25905–25920 di 65579 risultati

Vero all’alba

Scritto tra 1954 e 1956, dopo un safari di cinque mesi in Kenia, questo “romanzo autobiografico” rimase inedito fino al 1999, quando Patrick Hemingway, figlio del grande scrittore, lo ritrovò tra i fondi della Kennedy Library di Boston. Si ritrovano in queste pagine le magiche atmosfere dei capolavori hemingwayani, da Verdi colline d’Africa a Le nevi del Kilimangiaro: i lunghi tramonti africani, i ruggiti delle belve nella notte, il vento che scende dalle montagne e scuote le tende. Con la sua scrittura limpida ed essenziale l’autore ci racconta l’emozione della caccia e i rituali del safari, trasmettendoci la sua profonda fascinazione per il continente africano e per la sua cultura. Nell’attesa della preda Hemingway ricorda poi i giorni trascorsi a Parigi e in Spagna, riflettendo sull’arte e il mestiere di scrivere. Il risultato è un autoritratto di straordinaria importanza per capire la personalità e l’arte di un grande scrittore del Novecento.

La verità di Emily (Life)

San Francisco. Una festa al college fra risate, musica alta, superalcolici e stupefacenti. D’improvviso un urlo squarcia la notte e una terribile tragedia segna per sempre la vita degli attoniti spettatori: Emily, la ragazza più ammirata e invidiata del college, è precipitata dal tetto. Omicidio? Suicidio? Natalie, Laura e Madison, le sue tre migliori amiche, restano sconvolte dall’accaduto, ma nessuna di loro pare aver visto niente. La loro amicizia viene spazzata via da questa morte drammatica e misteriosa, lasciandole sole con i propri dubbi e sensi di colpa: avrebbero potuto fare qualcosa per salvarla? Dieci anni dopo un evento inaspettato riaccende i riflettori su quella vecchia storia: un romanzo che ricalca esattamente la vicenda sta scalando la vetta delle classifiche. E l’autore pare saperne molto più di chiunque altro, insinuando che fu proprio una di loro a spingere intenzionalmente la ragazza già dal tetto. Chi ha scritto quel libro? Chi si nasconde davvero dietro il nome di Garrett Malone? I fili delle loro vite e di quei giorni dimenticati stanno per intrecciarsi di nuovo, rivelando trame impreviste. Le tre amiche saranno costrette a fare un tuffo nel passato alla ricerca della verità, che porterà a galla amori dimenticati ma mai sopiti, antichi rancori e segreti inconfessati, rischiando di travolgere anche il loro presente. Una volta scoperto il mistero che Emily nascondeva, niente potrà più essere come prima

La verità del sangue

La Luna piena illumina la notte del 3 Dicembre e il mondo continua a riposare, ignaro del fatto che, a breve, diverrà il teatro di uno scontro epico: Bene e Male, richiamati alle loro origini.
Selene è una bambina come tante, con l’unica eccezione di possedere una bellezza invidiabile.
Quando i suoi genitori vengono trucidati da un uomo biondo e bellissimo dalle fattezze angeliche, viene rapita e condotta in un luogo sperduto, dove comincerà per lei un cammino fatto di sacrifici e perdite, che le costerà la sua identità.
I suoi rapitori parlano di una Profezia, ma qual è? Chi è Derek Limme, ma soprattutto cosa sta rischiando Selene?
Sullo sfondo di una rivalità antica come il mondo, il percorso di una ragazzina che dovrà abbandonare presto l’innocenza della sua giovinezza per intraprendere un cammino nelle tenebre più oscure.

I veri nomi: romanzo

Alberto e Raimondo vendono all’editore Damiano Diamantini una straordinaria intervista con una famosa rockstar americana. L’intervista viene pubblicata in forma di libro e ha un successo esplosivo. L’editore vuole altre interviste a divi sempre più importanti. Così il gioco continua: Alberto scrive, Raimondo interpreta la parte del giornalista amico delle rockstar. Peccato che tutte le interviste siano false, e che né Raimondo né Alberto abbiano mai incontrato una delle divinità dell’Olimpo del rock. Un divertente viaggio nella memoria, e una commedia degli equivoci ricca di colpi di scena, incontri, contrattempi, scambi di ruolo, scritta con uno stile che alterna vari registri linguistici e ci restituisce la complessa psicologia dei protagonisti.

Le vergini suicide

Un narratore “collettivo”, voce di un gruppo di coetanei maschi, rievoca a vent’anni di distanza la vicenda delle cinque sorelle Lisbon, oggetto proibito della loro adolescenza, avvolte in un’aura di mistero che la tragica fine comune – si sono tutte tolte la vita nel breve spazio di un anno – ha fissato per sempre. Nella memoria di questi antichi, tenacissimi spasimanti, esse divengono il simbolo di una possibilità remota e perduta: l’irruzione di un fremito ignoto nel mondo tranquillo, ordinario, opprimente dell’America suburbana degli anni Settanta. Il libro segna l’esordio folgorante di uno scrittore poco più che trentenne, ma già padrone di uno stile e di un universo letterario affatto personali.

La vergine nel ghiaccio

Mancano poche settimane al Santo Natale del 1139. L’inverno stringe nella sua morsa la campagna dello Shropshire. Le abbazie e i priorati sono oasi di pace in mezzo a un paese nuovamente diviso dalla guerra civile. In un torrente gelato viene ritrovato il cadavere di una giovane donna. Chi era costei? Perché si trovava lì, lontano dalle strade principali? Di chi è il sangue che ne macchia l’abito? Fratello Cadfael, lontano dalla sua abbazia, è alle prese con un orribile delitto le cui tracce la neve sembra poter cancellare per sempre.
**

Vergine giurata

Hana abbandona gli studi universitari che, piena di curiosità e di entusiasmo, aveva da poco iniziato all’Università di Tirana per tornare a vivere sulle montagne del Nord dell’Albania, nella casa dello zio che l’ha cresciuta dopo la morte dei genitori e che adesso è vedovo e malato. Un atto d’amore e di gratitudine che assume i tratti di uno spaventoso olocausto di sé quando Hana, che si rifiuta di accettare il matrimonio combinato che permetterebbe allo zio di morire in pace ma che costringerebbe lei a rinunciare alla propria indipendenza, pensa che l’unico modo per risolvere i suoi problemi sia diventare una vergine giurata: una di quelle donne, cioè, che a un certo punto della propria vita decidono di farsi uomini e di rinnegare la propria femminilità. Lo zio è fiero di lei, l’onore della famiglia è salvo e lui è finalmente libero di arrendersi alla malattia che lo divora. Nella cupa solitudine delle montagne si abbrutisce e si imbruttisce per sopravvivere alla fatica, al freddo, allo sconforto, finché la cugina Lila, emigrata tanti anni prima negli Stati Uniti, non riesce a convincerla a infrangere il giuramento per raggiungerla a Washington. Qui Hana riesce con grande sforzo – grazie al sostegno della cugina e della sua famiglia, ma soprattutto alla propria tenacia – a trovare la consapevolezza di sé e del suo corpo mortificato, e ad accettare l’amore di un uomo che la aiuta ad appropriarsi di una femminilità rinnegata.
**

La vergine e lo zingaro

La vergine e lo zingaro, che compare nel 1930, due anni dopo l'uscita de L'amante di Lady Chatterley, ma che lo precorre nella stesura, è considerato uno dei migliori romanzi brevi di Lawrence. Esprime in modo più netto di quanto non appaia nelle sue opere più note, ma anche troppo scoperte nelle loro tesi, il tema del conflitto tra pulsioni istintuali e convenzioni sociali. Yvette, una ragazza imprigionata dentro i rigidi e opprimenti confini di casa e famiglia, dai quali anche la madre era fuggita, cerca di liberarsi attraverso l'amore. Nella inquieta ricerca di se stessa, spinta dalla sua trascinante passionalità, Yvette incontra uno zingaro che, risvegliando in lei l'energia istintuale, mette in pericolo la costruzione convenzionale della sua esistenza. La storia di passione travolge infatti tutto il suo ordine «reale», ma da questo sconvolgimento essa riesce a emergere rinnovata.

La Vergine azzurra

È un giorno della seconda metà del Cinquecento in un villaggio tra Mont Lozère e Florac, nella Francia meridionale. Come un velo sottile, la prima neve dell’inverno ha ricoperto la terra. Sotto il cielo color del peltro, il manto candido spicca sulle tegole di granito della chiesa. Sul sagrato, Monsieur Marcel, il predicatore calvinista, ha appena finito di parlare. Coi suoi abiti scuri, i capelli d’argento, le mani rossicce intrecciate dietro la schiena, si è avviato di buon passo su per la collina ammantata da un banco di nubi scure, senza voltarsi. Dietro di sé ha lasciato l’incendio nelle menti e nei cuori. La folla, eccitata e rumorosa, è decisa a purificare la chiesa, a mondarla dal peccato, a liberarla dagli idoli. Etienne Tournier, il giovane figlio dei Tournier, l’unica famiglia a possedere nel villaggio una Bibbia e un cavallo, agitando un rastrello, solleva lo sguardo minaccioso verso la statuetta della Vergine col Bambino che troneggia sul portone della chiesa. Poi, fissa i suoi occhi celesti in quelli di Isabelle du Moulin, la Rossa. Il giorno in cui la Madonnina era stata messa nella nicchia, Isabelle era una bambina e sedeva ai piedi della scala della chiesa, mentre Jean Tournier, il padre di Etienne, non ancora convertito alla Verità di Calvino, dipingeva l’edicola di un azzurro vivido come il cielo terso della sera. Quand’ebbe finito, il sole, spuntando da una muraglia di nubi, rese quell’azzurro così splendente che Isabelle rimase a guardarlo rapita. Poi, i raggi inondarono le chiome della ragazza che anche dopo il tramonto conservarono lo scintillìo del rame. Così da quel giorno la chiamarono la Rossa , lo stesso nome che la gente aveva dato alla Vergine. Un nome diventato una maledizione da quando Monsieur Marcel era arrivato in paese con le macchie di tannino sulle mani e in bocca le parole di Calvino! Mentre la figura del predicatore scompare sulla collina, Isabelle afferra il rastrello dalle mani di Etienne e, col fuoco che le incendia il ventre, colpisce con tutte le sue forze la statuetta! Così si annuncia, in queste pagine, la fine della fanciullezza di Isabelle du Moulin, infranta come la statuetta della Vergine, e l’inizio del suo destino di donna. Un destino che resterebbe nascosto per sempre, se secoli dopo non arrivasse nel sud della Francia Ella Turner, l’americana che è perseguitata da uno strano sogno in cui le appare una veste azzurra, e per risolvere il mistero si ritrova tra le Cévennes, le isolate montagne dove ebbero origine i Tournier-Turner. Straordinaria opera prima, La Vergine azzurra annuncia tutto il talento di Tracy Chevalier: la sua abilità nel rendere vive le epoche trascorse della storia e nel restituirci i più segreti tumulti e pensieri dell’animo umano.

Verdi colline d’Africa (nuova edizione)

Oak Park, Illinois, 1899 – Ketchum, Idaho, 1961. Premio Nobel nel 1954, raggiunse la fama nel 1926 con Fiesta. Fra le sue opere: Addio alle armi (1929), Per chi suona la campana (1940), Di là dal fiume e tra gli alberi (1950), Il vecchio e il mare (1952).

Verderame

L’estate del 1969 sembra interminabile, tra gli sceneggiati con Arnoldo Foà, le pagine dei romanzi d’avventura e il caldo immobile del lago Maggiore. Michelino ha tredici anni e ha già letto troppi libri, Felice ne ha sessanta e sta perdendo la memoria: il primo deve trascorrere le vacanze dai nonni, in una casa enorme e misteriosa di cui il secondo è da sempre il custode. Per ingannare la noia, Michelino si inventa un gioco: rimettere ordine fra i ricordi di Felice, ‘l’uomo del verderame’ – incarnazione mitica e spaventosa di migliaia di mostri fantasticati.

La memoria di Felice si sta sbriciolando: per tutta la vita si è occupato della grande casa di campagna dove Michelino trascorre le sue vacanze, dell’orto, del verderame da spargere sull’uva, dei conigli da ingrassare, poi uccidere e scuoiare. Ma adesso qualcosa sembra non funzionare più. I suoi ricordi riaffiorano sfalsati e contraddittori, componendo una geografia mentale sempre più inaffidabile.
Felice all’improvviso si mette a raccontare una balzana storia di esuli russi, di francesi che parlano sottoterra, di scheletri in divisa nazista: e le lumache che appestano l’orto si trasformano in nemici invincibili, sentinelle di un mondo ctonio e minaccioso. Quale sfida migliore, per un ragazzino che si annoia, di un ‘viaggio al centro della testa’ di quest’orco bonario che da sempre accende la sua immaginazione? Così Michelino si ritrova, come un piccolo Sancho Panza, scudiero nella lotta di Felice contro il mulinare impazzito della sua memoria, consigliere e compagno nella battaglia disperata che l’uomo sta combattendo dentro di sé.
Giocando con la tradizione del romanzo d’avventura – e innestando nell’immaginario di Stevenson le ossessioni di Edgar Allan Poe – Michele Mari conduce il lettore lungo un percorso imprevedibile alla scoperta dei propri demoni. Con una passione affabulatoria mai così divertita e travolgente, illumina ancora una volta la natura ‘sanguinosa’ dei ricordi d’infanzia. E riesce così a sfiorare un territorio altro, una zona d’ombra dove ciascuno di noi ha un doppio che lo attende, e poco importa se non sappiamo dargli un nome, ‘perché non ci dobbiamo preoccupare della storia delle cose e delle parole, dobbiamo usarle solo per il nostro comodo’.

(source: Bol.com)

Il verde millennio

In un futuro non particolarmente roseo ne tetro – un futuro come tanti, verrebbe da dire visto l’estremo realismo con cui lo dipinge Fritz Leiber – ci sono più o meno tutti i problemi che è lecito aspettarsi da un’epoca amorale, crudele e conflittuale che nei diversi aspetti ricorda la nostra. Ci sono, per esempio, paurosi agglomerati urbani in cui la privacy non esiste più. Ci sono spettacoli dal gusto sanguigno sponsorizzati dalla mafia e dalle bande criminali; e ci sono belle ragazze dai piedi caprini che si spogliano alla finestra del cubicolo di fronte… Belle ragazze dai piedi caprini? Si, avete letto bene: e non è che l’inizio di una delle più maliziose invasioni del nostro pianeta immaginate dalla fantascienza. I guai veri cominciano subito dopo quest’insolita scena d’attacco, e Fritz Leiber è un maestro nel guidarci attraverso il suo mondo riconoscibilmente impazzito fino alla soluzione del problema. Ammesso che ce ne sia una…
Copertina di: Barclay Shaw

Veracruz

Siamo nel 1683, due anni prima degli eventi narrati nel romanzo Tortuga. Il cavaliere Michel de Grammont, ultimo leggendario capo dei Fratelli della Costa che infestano il mar dei Caraibi, propone ai compagni un’idea folle: conquistare e saccheggiare Veracruz, la città più importante della Nuova Spagna, giudicata imprendibile. Un’impresa condannata anche da quella corona di Francia di cui i pirati si dicono gli agenti, che ha firmato con gli spagnoli un effimero trattato di pace. Prende il largo dall’isola di Roatán la flotta più imponente che abbia solcato le acque centroamericane. Uomini spericolati, cinici, rotti a ogni crudeltà. Se esiste un ideale, è di arricchirsi in fretta e sperperare tutto nei pochi anni di vita che rimangono. Quanto all’orizzonte strategico che ispira chi manipola i fuorilegge del mare – togliere alla Spagna il monopolio dei commerci nell’area caraibica- è per gli equipaggi puro pretesto che legittima un’avidità sfrenata. Hubert Macary, ufficiale al servizio del capitano Lorencillo, è uomo stolido, coraggioso e fedele, con un lungo passato militare. Considera una virtù l’obbedienza cieca, la gerarchia il perfetto assetto sociale. La ferocia dei pirati non lo turba: l’importante è obbedire. Le sue convinzioni saranno scosse da due donne: Claire, la sorella del cavaliere de Grammont, imprigionata a Veracruz dall’Inquisizione come ugonotta, liberata ormai morente; e soprattutto l’affascinante Gabriela Junot-Vergara, in apparenza convenzionale femme fatale, seducente e irresistibile, ma forse mossa da ideali più nascosti e da finalità indecifrabili. Dopo la sanguinosissima presa di Veracruz saranno Claire e Gabriela, l’una moribonda e l’altra fin troppo viva, a guidare non solo Macary, ma l’intera Filibusta, verso l’abisso descritto in Tortuga. Accanto ai personaggi principali, anima il racconto un’intera folla di comprimari: i capitani Lorencillo e Van Hoorn, i governatori corrotti coinvolti in complicati giochi geopolitici, le donne-bucaniere dai costumi disinvolti, i semplici marinai capaci di passare con indifferenza dalla generosità all’efferatezza. Un quadro dei Fratelli della Costa senza precedenti nella narrativa avventurosa, al tempo stesso crudamente realistico e oggettivamente pittoresco, ma documentato con serietà. Quasi l’antitesi del romanticismo salgariano, e dell’abbondante saggistica che ha letto l’epopea dei pirati della Tortuga in chiave di rivolta libertaria. Lo sfondo ambientale sono isolette suggestive, mari cristallini, sabbie bianchissime, città costiere protette da banchi di corallo. Chi ha detto che l’inferno abbia colori cupi?

La vera storia di Carlo Martello

Quella di venerdì 14 dicembre 1962 era una notte buia e tempestosa. Paolo Villaggio e Fabrizio De André, ancora sconosciuti, stavano perdendo tempo in compagnia di altri fannulloni. Complici un topo e la fame, l’atmosfera di torpore che avvolgeva la combriccola si infiammò parecchio. Fu quando la pace tornò a regnare che, come per magia, nacque “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers”. A cinquant’anni di distanza, dopo essere diventato uno dei più grandi attori comici del Novecento, una leggenda vivente che ha fatto ridere, e anche piangere, milioni di spettatori al cinema, nei teatri e in televisione. Villaggio torna sul vecchio testo, più attuale che mai, per farlo esplodere in un romanzo esilarante e affilato, raccontandoci, infine, la vera storia di Carlo Martello. Scopriremo così quanto fosse codardo il re carolingio, e quanto poco fosse diverso da lui il suo nemico, quello sbruffone di Abd al-Rahman, governatore di al-Andalus. Il Medioevo fantastico di Villaggio ci apparirà allora molto simile ai nostri giorni, perché, da quando esiste il mondo, poco è cambiato: i ricchi continuano a compiere soprusi, a concupire le donne con il denaro e a schiacciare deboli e poveri, cui non resta che subire e magari sbeffeggiarli con la satira o denunciarli nelle canzoni; un tempo ci pensavano giullari e menestrelli, oggi ci sono i comici e i cantautori. Non è un caso che la copertina di questo libro sia stata disegnata, come omaggio all’autore, da Dario Fo.
**

La vera storia di Babbo Natale

Babbo Natale è un paradosso vivente: un paradosso? Sì, all’ennesima potenza, se si pensa che questo simpatico vecchietto ha assunto l’aspetto che ci è noto grazie alla Coca-Cola, ma affonda le sue origini nel passato più remoto. Dietro la sua figura bonaria, con la barba bianca e la lunga cappa rossa, si cela una fantastica stirpe di personaggi: dei, eroi, sciamani, che dalla notte dei tempi dispensano doni, ma anche castighi. Possono essere folli come tenebrosi, ma sono sempre animati da una straordinaria scintilla vitale, perché l’anima di questo personaggio è proprio la vita che attende di rinascere, quella vita che durante il solstizio d’inverno fa rifiorire la gioia dei bambini. Nel Terzo Millennio dobbiamo ancora credere a Babbo Natale, archetipo dell’uomo religioso, del sacerdote-sciamano delle origini? Sì, più che mai. Perché rappresenta la speranza, l’anima innocente del bambino che sopravvive nel cuore dell’adulto, e anche il simbolo di una natura addormentata pronta ad aprirsi ancora una volta alla luce. Arnaud d’Apremont guida il lettore in un sorprendente viaggio nelle nostre tradizioni, rievocando riti e segni di un tempo lontano, alla ricerca dell’autentico significato della più sentita festa cristiana, tra spiritualità religiosa e folklore mitologico e pagano.