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Tutte le barzellette su Totti: raccolte da me

Tra i più amati calciatori del nostro campionato, Francesco Totti raccoglie in questo volume tutte le barzellette che circolano su di lui. Quelle che girano tra i bambini italiani, anche romanisti, nei quartieri, nelle città, nei paesi, ma anche attraverso internet e gli SMS. E anzi è proprio la “piazza elettronica” il luogo in cui circolano più spesso le barzellette.

Tutte le avventure di Arsenio Lupin

A cura di Gabriel-Aldo BertozziEdizioni integraliNel 1905 l’editore Pierre Lafitte, colpito dal successo del celebre detective inglese Sherlock Holmes, chiese all’amico scrittore Leblanc di creare un personaggio francese da contrapporgli. Così, con il racconto L’arresto di Arsène Lupin, subito dopo inserito con altri in volume, iniziò il ciclo. Nello stesso periodo si parlò molto in Francia delle avventure del celebre anarchico Alexandre Marius Jacob, che rubava ai ricchi e donava ai poveri, al quale pare si sia ispirato Leblanc. Che sorta di “ladro” è Arsène Lupin? “Ladro gentiluomo” è la definizione, coniata dall’autore stesso, dell’affascinante e irraggiungibile Lupin, amato dalle donne, ammirato dagli uomini, idolatrato dai giovani. Tale definizione, già presente nel titolo del primo volume del ciclo, Arsène Lupin, gentleman cambrioleur, divenne presto molto popolare e segnò la nascita di un mito cui il suo creatore dedicò la produzione raccolta in questo volume. L’affascinante Arsène è anche conosciuto come “il Robin Hood della Belle Époque”, e l’abbinamento è legittimo, tranne che per un particolare: Lupin non ha armi se non la propria intelligenza, perspicacia, intuizione. Perfino i rappresentanti della giustizia, che pure non vedono l’ora di catturarlo, sono fermamente convinti che un delitto non potrebbe mai essere opera sua. Si traveste continuamente e interpreta con maestria moltissimi personaggi, emulando in questo il suo grande ispiratore londinese; tra le sue più riuscite interpretazioni c’è quella del detective, con la quale conduce il lettore nel territorio della legalità per poi riserbargli, ovviamente, un finale a sorpresa. Con l’espandersi del mito, Lupin ha dato vita, senza soluzione di continuità, oltre che a un’ampia serie di saggi, alle più varie forme di rappresentazione: cinema, serie TV e radiofoniche, composizioni musicali, fumetti e perfino gadget.Maurice Leblancnacque in Normandia, a Rouen, l’11 novembre 1864, secondogenito di un italiano, naturalizzato francese col nome di Émile Leblanc. Trasferitosi a Parigi, frequentò l’intellighenzia del tempo: Maurice Maeterlinck, che si unirà sentimentalmente con la sorella Georgette, il conterraneo Alphonse Allais, l’autore del manifesto simbolista Jean Moréas, il parnassiano Leconte de Lisle e il diabolico Maurice Rollinat. Ma gli autori cui egli teneva di più furono Flaubert, di Rouen come lui, e Maupassant, che ritenne suo maestro e dal quale fu sostenuto. Nel 1905, spinto dall’amico editore Pierre Lafitte, pubblicò senza alcuna convinzione L’arresto di Arsène Lupin. Il successo immediato lo portò a continuare le avventure dello straordinario ladro gentiluomo, divenuto celeberrimo, con una incessante, felicissima produzione che durò fino al 1941, anno della sua morte. La sua casa nella splendida località di Étretat (Senna Marittima, sulla Manica), luogo privilegiato per le avventure del suo eroe, è oggi divenuta il museo Le Clos Arsène Lupin.
(source: Bol.com)

Tutta la vita: (Notturno di Liliana Montoya)

«Una storia essenziale che nel giro di poco più di un centinaio di pagine accomuna il Messico e il lettore in un viaggio dal mistero alla malinconia… Un romanzo di amore estremo, di crimine e di impunità che una volta letto non smette di crescere dentro il lettore. »El PaísL’amore di tutta una vita, il tormento del male, la ricerca della veritàIn una Città del Messico oscura e popolare, uno scrittore cerca nella propria memoria le tracce di un amore fatale, una tormentata passione giovanile mai dimenticata.Liliana è la donna di una vita, l’indimenticabile che ritorna. Ma la sua esistenza è segnata da un omicidio avvenuto negli anni Settanta che è diventato il perno delle sue ossessioni e del suo fragile equilibrio, un evento avvenuto in circostanze mai davvero chiarite e che di volta in volta rivive in versioni discordanti. Un delitto con più moventi e mandanti che esecutori: una vendetta passionale, un delitto d’onore, un regolamento di conti, un crimine della polizia.Serrano indaga nella memoria dei protagonisti di quella notte di sangue, alla ricerca di una verità che non vuole servire nessun ideale di giustizia ma può aiutarlo a capire meglio Liliana, le brusche svolte della loro relazione, il suo stesso violento amore per lei. Ciò che trova è una matassa di storie che si contraddicono, di verità ad uso e consumo di una supposta pacificazione, e il giusto grado di mistero che protegge tutti dalla giustizia ma non dai propri tormenti.Con il suo ultimo romanzo, Aguilar Camín ci conduce nei meandri di una passione ineluttabile, a scoprire la filigrana di tutte le storie che vale la pena vivere, e raccontare: l’amore per l’amore, per tutta la vita.

Tutta la luce del mondo: Il romanzo di San Francesco

In un Medioevo “pieno di stupore”, teatro di battaglie, custode di segreti, terra di avventure e di viaggi, di amori e paure estreme, dispensatore di attimi sottratti a un’eternità di cui pareva si cibasse ogni cosa, sorse un uomo, Giovanni di Bernardone, poi conosciuto come Francesco. L’uomo di Assisi, colui che vedeva la luce e la bellezza del suo Maestro Gesù in ogni volto di persona ma anche di animale, e non solo in essi ma pure nel sole, nella luna, nella terra su cui camminava insieme agli altri. San Francesco, il “poverello” per antonomasia, il folle di Dio. Aldo Nove in questo suo nuovo libro non si limita a ricostruire la storia di Francesco. Lo fa, con leggerezza e autenticità, dal punto di vista del nipote Piccardo, un ragazzino dapprima spaurito di fronte alle scelte radicali dello zio, ma poi gradualmente pervaso di una ammirazione giocata sullo stacco fra il riconoscimento della Verità e la coscienza di non poter essere come Francesco, di non poter seguire il suo cammino nello stesso modo. Sullo sfondo, le forti emozioni e gli sconvolgimenti di un’epoca che non fu affatto buia come talora si crede, ma viva come lo sono i linguaggi infantili, forse i soli a cogliere il momento indicibile in cui la vita di un testimone del Regno come Francesco si trasforma in esperienza condivisibile di santità.

Tutta colpa di Freud

La malattia più diffusa al mondo è senza dubbio l’amore. Lo sa bene Francesco Taramelli, psicoterapeuta di coppia abituato a trattare l’amore in tutte le salse, specializzato in casi disperati. E proprio con tre casi disperati comincia questa storia.
Sara, trentun anni, omosessuale da sempre, vive a New York e sta per sposare Jodie; ma quando questo grande amore scompare all’improvviso, per lei non c’è altro che il ritorno a casa e una potente inversione di rotta: diventare eterosessuale.
Marta, trent’anni, romantica libraia costantemente innamorata di uomini impossibili, si ritrova a correr dietro a un ladro di libri, sordo, muto e sfuggente. In compenso molto, ma molto affascinante.
Emma, diciotto anni, brillante e vivace studentessa in attesa degli esami di maturità, polemica e insoddisfatta, soprattutto sentimentalmente, ha appena lasciato Diego. Ora nella sua vita è entrato Alessandro, architetto che lavora all’Ikea, sensibile, disponibile, perfetto o quasi: ha cinquant’anni ed è sposato da sette. Ma il vero caso disperato, alla fine, è proprio il povero psicanalista, considerando che Sara, Marta ed Emma sono le sue tre adorate figlie. Sua moglie l’ha abbandonato diciassette anni prima, così, da bravo mammo, ha cresciuto da solo le tre ragazze che, anche se non è “deontologicamente corretto”, da sempre frequentano il lettino del suo studio per farsi aiutare a risolvere i loro problemi d’amore.
Con questa brillante commedia, Paolo Genovese ci racconta l’imprevedibile fantasia con cui l’amore entra nella nostra vita e soprattutto come non ne voglia più uscire.
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### Sinossi
La malattia più diffusa al mondo è senza dubbio l’amore. Lo sa bene Francesco Taramelli, psicoterapeuta di coppia abituato a trattare l’amore in tutte le salse, specializzato in casi disperati. E proprio con tre casi disperati comincia questa storia.
Sara, trentun anni, omosessuale da sempre, vive a New York e sta per sposare Jodie; ma quando questo grande amore scompare all’improvviso, per lei non c’è altro che il ritorno a casa e una potente inversione di rotta: diventare eterosessuale.
Marta, trent’anni, romantica libraia costantemente innamorata di uomini impossibili, si ritrova a correr dietro a un ladro di libri, sordo, muto e sfuggente. In compenso molto, ma molto affascinante.
Emma, diciotto anni, brillante e vivace studentessa in attesa degli esami di maturità, polemica e insoddisfatta, soprattutto sentimentalmente, ha appena lasciato Diego. Ora nella sua vita è entrato Alessandro, architetto che lavora all’Ikea, sensibile, disponibile, perfetto o quasi: ha cinquant’anni ed è sposato da sette. Ma il vero caso disperato, alla fine, è proprio il povero psicanalista, considerando che Sara, Marta ed Emma sono le sue tre adorate figlie. Sua moglie l’ha abbandonato diciassette anni prima, così, da bravo mammo, ha cresciuto da solo le tre ragazze che, anche se non è “deontologicamente corretto”, da sempre frequentano il lettino del suo studio per farsi aiutare a risolvere i loro problemi d’amore.
Con questa brillante commedia, Paolo Genovese ci racconta l’imprevedibile fantasia con cui l’amore entra nella nostra vita e soprattutto come non ne voglia più uscire.

Tutta colpa dell’acido

«Irvine Welsh è la cosa più bella che sia capitata alla nostra narrativa negli ultimi dieci anni.»The Sunday Times«C’è uno scrittore più distruttivo, nichilista, spietato e al contempo più innamorato della vita di Irvine Welsh? Difficile… quasi impossibile.»Corriere della Sera«Lo scrittore simbolo della narrativa inglese.»La RepubblicaA seguito di un’invasione aliena, la comunità internazionale affida le sorti della Terra a un gruppo di ultras scozzesi che ha iniziato gli aggressori alle delizie del tabagismo. E come al solito finisce tutto a tarallucci e acido. Albert Black, bigottissimo insegnante di religione ormai a riposo, va a Miami per riflettere sulla precarietà della vicenda umana, irrimediabilmente segnata dalla presenza del maligno. Ma qui incontra per strada due ex allievi molto speciali (Gas Terry e N-Sign, protagonisti di Colla) e nel volgere di una serata si trasforma nel formidabile dj Black. Sono solo alcuni degli spunti narrativi di Tutta colpa dell’acido, raccolta di racconti composti nell’arco di un decennio, a partire dai primi anni Novanta, animati da una scrittura fresca e ispirata, carica di quella forza esilarante che redime ogni peccato nell’universo amaro dell’autore di Trainspotting.«Per lettori che hanno lo stomaco forte, ma il cuore tenero.» The Telegraph«Un talento prodigioso per il dialogo e una scrittura affilata come un diamante.» Publishers Weekly«Un’energia stupefacente, un’emozione viscerale, una scrittura che colpisce allo stomaco e al cuore.»The Independent

La tuta spaziale

“Tutto incominciò quando vinsi una tuta spaziale”… I mostri vogliono conquistare lo spazio, ma le Tre Galassie vigilano operose e terribili. Anche la Terra sta per essere condannata! Riuscirà a salvarsi?

Il turno di notte lo fanno le stelle

Matthew ha un cuore nuovo. Un cuore di donna. Ed è con una donna, sua compagna di malattia e guarigione in ospedale, che andrà a riprendersi la vita in cima a una montagna, scalandola. Uno straordinario racconto-sceneggiatura, dove ogni battito del cuore ha un suono mai udito prima. Numero caratteri: 18.670 Ti piace questo ebook? Leggi le altre esclusive digitali di Feltrinelli Editore » http://bit.ly/ebookZoom

Il tuo cuore mi appartiene

Ryan Perry ha il mondo in tasca: è giovane, ricco, ha successo, una splendida casa, una bellissima fidanzata, Samantha, che intende presto sposare, e tutta la vita davanti. O così crede. Un brutto giorno, infatti, scopre di essere affetto da una malformazione cardiaca che gli lascia ben poco da vivere. Mentre si sottopone a esami e accertamenti senza fine, la sua esistenza scivola lungo una china sempre più oscura: strani incidenti e paurosi incubi lo spingono a dubitare non solo della propria lucidità mentale ma anche di tutti coloro che lo circondano. Il peggio però arriva quando, dopo un trapianto d’urgenza dall’esito eccellente, anziché rilassarsi, Ryan si trova a fare i conti con inquietanti presenze che si insinuano nella sua villa superblindata disseminando macabri doni: caramelle e un pendente, tutti a forma di cuore, sempre accompagnati da un gelido messaggio: “Il tuo cuore mi appartiene”, e un video cruento dell’organo pulsante. La spirale del terrore lo stringe sempre più, in particolare quando l’angoscia prende corpo in una sfuggente sconosciuta dagli occhi a mandorla, che lo perseguita con ferocia inesorabile. Combattuto tra la realtà e le allucinazioni causate dai farmaci che è costretto ad assumere, Ryan non smette di lottare per venire a capo di quell’assurdo enigma. Fino al faccia a faccia con il suo carnefice e con l’atroce verità… Un avvincente thriller dal ritmo serrato che si addentra nei meandri della psiche e indaga il mistero insondato della mente umana.

Il tunnel

Storia d’amore che si trasforma in ossessione e sfocia in omicidio, il primo romanzo di Sabato, apprezzato tra gli altri da Albert Camus, Thomas Mann e Graham Greene, è una meditazione sulla condizione patologica dell’artista o, più in generale, sulla patologia della conoscenza. La voce narrante è quella di un pittore, Juan Pablo Castel, un uomo solitario che si sente come imprigionato in un tunnel che lo isola dagli altri. Dopo il processo che l’ha condannato a scontare la sua colpa, descrive in pagine di grande e impietosa lucidità il proprio amore per Maria Iribarne, la moglie di un altro uomo. Lei costituisce per lui l’unica residua possibilità, sebbene parziale, di contatto con il mondo attraverso la sua arte. Almeno fino a quando lui non si accorge che anche questa forma di comunicazione è irrealizzabile e arriva, in un crescendo drammatico di delirio, a eliminare l’oggetto stesso della sua allucinata e contorta passione. “E esistita una persona che mi potrebbe capire. Ma fu, precisamente, la persona che ho ucciso.”

Il tulipano nero

Cura e traduzione di Riccardo ReimEdizione integraleLa Tulipe noire viene pubblicato da Alexandre Dumas nel 1850, sei anni dopo l’enorme successo dei Les Trois Mousquetaires (seguito dagli altri due romanzi della trilogia, Vingt ans après e Le Vicomte de Bragelonne) e del Comte de Monte-Cristo, quando lo scrittore è ormai divenuto un beniamino del grande pubblico francese. Ambientato negli anni della cosiddetta “bolla dei tulipani”, nella laboriosa Olanda repubblicana del Seicento che vide l’ascesa di quella prospera e raffinata borghesia tramandataci dai dipinti di Rembrandt e di Vermeer, il romanzo narra un vero e proprio caso di spionaggio industriale e al tempo stesso una delicata, insolita storia d’amore. Intorno al favoloso “tulipano nero”, il fiore perfetto e impossibile, ruota una folla di personaggi sia storici che fantastici, che l’autore riesce a rendere vivi e veri con la consueta abilità. Un Dumas insolito, quasi con cadenze di fiaba, che rinuncia, per una volta, ai grandi colpi di scena e ai superuomini del feuilleton.Alexandre DumasAlexandre Dumas (1802-1870) fu uno degli scrittori più popolari della sua epoca. Autore eccezionalmente fecondo, ha legato il suo nome a più di trecento opere di narrativa (oltre al celebre ciclo dei Tre moschettieri, ricordiamo Il Conte di Montecristo, La regina Margot, La Sanfelice, Il tulipano nero), di saggistica, di teatro e di viaggio, molte delle quali destinate a non tramontare, ancora oggi lette e amate in tutto il mondo da milioni di lettori. Di Dumas la Newton Compton ha pubblicato: I tre moschettieri e Vent’anni dopo, Garibaldi, Il Visconte di Bragelonne, Il Conte di Montecristo, Robin Hood, Il tulipano nero e La regina Margot.

La tua voce può cambiarti la vita

Far innamorare la persona che ci piace, ottenere un aumento di stipendio, farci ascoltare con interesse nell’assemblea di condominio o in una riunione di lavoro, ispirare fiducia a qualcuno appena conosciuto, far fare i compiti ai nostri figli senza arrabbiarci: missioni impossibili? Se lo sono è perché non sappiamo comunicare nel modo corretto. Spesso le parole giuste non bastano, occorre una voce convincente e intonata al contenuto che sta esprimendo, una voce che sappia trasmettere emozioni. La voce ha un potere straordinario perché parla direttamente all’inconscio. In un attimo può generare empatia e complicità, ma può anche rovinare tutto se usata male. Questo libro “riprogramma” la voce con FourVoiceColors, il metodo per migliorare l’espressività e il modo in cui ciascun individuo parla. L’autore, doppiatore e voice coach, insegna a usare la voce per creare fin dal primo istante di un incontro un’impressione positiva e dare avvio a una relazione positiva.
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Tu, sanguinosa infanzia

«Se diventare grandi può rivelarsi un’illusione o uno strazio, l’infanzia – perduta o ritrovata che sia – resta per sua natura qualcosa di intimamente sanguinoso: un’età ferita». Mario Barenghi «Nel suo fanatismo rimembrante Mari fa spesso scoccare scintille di poesia. Ma le pagine dedicate a Urania sono per noi il massimo: mai ci siamo sentiti tanto gratificati». Carlo Fruttero e Franco Lucentini «Otto scrittori è un racconto che si legge con una commozione che dura dall’inizio alla fine, e nella quale entrano malinconia, gioia e ammirazione. Chi come me fa il critico letterario prova una grande invidia per chi lo ha scritto, uno dei più bei racconti italiani degli ultimi dieci anni». Domenico Scarpa «La mitologia di Michele Mari è quella del grande romanticismo tenebroso. Ama la tenebra: attraversata da lampi e da sottili scie luminose. Attorno ad essa, la sua sapiente retorica forma una interminabile eco, facendo risuonare la sua voce attorno alle voci molteplici della letteratura». Pietro Citati E se da qualche parte nel tempo fosse custodito tutto ciò che abbiamo amato da bambini? Il passato raccontato da Michele Mari è quello mitico e irrecuperabile dell’infanzia, eroso negli anni da una diaspora di oggetti e sentimenti il cui ricordo continua a sanguinare. Ma in questi racconti non c’è mai il rimpianto di una perduta età dell’oro, perché la violenza immaginifica dell’autore opera un recupero altissimo di emozioni infantili legate a un universo in cui le sole figure amiche sono quelle dei propri personali mostri e di pochi, semplici ma «fatidici» giocattoli. «Ciò che hai amato anche un solo mattino, tenertelo stretto fino alla morte» diventa un imperativo totalizzante, e così un album di Cocco Bill può avere più valore dell’Iliade, mentre la gelosia per una compagna di classe continua a suscitare struggimenti e antagonismi senza fine. Ogni pagina spalanca abissi di malinconia dove fanno irruzione visioni fantastiche e terrificanti, in cui riecheggiano nitide le voci degli autori più amati – Stevenson, London, Poe, Melville. Così i giardinetti che accolgono gli svaghi pomeridiani dei bambini diventano lande inospitali, dove s’aggirano tremende creature mitologiche come le Antiche Madri; così un puzzle segna l’iniziazione a un’ascesi quasi monastica, così le copertine di Urania o le canzoni degli alpini diventano la palestra di ossessive elucubrazioni mentali, e tutto è tanto più feticisticamente inventariato quanto più la vita sembra cosa riservata ad altri. Una narrazione di trasalimenti e precoci nevrosi, condotta con commozione ma anche con feroce umorismo dalla voce inconfondibile di Michele Mari. Il ritorno di un libro uscito da Mondadori nel 1997, e già considerato da molti un piccolo, imprescindibile classico.

Tu vipera gentile: Delitto di stato. Soccorso a Dorotea. Tu vipera gentile

Sotto il titolo Tu vipera gentile, primo verso di un'antica canzone viscontea, Maria Bellonci presenta tre grandi racconti: Delitto di Stato, che ha per sfondo la sommossa e controriformistica Mantova del Seicento tra ombre e luci caravaggesche; Soccorso a Dorotea, storia limpida e crudele di un'adolescenza travolta in un ferreo contrasto di ambizioni politiche e di inutili difese tra Sforza e Gonzaga; Tu vipera gentile, racconto visconteo che si muove sullo sfondo di una Milano tra Medioevo e primo Rinascimento, ricca di traffici, di tumulti, di partiti, di fazioni. La chiave dei tre racconti e l'elemento che li unisce, nella diversità dei tempi e dei personaggi, è l'idea del "delitto di stato" e cioè del potere che, mentre fa le sue prove di aggregazioni e di invenzioni nel governo degli uomini, devia dalla sua stessa moralità e usa la sua forza per disgregare la vita umana nella naturalezza dei sentimenti. Ancora una volta in questa opera l'autrice restituisce al presente per forza di stile i suoi protagonisti, rivelandoli nelle flessioni più intime della loro vita che diventa attuale ipotesi di vita.

Tu non mi conosci

Una giovane moglie in crisi che trova una straripante, inaspettata felicità in una relazione clandestina; una ragazza che decide di rivelare un pericoloso segreto di famiglia, sconvolgendo per sempre la propria vita; una giovane, rapita da un efferato serial killer, che riesce a sopravvivere facendo ricorso a un disperato coraggio; un ragazzo tredicenne e il suo struggente rapporto con una madre difficile… Sono alcuni dei protagonisti di queste diciannove storie raccolte da una grande scrittrice, che, come nessun altro, sa far emergere dall’intreccio dei conflitti famigliari l’anima più cupa e profonda dell’America, e soprattutto sa regalarci ritratti di uomini, donne, bambini di straordinaria autenticità. Molti racconti ma un unico grande affresco, capace di suscitare forti emozioni.

Truciolo

«Márai sorride!» potremmo annunciare oggi (come la MGM, quando distribuì “Ninotchka”, annunciava al mondo che la Garbo rideva). Che Sándor Márai, la cui voce ci aveva soggiogati in romanzi intensi e drammatici come “Le braci” o “Divorzio a Buda”, si riveli in questo libro anche umorista sottile e arguto moralista, sarà per tutti una piacevole sorpresa. D’altronde, ci confessa lo stesso Márai nella sua premessa in forma di burlesca autodifesa, «non si può pretendere da uno scrittore che se ne vada in giro perennemente in abito togato, che assuma sempre pose tragiche»: arriva un momento in cui questi «non ha più alcuna voglia di restare fedele al genere umano», e – sfidando lo sdegno dei «profeti dal volto arcigno» che lo esortano a dedicarsi ai gravi problemi che affliggono l’umanità – decide di scrivere la storia di un cane. Il cane che il «signore» regala alla «signora» la vigilia di Natale, ancora sudicio di fango e paglia, ha un pedigree quanto mai incerto e un gran brutto carattere: non è quel che si dice una bestiola mansueta, e dimostra sin dalla più tenera età una radicale insofferenza per qualsiasi disciplina. E sarà proprio a causa del suo caratteraccio se i rapporti fra lui e il signore, inizialmente improntati a una virile, calda complicità, giungeranno a un epilogo inatteso – e tutt’altro che edificante. Sfuggendo a ogni forma di sentimentalismo, e perfettamente conscio dell’ipocrisia che c’è molto spesso nel cosiddetto «amore per gli animali», Márai ci regala un piccolo capolavoro, pieno di vivacità e ironia, e un personaggio, il cane Truciolo, vero e forte, uno di quelli che non si dimenticano facilmente. Scritto nel 1932 e riedito nel 1940, “Truciolo” è uno dei libri in cui più apertamente si manifesta la vena autobiografica di Sándor Márai (1900-1989).