i suoi “Occhi di Crepuscolo” sa vedere i demoni che si nascondono tra la gente comune, macchiandosi di orrendi delitti. Dopo aver ucciso a colpi di scure suo zio Denton, sotto le cui bonarie sembianze si nascondeva il Male, Slim trova rifugio nel luna-park dei Sombra Brothers. Qui incontra i suoi preziosi alleati nella lotta contro i demoni: Rya, la donna che saprà ricambiare il suo amore, Joel Tuck, il “Mostro” con tre occhi, e Horton Bluett, arzillo vecchietto capace di fiutare i demoni, che come lui sanno – o intuiscono – cosa si cela là fuori nel buio…

Là dove fioriscono le magnolie

Un bambino Down dai dolcissimi occhi a mandorla. Affrontare tutto questo non è facile. Ricominciare da zero, in una nuova città e con una famiglia di cui non sapeva l’esistenza. Rebecca non ha più punti di riferimento, si sente sola, smarrita, straniera. Ma a starle accanto c’è Ben. Perché qualunque cosa succeda, lui c’è. Con la sua spontaneità, le sue risate improvvise, il suo affetto incondizionato che non chiede nulla in cambio. All’inizio Rebecca non riesce a sentirsi a suo agio con il fratello. Eppure, giorno dopo giorno, capisce che bisogna andare oltre le apparenze e i pregiudizi. E impara che a volte un abbraccio tanto stretto da togliere il fiato può sciogliere ogni paura, che un sorriso sincero può far guardare il mondo con occhi diversi e una carezza può far riscoprire il valore delle piccole cose. Perché la vita è fatta di tante sfumature. E ci sono mille modi per essere speciali. Con la sua scrittura delicata e sensibile che l’ha resa una delle autrici più lette del momento, Darcie Maranich ha scritto un romanzo che va dritto al cuore. Là dove fioriscono le magnolie racconta una storia di scoperte inaspettate e scelte difficili, di perdono e redenzione, di amore e di legami indissolubili. Una storia che dimostra che l’amore, quello vero e autentico, va oltre le differenze e sconfigge qualsiasi paura.

L’ultimo dono: Diari 1984-1989

Fra il 1986 e il 1987 Sándor Márai, che da più di trent’anni ormai vive negli Stati Uniti, perde i due fratelli e la sorella, e anche il figlio adottivo, appena quarantaseienne. Ma soprattutto perde Lola, la donna che è stata la sua compagna per sessantadue anni: Márai, che ha coltivato il sogno impossibile di morire insieme a lei, è costretto a vederla spegnersi lentamente e, dopo averne disperso le ceneri nell’Oceano, a proseguire un’esistenza che gli appare ormai priva di senso. Il pensiero stesso della «letteratura» gli provoca ormai solo nausea e disgusto. Eppure – e fin quasi alla vigilia della morte – il vecchio «scrittore ungherese» (ché questo egli sarà sempre, afferma, ovunque egli vada) continua, nel monologo ininterrotto che è il suo diario, a registrare annotazioni di ogni genere: aforismi perfetti (la cui acida esattezza ricorda a volte Cioran); lucide riflessioni sulla letteratura (soprattutto quella ungherese, a cui non smette di interessarsi, ma anche Conrad, James, Marco Aurelio, il duca di Sully, Caterina da Siena), sul mondo contemporaneo, sul tema dell’esilio («L’esule che non fa ritorno a casa diventa un personaggio grottesco, se ne sta accoccolato su in alto, come l’anacoreta in cima a una colonna, e aspetta che arrivino i corvi a portargli da mangiare») – e naturalmente sulla prossimità della morte: «La morte è vicinissima, ne sento l’odore. Ma ho ancora qualcosa da spartire con la vita». Sono proprio le estreme, sconvolgenti pagine dell’autore delle “Braci”. Sándor Márai scrive l’ultima frase il 15 gennaio del 1989. Esattamente un anno prima si era comprato una rivoltella ed era andato più volte in un poligono di tiro per imparare a usarla. Il 21 febbraio, tredici mesi e mezzo dopo la morte di Lola, si uccide.

L’istinto del lupo – La legge di lupo solitario

‘Le case dei ricchi e le baracche, le violenze criminali, quelle politiche, l’aspetto sconosciuto di una metropoli.’Corrado AugiasLa storia di Lupo comincia in una Roma ricca e borghese, tra splendide ville, domestici in livrea, abiti firmati. Poi un giorno, annoiato da un’esistenza vuota fatta di lusso e ipocrisia, il giovane Lapo decide di fuggire e abbandonare la famiglia: vuole scoprire la vita della strada, la vita vera. Così il piccolo e viziato Lapo diventa Lupo, barbone, senzatetto, ladro. Sotto l’ala protettrice di Tamoa ha inizio il suo viaggio nel ventre della capitale, alla scoperta di un’umanità diversa, nascosta, sommersa nel fango e nel buio: una Roma notturna e violenta, fatta di gente che vive nell’ombra, che tra furti, prostituzione e aggressioni lotta ogni giorno per la sopravvivenza. Nei due romanzi (L’istinto del Lupo – finalista al premio Strega 2009 – e La legge di Lupo solitario), la penna tagliente e appassionata di Massimo Lugli ricostruisce la storia a tinte forti di una vera e propria discesa nell’inferno metropolitano, tra personaggi memorabili per nobiltà o viltà d’animo, fame, freddo, inganni, perversioni di ogni genere, ma anche inaspettati spunti poetici.’Una prosa accesa e coinvolgente […] un romanzo dal ritmo mozzafiato, ogni capitolo un colpo di scena. Un libro che prende e che non si dimentica.’Ottavio Rossani, Corriere della Sera’Una storia bellissima per il giornalista di Repubblica.’Loredana Lipperini, Il Venerdì di Repubblica’Una favola feroce.’Mirella Serri, La StampaMassimo Lugliè nato a Roma nel 1955, dopo aver lavorato per anni a ‘Paese sera’ è attualmente inviato speciale de ‘la Repubblica’. Dal 1975 si occupa di cronaca nera e alterna la passione per il giornalismo e la scrittura con quella delle arti marziali, che pratica fin da bambino. Ha pubblicato Roma maledetta (1998) e, con la Newton Compton, La legge di Lupo solitario (2007). Ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica con L’istinto del Lupo, finalista al Premio Strega 2009.

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L’ispettore Cadavre: Le inchieste di Maigret (22 di 75)

Per tutti, dalle vecchiette appostate dietro le tendine smosse ai ragazzini che poco prima lo avevano superato girandosi a guardarlo con insolenza, lui era l’intruso, l’indesiderabile. O, peggio ancora, era qualcuno di cui non ci si poteva fidare, venuto da chissà dove a fare chissà che cosa. Sarà stato anche per via di quegli sguardi che lo spiavano, ma il commissario, che camminava con le mani sprofondate nelle tasche del pesante cappotto, si sentiva come uno di quegli squallidi personaggi tormentati da un vizio segreto che si aggirano nei paraggi della porte Saint-Martin o altrove con le spalle curve e lo sguardo sfuggente, rasentando le case per prudenza alla vista di un agente della Buoncostume. Era forse un riflesso della triste figura di Cavre? Ebbe quasi voglia di mandare a prendere la sua valigia dai Naud, di salire sul primo treno e di andare dal giudice Bréjon per dirgli: «A Saint-Aubin non mi vogliono… Suo cognato se la sbrogli da sé…». (Le inchieste di Maigret 22 di 75)

L’innominabile attuale

Turisti, terroristi, secolaristi, hacker, fondamentalisti, transumanisti, algoritmici: sono tutte tribù che abitano e agitano “l’innominabile attuale”. Mondo sfuggente come mai prima, che sembra ignorare il suo passato, ma subito si illumina appena si profilano altri anni, quel periodo fra il 1933 e il 1945 in cui il mondo stesso aveva compiuto un tentativo, parzialmente riuscito, di autoannientamento. Quel che venne dopo era informe, grezzo e strapotente. Nel nuovo millennio, è informe, grezzo e sempre più potente. Auden intitolò “L’età dell’ansia” un poemetto a più voci ambientato in un bar a New York verso la fine della guerra. Oggi quelle voci suonano remote, come se venissero da un’altra valle. L’ansia non manca, ma non prevale. Ciò che prevale è l’inconsistenza, una inconsistenza assassina. È l’età dell’inconsistenza.